
Rieccoci qua. Riesumato dalla pestilenza, che per la seconda volta mi ha colpito quest'anno e che, per prima cosa, mi toglie qualsiasi idea meritoria di essere portata a conoscenza del blog. Questo fatto per alcuni è indubbiamente positivo. Durante questa'assenza forzata ho costretto il maestro Perboni e la Platy, peraltro costantemente assonnata, ad una discussione sul ruolo attuale dei critici. Abbiamo discusso anche di Don Matteo ma la polemica tra noi ha raggiunto vette di violenza tale da essere praticamente impubblicabile.
Torniamo ai critici. Settimane fa lo scrittore Baricco è stato al centro di una querelle con due dei più famosi critici letterari italiani, Citati e Ferroni. Alla fine quasi tutti a dare addosso a Baricco, portando come principale motivazione il fatto che questi è un pessimo scrittore, cosa abbastanza plausibile. Quello che però mi interessa di questa diatriba è che ha ridato visibilità ad una ipotesi che da diverso tempo non faceva più capolino nei media italiani e cioè che in giro ci siano anche pessimi critici. Qualche anno fa la critica e docente Carla Benedetti aveva tirato un sasso nello stagno con la pubblicazione di un libro "Il tradimento dei critici" che, a parte valutazioni di carattere prettamente letterario che non sono in grado di commentare, trattava un argomento significativo e cioè il coinvolgimento sempre più attivo dei critici nella distribuzione delle opere. I critici muovono il mercato, e fin qui nulla di male, ma lo fanno pagati dalle aziende stesse che da quel mercato traggono i profitti. Una recensione sul Corriere avrà automaticamente al suo interno il germe della parzialità se tratta di un libro della Rizzoli o il sospetto di voler danneggiare un concorrente se viene recensito un libro di un altra casa editrice. Per non parlare poi delle prese di posizione ideologiche e personali pro o contro qualcuno o qualche argomento, atteggiamenti degni di una secolare faida famigliare in stile redneck. Vincenzo Mollica ne è un esempio patologico. Nel caso di film e allestimenti teatrali succede che il critico interviene addirittura sull'elargizione dei finanziamenti pubblici, vedi il caso di Pino Farinotti nella commissione cinema del Ministero dei Beni Culturali. E in casi come questi al solito amici e parenti vengono prima di tutto.
Probabilmente questo stato di cose è inevitabile in una società in cui produzione artistica sta diventando sempre di più produzione e basta con la complicità di un pubblico che diventa sempre più mercato. E dove c'è mercato c'è pubblicità. Finchè decidiamo se val la pena guardare un film facendo la conta dei premi che ha ricevuto e non ci accorgiamo che queqli stessi premi vengono assegnati da compagni di merende, partito e colleghi di redazione, non ci alzeremo mai dal putridume mafioso in cui ci stiamo infognando. I premi letterari sono un chiaro esempio di questa presa per il culo: i giurati sono scrittori e giornalisti che non hanno letto i libri in concorso, sono amici degli scrittori in concorso, sono pubblicati dalle stesse case editrici, vengono pagati per fare il giurato ed avallare il risultato che è già stato deciso dagli organizzatori che, guarda un po', sono ammanicati con le case editrici.
Il giudizio dei critici, soprattutto in Italia, è ormai diventato un lasciapassare. Il gusto personale diventa quasi qualcosa da nascondere o giustificare. Questa situazione è paradossale ed inquietante allo stesso tempo ma è sintomatica del potere che certa gente ha acquisito a colpi di leccate e favori. Ci vorrebbe un po' più di etica
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
Inviato da: b.raf
il 23/01/2008 alle 11:30
Inviato da: bimbayoko
il 23/12/2007 alle 01:27
Inviato da: meddixtuticus
il 31/01/2007 alle 14:50
Inviato da: buknowski
il 05/01/2007 alle 10:57