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In memoria di un caro estinto...

Post n°51 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da magnum.3

Domenica scorsa, in Sardegna si è tenuto un Referendum su argomenti che qui da noi vengono ritenuti molto importanti e che vedevano contrapposte la maggioranza di Centro Sinistra e l’opposizione di parte opposta.

Non mi importa, in questo momento, discettare su chi avesse ragione e chi torto. Anche perché, tanto per non sbagliare, anche questo Referendum, l’ennesimo, è andato deserto. Sarebbe stato necessario che votasse il 50% più uno degli elettori aventi diritto, ma le urne hanno ricevuto il voto del 20 e spiccioli per cento. Del tutto per inciso, su circa 300.000 voti, le tesi della minoranza hanno ricevuto il consenso di 260.000 elettori. Ma questo risultato, che sostenesse o meno delle tesi fondate, è risultato del tutto inutile.

La mattina del lunedì successivo, tutta la maggioranza, come riportava “L’Unione Sarda” ha esultato. Ancora di più ha esultato il Presidente della Regione, quel Signor Renato Soru (nulla di ironico, in quel “Signor”: solo un tentativo di adeguamento alle consuetudini di tutto il resto del mondo, certamente meno sbragate di quelle italiane) che pur di ottenere una nuova candidatura alle prossime elezioni regionali, ha impiegato una fetta delle sue abbondanti sostanze tratte da “Tiscali” di cui risulta essere tuttora “magna pars”, per togliere dal fuoco del Signor Walter Veltroni una castagna così calda che di più non si può. Una castagna chiamata “L’Unità”, operazione che ha lasciato sul campo alcuni morti e feriti gravemente, come ad esempio il Signor Antonio Padellaro, ottimo giornalista con la schiena forse un po’ troppo rigida. Poco incline, per ciò stesso, ad inchinarsi agli ordini di scuderia. Ora, dunque, il Signor Soru esulta. Incurante del risultato per lui catastrofico, pur nella sua parzialità, riesce a trovare sufficiente bronzo con cui coprirsi la faccia, da affermare che “la stragrande maggioranza dei Sardi è tutta con me”.

Torniamo al principio di questa tristissima storia.

Come è ormai di regola, in questo scalcagnatissimo Paese, quello che dovrebbe essere il momento di massima esaltazione di una Democrazia autentica e compiuta viene costantemente vanificato da una serie di espedienti che consentono alla parte che si sente pregiudizialmente perdente, di impedirne la corretta attuazione. Nella fattispecie, la Regione Autonoma, si fa per dire, della Sardegna, ha l’obbligo, in caso di Referendum, di pubblicizzare al massimo l’evento, per indurre tutti gli elettori che possono fisicamente, di recarsi a votare. Ma in questo caso, la Regione era parte in causa. E sapeva perfettamente che i quesiti referendari avrebbero sancito una sua gravissima messa in mora. Ed allora (chi controlla i controllori?) semplicemente e protervamente (della serie: “Tanto, che mi fai?”) non ha pronunciato mezza parola per ossequiare al suo obbligo.

Quando ho visto cosa era successo - un fallimento peraltro largamente annunciato – mi sono tornate alla mente le parole pronunciate dal Signor Veltroni solo pochi giorni orsono: l’Italia è in uno stato di Democrazia sospesa, ha detto sostanzialmente il nostro. Ma il Signor Soru non è assolutamente Berlusconiano. Se lo fosse, avrebbe comprato, magari, “Il Tempo”, ma certo non “L’Unità”. Il Signor Soru è certamente di area Veltroniana: chiacchiera benissimo e razzola proporzionalmente male.

D’altra parte, come ci si può meravigliare di segni di degrado tanto marcati, se è vero, come è vero che anche Parti e Persone di ben altra dimensione, rispetto a quella del Signor Soru, si comportano costantemente secondo i suoi stessi, medesimi parametri? Non voglio nemmeno accennare ai politici, di ogni colore e Parte: tanto, salvo Tremonti e pochissimi altri, mi sembra che ormai, per tutti loro, la morale rappresenti non più che un’ enunciazione di principio. Non posso però fare a meno di ricordare come, nemmeno molto tempo fa, un altro Signore, uno vestito della Porpora cardinalizia, si comportò esattamente nello stesso modo, lui che sostiene senza un attimo di pausa, che la Chiesa non vuole assolutamente interferire con gli affari interni Italiani: in occasione del Referendum sulla fecondazione assistita, quel Signore portò avanti una strenua battaglia, alla luce del sole, per indurre quegli strani cittadini italioti solo mezzi tricolori, l’altra metà dipinta di bianco e di giallo, a disertare le urne. Il Cardinal Ruini e tutto ciò che è compreso all’interno delle Mura Leonine, riuscì nel suo intento. Lui, portatore della bandiera dell’Etica più assoluta, non riuscì a vergognarsi del vulnus profondo e profondamente amorale che aveva procurato alla Democrazia del nostro Paese. Anzi, se ne mostrò soddisfatto come un riccio che avesse appena adempiuto ai suoi doveri coniugali.

Gente, se c’è un momento nel quale il Popolo può attingere al massimo livello della Democrazia partecipativa, quello è il momento referendario. In quell’attimo fuggente ma determinante, cessa la delega alla propria rappresentanza concessa fiduciariamente a coloro che siedono in Parlamento, sostituita dall’espressione diretta ed indubitabile della opinione dell’autentica maggioranza della Nazione. Quando un referendum va deserto - cioè ormai sempre, per ciò che riguarda l’Italia – nessuno, ma proprio nessuno ha diritto di lamentarsi per le cose che vanno a rotoli, se non producendo preventivamente la propria scheda elettorale con il visto del Seggio di sua appartenenza. Vi do una notizia: chi vi dice che l’astensione è un modo per esprimere la propria volontà, vi sta fregando vergognosamente. Una canzone, nemmeno troppo recente, scritta da un tale che si chiamava Giorgio Gaber, recitava: “Libertà è partecipazione”. Non “astensione”, che è come ficcarsi dentro un buco nero, rassegnati a non essere più uomini liberi.

Ed intanto, Referendum fallito dopo Referendum fallito, la Democrazia Italiana continua a precipitare lungo una china lungo la quale i decreti legge del Signor Berlusconi e le proteste virtuose del PD (ma “D” che cosa?) fanno da Cireneo sulla strada dolorosissima che porta alla crocifissione.

 

P.S.: Non sarebbe nemmeno troppo difficile, la rivalutazione dell’idea stessa del Referendum: basterebbe stabilire che esso è valido QUALE CHE SIA IL NUMERO DEI PARTECIPANTI. Vedreste, allora, i vari Capipopolo, a qualsiasi genìa appartenenti, affannarsi per andare a raccattare anche l’ultima vecchietta centocinquantenne, ormai ad un passo dall’ “articulo mortis”….

 

 
 
 
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