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Pornoalimentare.

Post n°158 pubblicato il 10 Ottobre 2006 da mia3v

 

Devo fare la spesa.
In frigo manca l’insalata, il tonno, quegli strani intrugli orientali che solo a pronunciare il nome mi accuserebbero di fondamentalismo, e soprattutto manca la birra.
Allora affronto il supermercato, quello vicino a casa con le cassiere in menopausa che mi violentano ancora le guance quando mi incontrano per strada, quelle che secondo te vanno in giro con il grembiule sponsorizzato pam anche alle serate di gala. Quelle che sono lì da quando hai l’uso della memoria e che non puoi far altro che considerare il prodotto ultimo della campagna “più a meno”.

Ore 12:54

Entro, schivando ragazza con passeggino e due borse della spesa, signora con cane e una borsa della spesa, signore con bastone e mezza borsa della spesa, donna con cane, passeggino, bastone e otto borse della spesa.

Sono salva. E come inizio non è da sottovalutare.
Dirittura carrello. Ma, lapalissiana, mi mancano i due euro.
Dopo la ricerca, nemmeno fosse il santo graal, agguanto il tesoro e m’immetto in corsia di sorpasso.
Non ci si crede ma basta un’indecisione tra indivia e lattuga e l’ingorgo è assicurato.
Dovrebbero dotare i carrelli di clacson a ultrasuoni. Schiacci un bottone e l’indeciso salta in aria.
Io, invece, sono rapidissima.
Insalata già pronta, kiwi già confezionati, il pane meglio evitare,  yoghurt dietetico e cous cous alla marocchina.
Tre pacchi di caffè, biscotti al caffè e caramelle al caffè.
L’unico istante d’indecisione nel reparto bibite. Meglio la Carlsberg in lattina o la New Castel in bottiglia?
Mentre pensieri massimali mi s’intrecciano nella corteccia cerebrale, ecco la Distrazione.
E Mina mi strilla nelle orecchie.

 

Ma chi è quello lì
Con le cosce come copertoni
Quello lì, quello lì
Vicino al banco dei peperoni


 

Dev’essere un nuovo acquisto.
Ha una certa classe nel dividere il thè deteinato da quello normale.
Due gran begl’occhi, davvero.
Però, anche visto dietro…
La spesa al supermercato diventerà il mio sport alternativo.
Finirò in miseria tra casse di thé, formaggi sintetici e pane preconfezionato. Già lo so.

 

Io lo devo conoscere assolutamente
O mi scoppia la mente
Poi non vivo più
Se mi invento qualcosa
Un idea brillante
Ce ne ho sempre tante
Che mi tirano su.

 

 

L’estasi viene bruscamente interrotta.
Una signora riposseduta dal demone dell’occasione mi investe con il suo carrello fuori serie.
Si regge a stento sulle gambe ma tra le corsie risulta invasiva quanto in tir in corsia di sorpasso.
Mi distrugge un piede pensando, probabilmente, al rincoglionimento dei giovani d’oggi, e si allontana inveendo in lingua senile.
Ritorno al commesso.
Il “più a meno” varrà anche per lui?
Uau! Un discount dell’approccio sessuale!
Immagino già l'amplesso tra i pelati, la farina e le olive ascolane.

 

Scusi…
Scusi lei…sì, lei
Mi consiglia i pomodori migliori?!
Sono stanca di andare in giro,
Quelli lì ?!
Quelli lì con l’etichetta a fiori?!
Ah.. un consiglio prezioso
Sa… vivo da sola
E sono molto golosa…

 

No, forse non è proprio una frase alla mia portata.
E i pomodori, tra l’altro, li ho già nel carrello.
Proverò con un avvicinamento più morbido.

-“Scusa, mi sapresti dire dove sono le uova? Non riesco proprio a trovarle”

E mi guardo in giro, tra gli scaffali, con aria spaesata.
Poi penso: merda, sono nel reparto detersivi.
Poi penso: merda, non crederà che le uova siano una sorta d’invito alla pornogastronomia?
Non penserà che gli stia chiedendo di fecondarmi?

- “Terza corsia, in fondo sulla sinistra”. E torna allo sballaggio dell’acqua minerale.

 

…e intanto lui se ne va
No!… e io continuo a parlare
E non mi ascolta più
E in tanto lui se ne va…
E intanto lui se ne va…no
E intanto lui se ne va…noo
E intanto lui se ne va…no noo

 

 

Vado a  Penso che forse avrei dovuto truccarmi un po’, che le mie scarpe con il tacco a spillo sarebbero state perfette, la fibbia in perfetto pendant con il carrello, che il vestito con le paillettes avrebbe reso di più dei jeans con la felpa di mio fratello.
Torno all’attacco. Con il neo acquisto a doppio senso, le uova maxi.
prendere le uova, per coerenza.

 

Ma chi è quello lì
Con le cosce come due tinozze
Quello lì, quello lì
Che sta passando vicino alle cozze

Io lo devo conoscere assolutamente
Vado lì…
Glielo dico e non ci penso più
Non sarà elegante
Anche se si offende
Non mi importa niente
Non resisto più 

Senti tu…
Mi fai un buco nel cuore…
Una roba… banale…
Ma mi piaci…così
Non andar via…
Resta qui…
Resta ancora…

 

Gli passo di fianco quattro volte. Reparto ortofrutta andata e ritorno.
Sorrido furtivamente e mi fingo impegnata in una dissertazione esisenziale sull’importanza della frutta di stagione in una dieta bilanciata.

-“Ciao, scusa, sono ancora io. Mi chiedevo: esiste una differenza sostanziale tra le arance e i mandaranci? Non l’ho mai capito”.

Penso: merda, a questo punto avrei potuto chiedergli se è vero che il kiwi ha benefici effetti sull’attività intestinale.

Se n’è andato
Non capisco perché
Non lo doveva fare
Ci ripenso, mentre scelgo il caffè
Ma poteva restare
Mah…la voglia mi passa
Mi avvicino alla cassa
Non ho niente più da fare qui
Sono molto delusa troppo
E mi sono anche rotta

 

Sarà omosessuale, per forza.

Sono le 13: 40.
Quasi un’ora per comprare quello che richiederebbe massimo dieci minuti del mio prezioso tempo. Cassa inclusa.
Quasi un’ora. E nel carrello ci ho messo pure l’immagine della paranoica alimentare poco avvezza ai supermercati.
Mi metto in coda, di fianco a me la recalcitrante dal carrello-turbo a pieno carico.
Tutti quelli davanti a me non trovano la moneta per avere il resto giusto, non trovano il portafogli, si fanno distrarre dal cellulare con suoneria dolby surround, si fanno innervosire dal pargolo in crisi isterica.

Esco, e respiro finalmente lo smog a pieni polmoni.
Sono le 14.
Arrivo a casa, carica di borse della spesa, posta vecchia di giorni, due vanity fair, corriere della sera e gazzetta.
Penso che la spesa non diventerà il mio sport alternativo, che non voglio un uomo che non sappia la differenza tra arance e mandaranci, che non sappia risolvere i miei dubbi esistenziali.
Penso che d’ora in avanti la frutta la comprerò solo dal mio fruttivendolo sessantenne.

 

E per pranzo uova all’occhio di bue.

 
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