Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

 

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Granpa(2) - A young adult

Post n°721 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da middlemarch_g
 

Una volta  diventato maggiorenne, uscì dal collegio e decise che voleva diventare un pilota di aerei. Il fascismo era all'apice del suo potere di seduzione - avete presente la fase futurista in cui si presentava come un movimento visionario che avrebbe incendiato il mondo, prima di convertirsi, come qualsiasi altro gruppo politico nella storia di questo paese, nella solita conventicola di valvassori feudali arroccati nella difesa dei privilegi di casta? Ecco, quella - e lui non ha mai negato di averne subito il fascino. Una volta mi disse: per uno come me, che aveva moltissima voglia di arrivare, ma nessuna speranza di farsi strada nella vita perché povero in canna e senza quarti di nobiltà, il fascismo offriva una grande occasione per dimostrare il proprio valore. Che ad avere una vaga idea della stagnazione sociale dell'Italia negli anni '30, è difficile dargli torto.

Insomma si iscrisse al partito, si arruolò in Aeronautica, e da allievo ufficiale cominciò a studiare ingegneria. Fare il pilota gli piaceva da matti, per cui lo spedirono subito in Africa dove si divertì come un pazzo a pilotare certe trappole a manovella che non so bene nemmeno come riuscissero a stare su. Mi diceva: volavamo sempre in tre. Io, Ciano e Bruno Mussolini. Che magari era una cazzata. Magari no. In ogni caso so per certo che si sentiva fatto per il cielo. Me lo ricordo ancora come gli brillavano gli occhi a parlarne. L'unico inconveniente era che ogni volta che veniva giù, sbrindellava un carrello di atterraggio. Al terzo incidente il sergente furiere, incazzato come una biscia, lo mandò d'ufficio a fare una visita oculistica - viene abbastanza da ridere a pensare che fino a quel momento nessuno avesse ritenuto opportuno  fargliene una, ma erano altri tempi, e si vede che l'aviazione italiana disponeva di carrelli d'atterraggio in abbondanza - e insomma uscì fuori che era ipermetrope, per cui: via. Escluso dal servizio attivo, e riassegnato a incarichi d'ufficio. Credo sia stata una delle peggiori delusioni della sua vita. Studiare ingegneria non aveva più senso a quel punto, per cui passò a giurisprudenza, e si laureò in due anni prendendo quasi solo diciotto per ripicca. Siccome all'epoca era anche uno sbruffone, e i libretti universitari non avevano ancora la foto tessera che permettesse una sicura identificazione del candidato, si fece anche svariati esami al posto di suo fratello Guido, che era un fifone, per dimostrargli che non c'era niente di cui avere paura. Zio Guido me lo ricordo vagamente da anziano. Veniva a giocare a scacchi con nonno. In effetti dava l'idea di uno capace di farsi venire un ictus anche con un evento a bassa stimolazione corticale, però vai a sapere se perché aveva effettivamente un carattere pavido, o perché quando l'ho conosciuto io era ormai un vecchietto tremebondo. Insomma nonno andava a fare gli esami al posto suo. Certe volte studiava un po'. Certe altre nemmeno quello. Trenta non lo prendeva mai, ma insomma in qualche modo li passava, ed era contento così. 

Arrotolato nel sacrario della mia scrivania, conservo ancora il suo diploma di laurea in carta pergamena rilasciato all'Università di Napoli l'11 dicembre 1935, XIV dell'EF. Dice così: In nome di sua Maestà Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e volontà della nazione Re d'Italia, noi prof. Giunio Salvi, rettore magnifico della Regia Università di Napoli, veduti gli attestati degli studi del signor Gaetano R., veduto il risultato dell'esame generale da lui superato in questa R. Università il 10 novembre 1934 con voti ottantacinque/centodieci, gli conferiamo la laurea di dottore in Giurisprudenza. Non so bene perchè, ma la microstoria, quando la tieni in mano come capita a me ogni volta che srotolo la sua pergamena di laurea, mi commuove un po'. Le sbrodolature dei manuali sui grandi eventi le trovo sempre infettate da una retorica pipparola che mi annoia. Ma la piccola, piccolissima storia, quella delle persone che hanno amato, giocato e perduto cento o mille anni fa, mi commuove in modo molto attuale. Così come mi commuove ricordare che mi sono laureata nella stessa sessione invernale - novembre 1993 - cinquantanove anni quasi esatti dopo di lui. Ma ormai era troppo tardi perché potesse vedermi.

 

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Commenti al Post:
Utente non iscritto alla Community di Libero
ganfione il 13/10/11 alle 12:03 via WEB
questa tua passeggiata tra le tue radici mi commuove. tanto da farmi passare la voglia di farti notare i refusi.
 
 
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 12:36 via WEB
Male, malissimo! Come faccio senza di te? Alcuni li ho corretti io perché li ho visti. Ma garantito al limone che qualcosa è scappato. Grazie.
 
   
Utente non iscritto alla Community di Libero
ganfione il 13/10/11 alle 14:41 via WEB
"le sbrodolatura", quasi alla fine. e il 1935 era il XIV dell'e.f. anche a quell'epoca ti facevano aspettare i diplomi un anno? almeno una volta li vergavano a mano, oggi li stampiamo, ma i tempi son rimasti gli stessi.
 
     
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 15:40 via WEB
Non avevo fatto il conto, ma nello specifico - fattelo dire da un'archivista-bibliotecaria - prevale la lectio manoscritta. Se hanno sbagliato loro e tu citi, devi riportare quello che c'è. Però hai fatto bene a dirlo. Anche perché è fenomenale che non lo sapessero. Però per scrupolo ricontrollerò stasera. Perché non è affatto improbabile che mi sia sbagliato io. Per sbrodolature invece, grazie.
 
     
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 15:43 via WEB
sbagliato/a. Come volevasi dimostrare, appunto. Poi domani ti dico che ho scoperto.
 
     
lupopezzato
lupopezzato il 13/10/11 alle 17:08 via WEB
C'è ancora un altro refuso e pò basta.
 
     
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 17:43 via WEB
E ti spiacerebbe dirmi dove, please...?
 
     
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 17:43 via WEB
così correggo anche quello e non se ne parla più. Mersi.
 
     
lupopezzato
lupopezzato il 13/10/11 alle 17:49 via WEB
"le foto tessera che permettesse".
 
     
lupopezzato
lupopezzato il 13/10/11 alle 17:50 via WEB
rian và pliu.
 
lupopezzato
lupopezzato il 13/10/11 alle 17:06 via WEB
Mi viene da chiederti se a te fanno lo stesso effetto che fanno a me, certi quadri, certe foto o certe narrazioni. Gaetano R., ad esempio, nel guardarsi allo specchio o nel tirare le somme di se stesso, immagino si sentisse una persona comune. Come tante altre. Come in effetti è ognuno di noi. Fermo restando che ognuno è uno. Però penso che Gaetano R., se potesse rileggersi in questo post, eheh, gli si gonfierebbe un poco il petto e gli brillerebbero gli occhi. Ecco, tornando alla domanda, io penso che la pittura, la fotografia o la narrazione, in certi casi, come in questo, sono capaci di fare di un’immagine un bassorilievo. Di toccarti l’anima, e vengo alla domanda: dopo aver letto una cosa così, si può dire che una persona diventa speciale solo per quello che è stata capace di lasciarti dentro? È quello il motivo per il quale, un diploma di laurea, non lo chiudi in una cassa ma lo tieni in modo da poterlo srotolare ogni tanto, guardarlo e, se alzi gli occhi, eheh, ti brillano sai? Allora, prima di bagnarlo, che poi succede che l’inchiostro si dilata, lo riarrotoli e pensi “sai che c’è Gaetano R.?, ti presento agli amici”. Posi il diploma e cominci a dipingere.
 
 
middlemarch_g
middlemarch_g il 13/10/11 alle 17:44 via WEB
Ecco, l'idea era proprio questa qui. Ti presento agli amici. Precisa.
 
middlemarch_g
middlemarch_g il 14/10/11 alle 17:23 via WEB
Ancora grazie a tutti per i refusi. Compreso il XV dell'EF che, ho controllato, avevo cannato miseramente io. Sulla pergamena la data è giusta. Adesso è corretta anche qui.
 
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