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il corvo nero e la giovane pozza d'acqua sorgiva.

Post n°317 pubblicato il 02 Maggio 2014 da ginoross

« Artisti salentini, Silvia Recchia: I deserti dell’animaLa Madonna della Coltura a Parabita » Il corvo nero e la giovane pozza d’acqua sorgiva 7 marzo 2011 di Pierluigi Camboa disegno a penna corvo Ai lati di uno scosceso sentiero di campagna, ai margini del magico bosco delle Costantine, che lo separava dal greto del piccolo Hydruntum, in un catino scavato nei secoli dal vento nel poroso tufo del Salento, si era ritagliato uno sfogo in superficie una giovane limpida pozza d’acqua sorgiva, resa maestosa da un improvviso temporale, in un torrido pomeriggio di mezza estate. Anche l’acqua era un essere animato, in quella magica terra, e si rattristò vedendosi confinata sola sola in quell’imbuto scavato nella roccia, mentre tutto intorno era un festoso andirivieni di suoni, di colori e di vita: il vivacissimo scoiattolo a far capolino dall’incavo del tronco ed a sgattaiolare via, per raccogliere e far lentamente rotolare verso la tana un’enorme ghianda saporita, da mettere in cascina per il freddo inverno; il pettirosso a cantare una dolce melodia dall’alto di un maestoso olmo e la volpe, sempre furba e sospettosa, a guardarsi circospetta intorno, prima d’infilarsi come un missile nel folto del bosco. Passarono i giorni, tutti uguali, e la pozza d’acqua, impoverita dai cocenti raggi del sole, scrutava immobile e inerme tutto quel gran brulicare di esseri animati in movimento, e si intristì a tal punto da convincersi che la sua pur giovane vita fosse già ormai del tutto inutile; e un mattino si rivolse, perciò, pietosa, al sole nascente, chiedendogli di potersi estinguere al calore dei suoi raggi. Ma la lieve brezza marina trasportò il suo doloroso lamento lontano lontano, fin nella steppa ben oltre il bosco e gli uliveti, al punto che quel doloroso messaggio giunse all’orecchio di un grosso corvo nero, stancamente appollaiato da mesi e mesi sul menhir di San Giovanni Malcantone, dopo un lungo viaggio iniziato dalle colline marchigiane; e fu così che il vecchio corvo, dopo tanto tempo, riprese a volare e raggiunse la pozza, dove si chinò a dissetarsi. Dopo una lunga serie di avidi sorsi di quell’acqua limpida e fresca, il corvo si sentì rinvigorito a tal punto da confessare alla pozza che se, dopo quel suo lungo volo, non avesse avuto la fortuna di incontrarla, per lui sarebbe stata la fine. Si stava da tempo lasciando morire d’inedia e sarebbe morto, invece, di sete: “O mia piccola pozza d’acqua, sappi che hai ridato la vita a questo povero vecchio e stanco corvo, che aveva smesso ormai di pensare di poter ritrovare un’emozione”. Se ti senti ormai inutile come quel vecchio corvo, sappi che nella Valle dell’Idro, meglio conosciuta come “Le Padule”, al confine tra l’agro di Uggiano La Chiesa e quello di Otranto, c’è una piccola ribollente pozza d’acqua sorgiva che ti aspetta per donarti un’emozione e ricordarti quanto prezioso sia il dono della vita

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Un blog di: ginoross
Data di creazione: 04/12/2009
 

IL PRINCIPE

 

“Sapete cos’è un cappello alpino?”.
È il mio sudore che l’ha bagnato
e le lacrime che gli occhi piangevano e tu dicevi:
“Nebbia schifa”.
Polvere di strade, sole di estati,
di pioggia e fango di terre balorde, gli hanno dato il colore.
Neve e vento e freddo di notti infinite,
pesi di zaini e sacchi, colpi d’armi e impronte di sassi,
gli hanno dato la forma.
Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti,
sepolti nella terra scura,
lo hanno baciato i moribondi come baciavano la mamma.
L’han tenuto come una bandiera.
Lo hanno portato sempre.
Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.
Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.
Amore per il cuore e canzone di dolore.
Per un Alpino il suo CAPPELLO è TUTTO.


poesia che Anto Criseri mi ha gentilmente donato...grazie

 

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