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FIGLI DELL'ACQUA, FIGLI DELLE NUBI

Post n°215 pubblicato il 12 Ottobre 2008 da cinemagora
 

Hijos del agua, hijos de las nubes di Francesco Romagnoli

XXIII Festival del Cinema Latino Americano
Trieste, 11-19 ottobre, Teatro Miela

        Mostra fotografica

“Hijos del agua, hijos de las nubes”

di Francesco Romagnoli

Visitabile fino a domenica 19 ottobre nelle sale del Teatro Miela

Presso il Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, al Teatro Miela (in Piazza Duca degli Abruzzi, 3), sabato 11 ottobre alle ore 19.00 inaugurazione della mostra fotografica “Hijos del agua, hijos de las nubes”, di Francesco Romagnoli, composta da una cinquantina di sensibili ritratti di bambini peruviani della selva e della Sierra.
La mostra sarà visitabile nell’antesala del Teatro Miela per tutta la durata del Festival, fino a domenica 19 ottobre.

 

INFORMAZIONI SULL’AUTORE E SULLA MOSTRA 

Romano di nascita, Francesco Romagnoli vive a Trieste da molti anni. Fotografo amatoriale e amante dei viaggi, principalmente in America Latina, è alla sua quarta mostra personale, realizzata in concomitanza con il Festival del Cinema Latino Americano.
Nella mostra Romagnoli non illustra il suo percorso artistico, né vi sono pannelli informativi riguardo alle zone in cui ha eseguito gli scatti. Sappiamo solo che si tratta del vasto Perù, come ricorda una didascalia sotto ad ognuna delle 50 foto a colori, di formato 30X20, dislocate nell’antesala del Teatro Miela.
Le immagini sono state scattate durante alcuni dei suoi ultimi viaggi, effettuati tra il 2006 e il 2008, e non sono state esposte seguendo una cronologia, ma piuttosto per associazioni visive ed estetiche. Sono ritratti di bambini e bambine di varie zone del Perù, principalmente primi piani di volti.
Da pochi mesi Francesco Romagnoli è presidente dell’associazione Onlus “Yanapaqi”, nata per portare aiuti ai bambini di un’orfanotrofio e a quelli di varie comunità indigene Chopcca nella regione di Huancavlica, la più povera di tutto il Perù.

NOTE CRITICHE SULLA MOSTRA 
Penso che per far capire il rapporto che lega Francesco Romagnoli al Perù potrebbe bastare sapere che nel luglio 2007 è stato padrino di Battesimo di un bambino peruviano.
Da sempre fortemente attratto dall’America latina, Francesco ha infatti avuto per il Perù un vero e proprio “coup de foudre”. Si potrebbe pensare che non sia poi cosi difficile: è il paese in cui il mare è l’Oceano Pacifico, le montagne sono le Ande e la foresta è l’Amazzonia; chiunque ne rimarrebbe folgorato.
Ma per Francesco non sono stati solo questi gli elementi di attrazione: non sarà un caso infatti che nelle sue fotografie nulla è concesso al paesaggio che, lungi dall’essere protagonista , spesso non è neanche sfondo. Francesco si è innamorato dei peruviani , soprattutto di quelli dell’Amazzonia e di quelli della Sierra, di quelli che combattono ogni giorno per sopravvivere ad una miseria atavica dalla quale le difficoltà ambientali non permettono la fuga, quelli che il turismo non sfiora e probabilmente non sfiorerà mai; si è innamorato della loro vita schiva, del coraggio con cui combattono l’estrema povertà, della dignità nell’affrontare gli stenti e, in un gioco di poli opposti che si attraggono, lui, così diverso come carattere, praticamente antitetico, è riuscito a gettare un ponte tra culture tanto differenti, sull’onda di una grande sensibilità.
Nelle sue foto però non ci vuole parlare della loro miseria, ci presenta piuttosto una galleria di ritratti che ha le caratteristiche dell’album di famiglia; di questi bambini si ricorda dove li ha incontrati, cosa facevano, se erano timidi o estroversi e spesso ne rammenta anche il nome. Non è difficile distinguere nelle immagini i bambini dell’Amazzonia da quelli intabarrati per difendersi dal rigore andino, né è difficile rendersi conto che , mentre ai primi, pur nella loro miseria, qualcosa da mangiare la foresta offre sempre, sui secondi l’ambiente si rivela in tutta la sua ostilità sulle loro faccine graffiate e arrossate dal freddo, dal vento, ma anche dalla pellagra.
Ed è proprio a favore di questi bambini che vivono in una regione che tocca un indice di povertà fra i più alti di tutta l’America Latina, che Francesco ha fondato una Onlus che interverrà in località con nomi non sempre agevoli da pronunziare, Chocllapata, Pantachi Sur, Condor Huachana, Carhuac, e in un piccolo orfanotrofio della cittadina di Huancavelica. 
E il pensare a loro non solo come un fotografo che immortala bei faccini e belle espressioni, ma come chi è capace di rimboccarsi le maniche e darsi da fare concretamente, rende le sue foto tanto più vere e vicine al cuore. 

 Fulvia Fornasaro      

 


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