Creato da paolafarah il 19/07/2012
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Chesil Beach di Jan McEwan - recensione

Post n°65 pubblicato il 16 Luglio 2017 da paolafarah
 

Chesil Beach, spiaggia ciottolosa lunga 28 km nel sud dell’Inghilterra, contea del Dorset. È la spiaggia di una fuga, di un bisogno impellente e tragico di solitudine, di un silenzio impossibile nel fragore dell’anima, un fragore impietoso, quasi da affogarci dentro. Il mare osserva. Il mare è lì. Di fronte a Florence Ponting. Onde di sensazioni, percezioni e pensieri inconsulti, opprimenti. Lei è lì, a Chesil Beach, il suo futuro è altrove.

Chesil Beach, spiaggia ciottolosa lunga 28 km nel sud dell’Inghilterra, contea del Dorset. È la spiaggia dove raggiungere e catturare una spiegazione, un chiarimento dei fatti, un perché, ed è l’evidenza di una fine non ancora iniziata, di un qualcosa che è successo ma che non avrebbe dovuto succedere. Edward è lì, di fronte al mare, assurdamente imbrigliato in parole che non vorrebbe sentire, in un buio che non vorrebbe vivere.

Chesil Beach è un romanzo di Ian McEwan, un concentrato di 136 pagine di emozioni. Personaggi scavati nella sabbia e nel sale delle proprie paure, ansie, inquietudini. È un romanzo dalla trama minima, essenziale: un momento di vita, preceduto da un’attesa, scaraventato nella realtà. Quasi una punizione per ciò che Florence ed Edward non hanno mai avuto il coraggio di dirsi in anticipo.

Mi è piaciuto, lo consiglio, adatto anche a lettori pigri come me, quelli che prima d’iniziare un libro guardano anche il numero delle pagine: è di una bellezza concentrata, con immagini forti, da non dimenticare, ed è una riflessione acuta su ciò che la sessualità era e rappresentava sino ad una manciata di anni fa.

Dal romanzo è stato tratto un film.

 
 
 

LETTURE DI PRIMAVERA

Post n°64 pubblicato il 05 Aprile 2017 da paolafarah

La primavera, come l'autunno, inducono buoni propositi. Il mio è questo: leggere con più regolarità e riprendere a scrivere recensioni. Il periodo appena trascorso è stato un periodo un po' lento, sotto questo punto di vista ... capita ... più incentrato sui miei romanzi che su quelli di altri, lo ammetto. Okay, allora si riparte. I primi in lista sono:

Come diventare buoni di Nick Hornby

Lo diciamo a Liddy? di Anne Fine

L'arte di lasciarsi cadere nel vuoto di Maurizio Angeloni

La visitatrice di Fulvio Tomizza

Il suo nome era Aprile di Elisa Barbaro

La gatta di Tanizaki Yunichiro

 

 

 
 
 

Laboratori di scrittura alla Biblioteca De Amicis

Post n°61 pubblicato il 11 Dicembre 2016 da paolafarah
 

Laboratori di scrittura creativa del tutto gratuiti si svolgono periodicamente alla Biblioteca Internazionale per ragazzi Edmondo De Amicis (Porto Antico - Genova).

Il titolo?

IL GIOVANE EDMONDO - per classi della scuola secondaria di primo e secondo grado e per gruppi di giovani dai 14 anni in su (o anche meno); da gennaio 2017 aperto anche a insegnanti ed educatori.

Info e prenotazioni al numero di telefono della Biblioteca.

 

 
 
 

Oltre ogni apparenza, romanzo di Giuseppe Pellegrino. Recensione di Paola Farah Giorgi

Post n°60 pubblicato il 04 Dicembre 2016 da paolafarah

La vita di alcune persone può interrompersi e frantumarsi da un momento all’altro, di solito per un evento traumatico, e spostarsi su un altro piano dove, in modo altrettanto inaspettato, riesce a riprendere forma. È una forma diversa, una nuova vita: si riparte da zero come alternativa alla morte, a quel “morire dentro” forse più penoso e faticoso di una morte fisica.

Emilio, il protagonista di “Oltre ogni apparenza” ritorna così a vivere, creandosi una nuova forma e una nuova libertà: quella di uomo di strada, in “moto perpetuo” (di tanto in tanto si fermava a sgranocchiare qualcosa o a sorseggiare un po’ di grappa, riscaldando lo stomaco, freddo e contratto come tutto il resto del corpo). Unici punti fissi: la mensa e il dormitorio. Unici amici: quattro barboni come lui.

Questo può accadere a tutti, anche a un impiegato di banca di livello medio-alto, come è stato Emilio, perché il sentirsi rinnegato, per i propri principi morali, anche dalla moglie, gli crea nell’anima un danno irreparabile. Leggendo il libro di Giuseppe Pellegrino, forse, si è portati a pensare che quest’uomo abbia fatto una scelta stupida (perché non lasciare semplicemente la banca, con i suoi sporchi affari, e mettersi in proprio come onesto consulente finanziario? Confesso che, leggendo il libro, l’ho pensato) ma non tutto, nella vita delle persone, resta sempre “sotto controllo”, ed è questo il messaggio forte che l’autore nasconde fra le pagine. Emilio, per sopravvivere al dolore, non può fare diversamente. È così. Così e basta. Accade. Non possiamo e non dobbiamo esprimere alcun giudizio.

Insieme al suo personaggio, a questo punto Giuseppe Pellegrino si addentra e ci accompagna, con uno stile impeccabile, nel mondo di strada, dove esiste anche amicizia autentica e qualche risata, dove si è in competizione per l’elemosina e, soprattutto, dove si incontra la gente comune (noi), quella che considera in automatico un barbone anche un “fuori di testa” ed evita di scambiare con lui anche due semplici parole. Ogni dialogo è precluso. Un freno ci immobilizza la voce. Ancora una volta mi sento di dire: è così. Innegabile.

È questo uno dei passaggi che inducono con più forza alla riflessione: era stanco dell’indifferenza generale, sia in chi dava qualcosa, mosso da carità, sia in chi non dava nulla. Era stanco di quell’assoluta mancanza del benché minimo dialogo, della benché minima parola di conforto, che riduceva il suo elemosinare a puri gesti meccanici: aprire la mano e richiuderla, solo per riporre in tasca qualche moneta.

Ma non diventiamo tristi per Emilio, in fondo ha soltanto 53 anni.

Un sapiente colpo di scena, lascia al romanzo un finale aperto. Emilio è in stazione e sta per iniziare una “terza” vita dopo essersi ripulito almeno un poco e cambiato gli abiti. Non voglio aggiungere altro. Spero che il nostro autore voglia cimentarsi in questa grande sfida: la narrazione della “terza” vita di Emilio, non di certo facile, ma concreta. Concreta come “quelle” che ha vissuto sino ad ora.

OLTRE OGNI APPARENZA

di Giuseppe Pellegrino

Silene Edizioni

ISBN 978-88-99220-04-4 

 

 
 
 

Annie Chammas

Post n°59 pubblicato il 01 Dicembre 2016 da paolafarah

Lo pseudonimo "Annie Chammas" è nato per necessità.

Avendo scritto il romanzo "Mecenate d'Eros" a quattro mani con uno scrittore che ha scelto di rimanere del tutto anonimo, non avrei potuto proporlo come un libro scritto soltanto da me. La possibile alternativa, Paola Farah Giorgi e anonimo, non ci piaceva molto e, a questo punto, abbiamo pensato di utilizzare il nome della protagonista del romanzo: Annie Chammas.

Uno pseudonimo, però, si trasforma presto in qualcosa di più.

Creando il "suo" profilo su facebook, Annie è diventata spontaneamente "l'altra me". Nei panni di Annie ci sto bene, anche perchè, con questo nome, ho iniziato a frequentare persone diverse e, con queste persone, ho iniziato un percorso d'amicizia. Simpatiche, estroverse, con migliaia d'idee, intraprendenti, in gamba. Insomma, Annie si è fatta un suo giro di amicizie indipendenti da quelle di Paola Farah Giorgi, e ciò ha rafforzato la sua identità. 

Sto parlando degli Youcaniani, un gruppo di autori che pubblicano con You Can Print per scelta consapevole. Siamo già stati insieme all'Expo Libri Padova e, a febbraio, parteciperemo a un' altra fiera: Libro Aperto a Firenze. Con loro, le idee si realizzano.

Così, considerando che nei panni di Annie ci sto proprio bene, sarò Annie anche per una raccolta di racconti che uscirà a breve. Questa è stata una decisione di un'ora fa.

Annie Chammas non per nascondermi; Annie Chammas come "altra me"

Il bello di essere scrittrice!!!!