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ASCOLTAMI

Post n°43 pubblicato il 13 Settembre 2010 da papuglio

"Ciao! Hai tempo per una birra? È un po' che non ci vediamo... dai che facciamo quattro chiacchiere..."

La serata è moscia, clienti non se ne vedono, vabbè, chiudo un po' prima e il tempo per una birra lo trovo.
Arrivo al bar e lei è già lì. Non la vedo da mesi ma si sà, ognuno a rincorrere i suoi guai... Ci salutiamo velocemente, come se ci fossimo lasciati qualche ora prima. Non le ci vuole molto per imbastire un discorso, ma il suo viso parla per lei, è visibilmente scosso, direi sull'orlo di una crisi di pianto.

"Ho un sacco di cose da raccontarti, vecchie verità tenute segrete che mi pesano come macigni. Sono stufa di tenermi tutto dentro. Sto scoppiando..."

Tra singhiozzi e isterismi mi racconta la sua storia, un amore tutto sbagliato che si trascina da anni e che non può nemmeno essere manifesto. A volte taccio, ma a volte non posso fare a meno di aggredirla...

"E in nome di quale amore sopporti tutto questo? Perchè ti comporti come una stupida, pur sapendolo, e non imponi le tue tue condizioni? Come mai gli concedi la possibilità di trattarti come un giocattolino?"

L'effetto è dirompente, scoppia in lacrime, si controlla a stento, si rende conto dei suoi errori e delle sue debolezze ma non può proprio fare diversamente, è cotta innamorata, che credo sia come una speciè di malattia mentale degenerativa, e non riesce ad essere dura come dovrebbe. Ma ancora una volta le pongo una domanda che non c'entra nulla ma che mi ronza in testa da tempo, da quando morì suo fratello e chiamò me, in lacrime, dicendomi che aveva bisogno di parlare. Glielo avevo già chiesto ma la risposta non mi soddisfaceva.

"Perchè queste cose le racconti a me? Hai tanti amici e amiche ma chiami me, ti fai un sacco di chilometri per una birra resa più amara dal pianto per discutere di queste cose con l'unico che non si fa problemi nel rinfacciarti le tue responsabilità e non è per niente compassionevole?

"Ma hai presente la gente che mi sta intorno? Con chi potrei parlare liberamente come con te? Chi mi ascolterebbe senza scaricarmi addosso la sua pietà, la gelosia, l'equivoco...??? Certo, potrei parlare con mia sorella ma poi mi incasinerebbe la vita cercando di aiutarmi, con lui è inutile provarci, ha le sue buone ragioni per farmi sentire pazza e isterica e le amiche? Non aspettano altro che una buona occasione per avere qualcosa di cui sparlare, quando non ti pugnalano alle spalle..."

Le parole fluivano dalle sue labbra con decisione e naturalezza, era impossibile opporre obiezioni, ma il tono della sua voce stava cambiando, c'era qualcosa che mi inteneriva e preoccupava al tempo stesso.

"E poi perchè mi sono innamorata di te, non ora, non più. Non sai quanto ho pianto per te. Perchè eri troppo sposato. Perchè sempre alle altre? anch'io vorrei un uomo come te, cos'ho io che li respinge? Tu mi ascolti e non mi giudichi, mi dici infaccia quello che pensi, non devo star li a pensare... ma chissà cosa avrà voluto dire... da te non mi devo guardare le spalle o preoccuparmi di non urtare la tua gelosia. Non mi devasteresti mai la vita svelando quello che ti dico o cercando di aiutarmi a fare ciò che non voglio fare solo perchè gli altri pensano sia giusto. Perchè non mi fai sentire pazza quando ti espongo i miei ragionamenti. Perchè..."

Ho provato un immenso imbarazzo. L'incapacità più totale di comporre un pensiero. Aprivo la bocca ma non ne usciva nulla.  Occhi bassi per evitare il suo sguardo straripante di emozioni. Ma poco a poco mi sono ricomposto e ho capito una grande verità. Le persone più importanti non sono quelle che hanno il potere di influenzare il corso della nostra vita ma quelle che la espandono, che funzionano come contenitori delle nostre emozioni quando cominciano a pesare, una specie di diario capace di intendere e di volere ma non di inficiare la nostra libertà d'azione. Mentre quelle di cui ci innamoriamo sono quelle che reputiamo irraggiungibili, lontane anni luce dal nostro modo di essere e capaci di instaurare lotte e porre ostacoli che ci stimolano con sfide continue. Vincere la sfida porta oltre, verso un nuovo orizzonte, non riuscire a vincere ci costringe a rimanere nel tentativo ottuso di abbattere anche questo ostacolo senza che ci si renda conto della prigione che ci stiamo creando intorno.

"La birra è finita e la tua amarezza si è dileguata. A casa mi aspettano. Ti saluto e spero di risentirti in momenti migliori."

Che strano, non sento il peso delle sue confessioni come succedeva in passato, anzi, mi sento come vuoto, leggero. Non capisco... Ma che doccia fredda!!!

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