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post n.63

Post n°63 pubblicato il 28 Maggio 2009 da romhaus
 
Foto di romhaus

Arrivano i mobili più belli d'Italia
Grande inaugurazione sabato 30 maggio

AIAZZONE
Liguria sei pronta?



Diversi anni fa decisi di ristrutturare un appartamento che avevo comprato alcuni anni prima in previsione di un matrimonio che poi non ci fu e che per questo non venne mai arredato… Presi un foglio di carta millimetrata, disegnai la casa per com’era e, siccome i suoi appena 52 mq erano concentrati per un terzo nella sola camera da letto, invece di seguire il consiglio di altri che mi suggerivano di buttare giù una parete per allargare il piccolo salottino in ingresso e farne una sala, rinunciando così a quella che poteva essere una cameretta, la ridisegnai completamente restringendo la camera da letto e lasciando in piedi proprio solo quella parete. Ed il risultato fu che, sfruttando bene tutti gli spazi, ne venne fuori un piccolo capolavoro! così mi dissero tutti… Appena però iniziati i lavori che, come ovvio, sono partiti con la distruzione totale di pareti, pavimenti e soffitto ho pensato che sarebbe stato il caso di arredarla adattando, se necessario, le misure a quelli che sarebbero stati i mobili. E per i mobili, considerando che comunque avevo deciso di non andarci ad abitare ma di prestarla a mia sorella che aveva appena litigato con l’amica con cui divideva l’affitto di una casa - potenza della pubblicità - scelsi di andare fino a Biella, da Aiazzone, per risparmiare… Ora, in televisione, quando vedi la pubblicità, di qualunque mobilificio si tratti, ci stanno soprattutto uomini brizzolati contornati da arredAttrici sullo “gnocco” andante… Io immaginavo che nella realtà non fosse così e che tra le arredatrici ci fossero soprattutto signore d’età piene di trucco… Per andare da Aiazzone il consiglio televisivo era di chiamare per prendere appuntamento con un’arredatrice in loco per essere aiutati nella scelta dei mobili. Una sera chiamai e chi mi rispose, tra le varie cose, mi chiese per le stanze che volevo arredare (cucina, salottino, cameretta e camera da letto - senza il letto perché mia sorella si sarebbe portata il suo che era un matrimoniale che ne veniva ancora da una sua precedente convivenza) quanto pensavo di spendere “così, per farmi un’idea delle cose da proporle…” Le dissi una cifra relativamente alta nonostante la pubblicità parlasse di arredamento completo degli stessi vani, esclusa cameretta ma col letto matrimoniale, a meno… Il sabato successivo andai a Biella… col treno… la patente ancora non l’avevo… che per arrivarci ne cambiai almeno 3 e non ricordo se addirittura 4… Quando arrivai mi dissero che l’arredatrice che mi era stata assegnata non era ancora arrivata ed io l’aspettai curiosando qua e là all’interno del mobilificio per farmi una prima idea da solo… Ad un tratto l’altoparlante disse il mio nome e mi invitava ad avvicinarmi alla reception… ma, mentre lo facevo, vidi una tipa che si dirigeva verso di me, a passo veloce, che con ampi gesti delle braccia mi diceva di non muovermi da lì che stava arrivando lei… Vidi subito che era più grande di me (scoprirò dopo di 3 anni) ed a prima vista mi parve una finta che recitava una parte per dare un’immagine positiva del mobilificio… Quando mi sorrise capii subito che doveva essere una gran fumatrice considerando l’enorme segno di nicotina che aveva sui quattro denti davanti (i due sopra ed i due sotto centrali)… Mi portò in quello che era il suo ufficio e le mostrai la piantina della casa come sarebbe diventata, dicendole che nel caso ero ancora in tempo a cambiare qualche misura. Le spiegai anche che non avrei arredato quella casa per me – almeno per il momento – e, quando mi chiese perché con me non era venuta anche mia sorella che era comunque la diretta interessata nell’immediato, le dovetti spiegare che per lei non era possibile rinunciare una volta alla discoteca a costo che io mi incazzassi e mandassi tutto a ramengo. Osservò che non è da tutti fare quello che stavo facendo io in quel momento e da lì iniziò lei a fare quella parte femminile che mancava al mio fianco (sorella o fidanzata che fosse). Ricordo che iniziammo dalla camera da letto (senza il letto) e che fece di tutto perché io potessi acquistare quella che le avevo detto piacermi… il guaio era che l’armadio nelle nuove misure della casa ci sarebbe entrato da 5 e non da 6 ante (4 mi sembravano pochine) e che nei mobili in stile classico, come la stanza che avevo scelto, li facevano solo da 4 o da 6… al contrario di quelle in stile moderno. Telefonò al mondo intero per chiedere se era possibile fare un’eccezione ma, quando la risposta sembrò essere sì, fui messo di fronte al compromesso che però il disegno dell’armadio avrebbe dovuto avere gioco forza un’irregolarità… non mentiva, me lo dimostrò coi fatti… ed io preferii scegliere dei mobili diversi… Lei volle essere sicura che quelli che sceglievo in alternativa mi piacevano davvero tanto che me ne elogiò pregi e difetti di tutti… Naturalmente ci mettemmo poco a darci del tu con lei che via via, stanza per stanza, mi consigliava cosa a suo parere era bene o male: sulla cucina, ad esempio, mi consigliò di nuovo lo stile moderno perché mi avrebbe evitato di perdere del tempo ogni volta a pulire tutti gli anfratti e i fronzoli tipici di una cucina in stile classico… e se cercò di sconsigliarmi la cucina verde acqua che avevo scelto fu solo perché era la più cara che avevano e poi non sarei stato nel badget… me ne mostrò altre, anche molto belle, ma rimasi della mia idea: stile moderno sì, ma quella che mi piaceva… anche se avrei sforato… Mi innamorai di lei quando mi aiutò a scegliere il divano: me ne consigliò uno che fu poi quello che comprai… mi disse di sedermici per sentire se lo trovavo comodo: io non avevo mai avuto un divano e mi sedetti come per non sciuparlo… ci rimasi quando vidi lei quasi buttarcisi con la schiena con un movimento comunque aggraziato e molto femminile… “perché poi è così che viene usato questo divano…” In quel gesto colsi tutta la sua dimensione umana e di donna e la vidi bellissima. In effetti, a parte quel segno sui denti che le rovinava un po’ il sorriso, era una gran bella donna… Saltammo il pranzo e andammo avanti fin nel tardo pomeriggio a fare e a disfare arredi sulla carta con idee sempre nuove… a tratti mi sembrava che quella casa la stessimo arredando insieme come se lei dovesse venirci ad abitare con me… le piaceva il suo lavoro di arredatrice, era evidente… ad un certo punto, che non avevamo ancora finito, le dissi che entro poco avrei dovuto andar via, perché altrimenti avrei perso l’ultimo treno e che sarei ritornato il sabato successivo… avevo il libretto degli orari al seguito e ricontrollai che fosse così… Lei era di Torino e, anche se quella sera aveva un appuntamento con un’amica a metà strada tra Biella e Torino (era tornata single dopo una storia finita da poco), mi disse che se volevo mi avrebbe dato lei un passaggio fino a Porta Nuova dove c’erano sicuramente treni per Genova anche molto più tardi… e fu così che andammo avanti ben oltre l’orario di chiusura… Quando finalmente finimmo fece il conto (che andava oltre il mio budget e con la cameretta che era rimasta vuota… “tanto adesso non serve ed è meglio aspettare di vedere se va arredata come studio o come stanza per un figlio…”) e mi disse che sarebbe andata a piangere per me dai suoi capi per farmi fare un buono sconto… Rientrai quasi nel budget, ma con l’acquisto di mobili che ritengo validi e che sono quelli che ho tutt’oggi nella casa in cui abito dopo un successivo trasloco, (cucina componibile esclusa, ohimé, perché andava modificata ed integrata… e che nel frattempo era andata fuori produzione)… Mentre stavamo andando in auto verso Torino ad un tratto lei si fermò in un autogrill dicendomi che aveva bisogno di far pipì… io l’aspettai in macchina e poco dopo la vidi tornare con due panini stra-farciti… “Questo è per te…” mi disse porgendomene uno “ho pensato che come me oggi non hai mangiato nulla ed avrai sicuramente fame… non conosco i tuoi gusti e spero che la farcitura che ho scelto per te sia di tuo gradimento…” E me lo disse con una dolcezza tale ed un sorriso così genuino che ci rimasi… quel panino sarebbe stato gustosissimo anche vuoto… se già in quella giornata passata insieme mi stavo piano piano cuocendo di quella donna, quello fu veramente il colpo di grazia… avrei voluto dirle mille cose, ma non ne fui capace… solo che se una volta fosse capitata a Genova (mi aveva detto che tante volte non erano i clienti a venire su, ma lei ad andare da loro con cataloghi e misure) di farmelo sapere che l’avrei invitata a mangiare fuori. Lei accettò la cosa, mi sembrò, con entusiasmo. Ci salutammo davanti alla stazione di Porta Nuova sapendo che avremmo dovuto comunque sentirci ancora per qualche dettaglio rimasto in sospeso sui mobili, per notizie sulla consegna e per tutte le problematiche di arredamento che mi sarebbero passate per la testa da lì all’eternità. La salutai stringendole la mano ma sono sicuro che se le avessi dato un bacio lo avrebbe accettato… Quello che accadde dopo fu che di tanto in tanto oltre che per i mobili la chiamai per parlare un po’… e ci capitò talvolta di stare al telefono anche mezz’ora e più… A Genova però non aveva più avuto occasione di venire anche perché ci fu un periodo che fu costretta a stare a riposo perché una ventina di giorni dopo aveva avuto un incidente con la macchina ed aveva dovuto mettere il collare… Poco prima di Pasqua la chiamai per farle gli auguri (si dice così) e mi chiese cosa avevo in programma per quei 3 giorni… non mi ricordo cosa (ma sicuramente nulla di importante) e le girai la domanda… mi rispose che ne avrebbe approfittato per stare un po’ con sua madre che, per via del lavoro fuori, vedeva poco… Ora, sua madre stava a Torino come lei, stare da sua madre non voleva dire 24 ore al giorno, lei era ancora single, io anche, tra di noi c’era un bel dialogo, mi piaceva, forse le piacevo anch’io, io fondamentalmente non avevo un cavolo da fare, uno normale cosa fa? Come minimo quell’invito al ristorante prova a proporlo a Torino per uno dei 3 giorni!!! Ed io? Le ho fatto gli auguri ed ho messo giù… ma non perché mi fosse mancato il coraggio ma perché… in quel momento non ci ho proprio pensato!!! Il coraggio, invece, mi è mancato a richiamarla qualche ora dopo quando ho realizzato l’occasione che avevo buttato via: un conto sarebbe stato dirlo in un discorso, un altro con una telefonata specifica con premeditazione… mi sembrò troppo impegnativo e rinunciai… per sempre… visto che di lì a poco nella mia vita ci furono altre novità. L’ultima volta che la sentii non ero più libero e glielo dissi: quando mi avevano montato la cucina si erano dimenticati quel bastone per appendere i mestoli e, stranamente, quel bastone l’aveva ritirato lei... mi disse perché contava di darmelo di persona… ma quell’incontro non avvenne mai più…

 

 
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