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introduzione caso sandro marcucci

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Messaggi di Maggio 2019

 

caso scieri articolo il tirreno 22 maggio 2019

Post n°2059 pubblicato il 29 Maggio 2019 da laura561

Caro Emanuele siamo sempre piu' soli a continuare a volere giustizia, ma ci si arriva a vedere se è o no omicidio volontario, ne sono felice: il tuo corpo è mummificato. Grazie di continuare a RESISTERE FRATELLO MIO. LAURA PICCHI

 

Il Tirreno di Pisa 22 maggio 2019
Caso Scieri, aperta la bara Il 3 giugno inizia l'autopsia

pisa. Un corpo mummificato. È quello che hanno trovato i consulenti di accusa, difesa e parte civile al momento di aprire la bara con i resti di Emanuele Scieri.Un'operazione eseguita ieri mattina all'istituto di medicina legale di Milano, il cui laboratorio è diretto dalla professoressa Cristina Cattaneo, incaricata dalla Procura di redigere la super perizia sul caso del parà trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra.Presenti all'apertura della bara il medico Antonella Lazzaro per la mamma e il fratello di Scieri; il professor Giuseppe Fortuni per l'indagato Andrea Antico; il dottor Roberto Marruzzo per l'altro indagato Luigi Zabara; il professor Vittorio Fineschi per Alessandro Panella, il terzo ex commilitone di Scieri indagato con gli altri due per omicidio volontario in concorso.In settimana verrà eseguita una Tac sul corpo dell'ex parà siracusano e il 3 giugno è previsto il vero e proprio esame autoptico con le analisi sulle ossa. La consulente della Procura si è presa 60 giorni da ieri per consegnare l'esito della super perizia.Il procuratore capo Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia hanno posto una serie di quesiti alla professoressa: cause e dinamica della morte di Scieri; se ci sono stati elementi non compatibili con la caduta, nel caso in cui sia ritenuta la causa del decesso; quanto è rimasto in vita il parà. Secondo l'accusa gli ex commilitoni Panella, Zabara e Antico la sera del 13 agosto 1999 dopo aver fatto spogliare e picchiato Scieri, lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. La caduta da cinque, sei metri provocò lesioni che ora la nuova autopsia, con la rilettura degli atti da parte della professoressa Cattaneo, cercherà di chiarire se capaci o meno di causare un decesso istantaneo. --P.B.

22 maggio 2019 sez.

 
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lavoro di ricerca storia della chiesa medioevale di laura picchi

Post n°2058 pubblicato il 28 Maggio 2019 da laura561

per chi lo vuole leggere il lavoro di ricerca su storia medioevale, concili storia della chiesa medioevale e bibbia di laura picchi

 
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caso scieri articolo il tirreno 16 maggio 2019

Post n°2057 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

C'è l'esperta di Yara ma i legali della difesa contestano l'esumazione

pisa. Due mesi per conoscere l'esito della super perizia che la Procura ha affidato alla professoressa Cristina Cattaneo, il medico legale famoso per essersi occupato dei principali casi giudiziari della cronaca recente, da Yara Gambirasio a Stefano Cucchi.Sessanta giorni a partire dal 21 maggio per dare una risposta sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di Siracusa, 26 anni, trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra. Per la Procura, che ieri ha incaricato la professoressa Cattaneo già chiamata per una consulenza nel luglio 2018, il contesto è quello di un atto di nonnismo (Scieri costretto a salire sulla torre di asciugatura dei paracadute e abbandonato dopo una caduta, ndr) degenerato in un delitto.Il medico legale dovrà non solo leggere la documentazione scientifica dell'epoca, ma sulla base delle analisi disposte sui resti del parà riesumati martedì mattina nel cimitero di Noto, dovrà anche provare a chiarire un aspetto dirimente per il futuro capo di imputazione: Emanuele morì subito o dopo ore di agonia? La risposta è cruciale. Una morte immediata escluderebbe la responsabilità di chi lo lasciò a terra, coprendolo con un tavolo. Un decesso arrivato invece durante un lasso di tempo sufficiente per un intervento dei soccorritori aprirebbe la strada all'ipotesi dell'omicidio volontario in concorso. È quello che viene contestato ai tre indagati (gli ex commilitoni Alessandro Panella, Luigi Zabara, Andrea Antico) che sul punto hanno finora ripetuto attraverso i loro legali di essere estranei al fatto perché assenti in caserma la sera del 13 agosto, il giorno della caduta di Scieri. I tre hanno nominato i loro consulenti che assisteranno alle operazioni in programma all'istituto di medicina legale di Milano. L'avvocato Andrea Di Giuliomaria, a cui si sono associati i colleghi Tiziana Mannocci e Marco Meoli, ieri ha sollevato un'eccezione di nullità dell'autopsia «perché la riesumazione del corpo è stata eseguita a nostra insaputa». --Pietro Barghigiani

16 maggio 2019 sez.

 
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caso scieri articolo il tirreno 15 maggio 2019

Post n°2056 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Riesumato Scieri, il dolore della mamma

PISA. Riesumato il cadavere di Emanuele Scieri, il venticinquenne siracusano trovato morto nell'agosto del 1999 nella caserma Gamerra dei paracadutisti a Pisa. La Procura toscana, nel 2017, ha riaperto un'inchiesta sul decesso avvenuto in circostanze misteriose e ha indagato per concorso in omicidio tre ex commilitoni. Nei giorni scorsi ha disposto la riesumazione delle spoglie, che si trovavano nel cimitero di Noto, nel Siracusano, e che saranno trasferite all'istituto di medicina legale di Milano dove si procederà alla consulenza richiesta dai magistrati, come anticipato da un articolo de Il Tirreno. Gli inquirenti, mesi fa, decisero di riaprire il caso dopo i nuovi elementi scoperti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Sofia Amoddio che, ricostruendo le ultime ore di vita di Scieri, fecero emergere incongruenze e responsabilità. «Nonostante la sofferenza per un evento così traumatico, è giusto andare fino in fondo dopo due decenni di battaglie per sapere la verità», ha detto la mamma di Emanuele Scieri, Isabella Guarino, nel giorno in cui è stato riesumata nel cimitero di Noto la salma del parà siracusano, per consentire una nuova autopsia, secondo quanto riferisce il legale di famiglia, l'avvocato Alessandra Furnari. La madre del militare non era presente, troppo grande ancora il dolore, ma è giusto andare avanti per arrivare alla verità, insiste. «Ho sentito la madre, era preparata - spiega Furnari - ad una ipotesi del genere ma lei stessa mi ha detto, al netto della sofferenza di un genitore per evento così traumatico, che è giusto andare fino in fondo dopo due decenni di battaglie per sapere la verità». La famiglia del paracadutista siracusano nelle prossime ore deciderà se nominare un proprio consulente per partecipare all'autopsia. L'esame sarà eseguito da Cristina Cattaneo, direttrice del laboratorio di antropologia e odontologia forense Labanof di Milano. È lo stesso medico legale che si è occupato di alcuni casi giudiziari, tra cui gli omicidi di Yara Gambirasio e di Stefano Cucchi, o delle autopsie sui corpi dei migranti affondati nei barconi nelle acque del mar Mediterraneo. «È una conferma che la Procura di Pisa sta procedendo - aggiunge l'avvocato Alessandra Furnari - non lasciando nulla di intentato. È il secondo accertamento tecnico non ripetibile che viene svolto nel corso delle indagini, nei mesi scorsi sono stati acquisiti degli elementi informatici dai computer in uso ai tre indagati. Si tratta di un ulteriore passo nella ricerca della verità, anzi, gli inquirenti stanno sfruttando tecnologie innovative, migliori certamente rispetto a quelle di venti anni fa». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

15 maggio 2019 sez.



 
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caso scieri articolo il tirreno 14 maggio 2019

Post n°2055 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Super consulente per il caso Scieri incarico affidato alla prof Cattaneo

PISA. Una big della medicina legale italiana. Un nome spesso associato ai casi giudiziari più controversi degli ultimi anni. Docente universitaria e anche scrittrice, "Naufraghi senza volto" il suo ultimo libro, capace di rendere la ricerca della verità indagando su un cadavere avvincente come un romanzo.È alla professoressa Cristina Cattaneo che la Procura affiderà domani l'incarico per l'autopsia sui resti di Emanuele Scieri, il parà 26enne, originario di Siracusa, trovato morto il 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute nella caserma Gamerra. Domani a mezzogiorno la direttrice del Labanof -- il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, unico in Europa -- sarà nella stanza del procuratore capo Alessandro Crini che con il sostituto Sisto Restuccia ha riaperto il caso sulla base della relazione della commissione parlamentare d'inchiesta. La riesumazione del corpo, o meglio di quello che resta, è un passaggio che per l'accusa servirà a ottenere eventuali risposte sulla morte di Emanuele. La chiave di volta dell'inchiesta che diventerà con ogni probabilità un processo da Corte d'Assise è se Scieri poteva essere salvato oppure no dopo la caduta dalla torre nel contesto di nonnismo. Averlo abbandonato agonizzante per la Procura significa aver commesso un omicidio volontario. In caso di morte istantanea saremmo nell'ambito del preterintenzionale e allora la vicenda processuale potrebbe dirsi conclusa.Insieme alla professoressa ci saranno gli avvocati dei tre indagati per omicidio volontario in concorso e quello della famiglia Scieri: i legali Tiziana Mannocci e Marco Meoli per Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato e ora con l'obbligo di firma); Massimo Cerbari per Andrea Antico, 40 anni, della provincia di Rimini; Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini per Luigi Zabara, 41 anni.Detesta Cristina Cattaneo leggere di essere il medico che si occupa delle celebrità. È un fatto che nelle storie recenti di maggiore impatto mediatico la sua professionalità compare sempre, come consulente della Procura o delle parti civili. Dalle bestie di Satana a Yara Gambirasio, da Serena Mollicone a Elisa Claps per passare a Stefano Cucchi e Davide Rossi. Ora Emanuele Scieri. I difensori degli indagati rispondono con altri nomi di spicco nell'ambiente. Antico schiera il professor Giuseppe Fortuni, autore delle autopsie, tra le tante, su Ayrton Senna e Marco Pantani. Per Panella è stato contattato il professor Vittorio Fineschi, docente a Roma e consulente per la famiglia Cucchi. Zabara si affiderà al dottor Roberto Marruzzo di La Spezia. La riesumazione sarà eseguita nei prossimi giorni a Noto e poi la consulente Cattaneo deciderà se trasferire i resti a Milano. Sarà un duello di perizie. --Pietro Barghigiani

14 maggio 2019 sez.

 
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caso scieri articolo il tirreno 13 maggio 2019

Post n°2054 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

«Dall'autopsia su Scieri arriveranno le risposte sui fatti di quella notte»

Pisa. «È una decisione amara ma necessaria per l'affermazione della verità sulla sua morte». Così l'associazione "Giustizia per Lele" commenta la decisione della procura di Pisa di disporre l'autopsia sul corpo di Emanuele Scieri, il parà di Siracusa trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa a soli 26 anni di età. «Sono trascorsi venti anni da quel giorno in cui, ai piedi di una torretta posta all'interno della caserma gamerra di Pisa, Emanuele Scieri perse drammaticamente la vita - ricorda l'associazione -. Abbiamo sin dal primo momento richiesto la verità e urlato giustizia. Emanuele venne ucciso nel modo più ignobile: vittima di atti violenti e non da povero suicida come si provò a inscenare e sostenere. Un ragazzo chiamato a svolgere il suo dovere, ovvero quello di servire lo Stato, e da quello Stato abbandonato e umiliato per troppi e lunghi anni». «Grazie alla lotta combattuta nel suo nome è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta - prosegue l'associazione - che ha lavorato con serietà, impegno e dedizione, consegnando il proprio lavoro alla procura che ha riaperto il caso mostrando attenzione e autorevolezza nel trattare la vicenda e il lavoro posto in essere grazie all'ausilio e supporto delle autorità competenti». «Riesumare il corpo di Emanuele - conclude l'associazione - è quanto di più doloroso si possa oggi immaginare, per noi e soprattutto per la famiglia Scieri, ma è l'ultimo sacrifico che chiediamo al nostro caro amico auspicando che possa ancora raccontare cosa accadde quella notte nella caserma e consentendo di aggiungere un ulteriore tassello verso l'affermazione del diritto alla verità e giustizia. Diritto, questo, che sentiamo sempre più prossimo». --

13 maggio 2019 sez.


 
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caso scieri articolo il tirreno 12 maggio 2019

Post n°2053 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Il fratello di Scieri: «Poteva essere salvato ora aspetto l'autopsia»

Pietro BarghigianiPISA. «Mi aspetto che l'autopsia possa confermare quello che abbiamo sempre sostenuto: Emanuele probabilmente poteva essere salvato se fossero stati chiamati i soccorsi». Francesco Scieri, medico che lavora da anni a Milano, è il fratello di Lele, il 26enne parà di Siracusa per la cui morte - il corpo venne trovato il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa - sono indagati tre ex commilitoni con l'accusa di omicidio volontario in concorso. La Procura pisana, ricevuta la relazione della commissione parlamentare d'inchiesta, ha riaperto le indagini e, oltre a iscrivere sul registro degli indagati i tre nomi emersi anche dalle carte dell'organismo presieduto dall'on Sofia Amoddio (Pd), ha deciso di procedere con la riesumazione delle spoglie di Scieri, come anticipato ieri dal Tirreno. Giovedì pomeriggio anche Francesco e la mamma Isabella Guarino hanno ricevuto la comunicazione firmata dal procuratore capo Alessandro Crini e dal sostituto Sisto Restuccia.«A Pisa andrà il nostro legale - prosegue il dottor Scieri - Se i magistrati lo riterranno opportuno sono pronto a partire e a mettermi a disposizione». L'incontro di mercoledì 15 maggio è fissato a mezzogiorno nella stanza del titolare dell'inchiesta. Avvocati degli indagati e consulenti delle parti si ritroveranno per concordare la data di riesumazione della salma del giovane aspirante avvocato tumulata nel cimitero di Noto, insieme a quella del papà, Corrado. Cosa potrà emergere da un'autopsia a distanza di quasi venti anni Francesco Scieri non è in grado di dirlo. La sua speranza e quella della mamma è che la conclusione dell'esame porti un tassello ulteriore alla tesi che fin dal primo giorno la famiglia ha sempre sostenuto: Emanuele vittima di un pesante atto di nonnismo abbandonato al suo destino dai violenti della Gamerra per la paura di subire una punizione dopo la caduta dalla torre di asciugatura dei paracadute.«Non ho competenza di medicina forense o legale - riprende Scieri - La scienza e la tecnologia fanno progressi. Se ci sono tecniche e metodiche avanzate per noi vanno più che bene. L'autopsia è la conferma di quello che mio padre ha sempre detto. Le indagini dovevano essere più approfondite fin da subito. Se i magistrati, comunque, hanno disposto la riesumazione del corpo vuol dire che ci sono supporti scientifici che non sono a mia conoscenza che possono dare risposte alle ferite sul corpo di Lele». All'epoca una perizia supplementare disposta dalla Procura stabilì che il parà non era morto subito, ma dopo alcune ore. Ma a chiudere ogni margine arrivò l'archiviazione. Ora quel lasso di tempo , e altri elementi tra cui un testimone quasi oculare, spinge la Procura sull'omicidio volontario per i tre indagati che non chiamarono i soccorsi. Secondo l'accusa gli ex commilitoni Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato ai domiciliari e da mesi con il solo obbligo di firma); Andrea Antico, coetaneo, residente in provincia di Rimini; Luigi Zabara, 41 anni, di Frosinone, la sera del 13 agosto 1999 dopo aver fatto spogliare e picchiato Scieri lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. La caduta da cinque, sei metri provocò lesioni che ora la nuova autopsia cercherà di chiarire se capaci o meno di causare un decesso istantaneo. E' un quesito scientifico che diventa dirimente nel capo d'accusa. Una morte immediata potrebbe significare una contestazione di omicidio preterintenzionale già prescritta. Un supplizio di ore la volontà di uccidere. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


 
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caso scieri articolo il tirreno 11 maggio 2019

Post n°2052 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Pietro Barghigiani PISA. Un'autopsia a distanza di quasi vent'anni dalla morte. Un corpo da riesumare con l'obiettivo di trovare risposte che la scienza dell'epoca non poteva dare e che oggi può, invece, fornire nella ricerca della verità sulla fine di un giovane di 26 anni in una caserma dei parà.Nell'inchiesta per omicidio volontario sulla morte di Emanuele Scieri, la Procura ha disposto la riesumazione del cadavere del paracadutista di Siracusa, il cui corpo venne trovato intorno alle due del pomeriggio del 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute della Gamerra, storica caserma di addestramento dei paracadutisti della Folgore.Un decesso archiviato nei primi anni Duemila con la consapevolezza di non essere riusciti a trovare i colpevoli di quello che era stato ipotizzato come un omicidio preterintenzionale. Ora lo scenario è cambiato. E si procede contestando ai tre indagati la volontarietà della morte di Scieri nel momento in cui, dopo la caduta dalla torre, lo avrebbero lasciato morire, coprendolo persino con un tavolo per non far scoprire subito il corpo. Un contesto di nonnismo spinto fino alle conseguenze più tragiche. E avvolto per anni in un'omertà nei ranghi della Folgore, a ogni livello, che rischiava di diventare impunità.Il procuratore capo Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia hanno convocato per mercoledì negli uffici di via Beccaria gli indagati, i loro difensori e le persone offese, la mamma e il fratello di Emanuele. Sarà l'occasione per mettere a confronto i consulenti delle parti in modo da concordare i tempi della riesumazione delle spoglie dell'aspirante avvocato siciliano, sepolto nella sua Siracusa. Cosa potrà dire il corpo di Scieri a quasi 20 anni dalla tumulazione solo i medici potranno interpretarlo. Il passaggio dell'autopsia è uno snodo fondamentale nell'inchiesta. Almeno per confutare la qualificazione del reato. Ai tre indagati la Procura contesta l'omicidio volontario in concorso. Secondo l'accusa gli ex commilitoni Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato ai domiciliari e da mesi con il solo obbligo di firma); Andrea Antico, coetaneo, residente in provincia di Rimini; Luigi Zabara, 41 anni, di Frosinone, la sera del 13 agosto 1999 dopo aver fatto spogliare e picchiato Scieri lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. Di qui la caduta a terra della recluta e la fuga dei caporali. Secondo i periti della famiglia Scieri, il giovane morì dopo qualche ora di agonia. Un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo è l'elemento alla base dell'accusa di omicidio volontario visto che il preterintenzionale si è prescritto nell'agosto 2017. L'autopsia servirà a stabilire, nei limiti che anche la scienza forense può avere, se il decesso di Emanuele sia stato immediato o se i mancati soccorsi abbiano condannato a morte il parà siciliano. Nell'ordinanza di arresto per Panella il gip aveva scritto: «L'ipotesi di omicidio volontario appare corroborata dal supplemento peritale nel quale il dottor Maremmani, rianimatore, precisa che Scieri ebbe sicuramente una permanenza in vita compatibile con la possibilità di un efficiente soccorso in grado di scongiurare il decesso». A distanza di vent'anni quel corpo offeso e abbandonato in mezzo ai calcinacci in una caserma, potrebbe raccontare quella verità che nel 1999 forse non fu cercata con l'ostinazione di oggi. --

11 maggio 2019 sez.

 
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Autopsia scieri dopo 20 anni nota di laura picchi

Post n°2051 pubblicato il 12 Maggio 2019 da laura561

12 maggio nota di laura Picchi aspettavo una voce autorevole piu' della mia per chiedere come mai alla Procura di Pisa questa autopsia dopo 20 anni. Spiace dirlo ma le lesioni incompatibili con la caduta il pestone sulle dita della mano ad esempio sono già state evidenziate come le lesioni sul corpo, ai piedi dello scieri preso a calci. E'omicidio . Ci viene detto si fa l'autopsia per verificare se lo Scieri è morto subito o dopo ore. Ma chi gliel'ha consigliato alla Procura di Pisa visto che dal tipo di ipostasi e dal tipo di putrefazione si capisce se la vittima ha avuto o no prima della morte una lunga agonia? Lo scheletro non puo' dire nulla sull'agonia dello Scieri. Si ritorna al punto di partenza. Chi ha chiamato Ciancarella e gli ha detto che lo Scieri è stato lasciato morire perchè non denunciasse i nonni e vertici folgorini che li coprivano deve parlare. Noi la verità la sappiamo, l'ha detta il commilitone di Scieri a Ciancarella.
Se egli non parla si va verso il mistero o l'omicidio preterintenzionale già prescritto, il tutti assolti. Io spero chi ha chiamato Ciancarella la faccia finita, si presenti in Procura e metta a verbale quanto sa da sempre perchè era presente.

 
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c'entra Ustica con l'abominio di malagiustizia causato a Ciancarella e famiglia dalla sentenza del consiglio di stato?

Post n°2050 pubblicato il 06 Maggio 2019 da laura561

Su Casablanca n 28 era apparso un articolo di Mario Ciancarella che commentava la sentenza della Cassazione civile nel cui collegio faceva parte quella giudice Carluccio che poi ha firmato la sentenza del Consiglio di Stato in cui si dice che il ricorso di Ciancarella al Tar sarebbe tardivo. Abbiamo visto che Ciancarella chiede al gen. Tonini capo allora della 46a aerobrigata di sanare la sua posizione nel 1984, quindi il ricorso non è ne' tardivo nè tantomeno Ciancarella è acquiescente. Allora è legittimo chiedersi a Ciancarella e famiglia è stata fatta pagare la posizione su Ustica del Ciancarella in questo ottimo articolo su Casablanca n 28 diretto dall'impagabile giornalista antimafie Graziella Proto? Giudicate voi. un abbraccio. Laura Picchi

Il Missile della Cassazione
 
 
Mario Ciancarella
Oltre una ventina le morti sospette. Infarti, suicidi, omicidi, attentati, rapimenti, sparizioni, incidenti stradali e aerei. La strage di Ustica è costellata da una serie di stranezze e misteri. Potenziali testimoni, persone che forse avrebbero potuto fornire elementi utili per ricostruire ciò che avvenne la sera 27 giugno 1980 sul Mar Tirreno morte inspiegabilmente e misteriosamente. Considerato un “inconsapevole depistatore” (un modo forse per evitare di andare a processo), anche l’autore di questo articolo, all’epoca capitano pilota delle F.A. e leader del Movimento Democratico dei Militari, è stato protagonista del dopo Ustica. Si è battuto per far emergere la verità, all’interno e all’esterno dall’esercito, ha pagato con la radiazione, sulla quale pesa il sospetto della falsificazione della firma del Presidente Pertini. Dopo di tutto questo, finalmente arriva: un missile. Ma chi lo ha sparato?
 
È un “missile” che crea nuovo dolore e fa male e apparirà strano a quanti conoscono minimamente la mia vicenda umana, una vita massacrata dalla e per la vicenda Ustica – che io possa parlare così della sentenza della Cassazione. Ma proprio per tutto ciò che ho subìto, e grazie comunque a un incrollabile rispetto Istituzionale, mantenuto, affermo che questa sentenza rinnova dolore e fa male. Fa male anzitutto perché un sacrosanto diritto risarcitorio viene riconosciuto alle sole poche famiglie che avevano avviato il ricorso civile, e non sembra che la sentenza riesca ad offrire input sufficienti per un’immediata – e doverosa – estensione di tale diritto a tutti i familiari delle vittime della strage. Crea poi nuovo dolore perché, pur riconoscendo che il missile sia stata la causa diretta di quella strage, sembra voler evitare da una parte ogni valutazione sull’irresponsabile ed infondato diverso
pronunciamento delle Corti Penali, e dall’altra non entra nel merito. Cioè, quel missile – se missile è stato – può essere stato sparato (volontariamente e premeditatamente) solo da un nostro velivolo e non da altri. Purtroppo non ci sono altre e diverse possibilità, altri e diversi scenari immaginabili. E quello che più fa male è assistere alla rincorsa sia di alcuni esponenti dell’informazione che di alcuni familiari delle vittime di vecchie ipotesi fantasiose (come la responsabilità diretta francese nell’abbattimento del DC9) e di indifferenza alla sorte di altre vittime. Come Sandro Marcucci che ha dato la vita per la ricerca di percorsi adeguati, e nelle sedi deputate, per poter svelare questa drammatica ed unica verità. C’è tanto sangue, troppo sangue, in questa strage, per potersi dichiarare soddisfatti di una sentenza che appare coraggiosa solo nell’affermazione della “causa missile” ma
si tiene lontana dalle conseguenze di una simile affermazione. Una sentenza che cade per di più nell’attuale vuoto siderale della politica elettoralistica italiana e nella cultura di irresponsabilità e di improntitudine che caratterizza i nostri esponenti politici.
 
RUOLO DELLA POLITICA E DEI SERVIZI
 
Il Giudice Priore una volta mi dichiarò personalmente (come gli ho ricordato in una lettera che egli ha documentalmente ricevuto) di non essere intenzionato a indagare il livello politico della strage. Ma questo lo avrebbe costretto (come nei fatti lo ha poi costretto) a snaturare quella che sembrava diretta responsabilità italiana e che veniva ad evidenziarsi dalla sua testarda ed attenta ricerca dell’unica possibile dinamica e verità sulla strage. Costringendosi così a costruire forzati capi di imputazione che ben
era consapevole egli stesso non avrebbero retto al dibattimento. Un dibattimento di fatto svoltosi tra l’altro con un formale rito accusatorio, dopo un’inchiesta inchiodata dall’on. Cossiga al vecchio rito inquisitorio. La mia vita è stata massacrata dalla e per la vicenda Ustica. Ma non solo. Ho subìto da parte di alcuni esponenti di vertice del mondo militare, insofferenti ad ogni istanza di Democrazia, situazioni di aberrazione della legalità democratica, del rispetto dei diritti umani e della verità.  La colpa? Aver cercato di oppormi alla consumazione di ignobili e illeciti mistificazioni, che si consumavano nel mondo militare ma avevano sempre la copertura, se non l’esplicito avallo, della volontà politica. Fatti ed episodi che si incrociarono con la tragedia di Ustica. È stato così che si è arrivati ad un provvedimento di radiazione sul quale pesa addirittura il sospetto non infondato (come accerta una perizia calligrafica di parte) della falsificazione della firma del Presidente Pertini sul provvedimento.  La strage missilistica non piaceva. Era tabù.  La tragedia di Ustica era il risultato di un progetto stragista costruito a tavolino con freddezza e cinismo, realizzato male per via dei conflitti interni ai nostri servizi – tuttavia, per molti non bisognava nemmeno parlarne. Si faceva girare invece l’ipotesi francese astutamente suggerita dall’ambiguo e misterioso Cossiga – Presidente della Repubblica. I sostenitori di tale sciagurata ipotesi, destinata ad occultare per sempre la verità sulla strage, non sembrano cercare nella sentenza quei rigorosi riferimenti alla realtà cui essa avrebbe dovuto riferire
per affermare la vera responsabilità di una strage missilistica. Chi sono i mandanti? Chi sono gli esecutori? Quale movente?
 
AMBIGUITÀ E COPERTURE ISTITUZIONALI
 
Eppure sarebbe bastato poco. Sarebbe stato – e sarebbe ancora – sufficiente narrare l’audizione in Commissione Stragi (Commissione Parlamentare di indagine sul fenomeno del Terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi) dell’allora CSMA Gen. Arpino, con le sue terribili e spudorate ammissioni – “Ammetto che il Mig possa aver volato qualche giorno prima..., Ammetto che nell’Arma possano esserci stati cialtroni..., Ammetto che abbiano potuto essere stati consegnati alla Magistratura ordini di servizio alterati....” – per chiedere apertamente conto alla politica del ruolo svolto da alcuni suoi esponenti Istituzionali, nella “amnesia del controllo Aereo” e nella ridda di alterazioni della realtà dello scenario della strage. Una sequenza di manipolazioni operate da uomini dell’apparato militare con l’evidente convinzione e garanzia di impunità. Fino all’ultima beffa del codice cripto-NATO per la lettura “reale” dei tracciati radar. Basta rileggersi le dichiarazioni dei Generali imputati non appena conosciuta l’incriminazione: “Se avessimo realmente sbagliato lo
avremmo comunque fatto in obbedienza ad ordini ricevuti”. Sarebbe stato – e sarebbe ancora – sufficiente raccontare l’ambiguità del Ministro Lagorio, a partire dai giorni immediatamente precedenti alla strage – “Una terribile parola, guerra, che era scomparsa da più di trent’anni dal vocabolario dei popoli europei è tornata in questi mesi a far parte del parlare preoccupato del nostro popolo. (…) Dobbiamo poter contare anche (?) sulle Forze Armate, su forze fedeli e sugli uomini”. Qualche giorno dopo in Parlamento si smentì “Non abbiamo da preparare nessuna guerra contro nessuno” – afferma il Ministro, che arriva ad esibire un tono gigionesco – “Il Ministro della Difesa è un pacifista. Io rifiuto l’antico detto latino si vis pacem para bellum”. (...)  
 
Sarebbe necessario uno scatto di dignità delle Istituzioni, dell’informazione, della pubblica opinione – per pretendere che siano avviate quelle scelte minimali per non lasciare nel limbo le responsabilità per le stragi consumate nel nostro Paese e per impedire che si possano rinnovare in avvenire i medesimi percorsi di depistaggio a fini di impunità. Sarebbe sufficiente e necessario anzitutto definire il reato di depistaggio (oggi assente dal nostro codice) e collegare all’imprescrittibilità che caratterizza i reati di strage, tutti i reati minori, oggi prescrivibili in tempi molto brevi, collegabili comunque ad un depistaggio relativo e funzionale ad una strage per assicurare impunità (distruzione di documenti veri – costruzione di documenti falsi – falsa testimonianza). Si tratta di
reati certamente minori, ma assolutamente funzionali al sistematico depistaggio per costruire impunità, dunque in caso di strage assumono la stessa rilevanza della mera esecuzione di ordini. Come avrebbero voluto fare i criminali nazisti per giustificare il proprio operato. Renderli imprescrittibili, quando e se collegati ad una vicenda di strage, significherebbe togliere spazio ad ogni facile sudditanza e passiva subordinazione di fronte a possibili disposizioni illecite e criminali di superiori, militari o politici che siano. Ma c’è anche un altro lungo percorso di cultura democratica che andrebbe promosso nelle nostre Forze Armate rendendo finalmente operativo quell’articolo 4 della Legge sui Principi della Disciplina Militare che, oltre a riconoscere il diritto di sindacato sulla legittimità degli ordini ricevuti, stabiliva il
dovere di disobbedienza per ordini contrari alla legalità e contro le Istituzioni. Su quel percorso molti di noi, Militari Democratici, sono stati letteralmente massacrati
nella loro vita professionale, civile e di relazione. E sarebbe infine necessario che Magistrati audaci si decidessero ad accertare la verità, senza alcuna sudditanza, su ogni violazione della Legge e della Dignità Umana per la strage di Ustica. Lo stesso per ogni altra turpe strage consumata sul nostro territorio e contro il nostro Popolo, per una sudditanza non dichiarata verso le volontà egemoni di altri e diversi Governi tesi al dominio sul mondo attraverso la corruzione e la violenta repressione di ogni “indisciplina”. Possiamo dunque ripartire da questa sentenza, ma per cortesia nessuno esulti o si fermi sull’orlo dell’indicibile e dell’inconfessabile.
 

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