Creato da arjanna83 il 16/05/2006

READY TO GO?? ;)

Il mondo insieme a te. Secondo me.

 

E sono ancora qua.. eh già

Post n°523 pubblicato il 23 Aprile 2013 da arjanna83

Oggi è una di quelle serate no. Una di quelle serate in cui bisognerebbe bere un bicchiere d'acqua, mettersi a letto e dormire.

Quella casa di cui parlavo sei mesi fa, è diventata nostra.

E in sere come queste, questa casa perfetta per noi la sento vuota.

Inutile piangersi addosso, bisogna fare scelte e sulla base di queste scelte andare avanti nella direzione che si è scelto.

Eh già, è solo una questione di scelte. Ma non solo.

A volte non si può scegliere, non si può avere quello che si vuole quando si vuole.

Quanta banalità in poche righe..

 

Su internet, o in tv, non ricordo, di tanto in tanto sento o vedo passare una frase tipo questa:

"Dal momento in cui nasciamo fino alla morte ci è concesso solo un certo numero di respiri."

In queste giornate un pò buie, mi chiedo quanti respiri ci restano.

 

Chi mi conosce dice che sono troppo ansiosa. Ne sono consapevole.

E' sempre il solito discorso.. è sempre più facile dare consigli agli altri piuttosto che applicarli in prima persona.

 

 

 
 
 

Un respiro profondo.

Post n°522 pubblicato il 22 Settembre 2012 da arjanna83

Due respiri profondi.

Tre respiri profondi.

Un pizzicotto al braccio. Facciamo due? Nel dubbio tre.

E' tutto sempre li? Non mi sono svegliata nel mio letto?

Ho trovato la nostra casa. Con una telefonata casuale, dopo una delusione non da poco per un'occasione sfumata.

E' li. Gialla. Con il camino come vuole il sig. Mooo. Nel gentil paese vicino, come sarebbe sempre piaciuto al sig. Mooo. Con il giardino come la voglio io. Con lo studiolo come lo voglio io. Senza troppa gente intorno, come piace a noi. E se proprio vogliamo la compagnia, ce la andiamo a cercare.

Domani mattina chiamiamo il Sig. Agente e confermiamo il ns. interesse. E' impossibile che l'abbiano venduta nel frattempo, l'abbiamo vista oggi pomeriggio alle cinque.

Anche l'importo del mutuo che dovremo richiedere, grazie all'aiuto enorme dei miei, è arrivabile. Dovrebbero darcelo senza problemi e noi dovremmo ottenerlo altrettanto senza problemi.

Come ha detto il Sig. Agente, una volta entrati dobbiamo solo preoccuparci di cosa guardare in tv.

Cioè, che la ruota abbia iniziato a girare nel ns. senso? Che la telefonata più casuale di tutta la ns. vita si sia trasformata in quella che ci farà comprare la ns. casa? Più ci penso meno ci credo.

Se ci aggiungiamo che Suocera quando ha avuto la notizia era anche quasi contenta per noi.. oggettivamente, è alquanto probabile che stia per finire il mondo come avevano predetto i Maya.

 
 
 

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Post n°521 pubblicato il 13 Agosto 2012 da arjanna83

Con ieri ho finito le ferie, con la visita non programmata dei parmigiani (bei formaggioni!! :P) che se ci mettevamo per organizzarla così non ci si riusciva.. peccato per l'ameba.

Oggi sono tornata a lavorare, rientro relax con oggi e domani, break di mercoledì, poi giovedì e venerdì poi di nuovo week end.. I love it!

Nella vita bisogna avere pazienza, e questa volta ho provato a mettercela. E siamo arrivati al dunque. Se è vero che nella vita per capire cosa una persona prova, bisogna trovarsi nei suoi panni, oggi ho fatto capire al coinquilino cosa vuol dire sentirsi rispondere picche su qualcosa che ti interessa.

Premessa 1: a parte la fase iniziale sole-cuore-amore in cui a qualunque domanda la risposta era "sì amore" "certo amore" (salvo poi sbuffare mezza giornata), siamo arrivati alla fase del "se mi va, lo faccio, se non mi va, ti attacchi". Senza possibilità di intermediazione. Cioè, neanche a me piacciono tante cose che fa lui, ma magari ci si adegua e una volta io e una volta te, che magari ci fa piacere stare insieme.. Abbiamo fatto un periodo in cui non si è fatto vedere neanche dai miei, al punto che mi hanno chiesto se era tutto ok tra noi..

Arrivando al dunque, stasera il gentil pinguino aveva promesso al baby di andare al cinema, voglia di andarci pari a quella di mettersi due dita negli occhi. Quando me lo ha chiesto gli ho risposto che mi ero organizzata per guardare le mie serie tv registrate da X settimane, e che non interessandomi il film non sarei andata. C'è rimasto talmente male che non ha neanche ribattuto (che gli piaccia vivere?). Farò il bis la prossima settimana, altro film altro picche. Poi gli chiederò se è divertente sentirsi rispondere che all'altro non gliene frega una cippa.

Premessa 2: amando la natura (ehm.. si) e divertendomi a passeggiare per hobby (prova con MAGNA MENO) con l'avvicinarsi della bella stagione mi riprometto di andare a camminare. Peccato che a me non piaccia andare in giro da sola a camminare (metti che mi venga uno schioppone? chi mi raccatta?). Da qualche anno chiedo al coinquilino se qualche sera (non tutte) avesse mai voglia di farmi compagnia. Risposta: NO.

Il gentil coinquilino, che si è operato al gentil ginocchio dieci gentili giorni fa (more or less) si è reso conto che dovrà scarpinare per far riprendere forza allo zampone, con cosa se ne esce? "Oh, adesso quando mi danno il via libera tu e baby venite con me a camminare".. Al mio PREGO? deve essergli stato chiaro che FORSE aveva un problema, ma avendo un DIAVOLO INCAZZATO per capello (e una capigliatura discretamente folta) gli ho evitato lo sforzo di capire a cosa facevo riferimento. Deve ancora rispondermi.

Poi alla fine della fiera ci andrò, ma avevo necessità di fargli capire cosa vuol dire. Chissà che non gli faccia contatto il criceto la prossima volta che apre bocca.

Si, ok, sono eccessivamente ottimista e pretenziosa.

 
 
 

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Post n°520 pubblicato il 29 Luglio 2012 da arjanna83

Da stasera sono in ferie, uhhhh che cosa carina. Domani mi faccio una gitarella in montagna, anche perchè martedì il coinquilino si sparerà una giornata di day hospital pro-riparazione-ginocchio, e speriamo che questo non si traduca in una sua eliminazione..

 

 
 
 

Mio fratello.

Post n°519 pubblicato il 16 Luglio 2012 da arjanna83

Da piccoli era una rissa dietro l'altra, ma non eravamo capaci di stare lontani. Poi è arrivata l'età dell'adolescenza, io ero quella scalmanata e ribelle, lui calmo e pacato. Manca a dirlo, il cocco di mamma. Che a tutt'oggi, si fa portare i panni da lavare anche se lui vive a 60km e fa l'impossibile per lavarli, asciugarli e stirarli in poco più di 24 ore, perchè lui deve rientrare a casa.

Poi c'è stato un momento di black out, in cui ero a culo con il mondo, lui compreso. Inevitabilmente distanti. Poi ci sono state due righine su un test di gravidanza, e lui fu il secondo a saperlo. Non dimenticherò mai la sua faccia, nè la sua voce quando mi chiese se i nostri lo sapevano già. Ehm no, ero ancora viva :).

Poi sotto di noi si aprì una voragine. La malattia della mamma, la malattia e la morte della nonna materna, la morte dei nonni paterni nel giro di un mese. Qualcosa che a raccontarlo, ci si chiede se la sfiga avesse preso residenza da noi. Non per i fatti in sè, ma per il concatenarsi delle cose. Come se ci fosse uno con un badile ad aspettare che ti tirassi su, per cacciarti una botta e ricacciarti a terra.

Siamo fratelli, figli di stessa madre e stesso padre, e per molti versi troppo simili. Troppo schivi e riservati per piangere uno sulla spalla dell'altro, perchè il dolore ci hanno insegnato che non è indispensabile che diventi di dominio pubblico.

Poi ad un certo punto ci siamo ravvicinati, ogni settimana andavo dai miei e ci facevamo una passeggiata, condividendo momenti, emozioni, come una volta. Beccandoci per via delle nostre opinioni continuamente diverse.

Poi è arrivato l'autunno, ed un progetto di casa (suo), vicino al suo lavoro, a 60km da qui. Poi, alle porte dell'inverno, il ricovero di nostro padre e la paura di non farcela. Era il cinque dicembre, un ricovero annunciato per un'appendicite. E una TAC programmata per il giorno dopo che non lasciava presagire niente di buono. Ed una diagnosi, che aveva lasciato tutti a bocca aperta. Ricordo ancora quando mia madre mi ha chiamata, per dirmi di andare giù, subito. Una parola sola, che mi riecheggiava nella testa. Che quando è stata pronunciata da mia madre, ha tolto ogni dubbio. Il primo pensiero è andato a mio padre, il secondo a lui, che ancora non sapeva niente. Il terzo a mio figlio. Una settimana di attesa. Un intervento fissato per il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. Un giorno di ferie dal lavoro, impossibile esserci, il tentativo di stare a casa ma da sola non riuscivo. Mi sono parcheggiata da mia zia, non ho neanche preso su il telefono per chiedergli se voleva che andassi giù. Avevo bisogno di una spalla, qualcuno a cui appoggiarmi in quella giornata in cui tutto poteva succedere. Ed una diagnosi ribaltata, come essere dentro ad un tunnel e, a un certo punto, d'improvviso, la luce. E, nei giorni seguenti, l'inizio di un calvario. Quando ci davamo il cambio in ospedale per stare con lui, quando ci ha guardato e ci ha detto che "la mamma non ce la faceva più". Quando dovevamo entrare in quella stanza dopo aver fatto un respiro e con un sorriso. Quando mi ha detto che un terzo intervento lo avrebbe fatto, poi gliela avrebbe data su perchè non ce la faceva più. Quando, il giorno di Natale, gli hanno cambiato il dottore e questo dottore gli ha cambiato radicalmente la terapia. Ed un nuovo inizio. Le litigate a casa dei miei perchè secondo lui stare li significava accrescere in lui la paura che non ce l'avrebbe fatta, e secondo me voleva dire essere li per dare una mano, e dire una parola se necessaria. Non so quante volte nei giorni che ho passato li dentro ho guardato e riguardato quei drenaggi, aiutandoli a scaricare, per capire se potevo farmi sfuggire uno "stai migliorando, tra poco si torna a casa". La chiamata a mio zio per dirgli di non parlare con lui di ritorno a casa, finchè non siamo sicuri di quando ci si torna. E l'ennesimo, ultimo spostamento al primo piano, dopo il quale è tornato a casa.

Avrei fatto e farei ancora qualunque cosa per evitare a mio fratello qualunque tipo di dolore, anche se ancora oggi lo prenderei a schiaffi certe volte quando apre bocca. Ma senza di lui non potrei stare. Ha dovuto firmare per la casa quando mio padre ancora era in ospedale, in bilico su un filo. Senza nessuno che si felicitasse con lui. Anche se io, indirettamente, sapevo, non potevo parlare con lui per una questione di rispetto, come spiegai ai miei, se lui non ha voluto dirmelo, aspetterò che decida di farmelo sapere.

Oggi, mentre a sedere sul divano guardavo mio padre prenderlo in giro perchè si era bruciato stando a prendere il sole, e mia madre intenta a stirargli le camicie, mi sono resa conto di quanto mi manca averlo vicino.

E di quanto non voglia che a mio figlio manchi qualcuno con cui avere un rapporto così.

 
 
 
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