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« Battute finaliLa bestia( capitolo 2) »

La bestia( capitolo 1)

Post n°3449 pubblicato il 30 Aprile 2026 da paperino61to

Questo racconto è stato scritto nel 1985, ho ritrovato il manoscritto mettendo a posto lo sgabuzzino. Ho rivisto alcuni passaggi ma in sostanza l'impianto del racconto è rimasto uguale. Buona lettura 

 

La creatura si aggirava furiosa in cerca di cibo. Erano diversi giorni che non mangiava, si agitava in cerca di una preda grande o piccolo non importava, importante che saziasse la sua fame. Il silenzio della natura acutizzava i suoi sensi, difficilmente le sue prede sarebbero riuscite a sfuggirgli. Aveva percorso diverse miglia da quel giorno in cui quel dannato cacciatore cercò di ucciderla, la sua pelle valeva molto e l’animale in qualche maniera riuscì a percepire questa cosa. Scappò attraverso le montagne dello Tymont, costeggiò il piccolo torrente e deviò verso il passo di Carter. Le rocce si stagliavano alte nel cielo, le sue orme s’intravedevano appena ma il cacciatore era esperto e continuò la sua caccia. Fu davanti al fiume Wachita che la preda si stufò di essere braccata. Tornò sui suoi passi e si nascose tra le grandi querce e si acquattò aspettando l’arrivo dell’uomo. Il cacciatore arrivò l’indomani mattina sicuro di sé, erano anni che cacciava i puma e quella bestia non l’avrebbe fregato:”Nossignore, nessuno riesce a fregarmi tanto meno una bestia senza cervello”. Si fermò, posò il fucile a terra e si accese una sigaretta, ma un ruggito lo fece trasalire. Non ebbe il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo. In un attimo la bestia gli fu addosso, un urlo echeggiò nell’aria. L’uomo era riverso su se stesso in una pozza di sangue, i vestiti fatti a brandelli, il corpo totalmente maciullato, mentre il silenzio era rotto dal masticare del puma. Saziata la fame si allontanò per la sua strada, lasciando quello che rimaneva del cadavere agli altri animali. Il tempo stava per cambiare, probabilmente era in arrivo una tempesta. Le nuvole incominciarono ad addensarsi, era ora di cercarsi un riparo. Lo trovò in una grotta abbandonata, l’entrata era stretta ma riuscì lo stesso ad entrarci, lo stomaco incominciò a brontolare, aveva di nuovo fame, le forze incominciavano ad abbandonarla, cercò di riflettere guardandosi intorno, nell’oscurità i suoi occhi gialli sembravano due fari, ma non c’era nulla di vivo, manco un topo o un serpente, la stanchezza prevalse e lentamente chiuse le palpebre. Intanto fuori dalla grotta incominciava a piovere sempre più forte, il vento soffiava sempre di più piegando persino gli alti pini fino a spaccargli a metà. “La beccheremo Sam, stai tranquillo e gliela faremo pagare cara per quello che a fatto a Clem”. Il gruppetto di cacciatori si era messo alle costole del puma, erano giunti sul luogo dove il loro amico aveva perso la vita un paio di ore dopo. Avanzarono fino al passo di Carter e si fermarono un attimo per consultarsi tra loro sul da farsi. Percorsero diverse miglia prima di ritrovare le orme della bestia. La notte stava avanzando, rimanevano solo poche ore di luce. “Di qua!” esclamò Ted. “Fate presto maledizione, le orme sono quasi cancellate dalla pioggia”. Il gruppo si mosse compatto. Attraversarono un piccolo torrente mentre Ted si arrampicò fino in cima ad una piccola montagnola ed arrivò davanti alla grotta. “E’ la dentro, prendiamola!” urlò Joe. “Si, ammazziamola adesso!”. “No!” rispose Ted “Adesso è notte e dove si trova il puma non riuscirebbe a scappare. L’unica via di fuga è quell’entrata. Faremo dei turni, accendiamo un paio di fuoco sperando che non inizi a diluviare”. “Lo faccio io il primo turno” esclamò Sam, mentre si appostò dietro a una piccola altura a ridosso dell’entrata della grotta. Gli altri cercarono di sistemarsi dietro a delle rocce, nel frattempo la pioggia iniziò a imperversare ininterrottamente e l’idea di accendere un fuoco finì per farsi benedire. Normalmente dopo il temporale dovrebbe uscire l’arcobaleno, ma in questa regione dimenticata da dio difficilmente lo si può scorgere. Le prime luci dell’alba incominciarono ad apparire; l’aria era gelida, il tempo non prometteva nulla di buono. L’animale si svegliò, cercò d captare se vi era qualche presenza ostile al di fuori della grotta, poi lentamente si stiracchiò, emise uno sbadiglio ed iniziò ad uscire con passo furtivo. “Sveglia ragazzi, si sta muovendo”. In un attimo gli uomini erano pronti al loro posto. Le canne dei fucili puntate sull’ingresso della grotta, la tensione la si leggeva nei loro volti. La belva uscì dal nascondiglio, era incerta, confusa, non sapeva quale direzione prendere, il suo istinto felino percepì qualcosa nell’aria. Si irrigidì per un attimo, poi si voltò su se stessa e puntò dritto ad una roccia. Qui si fermò nuovamente annusando l’aria, ritornò indietro: a quel punto intuì il pericolo. Gli tornò in mente ciò che gli era successo nei giorni passati, per un interminabile istante rimase ferma, poi ruggì. “Ora!”. Il crepitio dei fucili ruppe il silenzio. Erano armi automatiche, professionali in mano a cacciatori esperti, difficilmente avrebbero sbagliato mira. Ma il freddo della notte intorpidì le loro dita e la tensione accumulata fece il resto, facendo sì che numerosi colpi andassero a vuoto. La bestia scattò e con un balzo scavalcò gli uomini e si adagiò con regale maestria al centro del bivacco. “Maledizione!”. Cercarono di girarsi in fretta, ma non tutti furono lesti. In un attimo il puma saltò addosso a Joe. I denti affondarono nella giugulare, l’uomo non ebbe neanche il tempo di accorgersi cosa gli stava accadendo, non emise un grido, semplicemente stramazzò al suolo. I fucili continuavano a sputare fuoco,ma senza riuscire a colpire la bestia, era troppo agile e veloce. Si nascose dietro ad un albero ed attese che gli uomini venissero a cercarla. Non sarebbe più scappata, non sarebbe servito a niente, altri cacciatori le avrebbero dato la caccia se questi fossero riusciti a scappare, e avrebbe dovuto di nuovo darsi alla fuga. “dividiamoci, così non potrà scapparci” disse Sam ai suoi compagni. “No, è un errore, è troppo veloce, aspetta il momento buono per saltarci addosso, conviene rimanere uniti” rispose Ted. “D’accordo,che direzione avrà preso?”. “Ho paura, voglio tornare indietro!” gli fece eco Willie, era il più giovane tra loro. “Se faremo come dico io non succederà nulla a nessuno di noi” esclamò Ted. Il tempo non lasciava presagire nulla di buono, le nuvole erano di colore nero ed erano sempre più minacciose. “E di Joe che ne facciamo?”. “Cerchiamo di coprirlo con del pietre e rami, in modo che nessun animale banchetti con il suo corpo, poi verremo a prenderlo con il furgone”. Ted Bannigan era appoggiato ad una roccia, mille pensieri occupavano la sua mente. Pensò a come conobbe Joe, alla loro passione per la caccia, per la musica country e per le donne. Pensò a tutto quello che era successo fino adesso, due amici morti per colpa di un dannato puma, eppure non era la prima volta che cacciavano questo animale. La belva si mosse silenziosamente, aggirò gli uomini posandosi alle loro spalle e pensò al da farsi. La paura si era impossessata di loro, lo stava percependo, erano nervosi lo vedeva dai loro gesti, sentiva l’odore del sudore provenire dai loro corpi. Il suo udito era teso al massimo pronto a sentire il minimo rumore o movimento da parte loro. “Sam accendi il fuoco, fa un freddo cane, quella bestia sarà ormai lontana”. Disse Ted. Con calma l’uomo si avvicinò al braciere e accese la legna e un calore si sprigionò nell’aria. Si accovacciò e si accese una sigaretta osservando il cielo sempre più scuro. Erano passate un paio di ore quando tutti e tre concordarono la decisione di proseguire. Raccolsero i loro zaini e si mossero verso ovest. Un cumulo di pietre e arbusti con sopra una croce testimoniava il loro passaggio in quel luogo.

(Continua)

 
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