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La ragazza scomparsa( 1 capitolo)

Post n°3461 pubblicato il 24 Maggio 2026 da paperino61to

In questo mese di luglio la calura si fa sentire in città, pur con le finestre aperte e il ventilatore che gira alla massima velocità non si ha nessun refrigerio. Vedo Tirdi boccheggiare mentre Perino fa la spola tra il bar di fronte alla questura e l’ufficio per poter bere una bibita fresca.

“Ragazzi, mi sa che è meglio andare a casa, le pratiche le abbiamo sbrigate, e non c’è ragione di starsene qui a soffrire il caldo”. Tirdi mi risponde che va bene:”Andrò a casa a prendere la famiglia e la porterò in riva al Po”. Perino borbotta qualcosa di incomprensibile, ma dal suo volto traspare la gioia di uscire dall’ufficio. Anche all’aperto non è che vada molto meglio con il caldo, decido di percorrere i portici che portano fino a Piazza Vittorio, così sono sicuro di trovare l’ombra. Passo un attimo da mamma Gina per sapere come sta e poi vado da Maria al negozio.

“Ciao Marco, con questo caldo puoi immaginare come sto, la pressione si abbassa e il cuore che va a mille”.

“Vuoi che ti chiami un medico?”.

“No grazie, piuttosto vai da Maria...se volete venire a pranzo oggi c’è brasato al barolo”. “Benissimo allora prepara per due, a dopo ciao”.

Maria nel negozio è intenta a servire una cliente, mi metto in disparte e aspetto che finisca. Dal suo volto capisco che se potesse gli avrebbe già dato il benservito, è quella che lei definisce “madamin neuja”(signora seccatura).

“Meno male che se ne è andata, non l’avrei retta ancora per molto. Mi ha fatto impazzire: questo vestito è stretto e quell’altro largo, poi è troppo corto, troppo lungo e il colore...per fortuna qualcosa ha comprato, ci sono delle madamin che ti fanno solo perdere tempo...le detesto!”.

Rare volte ho visto Maria incavolata come oggi, e sinceramente non posso darle torto.

“Non te la prendere, mamma Gina ci ha prenotato un tavolo: oggi a pranzo brasato al barolo”.

“Allora forza andiamo di corsa, ho una fame”.

Come sempre il pranzo è insuperabile e ammetto che mamma Gina la considero come una seconda madre.

“Marco, scusami se ti disturbo, ma devo chiederti un favore…”.

“Dimmi pure, sai che non disturbi mai”.

“Il favore riguarda dei miei amici, è una coppia che vorrebbero parlarti, riguarda la loro figlia”.

“Digli di venire nel mio uffic…”. “Non vogliono hanno paura, la mia impressione è che sono stati minacciati da qualcuno”.

“Capisco, dammi l’indirizzo, vado io a trovarli”.

“Grazie Marco, te lo scrivo subito”.

“Bravo il mio commissario, un’altra indagine, spero non sia complicata come quella che riguardava Perino”.

“Speriamo Maria, mi è bastata quella per farmi venire i capelli bianchi”.

“Però ammetto che sei ancora più affascinante”.

La sua risata mi contagia, e mamma Gina ci guarda come se fossimo dei pazzi.

“Ecco l’indirizzo Marco, fammi sapere, sono amici di vecchia data”.

Nel pomeriggio chiamo Tirdi e gli dico di farsi trovare a questo indirizzo: Corso Stupinigi al numero 4: “Non è lontano da Porta Nuova”.

Mi domanda cosa succede e gli rispondo che non ne ho idea ma è un favore che mi ha chiesto mamma Gina. Suono al campanello di Lombardi, risponde una voce femminile.

”Commissario Berardi”.

“Secondo piano”.

La signora ci fa accomodare in sala da pranzo. E’ un alloggio modesto.

“Mio marito arriva subito, ma prego sedetevi. Volete un caffè?”.

“No grazie, signora la sua amica Gina mi ha accennato qualcosa riguardante vostra figlia”.

Il volto della donna è una maschera di dolore e le lacrime iniziano a bagnare le sue guance. “Mi scusi commissario... riguarda Agata...è arrivato mio marito”.

L’uomo ci guarda e la moglie dice: “Sono della polizia, li manda Gina”.

“Allora lei è il commissario Berardi, avrei voluto conoscerla in un’altra occasione ben più felice di questa”.

Prende una sedia e racconta che la figlia Agata è scomparsa da un paio di giorni.

“Inizialmente pensavamo fosse da una sua amica, ci aveva detto che andava a trovarla e si sarebbe fermata da lei, ma quando sono andato a casa sua mi ha risposto che è da parecchio che non la vedeva”.

“Dove abita questa ragazza?”.

“Una traversa di piazza Massaua, ecco le scrivo l’indirizzo esatto. L’amica si chiama Clelia Rossi”.

Domando se ha un fidanzato, la risposta è negativa.

“C’è una persona che comunque gli sta dietro, non so come si chiama, so che a me e a mio marito questa persona piace poco”.

Tirdi prende la descrizione dell’uomo.

“Vi ha dato modo di sembrarvi violento?”.

“No, ma è molto insistente. Agata si è lamentata parecchie volte con noi. Quando ho cercato di parlare con lui per chiarire la questione si è allontanato di corsa”.

“Non avete idea di dove abita?”.

“No, so solo che era in auto: una Fiat 500 Topolino”.

“La targa se la ricorda?”.

“No, purtroppo no…”.

La conversazione dura circa una mezz'oretta, ma non aggiunge nulla di concreto. Le uniche cose che abbiamo in mano è il nome dell’amica della figlia e sil suo indirizzo, un modello di automobile e la scuola che frequenta: il liceo scientifico Galileo Ferraris, in via Montevecchio 67.

“Commissario, lei crede che nostra figlia sia...sia…”.

La madre non riesce a finire la frase, ma il senso lo si capisce.

“Non so risponderle signora, quello che è certo è che farò di tutto per trovare la sua Agata, sarebbe utile se ci fornite una foto di vostra figlia”.

La donna la va a prendere:”Eccola, guardate come è bella la nostra figliola. L’abbiamo scattata nel giorno del suo compleanno, vede il ciondolo a forma di cuore, era il suo regalo, vede come è bella la nostra bimba?”.

In effetti è molto bella: occhi verdi, capelli ramati, un volto che rasenta la perfezione, un sorriso che denota la gioia della sua età. Nel tornare in questura Tirdi domanda quali azione dobbiamo intraprendere.

“Tu con Perino andate dall’amica, io vado al liceo. Inoltre prova a fare una ricerca dei proprietari di auto di quel modello, nel frattempo fai fare delle copie della foto e girale ai nostri colleghi”.

Il preside mi accoglie nel suo ufficio e mi dice subito che lui non sapeva dell’assenza della ragazza. Domanda al bidello di chiamare i professori:”Loro sicuramente sapranno dirle qualcosa di più rispetto a me”.

Nel suo ufficio entrano un paio di persone.

“Buongiorno preside ci ha fatto chiamare?”.

“Si! Il commissario vorrebbe farvi delle domande in merito alla signorina Agata Lombardi”.

I professori si guardano stupiti tra loro e domandano se è successo qualcosa alla ragazza.

“I genitori hanno denunciato la scomparsa, è da un paio di giorni che non la vedono. Volevo sapere se voi ne sapete qualcosa”.

“No, per nulla, l’ultima volta che l’ho vista mi aveva accennato che non stava bene”. A parlare era il professore di latino: Claudio de Petris.

“Sinceramente, io ho lezione una volta alla settimana, quindi non ho idea che la Lombardi mancasse da scuola”.

“Lei è?”.

“Mi scusi non mi sono presentato, sono Mario Nuggelli, professore di matematica”.

“Mentre io sono Lavinia Forlesse, insegnante di italiano e greco”. “Agata le ha riferito qualcosa in merito ad un eventuale assenza?”.

“No assolutamente, quello che posso dire è che la ragazza mi sembrava pensierosa negli ultimi tempi, meno gioviale del solito, so per esperienza che a quell’età gli sbalzi di umore sono frequenti”.

“Avete notato un’auto vicino al liceo quando gli studenti uscivano?”.

“Commissario, ci sono parecchi genitori che vengono in auto a prendere i figli”. “Capisco, allora riformulo la domanda, avete mai visto un uomo avvicinarsi ad Agata?”.

“Non mi pare e voi colleghi?”.

(Continua)

 
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