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La ragazza scomparsa( 7 capitolo)

Post n°3468 pubblicato il 01 Giugno 2026 da paperino61to

Riassunto: Il commissario risente l'amica della ragazza scomparsa: Clelia Rossi, ed è sempre più convinto che stia mentendo sul fatto che non sappia dove si nasconda Agata. Inoltre viene a scoprire, parlando con un addetto della ditta dove lavorava la Rossi, che quest'ultima le chiedeva spesso un passaggio sul camion quando usciva dalla ditta. Altri suoi colleghi confermano che ad inizio turno vedevano all'entrata dei dipendenti una Fiat Topolino 500 e quando finivano il lavoro l'auto non c'era più. Berardi con il suo collega vanno a casa dei genitori di Agata e trovano un diario segreto dove la ragazza scrive che scapperà di casa, perchè ha paura che quell'uomo faccia del male ai suoi. Prima di uscire viene attratto da una fotografia dove la Lombardi e la Rossi sono insieme.

 

“Per fortuna è intervenuta la titolare e con molta calma ma decisa l’ha invitata ad uscire”.

Poi mi domanda di come procede l’indagine sulla ragazza scomparsa. La metto al corrente e le faccio vedere la fotografia scattata assieme all’amica.

“C’è qualcosa in questa foto che mi assilla, ma non riesco a metterla a fuoco”.

Maria la guarda ma scuote il capo, non trova nulla neanche lei.

“E’ una normale foto, dietro c’è il castello del Valentino, perché ti assilla?”.

“Questo è il punto: non lo so, sento che la soluzione è in questa fotografia ma non riesco a capire”.

“Ora andiamo a letto Marco, credo che per entrambi sia stata una giornata faticosa”.

Dicono che la notte porti consigli, io credo che porti anche risposte alle domande che uno si pone. Silenziosamente scendo dal letto, la luce della luna che filtra dalla finestra mi permette di non accendere la lampada del comodino. Vado in cucina e chiudo la porta, prendo la torcia che è nel mobiletto. La fotografia è sul tavolo e la osservo bene e finalmente ho la risposta che cercavo. Maria nel frattempo si è svegliata e mi domanda se sto male.

“Mai stato meglio, so dove è nascosta la Lombardi!”.

Mi guarda come se arrivassi da Marte. La metto al corrente di ciò che non riuscivo a mettere a fuoco.

“Ammetto che la tua ipotesi è plausibile, bravo il mio commissario!”.

L’indomani mattina in ufficio metto al corrente Tirdi e Perino di ciò che ho scoperto, e rimangono stupiti e anche mortificati.

“Non potevate saperlo ragazzi, anche io quando ho visto la Rossi non potevo immaginarlo neanche lontanamente. Ora andiamo da lei, venite tutte e due”.

Il portone è chiuso, sul citofono un pezzo di nastro con un cognome diverso dal suo. Evidentemente la Rossi aveva paura che Roccati avesse scoperto come si chiamava. Bussiamo più volte alla porta dell’appartamento, sembra non esserci nessuno. Un vicino esce chiedendo chi siamo e cosa vogliamo.

“Polizia, sa se la signorina è in casa?”.

"Si, l’ho sentita rientrare da poco, al mattino presto esce per la spesa”.

“Signorina Rossi, apra sono il commissario Berardi, ho delle novità da comunicarle riguardo ad Agata”.

Passano alcuni minuti e la porta si apre.

“Prego entrate”. Il volto è ancora più pallido di quando l’avevo vista. Ci fa accomodare in cucina. Le borse della spesa sono sul tavolo.

“Cosa...cosa volete dirmi?”. “Innanzitutto sapere come sta, al lavoro sono molti preoccupati per lei, non si è fatta più sentire”.

Non risponde, e io continuo dicendo alcune cose riguardanti la famiglia della Lombardi. Noto che gli brillano gli occhi su ciò che gli sto dicendo. Poi tiro fuori le fotografie dove le due amiche sono insieme e quella dove la Lombardi è da sola e le poso sul tavolo.

“Quando ho visto questa fotografia assieme alla sua amica, un tarlo ha incominciato ad assillarmi. Non sapevo cosa, alla fine però sono riuscito a capirlo. Confronti questa foto con quella di Agata scattata a casa dei suoi genitori. Non nota anche lei una strana coincidenza?”.

“Non ...non capisco cosa voglia dire commissario”. Sta tremando.

“Mi scusi per la parola errata che ho usato, direi piuttosto che la parola esatta è rassomiglianza. Non trova che vi assomigliate molto lei e la sua amica, tanto che potrebbero scambiarvi per sorelle o addirittura per gemelle?”.

La risposta è un no secco.

“Guardi bene, ora immagini Agata che grazie a una tinta per capelli dal color ramato diventano di colore nero come i suoi. Ovviamente vengono anche tagliati, poi ci sono un paio di occhiali con lenti spesse che cercano di nascondere il colore degli occhi che guarda caso sono simili ai suoi signorina. La corporatura è identica, quindi potrebbe benissimo indossare i vestiti della sua amica. La voce, certo quella è diversa, ma non incontrando mai nessuno chi potrebbe accorgersene? Se la chiamano al telefono, lei dice che è raffreddata, e il gioco è fatto”.

“Continuo a non...a non capire”.

“Eppure è facile signorina Rossi...o dovrei chiamarla Agata Lombardi?”.

Questa frase la fa vacillare, con la mano si tocca il ciondolo che ha nel petto nascosto dalla camicetta.

“Scommette che indovino quale forma ha il suo ciondolo? E’ un cuore, regalo dei suoi genitori!”.

La ragazza incomincia a piangere. Tirdi le porge un bicchiere d’acqua.

“Si calmi signorina siamo qui per proteggerla, ci racconti tutto dall’inizio, i suoi genitori sanno che è viva, sono stati avvertiti e l’aspettano a casa”.

“Non posso andarci...quel maledetto gli farebbe del male”.

“Abbiamo il suo nome e descrizione, è solo questione di tempo prima che lo prendiamo”.

La Lombardi racconta la storia e di come la sua amica l’abbia aiutata, fino a quando anche lei non ha incontrato quel pazzo.

“Un giorno è arrivata spaventata, uscendo a fine turno aveva notato un auto. Lui è sceso dalla macchina e le si è avvicinato, si è fatto passare per un poliziotto e ha domandato di me”.

“Vada avanti, la prego”.

“Clelia ha risposto che non mi vedeva da settimane, ma lui non gli ha creduto. L’ha minacciata che se non diceva la verità ne avrebbe pagato le conseguenze”.

“Come ha fatto a risalire dove lavora la sua amica?”.

“Non lo so, credo che mi abbia seguito fino in ditta, è l’unica risposta che entrambe ci siamo date. Un paio di volte a settimana venivo ad aspettarla all’uscita”.

“Quindi lei ha preso le sue sembianze ed è per questo che non ha aperto al titolare della ditta dove lavora Clelia”.

“Si! Avevo paura che mi scoprisse”. “Ma perché la sua amica è andata via da qui? Potevate stare insieme”.

“Clelia aveva paura che nel condominio ci vedessero insieme, e se quell’uomo fosse giunto fin qui a fare domande…”.

“Capisco, quindi ha tolto il cognome dal campanello e sul citofono ne ha messo uno falso. Dove si trova ora la sua amica?”.

“E’ dalla nonna, abita a Santa Rita, ci sentiamo alla sera”.

“Sa che non potete stare nascoste per sempre vero?”.

“Lo sappiamo, ma cosa possiamo fare? Quell’uomo è matto, è un violento”.

“Dovevate rivolgervi alla polizia fin da subito. Mi dia l’indirizzo di dove si trova la sua amica”.

“Sarebbe meglio, le dica che andiamo da lei. Qui rimane il mio collega...e telefoni anche ai suoi genitori!”.

Con Perino ci rechiamo in zona Santa Rita, la nonna abita a ridosso della piazza. La signora ci fa entrare, sicuramente ha ricevuto la telefonata della Lombardi. Nella sala c’è anche la nipote.

“Buongiorno, sono il commissario Berardi”.

“Piacere di conoscerla commissario, siamo stati avvertiti dall’amica di mia nipote. Posso offrire qualcosa a lei e al suo collega?”.

“No grazie signora. Allora Clelia, sei disposta a dirci tutto? Ci mancano solo un paio di tasselli per completare il puzzle”.

La ragazza racconta tutto e coincide con quello che abbiamo scoperto. Non si discosta molto dalla versione della sua amica Agata.

“Ma perché non siete venuti in questura?”.

“Abbiamo avuto paura commissario, lei non ha visto in volto quell’uomo. Quando mi ha minacciato se non gli dicevo dov’era Agata...mio dio...quegli occhi, erano come iniettati di sangue. Ho chiamato mia nonna e lei mi ha accolto”.

“Signora lei sapeva di questa storia?”.

“No, lo apprendo solo ora. Clelia mi ha detto solo che aveva problemi con un suo vicino e che ha preferito allontanarsi”.

“Ora cosa intende fare commissario? Io e Agata abbiamo paura!”.

“Come le ho detto signorina, sappiamo chi è questa persona, è solo questione di tempo...però...mi è venuto in mente un’idea, ma lei e la sua amica dovete collaborare”.

“Cosa dobbiamo fare?”. Espongo il mio piano, non sembra convinta del tutto, ma la nonna mi dà una mano.

“Clelia, ha ragione il commissario, se volete tornare ad avere una vostra vita è l’unica maniera. Non devi aver paura ci sarò anche io con voi”. “Va bene commissario, Agata sa di questo suo piano?”. “No, l’ho elaborato solo ora, ma la metterò al corrente stia tranquilla”.

(Continua)

 
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