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Messaggi di Settembre 2021

My Secret :-)

Post n°2823 pubblicato il 29 Settembre 2021 da paperino61to

Se devo essere sincero da modesto e umile scrittore devo dire che mi trovo molto più a mio agio nei raccontini brevi che in quelli lunghi come il commissario Berardi, pur essendo un personaggio che amo, e mi indentifico in lui, facile capire in che cosa :-).

In un giallo tutto deve andare a posto come i pezzi di un puzzle e bisogna sempre fare attenzione a questa cosa, rileggere la bozza, rileggere la stesura corretta, rileggere ancora mentre si posta il racconto, insomma un lavoretto niente male.

Mentre in quelli brevi è molto più semplice, si possono anche eliminare i dialoghi, non sempre sono importanti in certe situazioni.

Quali racconti mi piace scrivere e mi danno più soddisfazione? Bella domanda, ho spaziato in diversi generi, dal serio (racconti impegnati sulla vita sociale) al meno serio, a quelli con le famose leggende sulla musica (Elvis ancora vivo e vegeto, ecc.) Ho scritto racconti ironici come quella dell’accoppiata papero/coniglio, quest’ultimo come sapete è mancato anni fa, da allora lo ammetto mi è venuto difficile scrivere ancora racconti dove il papero metteva in mostra la sua ironia, avrei potuto trovare un altro animale da affiancare al piumato ma era come mancare di rispetto al grande e mai dimenticato Valentino.

Ho scritto racconti “seri” dove lo spunto della partenza era dato dalla musica, bastava sentissi una canzone e le parole uscivano come magia, non chiedetemi come ciò sia possibile non saprei spiegarvelo.

Poi sono passato al “giallo” l’input è stato dato dallo sceneggiato(prima) e poi dal libro con le indagini del Commissario De Vincenzi, inventato da Augusto De Angelis e interpretato dal grandissimo Paolo Stoppa. Stesso periodo del nostro Berardi, città ovviamente diverse.

Ho scritto anche un paio di racconti western, dove la passione per genere è molto forte, specialmente per quanto riguarda film (specialmente quelli di J.Ford) e fumetti (ammetto di essere un patito di Tex).

Infine ci sono quelli che in qualche modo hanno la mia preferenza e so che alcuni di voi al contrario non li amano per nulla, è sono quelli dell’orrore. Attenzione, non sono da confondere con quelli definiti “splatter” che detesto notevolmente. I miei idoli è gente come Lovercraft, King, Bloch, Bierce, Poe, Howard (autore di Conan e Salom Kane).

L’orrore stile anni 30/40’ dove bastava una porta scricchiolare per farti sobbalzare, dove si vedeva il filo che teneva su un finto pipistrello nell’atto di volare, i vari Bela Lugosi, C.Lee, Karloff, Lon Chaney J., P. Lorre e P. Cushing come interpreti di questi film.

Quando scrivo questo genere di racconti, li immagino come dei fumetti, scene su una pagina bianca, e anziché disegnate, hanno le parole. Tempo addietro una mia ex conoscente del web mi disse: “Tu sei uno sceneggiatore!”. Forse non aveva tutti i torti.

Rimane comunque in ogni caso, che ha prevalere è la “Fantasia”, poi lo spunto può essere dato da un libro che si legge, da un fumetto, da una canzone come ho detto prima, ma rimane la partenza di base che è la “Fantasia”.

In qualche modo vi ho svelato il My Secret, ma mi raccomando non ditelo in giro, non vorrei mai che questa parola( Fantasia) prendesse il sopravento in questo nostro mondo meraviglioso ma allo stesso tempo disastrato.

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (18 capitolo)

Post n°2822 pubblicato il 28 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare ed arrestare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione e di Salza, titolare dell’omonima ditta. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a capire il luogo dove è stata portata e assieme a lei e ai suoi uomini riesce a liberarla. Il garzone della locanda da una mano al commissario legando il titolare, complice dei sequestratori e indicando delle casse scaricate in piena notte, hanno tutte lo stemma del regio esercito e contengono armi. Tornati a Torino, Berardi e i suoi uomini assieme alla Terazzi vanno in ditta e arrestano il titolare. La donna fa ritrovare le fotocopie dei documenti che attestano la truffa ai danni dell’esercito. Salza confessa facendo il nome del maggiore Carasso. Berardi decide di chiedere il permesso di arresto da parte del Ministro dell’Esercito: Pietro Gazzera, il quale dà il benestare dicendo che invierà a Torino due suoi ufficiali. Carasso dopo qualche reticenza ammette la sua colpevolezza anche nei delitti dei due agenti del SIM. Berardi ordina di arrestare la misteriosa donna dai capelli rossi: è la moglie del maggiore. Quest’ultima confessa come lei e suo marito hanno saputo dell’agente Priero, di come la circuito e ammazzato. Confessa anche che da Roma arrivano delle telefonate per avvisare che vi era anche un altro agente: Sibona. La donna conferma i sospetti di Berardi che il capo conosce bene la coppia, visto che sa il loro numero di telefono e lascia messaggi davanti alla loro porta di ingresso. Nel frattempo sono arrivati gli uomini del Ministero. Dal colloquio con costoro capisce che al Ministero c’è qualcuno che fa uscire notizie riservate, e viene individuato in tal sottosegretario Alducci, figlio del noto politico. Il quale è amico intimo di Riboni, Beradi intuisce che il vero capo della banda è quest’ultimo. I due ufficiali mettono sotto sorveglianza il telefono del senatore, dalle trascrizioni hanno le prove certe del suo coinvolgimento. Quest’ultimo parte per Torino ad incontrare Riboni, ma viene arrestato dagli uomini del commissario. In carcere incontra il maggiore Carasso e fa il nome del capo, il militare casca dalle nuvole, non avrebbe mai immaginato ci fosse stato lui dietro a tutta la truffa.

 

 

                 

 

Il senatore Alducci viene portato in questura con molta discrezione, come immagino nessun giornalista è presente al suo arrivo alla stazione.

Il signor questore ha invitato il Riboni per il primo pomeriggio, costui dapprima ha tentennato adducendo a vaghi motivi personali ma poi alla fine ha accettato, alle sue domande su come proseguono le indagini, il questore risponde che sapeva ben poco: “Il commissario Berardi è fatto a modo suo, non mi mette mai al corrente se non a cose fatte”.

“Bene senatore, la prego si segga”.

Il senatore è furente e il volto è livido di rabbia, protesta alzando la voce a tutto andare. Con me oltre che Tirdi vi erano pure i due ufficiali del SIM.

“L’abbiamo convocata qui caro senatore Alducci perché ci spieghi alcune sue frasi dette al suo amico Riboni”.

“Non conosco nessun Riboni, che frasi? Lei è pazzo commissario, ma ci penso io a farla internare!”.

“Senatore, vorrebbe negare queste sue frasi?” le porgo il foglio delle trascrizioni.

In un attimo strappa il foglio in mille pezzi poi sorride e domanda: “Quali trascrizioni?”.

“Le faccio i complimenti per la sua velocità ma anche per la sua stupidità. Crede che avessi solo quella copia? Eccone qua un’altra caro Alducci. Ripeto la domanda: ci spieghi cosa vogliono dire queste sue frasi! Vogliamo sentire la sua versione”.

Il volto diventa ancora più rosso dalla collera, impreca, minaccia, e tutto questo è accompagnato dal tremore su tutto il corpo. Per un attimo ho pensato che ci rimanesse secco sulla sedia”.

“Non ho nulla da dire, né a lei né ai presenti, e ora se non le dispiace me ne vado”.

“Certo che mi dispiace, perché dovremmo privarci della sua simpatica presenza? Allora le dico come interpretiamo noi queste sue frasi…”.

Espongo il convincimento del suo coinvolgimento nei due omicidi e della truffa al Regio Esercito, di come è intimo amico di Riboni, colui che è il capo della banda da noi arrestata. Di come il maggiore Carasso ha confermato il tutto, stessa cosa per i due militari arrestati al ministero.

“Come vede caro Alducci sappiamo tutto di lei e di come sia implicato fino al midollo, se confessa è meglio, mi creda”.

L’uomo che un attimo prima era spavaldo ora crolla miseramente. E’ un fiume in piena, racconta tutto, di come tutto andasse bene prima che quella “sgualdrinella” della Terazzi scoprisse quelle dannate fatture e di come Salza avesse impedito di ucciderla.

“Bene senatore, come ben immagina la sua camera sarà una comoda cella alle carceri Nuove. Se vuole può chiamare un avvocato, anche se con la sua firma alla confessione fatta credo che serva ben poco”.

Il questore mi chiama, è arrivato il suo amico. Mi reco nel suo ufficio assieme ai due ufficiali.

Riboni saluta me e i militari, poi domanda se vi sono novità nelle indagini e di come stia Carasso.

“Lui sta bene come il resto della banda, tutti sottochiave in attesa di processo, dimenticavo di porgerle i saluti del senatore Alducci”.

“Senatore Alducci? Si, lo conosco…ma è a Torino? Non lo sapevo”.

“Riboni, Riboni, perché mente? Dovevate incontrarvi al Piccolo Principe in Corso Vittorio Emanuele, immagino che sappia di cosa dovevate parlare vero?”.

“Non capisco cosa voglia dire commissario, ma non accetto insinuazioni di nessun genere da chicchessia”.

“Osvaldo, il commissario fa il suo lavoro, e quel lavoro lo ha portato a te! Tu sei il capo della banda arrestata dai miei agenti! Come hai potuto?”.

“Mente!! Io non so nulla di questa banda…mente!!”.

Il questore legge la confessione del senatore Alducci e di come i trasferimenti dei militari rechino la sua firma, e aggiunge che anche Carasso si era reso conto pur tardivamente che solo una persona conosceva indirizzo e telefono di casa sua, e questa persona è il suo ex colonello.

“Io…io sono innocente, non c’entro nulla, ha fatto tutto Alducci e Carasso, quei maledetti…sono innocente credimi, credetemi signori…io…”.

“Berardi lo faccia portare in carcere, non voglio più vederlo finché vivo”.

E’ quasi sera quando esco dalla questura, l’amaro in bocca per questa vicenda mi rimarrà per lungo tempo, credo che chi porta una divisa debba sempre tenere a mente le parole lealtà e onore, ma come sempre in tanti casi prevale solo il dio denaro e la cupidigia.

Mi incammino verso casa mentre inizia a piovere, mi volto al rumore di alcune camionette che escono dal cortile della questura, a bordo ci sono i rei confessi.

 

Il processo si tenne nei mesi successivi, i vertiti militari riuscirono a non fare trapelare nulla ai giornali, identica cosa il Governo. Il maggiore Carasso fu condannato ai lavori forzati (ero riuscito a parlare con Farinacci perché intervenisse), per i due militari coinvolti purtroppo la pena fu la fucilazione, la moglie del maggiore fu condannata a trent’anni, stessa sorte toccò a Riboni e Salza mentre il senatore Alducci diede le dimissioni e grazie alle sue influenze politiche riuscì a cavarsela con un paio di anni in esilio.

 

                                                     Fine

 

 

Come sempre i miei ringraziamenti per aver seguito questa nuova indagine. Ovviamente i personaggi citati sono frutto di fantasia a parte Pietro Gazzera Ministro del Regio Esercito dal 1929 al 1933. Inoltre la Caserma Amione è stata veramente requisita dal Genio Militare, la si può trovare in Piazza Rivoli, dove un progetto datato 2018 dovrebbero sorgere delle palazzine e riqualificare quella zona.  

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto( 17)

Post n°2821 pubblicato il 27 Settembre 2021 da paperino61to

 

 

                    

“Da tempo i servizi segreti avevano il sospetto che ci fosse una spia o meglio delle spie che lavorano al ministero. Sono state arrestate appena dopo che lei ha parlato con il Ministro, ne ho avuto conferma ora”.

“Immagino che anche loro non sappiano chi sia il loro misterioso capo!”.

“E’ così purtroppo, non lo sanno. Ogni mese ricevono dei soldi in contanti, li porta un affiliato della banda”.

“A casa loro? “ domanda Tirdi.

“Nelle vicinanze di un mercato rionale c’è una bettola, un via vai di gente, nessuno fa caso alle persone e a cosa fanno”.

“Senta tenente potreste farmi un favore? Stavo pensando se è possibile avere la lista dove i vostri commilitoni arrestati hanno svolto il loro servizio, compreso quello del maggiore, magari c’è un filo comune che li lega al loro misterioso capo”.

“Si, chiamo immediatamente e prendo nota di ciò che mi dicono”.

Gli arrestati sono stati a Torino cinque anni, erano in forza alla Caserma di via Asti, dove vi era anche il maggiore Carasso. Tutti e tre erano agli ordini del colonello Osvaldo Riboni . Leggendo quel nome sobbalzo sulla sedia, Tirdi mi domanda cosa è successo.

“Spero di sbagliarmi, lo spero per una certa persona a me cara, ma…”.

“Senta colonello Brusi, potrebbe riuscire a scoprire chi ha firmato i trasferimenti dei due militari al ministero e del maggiore alla caserma Amione?”.

Il tenente mi guarda perplesso ma non dice nulla, si alza e chiama nuovamente il ministero.

“Il trasferimento per tutti quanti l’ha firmato il colonello Riboni e ha fatto pressioni perché venissero trasferiti. Scusi commissario ma perché ha voluto sapere questa cosa?”.

“Perché credo di aver capito chi sia il misterioso capo!”.

“Ne è sicuro?”.

“So per certo che Riboni ha mentito su Carasso, il questore mi ha riferito che era stato il maggiore ha chiedere il trasferimento alla caserma Amione dopo che lui era andato in pensione, ma le date non coincidono con cosa asserisce il Riboni”.

“Se vuole le faccio avere la copia firmata da questo signore quando era ancora nell’esercito”.

“Si grazie non sarebbe male come prova. Inoltre questo misterioso capo sa come muoversi nell’ambito militare, vedi le spie al ministero, sa dove abita il Carasso e infine conosce il numero del telefono di casa di quest’ultimo. “  

“In effetti la sua ipotesi non è campata in aria commissario! Come intende muoversi? Non ha prove certe, solo delle ipotesi”.

“Potremmo farlo cadere in un tranello, ma devo richiedere la vostra collaborazione”.

“Dica cosa volete che facciamo”.

Sto per esporre il mio piano quando entra nell’ufficio il questore.

Con caute e dovute parole lo metto al corrente degli sviluppi dell’indagine e di come sia coinvolto il suo amico.

  “Mio Dio, lei crede Berardi che…ci sia Osvaldo dietro a questa cosa?”.

“Tutto lo fa presumere” risponde il capitano.

  “Si! Lo credo, ma sicuramente non è solo lui, avrà dovuto avere anche appoggi politici, va bene le spie all’interno del ministero, ma…”.

“Com’è le è venuto in mente, commissario, di immaginare un politico o politici implicati? Lo scandalo sarebbe ancora più grave”.

“Un’ipotesi, mi creda capitano Vella, che Riboni sia il capo della banda è fuori di ogni dubbio, ne son convinto, che sia stato in gamba a tessere la tela anche su questo non ci piove, ma…c’è un ma…per un’organizzazione così perfetta, ci vuole qualcosa in più, qualcosa che possa intervenire in momenti di difficoltà. Mi dica, in quanti sapevate che due agenti segreti erano stato mandati nella nostra città ad indagare?”.

“Il capo del servizio segreto, io e il mio collega qui presente, il ministro Gozzera e credo il suo sottosegretario Alducci…”.

“Alducci? Non è per caso il figlio del senatore Alducci?” domanda il questore.

“Si! Perché?” risponde il capitano.

 “L’ho conosciuto ad una festa privata dove Osvaldo me lo ha presentato come un intimo amico, uno su cui contare, ricordo bene questa frase che mi disse”.

 “Signori a questo punto devo mettere di mezzo Farinacci, non vedo altra possibilità per riuscire a far confessare un senatore”.

“Berardi, non ha prove certe, essere amico di quel Alducci non significa nulla, lo sa anche lei!”.

“Mettiamo sotto controllo il telefono del senatore e quello di Riboni e aspettiamo di vedere cosa succede”.

“Commissario” è Tirdi a prendere la parola.

“Se invece facciamo giungere a Riboni la notizia degli arresti? In questo modo lui dovrà esporsi telefonando al senatore. Potremmo anche fargli sapere che il maggiore ha capito chi ci fosse dietro agli ordini che riceveva e che in qualche modo, che parlando ci sarebbe la salvezza per lui e per la moglie”.

Rifletto un attimo e poi concordo che si, potrebbe funzionare.

“Bene signori, direi di tentare. Colonello Brusi lei dovrebbe dare l’autorizzazione al servizio segreto di procedere per mettere sotto sorveglianza il telefono del senatore, mentre noi pensiamo a quello di Riboni”.

“Allora se è tutto vado nel mio ufficio, signori buon lavoro” la voce del questore è flebile, sapere che un tuo amico è coinvolto in due omicidi e truffa all’esercito è un brutto colpo.

Dopo un paio di giorni, da Roma arrivano le trascrizioni del colloquio telefonico tra il senatore e Riboni. Non lasciano dubbi, ambedue sono implicati in questa organizzazione.

“Bene Tirdi, ora abbiamo le prove, Alducci domani sarà a Torino, direi che possiamo preparargli il comitato di accoglienza, vado dal questore a farmi firmare la carta per l’arresto, le dirò anche di convocare Riboni con una scusa”.

“Vuole metterli a confronto commissario?”.

“La mia idea sarebbe questa, però prima voglio parlare con Carasso”.

Dal colloquio in carcere con il maggiore, ho le prove certe che Riboni aveva firmato il trasferimento dei militari coinvolti e che solo ora Carasso, riflettendo con calma su ciò che le ho detto a riguardo di Riboni, concorda che il capo misterioso può essere solo l’ex colonello.

“Non capisco però perché non si sia mai mostrato a me? Aveva stima del sottoscritto”.

“Evidentemente aveva paura, se qualcosa fosse andato storto lui ne sarebbe stato fuori”.

“Mia moglie come sta? Sa qualcosa di lei?”.

“Aspetta il processo come lei!”.

“Io la mia sentenza la conosco già…mi hanno avvertito che la prossima settimana mi porteranno a Roma”.

 

 

“Le ho promesso che cercherò di aiutarla anche se mi hanno risposto che sarà difficile, ha tradito maggiore, e sa bene che per voi militari l’unica sentenza è la pena di morte! Comunque ci proverò e lo stesso farò per sua moglie, arrivederci”.

(Continua)

 

 
 
 

Al di lą di ogni sospetto (16 capitolo)

Post n°2820 pubblicato il 26 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare ed arrestare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione e di Salza, titolare dell’omonima ditta. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a sapere dove hanno portato la donna: alla Pensione Lago di Viverone. I due partano per quella destinazione e sotto falso nome prendono una camera alla Pensione Lago dove la donna è sequestrata. Con lei vi sono due uomini che non la perdono di vista se non per pochi attimi nella giornata. Berardi mette in atto un piano per liberarla e fa intervenire Tirdi con altri colleghi. Il garzone riconosciuto il commissario gli dà un mano e dopo aver narcotizzato e legato il proprietario della pensione, fa notare ai poliziotti le casse scaricate in piena notte, hanno tutte lo stemma del regio esercito e contengono armi. Tornati a Torino, Berardi e i suoi uomini assieme alla Terazzi vanno in ditta e arrestano il titolare. La donna fa ritrovare le fotocopie dei documenti che attestano la truffa ai danni dell’esercito. Salza confessa facendo il nome del maggiore Carasso. Berardi decide di chiedere il permesso di arresto da parte del Ministro dell’Esercito: Pietro Gazzera, il quale dà il benestare dicendo che invierà a Torino due suoi ufficiali. Carasso dopo qualche reticenza ammette la sua colpevolezza anche nei delitti dei due agenti del SIM. Berardi ordina di arrestare la misteriosa donna dai capelli rossi.

 

 

                                 

 

“Signora, inutile piangere sul latte versato, l’unica cosa che può fare, e glielo detto anche a suo marito, è confessare tutto, i giudici ne terranno conto e io cercherò di mettere una buona parola per voi”.

“Lo farebbe commissario? Agli occhi suoi siamo due assassini!”.

“Concordo, lo siete ma se voglio risalire a chi vi impartiva ordini, purtroppo devo venire a patti, e l’unico patto è cercare di mitigare la pena che vi verrà inflitta in cambio di una vostra totale confessione”.

“Mi importa di mio marito, lo salvi…è un brav’uomo, si è trovato immischiato in un gioco più grande di lui. Di me non importa, ma lui no…lo salvi commissario, la prego!”.

“Incominci a dirmi la sua versione dei fatti e che ruolo aveva lei”.

“Un giorno venne da noi Salza, ci confidò che un certo Luciano Feriolo era andato da lui a porre domande, a chiedere di firmare un contratto con la sua ditta. Lui era riluttante, non si fidava. Mio marito prese nota e chiamò il ministero a Roma. Non so con chi parlò, ma quando la telefonata finì disse a Salza che non esisteva nessun Luciano Feriolo, inoltre gli dissero che qualcuno aveva iniziato ad avere dubbi su tutti quei pagamenti alla ditta di Salza”.

“Un complice all’interno del ministero se capisco bene?”.

“Si! Non so il nome di questa persona. Luca, mi chiese se ero disposto ad incontrare questo Feriolo e scoprire cosa cercasse veramente. Accettai, per mio marito mi butterei nel fuoco. Un giorno passeggiavo vicino alla pensione dove l’uomo alloggiava e feci finta di avere un mancamento. Feriolo corse a soccorrermi, mi fece entrare nella pensione. Da cosa nasce cosa ed iniziammo a frequentarci”.

“Non ebbe mai dubbi su di lei?”.

“Commissario, una donna se vuole sa essere molto scaltra. Una sera dopo aver fatto…mi capisce vero? mi confidò che lui era un’agente dei servizi segreti, disse che il suo vero nome era Giacomo Priero, non mi disse il motivo per cui era a Torino, ma io già lo sapevo. Tornata a casa, riferii questa confessione a Luca. Immediatamente telefonò a Salza. Ordinarono un piano per uccidere l’agente segreto, io dovevo troncare il rapporto per essere credibile, così feci, poi un paio di giorni dopo, gli scrissi una lettera, nella quale gli avrei spiegato il motivo della mia decisione, dandogli appuntamento verso mezzanotte, a Strada Antica di Collegno. Salii in auto con lui, parlammo una decina di minuti, poi senza che lui se ne accorgesse gli sparai, subito dopo arrivarono gli uomini di Salza e fecero sparire i documenti, compreso il libretto di circolazione dell’auto e cancellarono anche il numero di matricolo dell’auto rubata”.

“Quando avete saputo dell’altro agente?”.

“Qualche giorno dopo, la solita chiamata da Roma avvisò Luca che a Torino c’era anche un altro agente di nome Sibona, se non ricordo male”.

“Quindi suo marito decise che anche costui doveva morire, magari facendolo passare per un incidente?” Come faceva sapere dove si trovasse questa persona?”

“Un biglietto sotto la porta ci diede l’indirizzo della pensione, accompagnato dagli orari di rientro dell’agente. Doveva sembrare un incidente, ma sfortuna volle che qualcuno avesse visto la dinamica e denunciasse la cosa alla polizia”.

“Ero io quel qualcuno, stavo aspettando Sibona per parlargli! Quello che non capisco però è come mai non abbiate ucciso la Terazzi, era una testimone scomoda…”.

 

 “Per quello stupido di Salza che si era innamorato della ragazzina, sperava che salvandole la vita lei lo avrebbe accettato come marito. Organizzò il rapimento e fece tenere in ostaggio i genitori di lei”.

“Un ultima domanda signora, chi è il vero capo dell’organizzazione?”.

“Non lo so commissario, mio marito trattava con lui ma non lo ha mai visto. Gli ordini arrivavano per telefono, a volte con biglietti trovati sotto la porta dell’alloggio dove abitiamo come le ho detto prima”.

“Quindi è uno che sapeva bene dove abitate, e sapeva anche il vostro numero di telefono, per quello che ne so nessun ufficiale militare è sull’elenco telefonico”.

“Ora che ci penso è vero, commissario, deve essere qualcuno che ci conosceva bene”.

“Tirdi, portala alle Nuove!”.

Ritorno dal questore con la confessione della donna, anche lui è convinto che a tirare le file della banda sia questo misterioso uomo.

“Lei si è fatto un’idea di chi possa essere?”.

“No! Però è interessante sapere che anche la moglie di Carasso abbia confermato che  sia qualcuno che li conosce bene, però non ha saputo dire chi, non ne ha la più pallida idea”.

“Berardi, potrebbe sentire la compagnia telefonica e vedere se c’è un numero che si ripete all’indirizzo dei Carasso?”.

“Ottima idea signor questore, mi metto subito al lavoro”.

L’intuizione del questore porta solo a una scoperta, il numero da cui chiamava il misterioso capo appartiene a un bar in zona Cit Turin.

“Andiamo a prenderci un liquorino caro Tirdi, eccoti l’indirizzo del bar”.

Dal proprietario non abbiamo indicazione precise ma solo una descrizione vaga:” Sui sessant’anni, portava occhiali scuri e una parrucca”. Di quest’ultima il titolare del bar ne è convinto: “Mio cognato ne ha una e si vede immediatamente, questo signore chiedeva di fare delle telefonate: erano chiamate brevi, non superavano i due minuti. Pagava il dovuto, a volte consumava una tazza di thè e poi usciva, non parlava con nessuno ne dava confidenza”.

Non abbiamo fatto un passo in avanti, tranne aver trovato da dove partivano le chiamate al maggiore.

“Commissario, nel suo ufficio ci sono due uomini che l’aspettano, arrivano da Roma”.

Senz’altro sono gli uomini mandati dal ministero.

“Buongiorno signori, sono il commissario Berardi”.

“Buongiorno commissario, io sono il colonello Brusi e lui è il capitano Vella del SIM, siamo qui per ordine del nostro Ministro. Dobbiamo interrogare il maggiore Carasso!”.

“Il vostro commilitone è al carcere delle Nuove, immagino sappiate le accuse mosse contro di lui”.

“Il ministro ci ha accennato a qualcosa…”.

“Tirdi, fammi il favore prendi il fascicolo riguardante il maggiore…eccolo, leggetelo pure con calma, chissà che non possiate aiutarmi ad arrestare il capo dell’organizzazione”.

Passano diversi minuti, poi Brusi mi domanda se le prove a carico di Carasso, sono vere.

“Si! Ha firmato la confessione, lo stesso ha fatto sua moglie e il resto della banda compreso Salza, da noi arrestati. Come vedete, qui si specifica che al vostro ministero vi è una spia o talpa, chiamatela come volete”.

“Abbiamo letto, se permette vorremmo fare una chiamata in merito a questa cosa”.

Il collega di Brusi mi domanda che intenzione ho nei confronti del maggiore, rispondo che non ne ho: “Il mio compito nei suoi confronti è finito, è coinvolto in truffa al Regio Esercito, furto di materiale bellico, assassinio di due agenti del servizio segreto e sequestro di persone. Ora aspetta al giudice militare, se non erro, a proclamare la giusta sentenza…in proposito vorrei mettere una…”.

 

 “Alt! Commissario, ho intuito dove va a parare. Ne prenderò nota, ma credo che per il maggiore Carasso la sentenza sia già scritta nonostante apprezzi il suo intervento per mitigare la pena, per quanto riguarda la moglie non tocca a noi deciderne le sorti”.

(Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Chitarre anni 70'

Post n°2819 pubblicato il 25 Settembre 2021 da paperino61to

Oggi al rockcafè torniamo indietro negli anni 70', nel mondo del rock e glam rock e delle sue chitarre...buon ascolto e buon fine settimana a tutti 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

 

          

 

 

 

 

            

 

 

 

 

     

 

 

 
 
 
 
 

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Un blog di: paperino61to
Data di creazione: 15/11/2008