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Messaggi del 28/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (18 capitolo)

Post n°2822 pubblicato il 28 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare ed arrestare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione e di Salza, titolare dell’omonima ditta. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a capire il luogo dove è stata portata e assieme a lei e ai suoi uomini riesce a liberarla. Il garzone della locanda da una mano al commissario legando il titolare, complice dei sequestratori e indicando delle casse scaricate in piena notte, hanno tutte lo stemma del regio esercito e contengono armi. Tornati a Torino, Berardi e i suoi uomini assieme alla Terazzi vanno in ditta e arrestano il titolare. La donna fa ritrovare le fotocopie dei documenti che attestano la truffa ai danni dell’esercito. Salza confessa facendo il nome del maggiore Carasso. Berardi decide di chiedere il permesso di arresto da parte del Ministro dell’Esercito: Pietro Gazzera, il quale dà il benestare dicendo che invierà a Torino due suoi ufficiali. Carasso dopo qualche reticenza ammette la sua colpevolezza anche nei delitti dei due agenti del SIM. Berardi ordina di arrestare la misteriosa donna dai capelli rossi: è la moglie del maggiore. Quest’ultima confessa come lei e suo marito hanno saputo dell’agente Priero, di come la circuito e ammazzato. Confessa anche che da Roma arrivano delle telefonate per avvisare che vi era anche un altro agente: Sibona. La donna conferma i sospetti di Berardi che il capo conosce bene la coppia, visto che sa il loro numero di telefono e lascia messaggi davanti alla loro porta di ingresso. Nel frattempo sono arrivati gli uomini del Ministero. Dal colloquio con costoro capisce che al Ministero c’è qualcuno che fa uscire notizie riservate, e viene individuato in tal sottosegretario Alducci, figlio del noto politico. Il quale è amico intimo di Riboni, Beradi intuisce che il vero capo della banda è quest’ultimo. I due ufficiali mettono sotto sorveglianza il telefono del senatore, dalle trascrizioni hanno le prove certe del suo coinvolgimento. Quest’ultimo parte per Torino ad incontrare Riboni, ma viene arrestato dagli uomini del commissario. In carcere incontra il maggiore Carasso e fa il nome del capo, il militare casca dalle nuvole, non avrebbe mai immaginato ci fosse stato lui dietro a tutta la truffa.

 

 

                 

 

Il senatore Alducci viene portato in questura con molta discrezione, come immagino nessun giornalista è presente al suo arrivo alla stazione.

Il signor questore ha invitato il Riboni per il primo pomeriggio, costui dapprima ha tentennato adducendo a vaghi motivi personali ma poi alla fine ha accettato, alle sue domande su come proseguono le indagini, il questore risponde che sapeva ben poco: “Il commissario Berardi è fatto a modo suo, non mi mette mai al corrente se non a cose fatte”.

“Bene senatore, la prego si segga”.

Il senatore è furente e il volto è livido di rabbia, protesta alzando la voce a tutto andare. Con me oltre che Tirdi vi erano pure i due ufficiali del SIM.

“L’abbiamo convocata qui caro senatore Alducci perché ci spieghi alcune sue frasi dette al suo amico Riboni”.

“Non conosco nessun Riboni, che frasi? Lei è pazzo commissario, ma ci penso io a farla internare!”.

“Senatore, vorrebbe negare queste sue frasi?” le porgo il foglio delle trascrizioni.

In un attimo strappa il foglio in mille pezzi poi sorride e domanda: “Quali trascrizioni?”.

“Le faccio i complimenti per la sua velocità ma anche per la sua stupidità. Crede che avessi solo quella copia? Eccone qua un’altra caro Alducci. Ripeto la domanda: ci spieghi cosa vogliono dire queste sue frasi! Vogliamo sentire la sua versione”.

Il volto diventa ancora più rosso dalla collera, impreca, minaccia, e tutto questo è accompagnato dal tremore su tutto il corpo. Per un attimo ho pensato che ci rimanesse secco sulla sedia”.

“Non ho nulla da dire, né a lei né ai presenti, e ora se non le dispiace me ne vado”.

“Certo che mi dispiace, perché dovremmo privarci della sua simpatica presenza? Allora le dico come interpretiamo noi queste sue frasi…”.

Espongo il convincimento del suo coinvolgimento nei due omicidi e della truffa al Regio Esercito, di come è intimo amico di Riboni, colui che è il capo della banda da noi arrestata. Di come il maggiore Carasso ha confermato il tutto, stessa cosa per i due militari arrestati al ministero.

“Come vede caro Alducci sappiamo tutto di lei e di come sia implicato fino al midollo, se confessa è meglio, mi creda”.

L’uomo che un attimo prima era spavaldo ora crolla miseramente. E’ un fiume in piena, racconta tutto, di come tutto andasse bene prima che quella “sgualdrinella” della Terazzi scoprisse quelle dannate fatture e di come Salza avesse impedito di ucciderla.

“Bene senatore, come ben immagina la sua camera sarà una comoda cella alle carceri Nuove. Se vuole può chiamare un avvocato, anche se con la sua firma alla confessione fatta credo che serva ben poco”.

Il questore mi chiama, è arrivato il suo amico. Mi reco nel suo ufficio assieme ai due ufficiali.

Riboni saluta me e i militari, poi domanda se vi sono novità nelle indagini e di come stia Carasso.

“Lui sta bene come il resto della banda, tutti sottochiave in attesa di processo, dimenticavo di porgerle i saluti del senatore Alducci”.

“Senatore Alducci? Si, lo conosco…ma è a Torino? Non lo sapevo”.

“Riboni, Riboni, perché mente? Dovevate incontrarvi al Piccolo Principe in Corso Vittorio Emanuele, immagino che sappia di cosa dovevate parlare vero?”.

“Non capisco cosa voglia dire commissario, ma non accetto insinuazioni di nessun genere da chicchessia”.

“Osvaldo, il commissario fa il suo lavoro, e quel lavoro lo ha portato a te! Tu sei il capo della banda arrestata dai miei agenti! Come hai potuto?”.

“Mente!! Io non so nulla di questa banda…mente!!”.

Il questore legge la confessione del senatore Alducci e di come i trasferimenti dei militari rechino la sua firma, e aggiunge che anche Carasso si era reso conto pur tardivamente che solo una persona conosceva indirizzo e telefono di casa sua, e questa persona è il suo ex colonello.

“Io…io sono innocente, non c’entro nulla, ha fatto tutto Alducci e Carasso, quei maledetti…sono innocente credimi, credetemi signori…io…”.

“Berardi lo faccia portare in carcere, non voglio più vederlo finché vivo”.

E’ quasi sera quando esco dalla questura, l’amaro in bocca per questa vicenda mi rimarrà per lungo tempo, credo che chi porta una divisa debba sempre tenere a mente le parole lealtà e onore, ma come sempre in tanti casi prevale solo il dio denaro e la cupidigia.

Mi incammino verso casa mentre inizia a piovere, mi volto al rumore di alcune camionette che escono dal cortile della questura, a bordo ci sono i rei confessi.

 

Il processo si tenne nei mesi successivi, i vertiti militari riuscirono a non fare trapelare nulla ai giornali, identica cosa il Governo. Il maggiore Carasso fu condannato ai lavori forzati (ero riuscito a parlare con Farinacci perché intervenisse), per i due militari coinvolti purtroppo la pena fu la fucilazione, la moglie del maggiore fu condannata a trent’anni, stessa sorte toccò a Riboni e Salza mentre il senatore Alducci diede le dimissioni e grazie alle sue influenze politiche riuscì a cavarsela con un paio di anni in esilio.

 

                                                     Fine

 

 

Come sempre i miei ringraziamenti per aver seguito questa nuova indagine. Ovviamente i personaggi citati sono frutto di fantasia a parte Pietro Gazzera Ministro del Regio Esercito dal 1929 al 1933. Inoltre la Caserma Amione è stata veramente requisita dal Genio Militare, la si può trovare in Piazza Rivoli, dove un progetto datato 2018 dovrebbero sorgere delle palazzine e riqualificare quella zona.  

 

 
 
 
 
 

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Data di creazione: 15/11/2008