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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Messaggi del 21/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (12 capitolo)

Post n°2815 pubblicato il 21 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione. Sicuramente, quest’ultimo ha come complice il titolare della ditta Salza. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. Quando il commissario ritorna in ditta per avere informazioni maggiori dalla Terazzi scopre che la signorina è partita, capisce all’istante che la donna è stata rapita ed è in pericolo. Inoltre rimane sempre da scoprire chi è la donna misteriosa vista uscire dalla pensione dove l’agente Priero sotto falso nome alloggiava. Il commissario Berardi decide di andare a trovare i genitori della ragazza, giunti a destinazione nota che c’è qualcosa che non va e con Tirdi si avvicinano non visti. Dall’abitazione giungono voci di intimidazione, capisce che i genitori sono stati sequestrati, i due poliziotti riescono a liberarli. I due anziani non sanno dove sia la figlia, ma consegnano un libro con all’interno una cartolina del lago di Viverone. Il commissario capisce che è un messaggio per lui, sulla cartolina vi sono dei segni scritti a penna che non capisce cosa vogliono dire. Il malvivente grazie a un bluff di Berardi confessa i nomi della banda, sia Salza che Carasso ne fanno parte, però non conosce quello del capo della banda. Il commissario in una cena con la sua fidanzata Maria gli accenna a come proseguono le indagini e di come vi siano dei segni sulla cartolina che non riesce a decifrare, la donna grazie a un corso da segretaria gli riferisce che è stenografia, è la svolta per sapere dove la Terazzi, la donna è stata portata alla Pensione Lago. Maria si offre di accompagnarlo, due fidanzati passano inosservati mentre una persona sola può dare adito a sospetti. Berardi accetta e i due alla pensione.

 

 

           

 

“Dici che darà confidenza? Che non arriveranno quegli uomini a farla ritornare in camera? ’”.

“Basterebbe solo dirgli che i genitori sono liberi e salvi, lei capirà”.

“Oppure anche dirgli che il commissario è qui!”.

“L’mportante Maria è che tu non metta la tua e la sua vita a rischio, non me lo perdonerai mai”.

Nel pomeriggio usciamo e andiamo a fare un giro nei d’intorni, il sole si specchia sul lago, al ponteggio ci dicono che una delle barche è stata affittata dai turisti stranieri.

Mentalmente prendo nota di come potrebbe fare Tirdi ad arrivare con dei nostri colleghi senza dare troppo nell’occhio. C’è un piccolo sentiero che si trova alle spalle della pensione, ho notato che l’unica finestra è quella della mansarda. Riesco a sapere che è la stanza del ragazzo che lavora come tuttofare.

Quando rientriamo al bancone non c’è nessuno, ne approfitto per dare un’occhiata al registro, la camera della Terazzi è la numero quattro, quella dei due uomini la cinque. Sono entrambe sullo stesso piano, chissà se sono comunicanti?

“Marco, io rimango ancora nella sala, chissà che la ragazza non esca dalla camera”.

“Va bene, ma fai molta attenzione, se vedi che è impossibile comunicare con lei lascia perdere, troveremo un altro modo…mi raccomando”.

Dovrei chiamare Tirdi e dirgli dove mi trovo, ma è rischioso farmi passare la questura, decido di chiamare la moglie.

“Buongiorno signora Tirdi come sta?”.

“Commissario Berardi ma è lei, che piacere. Sto bene e anche i nostri figli…e lei? Maria come sta? Mi farebbe piacere incontrarla”.

“Le prometto che la incontrerà a breve, anche a lei manca. Signora, può farmi un piacere? Dica a suo marito che sono alla Pensione Lago a Viverone e che ho trovato i pesci…riferisca queste mie parole, lui capirà. Gli dica anche di tenersi pronto, mi farò vivo io, e purtroppo dovrò disturbarla ancora a questo apparecchio”.

“Non si preoccupi commissario, immagino che sia questione di lavoro. Riferirò subito il suo messaggio, arrivederci”.

 

 

Sento bussare alla porta è Maria ed è sconsolata. La Terazzi non è uscita dalla camera.

“Ho visto uno di quegli uomini, mi ha lanciato un’occhiata e poi è andato a parlare con il proprietario della pensione, secondo me ha chiesto informazioni, parlavano entrambi sottovoce”.

“E’ gente pericolosa, io ho parlato con la moglie di Tirdi per fare avere a lui un mio messaggio, non ho rischiato di chiamarlo in ufficio. Salza ha degli amici qui a Viverone, e credo che uno di questi sia il proprietario di questa locanda”.

“Stasera a cena sicuramente la ragazza dovrà scendere per forza”.

“Non è detto sai? Possono portare il mangiare in camera”.

“Non ci avevo pensato, ma allora come faremo ad avvertirla?”.

“Per ora accontentiamoci di sapere che è qui, poi vedremo il da farsi”.

Come avevo immaginato a cena la ragazza non si presenta, solo uno degli uomini è al tavolo, si danno il cambio per sorvegliarla.

“Desiderate altro signori?” domanda il ragazzo che non solo è tuttofare ma anche cameriere.

“Una cosa ci sarebbe, hai mai visto uscire insieme i due uomini che stanno con la ragazza?”.

Mi guarda sorpreso, poi sottovoce mi dice che solo verso sera tardi scendono per bersi qualcosa nella sala.

“Ti ringrazio, più tardi passa da me che ti sei guadagnato una mancia”.

Il ragazzo se ne va sorridendo.

“Marco, ho capito quello che vuoi fare ma non è rischioso?”.

“E’ l’unica speranza, io scendo e sto con loro vedendo di intrattenerli, tu vai davanti alla camera della Terazzi e vedi se ti apre”.

Verso le undici di sera, sento scendere qualcuno dalle scale, apro la porta e vedo che sono loro. Dopo un paio di minuti scendo pure io: “Maria, aspetta cinque minuti poi vai, mi raccomando fai attenzione”.

“Buona sera signori, anche voi non riuscite a dormire? Permettete che mi presenti mi chiamo Riccardo Carli “.

I due uomini non rispondono riprendono la loro conversazione sottovoce. Mi avvicino e mi siedo ed inizio un lungo discorso. Uno dei due vorrebbe alzarsi e andar via, ma il suo compare lo trattiene.

“Non facciamo gli orsi, in fondo da quando siamo qui non parliamo con nessuno e io sono stufo!”.

“Va bene, signore, si segga, lei gioca a carte? ’”.

“Oddio, non sono un professionista ma me la cavo”.

Perfetto, ho trovato il modo per tenerli impegnati mentre Maria va dalla ragazza.

Quando smettiamo di giocare sono quasi l’una, ci salutiamo e risaliamo nelle rispettive camere.

“Allora Maria come è andata? Sei riuscita ad avvertirla?”.

“Si, anche se non ha potuto aprirmi la porta, la chiudono dentro e si portano via la chiave. Gli ho detto che suoi genitori sono stati liberati e che con loro c’è un poliziotto. Gli ho anche detto che con me c’è una persona che lei conosce bene e che a breve la libererà. Ho taciuto sul nome anche se lei me lo ha chiesto più volte”.

“Hai fatto bene, ora speriamo che non si tradisca. Quegli uomini sono pericolosi, ho riconosciuto uno di loro, anche se lui non mi ha mai visto di persona, ma di nome mi conosce sicuramente, gli ho fatto arrestare un suo fratello anni fa”.

“Ora che si fa Marco?”.

“Non credo che sospettino di me, domani vediamo l’evolversi della situazione”.

La mattina seguente complice la bella giornata, vediamo la Terazzi uscire assieme ai due uomini e passeggiare sulle sponde del lago. La ragazza è in mezzo a loro due, tentare di intervenire da solo sarebbe una pessima idea. Richiamo la moglie di Tirdi e lascio detto l’indirizzo dove mi trovo: “Venga con dei rinforzi, le auto devono essere lasciate prima della strada che porti alla pensione, io sarò lì ad aspettarli…devono anche indossare abiti civili”.

“Come faranno i tuoi colleghi ad entrare senza essere visti?” mi domanda Maria.

 “Un paio di loro aspetteranno all’incrocio della strada, in modo che se i nostri amici volessero andare via prima verrebbero bloccati, gli altri pensavo di farli entrare dal retro con l’aiuto del ragazzo”.

Quando lo vedo intento a lavorare al bancone mi avvicino. E’ solo.

“Ho bisogno di un favore, se puoi farlo…la porta sul retro è sempre chiusa immagino!”.

“Si! Lei la vorrebbe aperta vero? Posso lasciargliela aperta se è ciò che desidera”.

“Grazie, ti sarò debitore e riconoscente per sempre”.

(Continua)