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Messaggi del 26/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (16 capitolo)

Post n°2820 pubblicato il 26 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Le indagini sulle morti dei due agenti segreti hanno portato ad individuare ed arrestare il maggiore Carasso, ufficiale della caserma Amione e di Salza, titolare dell’omonima ditta. Berardi grazie anche alla soffiata fatta dalla segretaria di quest’ultimo, viene a sapere che vi sono fatture gonfiate e materiale pagato ma mai spedito all’esercito. La segretaria dopo il colloquio viene fatta rapire da Salza. Il Commissario grazie a Maria riesce a sapere dove hanno portato la donna: alla Pensione Lago di Viverone. I due partano per quella destinazione e sotto falso nome prendono una camera alla Pensione Lago dove la donna è sequestrata. Con lei vi sono due uomini che non la perdono di vista se non per pochi attimi nella giornata. Berardi mette in atto un piano per liberarla e fa intervenire Tirdi con altri colleghi. Il garzone riconosciuto il commissario gli dà un mano e dopo aver narcotizzato e legato il proprietario della pensione, fa notare ai poliziotti le casse scaricate in piena notte, hanno tutte lo stemma del regio esercito e contengono armi. Tornati a Torino, Berardi e i suoi uomini assieme alla Terazzi vanno in ditta e arrestano il titolare. La donna fa ritrovare le fotocopie dei documenti che attestano la truffa ai danni dell’esercito. Salza confessa facendo il nome del maggiore Carasso. Berardi decide di chiedere il permesso di arresto da parte del Ministro dell’Esercito: Pietro Gazzera, il quale dà il benestare dicendo che invierà a Torino due suoi ufficiali. Carasso dopo qualche reticenza ammette la sua colpevolezza anche nei delitti dei due agenti del SIM. Berardi ordina di arrestare la misteriosa donna dai capelli rossi.

 

 

                                 

 

“Signora, inutile piangere sul latte versato, l’unica cosa che può fare, e glielo detto anche a suo marito, è confessare tutto, i giudici ne terranno conto e io cercherò di mettere una buona parola per voi”.

“Lo farebbe commissario? Agli occhi suoi siamo due assassini!”.

“Concordo, lo siete ma se voglio risalire a chi vi impartiva ordini, purtroppo devo venire a patti, e l’unico patto è cercare di mitigare la pena che vi verrà inflitta in cambio di una vostra totale confessione”.

“Mi importa di mio marito, lo salvi…è un brav’uomo, si è trovato immischiato in un gioco più grande di lui. Di me non importa, ma lui no…lo salvi commissario, la prego!”.

“Incominci a dirmi la sua versione dei fatti e che ruolo aveva lei”.

“Un giorno venne da noi Salza, ci confidò che un certo Luciano Feriolo era andato da lui a porre domande, a chiedere di firmare un contratto con la sua ditta. Lui era riluttante, non si fidava. Mio marito prese nota e chiamò il ministero a Roma. Non so con chi parlò, ma quando la telefonata finì disse a Salza che non esisteva nessun Luciano Feriolo, inoltre gli dissero che qualcuno aveva iniziato ad avere dubbi su tutti quei pagamenti alla ditta di Salza”.

“Un complice all’interno del ministero se capisco bene?”.

“Si! Non so il nome di questa persona. Luca, mi chiese se ero disposto ad incontrare questo Feriolo e scoprire cosa cercasse veramente. Accettai, per mio marito mi butterei nel fuoco. Un giorno passeggiavo vicino alla pensione dove l’uomo alloggiava e feci finta di avere un mancamento. Feriolo corse a soccorrermi, mi fece entrare nella pensione. Da cosa nasce cosa ed iniziammo a frequentarci”.

“Non ebbe mai dubbi su di lei?”.

“Commissario, una donna se vuole sa essere molto scaltra. Una sera dopo aver fatto…mi capisce vero? mi confidò che lui era un’agente dei servizi segreti, disse che il suo vero nome era Giacomo Priero, non mi disse il motivo per cui era a Torino, ma io già lo sapevo. Tornata a casa, riferii questa confessione a Luca. Immediatamente telefonò a Salza. Ordinarono un piano per uccidere l’agente segreto, io dovevo troncare il rapporto per essere credibile, così feci, poi un paio di giorni dopo, gli scrissi una lettera, nella quale gli avrei spiegato il motivo della mia decisione, dandogli appuntamento verso mezzanotte, a Strada Antica di Collegno. Salii in auto con lui, parlammo una decina di minuti, poi senza che lui se ne accorgesse gli sparai, subito dopo arrivarono gli uomini di Salza e fecero sparire i documenti, compreso il libretto di circolazione dell’auto e cancellarono anche il numero di matricolo dell’auto rubata”.

“Quando avete saputo dell’altro agente?”.

“Qualche giorno dopo, la solita chiamata da Roma avvisò Luca che a Torino c’era anche un altro agente di nome Sibona, se non ricordo male”.

“Quindi suo marito decise che anche costui doveva morire, magari facendolo passare per un incidente?” Come faceva sapere dove si trovasse questa persona?”

“Un biglietto sotto la porta ci diede l’indirizzo della pensione, accompagnato dagli orari di rientro dell’agente. Doveva sembrare un incidente, ma sfortuna volle che qualcuno avesse visto la dinamica e denunciasse la cosa alla polizia”.

“Ero io quel qualcuno, stavo aspettando Sibona per parlargli! Quello che non capisco però è come mai non abbiate ucciso la Terazzi, era una testimone scomoda…”.

 

 “Per quello stupido di Salza che si era innamorato della ragazzina, sperava che salvandole la vita lei lo avrebbe accettato come marito. Organizzò il rapimento e fece tenere in ostaggio i genitori di lei”.

“Un ultima domanda signora, chi è il vero capo dell’organizzazione?”.

“Non lo so commissario, mio marito trattava con lui ma non lo ha mai visto. Gli ordini arrivavano per telefono, a volte con biglietti trovati sotto la porta dell’alloggio dove abitiamo come le ho detto prima”.

“Quindi è uno che sapeva bene dove abitate, e sapeva anche il vostro numero di telefono, per quello che ne so nessun ufficiale militare è sull’elenco telefonico”.

“Ora che ci penso è vero, commissario, deve essere qualcuno che ci conosceva bene”.

“Tirdi, portala alle Nuove!”.

Ritorno dal questore con la confessione della donna, anche lui è convinto che a tirare le file della banda sia questo misterioso uomo.

“Lei si è fatto un’idea di chi possa essere?”.

“No! Però è interessante sapere che anche la moglie di Carasso abbia confermato che  sia qualcuno che li conosce bene, però non ha saputo dire chi, non ne ha la più pallida idea”.

“Berardi, potrebbe sentire la compagnia telefonica e vedere se c’è un numero che si ripete all’indirizzo dei Carasso?”.

“Ottima idea signor questore, mi metto subito al lavoro”.

L’intuizione del questore porta solo a una scoperta, il numero da cui chiamava il misterioso capo appartiene a un bar in zona Cit Turin.

“Andiamo a prenderci un liquorino caro Tirdi, eccoti l’indirizzo del bar”.

Dal proprietario non abbiamo indicazione precise ma solo una descrizione vaga:” Sui sessant’anni, portava occhiali scuri e una parrucca”. Di quest’ultima il titolare del bar ne è convinto: “Mio cognato ne ha una e si vede immediatamente, questo signore chiedeva di fare delle telefonate: erano chiamate brevi, non superavano i due minuti. Pagava il dovuto, a volte consumava una tazza di thè e poi usciva, non parlava con nessuno ne dava confidenza”.

Non abbiamo fatto un passo in avanti, tranne aver trovato da dove partivano le chiamate al maggiore.

“Commissario, nel suo ufficio ci sono due uomini che l’aspettano, arrivano da Roma”.

Senz’altro sono gli uomini mandati dal ministero.

“Buongiorno signori, sono il commissario Berardi”.

“Buongiorno commissario, io sono il colonello Brusi e lui è il capitano Vella del SIM, siamo qui per ordine del nostro Ministro. Dobbiamo interrogare il maggiore Carasso!”.

“Il vostro commilitone è al carcere delle Nuove, immagino sappiate le accuse mosse contro di lui”.

“Il ministro ci ha accennato a qualcosa…”.

“Tirdi, fammi il favore prendi il fascicolo riguardante il maggiore…eccolo, leggetelo pure con calma, chissà che non possiate aiutarmi ad arrestare il capo dell’organizzazione”.

Passano diversi minuti, poi Brusi mi domanda se le prove a carico di Carasso, sono vere.

“Si! Ha firmato la confessione, lo stesso ha fatto sua moglie e il resto della banda compreso Salza, da noi arrestati. Come vedete, qui si specifica che al vostro ministero vi è una spia o talpa, chiamatela come volete”.

“Abbiamo letto, se permette vorremmo fare una chiamata in merito a questa cosa”.

Il collega di Brusi mi domanda che intenzione ho nei confronti del maggiore, rispondo che non ne ho: “Il mio compito nei suoi confronti è finito, è coinvolto in truffa al Regio Esercito, furto di materiale bellico, assassinio di due agenti del servizio segreto e sequestro di persone. Ora aspetta al giudice militare, se non erro, a proclamare la giusta sentenza…in proposito vorrei mettere una…”.

 

 “Alt! Commissario, ho intuito dove va a parare. Ne prenderò nota, ma credo che per il maggiore Carasso la sentenza sia già scritta nonostante apprezzi il suo intervento per mitigare la pena, per quanto riguarda la moglie non tocca a noi deciderne le sorti”.

(Continua)