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Messaggi del 08/09/2022

 

La daga insanguinata (3 capitolo)

Post n°2962 pubblicato il 08 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Torino è avvolta da una serie di omicidi, le vittime sono tutte prostitute e tranne una sola che ha lavorato per un certo periodo in un bordello, sono tutte quante "indipendenti". L'arma usata per questi delitti è lunga dai 20 ai 25 centimetri, e nessuna coltelleria in città ha armi di quella lunghezza. Ha trovare il comissario Berardi è giunto i,.l suo vecchio amico, il maresciallo Rimaudo dell'arma dei carabinieri, ora di servizio a Savona.

In quella città vi sono state uccise quattro donne, tutte quante prostitute e pur non avendo trovato il colpevole, la pista seguita dal maresciallo l'ha portato a Torino. 

 

 

“Ettore, come mai hai la convinzione che l’assassino sia qui da noi?”.

“Un testimone ha visto un uomo allontanarsi in fretta dal luogo del delitto e l’ha visto salire su un auto di color nero che è partita a gran velocità. Ha sentito alcune parole esclamate non in italiano, ma non ha saputo dirmi in quale lingua, il vociare è durato qualche secondo.”.

“E’ attendibile questo testimone? Te lo domando perché sai anche tu che i giudici vogliono prove certe”.

“Questo è il punto, io gli credo, ma un giudice no di sicuro. Il testimone non ha fissa dimora, è un barbone…e chi lo conosce dice che è quasi sempre attaccato alla bottiglia”.

“Perché sei convinto che il tuo assassino sia in città?”.

“Ho saputo che il maledetto ha ucciso altre due volte, una in una cittadina di nome Ormea ed una a Carmagnola, oltre che nel savonese e da quello che ho letto sul giornale anche a Torino ci sono state due donne uccise”.

“Darò ordine a Tirdi di fare una ricerca in merito ai fatti di Ormea e Carmagnola, ora devo rientrare in ufficio, stasera sei invitato a cena da me e così parliamo più con calma e liberamente”.

 

“Accetto molto volentieri, in camera ho dei documenti da farti vedere”.

Avverto Maria dicendogli che a cena avremo un ospite senza però fare il nome di chi verrà a trovarci.

Verso le otto il campanello suona, è Ettore.

“Vado io ad aprire”.

“Ciao Marco, questa è per Maria, da parte di Lidia...e questa è per te” e mi consegna una cartella, sicuramente sono i documenti che accennava al bar.

Chiamo Maria che è in cucina e rimane sbigottita nel vedere Ettore.

“Ettore…ma che piacere vederti. C’è anche tua moglie vero?”.

“Purtroppo no, ma questo è il suo pensierino per te, si scusa per non essere presente, ma dato le sue condizioni”.

“Mio dio, mica starà male?”.

“No, il qui presente maresciallo diventa papà tra non molto”.

“Ma è fantastico, sono contenta per voi…ma siediti, Marco offrigli qualcosa da bere”.

Durante la cena, Ettore racconta del suo trasferimento a Savona e di come Lidia senta nostalgia della piccola Loano. Poi domanda quando ci sposeremo.

Cerco di glissare la domanda mentre Maria mi guarda divertita dicendo:

“Il periodo non è dei migliori Ettore, qui a Torino siamo sotto i nazisti”.

“Non vi invidio, da Savona se ne sono andati per fortuna e con esso quel dannato colonello…come si chiamava? Ora ricordo…Kross…colonello Kross”.

Lo guardo stupito e gli dico che è lui che comanda qui in città.

“Auguri Marco…davvero, per quello che l’ho conosciuto è un gran…hai capito vero?”.

“Si! Mentre Maria è impegnata a parlare al telefono con Lidia, fammi vedere i documenti che hai portato con te”.

Ettore tira fuori una cartella, vi sono i referti delle vittime, le fotografie e le deposizioni di varie persone compresa quella del barbone.

Le foto sono un pugno allo stomaco, leggo con attenzione i referti, sono quasi identici a quelli fatti da Stresi.

“Ettore, devo dirti una cosa al riguardo, anche qui ci sono state due vittime, entrambe donne…prostitute come le vittime nel savonese, a Ormea e Saluzzo”.

Il volto del mio amico passa dallo sbalordimento alla preoccupazione.

“Raccontami tutto Marco”.

Non ometto nulla compreso la descrizione dell’arma dei delitti secondo l’ipotesi del medico legale.

“Le coincidenze con le uccisioni avvenute a Savona e d’intorni sono simili. Anche il nostro medico ha ipotizzato una lama lunga e non un semplice coltello”.

“Quindi secondo te abbiamo un emulo di Jack lo squartatore che gira per le città del nord?”.

“Ho paura di sì!”.

L’indomani mattina ordino a Tirdi di chiamare i colleghi di Carmagnola e di Ormea perché ci mandino i verbali delle uccisioni delle due donne, poi mi reco dal questore e riferisco del colloquio avuto con il mio amico.

“Berardi, ciò che mi dice è molto grave, presumo che dovremmo aspettarci altre donne uccise?”.

“Spero di no, ma ho come impressione che questo assassino non smetterà di uccidere, l’ha fatta franca fino adesso, perché non continuare? Del perché uccida solo prostitute non ho nessuna ipotesi in merito da fare”.

“Lei che pensa di fare? Allertare le maitresse dei bordelli in città?”.

“Sarebbe come sollevare un vespaio, alcuni di questi sono frequentati anche da gente altolocata oltre che dai pezzi grossi del partito”.

“Meglio evitare allora, l’unica cosa è aspettare e sperare che quel mostro non sia in città, meglio ancora se fosse morto…ma credo che la mia speranza sia appena a un lumicino vero Berardi? Ora vada e mi tenga aggiornato”.

Solo il giorno dopo ho in mano i verbali delle donne uccise, la polizia di Carmagnola e quella di Mondovì non sono riusciti a scoprire nulla. La prima donna uccisa a Ormea si chiamava Ernesta Bellisi, aveva cinquant’anni e svolgeva la sua attività a casa sua, situata appena fuori dal paese. La seconda Stella Caprieri, trentacinque anni, aveva affittato un appartamento nella periferia di Carmagnola. In entrambi i casi non ci sono testimoni. Il modus operandi dell’assassino è uguale alle prostitute uccise qui in città.

Non ho nessun dubbio che la mano sia la stessa ed Ettore ha ragione nel dire che questo maledetto circoli nelle nostre strade.

Chiamo Perino e Tirdi e spiego loro cosa sono riuscito a scoprire grazie anche a Ettore.

“Commissario, come dobbiamo comportarci?” mi domanda Perino.

“Ci sono due fili che legano queste donne uccise, il primo che sono tutte prostitute, il secondo che svolgevano il lavoro per conto loro e non nei bordelli”.

“Quindi secondo lei, se credo di conoscerla, ci sta dicendo che dovremmo mettere in guardia chi lavora per conto proprio?”.

“Si Tirdi, so che non è facile, ma credo che nella sezione prostitute siano schedate queste donne o sbaglio?”.

“Non tutte, almeno non credo. Possiamo vedere e poi che si fa?”.

“Avvisarle di stare in guardia”.

“Se mi permette commissario, dubito che crederanno a noi, penseranno che è un trucco di noi sbirri per far cessare la loro attività. Avessimo almeno una descrizione di questa persona, la cosa cambierebbe”.

“Non hai torto Perino, non so come fare, però se vogliamo cercare di salvarle è l’unica maniera”.

(Continua)

 

 

 

 
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