Creato da semprecesare il 21/03/2013

DESERTO DI SABBIA

Il segreto di un uomo.

 

Non chiedo.

Post n°185 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°385 pubblicato il 28 Maggio 2011 da cesarexxxxxx

Ho chiesto così poco all'amore, uno spicchio di luna, un pezzetto di stella, una fetta di buio, un orizzonte più vicino, dove fermare il mio sguardo, un silenzio notturno, dentro il quale ascoltare il mio cuore, un momento tranquillo, dove ordinare i pensieri, non ho chiesto mai nulla a nessuno, ma mi è stato negato anche il nulla, consumo il mio tempo che s'accorcia come la matita che tempero per scrivere le mie piccole cose che sono il regalo più grande che faccio a me stesso, che sono quella mollica di pane che intingo nei sogni, che sono quella stilla d'amore che disseta il mio cuore. Ho chiesto così poco alla vita che nemmeno si è accorta di me, come fossi di vetro, come fossi uno specchio che rifletteva le bellezze del mondo senza esserci dentro.

 
 
 

Il dubbio infantile.

Post n°184 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°384 pubblicato il 25 Maggio 2011 da cesarexxxxxx

Quanto potrò resistere ancora? Quanto riuscirò a sapere di me stesso che ancora non conosco e quale profondità riuscirò a toccare di questo me stesso che sprofonda dentro un amore mai vissuto fino in fondo, come il precipitare dentro un abisso nelle viscere del cuore? Quanto tempo mi rimane prima che lo sguardo smetta di vedere le ultime luci del cielo e il corpo si sfaldi lungo le pareti della vecchiaia e vivere di ricordi? A volte mi chiedo di quale pensiero sono fatto, se c'è un pensiero guida che non si ribalti in continuazione, che si ritrovi dietro le contraddizioni di sempre, se ho delle certezze più forti dei dubbi, se conto veramente per qualcuno, come questo qualcuno conta per me. Se sono mai stato veramente amato almeno una volta, se il passato esiste veramente dentro di me o è morto, se le sconfitte o almeno quelle che ritengo tali siano le mie o di quelli che mi hanno conosciuto, se, in fondo, la disponibilità che do agli altri non sarebbe meglio che la dessi a me stesso, ma se queste domande sono le stesse che ognuno si fa, da che parte sta la verità? Forse nel fatto che ognuno di noi rappresenta la delusione di un altro e questo genera altra delusione verso se stessi e verso il mondo intero. Tutto questo sproloquiare senza senso solo perché questa mattina mi sono svegliato con tante idee per la testa, quasi bastanti per la stesura di un romanzo e mentre venivo al lavoro, mi ripetevo l'inizio, i personaggi, la storia, il significato, e poi, paffete, tutto perso per strada, non è rimasto nulla, solo una domanda... ma perché cacchio scrivo?


 
 
 

Ho un sogno.

Post n°183 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°383 pubblicato il 19 Maggio 2011 da cesarexxxxxx
Io ho un sogno che vive dentro di me
o per meglio dire,
io sono un uomo che possiede un sogno,
uno che ascolta il vento, gli alberi, il cielo,
uno che guarda dentro la realtà perché e lì che vivono i sogni,
 un uomo che dialoga con l'anima e bussa alla porta di chi nasconde i suoi sogni. 

Sono un mendicante che non chiede elemosina ma lascia monete fatte di sogni, sono un ubriacone che non beve la felicità degli altri ma che offre la propria,
sono un ladro che non ruba l'amore ma lo regala a chi manca,
sono un affamato che offre il suo cibo a chi ha fame di sogni,
sono un creditore che salda il suo debito nei confronti del sogno,
sono un sarto che porta cuciti nelle tasche del cuore piccoli bottoni d'amore per chiudere asole di solitudine e dolore,
sono un magazziniere di sparse parole lasciate cadere nel vuoto di un silenzio lontano,
sono un filo legato al cielo dove arrampicare ogni desiderio,
e anche se sono un piccolo uomo,
ho un grande sogno dentro i miei occhi.

 
 
 

Tradimento.

Post n°182 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°382 pubblicato il 12 Maggio 2011 da cesarexxxxxx

Probabilmente è colpa mia, anzi, senza probabilmente, anche se ho provato in tutti i modi a capire, è sicuramente colpa mia il fatto che Lei mi tradisca. Non mi consola la consapevolezza di averlo sempre saputo, che l'avevo sempre pensato, speravo che con il tempo capisse quanto fossi attaccato a Lei, quanto fosse importante per la mia vita, per i miei pensieri, per le mie emozioni, quanto avessi bisogno di Lei. Ciò che non sopporto è che mi fa sentire inutile. Le ho detto tutto di me, ogni cosa, ogni attimo del mio vissuto, ogni esperienza, non ho mai avuto segreti per Lei, Le appartengo, sono stato e sempre sarò suo, persino suo complice, l'ho rispettata e difesa, e sopratutto, non l'ho mai ingannata. Ho chiesto di Lei agli altri, è sempre presente, disponibile, anche nei momenti più difficili, sa quando intervenire,sa quando stare lontana è, per loro, una compagna preziosa. Sono legato a Lei dal mio destino, mi piace pensare a quando posso incontrarLa prima ancora che questo avvenga, conservo le parole che voglio dirLe per farLe una sorpresa, senza di Lei io non esisto, non esiste lo spazio intorno a me, gli oggetti non mi appartengono, le persone non hanno peso, il mio stesso futuro non ha significato, ma per Lei, io non esisto, mi sfugge, mi umilia tutte le volte che Le chiedo qualcosa, tutte le volte che la chiamo, e tutte le volte che ricomincio da capo. Non c'è nulla da fare, Lei mi tradisce, sempre, Lei, la mia Memoria, che non si ricorda mai di me...

 
 
 

Una storia..

Post n°181 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°381 pubblicato il 07 Maggio 2011 da cesarexxxxxx

Aveva bisogno di una storia. Se pensava a come tutti i giorni andava incontro al destino come si va alla fermata dell'autobus aspettando sempre lo stesso bus alla stessa ora, si rendeva conto che aveva bisogno di una storia. Una storia qualunque, che cominciasse nel modo più banale, nel modo più casuale possibile, un aggancio improvviso, la richiesta di accendere una sigaretta, un pacchetto che cade e viene raccolto, una domanda sciocca come quella dell'ora, l'indicazione di una strada, una telefonata sbagliata, qualunque cosa potesse accadergli andava bene, bastava che fosse l'inizio di una storia. Si rigirò nel letto con questo pensiero fisso nella mente, ogni oggetto intorno sembrava banale senza la presenza di una storia, a cosa serviva una sveglia se al mattino non aveva nessuno con cui svegliarsi, a cosa serviva quel letto grande se non per rigirarsi inutilmente da un lato all'altro senza riuscire a trovare una posizione, a cosa serviva preparare un caffè se non aveva nessuno a cui portarlo. Si guardò allo specchio con aria insoddisfatta accese la radio sperando che almeno una voce femminile fosse la prima cosa da ascoltare quella mattina, ma non fu fortunato, un uomo stava dando le notizie del giornale radio, non c'era dunque nemmeno una voce quella mattina, nemmeno una voce senza una bocca, che desse motivo di scatenare una fantasia, di costruire intorno alla voce una faccia, due occhi, dei capelli, un sorriso. Nulla, solo il nulla d'intorno, aria, solo aria dentro la quale nulla da dire, un respiro dietro l'altro l'unico rumore, non si è una persona se manca quella persona che usa la tua aria che riempie i tuoi vuoti creando le dimensioni dello spazio, che da un senso al tuo tempo riempiendo i tuoi attimi. Non sentiva nemmeno i battiti del cuore perché non ci sono battiti quando il cuore non gioca con un altro cuore, per questo motivo si appoggiò una mano sul petto per essere sicuro che battesse ancora e pensò... adesso muore non ne può più di ascoltarmi... appoggiò la mano sulle lancette dell'orologio per fermare quel tempo che faceva quel rumore cadenzato che confondeva il suo battito... si ci voleva una storia, una storia qualunque, per farlo ripartire.

 
 
 

Il luciaio.

Post n°180 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°380 pubblicato il 05 Maggio 2011 da cesarexxxxxx

Io sono soltanto un sognatore antico, e vado in giro come un luciaio, uno di quegli omini che la notte andavano in giro ad accendere i vecchi lampioni con uno stoppino, allo stesso modo vado percorrendo le strade della notte, attaccato a questa impalpabile realtà, disseminando ostinatamente la mia via di mille lumini, i miei sogni. E' un'abitudine naturale, irrinunciabile, il solo modo di tradurre i miei pensieri in un linguaggio accessibile dall'esterno ed è il solo modo che ho per osservarmi al di fuori di me. Il sogno è la capacità di vedere oltre la realtà, di attraversare i condizionamenti, di percepire la sostanza della vita ed è sempre più difficile indossare i panni del sognatore, troppe le situazioni che riducono lo spazio dentro il quale muoversi, troppe le persone che hanno perso la capacità di avere dei sogni. Percepirli nella loro mente è sempre più difficile, precipitati come sono dietro falsi sogni, a volte vorrei essere uno spazzacamino, entrare e pulire dalla fuliggine della banalità tutte quelle menti “tappate”. Ilsognatore, è anche un presuntuoso che si crede il depositario di un segreto, che pretende di insegnare alla realtà che essa esiste solo perché esistono i sogni, questa presunzione, a volte, è il motivo per cui lascio i miei sogni, ma loro, per fortuna, non lasciano me.

 
 
 

La consapevolezza.

Post n°179 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°379 pubblicato il 27 Aprile 2011 da cesarexxxxxx

Ad un certo punto della vita, quando il cammino fatto è più lungo di quello ancora da fare, si raggiunge la consapevolezza che non c'è altro da fare oltre quello già fatto. Questo accade all'improvviso, magari proprio in un giorno tranquillo, un giorno nel quale sei sereno, appagato, i tuoi sogni sciamano e volano via come stormi, magari guardando un cielo azzurro dalla finestra subito dopo il risveglio. Poi, basta il borbottio di una caffettiera e il grande film della tua vita si scompone sulla tela del tempo. Seguendo assonnato l'aroma del caffè e quel magico rito della tazzina fumante, sorseggio, guardando fuori, la gente che si muove, le auto che intasano la via, le serrande dei negozi che si aprono, la gente alla fermata dell'autobus, la vicina di casa che rientra dalla spesa, i bimbi che seguono le mamme per andare a scuola e una semplice consapevolezza, si affaccia alla mente: l'abitudine fa parte di me, si è impadronita di me. Per tutti, noi siamo qualcuno che incontriamo per caso, che incrociamo negli sguardi, per tutti, noi siamo nessuno, ma siamo abituati a quel niente, è la nostra“giornitudine”, che ci mancherebbe, come ci mancherebbe un palo della luce spostato, un cartello pubblicitario divelto, una buca nell'asfalto, il suono di un clacson, un frettoloso buongiorno, il contatto di un amico, lo squillo di un telefono. Ognuno di noi sfrutta il quotidiano e ne viene sfruttato, fin dentro i sentimenti, per sentirsi vivo e reale. Per tutti, c'è un invisibile modo d'essere che cerchiamo di trovare, come si cerca un fantasma, nel mondo del visibile. Una ricerca vana, è così che si raggiunge la vera serenità, con la consapevolezza che tutto, a un certo punto è vano. Questo pensiero mi strappa un sorriso sereno, non c'è più nulla da amare che io non abbia già amato, compreso me stesso, c'è solo l'affetto per questo mondo, per questa vita, per ogni persona, per ogni oggetto che ho vissuto e ancora, un briciolo di curiosità per i sentimenti, come concetto astratto, è meraviglioso sapere di avere esaurito le pene d'amore e poterne parlare, scrivere, con quel distacco che si raggiunge con la consapevolezza dell'intelletto. Che sia questa la vera saggezza?

 
 
 

La mia città.

Post n°178 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°378 pubblicato il 22 Aprile 2011 da cesarexxxxxx

A volte penso che questa città che mi sta intorno mi appartenga più di quanto io le appartenga, mi riconosco per le sue strade, i suoi monumenti, i suoi colori, i suoi palazzi, i suoi tetti, la sua atmosfera, persino nei miei ricordi, sparsi nei luoghi che ho vissuto e che ho attraversato. Tante volte sono arrivato a ripercorrere l'itinerario della mia infanzia con in mano solo l'ombra dei miei ricordi, come una margherita, che man mano fioriva al mio passaggio, con l'intenzione in cuor mio, di raccogliere, tra quei mattoni, frammenti di me , spicchi di luce lasciati negli angoli a ritrovare lo sguardo di un tempo, suoni di strada che riecheggiano come se fossero sempre rimasti nei vicoli ad aspettarmi, briciole di vita per ritrovare la via nel labirinto dei ricordi. Perso, nel vissuto, dove conosco tutti e non riconosco nessuno, per accorgermi che la memoria è fatta di qualcosa che non riguarda il presente ma è solo una foto impressa nella mente, un manifesto sbiadito sulle mura di una città.

 
 
 

L'alba.

Post n°177 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°377 pubblicato il 08 Aprile 2011 da cesarexxxxxx

L'alba. Ricordo le mie albe, in riva al mare o davanti a una montagna, mentre lento il sole si alza. Gli occhi assonnati strappati alla notte che come un sipario si apre al chiarore, come un lenzuolo che scivola via scoprendo emozioni. Quell'attimo atteso, sentito, vissuto, senza vedere, senza pensare, con gli occhi della mente che scivolano verso l'orizzonte a cercare la nascita del giorno, a cercare la mia rinascita. Capita, che quando penso all'alba, tutto ciò che la vita mi ha insegnato, non abbia più senso, perché i suoi frammenti rimangono sospesi nell'attesa immobile di quell'attimo in cui il giorno nasce . Dentro di me una sequenza infinita di emozioni che si diffondono nel mio corpo fino a rabbrividire sulla pelle. E' l'alba, che mi raccoglie e mi invita a non perdermi, a non trattenere il mio io, a guardare oltre le cose, e tutto ciò, mi porta a chiedermi se il mio cuore appartenga a quel raggio, piuttosto che a questo corpo in cui vive. Così, anche da questa finestra del mio palazzo, nascosta dal caos di altre palazzine, posso vivere un'alba, dove tutto ha inizio e sperare di diventare l'uomo che vorrei... fino alla prossima alba.

 
 
 

Il tramonto.

Post n°176 pubblicato il 25 Marzo 2013 da semprecesare

Post n°376 pubblicato il 04 Aprile 2011 da cesarexxxxxx

Il tramonto si avvicina, come quando gli occhi sono stanchi e le palpebre scivolano via. Così si allungano le ombre nella mia mente, accorciando i pensieri dentro il pugno della solitudine. Mi fanno compagnia le cose di sempre, il ticchettio dell'orologio che mi ricorda il tempo che passa, lo specchio dell'armadio che mi mostra le rughe che mi fanno sentire più vecchio, le parole che si seccano come quando il gelo ti spacca le mani, il silenzio che mi avvolge in una fredda coperta pesante. Laggiù c'è il tramonto, c'è il disco del sole che si appoggia all'orizzonte sfumando le nubi di un rosso calore e mi scolora i pensieri che si allontanano come fossero uccelli che tornano al nido, laggiù c'è la notte che copre di nero  i primi palazzi che incontra nei vicoli stretti, laggiù c'è il mio cuore prigioniero d'amore, ma non voglio tornare indietro a liberarlo.

 
 
 

 

 

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