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« La doganaIl tatuaggio »

Burocrazia

Post n°312 pubblicato il 21 Febbraio 2014 da meninasallospecchio

(continua dal post precedente)

Non sono una leghista, non sono una grillina e neanche una berlusconiana. Non sono insofferente delle regole. Sono moderata e legalitaria. Però cazzo! Certo che poi la gente se la prende con l'Europa. Perché qui il problema non sono le regole in sé, ma la loro implementazione; che non sembra essere finalizzata a un obiettivo, quanto a tenere in piedi un apparato di burocrati e un altrettanto oneroso apparato di professionisti, studi, consulenti, che delle difficoltà della burocrazia ha fatto un mestiere. Ora io andrò ad Asti giusto perché non ho un cazzo da fare, ma se fossi un po' più impegnata (o magari ignorante), mi farei semplicemente inculare 90 euro a trimestre dallo studio di Staminchia e poi me la prenderei con la Merkel che con la nostra burocrazia bizantina e perversa non c'entra niente.

Oppure me la prenderei, come fanno in tanti, con la tecnologia, come se la farraginosità di cui le procedure sono gravate dipendesse dalla loro informatizzazione. Certo che se tu prendi una procedura inefficiente e la implementi paro paro su Internet, aggiungendoci qualche complicazione ulteriore, perché per impedire l'errore o la frode di uno preferisci gravare sulla buonafede di mille, allora la procedura informatizzata sarà una palla al piede. Ma non si fa così. L'informatizzazione dovrebbe essere un'opportunità per mettere mano ai processi, semplificandoli e snellendoli. E la protezione, dei dati e delle procedure, deve essere proporzionata al loro grado di sensibilità e all'eventualità che siano oggetto di frode, nonchè all'entità economica della frode stessa. Qualunque elettrauto sa che non si mette un antifurto da 1000 euro su una macchina che ne vale 500. E uno studente di informatica del terzo anno sa che costa meno tracciare le attività per scoprire errori o abusi a posteriori, piuttosto che costruire sarchiaponi con la pretesa di impedirli a priori (che poi tanto non ci si riesce).

Guardate, questo è solo un esempio, potrei farne altri cento: potrei parlarvi della sicurezza sul cantiere, o dell'area finestrata nelle camere del B&B o dei segnali di indicazione sulla strada. Sono una miniera di aneddoti, ma del resto c'è gente che su storie come queste ha scritto dei libri. Sono stata anch'io una lavoratrice dipendente e di questi problemi non mi rendevo conto; anzi, sarei stata pronta a prendermela con i padroncini insofferenti delle leggi o delle tasse. Ma non è così. Appena si mette mano a un'impresa piccola a piacere, compreso che so? ristrutturare una casa, ci si trova sommersi da una marea di incombenze burocratiche, la cui efficacia rispetto alle finalità dichiarate è pressoché nulla. Perché sarebbe molto più utile avere una consulenza da parte degli enti pubblici a priori e controlli puntuali ed effettivi a posteriori.

Quello che succede è che se uno vuole rispettare la legge si trova di fronte a procedure complicatissime e nessun aiuto; anzi, situazioni spesso vessatorie, burocrati rigidi e incompetenti, pronti solo a pararsi il culo. Quello che ti chiedono è che ci sia un professionista che mette un bollo e una firma su tutto quello che fai, in modo che loro non debbano prendersi responsabilità. Poi puoi fare quel cazzo che ti pare perché nessuno muoverà mai il culo dall'ufficio per venire a vedere davvero cosa stai combinando. Se tu te ne batti l'anima a priori e ignori completamente quello che prescrive la legge, risparmi un'infinità di tempo e le parcelle dei professionisti, e nessuno ti beccherà mai. Questa è la realtà. In teoria infrangere la legge dovrebbe essere economicamente conveniente, ma tecnicamente complicato. Invece in Italia è il contrario: per infrangere la legge ti fanno i ponti d'oro, mentre se vuoi rispettarla, oltre a pagare, devi anche arrampicarti sugli specchi.

Ho un amico che ha vissuto in Inghilterra. Dice: in Inghilterra se ho bisogno di un'informazione sulle tasse, vado all'agenzia del fisco. Lì mi accolgono, mi spiegano, mi aiutano anche, nel limite della legalità, a pagare il meno possibile. Qui in Italia nessuno va all'agenzia delle entrate a chiedere informazioni. Fondamentalmente abbiamo paura: non pensiamo che siano lì per aiutarci, ma casomai per trovarci in difetto e crearci problemi anziché risolverceli. Questo è quello che si intende quando si parla di "stato nemico".

Mi fermo qui, anche se parlando di tasse mi verrebbero altre mille cose da dire. Magari ci tornerò su in un'altra occasione.

Non so se ci sia qualche possibilità in Italia che lo Stato, inteso non soltanto come politica ma come apparato nel suo insieme, recuperi un rapporto di fiducia con i cittadini. C'è poca sensibilità al problema, anche se ogni tanto qualcuno scende in piazza con una protesta generica, accolto dalla diffidenza di molti e dalla comprensione pelosa di altri, senza che poi si metta mano concretamente alle soluzioni. Come se fossimo incapaci di concepirle, le soluzioni. Geneticamente inadatti al pensiero pragmatico e razionale. Forse possiamo soltanto sperare che i nostri giovani emigrati a Londra, una generazione di anglo-italiani, torni un giorno a cambiare davvero questo paese. 

 
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