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Bohemian Rhapsody, il film sui Queen che piace a chi non conosce i Queen

Post n°1161 pubblicato il 21 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Questo weekend ho visto due volte Bohemian Rhapsody al cinema. La prima per necessità: esce un film sui Queen e sull’enigmatica figura di Freddie Mercury, lo devo vedere, senza se e senza ma. La seconda, perché la prima mi è piaciuto talmente poco che mi sono fatto mille scrupoli: mia serata no, il cinema col riscaldamento che non funzionava, aspettative vs. realtà e tutte le altre tare personali. Purtroppo il risultato è lo stesso: non mi sono mai emozionato, neanche un accenno di pelle d’oca. Come tanti, ho fatto un po’ di air guitar, ho battuto i piedini a tempo, ho finto di cantare quelle che sapevo, ma per quello bastava il trailer o un qualsiasi documentario e qui, il rischio “fiction su Modugno al cinema” è reale.
Il problema mica sono i Queen: le loro canzoni le conoscono tutti ma proprio tutti, compresa tu’ nonna. La platea di provincia per Bohemian Rhapsody è infatti il massimo della trasversalità: fan della prima ora, gente che al cinema non è mai venuta, giovani curiosi, genitori affamati di emozioni, un mare di quarantenni nostalgici e si sa, questi ultimi li compri facilmente. Sono loro che, nei commenti sui social, scrivono “Rami Malek merita un Oscar, è uguale a Freddie Mercury”, facendomi partire un ictus di quelli seri.

Per le imitazioni c’è Tale e Quale e nello spettacolo di Carlo Conti, Freddie Mercury è stato imitato molte volte, pure bene e pure cantato dal vivo. Il cinema è altra cosa e spesso i personaggi veramente esistiti funzionano meglio se accennati anziché ricalcati. Rami Malek e gli altri sono bravi, ci mancherebbe, ma è quel bravi che diresti a una recita scolastica venuta bene. Fanno le mossette, ammiccano dopo qualsiasi battuta che a volte sembra di vedere Zoolander, sono caricaturali al limite della macchietta: Mercury viene dipinto come un mezzo minus habens incapace di gestire qualsiasi emozione, anche la più semplice e miracolato dal genio che gli viene da chissà dove, May sempre pragmatico, Taylor scassapalle e Deacon, il povero Deacon, l’unico giusto, diventa la spalla comica, un Mr. Bean che suona bene. Quando parlano, lo fanno come gli Avengers, uno alla volta e ognuno con la battuta-spiegone, per strizzare l’occhio ai fan. Manca solo il televoto finale.

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Se proprio volete emozionarvi, guardate il vero concerto dei Queen al Live Aid, con i veri musicisti, la vera regia dell’epoca e, cosa importante, il pubblico vero, non quell’ammasso di computer grafica senz’anima con cui i produttori del film hanno riempito il Wembley Stadium. Fanno anche qualche pezzo in più rispetto al film: tutto gratis, tutto reale.

Goodbye everybody, I’ve got to go. ( Ciao a tutti, devo andare ) Sorriso, Bye Sal

 
 
 

QUANDO UN AMORE FINISCE

Post n°1160 pubblicato il 20 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Tutti conosciamo la sofferenza di una storia d'amore che finisce: frasi, ricordi, emozioni...
Dato che non esiste una formula magica per eludere questo dolore, è importante ricordare di non fermare la propria vita ed evitare i classici pensieri irrazionali che, in situazioni simili, si possono presentare frequentemente.
Una separazione interrompe il senso della progettualità che è inconscia e naturale in ognuno di noi. Ci costringe a ricominciare il gioco delle relazioni: riprendersi dopo la fine di un amore può essere un percorso di risalita impegnativo, ma non impossibile.
Inizia col darti il tempo necessario.
Quando perdiamo una persona che amiamo, si creano mentalmente dei pensieri negativi che bloccano il naturale percorso di elaborazione della separazione.
Di seguito, tre frasi frequenti e pensieri da evitare.
"era tutta la mia vita"

Se lo scopo principale della vita era l'altra persona e progettavi tutto in sua funzione, significa partire dal presupposto della cancellazione personale.Questa rottura invece forse ti ha liberato e può farti capire che il protagonista della tua vita sei tu. E imparare che l’amore autentico porta al compimento di sè stessi, non all'annullamento per l’altro.
"è solo colpa mia"
E’ normale iniziare a fare congetture del tipo “se avessi fatto o detto… allora...”
Purtroppo il corso della storia non può essere cambiato, e fissare i pensieri sull'idea che le colpe per la fine del rapporto siano da imputare a te, all'altro, alle cose fatte o mancate, non aiuta nel percorso dielaborazione
Quando finisce una storia d'amore, dare colpe e assoluzioni permette di poter sperare che, cambiando il comportamento, la relazione possa ricominciare.
"é stato inaspettato"

Non dire bugie a te stesso, ma impara ad analizzare i cambiamenti avvenuti in te, nell'altro e nella tua storia.
Quando l’amore manca, i segnali ci sono, siamo più noi a non poterli o volerli cogliere.

Ma è spesso un'illusione. Anzi si rischia di rallentare la presa di coscienza.


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Non dannatevi a pensare con i se e con i ma: quando una storia finisce non chiudete le porte ad una nuova, possibile grande storia d'amore. Sereno inzio settimana, bye Sal

 
 
 

Alberto Sordi entra tra i grandi italiani del Dizionario biografico della Treccani

Post n°1159 pubblicato il 19 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Alberto Sordi approda al Dizionario biografico degli Italiani edito dall'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani (per l'esattezza si trova nel 93° volume che va da Sisto V a Stammati). La voce è stata curata dal critico cinematografico e storico del cinema, Alberto Crespi. Una voce che presenta biografia, analisi dell'opera e curiosità sull'Albertone nazionale.
Crespi apre la voce dedicata al grande attore correggendo subito uno dei grandi luoghi comuni sulla figura di Sordi. "Già dagli inizi degli anni Sessanta si sarebbe potuto smontare un luogo comune - anche critico - che ha perseguitato Alberto Sordi per tutta la vita - scrive -: la sua identificazione con vizi e difetti dell'italiano medio. Ettore Scola, che ben lo conosceva, ha sostenuto più volte una tesi opposta: Sordi è l'italiano impazzito, in cui pulsioni socialmente inconfessabili hanno preso il sopravvento sulla rispettabilità piccolo-borghese".
"Erano anni - dice Crespi - in cui quasi tutti i film venivano, in prima battuta, scritti per lui: sia il copione de "Il sorpasso" che quelle de "I mostri", entrambi di Risi, erano destinati a lui e la fortuna degli altri "colonnelli" della commedia (Gassman, Tognazzi, Manfredi) fu che Sordi aveva rallentato i ritmi (solo nel 1954 aveva interpretato 12 film) e non poteva né voleva girare tutti i film che gli venivano proposti". Tra i progetti non realizzati dall'attore, così si chiude la voce scritta da Alberto Crespi: "un film sulla vita del poeta romano Belli (proposta rifiutata perché temeva che, al momento dell'ascesa in Paradiso, san Pietro glielo avrebbe rimproverato), uno su Henry Kissinger, un altro sul trombettiere del generale Custer John Martin (in realtà un italiano, tale Giovanni Martini) e infine il sogno, confessato in un'intervista al 'Corriere della Sera', di impersonare Benito

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I piccioncini li faremo per un'altra occasione. A Roma ci vado comunque  per sistemare due genovesi del ...

 

 
 
 

PERCHE' LA NOTTE...

Post n°1158 pubblicato il 18 Gennaio 2019 da prolocoserdiana

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Ogni giorno siamo alle prese con pensieri, parole, idee, calcoli, impegni, doveri e spesso ci scervelliamo inutilmente per cercare di risolvere in modo razionale i problemi che ci tormentano. Il nostro cervello, però, vive a metà tra visibile e invisibile, nel tempo e fuori dal tempo. Non esiste, quindi, solo il “cervello diurno”: di notte ci affacciamo su un mondo differente, oscuro, fatto di sogni, emozioni, ricordi, istinti. Ed è solo nel mondo notturno che il cervello può rigenerarsi, elaborare le informazioni correttamente e trovare soluzioni inedite ai nostri dilemmi quotidiani.
Immaginare, fantasticare, sognare, sentirsi parte di un tutto, coltivare visuali insolite e infine trovare soluzioni nuove: cosa c’è dietro queste capacità? Il cervello, sì, ma quello notturno. Passiamo un terzo della vita dormendo e un quarto di questo tempo sognando. Se togliamo a una persona la possibilità di sognare, interrompendo il suo sonno quando entra nella fase REM, rischia addirittura di morire nel giro di qualche tempo. Ma cosa accade nel sonno? In quelle ore in apparenza “tu” non ci sei: nel sonno l’identità sparisce, insieme al confine tra io e mondo. Proprio come diceva Einstein... Il tuo corpo è lì, ma tu sei in un altro luogo. Di giorno vivi nel tempo lineare, quello dell’orologio; di notte entri nel non-tempo: nei sogni gli anni scorrono in un secondo. Di giorno sei nella coscienza e nel visibile e tieni tutto sotto controllo; di notte ti immergi nell’invisibile e perdi il controllo. Di giorno usi la ragione, fai calcoli, valuti le situazioni sulla base di saperi che hai assorbito dal mondo esterno; di notte invece ti ricolleghi a un sapere naturale, primordiale, sconosciuto, lo stesso sapere che produce continuamente il corpo e lo fa funzionare nel modo giusto. Il punto di contatto tra i due cervelli è proprio la creatività: la capacità di portare nel giorno i saperi della notte.

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...e considerato che oggi ho un pò esagerato e mi si chiudono gli occhi...beh,
I'm going to sleep ( me ne vado a dormire ) Notte, notte, Sal
Dimenticavo: allegro e sereno week-end. Sorriso...

 
 
 

COINCIDENZE E LUOGHI COMUNI

Post n°1157 pubblicato il 18 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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A tutti noi, nel corso della vita, sono sicuramente capitati, in prima persona o a persone a noi vicine, degli accadimenti diciamo insoliti, determinati da una qualche incredibile coincidenza difficile da spiegare. E non c’è neanche bisogno di fare molti sforzi con la memoria, perché quando queste storie incredibili ti attraversano, ti rimangono ben impresse per sempre.
Il grande psicoanalista Carl Gustav Jung tentò nel 1950 di spiegare questi fenomeni con la teoria della sincronicità, ovvero delle coincidenze significative. La trappola mentale in cui cadiamo di fronte a questi eventi è quella, secondo Jung, di volerli collegare con nessi di causa-effetto come siamo abituati a fare normalmente nella vita quotidiana con tutto ciò che ci accade, ma secondo lo psicologo questo è un errore, e dobbiamo vederli piuttosto come due accadimenti che succedono nello stesso istante ma che sono collegati tra loro da altri piani di significato.
“Voglio dire per sincronicità le coincidenze, che non sono infrequenti, di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente, almeno con le nostre risorse attuali” (C. G. Jung).
Che siano o no spiegabili, quando ci ritroviamo parte in causa di una coincidenza (piccola o grande che sia), lo stupore che proviamo è sempre molto grande, forse perché in quel momento sperimentiamo davvero qualcosa che è molto vicino a ciò che chiamiamo Fato o Destino.

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Strafelice di essere a casa ho già ripreso la vita di sempre. Un buon caffè, un saluto a voi amici e amiche, una giornata in cui mi impegnerò a riprendermi ciò che mi è sempre appartenuto: fare qualcosa per non sentirmi inutile a me stesso ed agli altri. Fisicamente sto bene e, quindi, pur seguendo ciò che mi è stato consigliato dai medici, vedrò di dedicare il mio tempo a ciò che ha sempre soddisfatto la mia vita. Un sorriso ed un abbraccio a tutti/e, bye Sal

 
 
 
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