Un blog creato da prolocoserdiana il 22/02/2010

SAL&ALLEGRABAND

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Quando il cervello decide di non sentire per non soffrire

Post n°1238 pubblicato il 25 Marzo 2019 da prolocoserdiana
 

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La sofferenza non è una scelta personale, nessuno sceglie il dolore o l’isolamento emotivo di sua propria volontà. Non esiste nessuna anestesia per non soffrire, i periodi bui devono essere affrontati con integrità, coraggio ed entusiasmo.
La vita non è sempre facile. Questa frase la diciamo molto spesso, e solo chi ha avuto la fortuna di non essere “investito” dalle avversità non è in grado di capire la veridicità di queste parole.
Vivere è affrontare sfide, realizzare uno, due, sei o più progetti, è permettere che la felicità abbracci le nostre vita e accettare che, ogni tanto, la sofferenza chiamerà alla nostra porta per metterci alla prova. Non tutti assumiamo questi colpi che ci infligge la vita. C’è chi affronta meglio le delusioni e chi le interiorizza permettendo che minino la propria autostima. Nessuna tristezza viene vissuta in modo uguale, così come nessuna depressione ha la stessa origine, né viene affrontata allo stesso modo dalle diverse persone
Tuttavia, esiste un sintomo molto comune che, in qualche modo, tutti abbiamo provato qualche volta: l’anedonia ossia  l’incapacità di sentire piacere e godere delle cose. Il nostro cervello, per dirlo così, “decide di sconnettersi”. Non sentire per non soffrire; isolare, anestetizzarsi.
Così come ho scritto all’inizio, non esiste nessuna anestesia per il mal di vivere. Quando l’anedonia si presenta nel nostro cervello come un meccanismo di difesa, non ci fornisce nessun aiuto. Tutt’altro.
Il vero problema si presenta quando l’anedonia innalza un muro intorno a noi e ci toglia qualsiasi barlume d’umanità: non proviamo nulla di fronte a manifestazioni d’affetto, non abbiamo bisogno di nessuno accanto a noi e nessuno stimolo ci produce piacere, né il cibo, né la musica…niente.
La depressione non si “cura”, si affronta giorno dopo giorno. Richiede molteplici approcci, in base alla realtà di ogni individuo. I medicinali, le terapie, il sostegno familiare e, prima di tutto, le risorse personali sono elementi chiave.

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Serena notte e sorridente risveglio. Bye Sal

 
 
 

Chef in televisione, ovvero l’orgia delle parole che non dicono nulla.

Post n°1237 pubblicato il 25 Marzo 2019 da prolocoserdiana
 

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Oltre cinquanta programmi televisivi, su tutti i canali possibili e immaginabili. Generalisti e tematici, in chiaro ed a pagamento.  Ovunque. Gli chef italiani, ormai sarebbe il caso di tornare a chiamarli per ciò che sono: cuochi (con il tutto il rispetto per il mestiere, ovviamente), dilagano dappertutto, in tv come sul web e in particolare sui social.
Come mai? Qui la risposta è quasi ovvia. La cucina è una delle tendenze più di moda del momento, tutte le tendenze hanno bisogno di star che aiutano a vendere il vendibile e l’invendibile, e le star dei fornelli sono gli chef, considerati quasi delle divinità da tempio greco, pronti a immedesimarsi nel ruolo. A crederci davvero, e non ad accontentarsi della botta di fortuna di essere diventati ricchi e famosi grazie a qualche piatto cucinato con il tocco magico, o a qualche spregiudicata operazione di marketing culinario.
E qui casca l’asino. E gli chef si trasformano in opinionisti del nulla, si sentono protetti dalla loro fama (o fame?) e dal loro successo, e autorizzati a dire qualsiasi cosa. Di solito, quando i temi non riguardano la cucina, autentiche sciocchezze, parole pronunciate e sprecate in libertà, e poveracci quelli che le hanno ascoltate.
Ma grazie al buonsenso, e alla libertà di scelta, abbiamo un mezzo formidabile per bloccarli: cambiare canale quando vanno in onda. Ricordandoci, a proposito di televisione, il giudizio più esplicito, pronunciato dal più bravo critico televisivo italiano, Aldo Grasso: «Se ne stessero in cucina questi cuochi che non hanno nulla da dire». In cucina, o in dispensa. Purché lontano dai nostri occhi e dalle nostre orecchie.

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Beh...Se vogliono trasformare la mia pasta ai frutti di mare o i nostri amati " malloreddus " con qualche tocco di fiori all'arancia o fiori di pesco, se li mangino loro...
Buon inizio settimana con sorriso, Sal

 
 
 

BARZELLETTANDO, BUONA DOMENICA...

Post n°1236 pubblicato il 24 Marzo 2019 da prolocoserdiana
 

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Dopo una giornata di duro lavoro, Lele torna sfinito a casa e dice alla moglie Sirya: - Cara, oggi ho venduto 3 materassi e 20 mutande ed ho guadagnato 800 euro.
- Caro, io invece con un materasso e senza mutande ho guadagnato 2000 euro.

Sebastian per sbarcare il lunario decide di fare il bagnino. In una spiaggia affollatissima sta mangiando un panino gigantesco sotto gli occhi di una bambino.
 Il bambino lo fissa e gli dice:
- sono 3 giorni che non mangio
E lui:
- Bene, puoi far il bagno!

Sal si rivolge al Primario della Clinica dove lavora.
Capo, posso uscire due ore prima oggi?
Mia moglie vuole andare per negozi con me!
Non se ne parla nemmeno!
Grazie capo, lo sapevo che non mi avrebbe lasciato nei casini...

Dopo una serata trascorsa indiscoteca, Sal sta rientrando casa con a fianco un peluce da regalare alla moglie Mary.
Blocco dei carabinieri. Sal si ferma sorridente.
All'atto del controllo il militare esordisce:
- Buongiorno mi favorisca i documenti... ma sappi che lei è in contravvenzione.
Stupito e alquanto sorpreso Sal gli risponde:
- Guardi che io andavo a velocità moderata perchè vuole contravvenzionarmi?
Con voce inflessibile il carabiniere gli fa presente il motivo della contestazione:
- Guardi, abbia pazienza: lei sa perfettamente che il cane che porta al suo fianco passeggeri deve essere sistemato nel vano bagagli e con relativa rete divisoria dall'abitacolo della vettura.
Per tutta risposta e ancora stupito Sal replica:
- Ma è di peluche!.
A noi non interessa la razza: la legge è legge!

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Serena e sorridente domenica, bye Sal
PS. ITALIA-FINLANDIA 2-0. E' iniziata più che bene...

 
 
 

Le persone molto intelligenti e il loro curioso rapporto con la depressione

Post n°1235 pubblicato il 22 Marzo 2019 da prolocoserdiana
 

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Le persone molto intelligenti non sono sempre quelle che prendono le migliori decisioni. Un elevato coefficiente intellettivo non dà nemmeno garanzia di successo o certezza di felicità. In molti casi queste persone rimangono incastrate nel groviglio delle loro preoccupazioni, nell’abisso dell’ongoscia esistenziale, in quello sconforto che consuma le riserve di ottimismo. Vi è la tendenza generale a vedere i geni dell’arte, della matematica o della scienza come creature taciturne, persone in qualche modo particolari e molto attaccate alle loro stranezze. Tra queste persone troviamo Hemingway, Emily Dickinson, Virginia Woolf, Edgar Allan Poe o anche lo stesso Amadeus Mozart… Tutte menti geniali, creative ed eccezionali che portarono la loro angoscia fino all’orlo di quel precipizio che preannunciava la tragedia.
Ma che cosa c’è di vero in tutto questo? Esiste una relazione diretta tra un alto QI e la depressione? Come prima cosa è necessario evidenziare che un’intelligenza elevata non contribuisce allo sviluppo di nessun tipo di disturbo mentale.
Esistono,però, un rischio e una predisposizione alla preoccupazione eccessiva, all’autocritica, ad avere una percezione molto falsata del mondo tendente alla negatività. Tutti fattori che in molti casi creano le condizioni necessarie per dare origine ad un quadro depressivo. Chiaramente ci sono eccezioni, questo va detto. Nella nostra società abbiamo persone brillanti che sanno trarre il massimo dal loro potenziale, investendo non solo nella propria qualità di vita, ma anche nella loro stessa società.
Tuttavia, sono numerosi gli studi, le analisi e le pubblicazioni che ci rivelano questa singolare tendenza. Soprattutto nelle persone che hanno un QI superiore a 170.
Lo stesso Aristotele, ai suoi tempi, sosteneva già che l’intelligenza cammina mano nella mano con la malinconia. Geni come Sir Isaac Newton, Arthur Schopenhauer o Charles Darwin vissero periodi di nevrosi e psicosi. Virginia Woolf, Ernest Hemingway e Vincent Van Gogh finirono per compiere l’estremo gesto di togliersi la vita...

 

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Per me non problem. Q.I -220. Sono al riparo da ogni qualsivoglia depressione...
Sorriso per un sereno weekend

 

 
 
 

CREDERE SEMPRE NEL VERO AMORE..,

Post n°1234 pubblicato il 22 Marzo 2019 da prolocoserdiana
 

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Pablo Neruda diceva “è così breve l’amore e così  lungo l’oblio”. Nel mezzo rimane sempre la luce di una lucciola che si accende per natura nelle notti buie, per indicarci il limite, per ricordarci che è meglio un lungo oblio che un lungo tormento in cui finiamo per vendere la nostra dignità.
Che ci crediamo o no, il vero amore è quel filo fragile e delicato che mettiamo spesso in pericolo, che rischia di logorarsi fino a spezzare i legami delle nostre relazioni affettive. È molto frequente attraversare questa frontiera senza volerlo, fino a lasciarci portare ad un estremo tale in cui i nostri limiti morali si indeboliscono; pensiamo che per amore valga la pena fare tutto e che ogni rinuncia sia piccola e giustificata.
Spesso si dice che in amore l’orgoglio sia alimentato dall’ego e la dignità dallo spirito. Ad ogni modo, queste due dimensioni psicologiche sono due abitanti quotidiani delle turbolente isole delle relazioni affettive e spesso vengono confuse tra loro.
L’orgoglio, ad esempio, è un nemico celebre che si tende ad associare all’amor proprio. In realtà l’orgoglio è di più: è un architetto specializzato nell’edificazione di muri, nella tessitura di tende divisorie nelle nostre relazioni, nell’aggiunta dell’arroganza in ogni parola e nella coltivazione del vittimismo. Tutti questi atti distruttivi mascherano una bassa autostima.
L'amore non si vende, non si perde e non si regala. Una sconfitta al momento giusto è sempre più degna di una vittoria non combattuta. Forse, nella nostra vita, amare è una lunga battaglia anche con noi stessi ed anche se ne usciamo con il cuore rotto, ma  a testa alta, la successiva  tristezza non  infetterà i giorni a venire e le nuove  speranze.

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Serena giornata e...che sia realmente un sereno fine settimana. Un sorriso, bye Sal

 
 
 
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