Creato da violinche il 24/06/2006
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario.
 

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El Che

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"Vi chiedo di essere essenzialmente umani, ma così umani da avvicinarvi al meglio di ciò che è umano, purificare il meglio dell'uomo attraverso il lavoro, lo studio, l'esercizio della solidarietà continua con il popolo e con tutti i popoli del mondo"
Ernesto Che Guevara
 

Falcone & Borsellino

falcone&borsellino

Giovanni & Paolo,
quando guardo
questa foto
mi sento orgoglioso
di essere siciliano!
La Sicilia non è mafia,
la Sicilia siete voi due!
Le vostre idee continueranno
a camminare
sulle nostre gambe
e la luce abbagliante
di questo vostro sorriso
ci darà la forza
per lottare ancora
e ancora
finché la mafia
sarà cancellata!
GRAZIE!

 

Falcone

Falcone

"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine."

 

 

Fini e i suoi sensi di colpa

Post n°15 pubblicato il 14 Novembre 2006 da violinche
 

FiniMa sentitelo il povero Fini: "Era doveroso da parte del governo fissare una manifestazione per consentire a tutti di rendere omaggio ai martiri di Nassiriya. Derubricare questa ricorrenza ad iniziativa quasi privata è sintomo di insensibilità". Oh ma come sei bravo, hai una dialettica e una facilità di parola così apprezzabili... Ma mi chiedo, perché questa tua capacità oratoria la usi sempre a sproposito??

Ti passa per l'anticamera del cervello che le parole non contano un tubo e tantomeno contano le "cerimonie", i saluti militari che ti permetti di fare davanti alla tomba di chi - come quei poveri ragazzi - a combattere sotto le bombe c'è stato veramente. Tu, che quei ragazzi ce li hai mandati a combattere per "difendere la pace", oggi che fai? Invece di fare un mea culpa pubblico, di metterti in ginocchio davanti ai genitori di quei poveri caduti che rendono onore al paese più di qualsiasi classe dirigente, invece di stare zitto a riflettere sui casini che, insieme al tuo amichetto silvio, hai combinato quando eri al governo, cosa fai? Eh...cosa fa? Divorato dai sensi di colpa, che farebbe meglio a tenersi per sé in silenzio, il leader dell'italia fascista se ne esce invocando una manifestazione nazionale per ricordare i caduti di Nassiriya... Ma come è buono e bravo e intelligente il nostro Gianfranco! Ma sì, facciamo una bella festa per ricordarli tutti quanti e già che ci siamo includiamoci anche quelli che stanno morendo ora o che moriranno presto - se no li tiriamo subito fuori - in Afghanistan, di cui nessuno parla più, a parte PeaceReporter e pochi altri.

Io dico: tiriamo fuori tutti i soldati che stanno rischiando la vita per niente, e allora sì che possiamo festeggiare e fare una festa nazionale! Una festa che ricordi tutti i soldati italiani caduti, che sono morti con onore e con onore vanno ricordati, e che celebri al contempo la Pace, quella vera, che non si instaura con le armi! Allora sì che potremmo fare tutte le feste nazionali che vogliamo, ma adesso no, è troppo presto.
Invece di perderci in chiacchiere e polemiche inutili, caro Fini e cari politici tutti, diamoci da fare e rimbocchiamoci le maniche perché di quei morti non ce ne siano più!!

Questo, caro Fini, sarebbe un vero "sintomo di sensibilità".

 
 
 

Post N° 14

Post n°14 pubblicato il 13 Novembre 2006 da violinche
 
Foto di violinche

"Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma sarà l'unica via per non ottenere mai la libertà."

Fidel Castro
(dall'Introduzione al Diario del Che in Bolivia, ed. 1968)


 
 
 

Forza Fidel, non ci abbandonare!!!

Post n°13 pubblicato il 13 Agosto 2006 da violinche
 

Oggi finalmente una buona notizia, Comandante! Stai meglio e questo ci riempie tutti di gioia. Tieni duro, jefe compañero amigo!!!

Hasta siempre!

 
 
 

Il pacifismo israeliano e la guerra

Post n°12 pubblicato il 23 Luglio 2006 da violinche
 
Tag: Guerra
Foto di violinche

Pubblico un articolo scritto per PeaceReporter da Uri Avnery, giornalista e scrittore, fondatore di Gush Shalom, organizzazione indipendente del pacifismo israeliano. Lo ritengo interessante sia perché costituisce una sorta di "voce indipendente" che si oppone alle scelte bellicose del governo israeliano sia perché analizza a fondo la presente crisi israelo-libanese rapportandola a quella del 1982.

Il vero scopo è cambiare il regime in Libano e installare un governo fantoccio.
Questo era lo scopo dell'invasione del Libano di Ariel Sharon, nel 1982. Fallì. Ma Sharon e i suoi allievi della leadership politica e militare non hanno mai davvero rinunciato.
Come nel 1982, anche l'operazione in corso è stata pianificata e viene portata avanti in pieno coordinamento con gli Stati Uniti.
Come allora, non c'è dubbio che sia coordinata con parte dell'élite libanese.
Questo è il punto principale. Il resto è clamore e propaganda.

Alla vigilia dell'invasione del 1982, il Segretario di Stato Alexander Haig disse ad Ariel Sharon che, prima di dare il via all'operazione, era necessario avere una “chiara provocazione”, che sarebbe stata tenuta per buona dal mondo.
La provocazione infatti ebbe luogo - proprio al momento giusto - quando il gruppo terroristico di Abu Nidal cercò di assassinare l'ambasciatore israeliano a Londra. Tutto ciò non aveva alcuna relazione con il Libano, e ancora meno con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (nemica di Abu Nidal), ma servì allo scopo.

Questa volta, la necessaria provocazione è stata fornita dalla cattura dei due soldati israeliani da parte di Hizbollah. Tutti sanno che non possono essere liberati se non attraverso uno scambio di prigionieri. Ma l'enorme campagna militare, che era pronta a partire da mesi, è stata venduta al pubblico israeliano e internazionale come un'operazione di salvataggio.
(Curiosamente, la stessa identica cosa era avvenuta due settimane prima nella Striscia di Gaza. Hamas e i suoi alleati hanno catturato un soldato, il che ha fornito la scusa per una massiccia operazione che era stata preparata da molto tempo, e il cui scopo è distruggere il governo palestinese).

Lo scopo dichiarato dell'operazione in Libano è di allontanare Hizbollah dal confine, affinchè sia per loro impossibile catturare altri soldati e lanciare razzi sulle città israeliane. Anche l'invasione della Striscia di Gaza è ufficialmente finalizzata a portare Ashkelon e Sderot fuori dalla portata dei razzi Qassam.

Questo ricorda l'"Operazione Pace per la Galilea”, nel 1982. Allora, si disse alla gente e alla Knesset (il Parlamento israeliano, ndt) che lo scopo della guerra era “allontanare i Katiuscia di 40 chilometri dal confine”. Questa era una deliberata menzogna. Nel corso degli undici mesi precedenti alla guerra, attraverso il confine non era stato sparato un solo razzo Katiuscia (né un solo colpo). Fin dall'inizio, lo scopo dell'operazione era raggiungere Beirut e installarvi un dittatore collaborazionista. Come ho riferito più di una volta, lo stesso Sharon mi disse così nove mesi prima della guerra, e puntualmente lo pubblicai, con il suo consenso (ma non attribuendolo a lui).

Naturalmente, l'operazione in corso ha anche diversi scopi secondari, che non includono la liberazione dei prigionieri. Chiunque capisce che questo non si può ottenere con azioni militari. Ma probabimente è possibile distruggere una parte delle migliaia di missili che Hizbollah ha accumulato negli anni. A questo scopo, i comandanti dell'esercito sono pronti a mettere in pericolo gli abitanti delle città israeliane che sono esposte ai razzi. Credono che ne valga la pena, come in uno scambio di pedine a scacchi.
Un altro scopo secondario è riabilitare il “potere deterrente” dell'esercito. Questa è una parola in codice per la restaurazione dell'orgoglio ferito dell'esercito, duramente colpito dalle temerarie azioni militari di Hamas nel sud e Hizbollah al nord.

Ufficialmente, il governo israeliano chiede che il governo del Libano disarmi Hizbollah e lo allontani dalla zona di confine. Questo è chiaramente impossibile con l'attuale regime libanese, un delicato mosaico di comunità etnico-religiose. Il minimo shock può far crollare l'intera struttura e gettare lo Stato nell'anarchia totale - in particolare dopo che gli statunitensi sono riusciti a cacciare l'esercito siriano, l'unico elemento che per anni aveva garantito una qualche stabilità.

L'idea di installare un governo collaborazionista in Libano non è cosa nuova. Nel 1955, David Ben Gurion propose di prendere un “funzionario cristiano” e insediarlo come dittatore. Moshe Sharet dimostrò che questa idea si basava sulla completa ignoranza degli affari libanesi e la silurò. Ciò nonostante, 27 anni dopo Ariel Sharon ci riprovò. Bashir Gemayel fu infatti insediato come presidente, solo per essere assassinato poco tempo dopo. Suo fratello, Amin, gli sucedette e firmò un accordo di pace con Israele, ma fu cacciato dall'incarico. (Lo stesso fratello ora sostiene pubblicamente l'operazione israeliana).

La previsione adesso è che se le forze aeree israeliane riescono a far piovere colpi abbastanza pesanti sulla popolazione libanese – paralizzando porti e aereoporti, distruggendo le infrastrutture, bombardando i quartieri residenziali, interrompendo l'autostrada Beirut-Damasco eccetera – il popolo libanese si infurierà con Hizbollah e farà pressione sul governo libanese per soddisfare le richieste di Israele. Dal momento che l'attuale governo non può neanche sognare di fare una cosa del genere, verrà instaurata una dittatura, con il supporto di Israele.
Questa è la logica militare. Io ho i miei dubbi. Si può supporre che la maggior parte dei libanesi reagirà come farebbe chiunque altro al mondo: con furore e odio contro l'invasore. Così accadde nel 1982, quando gli sciiti del sud del Libano, fino ad allora docili come zerbini, si sollevarono contro gli occupanti israeliani e crearono Hizbollah, che è diventata la forza più potente del Paese. Se ora l'élite libanese viene assimilata ai collaboratori di Israele, sarà cancellata dalla faccia della terra. (Peraltro, i razzi Qassam e Katiuscia hanno fatto sì che la popolazione israeliana facesse pressione sul nostro governo per arrendersi? Piuttosto il contrario).

La politica statunitense è piena di contraddizioni. Il Presidente Bush vuole “cambi di regime” in Medio Oriente, ma l'attuale regime libanese è stato istituito solo di recente, sotto la pressione americana. Nel frattempo, Bush è riuscito solamente a fare a pezzi l'Iraq e scatenare una guerra civile. Potrebbe ottenere la stesso risultato in Libano, se non ferma in tempo l'esercito israeliano. Inoltre, un devastante attacco contro Hizbollah potrebbe far crescere la furia non solo in Iran, ma anche fra gli sciiti in Iraq, sul cui sostegno si fondano tutti i programmi di Bush per un regime filo-statunitense.

Dunque qual è la risposta? Non per caso, Hizbollah ha condotto il suo raid di rapimento dei soldati in un momento in cui i palestinesi hanno un gran bisogno di aiuto. La causa palestinese è popolare in tutto il mondo arabo. Mostrando che sono amici nel momento del bisogno, mentre gli altri arabi falliscono miseramente, Hizbollah spera di accrescere la sua popolarità. Se un accordo fra Israele e Palestina fosse già stato raggiunto, Hizbollah non sarebbe altro che un fenomeno libanese, irrilevante per la nostra situazione.

A meno di tre mesi dal suo insediamento, il governo di Olmert e Peretz è riuscito a trascinare Israele in una guerra su due fronti, i cui obbiettivi sono irrealistici e i cui risultati non possono essere previsti.
Se Olmert spera di essere visto come Mister Macho-Macho, uno Sharon bis, rimarrà deluso. Lo stesso vale per i disperati sforzi di Peretz di essere preso sul serio come PP Mister Sicurezza. Chiunque capisce che questa campagna - sia a Gaza che in Libano - è stata pianificata dall'esercito e imposta dall'esercito. Chi prende decisioni in Israele, adesso, è Dan Halutz. Non è un caso che il lavoro in Libano sia stato affidato alle Forze aeree.

La gente non è entusiasta della guerra. Si è rassegnata, in uno stoico fatalismo, perchè è stato detto che non c'è alternativa. E infatti, chi può essere contrario? Chi è che non vuole liberare i “soldati rapiti”? Chi non vuole rimuovere i Katiuscia e riabilitare la deterrenza? Nessun politico osa criticare l'operazione (ad eccezione dei membri arabi della Knesset, ignorati dal pubblico ebraico). Sui media, i generali regnano incontrastati, e non solo quelli in uniforme. Non esiste praticamente ex generale che non sia stato invitato dai media a commentare, spiegare e giustificare, tutti con una voce sola.
(A titolo d'esempio: la più seguìta televisione israeliana mi ha chiesto un'intervista, dopo aver sentito che avevo preso parte a una manifestazione contro la guerra. Ero abbastanza sorpreso. Ma non per molto: un'ora prima della trasmissione, un contrito conduttore ha chiamato per dire che c'era stato un terribile errore: in realtà volevano invitare il professor Shlomo Avineri, un ex direttore generale del Foreign Office, su cui si può contare per giustificare qualsiasi atto del governo, qualunque esso sia, in forbito linguaggio accademico.

“Inter arma silent Musae” - quando parlano le armi, le muse tacciono. O, piuttosto: quando rombano i cannoni, il cervello smette di funzionare.
E solo un pensiero: quando lo Stato di Israele fu fondato, nel mezzo di una guerra crudele, un poster tappezzava i muri: “Tutto il paese - un fronte! Tutto il popolo - un esercito!”
Sono passati 58 anni, e lo stesso slogan è valido come lo era allora. Che cosa ci dice, questo, su generazioni di statisti e generali?

Tel Aviv, 15 luglio 2006

Fonte: PeaceReporter
 
 
 

I bambini no!

Post n°11 pubblicato il 20 Luglio 2006 da violinche
 
Tag: Guerra

E' vero, non avevo ancora scritto nulla su quello che sta succedendo in Medio Oriente e mi rammarico soprattutto con me stesso, perché un blog che si fregia, nel suo sottotitolo, di quella frase del Che non può permettersi di ignorare e non commentare la guerra tra Israele e Libano: per il semplice motivo che, tra tutte le ingiustizie, la guerra è l'Ingiustizia suprema, perché commessa da chi ha in mano le redini del potere e degli eserciti contro i deboli, gli indifesi e gli innocenti, che vi si trovano in mezzo senza volerlo e che incontrano la morte (spesso atroce) propria o dei propri figli, dei propri genitori, dei propri fratelli o sorelle senza capirne neanche il motivo.
Una morte che le parole non possono raccontare perché non ne sono capaci, perché nel vocabolario italiano (ma credo anche in quello di qualsiasi altra lingua) non esistono verbi, aggettivi, sostantivi per descrivere questo:



Ed è per questo che ho deciso, non senza averci pensato tanto prima, di pubblicare queste immagini sul mio blog. Se le parole non possono aiutarci a capire cosa diavolo succede in quella parte del mondo, così come in tutte le altre parti del mondo in cui si combatte una guerra, allora le immagini ci vengono in aiuto. Perché a volte, rabbrividire, scioccarsi, paralizzarsi per lo stupore di vedere qualcosa di terribile e di raccapriciante è utile!!! E' maledettamente utile, non perché siamo sadici, ma perché a volte è l'unico modo per aprire gli occhi, per capire quello che succede veramente: è solo se si capisce quello che succede veramente, si può alzare un grido spontaneo di rabbia.

Molti di voi conoscono già queste foto - che ho preso dal blog di Beppe Grillo - ma probabilmente alcuni di voi, che magari passate dal mio blog per caso, non le avevate ancora viste. Ecco, a voi che non le avete mai viste io non vi dirò neanche se questi bambini siano libanesi o israeliani. Di che nazionalità, etnia, religione siano non interessa a me come non dovrebbe interessare a nessuno di noi! Io al momento non mi sento di schierarmi né a favore del Libano né a favore di Israele, anche se ciò non toglie che sono profondamente convinto che dietro la reazione evidentemente esagerata degli israeliani ci sia qualcos'altro. Ma non mi va di parlarne ora. Io di certo so solo che questi bambini sono morti di morte atroce senza aver fatto NULLA DI NULLA DI NULLA! Questo è un fatto di per sé deprecabile che non ha bisogno di ulteriori specificazioni di genere: è come un sostantivo che si spiega da solo e che non ha bisogno di alcun aggettivo per essere meglio specificato; un sostantivo di un vocabolario immaginario che in realtà racchiude in sé tanti altri sostantivi: odio, arroganza, morte, sofferenza, atrocità, malvagità (e mi fermo qui perché sinceramente ho la nausea!) e a cui dobbiamo contrapporre tutti, con forza e a gran voce, un altro vocabolario:

   Amore...
                       Rispetto...
                                               Vita...
                                                               Umanità...
                                                                          PACE...

 
 
 

FINALMENTE A CASUCCIA!!!

Post n°10 pubblicato il 18 Luglio 2006 da violinche
 

Sono tornato nella mia Sicilia, nel mio paesino (Castellammare del Golfo) e - mi stupisco di me stesso - sono contentissimo! Appena ho visto il mare azzurrissimo di Palermo dall'aereo poco prima dell'atterraggio, ho pensato: "Ma come ho resistito a vivere a Perugia senza il mare per questi due lunghissimi anni???".
Aaaah........domani mi aspetta il mareeeee!!!

E adesso che sono in vacanza, avrò più tempo da dedicare al blog e a voi, care compagne e cari compagni!!

 
 
 

22 luglio 2006Giornata Mondiale diBoicottaggio della Coca-Cola

Post n°8 pubblicato il 05 Luglio 2006 da violinche
 

Cari boicottatori,
vi giriamo l'appello da parte del SINALTRAINAL ad organizzare iniziative per il 22 luglio Giornata Mondiale di Boicottaggio della Coca-Cola e per le giornate vicine.
Su www.nococacola.info è stata creata una pagina dove inseriremo tutte le iniziative che ci comunicherete a questo indirizzo e-mail, informandone ovviamente anche il SINALTRAINAL.
La pagina è http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/iniziative/220706/appello.html e verrà costantemente aggiornata.
Vi chiediamo di inoltrare questo messaggio alle realtà che sapete interessate.

Aspettiamo vostre notizie. Buon boicottaggio.

REBOC
----------

Care compagne e cari compagni
un grande abbraccio.

Il prossimo 22 Luglio commemoreremo 20 anni dall'assassinio di Hector Daniel Useche Beron, che era un lavoratore della Nestlé Colombia S.A. e uno dei dirigenti più importanti della nostra organizzazione.

Allo stesso modo, celebreremo il terzo anno della Campagna Mondiale contro Coca-Cola.

Nel quadro di queste due iniziative realizzeremo in Colombia una settimana (dal 17 al 22 luglio) di mobilitazione, agitazione e denuncia e di attività culturali che possano contribuire alla lotta contro l'impunità, a rendere visibile la nostra realtà e a rafforzare le iniziative di resistenza che il nostro popolo va costruendo.

In questa occasione vi chiediamo di inviarci informazioni sulle attività della Campagna che sono state realizzate nei diversi paesi durante l'ultimo anno, le vostre proposte per rafforzarla e le iniziative che si svilupperanno per il prossimo 22 luglio.

Globalizzando la lotta e l’unità, globalizziamo la speranza e la dignità
Colombia: Mai più Impunità!! 
Verità, Giustizia e Riparazione Integrale subito!!
Edgar Paez, Responsabile Settore Internazionale del Sinaltrainal



SALVA LA VITA AI SINDACALISTI COLOMBIANI
BOICOTTA COCA-COLA

 
 
 

NUOVO FILM SUL CHE!

Post n°7 pubblicato il 02 Luglio 2006 da violinche
 
Tag: Movies

Care compagne e cari compagni,

vi annuncio (ma forse lo sapevate già) che nel 2007 uscirà un nuovo film sul Che, diretto dal grande Steven Soderbergh!!!  E ad interpretare il nostro mitico eroe e compagno sarà Benicio Del Toro! Che ve ne pare?? A me Benicio fa simpatia e credo che sia l'attore migliore che Soderbergh potesse scegliere per questo ruolo.... Se non altro perché gli somiglia tantissimo...

Per vedere alcune foto di Benicio/Che andate pure su questo sito:
http://www.stevensoderbergh.net/gallery/categories.php?cat_id=90&sessionid=07a63731db45e2bf0790d5f7c1c67b8f

Putroppo, prima di buttarsi a capofitto in questo suo nuovo film, Soderbergh ha deciso di completare Ocean's Thirteen. Per questo, l'unica scena che il regista ha girato al momento è quella in cui il Che parla dentro il palazzo dell'ONU a New York, e l'ha dovuto fare in fretta e furia, perché a quanto pare fra poco inizieranno dei lavori di restauro all'interno del Palazzo delle Nazioni Unite di NY e Soderbergh voleva assolutamente che l'ambiente del film fosse proprio quello in cui parlò il vero Che.

Tra l'altro, in questo suo intervento alla nona sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU (11 dicembre 1964), il Che risponde così alle provocazioni dei rappresentanti degli altri Stati, che accusavano lui e Fidel di voler "esportare" la rivoluzione anche fuori da Cuba:

"Noi sosteniamo, mille e una volta, che le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono nel seno dei popoli. Le rivoluzioni sono generate dallo sfruttamento che i governi - come quello di Costarica, quello di Nicaragua, quello di Panamà o quello del Venezuela - fanno pesare sui rispettivi popoli. Poi si possono, appoggiare o meno i movimenti di liberazione; li si può aiutare, soprattutto moralmente. Ma la realtà è che le rivoluzioni non possono essere esportate.
E questo lo diciamo non per giustificarci davanti a questa Assemblea; lo diciamo semplicemente per ribadire un fatto scientificamente accertato da diversi anni."

Dunque le rivoluzioni non si esportano!!! Sono pienamente d'accordo, e voi??
E la questione mi riporta alla mente il concetto di "esportazione della democrazia" tanto esaltato da quell'idiota di Bush e tanto biasimato da tutti quelli che si oppongono a questa disastrosa guerra in Iraq e anche a quella in Afghanistan. Io personalmente sono contrario, oltre che ovviamente alla guerra in Iraq (che tutti sappiamo è fatta solo per il petrolio), anche all'intervento in Afghanistan. O meglio, sono contrario fintantoché non ci sia un'evidente volontà (espressa in forma di organizzazione anche armata, di guerriglia, ecc..) da parte del popolo afghano di liberarsi dal regime oppressivo. E' anche vero che forse il popolo afghano non ha mai avuto neanche la forza di reagire durante l'oppressione dei talebani, dato che viveva nella fame e nella miseria più assoluta... Ammetto che, non essendo mai stato laggiù, non posso sapere come vadano le cose da questo punto di vista (anche perché le informazioni che ci danno sono pochissime), ma penso che la rivoluzione debba partire dal popolo, come diceva il Che. Altrimenti, non se ne fa nulla... anzi si fanno solo danni e nient'altro.
Non voglio dire "abbandoniamoli a sè stessi"! Dico solo aiutiamoli a ribellarsi e a liberarsi dai talebani (se loro lo vogliono), ma poi lasciamoli liberi di scegliere la loro forma di governo e facciamo in modo che non passino dalla schiavitù dei talebani a quella del mondo capitalista!

 
 
 

JOSE' MARTI'

Post n°6 pubblicato il 02 Luglio 2006 da violinche
 

“La riqueza exclusiva es injusta. […] No es rico el pueblo donde hay algunos hombres ricos, sino aquel donde cada uno tiene un poco de riqueza”

“La ricchezza esclusiva è ingiusta. […] Non è ricco il paese dove ci sono alcuni uomini ricchi, bensì quello dove ognuno possiede un po’ di ricchezza”

(J. Martí. Obras Completas, “Guatemala”, tomo VII)

 
 
 

STAGIONI (F. Guccini)

Post n°5 pubblicato il 30 Giugno 2006 da violinche
 

Quanto tempo è passato da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,

giovanili ciarpami, arrivò la notizia...

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara...

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni...

"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...
"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
"Forza Compagni, all'erta, si deve andare avanti!"

E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere...
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni...

"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...
"Che" Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva...

E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti...

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d'ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto "Che" Guevara...

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà!

 
 
 
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