Alla rabbia dei puri

nessuno si salva da solo

 

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Citazioni nei Blog Amici: 4
 

 

Il sole sorgerà comunque...

Post n°138 pubblicato il 05 Aprile 2019 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

"Se noi potessimo ridurre la popolazione del mondo intero in un villaggio di 100 persone mantenendo le proporzioni di tutti i popoli esistenti al mondo, il villaggio sarebbe così composto:

57 asiatici - 21 europei - 14 americani (nord, centro e sud america) 8 africani -

52 sarebbero donne - 48 uomini - 70 sarebbero non bianchi - 30 sarebbero bianchi -

70 sarebbero non cristiani - 30 sarebbero cristiani -89 sarebbero eterosessuali -

11 sarebbero omosessuali - 6 persone possiederebbero il 59% della ricchezza del mondo intero e tutte e 6 sarebbero statunitensi- 80 abiterebbero in case senza abitabilità - 

70 sarebbero analfabeti - 50 soffrirebbero di mal nutrizione- 1 starebbe per morire - 

1 starebbe per nascere - 1 possiederebbe un computer - 1 avrebbe la laurea.

Se si considera il mondo da questa prospettiva, il bisogno di accettazione, comprensione ed educazione diventa evidente. Prendete in considerazione anche questo: se vi siete svegliati questa mattina con più salute che malattia, siete più fortunati del milione di persone che non vedranno la prossima settimana.

Se non avete mai provato il pericolo di una battaglia, la solitudine dell'imprigionamento, l'agonia della tortura, i morsi della fame siete più avanti di 500 milioni di persone a questo mondo.

Se potete andare in chiesa senza la paura di essere minacciati, arrestati, torturati o uccisi, siete più fortunati di 3 miliardi di persone di quest mondo.

Se avete cibo nel frigorifero, vestiti addosso, un tetto sopra la testa e un posto per dormire siete più ricchi del 75% degli abitanti di questo mondo.

Se avete soldi in banca, nel vostro portafoglio, se avete qualche spicciolo da qualche parte siete nellì8% delle persone più benestanti al mondo.

Se i vostri genitori sono ancora vivi e ancora sposati siete delle persone veramete rare.

Se avete ricevuto questo messaggio consideratelo come una doppia benedzione, perchè qualcuno ha pensato a voi e perchè non siete fra i due miliardi di persone che non sanno leggere."

 

(Tratto dal libro: Suburra di De Cataldo)

     

 
 
 

Ondivaghi della chat...

Post n°137 pubblicato il 01 Novembre 2018 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Si sa, le conoscenze di chat hanno un andamento preciso, un tempo dettato dallo specifico mezzo utilizzato, che sdogana sentimenti davvero poco garbati.

Si viene "colpiti" da un nick, da un profilo, lo si contatta, si parlotta del più e del meno e si inizia una trasmissione dati reciproca, ci si racconta la propria storia per così dire e, se fortunati, questo stato di cose dura un po' di giorni o settimane.

Dopo di che, questo metodo di conversazione diventa per alcuni tedioso, monotono, non abbastanza intrigante, non più necessario allo scopo, quindi semplicimente,  si giunge al capolinea di un tragitto che non ha avuto nemmeno un inizio degno di questo nome, ma tant'è...

Il passo successivo dovrrebbe essere un addio, che, nella forma specifica non crea dolore o scompenso, poichè tutto è rimasto virtuale e come tale fermo in superficie; non si è addentrato in nessuna specificità; ha lo spessore del mezzo che lo ha sostenuto: la chat.

Infatti qui dentro è tutto "take away": ci si conosce in fretta (senza mai conoscersi sul serio), si fa amicizia in fretta (senza essere amici mai), si chiacchiera di molteplici argomenti (senza approfondirne mai qualcuno sul serio) e, come da prassi, ci si stufa presto (come sempre quando non vi è un interesse sincero).

Solitamente le due persone coinvolte hanno una vita ben strutturata, famiglia, coniugi, figli, quindi poco tempo da dedicare alla costruzione di alcunchè esterno a ciò; oppure cercano contatti sessuali frettolosi (come tutto qui dentro) al fine da trovare uno sfogo in tutti i sensi (e per tutti i sensi eh...) dalla loro quotidianità.

Oppure succede che uno dei due non corrisponde agli schemi che l'altro si era prefissato, o ancora che uno dei due non è interessato a passare al seguente step; mettiamoci poi la distanza geografica, il poco tempo da dedicare, la diffidenza intrinseca e la frittata è fatta.

Eppure, sono rarissimi i casi di persone capaci di salutare quando il commiato è necessario, quando non vi è più nulla da aggiungere, quando non si è instaurato ciò che si sperava; la stragrande maggioranza degli utenti non saluta, non ringrazia, non si prende la briga di accomiatarsi educatamente, come dovrebbe essere.

Spariscono, scompaiono, si dileguano...ZOT!

Nessuno scrive un addio, una mail educata e signorile, un saluto dovuto, così da salvare almeno un ricordo di stima e di reciproca umanità. Macchè, si sparisce di punto in bianco, senza spiegazioni, giustificazioni, scuse o (volesse il cielo) una qualche verità scritta.

E' un comportamento tipico della chat la sparizione, come se al di la del monitor non vi fosse un essere umano corredato da sentimenti e sogni e aspettative, ma un pirla di passaggio servito ad' uopo per dei precisi scopi; quando questi scopi vengono meno chissenefrega dell'educazione, del rispetto, della delicatezza, del riguardo per gli altrui sentimenti!

- " Tanto non può farmi nulla no? Non sa chi sono, non mi conosce, non sa dove abito, non sa neppure come sono fatto e non c'è possibilità che ci si incontri, quindi, posso anche comportarmi da emerito stronzo senza pagare dazio!"-

-"Sono totalmente de-responsabilizzato"...che meraviglia!

 
 
 

Una collezione di cuori...

Post n°136 pubblicato il 06 Settembre 2018 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Non lo so quand'è che ho cominciato a raccogliere cuori, o meglio, cose con la forma di un cuore: sassi, cortecce, carta colorata, stoffa, foglie, insomma tutta una serie di oggetti con la forma deputata alla raccolta dell'amore.

Il primo che trovai fu mentre accatastavo la legna per l'inverno, impossibile non notarlo, impossibile non sentirsi attratti da un'oggetto così, un piccolo pezzo di Faggio rotondo, un inserto di ramo, con la corteccia argentea e l'alburno con la forma di un cuore perfettamente disegnato da Madre Natura.

Una vera bellezza.

Da quel giorno è nata la mia relazione col simbolo del cuore. Ne ho trovati tanti nel corso della vita ed ognuno di loro composto da un materiale diverso, come se l'Universo si sbizzarrisse a crearli con tutti i composti a sua disposizione; persino uno fatto ad uncinetto, di un verde brillante, caduto a chissà chi sull'asfalto di un marciapiede.

L'ho raccolto io ed ora è mio quel cuore.

Li raccatto ovunque li veda e li ripongo in una scatola di vetro affinché non solo trovino un posto definitivo, ma siano ben visibili attraverso le trasparenze di quelle pareti: i cuori non vanno nascosti.

Un altro lo ritrovai mentre lavoravo nel mio giardino, affondando le mani nella terra; un cuore di sasso, delicato gioiello.

Non si fanno trovare quando lo desidero io, nè quando attenta li cerco sperando di trovarli; non funziona così. Arrivano quando è il momento giusto, quando sento affievolirsi la speranza, quando sono malinconica, quando l'armonia interiore vacilla sotto i violenti colpi della vita. Ecco che allora nel mio cammino individuo un cuore.

Non sono perfetti nè sempre costituiti da materiali nobili, ma si fanno trovare. 

E' come se l'Universo, sapendo che per noi umani i sentimenti vengono raffigurati dal simbolo del cuore, si manifesti a me proprio con quel simbolo.

E il senso delle cose ritorna, come per magia, ritorna il sorriso, la fiducia, il passo svelto.

Poichè le cose debbono avere un senso, altrimenti lo sgomento diventa padrone e io non tollero padroni di sorta.

 
 
 

Le decisioni difficili...

Post n°135 pubblicato il 01 Luglio 2018 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Ordunque, ve ne sono parecchie di decisioni ardue da prendere nel corso della vita e una di queste è: correggere la grammatica o mantenere l'amicizia?

Eh, direte voi, bel dilemma! Eh si, rispondo io, davvero un bel dilemma. Ma quando un amico comincia una frase dicendo "Se io avrei" provocando in voi dapprima nausea, poi un singulto al diaframma di notevole intensità, mal di testa, acufeni e successivamente spasmi muscolari con tachicardia annessa, come si può affrontare il momento senza esporsi all'eventuale quanto probabile pestaggio a sangue?

Provateci a correggere la sintassi a qualcuno, provateci e poi mi saprete raccontare le evoluzion di tale atto di coraggio. Lo pongo sullo stesso piano del lanciarsi col paracadute o del dire a una donna isterica "Stai calma". Si rischia la morte, se non proprio quella fisica sicuramente quella amicale. Si perchè il vostro amico/a percepirà solo l'acme della figura di merda e non certo la delicatezza del gesto. 

O forse non è delicatezza? Quindi la domanda rimane aperta: correggere l'infamia grammaticale o soprassedere? Ma la nausea? La cefalea? L'attacco cardiaco? Posso ignorare tali segni che il mio corpo mi manda? 

Si leggono cose del tipo: "Avvolte non sto molto bene"-"Mi sento apposto"- "Infondo me la cavo"- "Aldilà di tutto mi sento bene" per non parlare degli accenti messi un po' alla cazzo (passatemi il carico da novanta) ovunque, degli apostrofi inventati, delle famigerate K al posto delle C e di altre nefaste espressioni che danneggiano più chi le legge che chi le scrive. 

In fondo (appunto) l'ignaro scrittore ne è del tutto inconsapevole. Ma la domanda: "Che razza di scuole hanno frequentato questi individui?" L'uso dell'H si impara alle elementari, così dicasi per la grammatica di base, la coniugazione dei verbi, l'uso dei pronomi.

Insomma a me pare che manchi toalmente l'armonia che la mente dovrebbe avere quando espone il suo sentire attraverso la scrittura; manca la basilare architettura nel costruire un pensiero di senso compiuto.

Confesso che la tentazione di correggere un'espressione sgrammaticata ce l'ho quasi sempre e quasi sempre mi mordo la lingua contanto fino a 10 per non intervenire, almeno questo è ciò che faccio al cospetto degli amici. Ma in chat questa tentazione diventa eccessiva, fino al compimento dell'atto.

Proprio poche sere fa mi contattò un uomo di 55 anni con la frase "Ti va di kiakkerare con me o stai occupata?" Per buoni cinque minuti la paresi alle mani mi ha sopraffatta, con conseguente incapacità di battere qualsivoglia frase di senso compiuto sulla tastiera, poi, con calma ho risposto: "Solo se lasci le K ai qundicenni e non mi confondi con un WC".

L'ironia non è stata colta al di la del monitor.

La sparizione è stata l'unica risposta ricevuta e meno male aggiungo.


Il premio Nobel Octavio Paz ebbe a dire: "Un popolo comincia a corrompersi quando si corrompe la sua grammatica e la sua lingua" 

 

 

 
 
 

Trasgressioni sottocosto

Post n°134 pubblicato il 17 Giugno 2018 da silkwood.61
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Ogni uomo che mi abbia contattato su Libero aveva in mente una sola e unica cosa: tradire, come se l'atto in sè fosse soluzione di ogni problema, come se una sessione di sesso veloce e mal fatto divenisse salvifica, una specie di farmaco salvavita.

Che avessero 30 anni, 20 o 60 tutti, ma proprio tutti sapevano "offrire" solo questa soluzione a sè stessi e, nella vagheggiante presunzione, anche a me.

Si definscono da loro trasgressivi, uomini fuori dal coro, spiriti liberi, amanti capaci e pieni di esperienza; si presentano come meravigliosi esseri di luce, capaci di apportare alle vite altrui bellezza mai vista prima.

Da parte mia, la noia è il primo sentimento che provo al cospetto di tali "amanti prodigiosi" e in seconda istanza provo una specie di pietà, costretta a ripetere sempre le stesse parole al fine di togliermeli di torno, educatamente se posso, altrimenti meno.

La trasgressione ha connotati ben precisi e il tradimento, vecchio come il mondo, non rientra in questo termine; direi anzi che è l'attività più normale e perpetuata nel mondo, di conseguenza non ha nulla di trasgressivo. Tradire è solo tradire: punto e basta.

Le conseguenze sono affari privati di ogni individuo, libero o meno.

A volte mi ritrovo a pensare che in fondo, i vecchi tabù  rendevano tutto molto più sensuale e intrigante; oggi, a fronte di un clic c'è di tutto e di più, sbattutto in prima pagina come se nulla avesse più un senso, sesso compreso. 

Vi lascio un compito: ritrovate un bel tabù e tenetevelo stretto!! 

 

 
 
 

Il nodo scorsoio...

Post n°133 pubblicato il 11 Luglio 2017 da silkwood.61
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Quand'è che ci è permesso di mutare una scelta, senza per questo pagare un prezzo eccessivamente alto?

Quando di preciso la trasformazione di quella scelta diventa necessità di sopravvivenza?

E infine ciò che ci fa mutare pelle è davvero coraggio o è da considerarsi mancanza di spina dorsale, quindi volubilità?

La necessità di fare "la cosa giusta" a volte porta un individuo a ristagnare nelle proprie scelte, anche quando, di queste ultime, non rimane che l'astratta idea. Si diventa pigri, si posticipa la decisione, ci si giustifica e infine si rimane, quando tutto, ma proprio tutto intorno a noi urla "vattene da li".

Cambiare idea è normale, anzi è consigliabile quando si ha la fortuna di percorrere la vita a lungo; il cambiamento porta sempre stimoli nuovi e non c'è male che viene solo per nuocere. Eppure, quando si ha la certezza che il nostro cambiamento porterà dolore in un'altra vita, bè, non è più così semplice attuarlo.

Non si può rimanere appesi ad un nodo scorsoio, non dovremmo lasciare che una decisione presa in un tempo non sospetto, divenga una spada sopra al capo di Damocle; a volte, la sorte avversa rende molto difficile il mantenimento di una promessa/scelta. Le circostanze dell vita, non sempre seguono di buon grado le nostre responsabilità.

Allora che fare? Lasciare che il nodo scorsoio ci uccida lentamente ma inesorabilmente o scegliere di essere odiati?

 
 
 

Lunedi cazzutissimo...

Post n°132 pubblicato il 26 Giugno 2017 da silkwood.61
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...in cui è festa qui a Trento, San Vigilio patrono della città e, io rimasta a casa come tutti i trentini, lascio che la giornata scorra a mo' di cascata, senza un senso preciso nè architetture calibrate; divano, caffè, pensieri sparsi (alcuni commoventi), lavoretti casalinghi, giardino e fiori, pelle al sole, rientro altro caffè ma con panna stavolta, così giusto per dare frizzantezza ai globuli rossi. Sigaretta di rito e di nuovo pensieri.
Sarà ma questa mia mente non sosta mai, vietato trattenersi e trattenere; le cascate non si arrestano mica il giorno di festa...(mica, che strana parola è mai questa?).
Pensando e ripensando tu c'eri e, se tu c'eri, mi toccava per forza di associazioni immaginarti e reclamare una sensazione; dolcezza si, sensualità si, ma anche una sorta di fermo immagine, che sposta i limiti altrove, in un altrove straniero e privo di fama, sconosciuto alla mia stessa mente.
Ma ho 55 anni maledizione, che se ne avessi 30 sarei già li.
A 30 anni mica lo sapevo che c'eri anche tu su questo pianeta (mica-continuo a trovarla strana questa parola) a 30 anni stavo divorziando, la mia vita cadeva a pezzi e il mio cuore la seguiva; quasi morta e non in senso figurato; ma che ne puoi sapere tu che eri bimbo mentre io morivo dentro? A 30 anni credevo fosse finita e quasi quasi lo era, eppure ora ne ho 55 e non è finito nulla.
L'abitudine a non mentire e a non nascondere ciò che percepisco, sentimenti compresi, mi conduce per mano ed è una bella compagnia tutto sommato; mi impedisce di continuare ad inciampare visto che esponendomi, sono già salva.
Anche cadessi, cazzo, mi risolleverei no?
Iniqua è la vita a 55 anni, quando amare non è più così semplice, quando alla ricerca non ti ci metti più perchè sai che anime di tal fatta, delicate e complesse, non attendono te, tu che non versi lacrime perchè non hai amori perduti, ma solo vissuti. Mi innamoro così di rado che forse l'amore non fa per me, o forse sono io che non so rintracciarlo negli occhi altrui, fatto sta che non ce n'è mai a sufficienza; mai pago, mai rimasto a lungo,mai durato il tempo proporzionato al bisogno.
Non credi tu che fidarsi sia una specie di magia?
Una magia di quelle che da bimba fantasticavo osservando le forme del caleidoscopio, una ridda di colori e geometrie, superiori per intensità a qualunque realtà; già, nella realtà questa magia/fiducia è quasi inesistente.
Sarà quello che la rende così magica? La sua stessa difficoltà?
Le cose difficili sono le più evitate dai menbri di questo globo terracqueo, il cervello per sua stessa natura ricerca le scorciatoie, gli escamotage...

Dunque mi chiedo: sono di questo mondo? Mah...:-)))

 
 
 

Dimenticherai...

Post n°131 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Dimenticherai si, come tutti
la distanza e l'amicizia non sono fatte per amarsi.
Vivono di soli pensieri scritti i poeti, i pazzi e chi non ha un cuore che si rassegna all'inevitabile.


https://youtu.be/fDZw8cl-NM0

 
 
 

Un altro anno ancora...

Post n°130 pubblicato il 03 Gennaio 2017 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Oramai ci siamo toccati e fidati e annusati, qualunque sia il Fato di ognuno, ciò rimarrà.

Nulla torna indietro.

Un altro anno accanto ai miei pensieri e ci sarai, poichè è così che io sono.

Raccolgo, conservo, curo e proteggo; è parte di me così consacrata che ne ho fatto la mia professione; non lascio una mano che tiene saldamente la mia e seppur in silenzio, proseguo al suo fianco.

Non so abbandonare, non so come si faccia.

Ritengo sia un abominio conoscere come si fa e ancor più un abominio il farlo.
Eppure ho conosciuto più persone con un cuore adatto all'incuria e al disuso che alla custodia; sarà per la legge dell'equilibrio, che vede gli onesti accompagnarsi ai traditori.

Non ne so nulla di Leggi divine e poco conosco il Fato birbone ma so con certezza che fiera sono di non somigliare a codeste persone, che prendono e lasciano senza alcuna pena nel cuore.

 
 
 

Sogno o son desto...

Post n°129 pubblicato il 02 Gennaio 2017 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

La sottile differenza tra i desideri e i sogni è quasi impercettibile tanto che, se si consulta la lista dei sinonimi e contrari, l'uno è sinonimo dell'altro.

Eppure non sono la stessa cosa, pur nascendo entrambi da un senso di mancanza. Il sogno non contempla la cuncupiscenza, la smania, l'eccesso; si sofferma in una zona dal colore tenue, impalpabile, dove la fantasia quasi fanciullesca  ritrova quella sensazione di completezza, di serenità, sentendosi perfettamente a proprio agio.

Il desiderio anela al futuro, contempla l'adempimento, vuole raggiungere uno scopo preciso, per divenire soddisfatto; il sogno invece, rimane tale nonostante passino gli anni, come fosse perfetto, privo di limiti posti dalla cornice del possesso.

Sognare equivale a viaggiare nel proprio cuore. Desiderare invece significa viaggiare nella propria mente, con tutte le percettibili differenze che ciò comporta. Essendo esseri dicotomici siamo abituati a saltellare tra raziocinio e sentimento tentando di trovare equilibri stabili.

Quindi entrambi gli stadi ci appartengono: sogni e desideri; i primi ci tengono al caldo nell'intimità dei nostri segreti, i secondi fanno di noi dei predatori.

 
 
 

Stai bene da sola ma...

Post n°128 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61


"Stai bene da sola, ma da sola soffri tanto.
Non lo ammetteresti mai, ma si vede da come sei gentile con chiunque, anche con chi non lo merita per niente.
Vuoi che le persone ti vogliano bene, e per quanto tu cammini con l’aria di chi non ha bisogno di nessuno tu hai costantemente bisogno di qualcuno.
Paure sconfinate e piedi piccolissimi che non ti permettono di scappare abbastanza lontano.
Lontana non ci sai andare, poi ti manca l’aria e non sai che fare, ti piace l’Italia, ma non è l’Italia che ti piace, sono quelle dieci o undici persone in tutto senza le quali non sapresti andare avanti, perché ci metti anni ad affezionarti a qualcuno, ma dopo è per sempre. O insomma, quasi. Come tutte le cose belle.
Mi fai sorridere quando dici che non credi agli amori infiniti e poi ti trovo commossa di fronte a un cartone animato che avrebbe dovuto far ridere. Tu non piangi mai perché sei delusa, quando sei delusa urli.
Quando piangi è perché speri, speri e non vuoi ammetterlo. Sperare ti ferisce, in qualche modo. Credi che non sia da te, così piangi guardando film comici e ti giustifichi dicendo che non sai davvero come mai, “è da quando sono piccola che mi succede”. E ora come sei? Ti senti grande?
Ti piace la notte e ti piacciono le canzoni che non si usan più e i modi di dire che non si usan più. Tutto in te è sincero, perfino il modo di vestire e di pronunciare le parole. Perfino il modo di respirare. Non ti controlli, non ci riesci e credi che sia un male, invece è meraviglioso, sei un fiore selvatico, uno di quei fiori che non si può cogliere ma solo guardare. Profumi molto, se tu fossi un ricordo saresti l’odore delle lenzuola appena lavate, se tu fossi in me ti ameresti come gli uccellini amano volare, di un amore necessario. Se tu fossi in me ti ameresti per non morire.
Sono qui che ti guardo, assomigli ad una poesia che nessuno mi dedicherà mai, una di quelle poesie che a leggerle pensi che sarebbe stupendo se qualcuno ti vedesse in quel modo e ti amasse così tanto,
invece niente, ma non per questo sei meno bella, non per questo, mai."

(Scritto da Susanna Casciani)

 
 
 

A domani...

Post n°127 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Adoro quando mi dicono "a domani".

E' un fiotto di speranza, una mano tesa nella follia di questa vita; è come una luce spendente, una stella, una solitaria Eco che l'orecchio ascolta, felice.

A domani si, quel dove che non sai, quel come che riconosci.

A domani, dimmelo ancora e ancora e un'altra volta; non smettere di dirmelo mai, perchè se tu smetti io muoio, la speranza muore e se muore la speranza ogni cosa muore; autunno, inverno e nessuna primavera.

A domani dunque.

 
 
 

vita

Post n°126 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Il mondo va avanti così. 

Nessun uomo è disposto ad attrarre a sè l'energia positiva dell'Universo e, quei pochi che sanno farlo, sono come piccole gocce in un mare di indifferenza. L'esistenza dell'uomo volge sempre al negativo i propri occhi, come se ciò che c'è di maestoso su questo pianeta non avesse nessun valore.

Un cielo azzurro con le sue nuvole paffute, il vento che ci sfiora senza essere visto, il volo di un umile passero, i germogli che ad ogni primavera ritornano per riordinare gli spazi, il gorgoglio di un torrente. Insomma, a dirla in breve, la Natura. Senza di essa noi non esisteremmo, non esisteremmo senza gli alberi che svolgono la fotosintesi clorofilliana per permetterci di respirare, non esisteremmo senza la pioggia che permette la vita, senza il sole che la nutre, senza la luna che crea le maree, senza le barriere coralline o gli oceani, senza la terra che crea il cibo, senza gli animali che ci sfamano. Non esisteremmo senza le stagioni, senza i cambi climatici, senza le montagne.

Noi siamo connessi, tutti connessi l'uno all'altro, legati ad uno ad uno come perle infilate in una collana; se si rompesse il filo aimè le perle si sparpaglierebbero ovunque, senza più l'idea dell'unione.

Basterebbe essere consci di questo per rendersi conto che distruggere non è propriamente il miglior modo per vivere, ma chi comanda non è disposto alla rinuncia dei privilegi superflui, nè è disposto a ricusare il proprio potere.

Sono solo i soldi il fine ultimo, mentre dovrebbe essere respirare la bellezza e ringraziare per essa.

 
 
 

Human...

Post n°125 pubblicato il 21 Novembre 2016 da silkwood.61
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Settimana scorsa ho visto uno splendido film/documentario intitolato Human del regista Yann Arthus-Bertrand, noto ambientalista, fotografo e persona assai accorta.

Attraverso innumerevoli interviste a persone delle razze più svariate, in paesi lontani, poveri, minacciati dalle guerre, dalla fame, dalle carestie, dalla violenza, egli sintetizza le condizioni di questo pianeta e dell'essere umano.

E' un film che fa riflettere, che tocca corde stonate, che fa piangere e commuove, che fa rizzare i peli e contorce le budella; è un documento prezioso sull'essere umano e sulla sua capacità di adattamento, ma soprattutto non è un film "facile" e non è per tutti.

Ci pone di fronte alla cruda realtà e alle diversità della nostra condizione umana.

Monologhi struggenti e di rara sincerità, assieme ad immagini aeree di una tale bellezza da togliere il fiato e una voce in sottofondo che si domanda: "Che persona voglio essere?"

Dinanzi alla domanda su che senso abbia la vita uno degli intervistati inizialmente si ritrae e poi trova una sintesi perfetta: "Far sì che, il messaggio che ognuno di noi bambino porta in sé, arrivi all’adulto che diverrà, senza disperdersi".

E come lo stesso regista dice: " Sono un uomo fra sette miliardi di altri uomini. Negli ultimi anni ho fotografato il nostro pianeta e la diversità umana e, ho l'impressione, che l'umanità non stia facendo alcun progresso. Perchè? Non ho cercato una risposta nelle statistiche o nelle analisi, ma nell'uomo stesso. Nei visi, negli sguardi e nelle parole, trovo un potente mezzo per arrivare alle profondità dell'animo umano. Ad ogni incontro ci si avvicina di un passo. Ogni storia è unica. Nell'esplorare le esperienze dell'Altro ero in cerca di comprensione."

Davvero bellissimo...

 

 

 

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Cosa mi offende...

Post n°124 pubblicato il 22 Agosto 2016 da silkwood.61

COSA MI OFFENDE

"Sono figlia di una cultura che non ha mai scoperto le gambe, una cultura pudica. Mostrare una coscia nuda in pubblico era impensabile.
Donne con le trecce raccolte sulla nuca, eleganti anche con gli scarponi.
Dignitose con strati di gonne.
In spiaggia, mia nonna, avrebbe scelto di non scoprirsi " troppo".
È cultura.
Noi possiamo scegliere, infatti spesso esageriamo al contrario, lasciando liberi pochissimi centimetri di pelle, più per esibizionismo che per necessità.
Io stessa, con il bikini mi sento a disagio, soprattutto se il costume rischia di sollevarsi.
Non mi piace esporre il mio corpo, né in spiaggia ne' fuori.
La femminilità, per me, non si misura in nudità.
È cultura.
Non mi sento offesa dalle suore in spiaggia, non mi sento offesa dal costume lungo e scuro di una donna musulmana.
No, non mi sento offesa.
Io sono libera di scegliere, questo è un grande privilegio.
Molte donne, al contrario, non lo sono affatto.
Di questo mi sento offesa.
Della poca libertà concessa alle donne.
Mi sento offesa quando si calpesta il diritto dell'altro ad esprimere la propria identità.
Mi offende la schiavitù delle giovani prostitute, costrette a bordo strada.
Mi offende che questo non vada contro " i valori della nostra civiltà".
Mi offendono le madri che spingono le figlie appena adolescenti a sembrare delle intrattenitrici da Night Club.
Mi offendono i cliché che ci vorrebbero tutte scheletriche e senza forme.
Mi offendono le passerelle, con quelle ragazzine portate all'anoressia per forza di cose, perché altrimenti non sei "Top".
Mi offendono i mariti violenti.
Mi offendono gli atteggiamenti razzisti verso le donne che arrivano da lontano, con tutta la loro cultura sulle spalle.
Mi offendono più queste cose di quelle che oggi riempiono i giornali.
Ma sopratutto mi offende l'ignoranza di chi crede d'esser sempre dalla parte giusta del ponte."

Leria.

 
 
 

Eticamente...

Post n°123 pubblicato il 20 Luglio 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Non ho bisogno di te, ho voglia di te.
Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere.
Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia.


Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio.
Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me.
Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via.

Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione, ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi.
Non ti lego nè mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell'abbandono.
Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me.

Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi.
Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo.
Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia."

Emanuela Pacifici

 
 
 

Istruzioni...

Post n°121 pubblicato il 20 Giugno 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

 

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo.

Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

Cecilia Resio - Le istruzioni

 

 
 
 

Punto e a capo...

Post n°120 pubblicato il 15 Giugno 2016 da silkwood.61
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Darwin aveva le sue buone ragioni per affermare che solo la specie che si adatta sopravviverà; già, è così. Che poi, a ben guardare, i canneti che si piegano in favore di vento, sono anche poetici; se facessero resistenza si spezzerebbero, vanificando la loro stessa esistenza.

E' così anche per la nostra razza, quella umana, quella deputata al di sopra di tutto, quella "intelligente", che sa creare dal nulla, che sa apprendere, che sa progredire, che sa amare (così si narra). L'evoluzione della specie che ha portato noi esseri umani ad essere l'essenza stessa dell'Universo, i capi incontrastati della civiltà.

Non si può far fronte alle cose divenendo muri di pietra, irrigidendo le membra fino a farle dolere, non si contrasta duramente il Fato con la durezza di un principio, bisogna prenderlo con dolcezza, ammorbidendo le scabrosità con il sorriso, rivelando il fianco molle affinchè egli si impietosisca e non sferri l'attacco finale. Cambiare, mutare, adattarsi, adeguarsi, rimanere immobili e silenziosi, chinarsi al suo mutar direzione e rialzare le quotazioni qualora si possa.

Sentire quando è ora di andare, percepire se è il tempo di rimanere, istintivamente. Non dare per scontato che quel vento di tramontana passerà, ma nemmeno che perdurerà per sempre; sorprendersi a spostare i confini, dileguarsi con stile, camminare in punta di piedi e mettere un punto. Inutile attendere.

Mettere quel punto e ricominciare, come si fa con i dettati: punto  a capo. Nessuno è in grado di comprendere il tempo giusto per apporre quel punto, solo chi c'è lo sa.

Non vi è attesa peggiore che l'attesa vana. La pazienza è santa e maestra severa, picchia duro e accarezza nello stesso modo, non c'è maniera di capirlo subito, va conosciuta e allenata, ma spezzata a quel dato punto, nè un minuto prima, nè un minuto dopo; prima porterebbe via i sogni, dopo illuderebbe.

E allora mettiamoci quel cazzo di punto ad un certo punto!!

 
 
 

Silenzio...

Post n°119 pubblicato il 14 Giugno 2016 da silkwood.61
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Più una donna è silenziosa, più le si atribuiscono misteri attorno.

Nessuno pensa mai che, forse, è solo stanca di sentire parole vuote.

 
 
 

Acqua e Sale...

Post n°118 pubblicato il 06 Giugno 2016 da silkwood.61
Foto di silkwood.61

Si, lo faccio a volte di "scomparire", come se la mia stessa essenza si rintanasse
altrove a cercare equilibri perduti; e così vago al buio dei miei stessi passi,
con gli occhi chiusi come a dire: "Non voglio vedere altro, per favore, null'altro".
Sale che brucia sulle ferite, sale che cura, che disinfetta sotto ai cerotti emotivi.
Rendo invisibile anche me stessa, ologramma, fantasma, illusione.
Non vorrei mai piangere ma piango; non vorrei rinchiudere tutto nel solito scrigno ma rinchiudo; non vorrei più indulgere nel non reale e invece indulgo.
Mi rendo conto di tutto ciò che ho attorno e, aimè, non è poi molto; ma un' anima antica abbisogna di poesia e magia e mi accorgo di "pretenderla" allontanando chi non è come me.
E vorrei vicino proprio chi non è come me.
Lo spazio diventa innegabilmente vischioso e scivolo; il viso di mio padre, alternativa ad una solitudine che pregna persino i sensi remoti, quelli usati nel pericolo, quei sensi che fanno di te una speciale, una che manca se non c'è.
Intanto il tempo passa e dal buio fuoriesco.
L'acqua della doccia mi ripota indietro.
L'acqua mi riporta sempre indietro, ovunque io sia andata.

 

 
 
 
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Un blog di: silkwood.61
Data di creazione: 23/02/2014
 

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