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Il sasso e il guerriero
Post n°20 pubblicato il 20 Gennaio 2014 da thasnake
Palombara 21/10/2005
Continuò a trascinarsi a passi stanchi, lungo la valle, lungo la riva del fiume. La sconfitta pesava sulle spalle Faticosa da accettare, come il volo di un gabbiano senza piume; odiava un nemico che ha combattuto per le stesse ragioni e che dopo tanto sangue lo ha battuto in uno scambio di opinioni. Aveva sete, ma non la forza di chinarsi sopra il fiume, e non il coraggio di specchiarsi, e troppo orgoglio per piegarsi. Un sasso in terra gli sbarrò la strada. Il guerriero proseguì senza badargli: col pensiero alla sua spada non sapeva ove diretto fosse il suo cammino né aveva contato gli ostacoli schivati per un soffio, e quanti ancora ne celava il suo destino. Ed il peso dei suoi bagagli, dell’amarezza e delle armi bastarono a contrastare la debole forza di volontà rimasta nel cuore vuoto di chi sta in piedi senza ragione. “Sasso maledetto!” imprecò il guerriero, “È colpa tua se ora cado al suolo! Ebbene guardami: quanto impiegherò a rialzarmi dalla terra? La notte cade, e sarò preda dei fantasmi! Con che coraggio mediti dunque lasciarmi cadere? Con che coraggio infierisci su un ferito uomo sfinito ed avvilito dall’esito nefasto di una guerra ove a farcire tanta sofferenza preme l’onta della sconfitta e del dolore dell’impatto con la ritrovata terra? Perché dunque non dovrei ora scagliarti con tutta la mia rabbia e la mia furia in fondo al letto, in fondo al fiume, lasciando che cancelli la tua boria, arrotondandoti con le sue correnti trascinandoti mille volte più in avanti, affinché tu senta il peso di avanzare senza sapere dove porta la corrente? Affinché senta che cos’è ora il mio dolore che non hai saputo, come altri, rispettare!” “Sono addolorato”, disse il sasso. “Quanto odio fai vibrare in questa pietra, sovrastato solo dalla tua malinconia. Sai bene che pietra sono, e che solo i tuoi occhi, e il tuo cuore, sanno cosa dovrai affrontare lungo la via. Sasso ero anche ieri, e milioni di anni fa, e prima. Ma il tuo pensiero è alla tua spada, alla sconfitta, non al tuo cammino. Ed ora che sei a terra nascondi nel tuo carico pesante la paura di non farcela a rialzarti, e chiami ‘coraggio’ urlare ai tuoi problemi la tua ira, ma non hai il coraggio, nonostante la sete ti accompagni da più di mille passi, di affacciarti sopra il fiume e baciare ad occhi aperti i tuoi riflessi. Bevi, dunque, perché l’acqua non bevuta è già lontana”. “Taci, sasso! Ho percorso molta strada e affrontato cento battaglie nella vita; ho parato, colpito, subìto, schivato, esultato e meditato; troppe prove ho superato da permettere ad un sasso sputar consigli a buon mercato!” “E sia, guerriero. Mostri i denti, e mostri cicatrici che le lancette del tempo hanno aperto sul tuo corpo e sul tuo cuore. Ed ora ordini ad un sasso di tacere tutti i fiori calpestati incontrati nel tuo andare. Ora non vuoi che ti rammenti che a ogni passo fili d’erba che il Tempo goccia a goccia avea nutrito col sentimento che tu hai chiamato pioggia, da cui per non bagnarti sei fuggito, hai schiacciato col tuo peso e la tua fretta, e che da sola hai lasciato si rialzasse. Ma solo l’acqua fa rinascere le piante”. “Parli bene, tu. Non vedi? Son bloccato, sciocca pietra! Come posso arrivare fino all’acqua? Il mio destino è triste ed è segnato: morire in riva al fiume, ed assetato”. “Schiacciato dal tuo fardello non basterà la tua forza per salvarti. Se vuoi alzarti abbandona il tuo rancore, abbandona le tue armi e alza te stesso. Sorpreso? È un fanciullo quel che vedi? Quell’immagine riflessa in superficie? È la stessa immagine di qualche anno fa, quando libero da guerre eri sereno, e ti specchiavi su quest’acque spensierato dal ruscello sopra il monte ove sei nato, e non sapevi ancora come ogni ferita lascia sempre una profonda cicatrice. Questa immagine fin qui ti ha accompagnato, riflessa al tuo fianco giorno per giorno, ha resistito alla corrente, mai t’ha lasciato, neanche quando hai dubitato del tuo ritorno. Gettami, ora, se vuoi, che io segua il corso del torrente: sasso sono al sole, e sasso in balia della corrente”.
Di mille battaglie risuona il metallo stridere contro altrettanto metallo, tra il sibilo di frecce e il vibrare di lance il cavaliere lascia che a bere sia il suo cavallo. Dopo la neve la vita riprende, e il monte fiorito dal sole è riscaldato, e ne verrà bruciato tutto ciò che è troppo secco finché spoglio e freddo il Tempo tutto avrà lasciato. Ma solo al cadere della neve, ai primi fiocchi, sarà chiaro che nulla è cambiato nel monte, solo i tuoi occhi.
Gianni. |


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