Creato da manonsolospine il 15/07/2008

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Bossi, l'inno e i dialetti alla grigliata di Ferragosto

Post n°538 pubblicato il 16 Agosto 2009 da manonsolospine

C'è tutto l'armamentario sfoderato dalla Lega in questo scorcio d'estate. Bossi ha da ridire sull'inno d'Italia e Calderoli tira fuori come un coniglio dal cilindro la proposta di legge leghista sul dialetto a scuola e chi se ne importa se non comincia per i, come prevedeva lo storico programma del centro-destra per l'istruzione. Inglese, impresa e informatica sono finite in soffitta, oggi quello che tira è l'attacco ai simboli dell'unità nazionale, con l'aggiunta del dialetto se può tornar utile allo scopo.

Ma andiamo con ordine. «Quando cantiamo il nostro inno, il "Va pensiero", tutti lo cantano perchè tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce», ha detto il ministro delle Riforme Bossi parlando alla festa della Lega di Ponte di Legno. Secondo lui significa che la piazza  tiene di più alla Lega, che a Mameli, «perchè la gente ne ha piene le storie». Dopo il Tricolore l'Inno, e pazienza se il "Va pensiero" è una popolare aria di Verdi, prima di essere adottata dalla Lega.

A dar man forte all'idea leghista di futuro ci ha pensato anche Calderoli, incredibilmente ministro anche lui - e della semplificazione per giunta. «L'anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che in meno di un anno è diventata legge - ha detto -. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge».

Pronta la bozza, poggiata sul piatto instabile della bilancia degli equilibri del governo. E subito scatta la reazione. «Il disegno di legge sui dialetti di cui parla il ministro Calderoli è ben diverso da quello sul federalismo, non facendo parte del programma di governo. Non c'è pertanto nessun vincolo di maggioranza e non ci sarà la nostra disponibilità a votarlo», taglia corto Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera. E Gasparri si affretta a spiegare che l'Inno, almeno quello, è salvo. «Nessuno cambierà l'inno nazionale - rassicura -. Per quanto poi riguarda il "Va pensiero" di Verdi è un brano lirico denso di patriottismo. Bossi resterà forse deluso del fatto che era una della arie musicali che precedevano sulle piazze i comizi di Giorgio Almirante. Siamo cresciuti ascoltandolo». Insomma, prima di essere leghista il "va pensiero" era missino. Che Verdi se ne faccia una ragione.

Sul caso è intervenuto anche il ministro per i Beni culturari e coordinatore Pdl, Sandro Bondi: "Le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega indeboliscono e offuscano - sottolinea - un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell'attuale maggioranza sono impegnate a sostenere».

 
 
 
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