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Storie e leggende dalla Bassa

Post n°204 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da t_xte
 

 

In quel di Renazzo, un paese della bassa tra Cento e Ferrara negli anni ottanta c'era un bar, al mattino era strapieno di gente che ci andava a far colazione. Una mattina arrivò un giovane che si è fatto avanti sgomitando tra la gente e ordinando un caffè al barista. Gli avventori protestarono e il barista ammonì il giovane, che gli disse risentito: "ma insomma non sai chi sono io? Sono Vasco Rossi e se non mi servi subito il caffè ti rompo un bicchiere". Rispose il barista: " e me a son giuben giubaza e se t'am'romp al bichir ad'daghia ona scupaza!".

Il bar si chiamava Roxy e colui che ha raccontato quest'aneddoto ha giurato che corrisponde a verità.

Io non saprei dirlo, ma nella bassa ogni tanto girano "incredibili favole vere" che ritengo siano divertenti da raccontare.

 
 
 
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IV (PARLA PER ME)

Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi

Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno

Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei

A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado

Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.


V


Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto

Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!

Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?



Percy B. Shelley

 

 

 
 
 
 

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