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Post n°205 pubblicato il 02 Novembre 2009 da t_xte
Qualche giorno fa ho scritto un post riguardo alla morte di Stefano Cucchi e il paragone che ne ho fatto con la morte di Federico Aldrovandi. Ero talmente arrabbiata che ho usato toni polemici e a mia volta violenti, ho deciso quindi di cancellare quel post e di scriverne un altro, proponendomi di usare toni un po' più pacati. Stefano Cucchi è stato arrestato dai carabinieri una sera, perchè trovato in possesso di 20 grammi di hashish e alcune pastiglie, che, si scoprirà dopo, erano farmaci che lui assumeva per curare l'epilessia. Detenuto in cella di sicurezza e processato per direttissima, il giorno della prima udienza i suoi familiari notano dei lividi sul viso di Stefano. In seguito alla condanna fu trasferito in carcere, dove si procura delle lesioni, a causa di una caduta dalle scale. Viene trasferito in ospedale, il giovane rifiuta il cibo e le cure, pare si sia lasciato morire con la spina dorsale spezzata in due punti, il volto tumefatto e un occhio rientrato nell'orbita. Il caso è nelle mani degli inquirenti, mi auguro facciano luce su questo caso, a mio avviso, ambiguo. Riguardo invece a Federico Aldrovandi ho fatto alcune ricerche su internet e ciò che ho scoperto, lo dico sinceramente, mi ha fatto male dentro. Federico era un ragazzo appena maggiorenne, dopo una notte trascorsa in un centro sociale a Bologna in compagnia dei suoi amici decide di fare l'ultimo pezzo di strada a piedi per tornare a casa. Federico non si sente bene, verosimilmente ha assunto sostanze stupefacenti, è sconvolto, urla nel parco. Una donna spaventata chiama la polizia che interviene tempestivamente. Forse Federico ha chiesto aiuto agli agenti, forse c'è stato un diverbio tra loro. Il fatto certo è che l'hanno caricato, erano in quattro, tre uomini e una donna. L'hanno buttato per terra, ammanettato e picchiato. Dapprima sulle gambe e sulla schiena, forse Federico reagiva dimenandosi, il suo tentativo di liberarsi gli è stato fatale. Federico era in una pozza di sangue, varie ferite ed ecchimosi sul viso e sul corpo. Lo scroto spaccato. Vivo in una Repubblica democratica fondata sul lavoro, che ripudia la guerra, dove non esiste la pena di morte, dove l'ergastolo è una pena inflitta col contagocce o quasi. Eppure Federico, Stefano, Carlo e altri sono morti perchè è stato così deciso da alcuni servitori dello Stato. Mi chiedo cosa ci sia adesso nei cuori di quegli agenti che hanno fatto un uso criminoso del loro potere, se siano in pace con se stessi o se abbassano lo sguardo davanti agli occhi innocenti dei loro bambini. Per quanto mi riguarda queste realtà per me sono dolorose. Nel momento in cui ho scelto di documentarmi sulla morte di Federico Aldrovandi l'angoscia mi ha avvolto il cuore come un'ombra. Guardo mio figlio e penso a quella povera madre. |
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley







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