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Parliamo d'A...
Post n°233 pubblicato il 18 Febbraio 2010 da t_xte
Scrivo d'amore soltanto oggi, ho evitato di farlo proprio in occasione del giorno di San Valentino. L'amore infatti è un sentimento quotidiano, non una "kermesse" che dura un giorno soltanto. In questo periodo decisamente critico sento il bisogno fisiologico di stare fisicamente accanto a mio marito, riflettevo infatti su quanto le difficoltà siano determinanti per una coppia, che può consolidarsi o, al contrario, scoppiare. Ma non bisogna mettere il dito tra moglie e marito. Certo, da sposati tutto cambia. A volte però è bello ripensare che il nostro coniuge è stato quello che una volta ci faceva battere il cuore, ci faceva arrossire, per il quale non si dormiva alla notte o si diventava inappetenti. Dal punto di vista scientifico le reazioni descritte sono tutti i sintomi della depressione, magnifici però quando si manifestano per una persona. Io non so scrivere d'amore, ma per tutti coloro che leggeranno questo post, per tutti coloro che amano una persona o la desiderano questa è, a mio parere, la canzone più adatta a descrivere passione, ansia, desiderio di stare con lui (o lei)
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley







Inviato da: t_xte
il 11/11/2010 alle 14:46
Inviato da: mythodea6
il 11/11/2010 alle 01:03
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il 27/10/2010 alle 00:05
Inviato da: hgwells
il 14/10/2010 alle 08:24
Inviato da: mythodea6
il 14/10/2010 alle 01:33