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La pallina magica.

Post n°874 pubblicato il 21 Dicembre 2008 da evasoxcaso

Ora ti racconto un fatto che mi è successo tempo fa. Non c’è un motivo preciso per cui te lo racconto…è che mi avanza una mezz’oretta e fra raccontarti sta cosa e vangare un prato, preferisco raccontarti sta cosa, che è meno faticoso. Che poi, mica devi leggere per forza, ci mancherebbe…io sono democratico. Allora:
devi sapere che io ho una mania. Io sono irresistibilmente attratto dalle palline magiche. Hai presente quelle palline tutte colorate che se le sbatti per terra, cominciano a rimbalzare ora e smettono a Pasqua? Ecco. Quelle. Io ne sono attratto come un orso è attratto dal miele. Io se vedo uno di quei distributori di palline, devo prenderne una subito. Non ci sono cazzi…la devo prendere. Questa mania ha fatto si che nel corso degli anni, io sia diventato possessore di circa duecento palline di ogni dimensione e di ogni colore, che tengo dentro una scatola che tra un po’ esplode. E dunque mi ricordo che una volta, anni fa, ero a Venezia. Ero con quella che allora era mia moglie ed altre due coppie di amici. Si stava tornando a casa e si era alla stazione. Allora io avevo visto un distributore di palline, solo che non avevo soldi spicci per poterne prendere una ed era già un po’ tardi. Il treno era lì e noi eravamo già sopra, aspettando che partisse. Improvvisamente non resistetti più. Dovevo andare a prendere una pallina. Era più forte di me. Allora dissi: “vado a prendere una pallina…torno subito.” Naturalmente le proteste di mia moglie non ebbero nessun effetto e mi fiondai giù dal treno. Corsi al bar a scambiare una banconota da mille lire, con due monete da cinquecento e mi precipitai al distributore di palline. Ne presi una e tornai verso il treno, che naturalmente era già partito. Allora telefonai a mia moglie e le dissi: “ho perso il treno”. Lei disse: “Ma và? Vaffanculo, Gianni…neanche un bambino…”. Io dissi: “prendo quello dopo. Sei arrabbiata?” Lei mi chiuse il telefono in faccia. Io lo presi come un “si”.
E insomma, presi il treno che partiva dopo un’ora e mezza, con in tasca la mia bellissima pallina colorata. Quando arrivai a casa, lei mica mi parlava…azz…cercai pure di darle un bacetto, ma niente…non mi ha parlato per quattro giorni. E che sarà mai…neanche mi avesse beccato a letto con un’altra.
E’ inutile…è proprio come dice Grignani: “tutti uguali e diversi da me…”

 
 
 
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