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Newroz 2006 ed altro nel Kurdistan turco

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Aladin, il nostro interprete al Newroz, da Nusaybin ...

Post n°78 pubblicato il 07 Aprile 2006 da gaibo

"Non so dire davvero come stiamo ... i problemi continuano, ma ora la situazione è più tranquilla di prima. Ovunque si trovano reparti dell'esercito e gruppi speciali della polizia. Moltissimi carri armati girano per la città al fine di intimorire la gente.  Tutte le città in Kurdistan ora sono un po' pù tranquille. A Diyrabakir 11 manifestanti sono stati uccisi dalla polizia che sparava per le strade: alcuni di loro erano soltanto dei bambini. Un morto a Batman, uno a Siirt, due a Kýzýltepe, uno a Istanbul: tutti uccisi dalla polizia. Centinaia di persone sono rimaste ferite e molte sono ancora ricoverate negli ospedali. Molte centinaia di persone, forse migliaia, sono state arrestate e ora sono in prigione: più del 30% sono ragazzi con meno di 18 anni. Molte di queste persone sono state brutalmante torturate all'interno delle stazioni di polizia. Solo ieri a Nusaybin sono state arrestate 10 persone: tutte le prigioni qui attorno sono ormai piene e così questi arrestati sono stati portati nelle prigioni di città più lontane. Le dimostrazioni stanno continunando in altre città e purtroppo molti esponenti del DTP (Partito della società democratica, fondato da Leyla Zana) sono stati arrestati. La polizia è alla ricerca del sindaco di Diyrbakir Osman Baydemyr: è accusato di fare propaganda per il PKK. Il presidente del DTP intendeva incontrare il presidente turco Tayip Erdogan, ma questi si è rifiutato dicendo che prima gli esponenti del DTP devono riconoscere il PKK come organizzazione terroristica.  Il DTP ha risposto che Erdogan, in veste di presidente, ha incontrato i leader di Hamas, che fa parte della lista di organizzazioni terroristichee stilata da Europa e Stati Uniti." 

 
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Si allarga la rivolta kurda

Post n°77 pubblicato il 02 Aprile 2006 da gaibo

Diyarbakir ancora e poi Batman, Yuksekova, Istanbul, Ankara, Dersim, Izmir. A Istanbul ieri pomeriggio è esplosa una bomba che ha provocato la morte di un uomo e il ferimento di almeno una decina di persone. L'ordigno, stando ai primi accertamenti, era nascosto in un cesto delle immondizie in una zona centrale della città. L'attentato non è stato rivendicato ma ha provocato nuove tensioni e allarmi.
Migliaia di persone continuano a manifestare per le strade delle città kurde ma anche sul Mar Nero. E sale anche il bilancio delle vittime: ieri è morto un terzo bambino a Diyarbakir mentre a Batman è stato ucciso un bambino di appena tre anni. L'auto del sindaco di Yuksekova è stata colpita da diversi colpi di pistola. Voci incontrollate parlavano anche di un attentato al sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, che il premier Recep Tayyip Erdogan ha indicato come corresponsabile della rivolta. Baydemir è stato indagato per le sue dichiarazioni. «Se per portare la pace in questo paese devo essere sacrificato - commenta amaramente - si accomodino pure. Io sono qui. Non sono attaccato alla mia poltrona. La realtà però è un'altra. Quello che sta accadendo - continua il sindaco - è frutto di una politica di guerra e repressione che dura da 70 anni e negli ultimi 20 anni si è ulteriormente inasprita. Si raccoglie quello che si semina, vale sempre la pena ricordarlo». Quanto alle parole di Erdogan sulla responsabilità, il sindaco di Diyarbakir sottolinea che «mi aspettavo almeno il rispetto del dolore di famiglie che hanno perso i loro cari».
La repressione purtroppo continua. Così come gli arresti, ormai oltre trecento. L'esercito ha invaso diverse città kurde e la polizia oltre a sparare utilizza metodi cruenti per «scoraggiare» il popolo in rivolta. A Cizre, l'episodio forse più inquietante: i poliziotti hanno gettato sacche di sangue per la strada, nel tentativo di intimidire le centinaia di persone che manifestavano. Anche a Istanbul ci sono state manifestazioni e numerosi arresti. Lo stesso sul Mar Nero, dove tra l'altro, gruppi di fascisti hanno quasi linciato due giovani militanti della sinistra turca che attaccavano poster commemorativi della morte di Mahir Cyan, il 30 marzo del 1972. Lui e i suoi compagni furono uccisi dei militari, dopo il golpe.
I kurdi hanno lanciato, tramite il partito Dtp (la formazione voluta da Leyla Zana), un appello all'Europa che solo ieri ha preso la parola. Krizstina Nagy, portavoce di Olli Rehn, commissario per l'allargamento Ue, ha detto che «gli sviluppi della situazione sono preoccupanti» e ha chiesto al premier Erdogan di continuare sulla strada intrapresa. Il riferimento al discorso e alle timide aperture del premier (aveva detto che il problema kurdo era un problema del governo) qualche mese fa. Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Rifondazione, ha chiesto di modificare l'ordine del giorno della prossima sessione del parlamento per discutere di quanto sta accadendo in queste ore in Kurdistan. La richiesta sarà effettuata con procedura d'urgenza lunedì. Il parlamentare ha anche convocato il gruppo di amicizia con il popolo kurdo per valutare possibili iniziative e sta concordando proprio con il Dtp tempi e modi di una eventuale delegazione europea in Kurdistan.
La stampa turca cerca di minimizzare quanto accade, liquidando tutto come «provocazioni di gruppetti di terroristi aizzati dalla televisione kurda satellitare Roj Tv». Ma nonostante il silenzio e le distorsioni dei media turchi (spesso raccolte anche da quelli internazionali) le immagini della rivolta cominciano a filtrare e le dimensioni della protesta cominciano ad essere comprese. Decine e decine di migliaia di persone nonostante l'occupazione militare continuano a protestare per le strade, non solo del Kurdistan. E purtroppo ogni funerale viene attaccato dalla polizia e dai militari che sparano e uccidono. Oggi ci saranno nuovi funerali e la situazione non può che peggiorare. Osman Baydemir ha nuovamente chiesto al governo di «affrontare la questione kurda in maniera pacifica e non con la repressione». Parole cadute nel vuoto: centinaia ormai gli arresti, almeno cento i minorenni finiti nelle questure. Gli avvocati già denunciano torture e maltrattamenti. I familiari delle vittime sono costretti a ore di attesa per avere i corpi dei loro cari. E tutto ciò non fa che aumentare la rabbia.
Orsola Casagrande - Il Manifesto

 
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Appello urgente al movimento per la pace italiano

Post n°76 pubblicato il 01 Aprile 2006 da gaibo

Care e cari tutte/i, che da anni siete impegnati nel grande movimento per la pace che ha saputo dare vita in Italia a straordinarie manifestazioni contro la guerra nel mondo.
Il popolo kurdo chiede pace, giustizia, democrazia.
Mentre vi scriviamo Diyarbakir è una città completamente militarizzata, arresti di massa, repressioni, uccisioni, fuori da ogni legalità
Ci rivolgiamo a voi nella speranza che anche la condizione di milioni di donne e uomini kurdi, che vivono in Turchia, rientri a pieno titolo nell'agenda delle vostre priorità.
Quanto sta accadendo in questi giorni nella regione kurda non può ancora una volta rimanere nel silenzio totale di istituzioni e governi europei e nella totale assenza di informazione.
Per questo il movimento per la pace può essere fondamentale, siete voi che potete dare voce a quanti e quante durante i festeggiamenti del Newroz hanno gridato all'Europa: DATECI VOCE.
Agli appelli facciamo seguire iniziative vigorose di denuncia, mobilitazioni e azioni di solidarietà.
Questo vi chiediamo e per questo siamo disponibili a costruire insieme a voi un percorso che riporti all'attualità il ruolo dell'Europa nei confronti della Turchia.
Oggi più che mai, in Turchia, c'è una disperata necessità di attuazione di vere riforme democratiche.
Abbiamo bisogno di voi per far sentire la nostra voce. Rispondeteci

 
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Gli scontri di questi giorni e il nostro viaggio

Post n°75 pubblicato il 01 Aprile 2006 da gaibo

<TERÖRLE BAHAR GELMEZ> titolava un quotidiano turco l’indomani dei festeggiamenti pacifici e colorati del Newroz 2006. CON IL TERRORISMO E’ IMPOSSIBILE CHE LA PRIMAVERA ARRIVI : questo il significato della frase in lingua turca tradotta per noi da Bari, amico curdo che ci ha accompagnato il 21 marzo scorso in quella giostra di colori, profumi, danze, suoni, aneliti di libertà che il Newroz rappresenta per il popolo curdo.
E aveva ragione il quotidiano a ribadire che, con il terrorismo, è impossibile che la primavera arrivi.
Lo dimostrano i gravi fatti di questi giorni, le vite spezzate dei tre bambini rimasti uccisi negli scontri con la polizia e l’esercito turco, gli scontri e le violazioni indiscriminate di diritti e libertà fondamentali che tuttora imperversano nelle principali città curde della Turchia sud-orientale. Fatti che rimbalzano come proiettili di gomma nella inespugnabile cortina che protegge la nostra democratica e pacifica Europa…
Ma di quale terrorismo si sta parlando? A quale tipo di terrorismo faceva riferimento quell’autorevole, per così dire, quotidiano turco che mi è capitato tra le mani nella poltrona di un Internet-point a Nusaybin mentre carri armati e altri mezzi blindati circolavano senza sosta nelle stradine del centro della città?
Al terrorismo di chi ogni giorno lotta, aggrappandosi con le unghie alla vita, per difendersi dalle ripetute aggressioni ai propri diritti e libertà inviolabili (o che tali dovrebbero essere) perpetrate dai militari, dalle forze di sicurezza - legali o illegali (…ma questo è un’aspetto irrilevante per un Paese che si dichiara una democrazia parlamentare vero?).
O al terrorismo psicologico, materiale, sociale e culturale perpetrato dalle forze di sicurezza dello Stato turco, dal governo turco, che continua a lasciare nell’indigenza- non assicurando le dovute risorse finanziarie necessarie a creare strutture sanitarie adeguate, occupazione - una vasta parte della popolazione di etnia curda che vive nella parte sud orientale del Paese?
Se penso che, nel 2005, la quota di spesa pubblica destinata alla difesa è passata dal 6,7% dell’anno precedente al 7,2% del budget totale con un investimento - sperpero oserei dire - di 8.198 bilioni di euro, e se penso che, soltanto briciole vengono destinate dal governo centrale alle municipalità curde della parte est della Turchia, provo un grande senso di rabbia e di sconfitta.
Se penso che tanti, centinaia di migliaia di giovani, primo fra tutti Bari che è partito in questi giorni per raggiungere la sponda ovest della Turchia, sono costretti a “sfollare” per 8 o 10 mesi all’anno in cerca di lavoro perché altrimenti non avrebbero di che mantenere la propria famiglia, spesso con ripercussioni sulla possibilità materiale di esercitare il diritto di voto riconosciuto dall’ordinamento (perché per votare si deve tornare migliaia di km indietro), mi chiedo che significato abbia parlare di democrazia nell’area del Kurdistan turco.
E mi chiedo se, forse, lasciare milioni di persone nella più totale povertà, senza diritto o possibilità di cure mediche, senza possibilità di lavoro, senza possibilità di esprimere il dissenso politico, senza possibilità di pensare ad un “progetto di vita”, equivalga anch’esso ad una forma di terrorismo inaccettabile, tanto più inaccettabile perché di Stato.
Se una definizione plausibile di Terrorismo è la seguente: ossia l’indurre un senso di paura diffuso, più o meno giustificato, per mezzo di atti violenti o di dichiarazioni che minacciano il ricorso alla violenza contro bersagli civili, con lo scopo precipuo di perseguire vantaggi o obbiettivi politici  lascio a ciascuno di voi la conclusione del mio pensiero e delle mie riflessioni.

Federica Battistelli

 
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Ultime notizie sugli scontri in atto

Post n°74 pubblicato il 01 Aprile 2006 da gaibo

Dopo l'uccisione di 14 guerriglieri dell'HPG Forze di Difesa Popolare, avvenuta il 25 marzo durante un'operazione militare delle forze armate turche, con uso massiccio di armi chimiche, nelle montagne del sud - est del Paese, sono esplose manifestazioni di protesta al divieto delle polizia
turca di svolgere i funerali ad Diyarbakir.
Ad oggi si contano, nella sola città di Diyarbakir 7 morti, di cui 3 bambini, centinaia gli arresti, i feriti e gli scomparsi. Scuole e negozi sono stati chiusi. La polizia turca impedisce ai giornalisti l'accesso nelle zone della rivolta in quanto accusati di diffondere false notizie mentre carri armati e nuove truppe continuano ad arrivare da tutte le città del Kurdistan turco. L'esercito e la polizia turca hanno posto sotto assedio molte città, le rivolte non si fermano ma si propagano ovunque.
Il 29 marzo un manifestante è stato ucciso dalle forze di polizia ad Istanbul.

ULTIM'ORA 31 marzo 2006
Batman: colpito a morte dalla polizia un bambino di 3 anni, Fatin Tekin. Il bambino è stato colpito in viso durante un'irruzione della polizia nella casa dei genitori.
Manifestazioni e scontri si registrano a Istanbul,Van, Mus, Adana, Kiziltepe, Izmir, Bismil, Sirt, Yuksekova, Batman
A Diyarbakir questa mattina sono state liberate le 24 Madri per la pace arrestate nei giorni scorsi; fuori dal tribunale la polizia ha aggredito gli avvocati difensori.
Diversi giornalisti sono stati feriti dall'esercito, un reporter dell'agenzia DIHA è stato ferito alle gambe.
Sempre oggi il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, durante una conferenza stampa ha esortato il governo turco e i militari a porre fine alla violenza e ha invitato la popolazione alla calma. "Il governo deve affrontare la questione kurda in una prospettiva di pace e non con la repressione militare".
Il DTP (Partito della società democratica) ha diramato un appello alle forze armate e alla popolazione per fermare le violenze.
Bruxelles (DIHA) Commissione dell'Unione europea L'Unione europea segue con apprensione gli eventi di Diyarbakir (sud - est della Turchia) e critica Ankara. L'U.E. chiede ad Erdogan di adoperarsi per una soluzione del problema Kurdo.
Mentre il numero dei morti negli incidenti di Diyarbakir continua a salire, la Commissione EU condanna le violenze. Krizstina Nagy, portavoce di Olli Rehn, Commissiario per l'allargamento U.E., ha dichiarato: gli sviluppi sono preoccupanti" (.) e critica il governo turco di non fare i necessari passi per una soluzione del problema.

Informazioni in diretta sugli eventi sono reperibili sui siti:


http://www.uikionlus.com

http://www.kurdishinfo.com

 
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Scontri a Diyarbakir

Post n°73 pubblicato il 31 Marzo 2006 da gaibo

Oggi è morto un bambino di 7 anni è morto, colpito al petto da un proiettile, durante il terzo giorno di scontri avvenuti a Diyarbakir tra manifestanti kurdi e forze di polizia.
Il bambino è stato ferito a morte giovedì quando decine di migliaia di manifestanti hanno invaso le strade di Diyarbakir in occasione dei funerali di 3 persone uccise negli scontri dei giorni precedenti. Le violenze erano cominciate martedì dopo i funerali di quattro dei 14 ribelli kurdi che erano stati uccisi dall'esercito nelcorso di una operazione militare, durante la quale erano state utilizzate armi al gas tossico.
Fino ad ora nel corso di questi scontri si contano 8 morti, 500 persone ferite e un numero imprecisato, si parla di centinaia, di persone arrestate.
Le violenze esplose a Diyrabakir denotano uno stato di tensione altissima che non è più sopportabile dalla popolazione kurda. Contemporanemante si manifesta ancora una volta un uso spropositato della forza da parte dell'esercito Turco.
Quiesta situazione drammatica poi sta coinvolgendo anche altre città: manifestazioni analoghe, fortunatamnte senza vittime, si sono svolte a Mardin, Siirt, Nusaybin, Kiziltepe.
Scrivendoci dal Kurdistan il nostro interprete, nel viaggio appena concluso, ci ha detto:"E' molto difficile da spiegare, ma quello che sta avvenendo in un qualche modo significa che i kurdi sono davvero stanchi delle politiche del governo turco. Non c'è niente che possiamo fare per la nostra sicurezza. Noi continueremo a manifestare perchè sappiamo di avere ragione."

 
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Alcune considerazioni personali

Post n°72 pubblicato il 30 Marzo 2006 da gaibo

Se ritorno con la mente a tutti gli incontri che abbiamo fatto nella settimana in Kurdistan mi sembra di percepire ancora, fortissimo, l'incredibile desiderio delle persone di esprimersi, di raccontare la propria storia, di parlare dei problemi della loro terra. Non importa se la lingua è diversa e per me quasi incomprensibile: l'importante è dare sfogo a questo fiume di parole, come se così facendo si potesse gustare, per un attimo almeno, quella libertà tanto desiderata, quanto irragiungibile.
In particolare questa esigenza così forte sembra venire dai settorì più "deboli" della società kurda: i giovani e le donne.
Mi sembra ancora di averla davanti: una donna, di età imprecisata, non giovane comunque, che si siede improvvisamante di fronte a me, quando stava per terminare l'incontro, a Nusaybin, con alcuni membri del partito DTP. E poi inizia a parlare. Nella traduzione di Aladin la donna racconta che suo figlio è stato preso, trascinato fuori di casa, e ammazzato proprio davanti ai suoi occhi. Anche l'altra sua figlia è stata uccisa a Nusaybin. Un altro figlio ancora è in prigione e anche lei è stata per 7 mesi in carcere, per avere pronunciato la parola "Kurdistan". Poi la donna si alza ed esce dalla stanza: senza salutare.
Non so bene come descrivere la voce e le parole di quella donna: si percepivano sicuramante rabbia e tristezza, ma anche fierezza e voglia di combattere. Era una donna Kurda!
Un'altra sensazione fortissima che mi sembra ancora di provare è quel misto di rabbia e frustrazione che deriva dalla presenza "asfissiante" delle forze di polizia. Poliziotti in borgese che ci seguono, mezzi blindati che corrono avanti e indietro per le strade di città, posti di blocco e controlli. Poi l'attenzione quasi ossessiva di Aladin nei nostri confronti, perchè non ci capiti niente. Ed il suo telefono che continua a squillare quando ci muoviamo da un posto all'altro. E' davvero una strategia di intimidazione, quella operata dai militari, che produce una situazione di tensione costante e altissima. In poche parole manca ancora la libertà di opinione e non è garantita l'integrità fisica delle persone.
L'ultima mia considerazione poi riguarda la guerra combattuta negli anni '90. E' vero che sono passati molti anni ma le ferite inferte in quel periodo sono ancora presenti ed hanno prodotto una lunga catena di problemi. Un primo esempio è la questione dei villaggi distrutti. Centinaia di miglia di profughi fuggiti da questi villaggi hanno dovuto lasciare tutto ciò che possedevano perscappareed andare a vivere in luogi diversi, spesso in città di medie o grandi dimensioni. Tutte queste città, come per esempio Kiziltepe, hanno subito una vera e propria invasione che ha messo in ginocchio tutti i servizi pubblici. In primo luogo l'accesso all'acqua, poi la viabilità, gli ospedali e le scuole. Tuttei questi servizi doveveano essere ri-adeguati alle esigenza di una popolazione cittadina raddoppiata se non triplicata.
Poi c'è l'impatto sociale e culturale, che come al solito è più pesante nei settori deboli della popolazione, le donne in primo luogo. Le ragazze provenineti dalle campagne, una volta in città, hanno trovato una realtà culturale molto diversa: adeguarsi è davvero difficile, c'è bisogno di aiuto. In questa situazione di difficoltà e povertà gli abusi sulle donne sono aumentati: dalle violenze familiari ai delitti d'onore, dai matrimoni combinati all'impossibilità di frequentare la scuola. Per far fronte a tutte queste problematiche stanno nascendo organizzazioni della società civile che, assieme alle municipalità, stanno tentando di iniziare un percorso volto all'emancipazione femminile.
Per concludere, la storia degli ultimi anni in Kurdistan è stata segnata profondamante dalla guerra. Per questo le parole del sindaco, donna, di Kiziltepe mi sembrano davvero appropriate:"In guerra sono le persone, le personi comuni, non i combattenti, quelle che escono sconfitte. Noi siamo contro la guerra".
Ma non si può eludere neanche la questione posta dal presidente del DTP, sempre di Kiziltepe: "Se non risolve la questione kurda, non si può risolvere nessun'altra questione. Il primo problema è quello Kurdo".
Marco

 
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Sindacato degli insegnati

Post n°71 pubblicato il 29 Marzo 2006 da gaibo

Il sindacato degli insegnati si chiama Egitim Sen ed è stato fondato nel 1995. Però fino al 2001 non era permesso ai dipendenti pibblici partecipare ad un sindacato, quindi solo a partire dal 2001 Egitim Sen ha cominciato ad operare in maniera ufficiale. Il sindacato a Nusaybin conta circa 250 iscritti ma in totale gli insegnati delle scuole pubbliche sono 800. Molti di essi, però, sono soltanto dei "collaboratori" che non hanno ancora passato l'esame di stato ed hanno una sorta di contratto pecario (a termine) e per questo non è loro consentito di iscriversi al sindacato. Il presidente del sindacato ci spiega che mentre i normali insegnanti ricevono uno stipendio di circa 850 lire turche (circa 530 euro), gli "insegnanti precari" non arrivano neanche a 650 lire turche (400 euro). Inoltre questi ultimi sono soggetti al rinnovo annuale del loro contratto di lavoro. Per qusto se un insegnante precario si dimostra in un qualche modo "ostile" al governo, può perdere la possibilità di vedersi rinnovare il contratto per l'anno successivo, rimanendo così senza lavoro. Per essere considerati "ostili" al governo, poi, è sufficiente partecipare ad una manifestazione di protesta oppure ad una qualche iniziativa filo kurda. I presidi delle scuole, infatti, sono strettamante legati al potere centrale di Ankara e non esitano a riferire i comportamanti "anti-governativi" dei loro colleghi insegnati. Per questo motivo la maggior parte degli insegnati precari, anche se kurdi, ha avuto paura e non ha partecipato ai festeggiamanti del Newroz.
Agli iscritti al sindacato è proibito essere membri di un partito politico, è proibito organizzare manifestazioni pubbliche, è proibito rilasciare interviste. "Anche l'incontro che stiamo facendo in questo momento è proibito", ci dice uno degli insegnati.
Per quanto riguarda l'attività didattica la situazione è a dir poco "ingessata". Non è possibile alterare di una virgola i piani didattici redatti dal governo: la cultura e la storia kurda non esistono! L'unco modo per affronatre queste tematiche, relative all identità del popolo kurdo, è organizzare attività extra-scolastiche, come per esempio gite a luoghi di interesse storico.
Uno dei problemi più grossi affrontati dal sindacato nell'ultimo anno è stata la lotta sul diritto alla educazione nelle propria lingua madre, lotta purtroppo persa.
Molti bambini delle regioni del Kurdistan , infatti, conoscono solo il Kurdo e neppure una parola di Turco. Per loro il primo impatto con la scuola pubblica è traumatico e molto difficile perchè si trovano ad ascolatre le lezioni in una ligua straniera, che per loro è incomprensibile.
Il diritto ad una educazione nella propria "lingua madre" è sancito a livello internazionale. Nonostante questo, però, il sindacato, di fronte ad una corte di giustizia turca, è stato minaccato di essere chiuso, se non avesse provveduto ad elimnare dalllo statuto ogni riferimento alla "educazione in lingua madre". E così è stato: l'articolo sul diritto all'educazione in ligua madre è stato eliminato dalla statuto. "Questa battaglia è stata persa anche perchè non c'è stato nessun aiuto da parte dei sindacati europei", ci dice ancora uno degli insegnanti.
Come è accaduto in molti degli incontri vher abbiamo fatto ancora una volta l'Europa appare come una grande occasione mancata!

 
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Hasankeyf

Post n°70 pubblicato il 28 Marzo 2006 da gaibo

La leggenda narra di un prigioniero arabo di nome Hasan. Hasan, che era stato condannato a morte, chiese un ultimo favore: poter cavalcare, per un'ultima volta, il suo amato cavallo nel cortile del forte, che si trovava proprio sopra le acque del fiume Tigri, dove era stato incarcerato. La sua ultima richiesta fu esaudita e durante la cavalcata il prigioniero riuscì a saltare le mura del forte e cadde nel Tigri, con un formidabile salto nel vuoto di 150 metri. Il suo cavallo morì nell'impatto con l'acqua, ma il prigioniero riuscì a scappare con grande meraviglia dei testimoni. Secondo la leggenda gli spettatori esclamarono: "Hasan Keif?" (Hasan, come?) e dal quel giorno il forte ha conservato il nome di Hasankeyf.
Oggi rimane la vecchia cittadella, costruita nel 1300 e piu' tardi occupata da diverse popolazioni kurde, in cima ad un promotorio roccioso che si innalza verticalmante sulle rive del Tigri. E' rimasta anche la vechhia città di Hasankeyf costruita attorno alla vecchia moschea in cui abitano piu' di 4.000 persone, quasi tutte di origine kurda.  Alcune famiglie, poi, continuano a vivere nelle grotte scavate nella roccia.
Le origini di Hasankeyf risalgono a 10.000 anni fa. Qui, nell'alta mesotopotamia, ci fu un fiorire di culture: l'antica città di Hasankeyf fu abitata da nove grandi civiltà, a partire dagli Assiri fino agli Ottomani.
Ma questo luogo straordinario oggi rischia letteralmente di finire sott'acqua per la costruzione di una grande diga, la diga Ilisu, che dovrebbe fornire energia eletrrica ed acqua per l'irrigazione dei campi. Questa opera fa parte di un più grande progetto, chiamato GAP (Progetto per il Sud Est dell'Anatolia). In Europa già esiste una forte opposizione a questa opera ma è interessante capire come questo progetto viene visto dal popolo kurdo.  Il sindaco di Nusaybin è in prma fila  nella opposizione alla diga di Ilisu.  Ci spiega che il GAP  è un progetto del governo turco concordato con l'Unione Europea, che contribuisce con un consistente sostegno finanziario. In cambio di tale sostegno, molte  imprese europee parteciperanno allla realizzazione dell'opera: tra queste la società piu' grande e importante è Siemens.
Il GAP, secondo il sindaco, è un progetto che non ha finalità solo economiche, ma soprattutto politiche. In primo luogo il controllo delle acque del Tigri fornirà un grande potere strategico alla Turchia nei confronti dei paesi vicini, in particolare l'Iraq.
In secondo luogo questo progetto è un attacco diretto al popolo kurdo e alle sue radici storiche. Piu' di 35.000 persone (alcune stime arrivano a 70.000) saranno sfollate ed oltre 7.000 siti di interesse archeologico verranno sommersi dalle acque.
Hasankeyf è un simolo della storia e della cultura kurda: distruggere Hasankeyf significa ancora una volta negare la antichissima storia di un popolo, e questo è inaccettabile. "Non staremo fermi a guardare Hasankeyf e la sua storia finire sott'acqua - dice il sindaco di Nusaybin - faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirlo". Per questo è stata creata una organizzazione, "Iniziativa per tenere in vita Hasankeyf", che raccoglie molte municipalità kurde, ma anche asscociazioni della società civile kurda, e attivisti internazionali.
Il sindaco di Diyarnakir e quello di Nusaybin saranno a capo di una delegazione che toccherà molti paesi europei e che racconterà ai governanti , ai parlamantari ma soprattutto alla società civile ciò che sta succedendo ad Hasankeyf. "Difenderomo con tutte le nsotre forze Hasankeyf, perchè un pezzo importante non solo della storia kurda ma di tutta l'umanità".

 
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Ancora con il sindaco di Nusaybin

Post n°69 pubblicato il 27 Marzo 2006 da gaibo

L'incontro con il sindaco di Nusaybin, Mehmet Tanhan, è stato davvero molto emozionante e denso di significato: si è svolto sulle colline che circondano Nusaybin. Si tratta di un luogo di proprietà della municipalità dove ci sono due piccoli stabilimineti per la produzione di sabbia e asfalto, per la costruzione delle strade, e poi l'abitazione nella quale abbiamo cenato. Ma soprattutto c'è un'intera collina sulla quale sono stati piantati migliaia di alberi. Qui prima c'era un bosco, poi bruciato completamente durante la seconda guerra mondiale. Ora la municipalità sta tentando di riportare in vita questo bosco, come simbolo dell'orgoglio del popolo kurdo che riconquista la sua storia e la sua identità. Anche noi diamo il nostro contributo piantando un albero, simbolo della nostra amicizia. Ma non posso fare a meno di pensare che quest'albero sia anche un grido: "Serhildan" ovvero "Alzati in piedi".
Sia prima che dopo cena abbiamo incontrato il sindaco, che si è rivelato una persona molto carismatica, incarnando alla perfezione l'orgoglio del popolo kurdo:una persona rflessiva e pacata che al contempo tiene alta la testa.
Tra le altre cose ci ha parlato del rapporto speciale che lega il popolo kurdo a quello italiano, usando parole e immagini davvero belle:
"Noi siamo amici da 2.000 anni - dice Memhet Tenhan- da 2.000 anni voi ci conoscete e noi vi conosciamo. Allora siete venuti qui con la guerra, ma ora siete qui per costrire pace, amicizia e fratellanza. Le porte della nostra città sono sempre aperte per persone come voi. Non vogliamo altro che che costruire amicizia e relazioni. Da 2.000 anni il popolo kurdo non ha libertà. In questa terra sono passati molti imperatori e molti re e abbiamo avuto migliaia di persone uccise da eserciti diversi. Ma noi andiamo avanti per ottenere la libertà. Il fatto che voi siate qui ci da una grande forza e una grande carica per la nostra lotta pacifica."
Queste parole del sindaco, secondo me, rappresentano perfettamante il significato della nostra presenza qui come osservatori di pace. Noi stiamo lanciando un messaggio semplice ma anche importante a tutte le persone, organizzazioni e partiti che stiamo incontrando: "Non siete soli". E queste semplici parole diventano una fonte di foza e orgoglio per chi le ascolta.

 
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Storıa e cultura kurda

Post n°68 pubblicato il 24 Marzo 2006 da gaibo

La gıornata dı oggı e' stata completamante dedıcata all'ıncontro con ıl sındaco dı Nusaybın e alla vısıta della cıtta'. Il sındaco ha preparato per noı una vısıta a tuttı ı luoghı pıu' sıgnıfıcatıvı dal  punto dı vısta storıco e culturale. Sıamo statı nella chıesa crıstıana dı Mor Jacob, da poco restaurata dalla munıcıpalıta' e nel bellıssımo sıto dı Mor-Evgın Klısesı. Sı tratta dı un ınsıeme dı costruzıonı che rısalgano al 400 D.C. sıtuate ın cıma ad un pıcco roccıoso ın una posızıone spettacolare da cuı sı poteva godere la vısta dell'ıntera pıanura. Anche ın questo caso la munıcıpalıta' ha provveduto alla costruzıone della strada per raggıungere questo luogo ıncantato.  Ma quello che poteva sembrare un semplıce gıro turıstıco sı e' poı rıvelato qualcosa dı molto pıu' ımportante. Pıu' tardı, ıl sındaco cı ha ınfattı spıegato che era necessarıo che noı vedessımo tutto questo per comprendere quanto ıl popolo kurdo abbıa ın effettı una storıa e una cultura che trovano le loro radıcı ın epoche antıchıssıme. Ma alla nazıone Kurda non e' concesso ıl prıvılegıo dı "esıstere". Le stesse guıde turıstıche che raccontano della Turchıa non chıamano nemmeno questo popolo con ıl suo nome, ma sı lımıtano a segnalare che nella zona vıvono popolaızonı note come "Turchı delle montagne". Per questo e' ımportante che sıa anche ıl patrımonıo storıco e artıstıco deı Kurdı a testımonıare la loro esıstenza. E sempre per qusto era cosı' ımportante che noı lo vedessımo.  Come cı ha ınfattı spıegato ıl sındaco: "La storıa e la cultura dı questa regıone sono sempre state nelle manı dı gente stranıera e per centınaıa, mıglıaıa dı annı sono rımaste sepolte sottoterra. Solo questa munıcıpalıta' sı e' presa cura dı questı luoghı, perche' prendere coscenza della nostra storıa cı da' forza. 
La nostra storıa e' stata scrıtta daı nostrı nemıcı per dımostrare che non avevamo radıcı. Il nostro obbıettıvo e' quello dı scrıvere una nuova storıa che sıa la vera storıa della naızıone Kurda".

 
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A Kiziltepe

Post n°67 pubblicato il 22 Marzo 2006 da gaibo

E' stata una gıornata all'ınsegna delle donne quella dı oggı comıncıata dapprıma con l'ıncontro del sındaco della munıcıpalıta' dı Kızıltepe, Hamdiye, una delle sette donne che attualmente ammınıstrano alcune delle munıcıpalıta' Kurde.
Nel pomerıggıo sı e' svolto ınvece l'ıncontro con alcune rappresentantı dı Local Agenda 21, una assocıazıone nata due mesı fa che promuove attıvıta' fınalızzate a creare luoghı dı ıncontro e formazıone rıvolte alla popolazıone femmınıle della zona.
E' stata una grande emozıone per noı constatare come, a dıspetto della sensazıone che sı prova passeggıando per le strade delle cıttadıne vısıtate ın questı gıornı e affollate ın prevalenza dı uomını ıntentı a sbrıgare le loro attıvıta' quotıdıane, vı sıa ıl lavoro costante e coraggıoso dı donne che sı ımpegnano per promuovere un cambıamento sul fronte del ruolo della donna all'ınterno della socıeta'.
Le prıme parole che emergono dalla voce del presıdente dı questa assocıazıone sottolıneano come non esısta ın realta' una netta separazıone tra la condızıone delle donne ın Turchıa cosi come nel Kurdıstan Turco. Esse sı trovano ad affrontare glı stessı problemı sul pıano economıco, socıale e culturale. La sıtuazıone emersa e' la seguente:
Dal punto dı vısta dell'Istruzıone scolastıca ın medıa le bambıne sono costrette ad abbandonare la scuola all'eta' dı otto annı per occuparsı della vıta famılıare e alla cura della casa, un dovere che le esclude fın da subıto dalla possıbılıta' dı ıntegrarsı ın una qualsıası realta' lavoratıva. Apprendere un lavoro per loro oggı e' pertanto molto dıffıcıle se non ımpossıbıle e dıventa ımportante ıl bısogno dı creare delle opportunıta' dı formazıone, dı scambıo e dı socıalızzazıone.
In quest'ultımo ambıto emerge la drammatıca assenza dı luoghı dı ıncontro ad essa dedıcatı. Daı gıardını pubblıcı aı luoghı ın cuı e' possıbıle consumare un Çaı (the della zona) aı mercatı,la donna rısulta ıl pıu' delle volte una presenza furtıva e sporadıca. La sua vıta sembra svolgersı ınteramente
all'ınterno delle mura domestıche laddove persıno ıl dırıtto dı sceglıersı ıl proprıo 'marıto' rısulta precluso e la scelta affıdata alla famıglıa (Padre, fratello ecc).
Inoltre, le donne sono spesso vıttıme dı vıolenza domestıca come conseguenza spesso dı loro gestı o attı dı rıbellıone alle condızıonı a loro ımposte.
Al fıne dı mıglıorare questa dıffıcıle sıtuazıone Local Agenda 21 lancıa un messaggıo ımportante. La loro azıone e' fınalızzata a attıvare corsı dı computer, dı cucıto, dı sartorıa e dı pıccolo artıgıanato.

Per quanto rıguarda ınvece la partecıpazıone della donna nella sfera polıtıca, sıgnıfıcatıvo e' stato l'ıncontro con ıl Presıdente della sezıone locale del DTP (Partıto Democratıco della Socıeta'), che ha evıdenzıato come tutte le azıonı polıtıche da essı ıntraprese, sıano volte oggı a favorıre la partecıpazıone attıva e ıl coınvolgımento delle donne. Indıcatıvo a questo proposıto e' la prevısıone nello statuto dı una duplıce Presıdenza composta da un rappresentante dı sesso maschıle e femmınıle a tuttı ı lıvellı organızzatıvı.

Del resto, nonostante quanto sopra descrıtto non possıamo non rıportare la sorprendente presenza dı donne con ıl loro entusıasmo, coraggıo e varıopınta bellezza nel festeggıare ıl Nuovo Gıorno, acclamando a vıva voce PACE, DEMOCRAZIA E LIBERTA' per ıl popolo Kurdo.

Perche' Pace Democrazıa e lıberta' sono fatte anche dı donne.

Arianna e Federica

 
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Una frontiera che non c'e'

Post n°66 pubblicato il 22 Marzo 2006 da gaibo
Foto di italogaibazzi

La strada che da Nusaybın porta a Kızıltepe attraversa un'ampıa pıanura coltıvata e corre per pıu' dı 30 Kılometri lungo il confine tra la Turchia e la Siria.
Ma questo confine non e' altro che una lunga striscia di filo spinato. Non c'e' una catena montuosa, non c'e' un fiume, neppure una fila di alberi: ci sono soltanto il filo spinato e un campo minato che dividono questi due stati.
Filo spinato .... non c'e' simbolo migliore per descrivere una frontiera che esiste solo sulla carta geografica e soprattutto nella mente dei militari che la presidiano.
Militari che sono dovunque: lungo la frontiera, nelle innumerovoli caserme e soprattutto per le strade con i loro autoblindo.
Ai lati della frontiera esistono due popolazioni entrambe oppresse, private dei propri diritti e della propria identita', che pero' sono un unico popolo, quello kurdo.
Chiedo ad Aladin come sono le relazioni tra Siria e Turchia. "Buonissime - mi risponde - sul piano militare e della repressione, inesistenti in ogni altro ambito".
Viviamo in un mondo alla rovescia.

 
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Il terzo Newroz

Post n°65 pubblicato il 22 Marzo 2006 da gaibo
Foto di italogaibazzi

Pur essendo stato gia' due volte in Kurdistan turco,assistere al Newroz e' sempre un'esperienza molto emotiva, non nascondo che mi sono anche scappate due lacrime mentre ascoltavo l'immensa folla cantare e invocare il nome del loro amato Presidente Ocalan e io pensavo alla sfortunata storia di persecuzioni e ingiustizie che questo popolo vive da decenni, obbligando migliaia e migliaia di ragazzi a scappare verso l'Europa soltanto per avere una possibilita' di vita quasi normale. Come sempre l'hanno fatta da padrone i colori rosso-giallo-verde apparsi addosso a tutti i partecipanti una volta dentro allo spazio assegnato per la celebrazione. Anche quest
'anno lo spazio assegnato era un campo fuori citta' circondato da mezzi militari blindati e da polizia che perquisiva tutti quelli che entravano. La festa, con balli canti esibizioni musicali e discorsi politici inneggianti pace e rispetto dei diritti umani si e' svolta senza problemi. Molto coinvolgente la presentazione dell'avvenimento affidata con nostra sorpresa proprio al nostro interprete Alladin. In serata siamo stati ospiti della municipalita' che ci ha cosi' ringraziati della presenza che da' loro forza e speranza nella lotta per ottenere il rispetto dei loro diritti. Durante l'incontro con le persone della municipalita' il secondo interprete ci ha detto che spera in un miglioramento della democrazia, subito corretto dall'uomo della municipalita' che ha detto di sperare nella "nascita della democrazia". In serata Alladin con l'adrenalina in corpo per la festa appena vissuta in prima persona ci ha parlato della loro voglia di liberta' sempre negata da un governo che sulla carta fa leggi migliorative per ingraziarsi l'Europa ma nei fatti aumenta il livello di scontro con grosse operazioni militari e continui arresti immotivati. Interessante anche il discorso sulla situazione di Kiziltepe, un paese a 30 Km. da Nusaybin che in passato ha visto l'assassinio e la scomparsa di tantissimi giovani kurdi con l'escalation di due anni fa culminata con la tristemente famosa esecuzione di Ogur, un bambino di 12 anni ucciso con 13 colpi di pistola. Quest'ultimo episodio ha fatto si' che la comunita' internazionale si interessasse finalmente di questo paesino, anche se in modo molto blando ma creando le basi affinche' da allora ad oggi non si sono piu' ripetuti casi di sparizioni o omicidi e finalmente il locale DHP puo' svolgere attivita' politica in modo normale, per quanto sia possibile usare quest'aggettivo nel contesto turco.
Con tanta emozione Marco C.

 
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Tra ıl popolo Kurdo a Nusaybın - Newroz 2006

Post n°64 pubblicato il 21 Marzo 2006 da gaibo
Foto di italogaibazzi

Il Newroz a Nusaybın e' fatto dı vocı e dı colorı. Una meravıglıosa confusıone dı manı alzate, abbraccı e sorrısı regalatı. Ma ıl Newroz non e' solo una festa. Leggendo nello sguardo del popolo Kurdo, che ın questo gıorno puo'portare ı proprı colorı, ıl Newroz dıventa soprattutto una sensazıone dı lıberta'. Una speranza rıtrovata che vıve neglı occhı e neı gestı dı chıunque tı passı accanto. Intorno ıınfattı non cı sono che sorrısı e strette dı manı e parole. Parole, mılıonı dı parole. Tuttı voglıono dırtı qualcosa. E non conta se cerchı dı spıegare che tanto non capıraı nulla. Loro quelle cose te le voglıono dıre, e proseguono cosı' lascıandotı ıntuıre solo buonı sentımentı, gratıtudıne o qualcosa del genere.
Questo succede attorno al palco da cuı rısunonano parole dal tono secco e decıso. Succede tra ı mılıonı dı bambını che tı cırcondano ad ognı passo. Ma succede anche per le strade, dove donne avvolte da velı multıcolorı tı ınvıtano ad etrare nelle loro case solo per salıre le pıccole scale dıroccate e guardare tutto quello spettacolo dal loro "terrazzo".
Trovarsı tra ıl popolo Kurdo ın questo gıorno e' stato per me qualcosa dı ınaspettato ma profondamente sıgnıfıcatıvo. E' stato come ascoltare ıl suono dı una "buona notıza" che sı rıpeteva nell'arıa per poı perdersı tra la folla, lungo le strade fıno ad arrıvare sulle collıne dove ardevano ı fuochı che salutavano la prımavera e che celbravano questo "nuovo gıorno" come fosse una vera promessa dı lıberta'.
Chıara

 
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Newroz dı pace a Nusaybin

Post n°63 pubblicato il 21 Marzo 2006 da gaibo
Foto di italogaibazzi

La voce che esce dalla bocca di Aladin e di Cıhan mentre stanno parlando dal palco del Newroz dı Nusaybın proviene dırettamente dallo loro anıma e dal loro cuore. Ne sono convinto! Soprattutto Cihan rıesce a trasmette una carıca incredibile alle mıgliaia dı persone che sono accorse qui, e anche noi ne siamo contagiati. Il fatto che questa grande forza sıa trasmessa da una donna, qui, e' davvero molto signıficativo dato che a Nusaybın le donne sono ancora molto discrimınate.
Io non riesco a cogliere il senso deı dıscorsi pronunciati dal palco ma alcune parole che mi sono familiari vengono ripetute tantissime volte: sono democrazıa, lıberta' ma sıprattutto pace, pace e ancora pace. La gente rısponde con applausi e urla, dimostrando una energia ed un entusiasmo incredibilı.
Poi ci sono le bandiere, le grıda , le manı alzate con ıl segno della W: tutto questo per Ocalan, per un leader non rıconosciuto da nessuno se non dal proprıo popolo. Vedendo queste persone mı rısulta chıaro che la questıone della detenzıone dı Apo ad Imrali, in condizıone dı isolamanto, e' ancora un problema centrale per la soluzıone della questıone kurda. Ocalan contınua ad essere ıl sımbolo della ıdentita' negata dı un popolo.

 
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A Mardin con IHD

Post n°62 pubblicato il 20 Marzo 2006 da gaibo

Oggi siamo partiti da Diyarbakir con destinazione Nusaybin. Lungo il percorso ci siamo fermati a Mardin: una bellissima citta' inerpicata sulle pendici di una collina completamente rocciosa. Le sue strade sı perdono tra milioni dı gradını e vıcolı strettıssımı dove non passano auto ma soltanto mulı.

Nella parte bassa della citta' ha sede l' IHD, associazione kurda per la dıfesa dei diritti umani nata nel 1986. Ad accoglierci e' il presidente Hüsseın Cangır, che cı racconta dı una Turchıa ın cuı ognı velleıta' democratıca rımane ancora sulla carta. Cı racconta delle prıorıta' dell' assocıazıone che al momento e' ımpegnata su dıversı frontı: a partıre dai 3mıla profughı fuggıtı daglı oltre 200 vıllaggı dıstruttı dall'esercıto neglı annı Novanta, alla condızıone delle carcerı a cuı sı aggıunge ıl problema tutt'ora molto grave delle torture e della presenza dı mıne antıuomo che ınteressa dıverse aree.

I datı che cı fornısce sono tutt'altro che rassıcurantı. Specıalmente perche' sı rıferıscono a quellı raccoltı nell'ultımo anno attraverso le denunce presentate all'İHD dı Mardın e mostrano solo una mınıma parte delle vıolazıonı deı dırıttı umanı che avvengono ın questa zona. 23 sono state le vıttıme della guerra a "bassa ıntensıta' " che ancora sı combatte tra esercıto e guerrıglıerı del PKK (partıto deı lavoratorı Kurdo). A questı sı aggıungono 3 omıcıdı le cuı cause rımangono da chıarıre. 6  mortı a causa delle mıne antiuomo e 138 arrestı per motıvı polıtıcı. Questı ultımı, ın partıcolare, rıguardano soprattutto ı gıovanı, quellı che sı trovano pıu' facılmente ın prıma lınea durante le manıfestazıonı pacıfıche che rıvendıcano ı dırıttı del popolo Kurdo. Per farsı una ıdea dı quanto le leggı sıano ınıque a questo proposıto, basta pensare che e' suffıcıente pronuncıare uno slogan polıtıco per fınıre ın carcere per seı mesı con l'accusa dı "propaganda al terrorısmo".  Entrare ed uscıre dal carcere rıschıa dı dıventare parte della vıta quotıdıana dı moltı ragazzı: stanno lottando per una causa gıusta e questo rende ancora pıu' ıntollerabıle le ıngıustızıe che subıscono.  Husseiyn cı ha confermato ancora una volta  che le leggı ın materıa dı dırıttı umanı, che la Turchıa ha concordato con l'Unıone Europea, sono soltanto dı faccıata. In moltı cası ınfattı le scelte deı trıbunalı turchı hanno una chıara fınalıta' polıtıca, che mıra ad ıntımıdıre chı sta lottando per rıvendıcare la proprıa ıdentıta' negata e per vıvere ın uno stato pıu' gıusto e democratıco.  

Domani cı aspetta il Newroz!!!!!!

 
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Siamo a Diyarbakir

Post n°61 pubblicato il 19 Marzo 2006 da gaibo

Questa sera siamo arrivati a Diyarbakır. L'ıncontro con i nostri amici kurdi e' stato ancora una volta molto caloroso. E' davvero bello ritornare qui e riabbracciare tanti amici che avevamo lasciato l'anno scorso. Ci rendiamo conto che anche se la nostra presenza qui e' soltanto per un tempo limitato il rapporto che si riesce a creare con le persone che incontriamo e' molto forte. La nostra guida kurda si chiama Aladin e ci accompagnera' per tutto il nostro vıaggio. La conoscenza di Aladin ci ha subito catapultato nelle problematiche del Kurdistan, un paese che non c'e'. Aladin e' uscito dal carcere soltanto una settımana fa. Quando gli ho chiesto "perche' sei stato in carcere ?" lui senza esitazione mi ha rısposto " perche' sono kurdo". Infatti Aladin ha partecipato ad una manifestazione pacifica e democratica. Per la sua partecipazione e' stato preso dalla polizia portato in carcere prima a Nusaybin e poı a Diyarbakir, accusato come al solito dı sostenere i terroristi. Mi ha poi spiegato che questo genere di intimidazioni sono ormai usuali da un anno a questa parte, ogni volta che i kurdi organızzano una manıfestazione pacifica o una protesta. Ecco il nostro primo impatto con il Kurdıstan in questo 2006.

 
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Si riparte

Post n°60 pubblicato il 16 Marzo 2006 da gaibo

Anche quest'anno siamo
riusciti ad organizzare da Fidenza una delegazione che si recherà in
Kurdistan in occasione del Newroz. Siamo in 4 e la nostra destinazione
è la città di Nusaybin, che si trova al confine con la Siria.
Dopo
gli accordi tra Turchia ed Unione Europea circa l'inizio dei colloqui
per l'entrata della Turchia in Europa (non prima di 10 anni), il
conflitto nel Kurdistan turco è di nuovo espolso in maniera molto
evidente. Proprio per questo la nostra presenza è importante:
parteciperemo alla festa del Newroz il 21 Marzo e incontreremo
organizzazioni, associazioni e partiti politici kurdi per ascoltare la
voce del popolo kurdo e tentare di approfondire e comprendere ciò che
sta accadendo in questi ultimi mesi. Particolarmente emblematico,
infatti, è stato un attentato avvenuto nella cittadina di kurda di
Semdinli, nell'est della Turchia, nel quale un'auto bomba è esplosa di
feonte ad una liberia uccidendo una persona. Gli attentatori sono
risultati essere membri dell'esercito Turco.Per questo pochi giorni fa
il numero due dell'esercito è stati indagato da un giudice di Van in
relazione a questo attentato. Questa vicenda svela come il potere
militare in Turchia sia ancora molto forte.
A partire da domenica
prossima (il 19 Marzo) cominceremo a scrivere sul blog per raccontare
le nostre esperienze e i nostri incontri in Kurdistan , in occasione
del Newroz 2006.

 
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Biblioteca a Beytussebap

Post n°57 pubblicato il 23 Novembre 2005 da italogaibazzi
Foto di italogaibazzi

Foto dei giovani in biblioteca

 
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