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Un blog creato da Jamila_86 il 11/07/2005

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INTRODUZIONE

Post n°82 pubblicato il 17 Novembre 2005 da Jamila_86
Foto di Jamila_86

due di due ho cominciato a scriverlo nell'85. ero nella mia casa di campagna  vicino a urbino e stavo pensando a una storia, mi è venuta questa. aspettava da tempo, nel misterioso spazio ellittico in cui vivono le storie prima di essere scritte. ho messo sulla carta la prima frase e subito ho sentito l'irruenza di tutto il resto, come una vita sospesa che vuole riprendere a pulsare e scorrere senza intralci, e moltiplica intorno facce, gesti, nomi, suoni, colori.

Ma in quel momento mi sembrava tutto troppo lontano e troppo vicino, diretto, rischioso. i libri che avevo scritto fino allora erano molto più filtrati, dietro diaframmi di stile e di forma; protetti da giografie lontane, lineamenti diversi. sono andato avanti per tre o quattro capitoli e poi ho smesso, ho scritto un altro libro invece, il meno diretto che mi veniva in mente.

é passato altro tempo, e a un certo punto mi sono accorto che la mia vita prendeva una direzione un po' sbagliata come succede a volte alle vite, al punto che non riuscivo più molto a riconoscerla. mi sentivo come il passeggero di una nave che confonde il senso di movimento con l'idea di avere una rotta, e si rende conto di colpo di andare alla deriva, e che non c'è nessuno al timone a pilotare per lui.

così sono tornato a cercare tra le mie carte, e ho ritrovato i primi capitoli di questa storia. i personaggi sembravano furiosi di essere stati abbandonati per altri anni in attesa, ma hanno ripreso a muoversi e parlare appena io ho ripreso a scrivere, mi hanno travolto con le loro voci ed idee e sentimenti. non mi era mai capitato di sentirmi così intensamente uno strumento o un tramite: non avevo mai provato lo stesso tipo di corrente febbrile che mi passava attraverso.

poco alla volta ho tagliato quasi tutti i rapporti che avevo con le persone e con i luoghi, finchè mi è rimasto spazio solo per scrivere. non importava dove lo facevo, davanti a una finestra in una strada di traffico milanese o sul ponte di una nave per la spagna: era lo stesso. non c'era rumore o interferenza meccanica in grado di disturbarmi; raccoglievo solo i segnali che potevano riguardare i miei personaggi. poi quando il lavoro è diventato ancora più febbrile sono tornato a chiudermi nella casa di campagna vicino a urbino. ho fatto scorte di cibo, staccato il telefono. il paesaggio intorno era verde e disabitato, le altre case sulle colline abbandonate e in rovina. era giungno e poi luglio e poi agosto; l'estate scorreva via senza suoni. ogni tanto accendevo un vecchio televisore in bianco e nero che tenevo su uno sgabello in un angolo della cucina, vedevo gruppi di persone festanti su spiagge e su motoscafi, come abitanti di mondi inspiegabili.

Una sera sono andato in città per un gelato, e al ritorno ho scoperto che erano venuti i ladri a rubarsi il vecchio televisore. nella fretta di scappare avevano lasciato una scala di legno telescopica fuori dalla finestra, molto più interessante di quello che avevano portato via. L'aria era fredda e calma, stagnante. ogni tanto una grossa mosca entrava da una delle finestre aperte, ronzava in giro per le stanze dal soffitto basso. lasciavo il mio tavolo da lavoro e la inseguivo con uno scacciamosche egiziano di crine di cavallo e cuoio intrecciato, finchè riuscivo a prenderla. pensavo alla vita della mosca che svaniva di colpo, per ricominciare da chissà quale altra parte, in chissà quale altra forma.

ero tutto il tempo con i personaggi di questa storia; parlavo con loro ad alta voce, me li sognavo di notte. A volte in sogno li vedevo fare cose diverse da quelle che gli avevo fatto fare nelle mie pagine scritte, o li ascoltavo dire cose diverse, così quando mi svegliavo andavo subito a ridargli i gesti e le parole giuste. A volte mi chiedevo se stavo diventando matto, e il libro che scrivevo si era ormai sostituito completamente alla mia vita reale.

Certe notti un barbagianni volava sopra al tetto ad ali spiegate per catturare topi alla luce della luna. lo consideravo un amico, altrettanto assorto e staccato da terra. una volta, ai primi di settembre ero sdraiato su un'amaca tra gli alberi davanti a casa, e lui mi è planato davanti, bianco e silenzioso come una visione. il mattino dopo mi sono accorto che la storia a cui avevo lavorato senza interruzione per un anno e mezzo era finita.

Scrivere è un po' come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. é uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più entusiasmanti.

Quando Due di Due è uscito per la prima volta, nel settembre dell'89, pensavo che l'avrebbe capito solo chi aveva fatto gli stessi percorsi dei miei personaggi. ero convinto che non avrebbe avuto molti lettori, e non me ne importava niente perchè ero felice di averlo scritto. invece è successo che molte persone lo hanno scoperto, o viceversa, e questo rapporto si è esteso sempre più, anno dopo anno. la storia che pensavo fosse solo mia e di pochi altri è diventata molto condivisa, con un'intensità e una partecipazione che non si sono attenuate con il passare del tempo e il trasformarsi del mondo, ma anzi hanno continuato a crescere.

A volte qualcuno mi chiede quanto c'è della mia vita in questo libro. rispondo "tutto".

Altri mi chiedono in quale dei protagonisti mi riconosco. rispondo "tutti e due".

Altri mi chiedono se guido laremi è una persona reale. io dico "si"; ed è vero che mi sembra di averlo conosciuto bene, e che spero di riconoscerlo ancora, se lo incontro da qualche parte.

A pensarci adesso, questa potrebbe essere la storia di una sola persona, che da un nome diverso ad ognuna delle parti che formano il suo insieme. oppure la storia dei dubbi e le scelte e le possibilità contrastanti che nel corso della vita ognuno di noi si trova di fronte: delle biforcazioni sul percorso e del loro moltiplicarsi nel tempo, della difficoltà e del bisogno di cambiare e di riconoscersi ancora. ma alla fine questa storia è quello che sembra: la storia di due persone che hanno bisogno una dell'altra per vivere e per essere se stesse, e non vogliono rinunciare all'alchimia insostituibile di quando sono insieme, e comunque non ci riuscirebbero, neanche se lo volessero.

Le risposte che questo libro continua a suscitare mi danno l'idea che ci siano in giro molti più esseri umani simili a me e a guido e a mario di quanto non immaginassi mentre lo scrivevo. mi fa pensare che guido aveva ragione quando diceva che forse dovremmo trovare il modo di metterci in contatto con chi è come noi, attraverso qualche telegrafo invisibile o Tamtam sotterraneo. questo libro è uno strumento dello stesso genere, per me e per chi lo ha sentito o lo sentirà suo. manda in giro segnali da più di dieci anni, e spero che continui a mandarne, e a riceverne altri in risposta.

ANDREA DE CARLO

gennaio 2001

finito, uff che fatica...ma volevo assolutamente che ci fosse questo pezzo sul mio "diario"...e un po' lunghetto, si, ma ne vale la pena. 

 
 
 
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