Apri il libro della sera

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Sabine-Pigalle-Dorothee

Apri il libro della sera alla pagina

in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà

siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero

per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,

la sua sillaba solitaria come una frase sospesa

sull’orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome

una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com’era

soffermarsi in quella luce, quell’improvviso paradiso di suono.

Mark Strand

La sera, scenario dell’orizzonte negato, non vince il turbamento, anzi, pare ossequiarlo; ma la luna, disgiuntiva, si offre ancora come incavo del desiderio.

Luna

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rimel neffati

Apri il libro della sera alla pagina

in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà

siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero

per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,

la sua sillaba solitaria come una frase sospesa

sull’orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome

una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com’era

soffermarsi in quella luce, quell’improvviso paradiso di suono.

Mark Strand

Il mistero di un’assenza che genera il vuoto. E poi il fulgore del giorno che offende e immalinconisce ogni sentire. Interrogarsi è un’attitudine dalle implicazioni dolorose, tessitura antropocentrica del sé che solo nei giorni buoni ha un’aura di rispettabilità.

Cos’era

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groebli

René Groebli, Untitled

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

Mark Strand