#testdrive #Volvo #V60 comoda e spaziosa una familiare versatile e adatta anche ai percorsi invernali

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#tesIMG_5904IMG_59081IMG_59561IMG_5961troad in questa stagione ascoltare buona musica viaggiando sicuri nella neve del Piancavallo

Eleganza spazio rifiniture di classe e consumi inattesi per un motore che spinge con 190 CV

Volvo, arriva dalla Svezia, e ci fa pensare a un’auto fatta per affrontare i climi più rigidi. Da noi però, l’inverno, oramai, non è più quello di una volta. Almeno per ora. E salvo una sporadica nevicata dalla pianura al mare, la coltre bianca si fa vedere soltanto in montagna. E’ inoltre bene premettere, che l’assioma Volvo – Auto da freddo significa banalizzare un preconcetto. In questo caso, per esempio, nel caso della V60 D4, ci sono tutte le soluzioni per affrontare adeguatamente anche il gran caldo: il tettuccio apribile, con la gran parte del tetto di cristallo, ci invita a vivere l’ambiente esterno, e a goderci i panorami che si aprono davanti alle nostre escursioni. Mentre sfogliando le pagine del grande display centrale, che si fanno davvero scorrere con un dito, compaiono anche i comandi dell’impianto di climatizzazione. E accanto al riscaldamento dei sedili anteriori e del volante è disponibile anche il raffreddamento dei sedili. Ciò detto, la neve, occorre andarsela a cercare in montagna. Anche se non molto lontano, perché, a esempio,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il Piancavallo è a un’ora di macchina dalla Riviera Friulana.

Basta imboccare l’autostrada A4, poi la A 28 verso Pordenone e uscire a Sacile Ovest, per raggiungere Castello d’Aviano. Quindi, accedere alla salita dal Piancavallo. L’autostrada ci aiuta a verificare i consumi della Volvo D4. Che sono davvero contenuti. Monta un motore diesel 2000 cc, da 190 CV. È a trazione anteriore e dispone di quattro funzioni destinate a ottimizzarne l’uso. Tra esse, ECO, riduce al minimo il consumo. Che, come dichiarato dalla Casa svedese, arriva a quasi 22 km/l. Ed effettivamente, guidando senza chiedere alla V60 D4 di tirare fuori la grinta che ha, lasciando fare al cambio automatico a 8 marce, a giudicare dal nostro test è un dato veritiero. Forse, addirittura pessimistico. Sarà che ci hanno insegnato a guidare, anche, come se dovessimo evitare di schiacciare un uovo piazzato sotto all’acceleratore, ma in effetti, la

Volvo V60 D4 dimostra la sua grande sostenibilità.

La prova ce l’ha data il computer di bordo: abbiamo provato a ‘tirare lungo’ il pieno del serbatoio, lasciando che l’avvisatore sul display tra i due orologi del cruscotto riportasse per un po’ l’avviso ‘Autonomia limitata – zero km. Abbiamo messo 10 euro di nafta nel serbatoio, e lo stesso display ha subito portato l’autonomia presunta dopo il nostro parco rifornimento a 260 km. Ma il nostro vero obiettivo di oggi è la neve. Così, imbocchiamo la salita del Piancavallo, che ricordiamo dalle prime edizioni del Rally. E proviamo a tirare un po’. La Volvo sale agile, e senza incertezze. E’ una trazione anteriore, e nei tornanti, come nel misto, è perfettamente a suo agio. Anche la ripartenza dai tornanti è appagante. In cima alla salita, dopo il rifugio Bornasse, arriviamo a Bivio Castaldia, dove la strada si divide in due parti: una prosegue verso Piancavallo ed è la più breve. L’altra, viaggia un po’ a mezzacosta, è panoramica, poi arriva al Piancavallo attraverso il bosco, da sudest. Finalmente, ecco il primo biancore: la strada verso i ripetitori è coperta di neve. C’è già passato più di qualcuno, lo strato bianco è di una ventina di cm e si tratta di neve fresca. Quindi, decido di proseguire senza incertezze.

La Volvo V60 prosegue con sicurezza, e i controlli elettronici di stabilità inibiscono ogni dubbio.

D’altro canto, con una trazione anteriore basta mantenere la stessa velocità senza variazioni improvvise, e guardare dove si mettono le ruote. Superati i ripetitori, arriviamo alla zona dove il paesaggio è quasi lunare. Per chi non c’è più abituato sono i classici pascoli alpini. Il paesaggio è splendido. E il panorama anche. Lo sguardo spazia dai Colli Orientali, al Carso, alla Riviera friulana, alla Laguna di Marano, fino alla Laguna di Venezia. Se nevicherà ancora, quasi quasi la prossima volta un giro con le ciaspole potremmo venire a farlo proprio qui. Proseguo ancora fin dove la strada si sta per infilare nel bosco. Ma qui la neve è un po’ più alta, e nasconde completamente la strada, senza solchi che testimonino il passaggio di altre auto, o meglio, di SUV o fuoristrada. Meglio ritornare indietro. Qui, però, la neve è già ghiacciata e crostosa. E più alta. La nostra Volvo V60 D4 è versione stradale. Ma nessun problema. Piede leggero manovre dolci. E ci caviamo dall’impiccio. Dopo averne approfittato per una breve escursione nella neve fresca, assistiti da un paio di scarponcini adatti, non ci resta che ritornare indietro, per raggiungere finalmente la località sciistica del Piancavallo. Ai piedi del monte Cavallo. Anche in discesa,

nonostante le gomme stradali, ancorché invernali, la V60 si conferma sicura e affidabile.

D’altronde, la trazione anteriore dopo quella integrale è la garanzia migliore per potersi trarre d’impiccio in occasioni come queste. Arriviamo al Piancavallo, dove c’è ancora più neve e possiamo appagare lo sguardo, e anche dare sfogo al desiderio di una passeggiata sulla coltre bianca. E poi il ristoro della classica cioccolata con panna…

#charlieinauto2/128

#testdrive Arriva da Göteborg la nuova #Volvo #V60 con quasi 200 CV tante dotazioni e accessori

IMG_E5751[1] Volvo V60 fari Volvo V60 guida Volvo V60 interno faro Volvo V 60 Faro blu Volvo V 60 Tagliamento Volvo V60 MAdrigali IMG_5816[1] Volvo V60 stereo Volvo V 60 litoranea Volvo V60 faro nuvolo IMG_5784[1] IMG_5778[1] Volvo V 60 Milano neve IMG_5772[1] Volvo V 60 Milano pioggiaParte così la nuova stagione di #charlieinauto sul nuovo profilo #charlieinauto2 con il #testdrive n 39

Nevischio a Milano ma con lei mi sento al sicuro al caldo coccolato da uno stereo da sala concerti

Potente e maneggevole ma soprattutto sostenibile: il consumo va da 17 a 21 km con 1 litro di nafta 

Parte la terza stagione di #charlieinauto con il 39. #testdrive. Che moltiplicato per tre quante sono le puntate che ho dedicato a ogni autovettura, in realtà fa 114 #testdrive. Tanto che dal profilo originario del blog, sempre su libero.it, sono dovuto passare a un secondo profilo blog, che si chiama #charlieinauto2, perché il primo era full di foto e testi rispetto alle dimensioni consentite. Su #charlieinauto2 troverete la prosecuzione del mio racconto di collaudatore, per voi, e di automobilista itinerante.

La nuova stagione di #charlieinauto

In due anni sono cambiate molte cose. Sono cambiato anch’io, nel modo di vedere, verificare, conoscere, le auto che mi vengono sottoposte. Con una valutazione attendibile e il più possibile puntuale. Confermata dal fatto che le Case che mi hanno contattato e che ho sentito per provare i loro mezzi sono aumentate. E rappresentano la gran parte dello scenario dell’automotive mondiale del secondo decennio degli anni duemila. Ma non è cambiato il modo di affrontare le novità: delle auto che mi vengono assegnate non vado a ricercare preventivamente i dati, le caratteristiche, le particolarità. Ma le voglio scoprire assieme a voi. Per poter meglio comprendere le caratteristiche, le qualità, i difetti, l’intuitività con la quale le vetture sono progettate, a che tipo di utenza sono rivolte e per chi sono pensate. E se il risultato coincide con gli effetti voluti. Ovvero, se chi le acquista troverà risposta alle sue attese.

La Nuova Volvo V 60 una wagon elegante completa e performante

Stanno cambiando molte, cose, un noto marchio italiano sta ritornando nella F1, mentre la leadership mondiale è sempre tedesca. Ma ci sono marchi che con costanza e determinazione mantengono la loro credibilità rimanendo sempre al di fuori delle zone d’ombra o critiche. È il caso della #Volvo. Un marchio che cito spesso vista la mia specializzazione anche nello sport del mare. Perché da anni è abbinato al durissimo Giro del mondo a vela in equipaggio: la #VOR, #Volvo Ocean Race. Dunque, dopo alcune settimane di riposo a inizio del 2019, perché in tale periodo la gran parte dei marchi rigenera le vetture del parco stampa implementando i nuovi modelli, ecco che si ricomincia. E si ricomincia davvero bene. Spaziosa, leggermente più compatta della V90 che avevo provato, dotata di tutte le opzioni elettroniche, di sicurezza, assistenza alla guida, ottimizzazione dell’uso della macchina, la nuova #Volvo #V60 rappresenta la restylizzazione di questo diffuso modello della Casa di #Goteborg.

Dotata di un propulsore diesel morbido e potente, con oltre 190 CV.

Che se dall’esterno, ma soltanto da vicino, si sente da dentro non si fa percepire. Interni spaziosi, che definirei ‘spaziali’ visto l’alto livello di rifiniture, e le opzioni destinate a coccolare conducente e passeggeri, sono il giusto contorno a un’auto potente, morbida, che si fa guidare con due dita anche quando scarica tutta la potenza. Il design elegante ma grintoso e funzionale, non cela la vocazione alle prestazioni rispetto alle quali, l’unico nei, è rappresentato dalla mancanza delle palette al volante. Anche se il sistema adottato per cambiare manualmente è sufficientemente rapido. Saliamo a bordo, non senza notare le luci che illuminano esternamente le maniglie delle porte, e la sensazione di luce e pulizia assicurata dagli interni in pelle bianca, con le rifiniture in legno, volante compreso, che conferiscono un forte appeal agli interni. Ci regoliamo su misura il sedile. Con i pulsanti ai lati dei due sedili anteriori. Possiamo regolare perfino l’inclinazione dell’appoggio delle gambe sulla seduta. Dobbiamo parcheggiare? Ecco l’assistente di parking, con avvisatori della vicinanza degli ostacoli ai quattro angoli dell’auto. Le telecamere, le possiamo accendere in altrettante posizioni. Mentre il pc di bordo ci crea la ricostruzione virtuale dello spazio circostante. Con un’immagine di ciò che c’è accanto a noi a 360°.

Mettiamo in moto? C’è un comando a manopola,

che serve anche a spegnere il motore, al centro del tunnel, alle spalle della leva delle funzioni di marcia e del comando per regolare l’efficienza del motore. Parte lo stereo. È come quello che avevamo ascoltato su un’altra Volvo. I watt non si contano, contano l’effetto surround e l’avvolgenza dei suoni nell’abitacolo. Contano le funzioni, che sono dedicate ai passeggeri per farli sentire ancor più come a casa loro. È possibile scegliere tra la funzione Studio, la funzione Palco, la funzione Sala concerti di Goteborg. Il risultato in un ambiente surround è entusiasmante. Per caso, andiamo su Rai Classica, e stanno trasmettendo i Madrigali di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Non resta che accostare, e fermarci ad ascoltare… #charlieinauto2/127

#testdrive #testroad su un’auto elegante per una città di gala: Conegliano in Ssangyong XLV

Con questa gita nella capitale italiana delle bollicine si conclude un 2018 di #testdrive 

Il SUV compatto coreano è la 38. vettura provata in due anni di #charlieinauto grazie alla collaborazione degli Uffici stampa delle Case automobilistiche

Visto che siamo in vena di numeri: Quarantacinque: XLV. Questa la lettura della sigla che identifica questa versione ‘magnum’ della Tivoli della Casa coreana. Ma potrebbe anche essere la sintesi della lunghezza di questo SUV crossover. Ma anche cittadino. Infatti, si guida con estrema facilità. I comandi sono intuitivi e facili da azionare. La lunghezza pienamente sfruttata per dare ampio spazio ai passeggeri e ai bagagli, non intralcia le manovre in città. Il parcheggio è poi facilitato dalla funzione Confort, che ammorbidisce lo sterzo e agevola le manovre. Il cambio automatico a sei marce, se è sufficientemente reattivo e rende dinamica questa vettura nonostante il motore diesel di 1600 cc eroghi 115 CV, permette di districarsi senza incertezze nel traffico urbano. L’abbiamo verificato entrando nella città vecchia di Conegliano.

Borgo medioevale veneto, che è divenuto la patria delle bollicine italiane.

Merito di una delle più importanti aziende vinicole italiane. Che ha contribuito alla crescita della località. E con l’attività ultracentenaria ha favorito lo sviluppo del vino italiano. Tanto che la strada che scorre accanto all’azienda, grande come un quartiere della città, porta il nome del fondatore, Etile Carpené. Che è lo stesso dell’attuale presidente dell’azienda. Uno dei primi a intuire che il Prosecco avrebbe rivestito un ruolo importante nel panorama vitivinicolo. Per arrivare fin qui abbiamo incontrato un acquazzone, che ha fatto partire automaticamente il tergicristallo. Mentre in galleria, i fari si sono accesi da soli. Attraversando il centro abitato, mi sono chiesto come fare per verificare

la sicurezza della Ssangyong XLV.

Chi era in auto con noi, arrivati alla meta ha tentato di scendere: niente da fare. l’XLV non ne volva sapere di aprirsi dall’interno. Merito della chiusura centralizzata che salvo una diversa e specifica impostazione mantiene chiuse le portiere dopo che si bloccano automaticamente dopo un tempo prefissato. Sbloccabili dall’apposito comando piazzato al di sopra della maniglia di apertura di ognuna delle quattro porte. Luci e fari? Grazie ai led, i fanali anteriori della Ssangyong XLV fanno una luce precisa, selettiva, efficace. E lo stereo? Potente, con la radio che ‘tiene’ le stazioni. Anche il collegamento con Ipod e telefono permette di ascoltare musica ad alta fedetà. Musica, da gustare piacevolmente in un abitacolo che è ben insonorizzato. Proseguiamo il nostro viaggio e lasciato sulla sinistra uno store di splendide auto americane usate, mettiamo sul navigatore Castello di Conegliano. Un display di buona definizione ci indica il percorso tra stradine contornate di case medioevali e altre dall’architettura veneziana. Ma, anche prima che lo attivassimo, ci segnalava con messaggi sonori particolarità del percorso, ma anche

la presenza di autovelox e di modifiche al percorso.

Il Castello di Conegliano è una fortezza che ha origine nel XII secolo, sul colle di Giano, luogo strategico. Della quale oggi restano visitabili la Torre della campana, parte dell’antico duomo e parte della cinta di mura. Nel museo civico di Conegliano, tra l’altro si trovano importanti opere pittoriche. Dalla torre del Castello, ma anche dal piazzale principale dal quale si affaccia il terrazzo del ristorante panoramico, si possono ammirare la pianura veneta fino alla laguna di Venezia, buona parte della pianura friulana e delle rive, la Riviera friulana, i colli morenici e le pre alpi. E il prezzo? La Ssangyong XLV ha un rapporto prezzo-qualità molto favorevole. Come adeguati alle attese sono i consumi. E i ‘contenuti’ dell’auto? Completi e al di sopra della media rispetto alle aspettative.

E il castello di Conegliano?

Ci si accede attraverso una strada stretta che si infila nel complesso medioevale. Finchè si sbuca nel piazzale sottostante alla torre, intatta e IMG_4688 IMG_4689 IMG_4690 IMG_4695 IMG_4696 IMG_4698 IMG_4703 IMG_4707 IMG_47091 IMG_47121 IMG_4713 IMG_4733[1] IMG_4735[1] IMG_4739[1] IMG_4744[1] IMG_4748[1] IMG_4750[1] IMG_4756[1] IMG_4752[1] IMG_4763[1]visitabile. Per godere di uno splendido panorama. Ma, prima, dal piazzale si accede al bar ristorante che assicura una vista non meno suggestiva verso la pedemontana veneta. E in una giornata di inizio inverno, con il bel tempo e le brume del tramonto, è proprio un bel vedere. In alternativa, lasciando la Ssangyong XLV parcheggiata in città, dopo avere percorso parte del suggestivo centro storico di Conegliano, anche sotto le ampie arcate del portico che ne accompagna tutto il tracciato, si può imboccare a piedi la romantica passeggiata lungo le antiche mura carraresi, partendo da piazza Cima, per concludere in borgo castello.

#charlieinauto2/126

#testdrive #offroad sui #fiumi italiani con #SsangyongXLV in riva al Tagliamento

Il SUV della Casa coreana bene si adatta anche al fuoristrada su fondo molto sdrucciolevole

Nella #RivieraFriulana siti intatti dove la natura presenta gli aspetti originari

#SsangyongXLV è un crossover. Ben integrato sotto la scorza della simpatica auto familiare dall’aspetto moderno e innovativo. Un SUV ben studiato che riesce a integrare le funzioni necessarie e utili per la guida di ogni giorno, l’uso turistico, i volumi necessari per il lavoro, la sicurezza e la tenuta di strada di un’auto alla rivolta a un’ampia fascia di automobilisti. Che sia un #crossover lo si intuisce dai comandi di guida. O meglio, dalle funzioni: una, Winter, è evidentemente rivolta alla guida invernale, e permette tra l’altro di partire in 2.sui terreni più scivolosi, e si attiva con la gestione del motore, diesel 1600 cc da 115 CV, con un pulsante a sinistra del volante. L’altra, Confort, da un pulsante al centro del cruscotto, permette di regolare la trazione sugli assi: 2 ruote motrici, 4, 4 con controllo elettronico di potenza. La stagione è splendida. E salvo una spruzzata di neve subito scomparsa, di

possibilità testare la XLV sul fondo non tenitore

non ne ho avute molte. Allora, occorre creare l’opportunità per farlo. Una gita nella #RivieraFriulana mi riporta a #Latisana, accanto alla quale scorre il fiume Tagliamento, il più lungo dopo il Po a riversarsi nell’Adriatico. A carattere torrentizio, dal Passo della Mauria, nell’Alta Carnia, sfocia tra Bibione e Lignano nell’Alto Adriatico. Sulla riva sinistra del fiume, che dopo Latisana è profondo e con una corrente importante, che contrasta quella di marea più superficiale, la quale raggiunge anche Latisana, le aree golenali sono state in parte recuperate per l’agricoltura. E quindi sono percorse da strade carrarecce, rurali e arginali. Che fanno al caso nostro. La vegetazione sulle rive del fiume è molto interessante. Perché anche in questa stagione presenta caratteristiche uniche e particolari. Che sommano

le tipicità della flora lagunare e perifluviale mediterranea.

Qualche tratto misto e veloce su un nastro di asfalto tra le strade principali che collegano la #Riviera al mare, in una ambientazione classica del mondo rurale rivierasco. Ed ecco la strada arginale. Che sale e… si salta o si entra sull’argine? Meno male: si scorre lungo l’argine. Da quassù il panorama è suggestivo. Ma il viottolo sterrato si restringe e mostra a vista le arginature e l’habitat golenale. Probabilmente la pulizia autunnale degli argini ci ha regalato questo paesaggio inconfondibile. Ora, la stradina arginale si infila verso l fiume. Tra piante antiche e molto alte. Sullo sfondo il fiume verde profondo. E il terreno… fango. Limo di quel tipo sul quale è difficile rimanere in piedi anche camminando con le scarpe adatte. Così, adeguo le funzioni della #Ssangyong XLV, e mi infilo con decisione tra l’erba, la pista segnalata, e quella sorta di scivolo naturale, di sabbia, che sembra fatto apposta per alarvi le piccole imbarcazioni da diporto. Incertezze: nessuna.

IMG_5113 IMG_5114 IMG_5117 IMG_5123 IMG_5125 IMG_5129 IMG_5130 IMG_5135 IMG_5136 IMG_5140 IMG_51391 IMG_5142 IMG_5143 IMG_5152 IMG_5158 IMG_5164 IMG_513811L’auto va avanti come se stessimo marciando sull’asfalto.

Vibrazioni, scrolloni, sobbalzi: nulla di tutto questo anche affrontando le buche non proprio a passo d’uomo: sembra nata qui. Mi fermo a una decina di metri dall’acqua. scendo: fortuna che ho un paio di scarponcini da trekking. Altrimenti mi sarei ritrovato nel fango fino alla caviglia. Guardo l’auto: le tracce di fango sono scarse. Segno che parafanghi e passaruota sono ben progettati. Ma la sorpresa cresce quando guardo le ruote: non ricordavo che sui cerchi in lega modaioli e in sintonia con lo stile dell’auto, sono montate gomme da strada non invernali, e peraltro anche ribassate. Quindi? Beh, evidentemente avrei potuto chiedere alla XLV ancora di più…

#charlieinauto2/125

#testdrive #Ssangyong XLV tra la #Carnia e la #montagna pordenonese

Un SUV completo e accessibile, agile anche sui percorsi difficili

Ideale per una arrampicata sul mito del ciclismo: lo Zoncolan

#Ssangyong XLV è un SUV completo e ‘sostenibile’, che permette di districarsi bene nel traffico cittadino, è comodo, spazioso, un grande bagagliaio, ampi spazi interni, e se amate gli animali, un bel ‘trasportino’ e il vostro fido o micio ha tutto lo spazio e l’aria per viaggiare volentieri con voi. Ma è anche un #crossover a quattro ruote motrici, e pur con un motore diesel di 1600 cc con 115 CV, grazie a un cambio versatile e a diverse opzioni di guida, si utilizza in città come in montagna. In città, la nostra versione bicolore l’abbiamo testata a Udine, dove i colori comunali sono proprio il bianco e il nero. Perciò stavolta scegliamo la montagna.

La Carnia, con rilievi morbidi e ricoperti di boschi.

Mentre le strade rappresentano una vera palestra di guida. Passi e valichi nervosi con una grande varietà di tracciati, di difficoltà, di opzioni per una guida tecnica, sportiva, e didattica. Infatti, qui, nelle Alpi Orientali, è nato il rallysmo italiano e internazionale. L’omonimo rally che già negli anni ’70 attirava attorno alle strade per gran parte sterrate sulle quali si sperimentavano le prime soluzioni sportive sugli assetti, sui motori, sui telai, sugli pneumatici. E il rally di San Martino di Castrozza che arrivava fin qui. Sempre in Carnia è passato il rally di Montecarlo. Più di recente il rally Piancavallo, il rally delle Polizie, il rally della Carnia. Con le prime auto dall’oriente che sfidavano l’esperienza occidentale sulle quattro ruote. Scegliamo una di queste strade. Che dalla val Degano scavalca le montagne per arrivare nel cuore della Carnia, verso Ravascletto, Sutrio, Tolmezzo. Da Ovaro, dirigiamo verso Liaris, quindi verso la cima del monte, e la mitica rampa che è divenuta

un’icona del ciclismo con il Giro d’Italia,

arrivo di una tappa durissima, vinta nelle edizioni più epiche da Marco Pantani, e da Ivan Basso. Infatti, qui, monumenti, striscioni, installazioni, scritte sull’asfalto e sui muretti dei tornanti parlano delle fatiche sui pedali dei più forti ciclisti al mondo. E la #Ssangyong XLV? Riepilogando: comando Winter, un pulsante sul cruscotto sulla sinistra del volante ci consente di attivare questa funzione. Oggi non serve, perché… Ma no!? Sta cominciando a piovigginare. Winter ci permette di partire direttamente in seconda. Anche in salita. Ciò è utilissimo in caso di fondo sdrucciolevole, fango, neve, ghiaccio. Ma anche sul bagnato può produrre il suo effetto: via! #testando la #XLV abbiamo notato una cosa fondamentale per guidarla correttamente. Perché ci piace scoprire da soli di cosa disponiamo, e poi confrontiamo le nostre sensazioni sul sito web dell’auto, o sulle brochure esplicative. E ‘ultima ratio’ sul libretto di istruzioni, o manutenzione e uso. Così abbiamo scoperto che spingendo sull’acceleratore con una forza normale, direi leggera e adatta anche alle signore con poca esperienza al volante, l’auto scorre fluida e probabilmente ottimizza i consumi. Se spingiamo con più decisione, il rumore del motore cambia, e le prestazioni divengono più decise.

Nel misto, la XLV conferma la sua grande affidabilità anche con l’asfalto

di montagna umido. E le quattro ruote motrici, lasciamo la funzione che fa scegliere come ripartire la spinga sui due assi, amplificano la sensazione di sicurezza al volante. Anche nei tratti di falsopiano e discesa che ci permettono di recuperare ulteriore velocità e di guidare ancor più spediti. La #Ssangyong si arrampica docile e agile e volentieri sulle rampe dello Zoncolan, fin sulla cima. Dove la pendenza è impegnativa. Per salire meglio, c’è anche un’altra possibilità: il cambio manuale. Un piccolo tastino sul pomello che aziona le funzioni di marcia (Folle, parcheggio, retromarcia, marcia), ci permette di azionare le sei marce, a mano. Così ci divertiamo a salite con il cambio manuale. Però le nostre velleità sportive non si discostano dalle prestazioni della XLV nella funzione POWER con il cambio automatico. Forse ottimizzeremo i consumi. Ma non molto perché alla fine i conti saranno in pari. E ora scendiamo verso Sutrio. E qua sì che

il cambio manuale è divertente, perché ci aiuta a ottimizzare

l’arrivo e l’ingresso sui tornanti. Anche se, con la guida normale, che pure abbiamo provato, la #Ssangyong XLV è già affidabile di suo. Siamo a valle, la valle del torrente But, attraversiamo Piano d’Arta, e lasciamo nella valle le terme curative. Volendo… c’è l’insediamento romano di Zuglio, che ci riserva molte sorprese. Compresa la Pieve di San Pietro, in cima alla montagna, con uno splendido paesaggio sulla vallata. Anche qui ci divertiamo sia in salita che in discesa. E concludiamo la gita nel capoluogo della Carnia, a Tolmezzo. Anche qui tra storia, arte, architettura, cultura della montagna e ricordi della Grande Guerra.

#charlieinauto2/124

SSy XLV Udine liberta IMG_4309 IMG_4311 IMG_4314 IMG_4316 IMG_4321 IMG_4325 IMG_4468 IMG_4469 IMG_4471 IMG_4472 IMG_4473 IMG_4477 IMG_4475 IMG_4481 IMG_4482 IMG_4377[1] IMG_51371

#testdrive #testroad con #Ssangyong XLV #SUV versatile e pieno di sorprese

La forma ispirata alle nuove tendenze di tecnologia e stile cela una vettura dagli ampi spazi interni

Che si lascia guidare con due dita ma a scelta si adatta a ogni tipo di strada anche #offroad

Non c’è tre senza quattro. Gli esperti hanno già capito: la serie di auto giapponesi e coreane c’ha fatto aprire gli occhi verso un mondo nuovo, e, prima, inesplorato. Forse perché dove abito non sono diffuse come in altre parti d’Italia. Ma anche no. Specialmente di fuoristrada, nelle varie serie e versioni che si sono avvicendate nel tempo, con l’occhio allenato che ti viene dopo un test drive nel quale hai potuto prendere davvero confidenza con il mezzo, e siamo al quarantottesimo in due anni, ne abbiamo incrociato parecchie, per poter notare l’evoluzione dello stile e della tecnologia. Finché, come in questo caso, lo stile si è affiancato alla tecnologia. Ed ecco un SUV, apparentemente piccolo ma dai generosi volumi interni. Che si guida come un SUV di quelli grandi. Ci riferiamo alla Ssangyong XLV.

La sigla, probabilmente sintetizza l’idea della taglia maggiore:

una Tivoli formato Magnum. Ruote da 18’, sedili accoglienti e interni ben rifiniti. Una cilindrata adatta a tutti, e a tutte. In sostanza, un’auto comoda per la famiglia, ma anche per chi vuole avere spazio attorno a sé. Si tratta infatti di una 1300 cc diesel da 115 CV. La linea apparentemente squadrata, che bene si raccorda con dimensioni e proporzioni, consente di avere a disposizione molto posto, anche nel bagagliaio al quale si accede da un portellone ampio. È dotata di tutti gli optional e degli accessori che oramai ci si attende da un’auto moderna. A un prezzo adeguato. A noi è toccata la versione bicolore, con la scocca nera e il tetto bianco. I cerchi grintosi color metallo, fanno presagire che, volendo, la XLV si spinge in avanti con rapidità. Cambio automatico a sei marce, e un curioso sistema per l’impiego manuale: un piccolo tasto sporge dalla leva del comando delle funzioni, ed è

sufficiente il movimento del pollice per passare da una all’altra delle sei marce.

Opzione che, a dire il vero, abbiamo testato poco. Un comando al centro della plancia, un altro a sinistra del volante, servono per scegliere le opzioni di guida: Confort, Normale o Sport. Appunto: Sport. Dando per scontato che la SsangYong XLV, per la sua struttura, non ha velleità corsaiole, non resta che pensare alla ripresa, allo spunto ai semafori o all’arrampicata in salita. Che proveremo la prossima volta. Ma questo comando, che fa vedere la funzione attiva in uno dei due grandi orologi del cruscotto, serve a regolare la sensibilità del volante. Per adattarla alle condizioni di guida prescelte. L’altro comando, Eco, Power, Winter, serve a ottimizzare il rendimento e reattività del motore. Passando dal basso consumo, a una guida più sportivs e divertente, alla possibilità di partire in seconda nella neve o su fondo sdrucciolevole, evitando di slittare. Il sistema AWD 4WD,

permette di scegliere tra la trazione anteriore,

quella ripartita elettronicamente per una migliore stabilità, e la distribuzione di potenzia a metà tra l’asse anteriore e quello posteriore. La versione BE Visual che proviamo è, come detto, bianca e nera. Così decido di raggiungere la città bianconera per eccellenza: Udine. Sono i colori del vessillo comunale. Dal quale deriva la divisa dell’#UdineseCalcio. Così proviamo un po’ di trasferimento: è molto bene insonorizzata. Il consumo rimane nelle aspettative, come in tutte le auto, sempre che non forziamo con il piede. Nella funzione Eco il consumo è limitato. Usciamo dal casello della A28 di Udine Sud, e ci dirigiamo verso il centro, tra edifici di origine medioevale e palazzi nobiliari in stile veneziano. Per Udine infatti, fondata alla fine dell’800, nel primo millennio, sono infatti passate diverse civiltà. Che hanno lasciato una traccia impressa nell’architettura, nell’urbanistica, nella cultura e nel patrimonio artistico. Ci affacciamo alla piazza più grande, piazza I maggio. La basilica delle Grazie da un lato, due istituti scolastici importanti, l’istituto d’arte e il liceo classico, e sul lato sudovest il castello. Un colle di origini discusse, che nei secoli è divenuto il simbolo della città, e

sul quale sorge lo splendido Castello.

E la torre del campanile con il gigantesco Angelo che indica la direzione del vento. Per salirci entriamo in via Manin, attraverso la Porta omonima, che ci permette di passare sotto alle vecchie abitazioni signorili residuo della parte interna della cinta muraria. Poi sbuchiamo in piazza della Libertà, una chicca architettonica con la Loggia del Lionello sotto al palazzo comunale. E sulla destra il rilevato accanto alla ripida salita del Castello. Che è contornata da un lato dalla scalinata protetta dauna lunga tettoia ad archi, fino alla sommità. In cima, il Castello riamane sulla sinistra, subito a destra la chiesa e il campanile, poi la Casa della contadinanza, fabbricato dall’architettura inconfondibilmente rurale, destinato a servizi, attività culturali e ristorazione. A sinistra, a sovrastare il grande piazzale in erba, il Castello. Con la specola e il vessillo della città. Una scalinata ripida e impegnativa ci porta all’ingresso dallo splendido Salone del Parlamento friulano, con affreschi anche del Tiepolo. Ma se ci guardiamo alle spalle, lo spettacolo non è meno intenso: a perdita d’occhio la città, poi i colli morenici, le Prealpi e le Alpi Carniche e Giulie; in fondo le Dolomiti friulane. Nelle giornate terse, e da qui alle montagne capita spesso, lo spettacolo è impagabile.

#charlieinauto2/123

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#testdrive #testroad #Mitsubishi #Outlander nei luoghi suggestivi della #montagna pordenonese

Sul misto ma anche nell’ #offroad di #montagna questo #SUV mantiene affidabilità e confort

Visitiamo un’azienda faunistico venatoria attività per rendere sostenibile il mantenimento della montagna

Per capire come va la #Mitsubishi #Outlander nel suo habitat ci serve un po’ di montagna. Nei nostri #testdrive, con l’intento di fornirvi sensazioni e pareri sulle auto che proviamo per voi abbiamo bisogno di qualche giorno di acclimatazione alla guida, all’assetto, alle sue prestazioni, alla disponibilità alla risposta alle sollecitazioni e ai comandi. E ora ci siamo. Vediamo nel misto. Destinazione la pedemontana e la montagna pordenonese. Dal capoluogo della Destra Tagliamento, che raggiungiamo lungo la A28, imbocchiamo la Ciimpello-Sequals. Una strada quasi rettilinea che da Pordenone porta rapidamente alla montagna. E’ in questa zona che si corre l’Italian Baja. Ma i pur interessanti percorsi sterrati e fuoristrada della corsa non sono il nostro obiettivo. Che, invece, è la zona di Clauzetto. Usciamo verso Meduno, Travesio.

Quindi saliamo verso Pradis.

E da lì ci infiliamo nel fantastico scenario di una montagna ricca di fenomeni carsici. Con formazioni rocciose che adornano il bosco, fatto di latifoglie. Foglie, che in questo periodo ricoprono la strada e il sottobosco, regalandoci colori fa fiaba. Ecco il misto, con fondo scivoloso. Le quattro ruote motrici, come avevamo già costatato in altri modelli della Mitsubishi, sono mantenute perfettamente in trazione e attaccate all’asfalto anche se forziamo un po’. Quindi, ci metteranno al riparo da eventuali sorprese. Anche la risposta all’acceleratore è buona. Giustamente morbida tanto da consentirci di guidare velocemente e in scioltezza. Dove stiamo andando? In una delle montagne a cavallo tra il pordenonese, la Carnia e le Dolomiti friulane,

a Monterossa, una cava di pietra in abbandono,

dalla quale si ricavavano i massi per le scogliere della laguna di Venezia e del litorale adriatico, è stata trasformata in questi anni in un’Azienda faunistico-venatoria e fattoria didattica. Ideatore dell’iniziativa è Gianluigi D’Orlandi, agronomo e giornalista. Un viottolo tra i tradizionali muri di pietre che si inoltra nel bosco ci porta nel centro visite dell’azienda. Nell’occasione un corso per giornalisti organizzato dall’Associazione regionale della stampa agricola agroalimentare dell’ambiente e territorio sulla comunicazione delle tematiche e problematiche ambientali e dell’ecosistema. L’azienda Monterossa, un esempio di come rendere sostenibile la manutenzione del territorio, si sviluppa per qualche centinaio di ettari e nel tempo, al suo interno, si sono insediate specie faunistiche rare e vi transitano specie avicole particolari.

Non è raro avvistare le aquile, sopra a quest’area.

O incontrare caprioli, galli cedroni. Per facilitare l’osservazione sono state posizionate alcune altane nei punti strategici di passaggio degli animali. Per completare l’esperienza immersi nel mondo della natura, vi è la possibilità di alloggio. Mentre, se si capita nella stagione giusta è possibile assaggiare i prodotti tipici della zona. E la Mitsubishi? Ora vediamo. La strada di servizio che conduceva alla cima della cava è stata allungata fino in cima alla montagna, dove sono posizionate altre altane. I lavori erano stati conclusi in primavera, e ora la strada è ricoperta di erba alta. Ma non sembra affatto un ostacolo per la #Mitsubishi #Outlander. Mi stavo preparando ad attivare i comandi per la scarsa aderenza, per superare tratti anche critici e in pendenza, peraltro ricoperti d’erba e vegetazione, ma non è stato necessario.

Il nostro SUV fuoristrada ci ha portato fino in cima

senza la benché minima incertezza. Senza peraltro farci perdere nemmeno per un attimo il confort interno. Il tetto trasparente ci ha permesso di immergerci nel pieno dell’habitat boschivo. Di integrarci nella natura. Mentre la rumorosità contenuta dell’Outlander, all’interno è ancor meglio silenziata, ci ha permesso di avvicinare alcuni cervi che stavano pascolando nella brughiera in cima alla montagna. Dunque? Anche questa #Mitsubishi ha mantenuto fede alle aspettative e alla tradizionale vocazione della casa delle Tre stelle per il fuoristrada, gli sterrati e le strade con scarda aderenza. Mantenendo per il conducente e i passeggeri un confort da vettura GT, senza trasmettere nell’abitacolo se non una minima parte delle sollecitazioni alle quali viene sottoposta.

E così siamo arrivati a quota 37 auto testate per voi. Nell’occasione, l’augurio per una buona fine 2018 e un buon principio dell’anno nuovo.

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#testdrive #Mitsubishi Outlander un SUV che non teme il fuoristrada

L’auto della Casa giapponese spaziosa, confortevole e sufficientemente performante

Nata per fondi non asfaltati specialmente fuoristrada comincia a incuriosire gli appassionati della guida comoda

È autunno, e cala la voglia di scorrazzare per il mondo, con in vestiti e le scarpe leggere dell’estate, e la possibilità di decidere anche all’ultim’ora come finire la giornata o la nottata. Tanto, con il clima caldo dell’estate, ogni scelta sarebbe percorribile. Ma… stiamo provando un’auto, la terza di questa seconda serie, la xxx dall’apertura del blog. E, sicuramente, questo ci è da stimolo per andare a cercare location e siti particolari. Questa volta, disponiamo di un SUV,che, però, è anche dichiaratamente fuoristrada. Abbiamo visto che la #Mitsubishi #Outlander ci fa viaggiare comodi anche su strada. Il concetto è quello della vecchia regolarità motociclistica, e dei rally: ci si deve spostare per raggiungere strade e siti suggestivi, tecnici, affascinanti. Che sono l’obiettivo vero delle nostre perlustrazioni del territorio. Il trasferimento è inevitabile per arrivare nei luoghi più incantevoli dell’area rivierasca, della laguna, del litorale, ma anche della collina e delle montagne. Nel #FriuliVeneziaGiulia, a #NordEst, in generale

nel #BelPaese le occasioni per incontrare posti fantastici, panorami particolari, attività e locali da non perdere, ce ne sono tantissime.

Anche lungo le strade che percorriamo ogni giorno. Anche dietro l’angolo. Ma ritorniamo a noi: #Mitsubishi importante, #SUV, #crossover ben rifinita, disponibile con sette posti, molto versatile. Ma #Mitsubishi, oltre che per l’industria anche aeronautica, in tempi più IMG_2957 IMG_294711 IMG_29551 IMG_29421 IMG_29231 IMG_29261 IMG_29291 IMG_29321 IMG_293411lontani, ma oggi per l’elettronica, il suo, le nuove tecnologie, è sinonimo di #fuoristrada. La Casa giapponese delle tre stelle, possiede infatti un lungo palmares nelle competizioni su ogni tipo di terreno. E i suoi SUV e non solo sono utilizzati per impieghi speciali in tutto il mondo. Giocoforza, vedere come se la cava dove il terreno non è buon tenitore. Dove un’auto normale farebbe fatica a cavarsela senza aiuti esterni. La stagione, però, salvo forti episodi di maltempo, ma isolati e circoscritti, non ha portato tante precipitazioni. Come accadeva ogni anno. E noi abbiamo bisogno di fango. Sì, proprio quel bel pantano profondo, grasso, vischioso, scivolosissimo. Che potrebbe intrappolare questa ma in particolare altre auto senza la predisposizione al fuoristrada. Un fiume. Non da guadare, perché probabilmente i guadi, visto il ‘tempo’ che ha fatto in montagna non sono praticabili. Bensì le zone golenali, gli argini. Argini praticabili, che ci consentano di spostarci e di individuare altre via d’uscita qualora la situazione si rivelasse critica. Tutto questo in uno scenario suggestivo. Che potrebbe essere

il bacino del Tagliamento. È il fiume più lungo del Nordest,

nasce nell’alta Carnia, attraversa la pianura friulana e scorre verso il mare Adriatico, dove sfocia tra Lignano Sabbiadoro e Bibione, facendo da confine tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. E taglia a metà il litorale, tra le due grandi spiagge friulana e veneta. Il corso verso il mare si snoda tra gli argini e le campagne golenali. Non è certo guadabile perché molto profondo. Ma lungo le rive ci sono le strade che cerchiamo, le strade interpoderali. Cominciamo dagli argini. Un po’ di fuoristrada su sterrato veloce, anche se costellato di buche che le sospensioni dell’Outlander non ci fanno sentire. Il fondo è anche erboso. Ma nonostante l’erba sia umida, non percepiamo incertezze dell’auto. Anzi, i suoi sistemi di guida elettronica, l’assistenza attiva, ci impediscono di percepire differenze di tenuta. Così, dopo qualche curva impegnativa, qualche tornante per vedere se vince il sovrasterzo, il sottosterzo, o se l’auto, da buon 4×4, è neutra, puntiamo con decisione verso i prati. Ma, ovviamente, non scegliamo il fondo con terra battura, anche se sopra vi è cresciuta l’erba. I viottoli. Quelli che si riconoscono soltanto dai solchi profondi tracciati da qualche trattorista motivato a raggiungere il campo da lavorare. Ma di lì, probabilmente, non passa nessun altro. Forse, non ci dovrei passare nemmeno io, penso tra me e me. Ma lo spirito del fuoristradista, dell’esploratore, non ha mai cessato di pervadermi. Così, dopo avere avuto modo di tirare un paio di sgommate sulle strade arginali, con vista sul fiume, mi infilo verso la campagna. Eccola lì, con il fondo scuro di melma.

Attivo la funzione fuoristrada. E la lascio andare avanti.

La #Mitubishi #Outlander fa quasi tutto da sola. Ecco, ora sono proprio nei solchi dei trattori. Ma questa non è un trattore. Pur con gomme tecniche, non monta coperture da crossover puro. Invece, è come se mi stessi spostando con l’auto su una strada bianca, o ricoperta di neve frasca, ma con la differenza che la parte principale la interpreta la centralina di bordo. Che ‘recita’ benissimo, tanto che senza che me ne accorga sono già con le ruote su un tratto di carrareccia più ‘normale’. Prova superata a pieni voti. Ora ritorno verso Pertegada, sempre in Comune di Latisana. Dove, all’Epifania, con una grande festa sul fiume bruciano un falò propiziatorio, il ‘pignarul’, proprio in mezzo alle acque. Il fiume non è certo limpido, viste le piogge dei giorni scorsi, ma il Tagliamento, un fiume a carattere torrentizio. E dopo le forti precipitazioni trasporta detriti e oggetti anche di grosse dimensioni. E sabbia in sospensione, che colora l’acqua di un verde grigio chiaro, al posto dell’abituale verde smeraldo. Si sta facendo sera, ma prima di rientrare un giretto sugli argini per goderci le luci del tramonto è quello che ci vuole. La prossima volta andremo in montagna.

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#testdrive #Mitsubishi #Outlander un #fuoristrada che racchiude un’esperienza sportiva

Confortevole spazioso e adeguatamente performante è sicuro anche nel fuoristrada

Spazi interni generosi e se serve dall’ampio bagagliaio spuntano i due sedili supplementari

Della Mitsubishi, prima d’ora, conoscevo la storia, gloriosa nei rally, i risultati, l’affidabilità, la capacità di affrontare con successo anche gare estreme come la vecchia Parigi-Dakar. E sapevo della evidente vocazione fuoristradistica. Perché vedevo sulle strade i fuoristrada della Casa giapponese che ha segnato la storia dell’automobilismo. Sportivo, e su strada. Così, la prova della #Mitsubishi #Outlander è stata una rivelazione. Il modello che ho provato era di 2200 cc, 156 CV, diesel, 4WD con cambio automatico. Il primo approccio, è stato interessante, perché, per essere un ‘fuoristrada’, la Outlander si comporta molto bene su strada. È morbida all’occorrenza, quindi confortevole, ma tiene bene anche quando sollecitata a velocità sostenuta. È molto spaziosa e capiente, tanto che la versione a nostra disposizione era

a sette posti, con i sedili posteriori, confortevoli, che si potevano ripiegare

lasciando spazio a un comunque capiente bagagliaio. Comandi semplici, il cambio automatico di tipo tradizionale, anche i comandi a paletta al volante, per l’uso manuale del cambio automatico. Che tradiscono la vocazione sportiva dell’auto a dispetto della sua struttura fuoristradistica e delle dimensioni. Che sono adeguate a un SUV capiente, ma senza esagerare. Anche i consumi sono nella norma. Lo conferma un serbatoio non eccessivamente capiente. Che evidenzia come l’Outlander sia considerato anche dalla Casa un fuoristrada versatile. E accessibile. Ma

che cosa significa Mitsubishi? In giapponese, letteralmente ‘tre diamanti’,

che sono quelli raffigurati nel logo. Sono stati scelti a fine ottocento dal fondatore Yataro Iwasaki, per riunire il simbolo delle tre foglie di quercia emblema del clan Tosa, suo primo protettore, e i tre diamanti sovrapposti che erano l’emblema della sua famiglia. La Mitsubishi, nata per produrre motori elettrici per le navi transoceaniche, da sempre motivata verso la ricerca e l’innovazione, nel suo asset moderno compirà cent’anni nel 2021. E mantiene nel marchio la sintesi dei principi cardine dell’azienda: responsabilità comune nei confronti della società, integrità e lealtà, conoscenza dei popoli attraverso il commercio. Bene, ora prendiamo contatto con la #Mitsubishi #Outlander con

un po’ di fuoristrada leggero.

È ritornato il bel tempo dopo alcuni giorni di tempesta, vento molto forte e temporali violenti, la ‘rottura’ tra il clima estivo e quello autunnale. Così dirigiamo verso la #RivieraFriulana. Verso le campagne rivierasche, la zona delle risorgive che è molto suggestiva. E Ariis di Rivignano, dove su trova l’Acquario regionale dell’Ente tutela pesca, con le varietà ittiche delle acque dolci. MA anche la suggestiva Villa Ottelio, una casa padronale dal caratteristico colore mattone. Un tempo centro della vita culturale ed economica dell’area. Il tutto, sulle rive del fiume Stella. Che, forse, oggi troveremo un po’ intorbidito dal maltempo. Ma che non per questo perderà la sua suggestione. Un giro tra argini, strade interpoderali, viottoli di campagna, ancora zuppi di pioggia, che ci ha permesso di apprezzare l’affidabilità e la capacità della #Mitsubishi #Outlander di uscire, e di tirarci fuori dai guai. Senza alcuna incertezza.

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#testdrive #Jaguar XFSportbrake più veloce del #vento fino alla #GrottaGigante

La classe di una linea esclusiva non diluisce le prestazioni

Sicura affidabile e confortevole in tutte le condizioni d’uso

E’ autunno, epoca di #Barcolana50, e com’era accaduto per un’altra auto del gruppo ho l’occasione per provarla vicino a Trieste. Questa volta sul Carso triestino. Qui, ho corso il mio primo rally, nel 1977, la Coppa del Carso, con una piccola N: complici le pietre del fondo tutto sterrato e la decisione di guida dell’esordio alla fine della quarta speciale del primo dei due giri sono rimasto senza la prima e la terza marcia. Ma ho concluso lo stesso la gara terzo di classe e 11.assoluto. ma non è il caso di bissare l’exploit con la #Jaguar #XFSportbrake. Anche perché, vabbè che ha il cambio sequenziale con comandi a paletta al volante, ma innanzitutto è automatica, poi dispone di oltre 140 CV in più, e imporrebbe una guida ben diversa visto che è larga, lunga, e tra i muretti del Carso, ora patrimonio dell’UNESCO, sarebbe come portare la Commodore su per #Valstagna o a #Porzus. Così provo a vedere come si guida sull’asfalto liscio e sul misto.

La maneggevolezza e risposta alle mie attese c’è tutta.

Anche se, probabilmente è pensata per fare velocità dove si può fare. Tra gli optional delle dotazioni elettroniche peraltro offerte con la discrezione e lo stile tipici del fair play inglese, c’è perfino l’accelerometro: misura i G di accelerazione e decelerazione, non solo in partenza o in frenata, ma anche laterali. Così mi sono divertito, visto che la #Jaguar #XFSportbrake lo consente, a chiudere alcune curve, e l’indicazione di accelerazione laterale, che pur abbracciato dai fantastici sedili adattati al corpo sentivo soltanto nelle gambe dovendola in parte compensare, era sensibile. Un paio di staccate per sentire l’auto, e vista la giornata di sole, rallento per godermi il paesaggio multicolore con le foglie d’autunno. Anche, dall’ampio cristallo del tetto interamente finestrato. Certo che il confort dell’auto ci fa dimenticare che fino a pochi secondi prima avevamo tirato. Quasi quasi, ora, una sosta in Osmiza, le classiche ‘frasche’ carsiche che consentono ai viticoltori di servire il loro vino e i prodotti della terra, ci sta. Ma ve la descriveremo un’altra volta. Piuttosto, visto che

siamo arrivati a Borgo Grotta Gigante,

in comune di Sgonico, una visita nello splendido antro gioia degli speleologi, ma ormai anche di turisti e scolaresche, ci sta. Anche perché la stagione è ancora calda, e là dentro ci godremo un po’ di fresco. La cavità IMG_2317 JAguar vento IMG_2175 IMG_2223 IMG_22241 IMG_2217 IMG_22251 IMG_2230 IMG_2231 IMG_24771 IMG_253911più importante è profonda 167 metri, larga 76,3 m e alta 98,5 metri. Presenta un volume di 365 mila metri cubi. Ed è considerata la più grande caverna visitabile dal pubblico conosciuta al mondo. Inserita nel Guinnes dei primati nel 1995, è stata aperta al pubblico nel 1908 e al suo interno potrebbe contenere la Basilica di San Pietro. La visita si sviluppa su un percorso di 850 metri e consente di scendere fino a 100 metri di profondità. Dove la temperatura è costante ed è di 11 gradi.

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