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L’episodio del nemico

Post n°50 pubblicato il 26 Dicembre 2006 da zackdelarocha3
Foto di zackdelarocha3

Tanti anni a fuggire e ad aspettare, e adesso il nemico era lì, in casa mia. Dalla finestra lo vidi salire per l’erto sentiero del colle. Si aiutava con un bastone, un pesante bastone che in quelle vecchie mani non poteva essere un’arma, ma solo un sostegno.

A fatica percepii quello che aspettavo: il debole colpo contro la porta.

Guardai con un po’ di nostalgia i miei manoscritti, il mio abbozzo semifinito e il trattato di Artemidoro sui sogni, strano libro in casa mia, visto che non conosco il greco.

Un altro giorno perso, pensai.

Dovetti armeggiare un po’ con la chiave. Temetti che l’uomo crollasse per terra, ma mosse invece qualche passo incerto nella stanza, abbandonò il bastone, che da quel momento non vidi più, e si lasciò cadere sul mio letto, esausto.

La mia angoscia lo aveva immaginato molte volte, ma solo allora notai che somigliava quasi come un fratello a Lincoln.

Mi chinai su di lui perché mi sentisse.

“Uno crede che gli anni passino solo per sé” dissi “ed invece passano anche per gli altri. Ecco che finalmente ci incontriamo e quello che è accaduto prima non ha più senso”.

Mentre parlavo, lui si era slacciato il soprabito. La sua mano destra era nella tasca della giacca. Qualcosa puntava verso di me, e capii che era una pistola.

Mi disse allora con voce ferma:

“Per entrare in casa tua sono ricorso alla compassione. Adesso ti tengo alla mia mercè e bada che non sono certo misericordioso”.

Tentai qualche parola. Non sono un uomo forte e solo le parole potevano salvarmi. Riuscii a dire:

“E’ vero che tanto tempo fa io ho maltrattato un bimbo, ma ormai tu non sei più quel bambino ed io non sono più quell’insensato. E poi la vendetta non è meno vanitosa e ridicola del perdono.”

“Proprio perché non sono più quel bambino” ribattè lui “ti devo uccidere. Non si tratta di vendetta, ma di un atto di giustizia. I tuoi argomenti sono solo semplici stratagemmi della paura, perché io non ti uccida. Ma ormai non puoi farci più niente.”

“Una cosa posso ancora farla” obiettai.

“E quale?” mi chiese lui.

“Svegliarmi.”

E così feci.

(Jorge Luis Borges)

 
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