| « TUTTE LE STORIE DEL MOND... | INCONTRI » |
L'Amore non è un Pensiero
Post n°95 pubblicato il 23 Giugno 2008 da pro_mos
-“Finalmente un giorno di pioggia!!”- così disse fra se Giorgio mentre ancora nel dormiveglia sentiva il ticchettare delle gocce sul davanzale in ferro del balcone. Intriso di torpore del primo mattino, ancora ben rimboccato fra lenzuola e coperta di quella mezza primavera, con gli occhi ancora chiusi, come chiusa era ancora la mente verso il giorno e le sue cose che di li a poco lo avrebbero chiamato, Giorgio si godeva quegli attimi di distacco pressoché assoluto dalla realtà Immerso, anzi , galleggiante, fra il sonno ed il son desto, seguiva con l’orecchio ipnotizzato il tic tac dell’acqua che a scrosci cadeva. La immaginava più sotto, sulla strada, scorrere lungo il declivio per la discesa che l’incuria nella manutenzione dei tombini trasformava in roggia ad ogni temporale, ed allora rivoli d’acqua, come piccoli fiumi s’impadronivano dei lati della strada allagandone a volte, più di metà della carreggiata. Uno spettacolo indecoroso l’avrebbe commentato un passante che non vi fosse abituato, ma di quei tempi ed in quei luoghi lo stupore durava il tempo d’una imprecazione che si mescolava, annacquandosi anche nelle piccole rogge, col fatalismo e la rassegnazione che tanto nulla sarebbe comunque cambiato, cambiando chi di dovere. Strani modi di dire o di pensare si direbbe, o forse soltanto spicchi d’una saggezza atavica, che portava in dote nel codice genetico di ognuno, la capacità di precognizione, di prevedere il futuro, qualunque esso fosse stato. Ma a tutto questo Giorgio allora non ci pensava. La sua mente si fermava all’immagine dell’acqua che scorreva vorticosa seguendo la discesa del manto stradale, e non pensava al traffico caotico che lo avrebbe atteso poiché tutti i motorini e i motocicli in quei giorni di pioggia restavano ben fermi nei garage e si trasformavan, per dirla più prosaicamente, in auto a quattro ruote che intasavano in ogni modo ed in ogni dove, ogni angolo della Città. Giorgio non pensava a nulla, semplicemente si perdeva prolungando il confine fra sonno e veglia, in uno stato sollevato della coscienza, o per meglio dire dell’incoscienza, dove sogno e ragione si contendono lo spazio e la possibile supremazia, dove ogni cosa pare possibile e intangibile al tempo stesso. Dove, facciamo il caso, fosse apparso il volto di Elena lui, Giorgio, avrebbe potuto allungare le dita, o immaginare di farlo ,e sarebbe stato lo stesso, che di certo le avrebbe sentite sfiorare la pelle, e l’avrebbe sentita, come dire, davvero ed avrebbe respirato il profumo di lei, e se l’avesse baciata ne avrebbe colto nella sua bocca il sapore, fino alle sfumature più sottili. Strani scherzi, strani giochi compie la mente a volte, incamera un po’ d’ovunque sensazioni che trasforma in ricordi e li fa riemergere in certi stati che diresti allora d’allucinazione, in modo così vivido e reale da sembrar attimi di quello stesso presente. Non allungò nemmeno la mano dalla parte opposto del letto. Benché l’illusione fosse pienamente reale, Giorgio sapeva che dall’altro lato non avrebbe trovato Elena, che non l’avrebbe potuta svegliare o sentir respirare. No. Giorgio sapeva d’esser solo in quella stanza, e ancor di più solo in quella intera casa, e sapeva, nel profondo d’ogni sua convinzione, d’esser solo anche in ogni altro posto. Elena non era accanto a lui, partita, svanita, o forse semplicemente rifugiatasi in una altro sogno, il suo di lei, magari, che non lo contemplava. Era stato un addio incompiuto, così l’avrebbe chiamato il suo amico regista, uno di quelli abituati a svelare i minuti particolari del prima, durante e dopo, a riprenderli con l’obiettivo dotato della più nitida incisione, a dosare le luci in modo da velare e poi mostrare, magari in un istante, con uno di quelli che si sarebbero detti coup-de-teatre, l’arcano ed il nascosto. L’amico regista avrebbe reso manifesti gli intimi tormenti di lui e di lei, avrebbe colto le due facce di una stessa medaglia mostrandole entrambe, senza mai suggerire di chi fosse il torto e nemmeno la ragione, come se in una storia che finisce il torto e la ragione si disperdessero equamente fra le parti. Come se… come se la vita fosse “come se” fosse un film e non la vita stessa. Come se la vita non fosse mai stata prima di un film e non il contrario. Elena e Giorgio no, s’eran lasciati con un addio nascosto nelle pieghe d’un discorso mai davvero compiuto. Un addio così, lasciato intravvedere in controluce fra le parole d’una telefonata senza nemmeno mai nominarlo veramente, quel saluto così definitivo. In quel copione reale, invece, tutto s’era svolto in modo incompleto, senza niente di definito. Non un accenno nelle parole, mentre la camera virtuale che avesse inquadrato la scena avrebbe mostrato dell’uno solo il suo ritratto mentre dell’altra….dell’altra se lo domandò Giorgio , cosa avrebbe mostrato? Forse il tutt’attorno di quella sua nuova vita che le era sbocciata, ed il profumo del ragù bianco in cucina con cui avrebbe condito la pasta fatta in casa per gli amici. I suoi nuovi amici. Nella veglia ormai prossima a svanire Giorgio ebbe un’immagine di Elena, una di quelle che poi avrebbe magari descritto su un foglio, e la ebbe così forte e incisa da obbligarlo ad alzarsi a prendere carta e penna per fermarla in quell’attimo.
Buttò sul foglio i suoi pensieri e la punta della penna cominciò a spandere parole ed inchiostro sul bianco candido della carta. Li scrisse di getto quei suoi pensieri poi, con calma li rilesse. E nel rileggerli si accorse che non era riuscito a fermali tutti in tempo, e che una volta stesi sopra quel foglio erano già più sbiaditi come se il breve tempo trascorso, come se qualcosa insomma, ne avesse rubato un essenza intima, o l’avesse lasciata segreta, quella stessa essenza che nella veglia glieli aveva fatti sembrare così forti ed incisi da ritagliarsi sullo sfondo della coscienza un profilo di verità assoluta. Capita alle volte che i pensieri cambino la loro essenza una volta sulla carta. Uno se li immagina, li vede arrivare come una visione, e subito sembrano i pensieri più forti del mondo, capaci di dare un significato ad un’azione o ad un fatto. Di svelare l’arcano di una persona o l’antefatto di un accadere. Capaci a volte di specificare la direzione di una vita, il suo moto a venire il suo dove andare. Si scrivono, a volte, convinti d’aver in mano la chiave per l ‘accesso al punto di comprensione assoluta delle cos,e poi rileggendoli si capisce che qualcosa è svanito. L’immagine catturata non è così efficace come quella che era venuta. Cambiano i pensieri una volta scritti, almeno a volte, forse l’inchiostro li annacqua, o forse sono le parole a non esser sufficienti ed allora uno dovrebbe forse conoscerne di più di parole, o avere un inchiostro migliore…..o forse solamente tenerseli dentro, così che, magari, attecchiscano nel cuore o in altra parte molle della propria esistenza, e facciano germogliare nuove emozioni, nuove idee, un nuovo amore, magari. -“Tuttavia l’amore non è un pensiero”- esclamò fra sé Giorgio ormai quasi destato del tutto, piuttosto è un ingranaggio che ti smuove il tutto dal di dentro e ti fa pulsare più forte il sangue dentro alle vene, e ti dilata i pori della pelle e ti rende il respiro più breve a volte, altre lo sospende del tutto. Acellera i ritmi o li annulla. Strana forza quella dell’amore. Genera e comanda il corpo e poi la mente in direzioni che paiono a volte contrapposte. Con frequenze che da rapide si rendono al limite immobili. Alterna il caos e l’assoluto silenzio. Alimenta l’euforia e poi di colpo quasi, la disperazione. -“Strana forza l’amore. Ambivalente”- La pioggia battente una volta alzate le serrande, scorreva a scosci sopra i vetri disegnando con ogni goccia, percorsi intricati di scie e macchie. -“Siamo gocce”- pensò allora Giorgio, - che lasciamo le nostre scie alle spalle”- poi si accorse che, a guadar bene, alle volte nuove gocce arrivare dopo s’intersecavano nel loro percorso con le scie di quelle già passate. Come poteva una nuova goccia allora, se gocce si era, cambiare il passato di un’altra? Giorgio ci pensò un poco. Il passato non lo si poteva cambiare, certo, ma poteva cambiare il modo di rievocarlo, di rileggerlo, di comprenderlo, di archiviarlo. Quante cose una nuova goccia poteva fare intersecando la sica del passato di un’altra. -“Tutto può cambiare, anche il nostro passato”- forse lui che era stato Amore nel passato di Elena allora in quel momento era solo un ricordo di amore, e forse, nel ricordo, quell’amore aveva perso la sua maiuscola iniziale, dimensione che nel “durante” sembrava incrollabile…. Ogni goccia che cade cambia tutta la scena, forma una traccia nuova e modifica, alle volte, anche il ricordo. Prese l’immagine di Elena, vivida dentro la sua memoria, la ripiegò con cura e la pose nel ventricolo sinistro del suo cuore. Andò nel bagno, aprì l’acqua del rubinetto, poi con lo spazzolino cominciò a pulirsi i denti, e, quasi senza stupore, s’accorse che quel retrogusto che s’era sentito in bocca all’ultimo pensiero di lei, non scompariva. Se lo aspettava. Sciacquò la bocca, si guardò allo specchio e per la prima volta in quel giorno, si sorrise. Ceti sapori non si perdono. Solo il tempo a volte poggia al di sopra un patina così che li avvertiamo di meno. Chiuse il rubinetto. Basta acqua per quel giorno. E basta pensieri che scorrono via. Sarà un nuovo giorno allora. Almeno fino alla prossima sera.
|
AREA PERSONALE
TAG
MENU
I MIEI BLOG AMICI
- Un volo in paradiso
- V'incanto Editions
- Mente e cuore
- le ali nella testa
- sesto senso
- Editio princeps
- Verenice
- LE PAROLE
- antonia nella notte
- pensieri e parole
- VERTIGO
- Abbandonare Tara
- Inesorabilmente
- A NEW WOMAN
- pensieri_ liberi
- il dono di sale
- Chiedo asilo.....
- Cuore a Cuore
- Lisola dei desideri
CERCA IN QUESTO BLOG
CONTATTA L'AUTORE
|
Nickname: pro_mos
|
|
|
|
Età: 64 Prov: PA |



Inviato da: Readerle
il 24/09/2008 alle 20:41
Inviato da: pro_mos
il 30/07/2008 alle 21:15
Inviato da: Readerle
il 30/07/2008 alle 21:00
Inviato da: pro_mos
il 30/07/2008 alle 20:49
Inviato da: Readerle
il 30/07/2008 alle 20:42