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Post N° 149

Post n°149 pubblicato il 23 Luglio 2008 da Vincanto_Editions

 

Vox


È attraccato al poco che resta del giorno il raggio di sole che giunge a destarmi,
e si muove al moto dell’onda assonnata nel suo risalire stanco da un lontano dove,
per infrangersi sopra la sottile striscia di terra che segna spazio e limite di un’esistenza.


È tenendoti su quel tenue filo che tu ti affacci, con occhi freddi e belli,
e appari e scompari sopra lo sfondo blu, silenzioso e sognante, di cui son tinte le pareti
lungo tutta la stanza monotona e ardita di cui è fatta la mia vita.


È sempre cavo il segno che il tempo lascia nella lunga attesa,
e sprecata è la speranza sospinta dalle acque dei fiumi che furono.
E, così, svogliato resta il modo tuo di chiamarmi amore...

Thonas Newman - "Lost in time"

 
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Post N° 147

Post n°147 pubblicato il 03 Aprile 2008 da Vincanto_Editions
 

  

Cronache dall'ignoto

Trionfo dell'ignoto e oscuro sciogliersi dei tempi
m'appare la porta chiusa sul domani,
e laddove scorgo solo assi di legno,
in verità si cela il ribollio di un disfarsi e
rimodellarsi di forme, di energie profuse e di misteriosi agiti che giungeranno, a mezzo di alchimie astruse ed incredibili,
a costruire fatti che mi si renderanno solo nell'avvenenza di ciascun momento.

Se chiudo gli occhi vedo con la ragione, è vero, e posso allora intuire,
se li stringo più forte vedo con il sogno, e lo faccio, e allora posso immaginare,
ma è fuori dalla mia possibilità prima sapere
ciò che poi sarà, dato che lo stipo di legno rinserrato resta sempre là,
chiuso,
a circoscrivere l'ardire alla credenza e alla speranza,
ma a nessuna verità.

 

Thomas Newman - "Whisper of a Thrill"

(Meet Joe Black: Original Motion Picture Soundtrack)

 
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Post N° 146

Post n°146 pubblicato il 31 Gennaio 2008 da Vincanto_Editions
 

verso il cielo  

 Cronache dal desiderio

L'ho spezzato stanotte quel ramo dell'albero in giardino.
Non potevo sopportare più di avere dinanzi agli occhi quella linea quasi dritta che puntava verso il cielo, qualunque cielo fosse, con i rami più piccoli ad allargarsi intorno, come le dita di una mano aperta, a chiedere, ma trafitta in ogni istante dal non poter mai stringer nulla. Mi rievocava troppo la mancanza mia quella visione, assenza che è altrettanto fissa nella luce dei pensieri, che è luce che non si spegne mai, nemmeno nella profondità del sonno, giacché m'arriva comunque affievolita, a tradire i sogni di cui sempre mi desto-.

Ti scrivo tutto questo Eloise, o cara, dal picco di cordoglio altissimo, conficcato nel cuore della notte in cui mi trovo, che poggiato mi pare sopra a mille fiammelle, ove giaccio smorto, avvinto nella nuda e ruvida maglia della passione riaccesa dall'arsura. E non basta a spegnere l'insonne momento il pensiero soave e trasparente di te, né una ripetuta promessa a tornare a me e al mondo mio dato che, in questo infinito senza, tutto quel mondo non m'arreca un solo respiro che sia integro, ed io solo m'intristisco nel pazzo, ostinato atto di spezzare catene che mi tengono legato ad una speranza.
Quella speranza cui intiero mi riduco, e che pure mi fa vinto.

                           The Lake House Soundtrack (Part 6 of 6):
  14)     She's gone
 15) Wait for me
 16)       You waited
 17)        I waited


 
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Post N° 143

Post n°143 pubblicato il 16 Gennaio 2008 da Vincanto_Editions
 

 

Cronache dall'amore

Splende in ogni ora dei raggi del sole la terra dell'amore, e quivi è tripudio permanente di fiori da le variopinte corolle di mille forme, che si allargano in macchie sì vaste da sembrare oceani, ma dall'onde calme, e tanto fragili, sì da suscitare solo brividi di godimento all'innamorato che ne varca i clivi d'accesso. Non vi son nubi, e pure quelle che si appressano da terre lontane e dimenticate, basta soffiare un motivetto nell'aria, che si disperdono in un baleno o si disfanno in piume colorate e petali odorosi.

Vi sono, poi, molti piccoli laghi e placidi stagni, ricolmi d'argento vitreo e di cristalli di roccia, e tutto intorno ad essi crescono alberi dai rami a comporre formati circonvessi, trafitti dalle fronde dei rami vicini stessi.

E ovunque ti possa voltare s'odono, sempre e solo, nei mormorii di voci infiorettate, i “M'ama o non m'ama?” contati sulle dita, sulle montagnole di pietre lisce e sulli steli d'erbe aromatiche, e sempre la risposta, da quando quella parte di mondo è parte del mondo, è “M'ama! In ogni sospiro lungo la vita sua!”.

Poiché altra risposta non vale nella terra dell'amore, perciocchè qui dell'amore carnale, dell'affetto venale, della passione irrazionale non v'è albergo, e tutto è vero e ripulito, che si palesa e si rappresenta tendente al perfetto.

Sicché son cronache tranquille quelle che si possono scrivere da questi lidi. E per farlo m'occorre solo intingere un qualunque pensiero nel miele raffinato e nell'oro sopraffino dello sguardo mio a colei che condivide li passi suoi, quelli brevi e pure quelli lunghi lunghi a venire, assieme alli miei. 


Se perdo te – Patty Pravo


 
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Post N° 142

Post n°142 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da Vincanto_Editions
 

 

Cronache dal dolore
(A Terri, 
che mi ha spinto ad uscire
da un troppo connivente silenzio
)

Dov'è che si trovi, di preciso, non so, ma so che vien chiamata terra del dolore. Chi la scorge da lontano la vede preannunciarsi nei toni bui delle tinte, fatte di rossi cupi, di viola tendenti al bruno e di ori, che pur vi stanno, scuriti nelle pieghe e lungo gli orli degli sbalzi. Ma chi vi giace sa che pure vi s'incontra il bianco, che è assai abbagliante, nelle ore lunghe in cui non si può cedere al sonno, come pure sa che vi si possono scorgere colori tenui, di rosa e di azzurri e di verdi, ma sempre constata che però s'appassiscono in un impietoso abbandono.


Per chi non la conosce è difficile da concepire, per qualcuno è addirittura difficile da capire, e può sembrare solo frutto di una mente particolarmente debole. Ma il lasciar crescere infra le proprie idee un qualcosa che pure venga ad intendersi all'esterno inconsistente, per quel suo aver radici che scavano nel profondo, può non essere di per sé manifestazione di un sofferto schiudersi? Difatti chi mai può affermare che il ramo non s'addolora per il proprio lacerarsi in un qualunque punto dovuto allo sbocciare d'una gemma, e la terra, poi, forse non dee spaccarsi, e cedere, alla pressione del seme che le esplode dentro?


È davvero uno strano luogo questo... Tutto è altro da quello che si è soliti vedere, giacché è terra completamente ritirata su se stessa a lasciare un gran vuoto torno torno, proprio come se fosse tutta concentrata e racchiusa in ogni singolo centimetro in cui viene a fissarsi l'isolato attimo. Così, essa si manifesta entro spazi fin troppo angusti, dovuti che siano a ferite al cuore, ad un arto o alle idee, dove ogni pensiero pure si riduce a quelle, che allora incombono fitte fitte e all'istesso tempo s'ingigantiscono assai, proiettandosi nell'infinito, in cui sembra non esservi possibilità di accrescersi più, tanto da poter divenire ancora e, così, arrivare dipoi a finire.


E quando s'ode di qualche voce lontana il lieto canto incurante, quello si rende in maniera triste poiché giunge attraverso mille e mille specchi che riflettono sovente solo lunghi muri di silenzi.


Ma se pure è immota, sorda e cieca alle umane aspirazioni questa terra, nell'animo rimasto gentile, sospinge a moti che possono rivelarsi grandi, e che si puote percorrere, pur colle gambe mozze, con stupore e a perdifiato sino a sfiorare l'essenza, quella sì sempre trasparente e sempre leggera, dell'esperienzia.

 

MiNa - Living in between

 
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Post N° 140

Post n°140 pubblicato il 23 Novembre 2007 da Vincanto_Editions
 


F I S I C A

La cinematica è quella parte della fisica meccanica che si occupa di descrivere il moto dei corpi indipendentemente dalle cause che l'hanno prodotto. Essa suddivide i movimenti in due grandi categorie: quelli la cui traiettoria è una retta, che vengono detti moti rettilinei, e quelli che si svolgono lungo traiettorie curve, detti moti curvilinei.

Lo studio dei Moti Curvilinei attiene a quei moti che hanno traiettorie lungo linee curve.

La trattazione del più semplice tra essi, il moto circolare uniforme, porta alla definizione di due nuove entità, quali il periodo e la frequenza della rotazione, nonché di un tipo di movimento da esso derivabile, detto Moto Armonico.

Il Moto Armonico

Il Moto Armonico e' un moto confinato in una certa regione di spazio, un oggetto che oscilla indefinitamente fra due posizioni. Un pendolo, un blocco collegato con una molla, un tappo di sughero che galleggia sull'acqua mentre passa un'onda ecc, sono tutte espressioni dello stesso tipo di moto.

La situazione e' descritta piu' semplicemente in figura deve e' riportato l'esempio del movimento di una massa M sospesa ad una molla.

 Il risultato e' un andamento periodico che  si chiama sinusoide ed ha la forma di un'onda. L'equazione che ne descrive il moto e' proprio una sinusoide e trova la sua spiegazione quantitativa nella matematica che chiamiamo trigonometria.

Per il suo modo di ripetersi nel tempo questo è un moto periodico. 


(Del Moto Armonico)
                     Lara's Castle - Yann Tiersen 

Frusciano al vento. E si muovono tutte insieme le piante di mais, a formare un mare di verdi sul verde, esteso sin dove giunge l'occhio per seguirne della superficie il movimento, che tanto ricorda le onde. Soprattutto lì, vicino al ciglio della strada, dove le lunghe piante s'inchinano al passaggio dei camion che trasportano quintali e quintali di pannocchie verso la città.

Ed è proprio su quella strada, all'angolo di Someplace Street, che due donne se ne stanno ferme davanti alla fermata dell'autobus per New York City.
Da lontano non si riesce a scorgere che le loro figure, dagli indistinti tratti.
Le braccia incrociate sul petto, lo sguardo su un punto impreciso e sfuggente, parlano a voce bassa, e di tanto in tanto le loro voci sono coperte da una raffica di vento e di polvere.

- Non posso dirglielo, Betty. Comprendimi, non posso proprio farlo e aspettare la sua reazione. Ne ho paura, tengo ancora a mente le ultime discussioni accese... Non lo hanno fermato le mie grida, non lo hanno fermato le mie lacrime, non lo ha fermato la vista del sangue! Perché in quei momenti, lo sai, non può fermarlo nulla e nessuno, che non abbia pari forza. E certo una tale forza non l'ho io...

- Ma cosa vuoi fare Lara? Andartene? E dove, poi? Pensaci bene. A volte le cose possono andare a posto da sole, e a volte succede pure che...

- No, questa volta me ne vado davvero Betty! Lascio John, e per sempre... E non lo faccio perché non l'amo più, ma perché non riesco a capire come possa amarmi e pure farmi così tanto male. C'è qualcosa che non va nel suo amore, ma non posso essere io ad aiutarlo a capire. No, io posso comprendere solo le ragioni che mi portano a lasciarlo, e sono ragioni che riguardano soltanto me...

- Ma perché questa volta sarebbe diverso? Cosa ti ha spinto a decidere ?

- Troppo a lungo ho cercato una risposta in lui, testardamente, ed era proprio questa inutile ricerca che mi teneva qui, ma ora sono giunta alla conclusione che le ragioni che mi hanno portato a perdonarlo tutte le volte che mi ha umiliata dinanzi agli altri, tutte le volte che un qualunque momento, anche di festa, a causa di una sciocchezza, prendesse una brutta, orribile piega dovevo cercarle esclusivamente in me. Era questo che non mi era chiaro, che ogni sua colpa era anche una mia colpa, per essermi prestata, e sin dall'inizio, ai suoi modi, alle sue insostenibili scuse... Ero troppo accecata dalla speranza che un giorno lui avrebbe capito, quando invece quella che non voleva capire ero io... Quanti anni di speranze ho intessuto vanamente, quante lacrime ho lasciato andare sprecate ad annacquare risoluzioni ... Ma ora basta! Prendo il primo autobus e vado via, non voglio sapere di lui più nulla! Voglio sapere e conoscere, ancora, solo di me....

- Allora sei proprio decisa! Ma senza nemmeno una valigia, senza un bel nulla, come farai?

- Non ho bisogno di nulla, che pure è un bellissimo nulla, per andarmene. Mi basta la forza di farlo... E poi ho una sorella a New York, mi metterò in contatto con lei... Ma guarda, ecco l'autobus, finalmente! Betty, oh Betty! Ti terrò informata... Ti scriverò presto, non appena mi sarò sistemata, vedrai!

- Oh Lara, stai attenta! E scrivimi, scrivimi, fammi sapere! Fammi sapere...

L'autobus si ferma, il rumore del motore copre tutte le altre parole, quelle gridate, ma pure quelle che non si ha più il tempo di dire.
Poi l'automezzo comincia a muoversi, in una nuvola di polvere, arrancando all'inizio per acquistare sempre più una maggiore velocità.

Frusciano al vento. E ondeggiano le piante di mais, avanti e indietro, avanti e indietro, sempre con lo stesso movimento. Eppure non lasciano aprire alcun varco tra quegli alti fusti tutti assiepati, tanto da poter rappresentare agli occhi di chi guarda una palizzata lunga lunga, come un impenetrabile muro verde che, pur oscillando su se stesso, sia in grado di tenere ben racchiuso, e tutto fuori, il mondo.

Allunga lo sguardo su quegli infiniti campi di mais Lara. Ancora un lungo momento. Poi lascia andare lo sguardo a posarsi davanti a sé, sullo strato spesso di polvere in cui annega quell'angolo del proprio giardino. Una polvere che pian piano va ricoprendo ogni cosa. Che siano rovi, o che siano fiori.

Si pulisce il viso Lara. Guarda di nuovo la strada, e la vede vuota e desolata.

Non c'è nessun autobus che si allontana oltre quei campi.

Allora si volta, alza lo sguardo alla sua casa, coronata dalle lunghe corde a tenere il bucato che oscilla al vento, e pare ella stessa trattenuta giocoforza da un mistero in qualche modo triste.

Deve fare ancora un sacco di cose Lara, prima che rientri John. Perciò è meglio che si muova, e di pressa, che lui non vuole sentir ragioni e pretende che al suo arrivo tutto sia pronto.

Per un istante si volta ancora alla strada, alla fermata all'incrocio con Someplace Street. Poi, torna a rimirare la propria casa, quella solida magione.

Chissà cos'é, ma proprio non riesce ad andare avanti oltre quel punto quel giorno.

È una statua di sale la sua vita, quel giorno.

È una statua di sale la sua vita. Ogni giorno.


E intanto ode uno schianto che l'atterrisce assai, di sfacelo e di macerie che cadono tutte insieme.
È il gran danno del posarsi d'un leggero strato di polvere su di una foglia, che pure quel mattino era cosa nuova.


Un movimento che oscilla sempre e solo tra due estremi

(il movimento tra il si ed il no,

tra l'ora e il mai,

tra il dì pieno e la notte oscura)

ma che rimane circoscritto ad essi,

è vero movimento???

 
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Post N° 139

Post n°139 pubblicato il 12 Novembre 2007 da Vincanto_Editions
 

 

(Del moto rettilineo non uniforme dei corpi)


Sto andando via. Sto andando via, finalmente... Sono proprio i peggiori gli ultimi minuti, quelli che non passano mai, che sono uno stillicidio tormentoso nello sguardo da mal d'ufficio di ognuno. Quello sguardo in cui vedi la stanchezza, la noia, i brandelli residui di uno scazzo, ma pure il preannuncio luccicante dei mille impegni e delle tante voglie che aspettano fuori da questo edificio.

Hai voglia d'essere, o far finta d'essere, un gran lavoratore, solerte, motivato, attaccato ai destini dell'azienda, quello sguardo negli occhi ce l'hanno proprio tutti. Ed è così che me lo sento negli occhi miei, pesante, pesantissimo, come una trave conficcata nel mezzo della fronte e che mi ripete di continuo “Oggi è venerdì! Oggi è venerdì! Oggi è venerdì, fratello!”.
Ed è venerdì collega padre, è venerdì collega madre, e lo è pure per te collega sorella o collega puttana o collega stronzo!
Eh si, oggi è venerdì, Dio!

Ho davanti a me due giorni di libertà da riempire di tante di quelle cose da fare, da vedere, da provare... Innanzitutto passerò dal barbiere a dare un'accorciatina ai capelli! E ceeerto che ci sarà da aspettare, mica il venerdì vale solo per me! Ma vuoi mettere, quando alla fine riuscirò a conquistarne una, restarmene rilassato, bello sprofondato, in una di quelle comodissime poltrone, mentre c'è qualcuno che si prende cura di me. WHOWWW!

Poi, passerò da quel negozio in piazza a comprare la chitarra per esercitarmi a suonarla. Sai, la sera quando proprio non c'ho un cazzo da fare, quando ho terminato di leggere “ilcorriere” - a proposito mò me lo segno nell'agenda elettronica che devo passare dal giornalaio... Però, che sfizio questo aggeggio, mi fa morire dal ridere perché si mette a suonare sempre nelle situazioni più disparate! Ricordo che l'ultima volta, credo fosse la settimana scorsa, nel ricordarmi l'appuntamento dal dentista, ha iniziato a suonare nel tram, e per tutto il tempo tutti i passeggeri a chiedersi con lo sguardo “ma com'è che questo non risponde al cellulare?”. Tant'è che l'ho preso dalla ventiquattro ore ed ho fatto finta di parlare con un amico. Ihihihihihhhh!....

Stavo dicendo? Ah si, che voglio imparare a suonare la chitarra, e quindi devo comprarmene una per esercitarmi... Però, forse è meglio che prima di recarmi al negozio a spendere soldi, passi ad iscrivermi al corso....Eh si! Ma quand'è che c'era lezione? Uffà non mi ricordo più, però speriamo che sia di venerdì, che così comincio subito, magari stasera stessa! E poi andarci durante la settimana sarebbe proprio una bella croce... Con tutte le cose da fare che ho!

Bene! Allora, ricapitoliamo: barbiere, lezione di chitarra, negozio di strumenti, e poi? E poi, ehmmm.... Ah si, ecco me ne vado al cinema, danno quel bel film di quel bravo regista turcomanno, no bielorusso, o era tibetano?... Dai, quello che ha vinto Cannes, o...o Venezia o ...Uff! Ma chi si ricorda più!....

Il gran botto, però, me lo riservo per domani! Ahhhhhhh, già mi vedo tutto spalmato sul lettino del lido a prendermi di filato otto ore otto di sole.... Trallallelo, trallalà! E vi saluto tutti, brutti musi pallidi, pietosi fantasmi di penose anime!... Ma domani ci sarà il sole? Beh dai nuvoloni che se ne stanno affastellati dietro ai grattacieli del centro, sembrerebbe proprio di no!... Ma poi che fa, l'importante è che uno il sole se lo porti dentro, o no? Mannaggia, però! Beh potrei andare in palestra, sono due settimane che non ci metto piede! È che mi sento troppo in splendida forma, e proprio non mi va di mettermi a sudare sopra quel tappeto puzzolente! Ehmmmmm, vediamo un pò... E se chiamassi Olga! Bella la Olga! Grande femmina la Olga, con quelle cosce che finiscono in Svizzera e quelle curve meglio delle Langhe! E poi è davvero di compagnia la Olga! Siiiiii! Deciso, fatto ! È così che bisogna fare, neh! Non lasciare il tempo ai desideri di affievolirsi, di indebolirsi.... Mò la chiamo.... però, forse, è meglio di no, che mi comincia a raccontare i suoi casini di tre mesi a questa parte, anzi mò le scrivo un sms e mi faccio richiamare, così è lei a pagare il mio disturbo... Eh, si! Deciso, fatto! È così che si fa! È così che devo... dovrei fare.... Uff, però che lagna sta' Olga... Sempre a parlare, parlare, parlare... Ma vedi un po' uno che deve sopportare! Ma come si fa a scopare con una così? Mi ricordo l'ultima volta, durante tutto il coito, io che m'impegnavo come un pazzo e lei che mi raccontava, con tanto di minimi dettagli, la festa per la comunione della figlia e di quanto era stato stronzo suo marito, e di quanto era stata stronza sua cognata e di quanto lo fosse stata anche la suocera... Ma che si sposa a fare una come la Olga, se poi deve affliggere il prossimo con le sue lagne familiari!!!...

Va bene, Olga no, davvero proprio no! O.K.! Deciso, fatto! Ammazza, stò andando proprio bene! Che grande che sono!

Ecco ora chiudo il cassetto, ripongo le cartelline e i timbri, e spengo pure il computer. E basta per questa settimana! Basta! Ma quanto vorrei poter spegnere tutto il resto, ma proprio tutto tutto, con un tasto, come questo, e così viaaaa, per essere libero come lo è il vento! Ma quant'è che manca ancora? Due minuti, solo due minuti, ma io non ce la faccio piùùùùù... No, non ce la faccio proprio più!

Allora, vediamo un po', dove ero rimasto? Ah si, mi stavo organizzando il week-end!... che dev'essere BELLO Bello bello!... Però, ora son un po' troppo stanco, e m'è venuto pure un gran mal di testa... Stò cazzo di lavoro! Mi risucchia tutte le energie, mentali e fisiche... Lasciamo perdere, ci penserò dopo, si dopo... Son davvero troppo cotto ora, per mettermi a pensare. Siii, ma poi perché decidere, programmare, impegnare del tempo per impegnarsi nel tempo? Lasciamo che le cose arrivino da sole, senza tutte 'ste ansie, 'ste aspettative... E poi guarda, son talmente stracco che forse è meglio che dal barbiere ci passi domattina, e pure ad informarmi al corso di...di batteria... Ma quindi... quindi, che cazzo me la compro a fare proprio stasera la.. la tromba!...
Ho deciso, me ne torno a casa a riposare almeno per un po'. Deciderò e farò tutto più tardi!O.K., deciso, fatto! Grande!...E già, è che sono troppo uno spirito libero io! Eh si, libero libero... LIBERO! Come l'aria di cui è fatto il vento........


Royksopp - Remind me

 
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Post N° 138

Post n°138 pubblicato il 03 Novembre 2007 da Vincanto_Editions

Dai problemi della fisica... ai problemi fisici !

            

Mi scuso per la mia prolungata assenza con tutti i lettori-amici del blog,

ma problemi di salute mi tengono lontano dal computer,

spero, però, di tornare presto a condividere ancora con tutti voi

momenti e pensieri di sincera scrittura

in cui le parole tornino ad essere di nuovo libere da un troppo persistente dolore

vincanto

 
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Post N° 137

Post n°137 pubblicato il 24 Ottobre 2007 da Vincanto_Editions
 

 Della fisica del materiale umano...

Sperimentare un nuovo percorso di scrittura conoscitiva. È questo ciò che intendo fare con una raccolta di racconti che proporrò nei post a venire.
Tutto è nato dalla riflessione, abbastanza scontata in verità, che in questa realtà ogni cosa risponde a delle leggi fisiche precise.
Per cui se ciò è vero, allora è corretto pensare che anche l'agire umano debba rispondere a tali leggi...

Ma è davvero così?

Il mio obiettivo, quindi, sarà proprio di andare a verificare, con l'unico metodo a mia disposizione, senza alcuna pretesa di scientificità e con molto poco rigore, quanto ciò possa dirsi veritiero.
I racconti che verranno serviranno a vedere se e fino a che punto tali leggi fisiche - partendo da quelle più semplici - governano le azioni dell'essere umano.

È chiaro che non è mia intenzione forzare nessuno ad accettare il mio punto di vista, così come non ho la pretesa di voler giungere a dimostrare un bel nulla. Semmai, se c'è uno scopo è di invitare ad una riflessione a più voci sul senso dell'esistenza e delle forze che ne alimentano le dinamiche.

* * * * * * *

Ma se poi, invece, dovessi verificare tutt'altro?

...Vorrebbe, forse, dire che l'uomo, e solo l'uomo - nell'intero universo conosciuto, sembrerebbe poter/dover rispondere, a due ordini di leggi:

  1. leggi fisiche, proprie di ogni corporeità;

  2. leggi di un ordine diverso...

E quest'altro tipo di leggi come dovrebbero essere indicate, come “spirituali” o che?

* * * * * * * * * * *

F I S I C A

La cinematica è quella parte della fisica meccanica che si occupa di descrivere il moto dei corpi indipendentemente dalle cause che l'hanno prodotto. Essa suddivide i movimenti in due grandi categorie: quelli la cui traiettoria è una retta, che vengono detti moti rettilinei, e quelli che si svolgono lungo traiettorie curve, detti moti curvilinei.

^^^^^ ******* ^^^^^

(Del moto rettilineo uniforme dei corpi)

-Svelto, dai svelto, muoviti. Fai andare quei piedi, falli correre l'uno dietro l'altro, senza pause, senza soste o rallentamenti, che il cammino è ancora lungo e hai solo dieci minuti per arrivare in tempo...-.
Questo è quanto pensa Maurizio mentre percorre la strada di campagna che porta in paese e alla scuola “Manzoni” che, a dispetto della mole delle opere dell'autore cui è dedicato l'istituto, è costituita bensì da un'unica aula per sedici studenti di tutte le classi elementari.
Sono due settimane che c'è una nuova maestra, la signorina Raffaella, a sostituire l'anziana Signora Olga, che è andata in pensione. Ma che differenza tra le due! Mentre l'anziana maestra aveva atteggiamenti, modi ed aspetto simili a quelli di qualunque altra donna del paese, invece, si capisce subito che la signorina Raffaella è di ben altra pasta. Si, perché lei viene dalla città. La grande città, posta a 100 km di fiume, canneti e zanzare dal paese. Quel fiume che i vecchi barcaioli chiamano ancora la “strada d'acqua”, nonostante oramai se ne restino seduti a bere vino per tutta la giornata, senza avere più nulla da fare, da quando hanno inaugurato l'autostrada, quella lunga bretella d'asfalto, che secondo alcuni arriva fino in Germania, percorsa agevolmente da camions di una capienza prima impensabile.

È proprio bella la maestra Raffaella. Ed è così elegante e sofisticata, che quasi pare una nobile. Ed in verità nelle movenze delle mani leggere, nella voce fiorita e nelle vesti ariose, ha qualcosa difficile da trovare nelle donne del paese. E poi nessuna fra loro ha un sorriso tanto radioso qual è il suo, soprattutto quando pronuncia il motto con cui accoglie Maurizio: “Essere puntuali ogni mattino è il primo compito di ogni bravo bambino..”.
Essere oggetto di quel sorriso e di tale riconoscimento è motivo più che sufficiente per arrivare in orario a scuola, sebbene in Maurizio sia già molto sentito l'impegno ad essere il più diligente fra tutti gli studenti. Solo così, infatti, sente di meritare pienamente ognuno dei dieci e delle lodi che ottiene facilmente ed incontrastato, sotto gli sguardi mocciosi e invidiosi degli altri compagni.
Ma anche quel mattino per non incorrere nemmeno in un minuto di ritardo, deve tenere il proprio sguardo concentrato sull'immagine della maestra, in modo da non venir distratto e rallentato, nel proprio andare, da nessun battito d'ali, e nemmeno dalla forma fantasiosa di un tronco o dai riflessi dorati ed invitanti del fiume. Tutti quei richiami alla scoperta, al gioco, alla fantasia, in quel momento, devono restare ben fuori dalla sua mente.
Perché ora, ora è solo il momento di camminare.


-Porca miseria! Porcaccia la miseriaccia, il treno è proprio in ritardo! Ma perché non corre abbastanza e si ferma nelle stazioni così a lungo? E tutta questa gente che scende e sale in tale quantità, ma dov'è che deve andare? ...Però, beati loro che sembrano avere il proprio tempo a disposizione nelle loro mani!... -.
E Maurizio si sofferma a guardare tra i sedili di legno lungo il corridoio i vari gruppetti di passeggeri, che non sembrano aver la sua fretta, e se ne stanno a leggere il giornale, o a crogiolarsi in chiacchiericci da comari o in tornei di briscola da bar dello sport. Egli, invece, non riesce a distrarsi proprio per nulla. Il pensiero corre sempre al portone della caserma che l'attende severo, con tanto di bugne di filo spinato a tener lontani nemici davvero improbabili e che darebbero prova d'essere davvero scalcagnati a provare un qualche interesse per quel cubo di cemento, posto fra le nebbie e gli acquitrini nel centro della pianura, proprio sul limite deserto e sperduto delle estese coltivazioni di riso.
Quante guardie, quanti gavettoni, quanti fumetti zozzi e quante sigarette rubate alla disciplina lo separano ancora dalla fine del servizio militare? Ma che importanza ha ora...
Perché ora, ora è solo il momento di arrivare.


-Sono io a suonare, ma non vi potete spostare! Imbecilli! Ma vedi un po' che razza di pelandroni, sfaticati, buoni solo a far tardi pur di non giungere in fabbrica a lavorare...
Maurizio supera le bici, a bordo della sua vespa nuova fiammante, che s'è concessa a mezzo di molte rate, ancora tutte da pagare. E' freddo quel mattino, ed il volto gelato dietro la sciarpa di lana, pare ricoperto d'una maschera fatta di freddo e di cristallo. Ma pure il cielo appare così luminoso in quell'ora, con l'accenno della luce di un sogno, lì dietro le nuvole, sul limitare del grigio nell'azzurro. Eh si, come sarebbe bello poter portare la Francesca sino alla Pieve, e poi a sciabordare coi piedi nell'acqua viva del fiume, dove a ridosso dei canneti li avrebbero attesi solo lunghi baci e sprazzi di risate mentre avrebbero sentito dentro una voglia erompente d'osare. Ma la Franca è di principi solidi, come le gambe sue e come i seni suoi, quanto intuiti sotto la voglia, e mai avrebbe acconsentito a farsi condurre all'oltraggioso darsi, prima di un giuramento solenne davanti a Dio e a tutto il paese. No, la Franca l'avrebbe potuta avere solo dopo il matrimonio, ed era giusto e naturale che fosse così. Occorre solo aspettare. Aspettare che trascorrano i quattro mesi che separano il mondo dal mese di maggio coi suoi giorni di rose rosse sul bianco a vestire.
-Ehi, Maurizio, sempre il primo ad arrivare, eh? - gli grida il custode al cancello della fabbrica
-C'è chi gli piace lavorare, mio caro Giorgi.
-E c'è chi gli piace solo guardare quelli che entrano a lavorare, ahahahah!....
-Beato chi può!...
Sorride Maurizio. Sorride sempre quando giunge al lavoro, perché anche se ciò vuol dire sottoporsi a un turno pesante di fatica e grattacapi, l'impiego gli consente di avere i soldi da spendere per qualche scampolo di sogno. Come quella promessa della giornata in riva al fiume.
Maurizio entra nell'officina, quell'antro ancora scuro, che presto verrà illuminato dalle fiamme delle saldatrici che tra rumori taglienti e getti di scintille, liquefaranno ogni pensiero per dieci ore.
Perché ora, ora è solo il momento di lavorare.


-E smettila di aggiustarle il vestito, Franca! Gli invitati aspettano da troppo oramai...
Maurizio getta ancora uno sguardo a quella figlia, negli ultimi momenti in cui è ancora figlia sua e ancora tutta da difendere e da curare. Prima che l'affidi nelle mani di quell'altro, per carità un buon partito, ma – maledizione! - poteva pure fare più attenzione con il “piffero”, che ora sarebbero stati tutti più felici e più contenti, senza quel bambino di mezzo.
-E che fai, che piangi a fare Franca! Suvvia, mica se la mangerà la nostra bambina...
Poi rivolto all'autista appoggiato all'auto americana presa a nolo - Dai Pasquale, metti in moto, e vai di razzo, che il prete aspetta solo fino all'una!
E mentre il motore parte, ride Maurizio, ride nell'amaro del proprio vocione graffiato dagli anni e dalle troppe sigarette. Ma pure ritrova le tracce perdute d'un pianto che credeva da sempre estinto, intanto che si china a posare un bacio sulla fronte candida di quell'angelo in terra, pronto a spiccare il proprio lontano volo... Degli echi sommessi di quel pianto saranno densi i silenzi, che da quella sera vivranno in casa, gravando col loro enorme peso sopra tutte le grida degli infiniti litigi, sopra i pacati paroloni delle sante ragioni e delle umane soluzioni e sopra le voci dei frenetici preparativi, di cui son stati pieni gli ultimi tempi del fidanzamento, tutti accantonati di buon mattino, ben celati, sotto i folti tappeti delle stanze. Ché davvero non ci sarebbe stato il tempo per spazzarne via ogni traccia.
-Ma dai ora sorridi, che sei proprio bella figlia mia!...
Perché ora, ora è solo il momento di festeggiare.


-Franca!... Oddio Franca!...
Gli pare di gridare, ma se pure lo fa non riesce a sentire la propria voce Maurizio. Troppo assordante è il rumore della sirena dell'ambulanza che suona a tutto spiano. Eppure lo vede quell'urlo, Maurizio. Lo vede negli occhi allucinati e stanchi di sua moglie, alzarsi e sollevarsi nell'aria ad ogni respiro di lei. Poi gli pare che quello spicchi un salto grande, per salire ancor più in alto, e riuscire così a lanciarsi fuori da quel abitacolo triste e dolorante, e così muoversi sopra la via che taglia la grande pianura. Quella stessa pianura che ha percorso sin da ragazzino in lungo e largo, fatta di una terra ricca sulla quale ha vissuto ogni suo giorno, e dove pure ha sognato ogni notte. Quella terra che porta ancora sopra di sé i frutti dei suoi sacrifici, ma pure le ferite dei dispiaceri e dei piaceri d'ogni età.
E poi ecco, laggiù, il fiume, striscia d'acqua fattasi sempre più sottile al sopravanzare degli anni, che s'insinua attraverso gli ultimi campi e percorre i 30 km di erbacce, spazzatura e zanzare per portare il suo carico di vita e veleni sino alle propaggini estreme della città. Eh, come sarebbe bello sorvolarne tutta la lunghezza, ora, nel buio in cui va a rinchiudersi la sera, per arrivare sino al centro di un centro eternamente palpitante, seguendo via via l'intensificante intricarsi delle luci accese nelle case.
-Svelto corri, corri ancora cuore mio, non m'abbandonare....
Ma poi non dice più nulla Maurizio. Perché non vi è più nulla da dire.
Perché ora, ora è solo il momento di lasciare.


Patrick Watson - "The Great -Escape"
((***bella canzone e bel video***))



 
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Post N° 136

Post n°136 pubblicato il 13 Ottobre 2007 da Vincanto_Editions
 


cùc|cio|lo
s.m.
1. cane non ancora cresciuto | estens., il piccolo di alcuni altri animali
2 .estens., in espressioni affettuose, bambino piccolo | persona giovane e inesperta



E' o non è un  cucciolone  il mio cane? 



LUCE - "Buy a Dog"



 
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Post N° 135

Post n°135 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da Vincanto_Editions
 

os|ses|sió|ne 
s.f.
1. psic., turba
psicopatologica dell’ideazione caratterizzata essenzialmente da rappresentazioni coatte di idee, immagini, parole, impulsi motori o inibizioni
2.a 
estens., pensiero fisso, preoccupazione assillante, incubo
2.b  estens., cosa che ossessiona, che tormenta | persona particolarmente molesta e importuna

Non sembra finire mai questa pioggia. Quanti miliardi di gocce dovranno ancora cadere, prima che i cieli si asciughino e si annacqui del tutto la voglia di uscire? Perché son tre giorni che piove e son tre i giorni che Claudia se ne sta in casa, senza mettere fuori né il naso né un pensiero. Nascosta dietro quel velo di mattoni e calce, gli occhi socchiusi su un dolore tutto aperto nel petto.

La musica, nel cullare ondeggianti memorie, apre scenari profondi di tristezza. E sono silenziose quelle scene vuote, dove mondi interi sembrano fissati in un attimo e pochi isolati personaggi se ne stanno immobili e silenziosi. Essi prendono a muoversi e a parlare solo quando vengono illuminati dal posarsi dello sguardo già sapiente di lei. E sono movimenti e dialoghi, quelli che si producono, che hanno il sapore delle movenze di marionette ammuffite, scosse a mezzo dei nervosi e sempre maldestri fili di situazioni già riviste troppo ripetute volte.

È lei quella donna dal vestito viola e le scarpe aperte. E sono i suoi quei capelli neri, lunghi e lisci. E suo è anche l'aspro riso che le attraversa come una furia le labbra.

Lui invece, l'uomo nel completo marrone, già impeccabile, e con lo sguardo altrove, in uno sforzo di un'espressione superiore, è Aureliano.

 

 

<Stai zitta, per carità! Non aggiungere altro...

<No, hai ragione, non dirò più niente... È proprio come sostenevi tu, Aureliano. Le parole non costruiscono un bel nulla. Servono solo a coprire i silenzi, i vuoti, quelle terribili incertezze che ci trasciniamo dietro. Ma anche se lo sappiamo, ogni volta ci lasciamo incantare dalle loro rassicuranti menzogne, e finiamo per consegnarci al loro tradimento... Ti ricordi? Avevamo promesso di darci solo amore, e invece!... E poi, dopo ci siamo ripromessi almeno di non ferirci più, e nemmeno ciò siamo stati capaci di darci. Perché, e lo sai bene, troppo spesso i pensieri e le azioni corrono ben veloci e così distanziano di gran carriera tutte le promesse e le accortenze, che per contro han bisogno d'essere sospinte ad ogni passo da una volontà costante e sorda al richiamo potente dei momenti...

<Siamo essere umani, Claudia, siamo fatti di sangue e misere bugie, non certo di assoluti intendimenti... Possiamo sbagliare, a volte pure dobbiamo, ma l'errore, la distanza da un'assoluta forma è parte di noi, non possiamo pretendere di rispecchiare la perfezione delle stelle...

Aureliano le prende le mani.

<Ecco, è vero, non son di certo perfette queste mani in cui accolgo le tue, né per la forma e nemmeno per le gesta, ma possono dare comunque calore e sensazioni...

<Non so che farmene di queste mani, così imperfette! Non capisci?

<Ma cos'è che vuoi? Almeno lo sai? Sei troppo presuntuosa, Claudia. Presuntuosa e quanto patetica nella tua ossessione che ogni cosa rasenti la perfezione o è meglio che non sia.. Da qui le tue terribili crisi, quelle scatenate da un nonnulla, come può esserlo una linea che d'improvviso si spezza, o un evento che si realizza in parte mancato oppure un momento che si sflilaccia d'imperfetto sul bordo... ... Ma guardati, fai pena! Ed io non tollero più di starti accanto, a costringere la vita mia allo stesso scomodo... Eh sì, m'arrendo! Mi do per vinto! Ma sappi che è alla tenacia di quel turbamento che cedo, ed è ad essa, e non a te, che pago il sofferto pegno.

<Si, forse è vero, ho vinto io... Ma tu hai contribuito di molto alla mia vittoria... Tu che non hai fatto nulla...NULLA!

<Come puoi dire questo! Io che ho solo cercato di esserti vicino in ogni modo.. No, la verità è che io non ho armi né amore a sufficienza per combattere una follia, la tua dannata ossessione di riprodurre in ogni aspetto di te e di quanto ti circonda ciò che dovrebbe essere, ed invece non è e forse mai potrebbe essere...

<Perché, dimmi, perché dovrei accettare ora i biancoscuri, i compromessi, le mezze tinte, se non l'ho fatto mai...

<Perché ora non hai più nulla da perdere, perciò vale la pena di provare...

<Si hai detto una cosa che mi risponde al vero. Nulla più da perdere ho oramai..



E lì distoglie il pensiero Claudia. Che non ha voglia di vedere ancora dolore crescere sopra la montagna dello stesso dolore. E così si spengono di nuovo tutte le luci in scena, e i ricordi tornano a farsi roccia, troppo pesante da trasportare fuori di sé.






Da quanto tempo piove? Da quanti giorni Claudia non esce di casa? Nessuno lo sa.

E nessuno lo saprà per molto tempo ancora, almeno fino a quando il mondo non verrà risvegliato all'attenzione da un olezzo ammorbante.

E quando qualcuno entrerà, e porterà un po' di luce in quelle stanze smorte, gli si parerà dinanzi una scena dove ogni dettaglio sarà fissato nell'immoto. E dove pure il corpo di Claudia non si muoverà più, nemmeno sotto i lampi frenetici della luce dei flash.

Nessuno, però, potrà mai far luce sull'ombra che continuerà a gravare, in ogni tempo a venire, come sulla vita così sulla morte di lei.

Quell'ombra intessuta dalla verità di un'ossessione assoluta, così rispondente, è pur vero, ad un anelito di perfezione estrema.

The Fray  - " How to save a life "

 
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Post N° 133

Post n°133 pubblicato il 30 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 

|ve|o - agg.
 1. bianco come la neve;
2 coperto di neve;
3 fig., di carattere o atteggiamento distaccato freddo, distaccato

Piccoli pezzi di cielo invernale, caduti a formare pozzanghere di un traslucido notturno. François vi cammina accanto, tutto intento a non entrarci con i piedi. Ed è d'equilibrio l'impegno anche se sottile e solo probabile il risultato. Ma non fa nulla, che l'importante è non far tardi.

Le luci sfavillanti del grattacielo sembrano arrampicarsi fino alla luna, come fanno il suono delle voci dei bimbi, le risate soffocate nelle ore della sera o le note d'ambrosia di una canzone d'amore.

Ma a quale piano abiterà Nivea?

Un portiere esageratamente gallonato lo blocca con il solo sguardo. François farfuglia la sua domanda. L'uomo, dopo averlo squadrato da capo a piedi, gli getta una secca risposta, allo stesso modo con cui si getterebbe un osso ad un cane randagio.

L'ascensore ha molto dell'astronave, con tutte le lucine e gli specchi, e il ding che illumina ogni piano raggiunto. Si è proprio un'astronave che sale sale sale, incontro a stelle che seppur si fanno sempre più vicine pure sembrano più lontane.

Piano-primo appuntamento - ding

Piano-secondo me va alla grande - ding

Piano-terzo incomodo? Spero proprio di no! - ding

Piano-quarto di luna, aiutami tu - ding

Piano-quinto... piano-quinto... cazzo, non mi viene in mente proprio niente! - sbong!

Piano-sesto sognando non mi svegliate! - ding


E intanto che la macchina sale, più forte ringhia l'attesa.
E sembra passata un'epoca intera, quando il soffitto dell'ascensore d'un tratto s'apre.

Nel buio emerge il volto di Nivea. Talmente bianco da suscitare il frullio d'un turbamento...

- Ciao! E allora, che fai non esci?

- E come faccio, se non s'aprono le porte!

- No, per salire fin qui devi tirarti su, perché l'ascensore non ci arriva. Dai, ora ti aiuto io... Afferra la mia mano.

- Certo che l'afferro.... al volo!

Esile e leggiadra, ma quanta misteriosa forza emana nella sua bellezza e nel condurmi a te, la tua piccola mano...

François, uscendo da una botola trasparente, si ritrova sul terrazzo dell'edificio, sotto un cielo tutto ingombro di stelle, appese come addobbi luccicanti a far festa.

Quindi Nivea lo conduce verso una enorme scatola di legno, dove le candele accese alle finestre e l'odore di fumo di un camino a spandersi nel gelo dell'aria, la rendono perfetta, romantica casetta.

- È qui che stai?

- Vieni, non fare domande. Le risposte chiudono la porta all'immaginazione, alle scoperte...

- E allora s'apra la porta sui tanti misteri tuoi, Nivea! Si dischiuda alla mia vista il mondo delle cose tue, sì che possa essermi rivelato quanto sta intorno e, quindi, dentro di te. Perché come i granelli di sabbia che s'impregnano di sale e d'umido del mare noi siamo...

Ed è innocente lo sguardo che François posa su ogni fibra di lei. E della stessa innocenza è venato il bacio che posa sulle sue labbra schiuse...



- Forse ti sembrerà insano dirlo appena ora, ma mi piace stare vicino a te, mi fa sentire più saldo alla terra mentre pure mi fa girar la testa. È difficile da descrivere, è talmente pieno d'emozioni e ricco d'echi vibranti ciò che provo, che la mente non riesce ad afferrare le parole per spiegarlo. Esse sfuggono alla volontà, alla stregua di farfalle in volo, che non si riesce a trattenere nelle mani e di cui si sente solo il contatto leggero, di morbido velluto, tra le vane dita aperte... Nivea io... io...

- No...lasciale stare quelle parole, non le afferrare. Lascia che volino, perché nel fermarle corri il rischio di sciuparle. Ti sia più vivace trofeo il sapere che le stesse parole le odo anch'io...

- Ma io...

- No, non tu... Ora puoi dire, finalmente, noi... Guarda!

E Nivea indica le loro ombre disegnate dalle fiamme del camino sopra all'opposta parete.

- Vedi? Se mi avvicino, se giungo sino a sfiorare del corpo tuo la pelle con la mia, e se avvicino la mia testa al capo tuo, allora l'ombra mia e l'ombra tua diventano un tutt'uno, senza incrinature. Ed anche se in fondo conserviamo ciascuno l'originario profilo, quando stiamo insieme consentiamo di esistere a qualcosa d'altro che espande entrambi. Quella espansione che per i poeti s'appella amore...

- Ma se è così, l'amore espande tutto, anche i lati negativi, i difetti!

- Anche quelli, ma almeno così hanno di che mescolarsi gli uni agli altri e divenire meno vistosi

- Restar per sempre così, vorrei...

- Ed io vorrei tanto con una menzogna poterlo confermare...

- E allora fallo...

- Se mentissi a te, sacrificherei parte di me...

- Appari troppo grave nel tuo giudizio

- È severo sempre un giudizio, soprattutto se condanna a morte un pezzo di verità, e nessun giudizio è scevro dalla pecca del parziale...

- Ora basta, non voglio parlar di cose tristi... Voglio soltanto baciare ancora!

- Baciami allora, vedrai, ogni tristezza di quel piacere sfiorirà...


E quando nell'ora dipoi s'aprono, gli occhi di François incontrano la luce del mattino più bello del mondo. Quello in cui i pensieri galleggiano sul ricordo delle ore che si portano ancora appiccicate addosso, frammiste ad una fragranza straniera che s'è appena appreso a conoscere. François l'accarezza col pensiero ed il profumo si riaccende ancor di più.

- Toh, un suo capello biondo sul cuscino! - e sorride.

Perché sorride delle più sciocche debolezze e delle più leggere ingenuità chi è innamorato.
Pure, però, non tollera le attese, tanto che vorrebbe essere sempre presente in ogni presente dell'altro.

Tuttavia il tempo non s'incaglia, né tra l'onde increspate della voglia insoddisfatta né sulle piatte acquemorte di una troppo prolungata assenza. Il tempo scorre e, indifferente, non attende il decantare neanche del più irrequieto dei sospiri.

E allora François si alza, lascia il nido caldo e sfatto e zoppica, in una nudità assoluta senza scuri d'imbarazzi, attraverso la stanza sui piedi ghiacciati. Troppa è la voglia di ritrovare, di scivolare ancora con tutta l'anima sulla superficie limpida di quel sogno appena realizzato.

Ma vuoto e freddo è il bagno. E vuota e fredda la piccola cucina. E pure ancora vuoto è il letto.

In tutto quel vuoto, dove ciò che pareva certezza si rivela del tutto spoglia d'effettive ragioni, François intirizzisce e trema alla scoperta di ritrovarsi, per una volta ancora, solo.

Un brivido. François ne percorre ogni centimetro che va dal letto vuoto alla cenere spenta nel camino, dal silenzio di cui il piano è ingombro al presentimento assurdo di un'ancora incredula assenza.

- No, non può essere... Sarai andata fuori a coglier nuovi fiori...

S'affaccia all'uscio della porta, ma il vento spira in raffiche sferzanti che paiono portare lontano lontano, nella terra sconfinata di un'illusione, ogni speranza.

Allora rientra. Indossa il maglione sulla pelle nuda e rabbrividisce ancora al contatto ruvido e pungente con la trama delle lane.

François gira per la stanza, nella consueta ricerca di una motivazioni sufficiente. Finché, stanco, torna a sedersi sul letto, accanto a ciò che di lei gli resta. La propria inassopita voglia.

- Tornerà. Si tornerà.... e quando aprirà quella porta l'abbraccerò con un sorriso 



Ma intanto da grandi nuvole grigie, che tengono ben caldo il vasto cielo, s'apre uno squarcio lungo e profondo.

È neve quella che ne cade. In sì gran quantità. E testardamente.

Poi, nell'ovattato silenzio, rotola sino ai piedi suoi la propria voce stonata. Che è soltanto sussurro.

- Eppure avrei voluto almeno dirti addio, amore mio....

François ne raccoglie i pochi resti, e con le mani intirizzite se li porta sul cuore già agghiacciato.

Colmi dello splendore dei rimorsi son gli occhi suoi, ora, intanto che guarda fuori attraverso il lucido vetro.

La neve continua a posarsi sul terrazzo. Sui bordi della finestra.

E lenta cade anche sopra i lunghi, trascorsi cammini e sul mare appantanato delle attuali ragioni che portano un uomo in solitario stare .

Ed è soffice. Avvolgente. Nivea...


Secret Garden - "Dreamcatcher"

 
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Post N° 132

Post n°132 pubblicato il 29 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 

C__O__U__N__T__D__O__W__N

(..appaiono così sfrontati  i fasti con cui celebriamo le nostre vanità...)


clicca sotto

 Countdown TO: "LIBERIAMO LE NOSTRE PAROLE"


APPUNTAMENTO VIRTUALE ON LINE

SIETE INVITATI TUTTI!


 
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Post N° 131

Post n°131 pubblicato il 28 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 


(in red for Myanmar)


 
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Post N° 130

Post n°130 pubblicato il 27 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 

C__O__U__N__T__D__O__W__N


(..di questa vita che spendiamo nella disperata ricerca di un evento...)


 
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