Creato da hunkapi_genova il 10/11/2007

HUNKAPI

Associazione culturale per la divulgazione delle tradizioni degli indiani d'america - Email:hunkapi.genova@gmail.com

 

 

 
 

Manifestazioni Hunkapi 2008

Post n°161 pubblicato il 07 Maggio 2008 da hunkapi_genova

Con gli Indiani d’America
presso l'agriturismo Andia Paradiso
Lizzano Pistoiese (PT)


sabato 14 e domenica 15 giugno

INA WAKAN
Nativi a Morsasco (AL) - Stadio Comunale

sabato 21 e domenica 22 giugno 2008


FESTA DELLA MADRE TERRA 2008
sabato 5 e domenica 6 luglio 2008

Casa del Romano
Fascia (GE)

A breve sarà pubblicato il programma dettagliato delle manifestazioni

 
 
 

Arrivano gli indiani!

Post n°160 pubblicato il 30 Aprile 2008 da hunkapi_genova
Foto di hunkapi_genova

Molte le domande poste dai 150 ragazzi della scuola primaria durante il ciclo di incontri condotti da Ivano Ciravegna, responsabile dei Servizi Educativi Territoriali, nell’ambito del progetto educativo “Gli ultimi primitivi. Nativi americani, testimoni recenti dell’avventura preistorica” relativo alle “attività del benessere”. Eccone alcune: “Ma quello è un dente di mammut? E quel rotolo molle, cos’è? Mamma mia, che grandi le corna di un cervo! Ma, la scheggi in classe la pietra? E quelle penne? Se hai detto che primitivo significa il primo, allora lui, che è bravo a scuola, è il primitivo della classe?”.

Il progetto didattico, che si è esteso lungo l’intero anno scolastico 2007-2008, appartiene allo stesso filo conduttore che ha visto lo svolgersi di altre attività e la realizzazione della mostra “Ishi: lo specchio del passato” tenutasi al parco culturale “Le Serre” nel 2004.

L’iniziativa, che prevede il coinvolgimento diretto delle famiglie nella costruzione di alcuni oggetti, ha permesso ai bambini di “assaporare” in modo pratico la Preistoria, intesa non come un passato muto e incomprensibile ma come un libro aperto che attende di essere letto.

“L’attività didattica e sperimentale -dice l’Assessore all’Istruzione Stefano Colombi- è rivolta alle classi terze della scuola primaria che, conformemente alla programmazione scolastica, affrontano lo studio della Preistoria e dell’evoluzione dell’uomo. I bambini saranno guidati alla scoperta delle analogie tra il nostro Neolitico e la cultura delle popolazioni dei nativi americani vissuti in tempi più recenti”.

Sabato 17 maggio, dalle 10 alle 12.30, si terrà una festa conclusiva all’Università di Agraria (via L. da Vinci 144), dove sarà stata piantata la prima Maclura di Grugliasco, che prevede: una vetrina fotografica degli incontri con i ragazzi, l’esposizione dell’artigianato dei nativi americani, la presentazione della pubblicazione “L’albero degli archi dorati” che racconta la storia di un albero (Maclura Pomifera) e del suo utilizzo sia da parte dei nativi americani che dei conquistatori europei e che verrà donata ai ragazzi e, infine, l’incontro di bambini, genitori e cittadini grugliaschesi con Gilbert Douville (Sicangu-Lakota) poeta e membro della “Rosebud Siuox Tribe” in Sud Dakota (Usa).

Per il carattere educativo-didattico e culturale del progetto è stato concesso il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino, delle associazioni “Hunkapi”, “Soconas Incomindios” e del blog “Nativiamericani.it”, che da anni promuovono in Italia la conoscenza della cultura passata e presente dei nativi d’America.

 

 

Grugliasco, 25 aprile 2008

 
 
 

Violazione diritti degli Yankton

Post n°159 pubblicato il 22 Aprile 2008 da hunkapi_genova

Lo sceriffo Ray Westindorf della Contea Charles Mix County nel Sud Dakota e la polizia hanno iniziato un'occupazione all'interno della terra della riserva degli Yankton Sioux. Perchè? La Hog Farm ha costruito una fattoria di maiali all'interno della riserva, nonostante le opinioni contrarie della tribù, dei coltivatori locali e dei membri della comunità, preoccupati per la salute dei propri figli e l'inquinamento ambientale della loro terra. La Hog Farm è circondata dalla riserva e l'unica strada di accesso è sotto la giurisdizione del BIA. Il 15 aprile scorso i membri della tribù hanno iniziato una protesta pacifica, ma sono stati illegalmente e immediatamente circondati e arrestati. Sono 22 i Nativi arrestati da uno spiegamento di polizia di 52 auto della polizia del Sud Dakota e da circa 22 già presenti nella riserva, più alcuni mezzi di polizia provenienti dallo stato dell'Iowa, con cecchini piazzati dietro ogni veicolo. Lo stato del Sud Dakota non ha giurisdizione sulla terra indiana della riserva, e questo spiegamento di forza, che viola palesemente la giurisdizione legale della tribù Yankton sulla loro terra, non ha nessun precedente per una manifestazione pacifica. Ma non è un caso…al figlio dello sceriffo è stato aggiudicato il contratto elettrico per la costruzione della Hog Farm. L'applicazione della legge è ora usata per proteggere le aziende di Stato e gli interessi dei membri della famiglia dello sceriffo nello Stato del Sud Dakota? La risposta datela voi…Le Aziende Hog Farms sono state bandite in molti Stati degli Stati Uniti. Quante automobili della Highway Patrol sono state inviate per le proteste della gente non nativa in Sud Dakota? Nessuna. Il razzismo è vivo e vegeto nel Sud Dakota! Il Peace and Justice Center ha inviato osservatori sul posto, pronti anche a farsi arrestare, per attirare l'attenzione pubblica su questa grave violazione dei Diritti Umani della Tribù degli Yankton Sioux. Il Dakota Indian Movement è presente e ha inviato osservatori nella riserva, ed è probabile la richiesta da parte della comunuità dell'intervento dell'A.I.M. nazionale. L'International Indian Treaty Council ha inviato degli avvocati per documentare questa grave violazione, e tale documentazione sarà inviata e presentata al Forum permanente delle Nazioni unite che si terrà a New York il 21 aprile prossimo. Fonte: Censored Blog
Segnalazione di Virginia.
Non c'è niente da fare, questo ennesimo fatto dimostra come ad essere sotto assedio non siano solamente gli Yankton Sioux ma in generale i Diritti Umani delle Popolazioni Native Americane. Nonostante questo sia un Blog italiano, e con i limiti di accesso all'intera informazione locale Nativa Americana, sono ormai numerose le violazioni che stiamo denunciando; queste, da sole costituiscono già un allarme, e la realtà è sicuramente e drasticamente più grave. Cercheremo di seguire la situazione. Dateci una mano se potete…
DIFFONDETE PER FAVORE.
Altro su: Sioux City Journal.com
Indianz.com

 
 
 

Tasteve (toccatevi)

Post n°158 pubblicato il 10 Aprile 2008 da hunkapi_genova
Foto di hunkapi_genova

M’a tastu se ghe sun, uso la mia lingua solo per ricordare a qualcuno che la Geografia ha deciso che la mamma mi fece nascere al nord secondo i dettami di tale scienza; per il resto i miei confini sono nell’ambito della Madre Terra.

Mi tocco per vedere se ci sono, è un vecchio adagio che indica sorpresa ed incredulità; l’ho detto nella mia lingua perché tengo alle radici liguri. Tutto mi sarei aspettato che in questa monotematica e fotocopiata campagna elettorale italiana finissero i Nativi Americani visto che non riescono ad essere protagonisti nemmeno di quella che li riguarda direttamente negli USA.

I Padani, leggi Lega Nord, nella loro fantasiosa colorita propaganda hanno avuto il coraggio di paragonarsi a quelli che loro, paladini della identità linguistica, chiamano comunque Indiani. Si è proprio vero i tapini nordisti sono ridotti nelle riserve, vedi il loro manifesto elettorale che recita "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione. Ora vivono nelle riserve. Pensaci"; bisogna salvarli.

Prima, però, chiariscano alcune cosette di poco conto altrimenti ci dicano quale storia abbiamo letto fino ad oggi.

Primo, portiamo un tale rispetto ai Nativi che non li chiamiamo più da decenni Indiani, visto che tali non sono.

Secondo, se le terre liguri fanno parte di un nord qualsiasi ebbene noi, purtroppo, abbiamo spedito loro l’iniziatore della conquista culminata in cinque secoli di genocidio, un tal Cristoforo.

Terzo, probabilmente nessuno ha chiesto il permesso ai nativi di tal paragone visto l’impegno delle loro organizzazioni verso l’uso improprio di immagini e termini che li riguardano.

Quarto, i giornali in linea di massima identificano in Toro Seduto l’effige riprodotta, qualcuno ha chiesto il permesso? Qualcuno ha pagato il copyright?

Quinto, la grande pensata non ha origini padane ma ancora più nordiste, è svizzera. Viene dal Canton Ticino ed i leghisti hanno copiato, quindi loro stanno più a sud. Qualcuno ricorda i nostri immigrati?

Sesto, sarebbe opportuno, non dico farsi una cultura, ma leggere qualche libro di storia ed un vocabolario per sapere cosa vuol dire conquista e subirla fino al genocidio.

Settimo, quella subita dalle First Nations fu vera invasione militare, politica e fisica. Vennero depredate di tutto.

Ottavo, non mi risulta che l’orda euroamericana seguita ai conquistadores andasse a lavare vetri, pulire cessi, costruire ville, facchinare, volantinare, raccogliere e quant’altro per arricchire “gli indiani”; forse, studiatevi la storia, lo hanno fatto per arricchire il capitalismo o loro stessi sulle pelle “degli indiani”.

Nono, i Nativi americani hanno nel DNA l’accoglienza ed hanno sempre accettato gli stranieri salvo pentirsi per le loro malefatte.

Decimo, i padani ci dicano quanti furono gli invasori ed i colonizzatori originari di quelle che pretendono di chiamare le loro terre.

Undecimo, tanto per non montarsi la testa, forse era meglio copiare il cioccolato e non il manifesto, ma i gli svizzeri ed i padani forse non sanno l’origine del cacao, quella cosa che serve per farlo. I partenopei sanno che senza il pomodoro non avrebbero mai inventato il cibo più famoso al mondo, ma non sono del Nord.

Ed infine perché i tanto solerti quando erano al governo italiano, quello che sta nei confini, non hanno riconosciuto l’indipendenza delle riserve aprendo un bella serie di ambasciate?, forse non volevano dare un dispiacere allo Zio Sam. I padani sanno sicuramente che in gergo western i Nordisti sono le Giacche Blu che forse non erano alleati dei Nativi. Forse ci sbagliamo.

 
 
 

Post N° 157

Post n°157 pubblicato il 21 Marzo 2008 da hunkapi_genova

A TUTTI GLI AMICI DEL BLOG

FELICE  PASQUA

DA

HUNKAPI

 
 
 

Death Valley

Post n°156 pubblicato il 17 Marzo 2008 da hunkapi_genova

La Valle della Morte (Death Valley) è una criptodepressione che fa parte del Grande Bacino (Great Basin) e si estende longitudinalmente da Nord a Sud, fra Sierra Nevada in California ad Ovest e Stato del Nevada ad Est.
la valle è lunga 225 chilometri e larga in media 40 chilometri.
il parco è lungo circa 150 chilometri e penetra a Nord per un breve tratto in Nevada.
il parco è delimitato a meridione dal Owlshead Mountain (montagna testa di gufi), che è separato dalle Black Mountains (montagne nere) per mezzo del Jubilee Pass (passo del giubileo), porta d'ingresso Sud del parco.
il limite settentrionale del parco è vicino allo Scotty's Castle (castello di Scotty), porta d'ingresso Nord del parco.
verso Ovest il parco è delimitato dal Panamint Range che è formato verso Nord dal Cottonwood Mountains che si continuano verso Sud nel Panamint Mountains.  
Jubilee Pass porta di ingresso da Sudverso Est il parco è delimitato dall' Amargosa Range che comprende verso Nord le Grapevine Mountains, che si continuano verso Sud nelle Funeral Mountains e nei due gruppi affiancati del Greenwater Range e delle Black Mountains.
Il bacino è sprofondato di 86 metri sotto il livello del mare. Il punto più basso si trova a Badwater (acqua cattiva).
Badwater è dominato verso Est dai calanchi delle Black Mountains, proprio nel punto dove si trova Dante's View e verso Ovest si distende la salina, chiamata Devil Golf Course e si vede all'orizzonte Telescope Peak alto 3.300 metri.
Ha i seguenti accessi:
da Sud, dalla statale 15 che unisce Los Angeles con Las Vegas, a Baker si gira verso Nord e sulla strada 127 che porta al paese di Shoshone (nome proprio di tribù nativa), dove si imbocca verso Ovest la strada 178 che porta al Jubilee Pass.
da Est, da Las Vegas, sulla strada 95 che va verso Reno si gira verso Ovest per la Death Valley Junction e poi si continua sulla stradad 190 per Furnace Creek.
da Est, provenendo da Reno verso Las Vegas sulla strada 95, all'altezza di Beatty, si gira verso Ovest per Stovepipe Wells. Questo è lo storico ingresso che usavano i convogli dei coloni, per attraversare la valle e si chiama Hell's Gate (Cancello dell'Inferno).
da Nord, provenendo da Reno sulla strada 95 per Las Vegas, si imbocca la strada che porta allo Scotty's Castle e si scende verso Sud a Furnace Creek.
da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Olancha verso Est la strada 190 che da Panamint Springs attraverso Emigrant Canyon, porta a Stovepipe Wells.
da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Ridgecrest verso Est la strada 178, che porta da Trona, da Wildrose, attraverso Emigrant Canyon, a Stovepipe Wells.
Le rocce più vecchie si sono formate circa 1,8 miliardi anni fa e hanno subito talmente tanti cambiamenti che sono quasi illeggibili. Le rocce che datano circa 500 milioni di anni fa trovate nel Panamint e nelle Funeral Mountains, sono fatte di arenaria ed il calcare indica che il luogo era un mare caldo e poco profondo, che si trovava all'Equatore, durante la maggior parte dell'era paleozoica (570-250 milioni anni fa).
Col passar del tempo il mare ha cominciato a retrocedere lentamente verso Ovest mentre la terra è stata spinta verso l'alto e verso Nord. Questo spinta era dovuta ai movimenti di subduzione, quelli del magma lontano sotto la superficie della terra. Gli scienziati hanno scoperto che la crosta terrestre si compone di serie di sezioni collegate, o piastre. Dato che la Valle della Morte si trova in una zona adiacente al contorno che separa due di queste piastre, mentre le piastre si muovevano lentamente una contro l'altra, le forze di compressione hanno piegato gradualmente, deformato e fratturato la sottile crosta. Questa deformazione diffusa della roccia ed innalzamento si sono presentati durante la maggior parte dell'era mesozoica (250-70 milioni anni fa). I periodi attivi della costruzione della montagna si sono alternati con periodi calmi in cui le forze di erosione lavoravano per rompere sotto quello che le montagne che avevano formato.
La fase successiva di sviluppo della Valle della Morte è stata soprattutto influenzata dall'attività vulcanica che si è svolta in gran parte del Periodo Terziario (70-3 milioni di anni fa). Poiché l'elevazione della montagna ha aumentato la superficie terrestre, la crosta è diventata fragile. Il magma caldo e fuso sotto la superficie è scaturito in alto ed ha eruttato in questi punti deboli. I getti vulcanici sono comparsi prima a Nord-Est, nel Nevada ed hanno ricoperto la regione della Valle della Morte con strati numerosi di cenere e lapilli.
La topografia a quel tempo consisteva di basse colline rotolanti, di cui ne è rimasta una e si chiama Shireline Butte, a Sud nella valle. Col tempo, il centro di attività vulcanica si è mosso progressivamente verso Ovest, finché ha prodotto una catena di vulcani che corrono da Furnace Creek verso Shoshone, oggi rappresentati dalle Black Mountais. I risultati secondari delle eruzioni di lapilli e cenere danno i vividi colori dell'Artist's Palette (tavolozza dell'artista) e dei giacimenti minerari del famoso borace (borato di sodio) della Valle di Morte.
Zabriskie Point, badlands (terre cattive) all'albaDieci milioni di anni fa si sono formate le rocce colorate intorno a Zabriskie Point (punto di Zabriskie).
Circa tre milioni di anni fa, le dinamiche del movimento della crosta terrestre sono cambiate e la Valle della Morte ha cominciato a formarsi propriamente. Attualmente, le forze di compressione sono state sostituite da forze di estensione. Questa "spinta laterale" della crosta terrestre ha permesso che i grandi blocchi di terra scorressero lentamente uno dopo l'altro lungo i bordi, formando valli e montagne. Il bacino di Badwater, il bacino di sale della Valle della Morte e la catena montuosa del Panamint contengono un blocco, come unità strutturale, che sta ruotando verso Est. Il pavimento della valle sta slittando costantemente verso il basso, abbassandosi lungo la linea che si trova alla base delle Black Mountains. Questa caduta sta continuando ancor oggi. La prova di ciò può essere vista nelle scarpate fresche esposte vicino a Badwater.
La Valle della Morte, oltre ai mutamenti strutturali, è stata sottoposta a cambiamenti climatici importanti, durante gli ultimi tre milioni di anni. Durante l'ultima Era Glaciale principale dell'America settentrionale, la valle faceva parte di un sistema di grandi laghi. I laghi scomparsero circa 10.000 anni fa, quando il clima si riscaldò. L'Era Glaciale più corta, circa 2.000 anni fa, ha provocato di nuovo, un più piccolo sistema lacustre, però quando il clima si è scaldato di nuovo, questa acqua è evaporata e sono rimasti gli ampi campi di giacimenti di sale, cloruro di sodio (NaCl).
Il lago che si estendeva nella Valle della Morte è stato chiamato Manly Lake (Lago di Manly) e faceva parte di un bacino acquifero, collegato al Fiume Colorado. Attualmente non è più collegato al Fiume Colorado ma riceve acqua dall'Amargosa River; quest'acqua va a finire in un'enorme fossa che si trova sotto alla superficie della Valle della Morte, formando una delle raccolte d'acqua sotterranea più vasta del mondo e della quale Badwater è un piccolo affioramento.
Esistono segni recenti di attività vulcanica nella parte Nord della Valle della Morte al cratere di Ubehebe. I crateri si sono formati soltanto circa 2.000 anni fa, causati dalle esplosioni violente di vapore, quando materiale fuso caldo è venuto a contattato con l'acqua freatica. Queste grandi depressioni indicano che non tutto è calmo sotto la superficie della terra.
Si trovano gli insediamenti di almeno quattro culture di Nativi Americani che sono vissuti qui in epoche differenti da 9.000 anni fa fino a 1.000 e al presente:
dal 7000 a.C. Nevares Spring Cultures fu il primo gruppo umano che visse qui quando il fondo della valle era coperto per tutta la sua lunghezza di 145 chilometri (90 miglia) dal Manly Lake e gli animali selvatici e la vegetazione erano abbondanti;
dal 3000 a.C. all'anno 1, Mesquite Flat Culture;
dal 900 al 1100 dopo Cristo, Saratoga Springs Culture;
dal 1100 ad oggi, Shoshonean Culture della Valle della Morte.
Attualmente solo pochi discendenti dei Timbisha, i nativi del Panamint vivono ancora in questa zona. Di quel lago rimangono le tracce dei livelli nelle rocce circostanti e il misero affioramento d'acqua salata a Badwater.
Nel XVIII secolo, all'epoca del Far West, malgrado il clima asciutto, il territorio arido e desertico, le temperature estive più calde della Terra, i coloni americani trovarono questo territorio abitato da Nativi Americani, che si chiamavano Timbisha (popolo della valle) e furono ricristianizzati Shoshoni e dai Paiute.
Nel 1849 la corsa all'oro (Gold rush), scatenò l'ingordigia spingendo la povera gente verso sacrifici inauditi nella speranza di arricchire, trovando qualche chilo di pepite d'oro. Nacquero delle leggende su favolose miniere perdute sulle montagne del Panamint come Lost Gunsight Mine, Lost Breyfogle Mine, Goller's Gold Nuggets, Wire Gold of the Panamints e perfino su un tesoro sotterrato! Migliaia di persone si sparsero sui monti rivoltando ogni pietra e poi se ne andarono, alcuni invece come Shorty Harris, Pete Aguereberry, John Lemoigne rimasero e spesero la vita inseguendo queste chimere.
Nel 1849 a Dicembre, al confine della California, un centinaio di cercatori d'oro disinformati e senza mappa, con le loro famiglie, cercando la via verso la California, procedevano in gruppi sparsi sull'orlo orientale del pavimento salato della Valle della Morte. Uomini, donne e bambini guardavano fisso le montagne torreggianti del Panamint che ostruivano la via del ritorno. Vedevano Telescope Peak (pizzo del telescopio) a poche miglia ma non riuscivano ad uscire dai calanchi dei canaloni. Passarono un mese di spaventose privazioni sul fondo della valle e una persona anziana, già ammalata, morì. Prima di arrivare ad uscire fuori dalla valle, per sopravvivere mangiarono i loro buoi rinsecchiti, bruciando e abbandonando i carri, nei pressi dell'attuale Stovepipe Wells. La loro storia venne raccontata da William Lewis Manly, nell'autobiografia intitolata Death Valley in '49. La loro sofferenza divenne una leggenda che ha dato il nome alla valle.
Negli anni dal 1850 al 1900, durante il periodo della corsa all'Ovest (Far West), la Valle della Morte veniva attraversata dai pionieri con le carovane, nel suo punto più stretto che è di circa 30 chilometri.
Historic Stovepipe Well, tutto ciò che è rimastoPartivano da Betty, entravano da Hells Gate, percorrevano il Mud Canyon, arrivavano a Historic Stovepipe Well ed uscivano ad Emigrant, però la maggior parte dei capi carovana preferiva passare intorno. Di questo attraversamento si vedono ancora oggi, le tracce infossate delle ruote dei carri, nei dintorni di Historic Stovepipe Well.
Nel 1873 Panamint City fu la Tombstone della Valle della Morte. Fondata da fuorilegge, trovarono un ricco deposito d'argento e iniziò la corsa. Due anni dopo contava 2.000 persone, molti fuorilegge, tanto che la (EN) Wells Fargo rifiutò il trasporto dell'argento estratto. Quando finì, se ne andarono tutti e Panamint City divenne una ghost town (città fantasma).
Nel 1881 Aaron Winters scoprì i giacimenti di borace e vendette i diritti a William Coleman per 20.000 dollari che l'anno successivo costituì la Harmony Borax Works. Nello stesso anno la società mineraria Pacific Coast Borax Company (società di borace della costa del Pacifico) incominciò ad estrarre il borace, portando nella Valle della Morte molta gente. Sono di questo periodo i viaggi e le avventure della speciale carovana formata da due carri enormi e dalla cisterna dell'acqua trainati in blocco da 20 muli, chiamata Twenty Mule Team Wagon (carro della squadra di venti muli), che univa la miniera di Harmony Borax Work con la ferrovia di Mojave distante 265 chilometri. Le dimensioni del carro sono uniche, 5 metri di lunghezza, 1,2 metri di larghezza, 1,8 metri di altezza del contenitore, sospeso su ruote enormi che lo alzavano di altri 2 metri e pesava 3.500 chilogrammi. Questo carro conteneva 10 tonnellate di minerale. Mentre la cisterna era da 4.500 litri. Fra salmerie, acqua e minerale, in totale i 20 muli tiravano 36,5 tonnellate di peso, su strade dell'epoca, tortuose e non asfaltate. Andò avanti così per 5 anni, senza perdere mai un carico.
Mustard Canyon, Carri e cisternaUna leggenda che al giorno d'oggi possiamo vedere ancora, durante particolari ricorrenze nella quale gli appassionati riesumano l'evento antico e lo rivivono in abiti e mezzi d'epoca (EN) (reenactment).
Attualmente dietro al motel Furnace Creek Ranch è esposto un trattore agricolo a vapore chiamato Old Dinah (vecchia Dina), che non operò nella Valle della Morte ma a Calico, un paese di minatori, dove fu trovato qualche chilo d'argento; oggi città fantasma, rinata ad uso turistico.
La Old Dinah avrebbe dovuto sostituire il Twenty Mule Team Wagon ma consumava troppo, circa 1,5 tonnellate di carbone per il viaggio di 265 chilometri e affondava nella sabbia, inoltre richiedeva una manutenzione quotidiana.
Nel 1904 durante la corsa all'oro a Goldfield (Campo d'oro) nel Nevada, spuntarono campi e miniere anche nella Valle della Morte a Bullfrog, Rhyolite, Harrisburg e Skidoo.
Nel 1905 Francis Marion Smith fece fortuna dall'estrazione del borace. William Andrews Clark fece fortuna nelle miniere di rame di Butte, Montana. Entrambi furono attratti dalla corsa all'oro che avveniva nella regione della Valle della Morte. Inizialmente fecero società poi uno di loro cambiò idea, conducendo ad una rivalità che durò tutta la vita, alle aste di vendita delle concessioni per l'estrazione.
Resti di uno scivolo per l'estrazione dell'oroNel 1906 fu trovato l'oro a Skidoo. Un paesino formato da ventitré case di legno, a 1.700 m. sulla Tucki Mountains. Il nome deriva da un gioco di parole su un modo di dire circolare della polizia di New York City: "23 skidoo".
Nel 1917 quando le vene si esaurirono, il paese fu abbandonato e cadde in rovina.
Nel 1933, l'11 febbraio, per preservare l'interesse storico naturalistico della valle, l'amministrazione Hoover stabilì che 6.500 km² di valle diventavano Monumento Nazionale, chiudendola allo sfruttamento minerario ma con un atto del Congresso a Giugno la miniera fu riaperta.
Nel 1937 l'amministrazione Roosevelt e nel 1952 l'amministrazione Truman allargarono quest'area fino a 8.000 km².
Nel 1976 la miniera fu chiusa di nuovo ma nel 1982 era aperta.
Questa miniera è visibile a Ryan, sulla strada per andare a Dante's View, la lavorazione avviene tutta nelle gallerie, non si vede via vai di camion o di minatori, la miniera è quasi mimetizzata e non lascia tracce nei dintorni e tanto meno nel resto della valle, ad eccezione di un gran baccano.

 
 
 

Molto prima di Colombo

Post n°155 pubblicato il 13 Marzo 2008 da hunkapi_genova

Gli indiani giunsero dall’Asia nord-orientale ventimila anni fa con un unico evento migratorio. Lo dimostra uno studio guidato da genetisti italiani e pubblicato su Plos One
L’origine asiatica delle popolazioni indigene del Nord e Sud America è da tempo riconosciuta. Uno studio internazionale guidato da Antonio Torroni e Alessandro Achilli delle università di Pavia e Perugia, pubblicato sulla rivista Plos One, ha ora dimostrato che la quasi totalità dei nativi americani derivano dai coloni che arrivarono nel Nuovo Continente in un unico grande evento migratorio, circa ventimila anni fa.
Grazie all’analisi del Dna contenuto nei mitocondri (gli organuli in cui avviene la gran parte delle reazioni metaboliche della cellula) è noto fin dai primi anni novanta che il 95 per cento di tutte le popolazioni native del continente fanno capo a quattro linee evolutive parentali (denominate aplogruppi) che si sono diffuse dallo stretto di Bering fino alla Terra del Fuoco. L’esame dei dati raccolti da Torroni e Achilli su oltre 200 genomi mitocondriali ha dimostrato che l’evento migratorio non solo ebbe un’origine comune, ma si realizzò circa diecimila anni prima di quanto finora creduto.
I dati genetici sono anche in accordo con la datazione al radiocarbonio dei più antichi reperti rinvenuti in Sud America, risalenti appunto a ventimila anni fa (cioè subito dopo l’ultima glaciazione) e non 11mila, come sembravano indicare gli studi precedenti condotti sulla cosiddetta “cultura Clovis”, ritenuta la più antica del continente.
Grazie all'abbassamento dei mari dovuto alla glaciazione, ventimila anni fa l’Asia e il Nord America dovevano essere unite da un istmo di terra largo circa 1.500 chilometri in corrispondenza dell’attuale stretto di Bering. Le popolazioni si sarebbero diffuse da questa regione, chiamata Beringia, lungo la costa del Pacifico da cui si sarebbero mosse per colonizzare il continente americano, fino a quel momento probabilmente disabitato.

Fonte: http://www.galileonet.it/news/9642/molto-prima-di-colombo

 
 
 

ASSEMBLEA ANNUALE SOCI HUNKAPI

Post n°154 pubblicato il 03 Marzo 2008 da hunkapi_genova

Oggetto: convocazione assemblea annuale dei soci Hunkapi.

L’assemblea annuale dei soci di Hunkapi è fissata in prima convocazione per domenica 16 marzo 2008 alle ore 7,00 presso il Bar Antico caffè – via Ugo Foscolo e in seconda convocazione per giovedì 27 marzo 2008 alle ore 21,00 presso il Bar Antico caffè – via Ugo Foscolo.

Ordine del giorno:
· Bilancio 2007
· Relazione del presidente
· Festa Madre Terra 2008
· Viaggio nelle grandi pianure 2008
· Varie ed eventuali

Il presidente
Sergio Bugolotti

Cordiali saluti

 
 
 

L'olocausto americano

Post n°153 pubblicato il 01 Marzo 2008 da hunkapi_genova

La conquista fatale ebbe inizio a partire dal 1492, anno in cui si dice Cristoforo Colombo abbia scoperto le Americhe. Nel corso di pochi secoli successivi, le complesse civiltà dei nativi americani furono devastate. Lo storico britannico Mark Cocker ha esaminato delle stime affidabili del bilancio delle vittime:
“[U]ndici milioni di indigeni americani persero la vita negli ottant'anni successivi all'invasione spagnola del Messico. Nell'Impero andino degli Inca, la cifra superò gli otto milioni. In Brasile, la conquista portoghese assistette alla diminuzione del numero degli indiani da un totale precolombiano di quasi 2.500.000 ad appena 225.000 persone. E nel nord del Messico. . . i nativi americani, entro la fine del XIX secolo, diminuirono drammaticamente da una popolazione originale di oltre 800.000 persone. Per l'intero continente delle Americhe, secondo alcuni storici le perdite totali raggiunsero addirittura i 100 milioni.” [Mark Cocker, Rivers of Blood, Rivers of Gold: Europe’s Conquest of Indigenous Peoples (New York: Grove Press, 1998), p. 5 – Fiumi di sangue, fiumi d'oro: la conquista europea dei popoli indigeni, trad. it. non disponibile]
Sebbene la maggior parte di tali morti siano avvenute a causa dell'impatto con le malattie europee, la malattia da sola non spiega le variazioni nei bilanci dei decessi nelle diverse parti delle Americhe. I fattori chiave in cui le malattie agirono erano, in definitiva, le conformazioni sociali colonialiste e repressive imposte sui nativi dagli invasori europei, che consistettero in diverse matrici di regimi di lavoro forzato in miniere e piantagioni, riduzione in schiavitù in massa per l'uso domestico e personale da parte dei colonialisti, perturbazioni religiose e culturali, e così via.
Secondo le conclusioni di David Stannard nel suo esaustivo studio del genocidio che egli descrive come un “Olocausto americano”, questi fattori accelerarono ed intensificarono il semplice impatto della malattia. Egli descrive ulteriormente il pensiero strategico dei colonialisti:
“All'alba del quindicesimo secolo, i conquistadores e i preti spagnoli offrivano agli indiani in cui si imbattevano una scelta: o abbandonate la vostra religione e la vostra cultura, le vostre terre e la vostra indipendenza, giurando fedeltà 'come vassalli' alla Chiesa Cattolica e alla Corona Spagnola, o subirete ‘tutto il male e tutti i danni’ che gli invasori europei sceglieranno di infliggervi.” [David Stannard, American Holocaust: The Conquest of the New World (Oxford: Oxford University Press, 1993), p. 255 – trad. it.: Olocausto americano. La conquista del Nuovo Mondo, Bollati Boringhieri, 2001]
Questa scelta binaria, data ai nativi americani cinque secoli fa, assomiglia in maniera impressionante alla retorica che oggi dà fondamento alla Guerra al terrore: “Con noi o contro di noi.”

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4340

 
 
 

Scuole indiane in Nordamerica

Post n°152 pubblicato il 25 Febbraio 2008 da hunkapi_genova

Torino, sabato 22 marzo, ore 17, Salone della Casa Valdese, corso Vittorio
Emanuele 23.

unrepentant/ senza pentimenti

Scuole indiane in Nordamerica:
acculturazione forzata, violenza, etnocidio...

con la proiezione del documentario
GENOCIDIO CANADESE (2007)
Sarà presente l'autore, Kevin Annett, che discuterà sul tema con Naila Clerici,
Stefano D'Amore, Paul Roland e tutti i presenti.

A cura di Gruppo ACCRA Chiesa Valdese, Il Cerchio, SOCONAS INCOMINDIOS.

Kevin Annett è il produttore di un documentario-inchiesta sulle violenze subite
dai bambini indiani nelle scuole collegio canadesi nel corso del XX secolo.
Il suo nome indiano è Eagle Strong Voice, è membro della  Natione
Ojibway-Anishinabe, ma i suoi antenati sono scozzesi, irlandesi e cree. È un ex
pastore della United Church of Canada, la più grande tra le chiese protestanti
in Canada e ha lavorato in passato in una zona povera di Vancouver a supporto
di poveri e senzatetto. Dice di essere ora un documentarista-autore e portavoce
per i nativi canadesi, ma non tutti i nativi sono d'accordo sulle sue "strategie
politiche".

*******
Chi desidera visitare a Brescia la mostra America! Storie di pittura dal Nuovo
Mondo, con una sezione sull'Ovest e sugli Indiani (non solo dipinti, ma anche
oggetti antichi), può unirsi al gruppo di SOCONASINCOMINDIOS che ha prenotato
per sabato 19 aprile 2008, alle ore 12:45;
prenotare presso Cinquecento Nazioni entro l'8 marzo.

 
 
 

USA non rispettano la Convenzione contro le discriminazioni

Post n°151 pubblicato il 21 Febbraio 2008 da hunkapi_genova


di Rico Guillermo*

Gli Stati Uniti non sono riusciti a rispettare i loro obblighi derivanti dalla Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Lo ha detto sabato Human Rights Watch presentando un apposito rapporto.

Nella relazione di 48 pagine, Human Rights Watch documenta le inosservanze degli Stati Uniti in sette settori chiave. Il trattato, ratificato dagli Stati Uniti nel 1994, richiede ai governi degli Stati membri di intraprendere passi decisi per eliminare la discriminazione in base alla razza, al colore, o all'origine nazionale o etnica in tutti i settori della vita pubblica.

Le principali conclusioni della relazione sono:

- In alcuni Stati degli USA, i giovani afro-americani arrestati per omicidio hanno almeno tre volte piu' probabilita' dei giovani bianchi arrestati per omicidio di ricevere una condanna al carcere a vita senza possibilita' di uscita sulla parola.

- Gli studenti afro-americani e nativi americani delle scuole pubbliche degli Stati Uniti ricevono punizioni corporali a tassi significativamente superiori a quelli bianchi.

- I rifugiati haitiani che cercano di essere ammessi negli Stati Uniti sono, per una questione di esplicita politica del governo, trattatamenti meno favorevoli di quelli riservati ai rifugiati cubani.

- Ai detenuti non cittadini USA della base militare di Guantanamo, Cuba, viene negato il diritto di revisione giudiziaria della loro detenzione e di un processo equo, diritti di cui godono i cittadini americani.

"La Convenzione contro la discriminazione razziale è stato il primo grande trattato firmato dei diritti umani da parte degli Stati Uniti", ha detto Alison Parker, vicedirettore del programma USA di Human Rights Watch e autrice della relazione. "Purtroppo, più di 13 anni dopo, gli Stati Uniti non sono riusciti a mantenere gli obblighi derivanti dal trattato in alcuni aspetti importanti."

Il rapporto di Human Rights Watch e' stato preparato per la presentazione al Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale, un organismo internazionale che monitora e relaziona sul rispetto del trattato. La commissione esaminera' il rispetto della Convenzione da parte degli USA nella sessione del 21-22 febbraio a Ginevra.
Tratto da: http://www.osservatoriosullalegalita.org/08/acom/02feb2/1133ricousrazzismo.htm

 
 
 

La Convenzione ILO 169

Post n°150 pubblicato il 17 Febbraio 2008 da hunkapi_genova

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In prospettiva

Post n°149 pubblicato il 12 Febbraio 2008 da hunkapi_genova

(di Paola Carini)
http://www.welfareitalia.it/contents.php?cid=4338

I rapporti tra gli abitanti autoctoni d’America e i coloni che vi giunsero successivamente si basarono sin dall’inizio su di una visione caratteristica, una prospettiva peculiare con cui i lettori di questa rubrica hanno familiarità: Colombo presumeva di essere nelle Indie Occidentali, i puritani presumevano di trovarsi davanti a dei selvaggi in una natura altrettanto selvaggia, i Padri Fondatori oscillavano tra l’imitazione e il fastidio, la retorica ottocentesca e del primo Novecento, corroborata dalle fotografie in bianco e nero di Edward Curtis, li voleva fieri esponenti di un popolo che stava scomparendo.......... continua a leggere

 
 
 

Native American Day

Post n°148 pubblicato il 07 Febbraio 2008 da hunkapi_genova

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E' stata presentata una petizione per dichiarare il secondo lunedì di Ottobre come "Native American Day" 
Attualmente è stato sottoscritta da 38760 firme digitali
Chi fosse interessato può sottoscriverla cliccando questo link
 
http://www.petitiononline.com/indian/petition.html

 
 
 

Potlatch

Post n°147 pubblicato il 05 Febbraio 2008 da hunkapi_genova

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Il muro americano

Post n°145 pubblicato il 31 Gennaio 2008 da hunkapi_genova

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Femminilizzazione nei villaggi Inuit

Post n°144 pubblicato il 31 Gennaio 2008 da hunkapi_genova
 
Tag: Inuit

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NATIVE AMERICAN DAY

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