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SIATE AFFAMATI. SIATE FOLLI: il famoso discorso di Steve Jobs del 2005 ai laureandi della Stanford University

Post n°35 pubblicato il 07 Ottobre 2011 da DANIN.GEO
 
Foto di DANIN.GEO

 

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del
mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad
un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di
speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto
mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise
perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu
approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto,
appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero
diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel
bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete
adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia
mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di
firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i
miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford,
così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi,
non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di
come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei
genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe
andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una
delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle
lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento
delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque
cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette
miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma
mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si
sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni
poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i
miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di
calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e
sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore
tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto
‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo,
quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il
primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli
caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal
computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i
computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile
all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro
guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle:
dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo
unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro
destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza
nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la
Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni
Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre
quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno
prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere
licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che
pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono
bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo.
Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E
in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu
devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la
precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi
incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così
malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon
Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era
successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato.
Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che
mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un
iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una
splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione
interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo.
In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che
sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida
famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla
Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita
vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha
aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è
vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte
rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E
l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per
voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non
appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni.
Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse
l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi
trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno
della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi
giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le
scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e
l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è
davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata
dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il
vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e
mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un
pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo
un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i
miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi
figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che
tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i
tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove
mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel
pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse
che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si
trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora.
Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era
solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci.
E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai
sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’
l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il
nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete
messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati
nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle
opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il
vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente
vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata
una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo
Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei
personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era
una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e
pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo
tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età.
Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo
mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti
parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno
della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.
Siate affamati. Siate folli.

 
 
 

Il vulcano islandese Eyjafjallajokull

Post n°34 pubblicato il 17 Maggio 2010 da DANIN.GEO
 

 

 
 
 

L'UCCELLINO  

Post n°31 pubblicato il 28 Agosto 2007 da DANIN.GEO

C'era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse.
Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermò a osservare il volo con il cuore che batteva all'impazzata, e gli occhi brillanti di emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia. Lei ammirava, venerava, celebrava quell'uccellino.
Ma poi pensò: "E se volesse conoscere le montagne lontane?" Ebbe paura. Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.
Si sentiva sola.
E allora si disse: "Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potrà più andare via!"
L'uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella trappola e fu imprigionato in una gabbia.
Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l'oggetto della sua passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano: "ma tu hai davvero tutto. " Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione: visto che possedeva l'uccellino, e non aveva più bisogno di conquistarlo, lentamente perse interesse per lui. E l'uccellino, non potendo volare ed esprimere il senso della propria vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia.
Un giorno, l'uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia, rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per la prima volta, mentre volava felice fra le nuvole.
Se avesse osservato se stessa, avrebbe scoperto che ciò che l'aveva colpita in quell'uccellino era la libertà, l'energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico.
Senza l'uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussarle alla porta. "Perchè sei venuta?" le domandò lei.
"Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo", rispose la Morte. "Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora, invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare."
 

 
 
 

Post N° 30

Post n°30 pubblicato il 26 Agosto 2007 da DANIN.GEO

Buona domenica a tutti! Dani

 
 
 

QUESTA LA DEDICO A VOI CON TUTTO IL CUORE...

Post n°29 pubblicato il 25 Luglio 2007 da DANIN.GEO
 
Tag: U2

U2

SOMETIMES YOU CAN'T MAKE IT ON YOUR OWN

Tough, you think you’ve got the stuff

You’re telling me and anyone

You’re hard enough


You don’t have to put up a fight

You don’t have to always be right

Let me take some of the punches

For you tonight


Listen to me now

I need to let you know

You don’t have to go it alone


And it’s you when I look in the mirror

And it’s you when I don’t pick up the phone

Sometimes you can’t make it on your own


We fight all the time

You and I… that’s alright

We’re the same soul

I don’t need… I don’t need to hear you say

That if we weren’t so alike

You’d like me a whole lot more


Listen to me now

I need to let you know

You don’t have to go it alone


And it’s you when I look in the mirror

And it’s you when I don’t pick up the phone

Sometimes you can’t make it on your own


I know that we don’t talk

I’m sick of it all

Can - you - hear - me – when – I -

Sing, you’re the reason I sing

You’re the reason why the opera is in me…


Where are we now?

I’ve got to let you know

A house still doesn’t make a home

Don’t leave me here alone...


And it’s you when I look in the mirror

And it’s you that makes it hard to let go

Sometimes you can’t make it on your own

Sometimes you can’t make it

The best you can do is to fake it

Sometimes you can’t make it on your own



-----------------------------------------------


A VOLTE NON CE LA PUOI FARE DA SOLO

Forte, pensi di avere stoffa

Lo stai dicendo a me e a chiunque altro

Sei duro abbastanza

Non devi metter su un litigio

Non devi sempre essere dalla ragione

Lasciami prendere qualche pugno

Per te stanotte

Adesso ascoltami

Ho bisogno di farti sapere

Non devi fare tutto da solo

E sei tu quando guardo allo specchio

E sei tu quando non alzo il telefono

A volte non ce la puoi fare da solo

Ci scontriamo tutto il tempo

Tu ed io.. Va bene

Siamo la stessa anima

Non ho bisogno.. Non ho bisogno di sentirti dire

Che se non fossimo stati così uguali

Ti sarei piaciuto parecchio di più

Adesso ascoltami

Ho bisogno di farti sapere


Non devi fare tutto da solo


E sei tu quando guardo allo specchio

E sei tu quando non alzo il telefono

A volte non ce la puoi fare da solo

Lo so che non parliamo

Sono stufo di tutto questo

Puoi sentirmi quando

Canto,tu sei la ragione per cui canto

Tu sei la ragione per cui ho l'opera dentro di me...

Dove siamo ora?

Devo farti sapere che

Una casa non fa una famiglia

Non lasciarmi qui da solo...

E sei tu quando guardo allo specchio

E sei tu fai difficile lasciar stare tutto


A volte non ce la puoi fare da solo


A volte non ce la puoi fare

A volte non puoi farcela

Il meglio che puoi fare è fingere

A volte non ce la puoi fare da solo

 
 
 

FORUM...

Post n°28 pubblicato il 20 Luglio 2007 da DANIN.GEO

COSA STATE ASCOLTANDO?
...io... with or without you...dei mitici U2...
...e voi?

 
 
 

FORUM...

Post n°27 pubblicato il 20 Luglio 2007 da DANIN.GEO


A COSA STATE PENSANDO?

...io... a trascorrere una bella vacanza in una casetta di legno in riva al mare alle Isole Lofoten, in Norvegia...
...e voi?

 
 
 

Post N° 26

Post n°26 pubblicato il 02 Luglio 2007 da trillina68

 
 
 

Post N° 25

Post n°25 pubblicato il 29 Giugno 2007 da Tamah21

Con questa immagine,e con la canzone Wonderwall-Oasis..ti auguro una serena notte e un felice fine settimana..Un bacio..

 
 
 

Che la notte ti culli, un dolce bacio..

Post n°24 pubblicato il 27 Giugno 2007 da salsedine79

 
 
 

Post N° 23

Post n°23 pubblicato il 22 Giugno 2007 da Tamah21

Ti auguro una serena e dolce notte Dani!!un bacione Pa!

 
 
 

DIGILAND - SONDAGGIO

Post n°22 pubblicato il 31 Maggio 2007 da DANIN.GEO


COSA NE PENSATE DELLE NUOVE MODIFICHE CHE SONO STATE APPORTATE A DIGILAND?


Esprimete il vostro parere...

...a me sembra molto più macchinoso e complicato...tra l'altro hanno tolto la possibilità di inserire le schede degli amici nella lista dei preferiti senza dover necessariamente invitare la persona...e non mi piace molto l'idea della lista degli amici visibile da tutti...inoltre dal profilo non si vede se ci sono messaggi in casella...

 
 
 

Giornata triste...

Post n°21 pubblicato il 27 Maggio 2007 da DANIN.GEO

Oggi è una giornata triste...sono venuto a sapere che qualcuna che ritenevo mia amica e della quale avevo la massima fiducia e rispetto ha diffuso delle mie informazioni personali e spesso non veritiere ad altre persone al fine di raggiungere un loro preciso scopo. Questo comportamento non lo giustifico affatto per cui ritengo che mi debbano perlomeno delle scuse...altrimenti ritengo concluso il nostro dialogo...comunque vi ringrazio per avermi fatto compagnia in questo periodo e vi auguro tutta la felicità di questo mondo. Ah...volevo aggiungere una cosa...c'è una cosa che detesto: la cattiveria gratuita che si ha anche quando ci si nasconde dietro un nick...
dani

 
 
 

Ringrazio la mia amica Daniela per il suo articolo sulla depressione...

Post n°20 pubblicato il 27 Maggio 2007 da DANIN.GEO

UN PICCOLO ARTICOLO CHE PARLA DELLA PERSONA DEPRESSA.

Nessuno
mi ama", "Mi sento solo", "Nelle relazioni con gli altri sono sempre io
quella che da e mai quella che riceve", queste considerazioni negative
sulle proprie relazioni interpersonali sono tipiche della depressione.

La
depressione, infatti, è un disagio psicologico che interferisce
significativamente sul funzionamento sociale della persona depressa:
chi è depresso ha spesso il vissuto che a nessuna delle persone che lo
circondano, importi qualcosa di lui, e che nessuno possa capirlo e
aiutarlo.


Anche
quando la realtà si rivela ben diversa e il depresso è circondato da
amici e familiari affettuosi e ben disposti nei suoi confronti, si
sente ugualmente solo e non amato.

D'altra
parte, poche cose possono incidere negativamente in un rapporto come
una prolungata depressione. Chi è depresso desidera ardentemente
l'affetto degli altri, allo stesso tempo tende a respingerli,
chiudendosi in se stesso oppure svalutando quello che gli altri fanno
per lui.
E' per questo motivo che le persone che stanno accanto
ad un depresso, possono ad un certo punto cominciare a provare nei suoi
confronti dei sentimenti negativi come rabbia, fastidio e senso di
colpa. E'importante sapere che questi sentimenti sono assolutamente
normali e sono la prova dell'affetto che ci lega alla persona che sta
male.

Perché stare vicino ad una persona depressa è così difficile?
La
depressione influenza negativamente tutte le relazioni con gli altri.
Ma più la relazione è intima, più diventa difficile e doloroso
relazionarsi ad una persona depressa. Ad un amico o ad un collega
possiamo "perdonare" facilmente una depressione, ma se a stare male è
il partner, o peggio ancora un genitore, non è facile essere obiettivi.
Infatti, più siamo coinvolti emotivamente, più lo stato depressivo del
nostro caro ci spaventa e ci ferisce. Nel prossimo paragrafo
descriverò brevemente alcune dinamiche psicologiche che possono
scattare in una relazione con una persona depressa.

Quali sentimenti si provano in una relazione con una persona depressa?

Hai la sensazione di non riconoscerlo più.
Hai
la sensazione di non riconoscerlo/ a più. Lui o lei sembrano diventati
un'altra persona : una persona negativa, apatica, indifferente a tutto
e in alcuni casi, irritabile e sempre di cattivo umore. Ovviamente
questo cambiamento ti disorienta e non ti piace, continui a chiederti
che fine ha fatto il tuo caro e se l'individuo distruttivo e spento che
ha preso il posto della persona a che conoscevi e amavi, se ne andrà un
bel giorno.

Vorrei rassicurarti su
questo punto : la depressione è un disturbo psicologico perfettamente
curabile e guaribile. Quindi, il cambiamento di personalità del tuo
caro è solo temporaneo: non appena avrà superato l'episodio
depressivo, tornerà come prima o anche meglio ( molte persone escono
dalla depressione rafforzate e più mature).

Dispiacere e senso di colpa.
Nel
vedere una persona a cui volgiamo bene andare alla deriva, proviamo un
profondo senso di pena e di dispiacere. Nel vedere l'altro soffrire,
soffriamo anche noi. Se siamo molto legati alla persona depressa,
specialmente se è un rapporto genitore- figlio, ci possono essere dei
sensi di colpa. Infatti tutti noi, tendiamo a sentirci responsabili del
benessere delle persone che amiamo e, di conseguenza, possiamo
sentirci parzialmente responsabili della loro infelicità. Questa
convinzione si traduce nella sensazione di non fare abbastanza per
aiutare e rendere felice la persona che sta male.

Purtroppo,
non è in nostro potere ridare alla persona che sta soffrendo la gioia
di vivere e la fiducia nella vita, soprattutto se il depresso è un
genitore. La depressione è un disagio che dipende da un interazione di
cause psicologiche, biologiche e sociali e da eventi scatenanti ( un
lutto, la menopausa, un licenziamento, condizioni di vita sfavorevoli,
ecc).

Insomma, la persona depressa
sta male per una serie di motivi che hanno poco a che fare con noi e
molto a che fare con il suo assetto psicologico e biologico. Quello
che noi possiamo fare è stare vicini alla persona che soffre, ma senza
attribuirci la responsabilità del suo malessere ( a meno che il
depresso sia stato gravemente danneggiato da un nostro comportamento)

Ci si sente feriti e respinti.
Spesso,
il depresso ferisce i sentimenti delle persone che gli stanno accanto
senza nemmeno accorgersene. La depressione è caratterizzata dalla
diminuzione della capacità di provare amore e gioia. Chi è depresso in
modo grave non sente più niente verso le persone che un tempo gli
erano care, l'amore viene sostituito da una profonda indifferenza
verso tutto e tutti. La depressione comporta, inoltre, un ripiegamento
su se stessi e i propri problemi. Proprio per questo, essere il figlio
o il partner di una persona depressa è dolorosissimo e può favorire la
sensazione di scontrarsi contro un muro di gelida indifferenza. Se il
depresso è uomo, può manifestare la sua depressione con cattivo umore e
irritabilità e può farci capire che, la nostra presenza, lungi
dall'essergli d'aiuto, gli da solo fastidio. Di conseguenza, noi
possiamo sentirci respinti ingiustamente, tagliati fuori dalla sua vita
e impotenti.
Un altro tipo di depresso appartiene al genere
"drogato d'amore", ci sommerge con i suoi problemi, senza il minimo
riguardo per le nostre esigenze e ci chiede in continuazione chiede in
continuazione manifestazioni affettive, appoggio e consigli salvo poi
svalutare sistematicamente tutto quello che facciamo per lui.

Prima
di rimanere sconvolto dall'egoismo della persona depressa, bisogna
ricordare che questi è in una condizione di profonda sofferenza
psicologica. Purtroppo il malessere rende egoisti. Prova a pensare a
come ti senti, quando stai molto male fisicamente, per esempio hai il
mal di denti o una colica. Probabilmente, quando hai mal di denti,
riesci solo a pensare al tuo dolore e al modo migliore per attenuare
le tue sofferenze. Lo stesso discorso vale per la depressione, una
malattia che comporta un elevatissimo grado di sofferenza psichica.

Rabbia
Hai
la sensazione che il tuo caro stia facendo una tragedia di una
piccolezza e ti fa rabbia che non sappia reagire. Tu hai la sensazione
che si pianga addossa e che faccia poco o niente per star meglio. Lui è
diventato una persona completamente diversa, una persona che non ti
piace,e tu puoi sentirti tradito o imbrogliato. Non sentirti in colpa
per la rabbia che provi : è un sentimento perfettamente naturale, che
dimostra quanto tu sia emotivamente legato alla persona depressa. Se a
essere depresso fosse una persona che tu conosci solo di vista, per
esempio una persona che vedi tutti i giorni sull'autobus, probabilmente
affronteresti la situazione in modo più distaccato. Bisogna capire che
la persona depressa non può uscire dalla sua condizione grazie alla
forza di volontà : se la persona depressa avesse forza di volontà e
potesse prendere delle iniziative, allora non sarebbe depressa!

La
riluttanza a farsi curare è un altro aspetto della depressione. Il
depresso ha la sensazione di essere un caso senza speranza, che le cure
non servano a nulla e che il suo futuro sarà senza prospettive e senza
gioia. Questi sentimenti di pessimismo, di impotenza, di sfiducia nella
vita e nelle persone sono aspetti centrali della depressione. Inoltre
il rifiuto delle cure, può nascondere un inconscio bisogno di punirsi a
causa di forti sensi di colpa.

Sensazione di impotenza.
Di
fronte al negativismo della persona depressa, puoi sentirti contagiato
dalla sua angoscia. Se nel tuo carattere ci sono delle tendenze
depressive, queste possono essere risvegliate dalla frustrante
relazione con la persona depressa. E' anche comune la sensazione di non
saper cosa fare, come aiutare una persona che amiamo e che vediamo
chiusa in un bozzolo di sofferenza e disperazione.

Che cosa fare e che cosa non fare con una persona depressa.

  • Non sdrammatizzare. Evita
    le rassicurazioni facili del tipo:" vedrai che ogni cosa andrà per il
    meglio", evita anche di minimizzare o di sdrammatizzare. Anche se le
    intenzioni sono buone, il depresso si sentirà non capito e si chiuderà
    ancora di più in se stesso.
  • Evita le prediche. Meglio
    evitare anche le esortazioni all'ottimismo, o il classico consiglio di
    " tirarsi su". Questi atteggiamenti, non sono solo controproducenti
    perché contribuiscono a colpevolizzare una persona che si colpevolizza
    già abbastanza di suo, ma sono anche perfettamente inutili. Dire ad un
    depresso di " tirarsi su" è come dire ad una persona con una gamba
    rotta di alzarsi e di camminare. Non si ricorderà mai abbastanza che la
    depressione è disagio psicologico che annulla la capacità di volere e
    di prendere delle iniziative.
  • Cerca di essere empatico. Un
    atteggiamento di ascolto, rispetto ed empatia è la soluzione che
    funziona meglio. Solo quando il depresso si sente ascoltato e capito,
    può cominciare a vedere la situazione in modo più obiettivo.
  • Dai informazioni e appoggio.
    Le prediche e i consigli servono a poco, meglio invece informarsi su
    centri, terapie e specialisti per la depressione. Dal momento che la
    persona depressa è incapace di attivarsi da sola, noi possiamo giocare
    un ruolo importante nel suo processo di guarigione. Questo può voler
    dire dare un aiuto concreto : per esempio , telefonare e accompagnare
    il depresso alla visita. .
  • Impara a dare dei limiti.
    Stare vicini ad una persona depressa può essere difficile. Alcuni
    depressi chiedono costantemente amore e attenzioni: ti trattengono ore
    al telefono, telefonano a tutte le ore del giorno e della notte,
    pretendono che tu siate sempre a disposizione. Nei casi più gravi,
    alcune persone depresse possono utilizzare, inconsciamente, la carta
    del ricatto emotivo : ti fanno capire che soltanto tu puoi salvarli dal
    suicidio e , che basta un tuo gesto sbagliato per peggiorare le loro
    condizioni psicologiche e far loro commettere un atto irreparabile .
    E'importante che tu non cada in questa trappola. Impara a porre alla
    persona depressa dei limiti, in questo modo non solo tutelerai il tuo
    benessere psicologico, ma anche aiuterai il depresso a superare la sua
    condizione. Di solito, una persona in uno stato depressivo tende ad
    affidare agli altri la responsabilità della sua vita e della sua
    felicità. Il messaggio che tu dovete trasmettere alla persona che sta
    male è che tu le vuoi bene e sei sinceramente interessato al suo
    benessere, ma è lui che deve fare il possibile per stare bene.
  • Proponi al depresso delle attività piacevoli e divertenti.
    Al 99% un depresso non è di compagnia, o tace, perso in tetri
    pensieri o ti affligge con interminabili monologhi sui suoi problemi.
    Insomma, la conversazione del depresso è piuttosto ripetitiva e noiosa.
    Per strappare la persona depressa alle sue rimuginazioni e allo, stesso
    tempo, salvare la tua salute mentale, organizza attività ricreative e
    divertenti. Vai con il depresso a far shopping, a teatro, al cinema, in
    discoteca, in palestra, a fare una passeggiata, ecc.. Anche se non
    puoi aspettarti che il depresso partecipi con entusiasmo , il solo
    fatto di fare qualcosa di diverso dalla solita routine contribuirà a
    migliorare il suo umore.
  • Trovati delle valvole di sfogo.
    Star vicini ad una persona che sta male è molto, molto difficile.
    Soprattutto se c'è un legame emotivo molto forte, potresti sentirvi
    travolti dalla sua disperazione e dalla sua sfiducia nella vita. Se
    vuoi veramente aiutare l'altra persona, devi tutelarti e stare attento
    a non superare i tuoi limiti psicologici. Questo vuol dire trovarti
    delle valvole di sfogo , frequentare persone positive, "staccare la
    spina". Trovare delle attività e degli spazi che ti gratifichino è
    molto importante e ti permette di avere con il depresso un rapporto
    migliore.
  • Usa la tecnica del paradosso.
    Il depresso si lamenta? Non cercare di tirarlo su, mostrati invece più
    negativo di lui, parlando con toni di esagerato pessimismo della vita
    e dei rapporti umani. Alcuni psicologi di origine sistemica hanno
    utilizzato questa tecnica con depressi non gravi , ottenendo dei
    risultati significativi. Quando lo psicologo si mostrava più depresso
    del paziente, in terapia si verificava un inversione dei ruoli : il
    paziente cercava di consolare lo psicologo, e così facendo, il suo modo
    di vedere la vita cambiava radicalmente e il suo umore migliorava.

 
 
 

Post n°19 pubblicato il 20 Maggio 2007 da DANIN.GEO

Dani è tornato...un grazie di cuore a tutti per l'affetto che mi avete dimostrato...a presto

dani
 
 
 

Post N° 18

Post n°18 pubblicato il 15 Maggio 2007 da Tamah21

immagine 

 
 
 

Post N° 17

Post n°17 pubblicato il 12 Maggio 2007 da dolcemiele22
Foto di DANIN.GEO

dolce notte dany 

 
 
 

Post N° 16

Post n°16 pubblicato il 11 Maggio 2007 da Tamah21

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Mi mancherai...ti voglio bene immagine

 
 
 

Post N° 14

Post n°14 pubblicato il 10 Maggio 2007 da dolcemiele22
Foto di DANIN.GEO

 
 
 

Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 10 Maggio 2007 da Tamah21

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Un blog di: DANIN.GEO
Data di creazione: 29/01/2007
 

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