TE LO DICO SOTTOVOCE
Un viaggio nelle Regioni della bella Italia
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Post n°270 pubblicato il 28 Maggio 2012 da mina_1954
Secondo una antica credenza degli abitanti di Bagno di Romagna il bosco dell’Armina (o bosco della Fantasia), che si trova molto vicino al centro storico, sarebbe abitato dagli Gnomi, fantastici personaggi giunti dalle foreste del Nord Europa….Si tratta di un itinerario dove, in una cornice fiabesca, si raccontano ritmi e usanze della vita naturale…..Attrezzato con ponticelli, cartelli con disegni e brani della favola, sculture di pietra, sagome di animali e casette in legno, è un percorso ad anello, lungo poco più di due chilometri di facile percorrenza ed è accessibile tutti i giorni di tutto l’anno. “Il sentiero degli Gnomi” è già frequentato da un grande numero di persone d’ ogni età. Per molti è l’occasione di una passeggiata godevole e rilassante, per altri il primo incontro con la Natura; per i bimbi quello con la fantasia, col piacere di incontrare favole, e per i loro genitori col desiderio di raccontarle di nuovo: potere magico degli Gnomi!
Il sentiero di circa 1 km e mezzo si percorre tranquillamente in 45 minuti si oltrepassa il ponte sul fiume Savio e si entra nel bosco e nel regno della fantasia, attraverso una fitta vegetazione, tra massi e scogli, lungo il torrente Armina…..lungo il sentiero, che comunque è molto agevole, sicuro e largo, si incontrano sculture di pietra, cartelli con disegni e brani di favole, sagome di animali e casette di legno dove si possono lasciare messaggi per gli Gnomi……Alcune curiosità sulla leggenda degli gnomi che popolano il Bosco della Fantasia……recenti scavi nella fonte dell’Armina fanno pensare vi sgorgasse una poll d’acqua utilizzata dagli gnomi a scopi salutari ancor prima dei Romani. Gli inverni rigidi di allora e la fitta vegetazione che filtrava poco sole causavano infatti negli gnomi problemi di dolori articolari, gli stessi che potevano avere gli gnomi in Scandinavia.
La preziosa acqua calda termale veniva utilizzata dagli gnomi anche per curare gli scoiattoli raffreddati e dare conforto agli uccelli migratori stanchi del tanto volare…..si racconta che durante i giorni di festa gli gnomi viaggiassero con piccole barche fatte da gusci di noce e una foglia come vela. Vinceva chi soffiando più forte faceva attraversare alla barca la pozza di acqua calda nel minore tempo possibile….Anche gli gnomi dell’Armina avevano il loro “capitano” eletto ogni 25 anni. Il prescelto, che non doveva avere un’età inferiore a 300 anni, stabiliva leggi divertenti, fantasiose, affinchè si potesse tutti vivere in una piacevole e creativa armonia. Al “capitano” era permesso, come unico vantaggio, di poter avere l’acqua calda termale in casa, che vi arrivava attraverso una piccola tubatura di canne secche…..Attenti osservatori di quello che succedeva nella sottostante Bagno di Romagna, gli gnomi dell’Armina divennero abili artisti-artigiani. Produssero mobili in legno finemente intagliati, statue di fango secco colorato, abiti abbelliti da cinghie e bottoni di alta fattura. La loro tecnica nel costruire case in legno migliorò così tanto da permettere loro di edificare piccole abitazioni antisismiche, capaci di resistere anche all’attacco di cinghiali dispettosi…..Il ritrovamento di frammenti di piccole pipe in terracotta lascia supporre che gli gnomi ne costruissero in abbondanza. Non per commercio (gli gnomi non conoscono il denaro e il suo frequente cattivo uso) ma per scambiare con altri oggetti, o cibo, con gli gnomi di altri luoghi. Non vi fumavano il tabacco, dannoso, ma fiori secchi e profumati di rosa canina. Forse era obbligatorio fumare quando si andava in bagno…..C’è chi giura che ancora oggi gli gnomi si introducono di notte, non visti, negli stabilimenti termali. Fanno rilassanti bagni collettivi nelle belle piscine di acqua calda e giocano con il fango termale. lo rivelano piccole orme umide e schizzi di fango che lasciano qua e là.
In queste scorribande notturne (lo indicano i tubetti e i vasetti di creme che lasciano aperti) non disdegnano di farsi belli ..Chi si chiede perchè gli gnomi siano così longevi e sempre in forma, trova una risposta molto semplice: respirano aria buona, non conoscono lo stress, bevono acqua pura, mangiano cose naturali e fanno lunghe passeggiate nel parco Nazionale dove raccolgono erbe salutari che solo loro conoscono e con le quali fanno tiepide tisane. vogliono molto bene agli abitanti di Bagno di Romagna e ai villeggianti che vi si fermano, trasmettendo loro impulsi positivi con speciali “nanoonde”…..In questo territorio così bello e selvaggio, dove abitano anche le Fate, gli gnomi dell’Armina sono i veri amici degli animali del bosco e li proteggono da chi li vuole cacciare. Un gruppo, contraddistinto da giacche verdi, si dedica a curare gli animali feriti, a tagliare i lacci e distruggere le tagliole. Gli animali feriti vengono portati all’Armina e lì guariti con il fango miracoloso delle terme, con aggiunta di una goccia di resina di abete che ha la funzione di curare le infezioni. Abili nuotatori, i nostri gnomi fanno simpatici scherzi a chi va a pescare in questi laghetti. Capaci di restare a lungo sott’acqua (respirano grazie a sottilissimi fili d’erba cavi) tolgono dagli ami i pesci catturati e al loro posto mettono scarpe vecchie e barattoli. grazie a ciò sono molto amici dei pesci e questi ultimi li ricambiano portandoli, di notte, in groppa come fossero tanti motoscafi. a volte organizzano vere e proprie gare di velocità……Gli gnomi sono molto abili a non lasciare impronte: camminano sui sassi e sulle foglie, qualche volta in circolo o ripercorrono il cammino fatto. quando sono costretti a camminare su un terreno scoperto si servono di un’impronta di uccello impressa sulla suola degli zoccoli. Chi si avventura nella “Val di Bagno Trek” al mattino presto, dopo la pioggia, trova piccole orme sui sentieri: forse sono quelle degli gnomi che si tengono in forma coprendo tutti i 220 km anche in una notte. Che ne dite? Vi è venuta voglia di conoscere questi gnomi?
DAL WEB Buon inizio di settimana
Saluti a Gnoma Baby....grazie...
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Il Mulino delle Pile, costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena, assicurava alla popolazione di Chiusdino, oltre alla molinatura del grano anche la "sodatura" dei panni per la vendita sui mercati non solo locali. Attività, questa, svolta fino al XV secolo ed oltre.
Il Mulino prende il nome dai recipienti di pietra, denominati "Pile", dove il meccanismo delle "gualchiere" azionato da una ruota idraulica, batteva sulle stoffe immerse in una soluzione apposita per infeltrirle.
Nel rispetto dell’ambiente e delle sue caratteristiche, il pianoro fu ampliato con un consistente riporto di terra per creare una prospettiva più generosa e per disporre di un ampio spazio per feste e/o ricevimenti attorno alla piscina; un altro terrazzamento appena sottostante ospita adesso un piccolo campo sportivo multifunzionale. Enormi massi di pietra locale, posati ad uno ad uno, e ombreggiati da grandi alberi, servono come tribuna disinvolta e informale agli spettatori. Gli stessi massi, in misure assortite, furono usati anche per consolidare la rapida ma sinuosa scarpata a monte della piscina; una fitta piantagione di piante mediterranee e di fioriture estive, tra cui corbezzolo (Arbutus unedo), alloro (Laurus nobilis), ginestra (Spartium junceum), rosa e lagerstroemia (Lagerstroemia indica), evita l’erosione della scarpata e il dilavamento della terra nella piscina sottostante.
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Post n°268 pubblicato il 20 Maggio 2012 da mina_1954
Quando si pensa alla Sardegna si pensa al mare ….eppure la vera Sardegna è nell'interno, e soprattutto nella regione del Gennargentu, dove il paesaggio non è stato stravolto in pochi anni dalle colate di cemento degli insediamenti turistici, ma è anzi il risultato di una millenaria integrazione tra l'uomo e la natura, e può offrire tutti gli ingredienti per una vacanza perfetta in ogni stagione dell'anno.
Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei è situato nelle province di Nuoro, Ogliastra e Cagliari ed è è stato istituito con D.P.R. del 30 marzo 1998….E' considerato da molti il più bello e il più selvaggio dei parchi nazionali dei parchi nazionali italiani: racchiude al suo interno ambiti montani e costieri di alto pregio e pressoché incontaminati……..Il paesaggio in alcuni tratti sembra lunare, ma anche ricchi di pascoli, dove si possono ammirare la fioritura degli oleandri sul corso del Gorropu…Comprende il massiccio del Gennargentu che degrada verso est e verso sud in direzione della profonda valle del fiume Flumendosa; questo complesso montuoso, il più vasto complesso montano della Sardegna, raggiunge le sue massime altezze nella Punta Paulinu (1.792 m), Bruncu Spina (1.829 m) e Punta La Marmora (1.834 m).Ricca di flora e fauna tra le quali ricordiamo l'aquila reale e l'aquila del Bonelli, il grifone, il nibbio reale, il gatto selvatico, la martora, il cinghiale e tra la flora l'elicriso, le querce ed i ginepri. L'intera area del parco del golfo di Orosei e del Gennargentu è parzialmente intatta, anche se non è stata risparmiata dalle scuri dei boscaioli infatti, il grande isolamento che l'aveva protetta per millenni finì nel secolo scorso, quando le sue foreste di lecci e roverelle furono in gran parte trasformate in carbone e traversine ferroviarie per l’industrializzazione dell' Italia appena unificata.
Nonostante ciò questa parte di Sardegna conserva ancora un patrimonio naturalistico d'eccezione sia per le singole specie animali presenti, sia dal punto di vista dei paesaggi, tra i più belli della costa e della montagna mediterranea. 40 chilometri del golfo di Orosei sono l'ultimo tratto di costa italiano senza insediamenti umani e senza strade, alle spalle del quale si trova un territorio selvaggio, difficile da percorrere anche a piedi. Sul mare tutta una successione di bianche scogliere calcaree, alte sino a 700 metri, forate da numerose grotte marine. Lungo questa costa, poco a sud di Gala Gonone, si apre la celebre Grotta del Bue Marino, nome che ricorda la presenza in passato della foca monaca. Sulle falesie che si affacciano sul mare nidificano indisturbati il falco della Regina, il falco pellegrino e la rara aquila del Bonelli. Risalendo le 'codule', i letti del torrenti stagionali che sfociano su piccole spiaggette deserte, talvolta vere e proprie gole invase dagli oleandri, si penetra nell'interno. Qui regna incontrastata, con i secolari cespugliosi di ginepro sabino, la più fitta macchia mediterranea dove si nascondono cinghiali, mufloni, volpi, lepri e la rara donnola sarda. Il Supramonte, massiccio altopiano calcareo di ben 50 chilometri quadrati, è un pò il cuore della Sardegna più severa, chiusa e inaccessibile. E' costituito da una serie di montagne aspre e scoscese, separate da profondi valloni caratterizzati da imponenti fenomeni carsici.
Qui si trova una delle più impressionanti gole italiane, quella di Su Gorropu, incassata tra pareti inaccessibili alte anche oltre 300 metri, e la celebre sorgente del Gologone. Ia più grande della SardegnaIl Gennargentu è il massiccio più alto della Sardegna (1834 metri sulla Punta La marmora). I suoi versanti sono stati duramente colpiti dai disboscamenti della seconda metà dell'Ottocento, bellissimi lembi di lecceta mista a corbezzolo e ginepro si sono però conservati intorno al paese di Desulo. La fauna annovera specie endemiche esclusive della Sardegna: tra i mammiferi i mufloni, la cui popolazione è in ripresa, cervi sardi e daini reintrodotti, gatti selvatici, volpi e ghiri. Tra gli uccelli il grifone, il falco della regina, l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, la poiana; anfibi, rettili e insetti...
La vera chicca del campionario del CARNEVALE SARDO la troviamo ad ORISTANO dove spicca la SARTIGLIA, molto più recente delle rappresentazioni citate prima, ma più spettacolare e coreografica. La SARTILLA, come si pronunciava in passato, ha chiare origini spagnole, medievali, dal gusto nobile di giostre cavalleresche. Ed è proprio in epoca medievale sotto il dominio spagnolo del GIUDICATO DI ARBOREA nel XIII sec. che nasce LA SARTIGLIA, ed è presente ancora oggi. Nasce come manifestazione volta solo alle classi NOBILI ma conservata con aggiunta di modifiche nel corso degli anni quando in seguito coinvolse anche la popolazione. Più che una vera e propria corsa coi cavalli nell'intento di centrare una stella forata con la spada è questo un rito agrario che si riaggancia ai precedenti elencati. Dove l'abilità e il quantitativo di stelle conquistate aggiudica una buona sorte all'annata di raccolto. Due riti che si mescolano dando vita alla kermesse più attrattiva del folklore Sardo. In questa magia di squilli di trombe, tamburi, sbandieratori, corse sfrenate al galoppo, che ci riportano come in un film nel medioevo sardo appare la maschera; SU CUMPOIDORI, una sorta di sacerdote che indossa una maschera androgena che è UOMO e DONNA, che non è ne MASCHIO ne FEMMINA. Un antico rituale segue la vestizione di questo personaggio che è il propiziatore della giostra equestre, il RE della SARTIGLIA, scelto da un GREMIO, viene vestito davanti al pubblico su una specie di altare poiché non può toccare la sacra MADRE TERRA prima di aver fatto la gara. SU COMPOIDORI deve essere puro, forte, coraggioso e abile. Alla vigilia della gara infatti egli viene sottoposto a CONFESSIONE e COMUNIONE nel rito religioso. La SARDEGNA ha il potere di avere questa magia di unire riti pagani alla fede religiosa senza perderne il significato. La fede in SARDEGNA è pura, tangibile in ogni sua manifestazione di celebrazione e cultura.
Un grande Grazie a BlueBaby per la grande collaborazione e per la ricerca delle notizie sulla "SARDEGNA"
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Post n°267 pubblicato il 15 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
Vere da Pozzo a Venezia
Il pozzo veneziano era un impianto abbastanza complesso e costoso, una vera e propria cisterna sotterranea di acqua potabile.
Assolutamente da non perdere quella realizzata nel 1427, in marmo rosso di Verona, da un appena ventenne Bartolomeo Bon per il cortile della Ca' d'Oro. Le figure delle Giustizia, della Carità e della Fortezza arricchite da fogliame hanno un impianto che ricorda i capitelli di Palazzo Ducale e nello stesso tempo una forza plastica tipica dello scultore veneziano L'opera, realizzata da Danese Cattaneo, è attualmente nel giardino di Ca' Pesaro e la caratterizza la figura di Apollo collocata sulla sommità dell'arco che lo sormonta.La più classica delle vere da pozzo rinascimentali, però, è quella di campo Santi Giovanni e Paolo, databile attorno ai primi decenni del Cinquecento, proveniente dal palazzo Corner delle Ca' Granda (l'attuale sede della Provincia) non lontano da San Maurizio.
Venezia si rifornì così per secoli di acqua potabile, ma nei periodi di siccità si facevano arrivare dai fiumi vicini alla laguna delle grosse barche (dette "peàte") piene di acqua dolce per garantire l'approvvigionamento per tutti. Esistevano inoltre dei venditori d'acqua che passavano per strada per rifornire direttamente a casa coloro che non avevano un facile accesso alle vere da pozzo. Tutto questo procedimento continuerà fino al 1884, anno in cui verrà inaugurato l'acquedotto pubblico in città che porterà l'acqua potabile del fiume Sile fino alle case dei veneziani
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Post n°266 pubblicato il 09 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
L'Auditorium Parco della Musica è un complesso multifunzionale di Roma realizzato per ospitare eventi musicali e culturali di varie tipologie; è stato inaugurato il 21 aprile 2002 con l'apertura della Sala Sinopoli, ed il 21 dicembre dello stesso anno è stata poi aperta anche l'ala più grande del complesso Si sviluppa su un'area di 55.000 m² nel quartiere Flaminio, tra Villa Glori, la collina dei Parioli e il Villaggio Olimpico, ed è stato progettato dal celebre architetto italiano Renzo Piano
Oltre alle sale principali anche gli studi 1, 2, 3 sono pensati per la musica ospitando le prove dei musicisti.
Museo Archeologico
Negli anni 1996-98 fu effettuato lo scavo integrale dell’area, che portò alla scoperta di un edificio di oltre 2.000 mq di superficie. La costruzione più antica, una fattoria rustica di età arcaica, probabilmente abitata da un contadino agiato, cittadino e soldato di Roma, fu distrutta intorno al 500 a.C. e sui suoi resti fu edificata una grande villa patrizia associata ad un villaggio murato, probabilmente destinato ai servi agricoli (500-300 a.C.). Successivi interventi edilizi, dei quali sono state riconosciute almeno tre fasi, hanno sostanzialmente modificato l’impianto della villa, che fu definitivamente abbandonata nei primi decenni del III secolo d.C. Nella seconda sezione vengono illustrate le emergenze archeologiche del territorio compreso tra le Mura Aureliane e i corsi dell’Aniene e del Tevere e attraversato dalle vie Nomentana, Salaria e Flaminia. All’interno di questa sezione, inoltre, è conservato un muro in opera reticolata riferibile alla recinzione della villa, i cui resti è possibile ammirare dalla terrazza accessibile attraverso le sale del Museo
Museo degli Strumenti Musicali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia: il MUSA, il Museo degli Strumenti Musicali dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ospita una delle più significative raccolte di strumenti italiane: circa 130 strumenti provenienti da tutti i continenti testimoniano la storia della musica nelle differenti culture. Nelle sale progettato dall'architetto Renzo Piano sono in esposizione veri gioielli della strumentistica italiana come il Toscano, uno Stradivari risalente al 1690, o la viola di Davi Tecchler. Tra le attività del museo anche visite guidate, conferenze, seminari, laboratori per bambini delle scuole.
Auditorium Arte E' lo spazio espositivo di 200 mq all’interno dell’Auditorium Parco della Musica, promosso dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali, dal Palazzo delle Esposizioni e da Musica per Roma, è ideato per ospitare di volta in volta iniziative particolari, quali capolavori di arte antica e moderna scelti secondo precisi criteri di qualità, di interesse e novità per il pubblico.
dal web
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Post n°265 pubblicato il 06 Maggio 2012 da mina_1954
Pensando a luoghi alieni, cioè luoghi che non sembrano appartenere al pianeta terra si pensa a mete esotiche in luoghi difficilmente raggiungibili. Pochi sanno invece che qualche luogo alieno lo abbiamo anche nella nostra cara Italia, come ad esempio una località poco conosciuta in provincia di Modena. A Nirano infatti c'è un fenomeno particolare, quello dei vulcani di fango. D'improvviso in mezzo alle colline dell'Appennino modenese ci si trova proiettate su qualche luna di Giove e dintorni, con un paesaggio irreale, costellato da vulcani che eruttano fango grigio.
Nirano, località abitata già in epoca romana, si trova nella parte sud-est del territorio comunale di Fiorano Modenese, ad una ventina di chilometri da Modena, fra Sassuolo e Maranello. La sua notorietà odierna è legata alla presenza delle salse, dal latino salsus che significa salato, ovvero di particolari sorgenti d’acqua fredda più o meno fangosa e salata. Vi gorgogliano bolle che contengono una miscela di idrocarburi gassosi, soprattutto metano, spesso insieme anche a piccole quantità di idrocarburi liquidi che, sul fango, possono dar luogo alla formazione di macchie, veli o aloni iridescenti.
A seconda della densità del fango, le bolle possono avere differenti dimensioni e forme, e, sempre in base alla densità, variano anche gli apparati che lo emettono. Possono essere dei coni sporgenti dal terreno, sorta di vulcanetti alti fino ad alcuni metri, oppure delle polle, pozzanghere sorgive larghe da pochi centimetri a qualche metro. E proprio a causa della forma dei coni dai quali escono fango e metano, le salse sono state a lungo apparentate erroneamente ai vulcani.
Il campo delle salse di Nirano è il più vasto dell’Emilia-Romagna, occupando un’estensione di circa 10 ettari. Le acque emesse sono molto salate, come quelle del mare. Infatti sono rimaste imprigionate nelle profondità della terra da quando, più di un milione di anni fa, il mare Adriatico sommergeva l’attuale pianura con le acque del Golfo Padano.
Testimoni della presenza del mare in queste zone sono i resti fossili di conchiglie e pesci mescolati alla terra delle colline o incastonati nella pietra, così come l’acqua che esce dalle salse. Acque salmastre, infatti, impregnano le rocce in profondità e, poco alla volta, spinte dalle pressioni sotterranee, tendono a risalire in superficie lungo le spaccature naturali che si sono create nello strato roccioso. Per la grande quantità di sale disciolto, quando l’acqua evapora e il fango si essicca, soprattutto in estate, sulla superficie si formano larghe patine ed efflorescenze biancastre.
L’ambiente delle salse risulta difficile e selettivo per piante, fiori e arbusti. Qui si sono ricreati infatti microambienti molto simili a quelli delle zone costiere marine o salmastre, che favoriscono la crescita di associazioni vegetali assai interessanti e, in alcuni casi, uniche. Le specie vegetali si dispongono per fasce concentriche intorno ai punti di emissione dei fanghi, in relazione alle quantità di sali contenuti nel suolo.
La fauna della riserva non differisce da quella delle aree circostanti. Non è difficile incontrare o scorgere specie quali il capriolo e l’istrice. Tra quelle di interesse comunitario troviamo numerosi uccelli e rapaci. Nei laghetti e nelle paludi è possibile scorgere il tritone crestato, oltre a svariate specie di invertebrati e ad anfibi.
Se pensi di poter fare una cosa falla. Nell’azione c’è genialità, potenza, magia. (Wolfgang Goethe)
DAL WEB Link utili per approfondire le notizie
http://www.geologiaeturismo.it/node/204
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Post n°264 pubblicato il 02 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
Il castello della Pietra è un'antica fortificazione sita nel comune ligure di Vobbia, ubicato nell'omonima valle tributaria del torrente Scrivia, in provincia di Genova
Risalendo la Val Vobbia, dopo pochi chilometri dall'uscita autostradale di Isola del Cantone, si incontra il Castello della Pietra Guardando dal fondovalle il castello è comprensibile la scelta strategica della posizione, i due torrioni di roccia (puddinga, Conglomerato di Savignone) tra i quali è stato eretto lo rendono inespugnabile.
Denominato come il principale monumento del territorio genovese, il castello della pietra compare nell’elenco dei monumenti nazionali Italiani.
Il Castello così rimase abbandonato fino al 1919, quando la famiglia Beroldo ne prese possesso e lo riportò a uno stato sicuramente più “abitabile”, per poi donarlo nel 1979 al Comune di Vobbia. Negli anni immediatamente successivi, il Comune lo fece restaurare in maniera massiccia, e ora il Castello della Pietra è visitabile da tutti.Il restauro ha messo in luce i diversi corpi del manufatto storico, rendendo ipotizzabile la testimonianza del Vinzoni nel raffigurare il castello diviso in due corpi sul versante a sud, uno più elevato dell’altro, con i tetti a due spioventi, una torre, o parte di un muro alla fine del camminamento a ovest ed una posizione di vedetta quasi sulla sommità del torrione a nord.
L'intervento operato ha consentito una piena riappropriazione dell'organismo architettonico che, in perfetta simbiosi con la formazione rocciosa di conglomerato oligocenico, si articola in due corpi impostati a quote differenti. Si accede dall'avancorpo i cui tre piani di calpestio sono stati ripristinati introducendo, ai primitivi livelli di imposta, una struttura metallica essenziale ad elementi reticolari, e pannelli grigliati per conseguire anche un effetto di trasparenza e diffusa luminosità. Il castello è raggiungibile soltanto a piedi tramite un sentiero nel bosco e una scalinata nella roccia conglomeratica che ne forma la base. UNA CURIOSITA'... DAL WEB
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Post n°263 pubblicato il 27 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
La prima menzione della villa è del 1779, in una descrizione di Giovanni Targioni Tozzetti, ma l’edificio è molto più antico.
In tempi più recenti, la villa passò ai Battini Rossi di Fivizzano e poi ai Giustiniani, a cui appartenne fino a poco.
Unico in Italia è altresì la splendida rievocazione dello scomparso labirinto con oltre 50.000 narcisi in pieno fiore.
CURIOSITA' SUL NARCISO
Il significato di questo fiore, ovvero autostima, vanità ed incapacità d'amare, è da far risalire alla storia di Narciso, un giovane e splendido pastore di cui Ovidio parla nel terzo libro della Metamorfosi
Narciso è rappresentato come un ragazzo molto vanitoso e completamente ammagliato dalla sua stessa bellezza ed incapace, proprio per questo, di carpire la vita ed i sentimenti che la sua bellezza suscitava in tutte le fanciulle. Un giorno, mentre ammirava tutto il DAL WEB
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Gualdo Tadino sorge nel cuore dell'Italia di centro, godendo della presenza di paesaggi e scenari di assoluta bellezza Ha origini molto antiche risalenti all’ età romana. Venne in parte distrutta da Totila e poi ricostruita, al margine del torrente Feo, col nome di Wald ( bosco ). Fino al 1210 rimase sotto la protezione dell’abbazia di S. Benedetto e successivamente fu trasferita nell’attuale sito. Nel 1237 vennero edificate le mura e la rocca con l’ausilio di Federico II, mentre nel medioevo si assiste allo sviluppo vero e proprio dell’assetto urbano, che fu in parte danneggiato durante i terremoti del 1751, 1882, 1997.
Gualdo Tadino è immersa in un ambiente naturale rigoglioso, fatto di splendidi boschi, prati e ampi spazi verdi, che si estendono sia sul versante della montagna che sovrasta la città, sia nella zona collinare e pianeggiante che circonda tutta la parte a valle del territorio gualdese. Particolarmente apprezzata, per le sue caratteristiche diuretiche e curative, è l'acqua della sorgente Rocchetto, un luogo che offre la possibilità, oltre che di riposo e ristoro in una cornice naturale di grande bellezza, di passeggiare nei sentieri, attrezzati, che attraversano rigogliosi boschi e distese di prati posti ai piedi del monte Serrasanta. Queste caratteristiche ambientali si prestano in maniera particolare alla realizzazione di escursioni e di passeggiate, anche in mountain bike.
Gualdo Tadino offre inoltre l'opportunità di un ricco itinerario culturale. Nella centrale piazza Martiri della Libertà è possibile visitare la cattedrale di San Benedetto e la chiesa di San Francesco. Adiacente la piazza, presso il Palazzo del Podestà, ha sede il Museo dell'Emigrazione, che ricostruisce in un ricco e documentato percorso tematico le vicende degli emigrati umbri nel mondo.
Presso la Rocca Flea è visitabile il Museo Civico, che espone opere dell'arte gualdese e non solo, specialmente di quella ceramica. i primi documenti, provenienti da archivi di centri limitrofi, asseriscono infatti che già nel Trecento ceramisti gualdesi esportavano i loro prodotti in fiere e mercati umbri.
L’11 febbraio 1673 il Papa Clemente X concede ai ceramisti gualdesi Lorenzo e Antonio Pignani, che hanno trasferito la loro attività a Roma, dove producevano ceramiche di pregio, la privativa valida per un quinquennio per lo Stato della Chiesa, di dare colore alla maiolica, appli-cando su essa, l’oro con una tecnica mai usata. Nella Chiesa di San Francesco, si può ammirare una pala d’altare della SS. Trinità, risalente al 1528, modellata e dipinta da un ignoto autore di cultura urbinate e un pre-zioso lavabo, probabile opera di Francesco Biagioli detto il Monina. A Gualdo Tadino la lavorazione della ceramica non ha mai conosciuto interruzione.....
CURIOSITA'
Le campagne di scavo effettuate negli ultimi anni hanno portato alla luce una parte dell’abitato, risalente a un periodo compreso tra VI e III secolo avanti Cristo, che si estendeva su terrazzamenti costruiti artificialmente sui versanti dell’altura, in cima alla quale si ergeva una zona sacra, ed era composto da abitazioni formate da tre stanze con muri di pietrame a secco, livello superiore di legno e tetto a tegole e coppi. Il 30 aprile la città di Gualdo Tadino celebra il suo “compleanno”. L’ultima riedificazione, infatti, è datata 30 aprile 1237, come compare in un atto dell’epoca... DAL WEB
RINGRAZIO LA MIA CARA PROFF MINA ... PER IL SUO AIUTO ..E VI SALUTA CARAMENTE
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Post n°261 pubblicato il 23 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
Grotta di S. Barbara Iglesias
La grotta di S. Barbara, situata all’interno della grotta di S. Giovanni presso Gonnesa, situata a 200 m. sul livello del mare, è stata scoperta casualmente nell’ aprile del 1952 durante lo scavo di un fornello. Il fatto che essa non avesse comunicazioni dirette con l’esterno, ma che vi si possa accedere solo attraverso la miniera, ha consentito che essa si sia conservata in maniera quasi perfetta.
La grotta è formata da un grande salone ovoidale con delle diramazioni sia verso il basso che verso l’alto. Le prosecuzioni verso l’alto sono quelle più anguste, mentre nella parte inferiore si trova un piccolo lago sotterraneo. La deposizione dei cristalli tabulari di barite è seguita alle concreazioni semisferiche di calcite, entrambe si sono formate in condizione di totale sommersione della grotta con circolazione d’acque a chimismo complesso
La grotta è interamente modellata da splendide concrezioni formatesi in una storia di circa 500 milioni di anni, con colonne di stalattiti alte anche più di 20 metri, stalagmiti e splendide eccentriche di aragonite.
Come arrivare
DAL WEB
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Post n°260 pubblicato il 20 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
Quando una favola diventa realtà !!!
Le Terme di Vinadio erano già note in epoca romana, come attestano alcune iscrizioni rinvenute in Valle Stura, mentre le prime descrizioni sulle proprietà delle acque risalgono al 1552. Del Settecento è il primo nucleo di fabbricati intorno al quale, con successivi ampliamenti, si è costituita la base dello stabilimento, concepito nei primi anni del Novecento, affiancato più tardi dall’attuale struttura alberghiera. In epoca sabauda le terme fungevano da luogo di soggiorno e cura per gli ufficiali dell’esercito reale che trovavano sollievo in questa oasi climatica dall’ottima posizione, soleggiata e riparata dai venti e resa ancor più preziosa dalla sua altitudine.
Le acque che alimentano le Terme sono sulfuree, indicate in dermatologia e ginecologia, per l’apparato respiratorio e la medicina estetica, per l’acne e la psoriasi, il diabete e la cellulite, l’artrosi e le sinusiti, la riabilitazione post traumatica.
Hanno usufruito dei nostri servizi componenti della famiglia Grimaldi del Principato di Monaco e, anticamente, hanno frequentato le nostre terme personaggi come il conte Camillo Benso di Cavour.
Il Forte di Vinadio
(Questo post realizzato da Mina….e postato dalla mia cara collaboratrice e Amica …BlueBaby che ringrazio per aiutarmi in questo particolare periodo….Salutoni ….Mina )
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Post n°259 pubblicato il 17 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
Bordighera è situata sulla costa della Riviera ligure di ponente, ubicata sul capo Sant'Ampelio a circa venti chilometri dal confine con la Francia, ai piedi delle Alpi Marittime. Dista dal capoluogo circa 36 chilometri.
Bordighera, sulla via Romana, si trova il "fantasma" di quello che, un paio di secoli fa, era nato come uno dei più prestigiosi alberghi dell'elite europea, l'Hotel Angst.
L'hotel venne quindi costruito ed ebbe un grandissimo successo, diventando ben presto uno dei più famosi e quotati dell'elite europea. Ma la sua fama non si basava esclusivamente sull'ottimo servizio (all'avanguardia rispetto a quelli dell'epoca), poichè una delle attrazioni principali era costituita dalle numerose leggende nate attorno a quel luogo. Pare che la notte si sentissero strani rumori come porte che sbattevano violentemente e passi veloci attarverso i corridoi; inoltre ogni mattina Angst trovava dei sottilissimi capelli color argento ai piedi del suo letto
Ad oggi, c'è chi dice che non solo all'interno dell'edificio vengano effettuate messe nere, ma c'è anche chi giura di aver visto figure di donna affacciate alle finestre di piani che ormai non sono più raggiungibili. Chi, invece, di notte, volesse avventurarsi a curiosare tra i resti dell'edificio potrebbe, tra i cespugli dei giardini o tra i corridoi del primo piano, vedere una figura di donna un po' gobba che corre velocemente a nascondersi. DAL WEB
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Post n°258 pubblicato il 14 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
IL SALONE DEI CINQUECENTO DI PALAZZO VECCHIO
Il Salone dei Cinquecento è la sala più grande e più importante sotto il profilo storico-artistico di Palazzo Vecchio a Firenze.
La sala si trova al primo piano del Palazzo e fa parte di un corpo aggiunto in secondo momento, adiacente alla parte originaria dell'epoca di Arnolfo di Cambio L'enorme Salone fu edificato per volere di Frà Girolamo Savonarola, al suo interno dovevano essere ospitati i rappresentanti del Consiglio Maggiore (formato da 500 membri), che era l'organo di governo della città e che era composto da tutti i cittadini maschi che avevano compiuto 29 anni, pagavano le tasse e appartenevano a famiglie che avessero rivestito cariche pubbliche nelle ultime tre generazioni.
Il mirabile soffitto a cassettoni presenta una serie di pitture sul tema dell'esaltazione di Cosimo I, delle sue opere e della sua casata, incorniciate da magnifici intagli dorati. Venne messo in opera tra il 1563 e il 1565.
Attorno al pannello centrale con Cosimo I in apoteosi si possono riconoscere alcune allegorie dei quartieri di Firenze e dei domini del Ducato in atto di sottomissione al Duca, episodi della guerra di Pisa (1496-1509) e della guerra di Siena (1553-1555), oltre ai ritratti di alcuni collaboratori del Vasari.
dal web
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La cavità unica più ampia d'Europa
Scoperta nel 1840 da Anton Frederick Lindner (nel corso di una ricerca finalizzata a scoprire il corso sotterraneo del fiume Timavo per sfruttarlo per l'approvvigionamento idrico di Trieste), fu rilevata dagli speleologi nel 1897 e destinata alla fruizione turistica dal 1908 dal Club dei Touristi Triestini. Nel 1957 venne realizzata l'illuminazione elettrica. Si entra da un’apertura naturale scoperta nel 1904, che già dal 1908 fu attrezzata per l’accesso turistico.
Le principali attrattive della Grande Caverna sono le stalagmiti, le stalattiti e le colate calcitiche, formate dal carbonato di calcio depositato dalle gocce d’acqua piovana che si infiltrano dalla volta. La stalagmite più imponente è la Colonna Ruggero, alta ben 12 metri. La sala è ulteriormente impreziosita dai suggestivi colori naturali delle pareti, che presentano sfumature rossastre, bianche e grigie dovute alla presenza di differenti minerali Si prosegue poi verso la Sala dell’Altare e si continua in salita lungo una cengia, fino ad arrivare ad una rampa di scale che conduce al belvedere, da cui si gode dall’alto la vista meravigliosa delle stalagmiti sul fondo della caverna. Proseguendo lungo la galleria artificiale si giunge quindi all’ultimo belvedere, sospeso a 100 metri di altezza e a cui sono ancorati i pendoli geodetici. Oggi, all’interno della grotta si può ammirare lo scheletro originale di orso speleo (Ursus spelaeus), il più grande mammifero che abbia mai frequentato le caverne della nostra zona
DAL WEB ..
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.... DATE E VI SARA' DATO....
La Pietà di Michelangelo in San Pietro
Nel 1498 d.C. Michelangelo, a soli 22 anni, stipula un contratto, garantito da Jacopo Galli, con il cardinale francese di San Dionigi, per la realizzazione, entro un anno, di una Pietà di marmo destinata ad essere esposta nella Basilica di San Pietro. La Pietà di Michelagelo nasce su un blocco di marmo scelto personalmente nelle cave di Carrara, dove l'artista rappresenta le figure isolate della Vergine Maria che tiene in grembo il corpo di Cristo appena deposto dalla croce La Pietà di Michelagelo nasce su un blocco di marmo scelto personalmente nelle cave di Carrara, dove l'artista rappresenta le figure isolate della Vergine Maria che tiene in grembo il corpo di Cristo appena deposto dalla croce
Il viso della Madonna, dopo tanto dolore, sembra che si intraveda la consapevolezza del grande progetto Divino, di resurrezione e salvezza dell' umanità, per opera del figlio Gesù. Sembra che con il movimento della sua mano sinistra, la Madonna voglia invitarci a riflettere su quello che abbiamo davanti, e sull'importanza del gesto divino.
Il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, un geologo australiano di origini ungheresi di 34 anni, Laszlo Toth – eludendo la sorveglianza – riuscì a colpire con un martello l'opera di Michelangelo per quindici volte La Pietà subì dei danni molto seri, soprattutto sulla Vergine: i colpi di martello avevano staccato una cinquantina di frammenti, spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro venne avviato quasi subito, dopo una fase di studio, e fu effettuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo. Da allora la Pietà è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile.
DAL WEB
GRAZIE PER L'ATTENZIONE ... ALLA PROSSIMA UN KISS BLUEBABY
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Essere Cristiani non significa andare a Messa, festeggiare il Natale e la Pasqua.Essere cristiani è seguire Gesù, ma dobbiamo ricordarci che la sua strada non è la strada degli uomini e il cammino è lungo e faticoso. Credetemi, ne vale la pena perchè il premio finale ci ricompenserà di tutte le sofferenze...L'amore di Dio riempirà il nostro cuore di gioia e...Scopritelo con me..
San Giovanni Rotondo,è una meravigliosa città del Parco Nazionale del Gargano, collocata tra Monte Calvo, Monte Castellana e Monte Nero, dove è possibile godere di uno splendido panorama sul Tavoliere e sul Golfo di Manfredonia.Nel centro storico di San Giovanni Rotondo, con le antiche vie, vicoli, piazze e mugnali si scorgono i percorsi di storia di vita quotidiana di un popolo, le cui tradizioni sono ancora oggi presenti.
La storia di San Giovanni Rotondo è legata al culto dai tempi antichi.
La posa della prima pietra del complesso monumentale, avvenuta il 22 settembre 1968 con la partecipazione di Padre Pio, segnò paradossalmente la fine della sua via crucis terrena, essendo spirato alle 2,30 del giorno successivo. Una statua bronzea del Padre segna il punto in cui fu collocata la consueta pergamena ricordo. Per l’ambientazione il Comune ha offerto il “Parco del Buon Pastore”, una tranquilla pineta adagiata sul declivio della montagna che scivola verso il convento.
Nel quinto pannello è raffigurato Padre Pio che aiuta Cristo a risollevare la Croce.
Le sculture di Padre Pio, della madonna e di Gesù risorto aumentano il loro valore spirituale e la loro maestosità nel verde della pineta e nel rosso della roccia garganica, mentre fa da sfondo l'azzurro del cielo e la variegata pianura Dauna.
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GRAZIE PER L'ATTENZIONE ... VI PORTO I SALUTI DI MINA ... CIAO DA BLUEBABY
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Post n°254 pubblicato il 30 Marzo 2012 da zermula_boy
...BEN ARRIVATI.!!A.....
LOCARNO
In treno...in auto...e in barca...venendo da Aronna e da Stresa.. in Piemonte... Locarno..è un comune Swizzero..ma per me è come fosse italiano.. ha tutte le caratteristiche della valle Ticinese,con la vicina..Ascona..ecc.
paradiso delle camelie...
UN 'Oasi di pace e tranquillità...nel nord dell'Italia nota..la Madonna del Sasso...un bellissimo Santuario...
wuahhhhuu..che vista..ragazzi.!!!
meta di molti turisti...anche dal Sol Levante...
da visitare..il centro storico di Bellinzona e di Ascona..punti di forza del Ticino...
insomma ragazzi..una finestra nel mondo...da visitare... un po caretto!!! ma ne vale la pena... Posti cosi se ne vedono pochi nella vita... Speriamo che questa crisi europea-finisca..dandoci una mano, a girare questi magnifici luoghi..di notevole interesse... un bacione . da Zermula Boy |
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CIAO VI PRESENTO ALCUNE CURIOSITA' DEL DUOMO DI MILANO ...
La costruzione del Duomo di Milano iniziò nel 1388 e continuò fino agli inizi del 900, tra molte interruzioni e modifiche del progetto originario.
Il materiale scelto fu il marmo di Candoglia: Gian Galeazzo Visconti accordò esenzioni fiscali per ogni blocco di marmo destinato al Duomo, che veniva marchiato AUF (Ad Usum Fabricae). Da ciò nacque il modo di dire “a ufo”, ovvero gratis.
La luce del resto è un attributo di Dio e a differenza di ogni altra sostanza, è capace, come Dio, di attraversare i corpi.
Un ultimo cenno alle guglie sono 145, e sono state erette tra il XVIII secolo e il 1858 la più alta è stata costruita nel 1774 e ospita la celeberrima Madonnina che non è d’oro, ma ricoperta di fogli d’oro ed è alta 4 metri
La Madonnina
ALTRE CURIOSITA'.... Il sotterraneo del Duomo di Milano è visitabile passando da una scala nella facciata interna. Si scende di 4 metri raggiungendo il piano del calpestio del IV secolo. Qui si possono ammirare i resti del battistero di San Giovanni alle Fonti (378-397), dove Sant’Ambrogio battezzò Sant’Agostino nella notte di Pasqua del 387. Si può vedere ancora il fonte ottagonale: è il più antico mai documentato.. IL DUOMO IN CIFRE .... Inizio costruzione 1386
DAL WEB
GRAZIE DELLA VISITA ALLA PROSSIMA ... BLUEBABY
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Post n°252 pubblicato il 25 Marzo 2012 da zermula_boy
RIVA DEL GARDA... ***** L'ULTIMO TRATTO
A NORD DEL LAGO--IN TRENTINO ALTO ADIGE
Riva del Garda è famosa per le strutture alberghiere rinomate e ben attrezzate. Gli alberghi a 4 stelle offrono ai clienti comfort elevatissimi: quasi tutti posizionati al centro della città, offrono servizi come cucina vegetariana, TV satellitare, ampi parcheggi, sale pluriuso, sauna e piscina.
A Riva del Garda vi sono inoltre più di 30 alberghi a tre stelle, per chi non vuole spendere cifre troppo alte ma non vuole rinunciare a un buon livello di comfort; molti alberghi offrono inoltre pacchetti in cui possono essere compresi servizi extra quali visite guidate della città, partecipazione a manifestazioni o altri eventi che si svolgono in città, attività sportive di ogni tipo.
Il Lago di Garda ad un’ora dall’abitazione, offre molte cose da visitare, cultura, arte e storia italiana.. Per godere appieno della bellezza del Lago consigliamo di lasciare l'auto e ammirarlo con tutta calma a bordo dei traghetti, magari scegliendo la linea più lenta, che tocca quasi tutti i porticcioli della sponda veronese per godere di tutti gli scorci e scattare foto meravigliose. Vengono offerte gite guidate intorno al lago di garda o visite delle cittá piú belle, come: Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Bardolino, Garda, Malcesine, Lonato, Sirmione, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Limone sul Garda, Riva del Garda del Garda, Nago-Torbole. Chi ama la vacanza in moto ha il suo albergo: l'Hotel Santoni a Torbole sul Garda! uno degli hotel fondatori del Club Mototurismo Trentino, il Moto Hotel per i turisti in moto per antonomasia nel Lago di Garda in Trentino!. La libertà di orari, l’accoglienza simpatica e professionale, tutti i servizi garantiti dal Club Mototurismo Trentino rendono l’Hotel Santoni il punto di riferimento preferito dei motociclisti che scelgono il Lago di Garda, i passi sulle Dolomiti e le strade tutto curve del Trentino per le loro vacanze in moto. Un ambiente fresco e allegro che piacerà anche alla tua motocicletta! L'Hotel Santoni diventerà il campo base per te e la tua motorbike!
Lontano dal turismo di massa, ma solo 1,5 km dalla spiaggia ea 2 km dal centro della città vecchia si trova il nostro Residence Filanda, sia per le famiglie che sono divertenti e divertimento alla ricerca per i tuoi bambini e per gli amanti della natura, ma anche per i giovani preferisce una vacanza attiva per gli amanti della cultura, per gli atleti e anche per gli amanti della buona tavola è. è..ANCHE META PER LE ARRAMPICATE....
E SUGGESTIVE-PASSEGGIATE..
STUPENDO...lago per gli amanti della vela..e tanti altri sport acquatici..
lago del Garda...parte Trentina...
ecco Riva del Garda...ultimo tronco del lago...parte trentina... Riva del Garda (Reiff am Gartsee in tedesco) è un comune di 16.054[2] abitanti della provincia di Trento. Fa parte del Comprensorio Alto Garda e Ledro.
Capoluogo della zona del Garda Trentino, Riva del Garda è un importante stazione turistica e fieristica in Provincia di Trento. Con i suoi due porti, Riva del Garda è centro importante per gli sport della vela e del windsurf: sono il vento della mattina, il Pelèr, e quello pomeridiano, l’Ora, a garantire ogni giorno il tempo adatto. La dominazione scaligera e poi veneziana del quattrocento è chiaramente leggibile nell’architettura dei palazzi del centro storico. La Rocca del 1124 è diventata la sede del Museo Civico e della Pinacoteca. Sul lato ovest del paese si erge a picco il Monte Rocchetta, su lato est sorge il Monte Baldo. Questa particolare collocazione fa di Riva uno dei borghi più spettacolari del Lago di Garda. uno spettacolo della natura.....provare per credere...
formazioni località: Lago di Garda < Italia Aeroporto più vicino : Verona a 80 chilometri Traghetto più vicino : Riva del Garda a 1 chilometri Stazione più vicina : Rovereto a 20 chilometri Autostrada più vicina : Rovereto Sud a 18 chilometri Spiaggia più vicina : spiaggia a 100 metri il lago è circa 10 minuti a piedi dal centro storico. Buon punto di partenza per escursioni in luoghi come il Lago di Garda a Limone, Malcesine, Garda, Sirmione, , Da qui è possibile effettuare diversi tipi di sport come trekking, arrampicata, surf, vela, ecc o semplicemente godere della nostra terrazza sul tetto del bellissimo scenario di montagna. Riva del Garda...lungo lago..D'Annunzio,, una meta da sequire..e che forse sarà anche la mia di quest'anno... tutto dipende dal buon Dio... un bacione ..a presto da zermula_boy |
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Post n°251 pubblicato il 22 Marzo 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
........IL CASTELLO DI FUMONE .......
Il piccolo borgo di Fumone, nel Lazio in provincia di Frosinone, circonda il castello costruito tra il IX ed il X secolo, sulla sommità del colle.
Fu un vero e proprio punto di guardia nato come fortezza militare nell’ XI secolo: dalla Rocca infatti si possono ammirare ben 45 comuni, dai Castelli Romani verso nord, alla pianura di Cassino e ai Monti Aurunci, verso sud. Quando venivano avvistati dei nemici, dall’alto della Rocca i militari avvertivano la popolazione con delle fumate da qui il nome “Fumone”. Di tanto in tanto vengono ancora udite provenire dai sotterranei le urla ed i gemiti dei poveri condannati Tra gli illustri prigionieri che qui finirono i propri giorni va ricordato l' "antipapa" Gregorio VIII il cui corpo non è stato più ritrovato, si ritiene che i suoi resti siano stati occultati in qualche intercapedine del castello. Secondo la leggenda Celestino V fu assassinato nella rocca, per volere del nuovo papa Bonifacio VIII, mediante un chiodo conficcato nel cranio.Le cronache del tempo raccontano che poche ore prima della morte di Celestino V si verificò nel castello di Fumone uno straordinario prodigio, che fu interpretato come il presagio della morte del santo: apparve infatti una croce splendente, che rimase sospesa in aria innanzi alla porta della cella ove egli era rinchiuso. Successivamente, nel corso del processo di canonizzazione di Celestino ordinato da Clemente V nel 1313, a testimoniare il prodigio sarebbero accorsi in molti, tra i quali i due cavalieri, originari di Ferentino, che lo tenevano in custodia. Era l’estremo tentativo di riparare ai torti subiti da questo grande papa, la cui vita, per molti versi, rimane avvolta nel mistero. Il fantasma di Celestino si farebbe sentire battendo dei colpi contro le pareti della sua cella, forse a ricordo del terribile supplizio subito.
Oggi è possibile visitare il luogo dove venne rinchiuso Celestino V ma il castello è legato anche ad altri misteri....
Nel castello è ancora visibile il cosiddetto "Pozzo delle Vergini", si tratta di un pozzo stretto e molto profondo dove venivano gettate le donne appena sposate che non giungevano vergini al letto del proprietario del castello. Secondo l'antica pratica del "jus primae noctis" infatti tutte le ragazze che prendevano marito dovevano trascorrere la prima notte dopo le nozze nel letto del signore del luogo e se costui non ne constatava la purezza le gettava nel pozzo dove le poverette trovavano una morte atroce accompagnata dalle urla strazianti che risuonavano per tutto il borgo.
(Nel castello si organizzano: Ricevimenti di gala, Congressi, Visite guidate, Animazioni, Bed and Breakfast .........) dal web
CIAO AL PROSSIMO MISTERO..... UN KISS DA BLUEBABY
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