Community
 
S_O_T_T_O_V...
Sito
Foto
   
 
Creato da S_O_T_T_O_V_O_C_E il 07/01/2011

TE LO DICO SOTTOVOCE

Un viaggio nelle Regioni della bella Italia

 

OGGI PARLIAMO DI...........GNOMI

Post n°270 pubblicato il 28 Maggio 2012 da mina_1954
 

 

 

 

Secondo una antica credenza degli abitanti di Bagno di Romagna il bosco dell’Armina (o bosco della Fantasia), che si trova molto vicino al centro storico, sarebbe abitato dagli Gnomi, fantastici personaggi giunti dalle foreste del Nord Europa….Si tratta di un itinerario dove, in una cornice fiabesca, si raccontano ritmi e usanze della vita naturale…..Attrezzato con ponticelli, cartelli con disegni e brani della favola, sculture di pietra, sagome di animali e casette in legno, è un percorso ad anello, lungo poco più di due chilometri di facile percorrenza ed è accessibile tutti i giorni di tutto l’anno. “Il sentiero degli Gnomi” è già frequentato da un grande numero di persone d’ ogni età. Per molti è l’occasione di una passeggiata godevole e rilassante, per altri il primo incontro con la Natura; per i bimbi quello con la fantasia, col piacere di incontrare favole, e per i loro genitori col desiderio di raccontarle di nuovo: potere magico degli Gnomi!

 

 

Il sentiero di circa 1 km e mezzo si percorre tranquillamente in 45 minuti si oltrepassa il ponte sul fiume Savio e si entra nel bosco e nel regno della fantasia, attraverso una fitta vegetazione, tra massi e scogli, lungo il torrente Armina…..lungo il sentiero, che comunque è molto agevole, sicuro e largo, si incontrano sculture di pietra, cartelli con disegni e brani di favole, sagome di animali e casette di legno dove si possono lasciare messaggi per gli Gnomi……Alcune curiosità sulla leggenda degli gnomi che popolano il Bosco della Fantasia……recenti scavi nella fonte dell’Armina fanno pensare vi sgorgasse una poll d’acqua utilizzata dagli gnomi a scopi salutari ancor prima dei Romani. Gli inverni rigidi di allora e la fitta vegetazione che filtrava poco sole causavano infatti negli gnomi problemi di dolori articolari, gli stessi che potevano avere gli gnomi in Scandinavia.

La preziosa acqua calda termale veniva utilizzata dagli gnomi anche per curare gli scoiattoli raffreddati e dare conforto agli uccelli migratori stanchi del tanto volare…..si racconta che durante i giorni di festa gli gnomi viaggiassero  con piccole barche fatte da gusci di noce e una foglia come vela. Vinceva chi soffiando più forte faceva attraversare alla barca la pozza di acqua calda nel minore tempo possibile….Anche gli gnomi dell’Armina avevano il loro “capitano” eletto ogni 25 anni. Il prescelto, che non doveva avere un’età inferiore a 300 anni, stabiliva leggi divertenti, fantasiose, affinchè si potesse tutti vivere in una piacevole e creativa armonia. Al “capitano” era permesso, come unico vantaggio, di poter avere l’acqua calda termale in casa, che vi arrivava attraverso una piccola tubatura di canne secche…..Attenti osservatori di quello che succedeva nella sottostante Bagno di Romagna, gli gnomi dell’Armina divennero abili artisti-artigiani. Produssero mobili in legno finemente intagliati, statue di fango secco colorato, abiti abbelliti da cinghie e bottoni di alta fattura. La loro tecnica nel costruire case in legno migliorò così tanto da permettere loro di edificare piccole abitazioni antisismiche, capaci di resistere anche all’attacco di cinghiali dispettosi…..Il ritrovamento di frammenti di piccole pipe in terracotta lascia supporre che gli gnomi ne costruissero in abbondanza. Non per commercio (gli gnomi non conoscono il denaro e il suo frequente cattivo uso) ma per scambiare con altri oggetti, o cibo, con gli gnomi di altri luoghi. Non vi fumavano il tabacco, dannoso, ma fiori secchi e profumati di rosa canina. Forse era obbligatorio fumare quando si andava in bagno…..C’è chi giura che ancora oggi gli gnomi si introducono di notte, non visti, negli stabilimenti termali. Fanno rilassanti bagni collettivi nelle belle piscine di acqua calda e giocano con il fango termale. lo rivelano piccole orme umide e schizzi di fango che lasciano qua e là.

In queste scorribande notturne (lo indicano i tubetti e i vasetti di creme che lasciano aperti) non disdegnano di farsi belli ..Chi si chiede perchè gli gnomi siano così longevi e sempre in forma, trova una risposta molto semplice: respirano aria buona, non conoscono lo stress, bevono acqua pura, mangiano cose naturali e fanno lunghe passeggiate nel parco Nazionale dove raccolgono erbe salutari che solo loro conoscono e con le quali fanno tiepide tisane. vogliono molto bene agli abitanti di Bagno di Romagna e ai villeggianti che vi si fermano, trasmettendo loro impulsi positivi con speciali “nanoonde”…..In questo territorio così bello e selvaggio, dove abitano anche le Fate, gli gnomi dell’Armina sono i veri amici degli animali del bosco e li proteggono da chi li vuole cacciare. Un gruppo, contraddistinto da giacche verdi, si dedica a curare gli animali feriti, a tagliare i lacci e distruggere le tagliole. Gli animali feriti vengono portati all’Armina e lì guariti con il fango miracoloso delle terme, con aggiunta di una goccia di resina di abete che ha la funzione di curare le infezioni.

Abili nuotatori, i nostri gnomi fanno simpatici scherzi a chi va a pescare in questi laghetti. Capaci di restare a lungo sott’acqua (respirano grazie a sottilissimi fili d’erba cavi) tolgono dagli ami i pesci catturati e al loro posto mettono scarpe vecchie e barattoli. grazie a ciò sono molto amici dei pesci e questi ultimi li ricambiano portandoli, di notte, in groppa come fossero tanti motoscafi. a volte organizzano vere e proprie gare di velocità……Gli gnomi sono molto abili a non lasciare impronte: camminano sui sassi e sulle foglie, qualche volta in circolo o ripercorrono il cammino fatto. quando sono costretti a camminare su un terreno scoperto si servono di un’impronta di uccello impressa sulla suola degli zoccoli. Chi si avventura nella “Val di Bagno Trek” al mattino presto, dopo la pioggia, trova piccole orme sui sentieri: forse sono quelle degli gnomi che si tengono in forma coprendo tutti i 220 km anche in una notte.

Che ne dite? Vi è venuta voglia di conoscere questi gnomi?

DAL WEB

Buon inizio di settimana

 

 

 Saluti a Gnoma Baby....grazie...

 

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI...........

Post n°269 pubblicato il 24 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Il Mulino delle Pile, costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena, assicurava alla popolazione di Chiusdino, oltre alla molinatura del grano anche la "sodatura" dei panni per la vendita sui mercati non solo locali. Attività, questa, svolta fino al XV secolo ed oltre.

 

Il Mulino prende il nome dai recipienti di pietra, denominati "Pile", dove il meccanismo delle "gualchiere" azionato da una ruota idraulica, batteva sulle stoffe immerse in una soluzione apposita per infeltrirle.
Recentemente il mulino ha esteso la propria notorietà essendo stato, per un breve ma intenso periodo, il testimonial per la pubblicità dei prodotti "Mulino Bianco"
L'edificio - quasi millenario - è sul marrone, color sasso antico
(per lo spot il mulino divento' bianco)Miracoli della pubblicità, ma non solo. Arrivano da 50 a 200 persone ogni giorno in questo luogo che non è segnalato esplicitamente da nessun cartello stradale, mappa, cartina, freccia o indicazione.Qui per una decina di anni la Barilla ha girato gli spot del suo prodotto più venduto
ora è diventato agriturismo
L’attuale proprietario decise di far rivivere questo luogo particolare come agriturismo: l’impresa prese il via nel 1997 e terminò nel luglio del 2001. L’obiettivo principale della ristrutturazione edilizia e ambientale, infatti, fu quello di ricreare e conservare il più possibile il carattere e l’atmosfera particolare del luogo.Anche se proprio vicino al mulino il fiume forma alcuni grandi e limpidi bacini che fungono da vasche naturali, si rese indispensabile una piscina vera e propria, da inserire con delicatezza nel paesaggio. Un pianoro a monte del mulino si rivelò il posto più adatto. Alla bellissima apertura sul panorama collinare circostante si aggiunse la presenza di due rustici già esistenti in una posizione ideale: una fortuna, visto le severissime leggi regionali che regolano le nuove costruzioni e le ristrutturazioni di edifici storici in Toscana. Il primo edificio, un vecchio pollaio, fu adibito a spogliatoio, bagno e locale di servizio: l’altro, un antico deposito ombreggiato da grandi alberi, divenne il bar della piscina.

 

Nel rispetto dell’ambiente e delle sue caratteristiche, il pianoro fu ampliato con un consistente riporto di terra per creare una prospettiva più generosa e per disporre di un ampio spazio per feste e/o ricevimenti attorno alla piscina; un altro terrazzamento appena sottostante ospita adesso un piccolo campo sportivo multifunzionale. Enormi massi di pietra locale, posati ad uno ad uno, e ombreggiati da grandi alberi, servono come tribuna disinvolta e informale agli spettatori. Gli stessi massi, in misure assortite, furono usati anche per consolidare la rapida ma sinuosa scarpata a monte della piscina; una fitta piantagione di piante mediterranee e di fioriture estive, tra cui corbezzolo (Arbutus unedo), alloro (Laurus nobilis), ginestra (Spartium junceum), rosa e lagerstroemia (Lagerstroemia indica), evita l’erosione della scarpata e il dilavamento della terra nella piscina sottostante.
Nel concetto progettuale non poteva mancare il ripristino del funzionamento della vecchia ruota del mulino che oggi, pur senza la necessità di macinare alcunché, forma parte inscindibile della storia e del fascino di questo luogo. Senza pensare al ripristino del vecchio sistema idraulico, alquanto complesso, era ancora a disposizione la concessione delle acque; per azionare nuovamente la ruota, la soluzione si trovò nella costruzione di un ruscello-canale: con la partenza a monte della piscina, in una decorativa sorgente artificiale, il corso d’acqua supera la scarpata con varie cascate, per scorrere infine sul piano tra piscina e spogliatoio, dove piccoli ponti costruiti con monoblocchi di granito ne permettono l’attraversamento.L’acqua prosegue la sua corsa sul sentiero che collega la piscina al mulino, per immettersi infine nel vecchio canale che alimentava già in precedenza la ruota; rivestito con pietra a vista e illuminato di notte dall’interno, è anche calpestabile: gioia e divertimento garantito per piccoli e meno piccoli. Non solo: per molti bambini che non sano ancora nuotare, il ruscello è senza dubbio un posto fresco ...
Il luogo immaginario che diventa reale per poi tornare negli anni duemila immaginario, visto che gli spot dell'industria parmigiana, vengono girati altrove..

 
 
 

LA SARDEGNA

Post n°268 pubblicato il 20 Maggio 2012 da mina_1954
 

 

 

Quando si pensa alla Sardegna si pensa al mare ….eppure la vera Sardegna è nell'interno, e soprattutto nella regione del Gennargentu, dove il paesaggio non è stato stravolto in pochi anni dalle colate di cemento degli insediamenti turistici, ma è anzi il risultato di una millenaria integrazione tra l'uomo e la natura, e può offrire tutti gli ingredienti per una vacanza perfetta in ogni stagione dell'anno.

Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei è situato nelle province di Nuoro, Ogliastra e Cagliari ed è è stato istituito con D.P.R. del 30 marzo 1998….E' considerato da molti il più bello e il più selvaggio dei parchi nazionali dei parchi nazionali italiani: racchiude al suo interno ambiti montani e costieri di alto pregio e pressoché incontaminati……..Il paesaggio in alcuni tratti sembra lunare, ma anche ricchi di pascoli, dove si possono ammirare la fioritura degli oleandri sul corso del Gorropu…Comprende il massiccio del Gennargentu che degrada verso est e verso sud in direzione della profonda valle del fiume Flumendosa; questo complesso montuoso, il più vasto complesso montano della Sardegna, raggiunge le sue massime altezze nella Punta Paulinu (1.792 m), Bruncu Spina (1.829 m) e Punta La Marmora (1.834 m).Ricca di flora e fauna tra le quali ricordiamo l'aquila reale e l'aquila del Bonelli, il grifone, il nibbio reale, il gatto selvatico, la martora, il cinghiale e tra la flora l'elicriso, le querce ed i ginepri. L'intera area del parco del golfo di Orosei e del Gennargentu è parzialmente intatta, anche se non è stata risparmiata dalle scuri dei boscaioli infatti, il grande isolamento che l'aveva protetta per millenni finì nel secolo scorso, quando le sue foreste di lecci e roverelle furono in gran parte trasformate in carbone e traversine ferroviarie per l’industrializzazione dell' Italia appena unificata.

Nonostante ciò questa parte di Sardegna conserva ancora un patrimonio naturalistico d'eccezione sia per le singole specie animali presenti, sia dal punto di vista dei paesaggi, tra i più belli della costa e della montagna mediterranea.

40 chilometri del golfo di Orosei sono l'ultimo tratto di costa italiano senza insediamenti umani e senza strade, alle spalle del quale si trova un territorio selvaggio, difficile da percorrere anche a piedi. Sul mare tutta una successione di bianche scogliere calcaree, alte sino a 700 metri, forate da numerose grotte marine. Lungo questa costa, poco a sud di Gala Gonone, si apre la celebre Grotta del Bue Marino, nome che ricorda la presenza in passato della foca monaca.

Sulle falesie che si affacciano sul mare nidificano indisturbati il falco della Regina, il falco pellegrino e la rara aquila del Bonelli. Risalendo le 'codule', i letti del torrenti stagionali che sfociano su piccole spiaggette deserte, talvolta vere e proprie gole invase dagli oleandri, si penetra nell'interno. Qui regna incontrastata, con i secolari cespugliosi di ginepro sabino, la più fitta macchia mediterranea dove si nascondono cinghiali, mufloni, volpi, lepri e la rara donnola sarda.

Il Supramonte, massiccio altopiano calcareo di ben 50 chilometri quadrati, è un pò il cuore della Sardegna più severa, chiusa e inaccessibile. E' costituito da una serie di montagne aspre e scoscese, separate da profondi valloni caratterizzati da imponenti fenomeni carsici.

Qui si trova una delle più impressionanti gole italiane, quella di Su Gorropu, incassata tra pareti inaccessibili alte anche oltre 300 metri, e la celebre sorgente del Gologone. Ia più grande della SardegnaIl Gennargentu è il massiccio più alto della Sardegna (1834 metri sulla Punta La marmora). I suoi versanti sono stati duramente colpiti dai disboscamenti della seconda metà dell'Ottocento, bellissimi lembi di lecceta mista a corbezzolo e ginepro si sono però conservati intorno al paese di Desulo.

La fauna annovera specie endemiche esclusive della Sardegna: tra i mammiferi i mufloni, la cui popolazione è in ripresa, cervi sardi e daini reintrodotti, gatti selvatici, volpi e ghiri. Tra gli uccelli il grifone, il falco della regina, l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, la poiana; anfibi, rettili e insetti...

 

La vera chicca del campionario del CARNEVALE SARDO la troviamo ad ORISTANO dove spicca la SARTIGLIA, molto più recente delle rappresentazioni citate prima, ma più spettacolare e coreografica.

La SARTILLA, come si pronunciava in passato, ha chiare origini spagnole, medievali, dal gusto nobile di giostre cavalleresche. Ed è proprio in epoca medievale sotto il dominio spagnolo del GIUDICATO DI ARBOREA nel XIII sec.

che nasce LA SARTIGLIA, ed è presente ancora oggi. Nasce come manifestazione volta solo alle classi NOBILI ma conservata con aggiunta di modifiche nel corso degli anni quando in seguito coinvolse anche la popolazione. Più che una vera e propria corsa coi cavalli nell'intento di centrare una stella forata con la spada è questo un rito agrario che si riaggancia ai precedenti elencati. Dove l'abilità e il quantitativo di stelle conquistate aggiudica una buona sorte all'annata di raccolto.

Due riti che si mescolano dando vita alla kermesse più attrattiva del folklore Sardo. In questa magia di squilli di trombe, tamburi, sbandieratori, corse sfrenate al galoppo, che ci riportano come in un film nel medioevo sardo appare la maschera; SU CUMPOIDORI, una sorta di sacerdote che indossa una maschera androgena che è UOMO e DONNA, che non è ne MASCHIO ne FEMMINA. Un antico rituale segue la vestizione di questo personaggio che è il propiziatore della giostra equestre, il RE della SARTIGLIA, scelto da un GREMIO, viene vestito davanti al pubblico su una specie di altare poiché non può toccare la sacra MADRE TERRA prima di aver fatto la gara. SU COMPOIDORI deve essere puro, forte, coraggioso e abile. Alla vigilia della gara infatti egli viene sottoposto a CONFESSIONE e COMUNIONE nel rito religioso.

La SARDEGNA ha il potere di avere questa magia di unire riti pagani alla fede religiosa senza perderne il significato. La fede in SARDEGNA è pura, tangibile in ogni sua manifestazione di celebrazione e cultura.

 

 

 

 

 

Un grande Grazie a BlueBaby per la grande collaborazione  e per la ricerca delle notizie sulla "SARDEGNA"

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI ....

Post n°267 pubblicato il 15 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Vere da Pozzo a Venezia


VERA DA POZZO è un termine tipicamente veneziano; con esso si definisce la costruzione lapidea sovrapposta alla canna del pozzo ed a protezione della sua apertura. All’inizio fu un elemento semplicissimo con funzioni di sola sicurezza e, col passare del tempo, divenne un ricco e pittoresco ornamento di piazze e cortili

 

Il pozzo veneziano era un impianto abbastanza complesso e costoso, una vera e propria cisterna sotterranea di acqua potabile.
Per secoli sono stati un elemento essenziale della vita quotidiana dei veneziani Il loro funzionamento era molto semplice: l'acqua piovana veniva incanalata, attraverso dei tombini, nel terreno sabbioso che agiva come un vero e proprio filtro, e poi raccolta in una cisterna centrale collocata sotto la vera da pozzo. Un manto d'argilla, a imbuto, circondava il pozzo rendendolo impermeabile alle infiltrazioni d'acqua salmastra
Di vere da pozzo a Venezia se ne possono ancora vedere a centinaia. Finora si sono contate oltre 600 vere da pozzo a Venezia, ma sembra che, secondo una recente stima, ce ne siano ancora circa altre 200 da scoprire e catalogare dentro a proprietà private, quali corti o giardini
si possono scoprire vere da pozzo che sono opere d'arte di prima grandezza.
La maggior parte delle vere da pozzo erano fatte in marmo bianco e venivano eseguite dagli scalpellini di Venezia, chiamati "tagiapiera Altre erano addirittura in bronzo

 

Assolutamente da non perdere quella realizzata nel 1427, in marmo rosso di Verona, da un appena ventenne Bartolomeo Bon per il cortile della Ca' d'Oro. Le figure delle Giustizia, della Carità e della Fortezza arricchite da fogliame hanno un impianto che ricorda i capitelli di Palazzo Ducale e nello stesso tempo una forza plastica tipica dello scultore veneziano
Il rinnovamento degli spazi pubblici attuato nel corso del Cinquecento interessò anche questi elementi di servizio e di arredo urbano, ne sono un chiaro esempio le due vere da pozzo in bronzo (le uniche a Venezia) del cortile di Palazzo Ducale: quella eseguita da Alfonso Alberghetti (1554-59), vicino alla Scala dei Giganti, e l'altra realizzata da Nicolò Conti (1556). Sempre nel XVI secolo Jacopo Sansovino disegnò, per il cortile della Zecca, un pozzo cheche avrebbe dovuto essere il più monumentale della città.

 L'opera, realizzata da Danese Cattaneo, è attualmente nel giardino di Ca' Pesaro e la caratterizza la figura di Apollo collocata sulla sommità dell'arco che lo sormonta.La più classica delle vere da pozzo rinascimentali, però, è quella di campo Santi Giovanni e Paolo, databile attorno ai primi decenni del Cinquecento, proveniente dal palazzo Corner delle Ca' Granda (l'attuale sede della Provincia) non lontano da San Maurizio.
La ricca decorazione è formata da otto putti ad altorilievo che reggono grandi festoni con frutta e uno scudo con l'arma della famiglia Corner. Rarissime, invece, sono le occasioni per ammirare e studiare le strutture dei pozzi poste al di sotto del selciato: i lavori di manutenzione e risanamento della città, realizzati da Insula, hanno permesso ai tecnici e agli archeologi di rilevare e fotografare le parti solitamente 'invisibili' dei pozzi in campo Santa Marina, San Samuele, San Nicolò dei Mendicoli e in corte del Malibran...

 

 

Venezia si rifornì così per secoli di acqua potabile, ma nei periodi di siccità si facevano arrivare dai fiumi vicini alla laguna delle grosse barche (dette "peàte") piene di acqua dolce per garantire l'approvvigionamento per tutti. Esistevano inoltre dei venditori d'acqua che passavano per strada per rifornire direttamente a casa coloro che non avevano un facile accesso alle vere da pozzo. Tutto questo procedimento continuerà fino al 1884, anno in cui verrà inaugurato l'acquedotto pubblico in città che porterà l'acqua potabile del fiume Sile fino alle case dei veneziani
Le vere da pozzo al giorno d'oggi non sono più funzionanti
dal web

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI ....

Post n°266 pubblicato il 09 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

 

L'Auditorium Parco della Musica è un complesso multifunzionale di Roma realizzato per ospitare eventi musicali e culturali di varie tipologie; è stato inaugurato il 21 aprile 2002 con l'apertura della Sala Sinopoli, ed il 21 dicembre dello stesso anno è stata poi aperta anche l'ala più grande del complesso Si sviluppa su un'area di 55.000 m² nel quartiere Flaminio, tra Villa Glori, la collina dei Parioli e il Villaggio Olimpico, ed è stato progettato dal celebre architetto italiano Renzo Piano
Le tre sale destinate alle rappresentazioni musicali hanno dimensioni differenti pensate per soddisfare tutte le tipologie di musica concertistica esistenti.

 

 

Oltre alle sale principali anche gli studi 1, 2, 3 sono pensati per la musica ospitando le prove dei musicisti.
A queste si aggiunge il Teatro Studio che può ospitare fino a 350 posti in occasione di rappresentazioni di vario genere e il foyer, luogo di raccolta degli spettatori prima e dopo gli spettacoli, salotto ma che ospita anche occasionalmente eventi musicali.
Tutti gli spazi si dispongono attorno al corpo centrale o Cavea, anfiteatro all'aperto in grado di ospitare fino a 3.000 spettatori durante la staginoe estiva. Si affiancano alle attività prettamente musicali anche altri tipi di eventi quali conferenze, incontri con i musicisti e direttori d'orchestra, attività di studio svolte nella biblioteca e nell'audioteca dell'Auditorium.
Un bookshop, un bar e un ristorante sono i luoghi d'incontro di spettatori, musicisti e visitatori occasionali

 

 

Museo Archeologico


Nel 1995, nel corso dei preliminari lavori di sterro nell’area destinata ad ospitare il nuovo complesso dell’ Auditorium, vennero alla luce significativi resti murari ascrivibili ad un’epoca storica compresa tra la metà del VI secolo a.C. e l’inizio del III secolo d.C.

Negli anni 1996-98 fu effettuato lo scavo integrale dell’area, che portò alla scoperta di un edificio di oltre 2.000 mq di superficie. La costruzione più antica, una fattoria rustica di età arcaica, probabilmente abitata da un contadino agiato, cittadino e soldato di Roma, fu distrutta intorno al 500 a.C. e sui suoi resti fu edificata una grande villa patrizia associata ad un villaggio murato, probabilmente destinato ai servi agricoli (500-300 a.C.). Successivi interventi edilizi, dei quali sono state riconosciute almeno tre fasi, hanno sostanzialmente modificato l’impianto della villa, che fu definitivamente abbandonata nei primi decenni del III secolo d.C.
Il Museo Archeologico è diviso in due spazi espositivi. Nel primo vengono illustrate con modelli in legno le architetture della fattoria e la villa nelle sue varie fasi, associate con i materiali archeologici più significativi, soprattutto il vasellame da cucina, da tavola e da culto. Sono inoltre ricreati contesti particolari, quali la dispensa di una cucina, un forno da pane e un torchio oleario, che attestano lo svolgimento delle attività produttive e l’immagazzinamento delle derrate.

Nella seconda sezione vengono illustrate le emergenze archeologiche del territorio compreso tra le Mura Aureliane e i corsi dell’Aniene e del Tevere e attraversato dalle vie Nomentana, Salaria e Flaminia. All’interno di questa sezione, inoltre, è conservato un muro in opera reticolata riferibile alla recinzione della villa, i cui resti è possibile ammirare dalla terrazza accessibile attraverso le sale del Museo

 

 

 

Museo degli Strumenti Musicali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia: il MUSA, il Museo degli Strumenti Musicali dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ospita una delle più significative raccolte di strumenti italiane: circa 130 strumenti provenienti da tutti i continenti testimoniano la storia della musica nelle differenti culture. Nelle sale progettato dall'architetto Renzo Piano sono in esposizione veri gioielli della strumentistica italiana come il Toscano, uno Stradivari risalente al 1690, o la viola di Davi Tecchler.
Attraverso gli strumenti si può così compiere un viaggio nel tempo e nello spazio seguendo tutti i principali generi musicali nelle loro culture originarie.
Completa il percorso espositivo un progetto interattivo realizzato con l'Università di Genova che permette al visitatore di sentire tutti i suoni delle diverse sezioni che compongono un'intera orchestra moderna.

Tra le attività del museo anche visite guidate, conferenze, seminari, laboratori per bambini delle scuole.

 

 

Auditorium Arte

E' lo spazio espositivo di 200 mq all’interno dell’Auditorium Parco della Musica, promosso dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali, dal Palazzo delle Esposizioni e da Musica per Roma, è ideato per ospitare di volta in volta iniziative particolari, quali capolavori di arte antica e moderna scelti secondo precisi criteri di qualità, di interesse e novità per il pubblico.


Auditorium Arte si avvale di un illustre comitato “Amici della Galleria dell’Auditorium” coordinato da Luigi Zanda e composto da esponenti del mondo della cultura quali Adriano La Regina, Eugenio La Rocca, Antonio Paolucci, Claudio Strinati, Franco Caltagirone, Attilio Codognato e Bianca Riccio che mettono la loro passione e le loro competenze al servizio di questo spazio unico nel suo genere.
 

dal web

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI..........SALSE DI NIRANO

Post n°265 pubblicato il 06 Maggio 2012 da mina_1954
 

 

 

Pensando a luoghi alieni, cioè luoghi che non sembrano appartenere al pianeta terra si pensa a mete esotiche in luoghi difficilmente raggiungibili. Pochi sanno invece che qualche luogo alieno lo abbiamo anche nella nostra cara Italia, come ad esempio una località poco conosciuta in provincia di Modena. A Nirano infatti c'è un fenomeno particolare, quello dei vulcani di fango. D'improvviso in mezzo alle colline dell'Appennino modenese ci si trova proiettate su qualche luna di Giove e dintorni, con un paesaggio irreale, costellato da vulcani che eruttano fango grigio.

 

Nirano, località abitata già in epoca romana, si trova nella parte sud-est del territorio comunale di Fiorano Modenese, ad una ventina di chilometri da Modena, fra Sassuolo e Maranello. La sua notorietà odierna è legata alla presenza delle salse, dal latino salsus che significa salato, ovvero di particolari sorgenti d’acqua fredda più o meno fangosa e salata. Vi gorgogliano bolle che contengono una miscela di idrocarburi gassosi, soprattutto metano, spesso insieme anche a piccole quantità di idrocarburi liquidi che, sul fango, possono dar luogo alla formazione di macchie, veli o aloni iridescenti.

 

A seconda della densità del fango, le bolle possono avere differenti dimensioni e forme, e, sempre in base alla densità, variano anche gli apparati che lo emettono. Possono essere dei coni sporgenti dal terreno, sorta di vulcanetti alti fino ad alcuni metri, oppure delle polle, pozzanghere sorgive larghe da pochi centimetri a qualche metro. E proprio a causa della forma dei coni dai quali escono fango e metano, le salse sono state a lungo apparentate erroneamente ai vulcani.

 

Il campo delle salse di Nirano è il più vasto dell’Emilia-Romagna, occupando un’estensione di circa 10 ettari. Le acque emesse sono molto salate, come quelle del mare. Infatti sono rimaste imprigionate nelle profondità della terra da quando, più di un milione di anni fa, il mare Adriatico sommergeva l’attuale pianura con le acque del Golfo Padano.

 

Testimoni della presenza del mare in queste zone sono i resti fossili di conchiglie e pesci mescolati alla terra delle colline o incastonati nella pietra, così come l’acqua che esce dalle salse. Acque salmastre, infatti, impregnano le rocce in profondità e, poco alla volta, spinte dalle pressioni sotterranee, tendono a risalire in superficie lungo le spaccature naturali che si sono create nello strato roccioso. Per la grande quantità di sale disciolto, quando l’acqua evapora e il fango si essicca, soprattutto in estate, sulla superficie si formano larghe patine ed efflorescenze biancastre.

 

L’ambiente delle salse risulta difficile e selettivo per piante, fiori e arbusti. Qui si sono ricreati infatti microambienti molto simili a quelli delle zone costiere marine o salmastre, che favoriscono la crescita di associazioni vegetali assai interessanti e, in alcuni casi, uniche. Le specie vegetali si dispongono per fasce concentriche intorno ai punti di emissione dei fanghi, in relazione alle quantità di sali contenuti nel suolo.

 

La fauna della riserva non differisce da quella delle aree circostanti. Non è difficile incontrare o scorgere specie quali il capriolo e l’istrice. Tra quelle di interesse comunitario troviamo numerosi uccelli e rapaci. Nei laghetti e nelle paludi è possibile scorgere il tritone crestato, oltre a svariate specie di invertebrati e ad anfibi.

Se pensi di poter fare una cosa falla.

Nell’azione c’è genialità, potenza, magia.

(Wolfgang Goethe)

 

DAL WEB

Link utili per approfondire le notizie

 

http://www.geologiaeturismo.it/node/204

http://www.visitmodena.it 

 

 

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI ......

Post n°264 pubblicato il 02 Maggio 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Il castello della Pietra è un'antica fortificazione sita nel comune ligure di Vobbia, ubicato nell'omonima valle tributaria del torrente Scrivia, in provincia di Genova
« Grixio dragon chasciù pietrificoo,
ch'o tegne ancon potense de magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante... o Castello da Pria »(EDOARDO FIRPO)
(« Grigio dragone quassù pietrificato,
che ha ancora potenza di magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante... il Castello della Pietra »)

 

Risalendo la Val Vobbia, dopo pochi chilometri dall'uscita autostradale di Isola del Cantone, si incontra il Castello della Pietra Guardando dal fondovalle il castello è comprensibile la scelta strategica della posizione, i due torrioni di roccia (puddinga, Conglomerato di Savignone) tra i quali è stato eretto lo rendono inespugnabile.

 

Denominato come il principale monumento del territorio genovese, il castello della pietra compare nell’elenco dei monumenti nazionali Italiani.
Secondo documenti non tanto recenti, il Castello fu costruito intorno all’anno 1000 dai Vescovi di Tortona, a difesa della Via del Sale, e nel 1050 fu ceduto ai Marchesi di Govi. Non si ha nessuna notizia del Castello fino al XIII secolo, quando un certo Opizzone della Pietra ne divenne proprietario. Nel 1518 passò sotto la guida della famiglia Spinola, per poi passare solo nel 1882 alla famiglia Botta Adorno e in seguito ai Cusani, prima di essere bruciato dalle truppe Napoleoniche.

 

 

Il Castello così rimase abbandonato fino al 1919, quando la famiglia Beroldo ne prese possesso e lo riportò a uno stato sicuramente più “abitabile”, per poi donarlo nel 1979 al Comune di Vobbia. Negli anni immediatamente successivi, il Comune lo fece restaurare in maniera massiccia, e ora il Castello della Pietra è visitabile da tutti.Il restauro ha messo in luce i diversi corpi del manufatto storico, rendendo ipotizzabile la testimonianza del Vinzoni nel raffigurare il castello diviso in due corpi sul versante a sud, uno più elevato dell’altro, con i tetti a due spioventi, una torre, o parte di un muro alla fine del camminamento a ovest ed una posizione di vedetta quasi sulla sommità del torrione a nord.
Nel ricostruire criticamente la definizione di spazi interni e le componenti architettoniche annullate dal degrado, i lavori sono stati condotti con rigore filologico denunciando sempre elementi di nuova introduzione per garantire così una chiara lettura delle parti preesistenti.

 

L'intervento operato ha consentito una piena riappropriazione dell'organismo architettonico che, in perfetta simbiosi con la formazione rocciosa di conglomerato oligocenico, si articola in due corpi impostati a quote differenti. Si accede dall'avancorpo i cui tre piani di calpestio sono stati ripristinati introducendo, ai primitivi livelli di imposta, una struttura metallica essenziale ad elementi reticolari, e pannelli grigliati per conseguire anche un effetto di trasparenza e diffusa luminosità.
Dall'ultimo piano dell'avancorpo si passa all'ampio salone centrale a pianta quadrata e soffitto voltato. Con il rifacimento della copertura che ripropone le tecniche della tradizione costruttiva più remota, si è ricercato un arioso sottotetto raggiungibile sia dal sottostante vano centrale sia dal camminamento di ronda.
Decisamente singolare è la cisterna scavata nella viva roccia ai piedi del torrione ovest in adiacenza al salone centrale sotto il cui pavimento è presente ancora un'altra cisterna.

Il castello è raggiungibile soltanto a piedi tramite un sentiero nel bosco e una scalinata nella roccia conglomeratica che ne forma la base.
I misteri che si porta dietro questo luogo affascinante e misterioso sono però molto vasti..
Sotto al castello, lungo la strada provinciale che porta al paese, ci s'imbatte nel leggendario ponte di Zan, costruito intorno al 1250. Alla passerella sono legate storie popolari che accrescono la suggestione del visitatore. La leggenda più famosa narra che il diavolo terminò, l'opera della costruzione del ponte in una sola notte prendendosi in cambio l'anima del primo passante.

UNA CURIOSITA'...

DAL WEB

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI..............

Post n°263 pubblicato il 27 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

 

 

La prima menzione della villa è del 1779, in una descrizione di Giovanni Targioni Tozzetti, ma l’edificio è molto più antico.

 

 

 In tempi più recenti, la villa passò ai Battini Rossi di Fivizzano e poi ai Giustiniani, a cui appartenne fino a poco.
Presenta una struttura a ferro di cavallo, costruita attorno ad un cortile dall'Oratorio dell'Angelo Custode.
La sua attrazione principale è il giardino. Anticamente all’italiana, di cui si sono ritrovate numerose tracce, venne trasformato nel XIX secolo in giardino all’inglese Felice Adami.
Oggi è caratterizzato da una meravigliosa fioritura di narcisi Per il sesto anno consecutivo Villa La Pescigola ospita la più grande fioritura del narciso in un parco privato italiano dal 27 Marzo al 1 Maggio 2011 e da quest'anno con il PATROCINIO dei BENI e le ATTIVITA' CULTURALI: il Festival dei Narcisi. Un mare ondeggiante di oltre 150.000 narcisi di 400 varietà e diversi colori e tulipani accoglieranno i visitatori: alcuni profumatissimi, altri di matrice molto antica, nonché nuovissime specie dai colori rosa, corallo e salmone, dispersi in ondate coloratissime lungo i prati o disposte a rievocare “le broderies” settecentesche sulle terrazze del giardino all’italiana.

Unico in Italia è altresì la splendida rievocazione dello scomparso labirinto con oltre 50.000 narcisi in pieno fiore.


Il labirinto è oggi ubicato ai piedi dei terrazzamenti del giardino all'italiana e le sue forme, questa volta geometriche, sono composte da siepi di narcisi bordati di bossoi proprietari hanno deciso di prediligere il narciso, fiore insieme umile ed antichissimo, caro agli dei e fornito di una bella tavolozza di colori, tutti caldi ed adatti al primo sole come il giallo oro antico, l’arancio color corallo mediterraneo, il bianco candido delle nuvole di Aprile ed il rosa pallidissimo degli intonaci dilavati dell’antica dimora toscana, molto ammirata la bellissima statua di Narciso, proprio il giovinetto innamorato della propria immagine, installata su un bel prato erboso. Scolpita nel marmo di Carrara, di grandezza poco più del naturale, è stata realizzata Martin Foot, un grande scultore inglese di Liverpool, innamorato dell’Italia e della sua arte che ha Studio a Pietrasanta

CURIOSITA' SUL NARCISO

 

Il significato di questo fiore, ovvero autostima, vanità ed incapacità d'amare, è da far risalire alla storia di Narciso, un giovane e splendido pastore di cui Ovidio parla nel terzo libro della Metamorfosi

Narciso è rappresentato come un ragazzo molto vanitoso e completamente ammagliato dalla sua stessa bellezza ed incapace, proprio per questo, di carpire la vita ed i sentimenti che la sua bellezza suscitava in tutte le fanciulle. Un giorno, mentre ammirava tutto il
suo splendore nelle acque di uno stagno, Narciso divenne "bersaglio" di Cupido che, per beffarsi del giovane, gli truccò la faccia e gli scompigliò i capelli. Narciso, nel tentativo di recuperare il suo viso, cadde in acqua e morì. sulle sponde dello stagno nacquero dei narcisi che chinavano il capo sull'acqua alla ricerca del proprio riflesso. Dal termine narciso sono derivati gli aggettivi narcisista e narcisistico ed il sostantivo narcisismo che indicano la tendenza a contemplare con eccessivo compiacimento la propria persona e la propria personalità.

DAL WEB

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI..... GUALDO TADINO

Post n°262 pubblicato il 25 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Gualdo Tadino sorge nel cuore dell'Italia di centro, godendo della presenza di paesaggi e scenari di assoluta bellezza
La cittadina sorge ai piedi del monte Serra Santa, a ridosso di una conca nella zona chiamata noverino – gualdese.

 Ha origini molto antiche risalenti all’ età romana. Venne in parte distrutta da Totila e poi ricostruita, al margine del torrente Feo, col nome di Wald ( bosco ).

Fino al 1210 rimase sotto la protezione dell’abbazia di S. Benedetto e successivamente fu trasferita nell’attuale sito. Nel 1237 vennero edificate le mura e la rocca con l’ausilio di Federico II, mentre nel medioevo si assiste allo sviluppo vero e proprio dell’assetto urbano, che fu in parte danneggiato durante i terremoti del 1751, 1882, 1997.

 

Gualdo Tadino è immersa in un ambiente naturale rigoglioso, fatto di splendidi boschi, prati e ampi spazi verdi, che si estendono sia sul versante della montagna che sovrasta la città, sia nella zona collinare e pianeggiante che circonda tutta la parte a valle del territorio gualdese. Particolarmente apprezzata, per le sue caratteristiche diuretiche e curative, è l'acqua della sorgente Rocchetto, un luogo che offre la possibilità, oltre che di riposo e ristoro in una cornice naturale di grande bellezza, di passeggiare nei sentieri, attrezzati, che attraversano rigogliosi boschi e distese di prati posti ai piedi del monte Serrasanta. Queste caratteristiche ambientali si prestano in maniera particolare alla realizzazione di escursioni e di passeggiate, anche in mountain bike.

 

Gualdo Tadino offre inoltre l'opportunità di un ricco itinerario culturale. Nella centrale piazza Martiri della Libertà è possibile visitare la cattedrale di San Benedetto e la chiesa di San Francesco. Adiacente la piazza, presso il Palazzo del Podestà, ha sede il Museo dell'Emigrazione, che ricostruisce in un ricco e documentato percorso tematico le vicende degli emigrati umbri nel mondo.

 

 Presso la Rocca Flea è visitabile il Museo Civico, che espone opere dell'arte gualdese e non solo, specialmente di quella ceramica.
Gualdo Tadino è tra i più importanti centri ceramici umbri, universalmente conosciuta come la "Città della ceramica",

 i primi documenti, provenienti da archivi di centri limitrofi, asseriscono infatti che già nel Trecento ceramisti gualdesi esportavano i loro prodotti in fiere e mercati umbri.
Una caratteristica maiolica gualdese è documentata a partire dal XIV secolo, mentre l'affermarsi di una vera e propria produzione si avrà a partire dal XVI secolo, quando emergeranno le prime dinastie di ceramisti locali, dei Pignani e dei Biagioli.

L’11 febbraio 1673 il Papa Clemente X concede ai ceramisti gualdesi Lorenzo e Antonio Pignani, che hanno trasferito la loro attività a Roma, dove producevano ceramiche di pregio, la privativa valida per un quinquennio per lo Stato della Chiesa, di dare colore alla maiolica, appli-cando su essa, l’oro con una tecnica mai usata. Nella Chiesa di San Francesco, si può ammirare una pala d’altare della SS. Trinità, risalente al 1528, modellata e dipinta da un ignoto autore di cultura urbinate e un pre-zioso lavabo, probabile opera di Francesco Biagioli detto il Monina. A Gualdo Tadino la lavorazione della ceramica non ha mai conosciuto interruzione.....
le antiche tecniche e cotture tradizionali tramandate come segreto di padre in figlio, che hanno reso famose le maioliche gualdesi nel mondo.

CURIOSITA'


A Gualdo Tadino nell’ambito delle recenti ricerche archeologiche effettuate nel vasto insediamento di Colle I Mori, è stata portata alla luce una fornace a pianta circolare nella quale veniva cotta la ceramica in epoca preromana.
La struttura artigianale è stata scoperta all’interno di un grande ambiente di forma rettangolare circoscritto da muri a secco. La fornace è ancora in via di scavo, ma si possono già riconoscere il piano forato che divideva la camera di combustione nella quale era acceso il fuoco dalla camera di cottura nella quale erano impilati i vasi da cuocere.

La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria spiega che questa scoperta riveste un ruolo importante per la comprensione delle produzioni artigianali del territorio umbro e acquista maggior significato se si considera la collocazione della fornace in un’area dall’antica tradizione ceramica 

Le campagne di scavo effettuate negli ultimi anni hanno portato alla luce una parte dell’abitato, risalente a un periodo compreso tra VI e III secolo avanti Cristo, che si estendeva su terrazzamenti costruiti artificialmente sui versanti dell’altura, in cima alla quale si ergeva una zona sacra, ed era composto da abitazioni formate da tre stanze con muri di pietrame a secco, livello superiore di legno e tetto a tegole e coppi.

Il 30 aprile la città di Gualdo Tadino celebra il suo “compleanno”. L’ultima riedificazione, infatti, è datata 30 aprile 1237, come compare in un atto dell’epoca...

DAL WEB

RINGRAZIO  LA MIA CARA PROFF MINA ...

PER  IL SUO AIUTO ..E

VI SALUTA CARAMENTE

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI ....

Post n°261 pubblicato il 23 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

 

Grotta di S. Barbara Iglesias

 

La grotta di S. Barbara, situata all’interno della grotta

di S. Giovanni presso Gonnesa, situata a 200 m. sul livello del mare, è stata scoperta casualmente nell’ aprile del 1952 durante lo scavo di un fornello. Il fatto che essa non avesse comunicazioni dirette con l’esterno, ma che vi si possa accedere solo attraverso la miniera, ha consentito che essa si sia conservata in maniera quasi perfetta.

 

La grotta è formata da un grande salone ovoidale con delle diramazioni sia verso il basso che verso l’alto. Le prosecuzioni verso l’alto sono quelle più anguste, mentre nella parte inferiore si trova un piccolo lago sotterraneo.
La caratteristica che rende particolare ed unica questa cavità è legata ai cristalli tabulari di barite bruno disposti a nido d'ape riscontrabili nelle volte e in gran parte delle pareti.

La deposizione dei cristalli tabulari di barite è seguita alle concreazioni semisferiche di calcite, entrambe si sono formate in condizione di totale sommersione della grotta con circolazione d’acque a chimismo complesso
La deposizione dei cristalli tabulari di barite è seguita alla formazione delle concrezioni semisferiche di calcite, entrambi si sono formati in condizioni di totale sommersione della grotta con circolazione d'acque a chimismo complesso.

 

La grotta è interamente modellata da splendide concrezioni formatesi in una storia di circa 500 milioni di anni, con colonne di stalattiti alte anche più di 20 metri, stalagmiti e splendide eccentriche di aragonite.

Come arrivare
Partendo da Iglesias si percorre la strada per Gonnesa e si seguono le indicazioni per la Grotta.
Le Visite si effettuano solo su prenotazione

 

 DAL WEB

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI......

Post n°260 pubblicato il 20 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

 

Quando una favola diventa realtà !!!
Una valle soleggiata e protetta dai venti, immersa nelle Alpi Marittime, è lo scenario entro cui sorgono le antiche Terme della città di Vinadio, alle pendici del monte Oliva.

 

 

Le Terme di Vinadio erano già note in epoca romana, come attestano alcune iscrizioni rinvenute in Valle Stura, mentre le prime descrizioni sulle proprietà delle acque risalgono al 1552. Del Settecento è il primo nucleo di fabbricati intorno al quale, con successivi ampliamenti, si è costituita la base dello stabilimento, concepito nei primi anni del Novecento, affiancato più tardi dall’attuale struttura alberghiera. In epoca sabauda le terme fungevano da luogo di soggiorno e cura per gli ufficiali dell’esercito reale che trovavano sollievo in questa oasi climatica dall’ottima posizione, soleggiata e riparata dai venti e resa ancor più preziosa dalla sua altitudine.

 

 

 

 

Le acque che alimentano le Terme sono sulfuree, indicate in dermatologia e ginecologia, per l’apparato respiratorio e la medicina estetica, per l’acne e la psoriasi, il diabete e la cellulite, l’artrosi e le sinusiti, la riabilitazione post traumatica.
Il bacino termale da cui provengono le acque di Vinadio è ubicato nella Alta Valle della Stura di Demonte e in questa zona il termalismo non è dovuto a fenomeni vulcanici superficiali che generano gradienti geotermici anomali, come accade ad esempio per Acqui Terme(Piemonte), ma semplicemente da infiltrazioni di acque superficiali fino a 3000 metri di profondità provenienti da bacini che sono situati tra i 2400 e i 2600 metri di altitudine.
L’acqua scaturisce da una serie di sorgenti denominate Roccia, Maddalena, Cappella, Fango Antico e situate nelle immediate vicinanze dello stabilimento e due sorgenti – Stufa Antica o Stufa del Mascone e Stufa Santelli, provenienti dall’interno del complesso termale. Quindi viene convogliata presso lo stabilimento termale dove alimenta la piscina, le vasche per l’idromassaggio, gli apparecchi per le inalazioni caldo-umide, le vasche per la maturazione dei fanghi ed infine permette la crescita delle caratteristiche alghe utilizzate per i trattamenti dermocosmetici.
I vapori naturali, invece, vanno a riscaldare fino a 60° le tre grotte naturali dove si pratica l’antroterapia, antichissimo quanto efficace metodo di cura.
Accanto alle terme, in una suggestiva struttura dell’Ottocento, sorge il Grand Hotel Terme di Vinadio, con moderni comfort e stile liberty, che ospita al suo interno un attrezzato Centro Benessere, una moderna Beauty Farm e un ristorante specializzato in cucina regionale tipica o dietetica. Il complesso è immerso nell’incontaminata Valle Stura, ripopolata ogni anno di cervi, camosci all’interno di una cornice di flora e fauna incantevoli, a pochi passi da strutture sciistiche molto rinomate. Il centro benessere, il solarium, le piscine termali interna ed esterna, il percorso plantare vascolare e la grotta sudatoria romana offrono una gamma completa di servizi curativi e per il tempo libero.

 

 

 

Hanno usufruito dei nostri servizi componenti della famiglia Grimaldi del Principato di Monaco e, anticamente, hanno frequentato le nostre terme personaggi come il conte Camillo Benso di Cavour.
Il complesso termale sorge nell’alta Valle Stura, situata nella parte sud occidentale della provincia di Cuneo: uno dei posti più incontaminati delle Alpi Marittime. L’offerta del vastissimo territorio di Vinadio è senz’altro allettante per chi è appassionato della montagna: arrampicate, pedalate, sci alpinismo e da fondo, escursionismo, trekking, pesca e caccia sono veramente alla portata di tutti ed in scenari da favola dove è frequente l’incontro con camosci, stambecchi e cervi…..Luoghi di forte suggestione e meta di turisti è poi il Forte Albertino, una delle fortificazioni più grandi del Piemonte volute dal re Carlo Alberto.

 

 

 

 

Il Forte di Vinadio


La fortificazione di Vinadio è da considerarsi fra gli esempi di architettura militare più significativi dell'intero arco alpino. I lavori di costruzione della fortezza, voluta da Re Carlo Alberto, iniziarono nel 1834, per concludersi solo nel 1847. Nonostante una breve interruzione, dal 1837 al 1839, in soli undici anni si realizzò un vero capolavoro dell'ingegneria e della tecnica militare e per la sua costruzione in alcuni momenti furono impegnate 4000 persone.
La fortificazione che fiancheggia a ponente il paese e non fu mai teatro di importanti eventi bellici, dalla roccia del fortino al fiume Stura, ha una lunghezza in linea d'aria di circa 1200 metri. Il percorso, che si snoda su tre livelli di camminamento, si aggira sui 10 km. ed è suddiviso in tre fronti: Fronte Superiore, Fronte d'Attacco e Fronte Inferiore.

 

 

 

(Questo post realizzato da Mina….e postato dalla mia cara collaboratrice e Amica …BlueBaby che ringrazio per aiutarmi in questo particolare periodo….Salutoni ….Mina )

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI.............

Post n°259 pubblicato il 17 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Bordighera è situata sulla costa della Riviera ligure di ponente, ubicata sul capo Sant'Ampelio a circa venti chilometri dal confine con la Francia, ai piedi delle Alpi Marittime. Dista dal capoluogo circa 36 chilometri.
Anche Bordighera ha i suoi misteri....

 Bordighera, sulla via Romana, si trova il "fantasma" di quello che, un paio di secoli fa, era nato come uno dei più prestigiosi alberghi dell'elite europea, l'Hotel Angst.
Adolf Angst, un ricco imprenditore svizzero, giunse a Bordighera nel 1879 con l'intenzione di costruirvi un grande ed importante albergo dedicato ai turisti provenienti da ogni parte d'Europa: egli aveva infatti già intuito il potenziale turistico di questa città, che col tempo è infatti diventata uno dei poli turistici più importanti del nord Italia
Il terreno ideale per edificare la prestigiosa struttura era occupato però da un’unica casa, abitata da un’anziana signora di nome Ghella. Angst le fece molte pressioni per convincerla a vendere la casa, ma senza successo. La donna non voleva sapere di andarsene. Finché una notte un incendio divampò nella casa, bruciandola da cima a fondo. Il corpo di Ghella non venne mai trovato e nemmeno fu mai scoperta la causa dell’incendio. L’unico oggetto sopravvissuto al rogo era un fantastico specchio di antica fattura, che gli operai di Angst, oramai diventato proprietario del terreno, decisero di regalare al loro padrone. L’imprenditore lo trovò molto affascinante e decise
di metterlo in bella vista nel nuovo albergo

 

L'hotel venne quindi costruito ed ebbe un grandissimo successo, diventando ben presto uno dei più famosi e quotati dell'elite europea. Ma la sua fama non si basava esclusivamente sull'ottimo servizio (all'avanguardia rispetto a quelli dell'epoca), poichè una delle attrazioni principali era costituita dalle numerose leggende nate attorno a quel luogo. Pare che la notte si sentissero strani rumori come porte che sbattevano violentemente e passi veloci attarverso i corridoi; inoltre ogni mattina Angst trovava dei sottilissimi capelli color argento ai piedi del suo letto
Nel 1887 una scossa di terremoto danneggiò pesantemente l’hotel. Molti ospiti presenti a un ricevimento al momento del sisma dichiararono di aver visto improvvisamente le finestre e gli specchi oscurarsi. Altri giurarono di aver sentito anche una risata riecheggiare nella sala. Angst invece era convinto di aver visto addirittura lo spettro della vecchia Ghella che usciva dallo specchio pochi secondi prima della scossa di terremoto. L’hotel venne ristrutturato e riaprì i battenti. I fenomeni ricomparvero quasi subito. L’imprenditore aveva però oramai un chiaro indizio riguardo alla loro natura. Fece coprire lo specchio con un telo e di colpo queste manifestazioni spiritiche cessarono di tormentare gli ospiti dell’albergo, tranne per qualche lugubre urlo di dolore che ogni tanto scuoteva il silenzio della notte..
Angst si rese conto di aver sconfitto lo spirito irrequieto di Ghella, ma... ahimè, la sua soddisfazione non durò molto. Da allora ebbe inizio l'inesorabile declino: egli si ammalò di una lunga e sofferta malattia che lo accompagnò fino al 1924, anno della sua morte. L'albergo, invece, perse i suoi fasti, divenne ospedale militare nel 1917, e non ritrovò mai più il vecchio splendore, dal momento che anche le esigenze turistiche, dopo la seconda guerra mondiale, erano cambiate radicalmente.

 

Ad oggi, c'è chi dice che non solo all'interno dell'edificio vengano effettuate messe nere, ma c'è anche chi giura di aver visto figure di donna affacciate alle finestre di piani che ormai non sono più raggiungibili. Chi, invece, di notte, volesse avventurarsi a curiosare tra i resti dell'edificio potrebbe, tra i cespugli dei giardini o tra i corridoi del primo piano, vedere una figura di donna un po' gobba che corre velocemente a nascondersi.
C’è anche un altro particolare che lascia basiti: ogni scritta tracciata sui muri dell’hotel scompare il giorno dopo, come se qualcuno si premurasse di cancellarla in fretta e furia. E il vecchio specchio di Ghella?

DAL WEB

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI.........

Post n°258 pubblicato il 14 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

IL SALONE DEI CINQUECENTO DI PALAZZO VECCHIO

 

 

Il Salone dei Cinquecento è la sala più grande e più importante sotto il profilo storico-artistico di Palazzo Vecchio a Firenze.

 

 

La sala si trova al primo piano del Palazzo e fa parte di un corpo aggiunto in secondo momento, adiacente alla parte originaria dell'epoca di Arnolfo di Cambio

L'enorme Salone fu edificato per volere di Frà Girolamo Savonarola, al suo interno dovevano essere ospitati i rappresentanti del Consiglio Maggiore (formato da 500 membri), che era l'organo di governo della città e che era composto da tutti i cittadini maschi che avevano compiuto 29 anni, pagavano le tasse e appartenevano a famiglie che avessero rivestito cariche pubbliche nelle ultime tre generazioni.
Lungo 52 metri e largo 32, il Salone dei Cinquecentofu costruito nel 1494 da Simone del Pollaiolo
Successivamente la sala fu ampliata da Giorgio Vasari perché il Granduca Cosimo I potesse trasferirvi il suo tribunale. Durante questa ristrutturazione famosa (rimasta incompiuta) andarono perse alcune opere, come la Battaglia di Cascina e la Battaglia di Anghiari dipinte dai rivali Michelangelo e Leonardo. Le decorazioni superstiti furono realizzate tra il 1555 e il 1572 da Giorgio Vasari e i suoi aiutanti. Esse rappresentano il culmine dell’arte manierista e fanno di questa sala il pezzo forte del palazzo

 

 

Il mirabile soffitto a cassettoni presenta una serie di pitture sul tema dell'esaltazione di Cosimo I, delle sue opere e della sua casata, incorniciate da magnifici intagli dorati. Venne messo in opera tra il 1563 e il 1565.
 42 riquadri vennero eseguiti da una squadra di più pittori coordinati dal Vasari, mentre il soggetto iconografico fu curato da Vincenzo Borghini: nei bozzetti originali il centro doveva essere occupato da un'allegoria di Firenze, ma fu Cosimo stesso a volere che nel centro vi fosse rappresentato lui stesso in gloria e così fu. I pittori che parteciparono alla decorazione, oltre al Vasari stesso furono: Giovanni Stradano, Jacopo Zucchi, Giovan Battista Naldini, Stefano Veltroni, Tommaso di Battista del Verrocchio, Prospero Fontana, Marco Marchetti da Faenza, Orazio Porta, Santi di Tito e Ridolfo del Ghirlandaio.


 

Attorno al pannello centrale con Cosimo I in apoteosi si possono riconoscere alcune allegorie dei quartieri di Firenze e dei domini del Ducato in atto di sottomissione al Duca, episodi della guerra di Pisa (1496-1509) e della guerra di Siena (1553-1555), oltre ai ritratti di alcuni collaboratori del Vasari.
Ai lati delle pareti sono poste sei statue tra cui il Genio della Vittoria di Michelangelo

 


Le sei statue lungo le pareti rappresentano le "Fatiche di Ercole" sono opera di Vincenzo de' Rossi e collaboratori, eseguite tra il 1562 e il 1584 e collocate nel salone nel 1592 in occasione del battesimo di Cosimo, il figlio primogenito di Ferdinando I de' Medici. Un settima statua Ercole che sostiene il globo di Atlante venne trasportata dopo il 1620 all'ingresso della villa di Poggio Imperiale e lì si trova tutt'oggi...

 

dal web

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI....

Post n°257 pubblicato il 11 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

La cavità unica più ampia d'Europa
La Grotta Gigante è la più grande cavità turistica al mondo. È situata nel Carso triestino, nel comune di Sgonico, in provincia di Trieste

 

 

Scoperta nel 1840 da Anton Frederick Lindner (nel corso di una ricerca finalizzata a scoprire il corso sotterraneo del fiume Timavo per sfruttarlo per l'approvvigionamento idrico di Trieste), fu rilevata dagli speleologi nel 1897 e destinata alla fruizione turistica dal 1908 dal Club dei Touristi Triestini. Nel 1957 venne realizzata l'illuminazione elettrica.

Si entra da un’apertura naturale scoperta nel 1904, che già dal 1908 fu attrezzata per l’accesso turistico.

Numerosi gradini, suddivisi in comode rampe rese sicure da solide ringhiere e copertura antiscivolo, permettono di raggiungere il fondo al termine di una ripida e suggestiva galleria
La Grotta Gigante non è solo un luogo turistico, ma un importante sito per scienziati. È attrezzata di strumenti atti alla misurazione degli effetti delle maree e delle inondazioni sulle acque sotterranee.
Particolarità della grotta sono due pendoli geodetici, i cui cavi sono fissati sulla volta della caverna e terminano alla base della stessa, dove i pendoli sono alloggiati in una apposita costruzione. Costituiscono una strumentazione scientifica utilizzata dal Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste per rilevare i movimenti della crosta terrestre, tra cui quelli legati alle maree terrestri.
Sul fondo della grotta è presente dal 1963 anche una stazione sismografica per il rilevamento e lo studio dei terremoti. All'esterno, in prossimità della biglietteria, è posta una stazione meteorologica funzionante dal 1967
A circa 80 metri di profondità si apre la parte più imponente della Grotta Gigante: la Grande Caverna. Si tratta di un unico vano naturale, reso spettacolare dalle dimensioni eccezionali: 98,50 metri di altezza, 167,60 di lunghezza e 76,30 di larghezza. Il punto più profondo raggiunto dal percorso turistico si trova a 101,10 metri di profondità rispetto all'ingresso

 

Le principali attrattive della Grande Caverna sono le stalagmiti, le stalattiti e le colate calcitiche, formate dal carbonato di calcio depositato dalle gocce d’acqua piovana che si infiltrano dalla volta. La stalagmite più imponente è la Colonna Ruggero, alta ben 12 metri. La sala è ulteriormente impreziosita dai suggestivi colori naturali delle pareti, che presentano sfumature rossastre, bianche e grigie dovute alla presenza di differenti minerali
percorso prosegue per il sentiero Angelo Finocchiaro, importante speleologo triestino nonché per 30 anni direttore della commissione Grotte dell’Alpina, il più antico gruppo speleologico al mondo, tuttora operante.

Si prosegue poi verso la Sala dell’Altare e si continua in salita lungo una cengia, fino ad arrivare ad una rampa di scale che conduce al belvedere, da cui si gode dall’alto la vista meravigliosa delle stalagmiti sul fondo della caverna.

Proseguendo lungo la galleria artificiale si giunge quindi all’ultimo belvedere, sospeso a 100 metri di altezza e a cui sono ancorati i pendoli geodetici.

Oggi, all’interno della grotta si può ammirare lo scheletro originale di orso speleo (Ursus spelaeus), il più grande mammifero che abbia mai frequentato le caverne della nostra zona
Alla fine del percorso si rivede la luce del sole illuminare la forra ripida e scoscesa, quel che rimane di un tratto di roccia eroso millenni fa.

 

DAL WEB ..

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI.....

Post n°256 pubblicato il 06 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

.... DATE E VI SARA' DATO....

 

La Pietà di Michelangelo in San Pietro
al Vaticano - Roma

 

Nel 1498 d.C. Michelangelo, a soli 22 anni, stipula un contratto, garantito da Jacopo Galli, con il cardinale francese di San Dionigi, per la realizzazione, entro un anno, di una Pietà di marmo destinata ad essere esposta nella Basilica di San Pietro. La Pietà di Michelagelo nasce su un blocco di marmo scelto personalmente nelle cave di Carrara, dove l'artista rappresenta le figure isolate della Vergine Maria che tiene in grembo il corpo di Cristo appena deposto dalla croce
Il Cristo, è stato appena deposto dalla croce, e i suoi aguzzini romani, lo consegnano nudo e pieno di piaghe, con un semplice straccio nelle mani della Madre, affranta dal dolore per la grave perdita

La Pietà di Michelagelo nasce su un blocco di marmo scelto personalmente nelle cave di Carrara, dove l'artista rappresenta le figure isolate della Vergine Maria che tiene in grembo il corpo di Cristo appena deposto dalla croce
Il Cristo, è stato appena deposto dalla croce, e i suoi aguzzini romani, lo consegnano nudo e pieno di piaghe, con un semplice straccio nelle mani della Madre, affranta dal dolore per la grave perdita. Ammirando la Pietà di Michelangelo, una delle prime cose che possiamo notare, è la grande naturalezza dei corpi. A differenza di altre Pietà dell'arte antica, dove la tradizione voleva che i due corpi, fossero “composti” con uno schema ben preciso, posizionati cioè, la Madonna ritta in verticale e rigida, mentre il corpo del Cristo in orizzontale, dando una sensazione irreale, di rigidezza. Nell'opera di Michelangelo grande innovatore in scultura, invece troviamo la realtà, la naturalezza e la fisicità nei corpi. Quello di Gesù per esempio è perfettamente e naturalmente appoggiato, ci restituisce le giuste pieghe fisiche delle pelle e dei muscoli, che notiamo come se fossero molli, appunto “veri”. Viene quasi di andare a toccare con le nostre mani le vene perfette delle mani o le caviglie del Cristo, o magari le carni attorno al costato flagellate dalle fruste degli aguzzini, come se lo avessimo davanti a noi. L'artista, con questa sua opera, è riuscito a cogliere l'istante più intimo e più toccante che possa esserci tra una Madre ed il suo Figliolo morto
La Vergine siede su una sporgenza rocciosa, qui ben finita con piccole fessure ad arte (a differenza di altre opere dell'artista in cui era semplicemente l'avanzo della sbozzatura del marmo), che simboleggia la sommità del monte Calvario.

 

Il viso della Madonna, dopo tanto dolore, sembra che si intraveda la consapevolezza del grande progetto Divino, di resurrezione e salvezza dell' umanità, per opera del figlio Gesù. Sembra che con il movimento della sua mano sinistra, la Madonna voglia invitarci a riflettere su quello che abbiamo davanti, e sull'importanza del gesto divino.
La scultura è di dimensioni medie, alta circa 174 centimetri, larga 195 ed ha una profondità di circa 69 centimetri. Viene considerata uno dei maggiori capolavori scultorei che l'arte occidentale ci abbia dato. Si racconta che Michelangelo, non solito a firmare le proprie opere, dopo aver casualmente sentito alcuni visitatori lombardi dire che la Pietà era opera di Gobbo di Milano, sia entrato la notte stessa nella Basilica di San Pietro, ed abbia inciso sull'opera la scritta: "Angelus Bonarotus Florentinus Faciebat".
A tutt'oggi la Pietà è l'opera più ammirata in assoluto, nella Basilica di San Pietro, che pure è uno dei più grandi contenitori di opere d'arte di tutta la terra.

 

 

Il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, un geologo australiano di origini ungheresi di 34 anni, Laszlo Toth – eludendo la sorveglianza – riuscì a colpire con un martello l'opera di Michelangelo per quindici volte La Pietà subì dei danni molto seri, soprattutto sulla Vergine: i colpi di martello avevano staccato una cinquantina di frammenti, spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro venne avviato quasi subito, dopo una fase di studio, e fu effettuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo.

Da allora la Pietà è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile.

 

 

DAL WEB

 

GRAZIE PER L'ATTENZIONE ...

ALLA PROSSIMA UN KISS

BLUEBABY

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI....

Post n°255 pubblicato il 04 Aprile 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

Essere Cristiani non significa andare a Messa, festeggiare il Natale e la Pasqua.Essere cristiani è seguire Gesù, ma dobbiamo ricordarci che la sua strada non è la strada degli uomini e il cammino è lungo e faticoso. Credetemi, ne vale la pena perchè il premio finale ci ricompenserà di tutte le sofferenze...L'amore di Dio riempirà il nostro cuore di gioia e...Scopritelo con me..

 

San Giovanni Rotondo,è una meravigliosa città del Parco Nazionale del Gargano, collocata tra Monte Calvo, Monte Castellana e Monte Nero, dove è possibile godere di uno splendido panorama sul Tavoliere e sul Golfo di Manfredonia.Nel centro storico di San Giovanni Rotondo, con le antiche vie, vicoli, piazze e mugnali si scorgono i percorsi di storia di vita quotidiana di un popolo, le cui tradizioni sono ancora oggi presenti.

 

La storia di San Giovanni Rotondo è legata al culto dai tempi antichi.
Nel 49 dopo Cristo, in una grotta di Monte S. Angelo si verificano le apparizioni di San Michele Arcangelo, che danno il via ai pellegrinaggi sul Gargano. Particolarmente devoti all'Arcangelo sono i Longobardi e tutte le popolazioni italiche, tanto che è noto che nel 1216 anche S. Francesco D'Assisi andò in pellegrinaggio alla Grotta di S. Michele.
Nel 642, predoni provenienti dall'Illiria, distruggono il villaggio di Bisano e l'antico tempio di Giano.
Il tempio, riedificato nello stesso luogo, viene dedicato a San Giovanni Battista, dalla forma, questo tempietto viene chiamato brevemente "la Rotonda", termine da cui deriva la denominazione della città di San Giovanni Rotondo.
Nelle adiacenze del convento dove è vissuto San Pio da Pietrelcina è sorta la Via Crucis monumentale
La realizzazione della prima Via Crucis venne inaugurata nel 1939 lungo il viale dei Cappuccini, ma il passare degli anni e l’aumento crescente del traffico rese sempre più impercorribile questo tragitto.
I Frati Cappuccini, il 25 maggio 1968, decisero di costruire una nuova Via Crucis

 

La posa della prima pietra del complesso monumentale, avvenuta il 22 settembre 1968 con la partecipazione di Padre Pio, segnò paradossalmente la fine della sua via crucis terrena, essendo spirato alle 2,30 del giorno successivo. Una statua bronzea del Padre segna il punto in cui fu collocata la consueta pergamena ricordo.

Per l’ambientazione il Comune ha offerto il “Parco del Buon Pastore”, una tranquilla pineta adagiata sul declivio della montagna che scivola verso il convento.
La Via Crucis percorre un preciso tratto che sale le pendici del monte Castellano, lungo il quale sono allestite 14 stazioni bronzee realizzate dallo scultore Francesco Messina.

 

Nel quinto pannello è raffigurato Padre Pio che aiuta Cristo a risollevare la Croce.
Una lunga scalinata compone il Viale della Madonna, formata da 152 gradini, sui quali sono montate altre opere dello stesso Messina.

 

 

Le sculture di Padre Pio, della madonna e di Gesù risorto aumentano il loro valore spirituale e la loro maestosità nel verde della pineta e nel rosso della roccia garganica, mentre fa da sfondo l'azzurro del cielo e la variegata pianura Dauna.
I tornanti che vengono percorsi dalla Via Crucis si intersecano più volte con l'ampia scalinata, salgono fino al piazzale della Risurrezione, dove è collocata la statua di Gesù risorto....

 

DAL WEB

GRAZIE PER L'ATTENZIONE ...

VI PORTO I SALUTI DI MINA ...

CIAO

DA BLUEBABY

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI......

Post n°254 pubblicato il 30 Marzo 2012 da zermula_boy

 

...BEN ARRIVATI.!!A.....

 

LOCARNO

In treno...in auto...e in barca...venendo da Aronna e da Stresa..

in Piemonte...

Locarno..è un comune Swizzero..ma per me è come fosse italiano..

ha tutte le caratteristiche della valle Ticinese,con la vicina..Ascona..ecc.

paradiso delle camelie...

UN 'Oasi di pace e tranquillità...nel nord dell'Italia

nota..la Madonna del Sasso...un bellissimo Santuario...

wuahhhhuu..che vista..ragazzi.!!!

meta di molti turisti...anche dal Sol Levante...

da visitare..il centro storico di Bellinzona e di Ascona..punti di forza del Ticino...

matrimonio-in-Ticino

insomma ragazzi..una finestra nel mondo...da visitare...

un po caretto!!! ma ne vale la pena...

Posti cosi se ne vedono pochi nella vita...

Speriamo che questa crisi europea-finisca..dandoci una mano,

a girare questi magnifici luoghi..di notevole interesse...

un bacione .

da Zermula Boy

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI....

Post n°253 pubblicato il 28 Marzo 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

CIAO VI PRESENTO ALCUNE CURIOSITA' DEL DUOMO DI MILANO ...

 

 


Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, è dedicato a Santa Maria Nascente ed è situato nell'omonima piazza nel centro della città..

 

La costruzione del Duomo di Milano iniziò nel 1388 e continuò fino agli inizi del 900, tra molte interruzioni e modifiche del progetto originario.

 

 

 Il materiale scelto fu il marmo di Candoglia: Gian Galeazzo Visconti accordò esenzioni fiscali per ogni blocco di marmo destinato al Duomo, che veniva marchiato AUF (Ad Usum Fabricae). Da ciò nacque il modo di dire “a ufo”, ovvero gratis.
L'interno è a cinque navate ove si stagliano 52 pilastri e il pulpito; altari, mausolei e cappelle, tra cui il monumento funebre di Gian Giacomo Medici (Leone Leoni, 1560-1563); nella sottostante cripta, vano circolare che dà accesso alla cappella di S. Carlo progettata da Francesco Maria Richini nel 1606, si trova l'urna di cristallo che custodisce le spoglie di S. Carlo Borromeo. Nei locali attigui sono esposte preziose opere di oreficeria, le più antiche risalgono al IV°-V° secolo.

 


Entrando in Duomo si e' colpiti dalla grandiosità, dall' austerita' e dalla "bellezza composta"
La pianta è a croce latina, lo spazio del braccio lungo è articolato in cinque navate, quello del transetto in tre, ma arriviamo all' altare posto in una zona leggermente sopraelevata, accompagnato da pilastri, il cui capitello in di otto nicchie popolate da statue di martiri sino all'altezza dell'altare, e da statue di angeli nella zona absidale. La navata centrale è più alta delle laterali che conservano sulle volte la decorazione ottocentesca a finto traforo; le volte sono a sesto acuto, (elemento tipico del gotico), così come tipiche sono le vetrate con giochi di luce e colore, narrano vite di santi e passi delle sacre scritture.(nelle pagine seguenti pianta vetrate)

 


Le vetrate gotiche che tutti ammiriamo presentano dei misteri: il vetro utilizzato è molto particolare, e alcuni pensano che la realizzazione delle vetrate abbia a che fare con l'alchimia.
Nelle cattedrali gotiche le strutture sembrano essere una preziosa cornice per le grandi vetrate , che sostituiscono parte della muratura delle navate e del coro.Le Cattedrali gotiche sono caratterizzate da alte finestre che lasciano passare la luce, filtrandola attraverso la pasta di vetro densa e colorata delle vetrate; vi sono disegnate immagini divine di santi, profeti, simboli e storie delle Sacre Scritturre. Le vetrate istoriate avevano la funzione di illustare alla gente semplice e analfabeta,i testi sacri. Le vetrate colorate creavano all’interno un’atmosfera calda e radiosa, resa ancora più preziosa dalle decorazioni pittoriche. Il tutto diveniva un incendio di colori.

La luce del resto è un attributo di Dio e a differenza di ogni altra sostanza, è capace, come Dio, di attraversare i corpi.

La cattedrale doveva essere luminosa e abbagliante come il Paradiso e le sue vetrate dovevano essere ampliate il più possibile.
L'altare maggiore più alto del livello delle navate, con un coro ligneo magnifico, e due coppie di organi. Uno più antico dell’altro.
Sotto l’altare maggiore c’è una piccola chiesetta e l’ingresso al Tesoro del Duomo… dove sono custoditi paramenti antichissimi, calici d’oro massiccio, mitre intarsiate di gioielli preziosi.

Reliquie

La reliquia più preziosa del Duomo di Milano è il Sacro Chiodo, ossia il chiodo della Vera Croce che, secondo la tradizione, fu rinvenuto da sant’Elena e utilizzato da suo figlio, l’imperatore Costantino, come morso del suo cavallo.
Il Sacro Chiodo è sospeso sopra l’altare maggiore, ed è reso visibile da tutta la cattedrale grazie a una luce rossa. Ogni 3 Maggio l’arcivescovo preleva il chiodo tramite un curioso ascensore chiamato “nivola” e lo mostra ai fedeli.

Prima di uscire, un particolare: torniamo sul fondo della chiesa guardando l’altare andiamo nell’ultima navata a destra.
Alzando gli occhi noteremo un gigantesco sacco. Non se ne conosce il contenuto ma è ancorato saldamente all’arcata. Si dice che quello sia il sacco del Giudizio Universale cadrà solo se ci sarà la fine del mondo.

 

 

 

 Un ultimo cenno alle guglie sono 145, e sono state erette tra il XVIII secolo e il 1858 la più alta è stata costruita nel 1774 e ospita la celeberrima Madonnina che non è d’oro, ma ricoperta di fogli d’oro ed è alta 4 metri
Se non soffrite di vertigini salite sopra il Duomo di Milano c’è un ascensore a disposizione, oppure, per i più atletici migliaia di scalini A voi la scelta!
Da lassù il panorama è impagabile

 

La Madonnina

La famosa Madonnina del Duomo di Milano fu inaugurata il 30 Dicembre 1774. È il punto più alto della cattedrale ed è stata per molto tempo il punto più alto di Milano. È stata infine “battuta” dal grattacielo Pirelli, che porta comunque rispetto al simbolo della città recando sulla sua sommità una copia della Madonnina alta 85 cm. La statua originale misura 4,16 metri, è stata realizzata dallo scultore Giuseppe Perego e fusa dall’orafo Giuseppe Bini

 

ALTRE CURIOSITA'....

Il sotterraneo del Duomo di Milano è visitabile passando da una scala nella facciata interna. Si scende di 4 metri raggiungendo il piano del calpestio del IV secolo. Qui si possono ammirare i resti del battistero di San Giovanni alle Fonti (378-397), dove Sant’Ambrogio battezzò Sant’Agostino nella notte di Pasqua del 387. Si può vedere ancora il fonte ottagonale: è il più antico mai documentato..

IL DUOMO IN CIFRE ....

Inizio

costruzione 1386

Installazione Madonnina 1774

Completamento Facciata, per volere di Napoleone 1813

Rifacimento Sagrato 1966

Restauro Presbiterio interventi di statica 1981 - 1986

Volume (calcolato) 440.000 m3

Peso (calcolato) 325.000 t

Superficie coperta 11.700 m2

Altezza Madonnina dal suolo 108,50 m

Distanza dell'Orizzonte da lassù 37 Km circa

Altezza Lanterna Centrale 65 m

Altezza Facciata 56,50 m

Altezza Navata Maggiore 45 m

Altezza Statua Madonnina 4 m

Lunghezza esterna 158 m

Lunghezza interna 148 m

Lunghezza facciata 67,90 m

Lunghezza interna delle 5 navate 57,60 m

Larghezza esterna 93 m

Larghezza interna 66 m

Numero colonne interne 42

Altezza colonne interne 24 m

Diametro colonne interne 3,40 m

Numero Guglie 135

Numero Statue 3.400 circa

di cui esterne 2.300 circa

Numero Statue Giganti 96

Numero Doccioni 150

Numero Finestroni 164

Altezza Finestroni Abside 24 m

Superficie Vetrate 1.700 m2

Scene illustrate 3.600 circa

Gradini al primo Terrazzo 158

Gradini al Balcone terminale della Guglia 500

Porte nella Facciata 5

 

 

DAL WEB

 

 

GRAZIE DELLA VISITA

ALLA PROSSIMA ...

BLUEBABY

 

 

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI...

Post n°252 pubblicato il 25 Marzo 2012 da zermula_boy

 

 

RIVA DEL GARDA...

*****

L'ULTIMO TRATTO

 

A NORD DEL LAGO--IN TRENTINO ALTO ADIGE

 

Riva del Garda è famosa per le strutture alberghiere rinomate e ben attrezzate. Gli alberghi a 4 stelle offrono ai clienti comfort elevatissimi: quasi tutti posizionati al centro della città, offrono servizi come cucina vegetariana, TV satellitare, ampi parcheggi, sale pluriuso, sauna e piscina.

 

A Riva del Garda vi sono inoltre più di 30 alberghi a tre stelle, per chi non vuole spendere cifre troppo alte ma non vuole rinunciare a un buon livello di comfort; molti alberghi offrono inoltre pacchetti in cui possono essere compresi servizi extra quali visite guidate della città, partecipazione a manifestazioni o altri eventi che si svolgono in città, attività sportive di ogni tipo.

 

Il Lago di Garda ad un’ora dall’abitazione, offre molte cose da visitare, cultura, arte e storia italiana.. Per godere appieno della bellezza del Lago consigliamo di lasciare l'auto e ammirarlo con tutta calma a bordo dei traghetti, magari scegliendo la linea più lenta, che tocca quasi tutti i porticcioli della sponda veronese per godere di tutti gli scorci e scattare foto meravigliose. Vengono offerte gite guidate intorno al lago di garda o visite delle cittá piú belle, come: Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Bardolino, Garda, Malcesine, Lonato, Sirmione, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Limone sul Garda, Riva del Garda del Garda, Nago-Torbole.

 

Chi ama la vacanza in moto ha il suo albergo: l'Hotel Santoni a Torbole sul Garda! uno degli hotel fondatori del Club Mototurismo Trentino, il Moto Hotel per i turisti in moto per antonomasia nel Lago di Garda in Trentino!.

La libertà di orari, l’accoglienza simpatica e professionale, tutti i servizi garantiti dal Club Mototurismo Trentino rendono l’Hotel Santoni il punto di riferimento preferito dei motociclisti che scelgono il Lago di Garda, i passi sulle Dolomiti e le strade tutto curve del Trentino per le loro vacanze in moto. Un ambiente fresco e allegro che piacerà anche alla tua motocicletta! L'Hotel Santoni diventerà il campo base per te e la tua motorbike!

 

 

Lontano dal turismo di massa, ma solo 1,5 km dalla spiaggia ea 2 km dal centro della città vecchia si trova il nostro Residence Filanda, sia per le famiglie che sono divertenti e divertimento alla ricerca per i tuoi bambini e per gli amanti della natura, ma anche per i giovani preferisce una vacanza attiva per gli amanti della cultura, per gli atleti e anche per gli amanti della buona tavola è.

 

 

è..ANCHE META PER LE ARRAMPICATE....

  E SUGGESTIVE-PASSEGGIATE..

 

 

STUPENDO...lago per gli amanti della vela..e tanti altri sport acquatici..

 

lago del Garda...parte Trentina...

 

ecco Riva del Garda...ultimo tronco del lago...parte trentina...

Riva del Garda (Reiff am Gartsee in tedesco) è un comune di 16.054[2] abitanti della provincia di Trento. Fa parte del Comprensorio Alto Garda e Ledro

 

Capoluogo della zona del Garda Trentino, Riva del Garda è un importante stazione turistica e fieristica in Provincia di Trento.

Con i suoi due porti, Riva del Garda è centro importante per gli sport della vela e del windsurf: sono il vento della mattina, il Pelèr, e quello pomeridiano, l’Ora, a garantire ogni giorno il tempo adatto.

La dominazione scaligera e poi veneziana del quattrocento è chiaramente leggibile nell’architettura dei palazzi del centro storico. La Rocca del 1124 è diventata la sede del Museo Civico e della Pinacoteca.

Sul lato ovest del paese si erge a picco il Monte Rocchetta, su lato est sorge il Monte Baldo. Questa particolare collocazione fa di Riva uno dei borghi più spettacolari del Lago di Garda.

 

uno spettacolo della natura.....provare per credere...

 

 Affitto appartamento Riva del Garda

formazioni località: Lago di Garda < Italia

Aeroporto più vicino : Verona a 80 chilometri
Traghetto più vicino : Riva del Garda a 1 chilometri
Stazione più vicina : Rovereto a 20 chilometri
Autostrada più vicina : Rovereto Sud a 18 chilometri
Spiaggia più vicina : spiaggia a 100 metri

il lago è circa 10 minuti a piedi dal centro storico. Buon punto di partenza per escursioni in luoghi come il Lago di Garda a Limone, Malcesine, Garda, Sirmione, , Da qui è possibile effettuare diversi tipi di sport come trekking, arrampicata, surf, vela, ecc o semplicemente godere della nostra terrazza sul tetto del bellissimo scenario di montagna.

 

Riva del Garda...lungo lago..D'Annunzio,,

una meta da sequire..e che forse sarà anche la mia di quest'anno...

tutto dipende dal buon Dio...

un bacione ..a presto da

zermula_boy

 
 
 

OGGI PARLIAMO DI ...........

Post n°251 pubblicato il 22 Marzo 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

........IL CASTELLO DI FUMONE .......

 

 

 

Il piccolo borgo di Fumone, nel Lazio in provincia di Frosinone, circonda il castello costruito tra il IX ed il X secolo, sulla sommità del colle.

 

Fu un vero e proprio punto di guardia nato come fortezza militare nell’ XI secolo: dalla Rocca infatti si possono ammirare ben 45 comuni, dai Castelli Romani verso nord, alla pianura di Cassino e ai Monti Aurunci, verso sud.

 Quando venivano avvistati dei nemici, dall’alto della Rocca i militari avvertivano la popolazione con delle fumate da qui il nome “Fumone”.
Come primo utilizzo il castello fu adibito a prigione dello Stato della Chiesa ed era tristemente conosciuto per le condizioni disumane e per le torture che venivano praticate ai prigionieri tanto che essere condannati a scontare la propria pena a Fumone equivaleva spesso ad una condanna a morte.

Di tanto in tanto vengono ancora udite provenire dai sotterranei le urla ed i gemiti dei poveri condannati  Tra gli illustri prigionieri che qui finirono i propri giorni va ricordato l' "antipapa" Gregorio VIII il cui corpo non è stato più ritrovato, si ritiene che i suoi resti siano stati occultati in qualche intercapedine del castello.
Altro "ospite" fu papa Celestino V,che rinunciò alla tiara e che qui trovò la morte.

 Secondo la leggenda Celestino V fu assassinato nella rocca, per volere del nuovo papa Bonifacio VIII, mediante un chiodo conficcato nel cranio.Le cronache del tempo raccontano che poche ore prima della morte di Celestino V si verificò nel castello di Fumone uno straordinario prodigio, che fu interpretato come il presagio della morte del santo: apparve infatti una croce splendente, che rimase sospesa in aria innanzi alla porta della cella ove egli era rinchiuso. Successivamente, nel corso del processo di canonizzazione di Celestino ordinato da Clemente V nel 1313, a testimoniare il prodigio sarebbero accorsi in molti, tra i quali i due cavalieri, originari di Ferentino, che lo tenevano in custodia. Era l’estremo tentativo di riparare ai torti subiti da questo grande papa, la cui vita, per molti versi, rimane avvolta nel mistero.

 Il fantasma di Celestino si farebbe sentire battendo dei colpi contro le pareti della sua cella, forse a ricordo del terribile supplizio subito.

Oggi è possibile visitare il luogo dove venne rinchiuso Celestino V ma il castello è legato anche ad altri misteri....
Una tra le più spaventose vicende del castello, narra la triste e macabra storia del “marchesino”, avvenuta nel XIX secolo. Ultimo fratello dopo sette sorelle, il piccolo Francesco Longhi, quale primo figlio maschio, avrebbe avuto in eredità tutti i beni di famiglia. La tradizione vuole che le perfide sorelle, invidiose e per nulla intenzionate a perdere le proprie ricchezze decisero che l’odiato fratellino doveva perire. Lo uccisero giorno dopo giorno mettendo quotidianamente nella sua scodella minuscoli pezzetti di vetro. In breve tempo comparirono i primi dolori che divennero via via più atroci, sino a trasformarsi in una lenta e terrificante agonia: morì alla tenera età.
La madre, allora, straziata dal dolore causato dalla perdita di quel figlio tanto atteso ed amato, ordinò, disperata e delirante, che le sue spoglie fossero imbalsamate con la cera e poste in una teca di cristallo. Tuttora non è chiaro il metodo usato per la mummificazione, ma si sà che il dottore che praticò la mimmificazione morì subito dopo il lavoro in circostanze oscure. Oggi è possibile vedere la mummia del piccolo dato che è esposta al pubblico.
Secondo una leggenda nota agli abitanti di Fumone, il castello sarebbe infestato dal fantasma di Emilia Caetani Longhi
la madre del piccolo Francesco.
Ogni notte la presenza sarebbe udibile percorrere con passo inquieto le stanze verso la teca fino a prendere in braccio il figlio per cullarlo, ancora una volta, tra singhiozzi e tristi nenie.
Lo stesso marchesino, o meglio il suo spirito, si diletterebbe di tanto in tanto a spostare o nascondere degli oggetti.

Nel castello è ancora visibile il cosiddetto "Pozzo delle Vergini", si tratta di un pozzo stretto e molto profondo dove venivano gettate le donne appena sposate che non giungevano vergini al letto del proprietario del castello. Secondo l'antica pratica del "jus primae noctis" infatti tutte le ragazze che prendevano marito dovevano trascorrere la prima notte dopo le nozze nel letto del signore del luogo e se costui non ne constatava la purezza le gettava nel pozzo dove le poverette trovavano una morte atroce accompagnata dalle urla strazianti che risuonavano per tutto il borgo.
Il castello puo' esser visitato ha un magnifico e vasto giardino pensile all’italiana, ricavato in età moderna dalla ristrutturazione del cammino di ronda e dall’abbattimento di alcune torri
il visitatore può ammirare alberi secolari che una leggenda vuole siano la trasformazione di antichi amanti, mentre la guida invita tutti i visitatori, o almeno gli scaramantici, a toccare la pietra sommitale degli 800 mt, gesto che la tradizione ritiene porti fortuna. Intanto lo sguardo spazia sul paesaggio circostante, riposando l’animo turbato da una visita non certo allegra e riscattando il castello delle tante crudeltà ed orrori di cui fu testimone.

(Nel castello si organizzano: Ricevimenti di gala, Congressi, Visite guidate, Animazioni, Bed and Breakfast .........)

dal web

CIAO AL PROSSIMO MISTERO.....

UN KISS DA BLUEBABY

 
 
 
Successivi »
 

GRAZIE ANGEL.FREE

 

1 PREMIO CATEGORIA CUCINA CORSE TRA I FORNELLI

 

.

 

CLICCA

SULLA GIF

E

VOTAMI

 

VOTAMI

VOTAMI

 

Dettagli blog.libero.it/dettosottovoce/

 

RICONOSCIMENTO A SOTTOVOCE

 

BLOG ARGENTO

 

 

 

AREA PERSONALE

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

francy71_12xxx_bluebaby_xxxnicholascage2ocaripienaJenna.BMarquisDeLaPhoenixfrancoroiterfulviomonti531959UnaVocedaiContinentimina_1954maestrino66regina_nera_2010BabyeMinanerina67annamaria.boscolo