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DIGITAL BROKER INDICA LA STRADA GIUSTA, ANCHE IN TEMA DI MIGRAZIONE

Post n°11 pubblicato il 23 Maggio 2012 da digital.broker
 
Foto di digital.broker

Coloro che non hanno mai il desiderio di cambiare le cose che utilizzano amano di più la tranquillità che non la verità o il progresso.

Cambiare fa parte di una dinamica naturale della vita: chi cambia esplora, conosce, sceglie e progredisce. Cambiare gestore telefonico, ad esempio, aiuta a cogliere le novità dell’offerta, a migliorare il servizio, a risparmiare.

Ma cambiare è difficile. Nella vita in generale il cambiamento crea tensione interiore. Anche cambiare gestore telefonico, spesso, in Italia, provoca stress. Non perché gli utenti siano nevrotizzati, ma perché le aziende di telefonia fanno un urtante ostruzionismo.

Nonostante il decreto del 2007, dell’allora ministro per lo Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, preveda la possibilità di recedere da parte del cliente con preavviso non superiore ai 30 giorni, i ritardi, i problemi di comunicazione, le penali immotivate e le controversie sulle fatturazioni diventano strumenti abituali per dissuadere gli sventurati clienti a cambiare l’operatore telefonico. E’ una azione scorretta, contraria alla trasparenza dei rapporti fra utente e fornitore. Una gestione dei rapporti distante anni luce dalla concezione di Digital Broker.

Sembra che i maggiori players delle telecomunicazioni non diano troppo peso ai frequenti richiami delle autorità come dimostra un esempio recente: Tiscali, il 7 febbraio scorso, è stata condannata dall’Antitrust a  pagare un’ammenda di 100.000 euro poiché sono stati rilevati ostacoli oggettivi al diritto di recesso e richieste di pagamento per servizi oramai cessati. E così fanno in molti, in barba a chi cerca di rendere più fluido il mercato.

Inoltre, nonostante le penali di recesso siano state rese inefficaci, i clienti che decidono di usufruire di nuove offerte promozionali si trovano ad affrontare spese tecniche per la disattivazione del servizio (sconfigurazione nei sistemi di fatturazione, modifica delle tabelle di instradamento delle chiamate ecc) tali da compromettere il risparmio che si prefiggono di ottenere. E ciò serve a imbalsamare il più possibile il mercato.

Sono moltissimi gli utenti che, per cambiare il fornitore dei servizi telefonici, si sono trovati a dover pagare cifre importanti ai gestori dai quali volevano migrare via. 

Telecom Italia, Vodafone, Tiscali, Wind Infostrada, TeleTu, per non parlare di Fastweb, sono fonte di balzelli costosi che pretendono di farsi riconoscere dai clienti che vogliono cambiare gestore. Le cifre possono andare da 35 Euro fino ad oltre 100 Euro per operazioni che in un mercato trasparente nessuno farebbe pagare o pagare molto poco. Eppure così è!

Ma non proprio tutti si attengono a questa prassi. Digital Broker ha scelto di coltivare il rapporto con i propri clienti tramite la fidelizzazione qualitativa, invece che legarli con odiosi costi aggiuntivi e artificiose lungaggini tecnico-burocratiche. Digital Broker S.p.A. si differenzia nettamente della concorrenza non imponendo una durata minima dei contratti e non esigendo importi per la migrazione. Insomma, la telco del brokeraggio infatti non vincola i propri clienti e non impone costi aggiuntivi di disdetta e/o cessazione.

Naturalmente anche per Digital Broker l’interesse risiede nella possibilità di mantenere a lungo il cliente, ma la scelta è quella di fidelizzarlo con la qualità  ed i bassi costi dei servizi, invece che fare ostruzionismo all’uscita.

Questo avviene per diversi motivi: primo fra tutti una condotta ispirata da valori di trasparenza e lealtà, in secondo luogo una strategia fortemente orientata al consumatore finale, vera ricchezza dell’azienda e, infine, perché le analisi interne confortano questa strategia con i dati di fedeltà all’ azienda sistematicamente riscontrati.

Alla luce di queste considerazioni si può sostenere tranquillamente che Digital Broker S.p.A. sia una felice eccezione nel panorama italiano delle telecomunicazioni.

 
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