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18 IUS SOLI

Post n°312 pubblicato il 16 Aprile 2012 da manser11
 

Giorni fa ho avuto il piacere e la fortuna di vedere al teatro comunale di Castello d'Argile, nell'ambito della rassegna "Doc in Tour", il documentario "18 IUS SOLI". Al termine della proiezione ho provato un senso di sollievo, di speranza. Peccato non ci fosse tanta gente in platea perchè sarebbe bello "toccasse" più gente possibile, soprattutto chi ha tendenze xenofobe e chi è solito fare di tutta l'erba un fascio...
"18 IUS SOLI "è un film documentario , premiato dall' Associazione Amici di Giana con il Premio Mutti.
18  storie di ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia ma con origini :asiatiche, sudamericane, africane e residenti in aeree geografiche diverse dell'Italia .Sono ragazzi nati in Italia, figli di immigrati: studiano nel nostro Paese,   parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, molto probabilmente non sono nemmeno mai stati nel paese d'origine dei loro genitori né spesso ne parlano la lingua.
Eppure non sono riconosciuti cittadini italiani come tutti gli altri. Per ottenere la Cittadinanza italiana devono infatti sottoporsi al compimento del 18° anno di età ad un iter burocratico lungo e complesso, che non sempre termina con esiti positivi per il richiedente, con conseguenti e inevitabili gravi problemi di inserimento sociale e d' identità. Oltre alle loro storie sono stati intervistati sociologi e politici italiani. E' uno dei primi documentari "grassroot" prodotti in Italia, con lo scopo di essere utilizzato come piattaforma dal basso per generare una campagna sociale di Cambiamento rivolta agli stessi attori sociali che ne sono anche gli artefici.

 
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Ciao Lucio

Post n°311 pubblicato il 07 Marzo 2012 da manser11

Pochi artisti, nel momento della morte, mi hanno lasciato un senso di vuoto come Lucio Dalla. Pur non conoscendolo e non essendo uno dei miei cantanti preferiti (anche se alcune sue canzoni sono veramente splendide), mi sento come se fosse scomparso un carissimo amico; forse perchè Lucio era una persona pura e vera. Ma il senso di vuoto, con uomini-artisti di questo spessore, è solo momentaneo, perché la loro grandezza rimane per sempre, andando a illuminare le coscienze degli "angeli" che ancora vivono sulla Terra. Ciao e grazie Lucio, la Luce della tua Stella brillerà per sempre.

 
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La scalata al Mondemer

Post n°310 pubblicato il 20 Febbraio 2012 da manser11
 

Avevo detto che ne avrei riparlato ed eccomi qua. Un po' di promozione è d'obbligo quando si tratta di un'opera del proprio ingegno: se trattasi poi di genio o di qualcosa di indegno, ai posteri l'ardua o meno ardua sentenza.

"Mondemer" è il mio ottavo libro pubblicato. Qui il protagonista è Jesus, fumettista rinchiuso in un Centro di Igiene Mentale (il Manicomico) per aver "turbato" il comune senso del pudore ed essere stato protagonista di atti blasfemi. Al C.I.M. Jesus conosce una disparata combriccola di matti che quando viene dimesso decidono di fuggire con lui per raggiungere il Mondemer, la cui mappa è stata data loro dall'Astronauta. Jesus è scettico sull'esistenza di un luogo descritto solo nei racconti di un pazzo, ma si accorgerà presto che quel mondo-monte è tanto reale quanto impervio. In cima vi dimorano i cinque saggi possessori della Vulva Filosofale che ha il potere di "illuminare" gli uomini e può essere donata in premio solo a chi ha superato i tanti pericoli che costellano la strada verso la vetta, meritando la "luce" che racchiude.

"Mondemer" è un libro surreale, una specie di favola ispirata a diverse opere e personaggi se la si vuole analizzare da un punto di vista esegetico: Ulisse, il Vangelo, l'Inferno di Dante, Il McMurphy di "Qualcuno volò sul nido del cuculo", "La storia infinita" di Ende e tanto altro; d'altra parte tutto ciò che uno scrittore crea dalla propria fantasia non è altro che un frullato di creazioni altrui. Dopo aver percorso molta strada tra rifiuti di ogni genere (simboli dell'opera parassitaria dell'uomo nei confronti della Terra), la scalata vera e propria comincia quando Jesus e i suoi amici matti si trovano di fronte a Cronenberg, il ratto gigante posto a guardia del Mondemer che pone loro tre domande di cultura letteraria: fortunatamente conoscono le risposte così possono passare. E' solo l'inizio di una serie di peripezie che i nostri eroi dovranno affrontare. Non tutti ce la faranno, qualcuno rinuncerà. E' inevitabile: il segreto e la potenza che racchiude la Vulva Filosofale, solo "Dio" e pochi altri possono conoscere!

"Mondemer" è edito da Il Foglio Edizioni (www.ilfoglioletterario.it) ed è reperibile facilmente su internet o dallo stesso autore che sarà lieto di offrirvi una birra se lo verrete a trovare.

 

 
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GRANDE INAUGURAZIONE MOSTRA

Post n°309 pubblicato il 17 Febbraio 2012 da manser11

L'impareggiabile, indefinibile, inimitabile Simone Cortesi (autore tra l'altro della copertina di "Mondemer"), insieme al suo altrettanto impareggiabile, indefinibile e inimitabile "socio" fumettista Gabriele Peddes, sono lieti di informarvi che venerdì 2 marzo alle ore 12.00, presso gli spazi espositivi dell'Accademia di belle Arti (via Belle Arti 54, Bologna) inaugureranno la loro personale mostra... Per saperne di più sul memorabile evento visitate il mitico blog "l'ammazzacaffè": http://simonecortesi.blogspot.com

 
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CIME TEMPESTOSE

Post n°308 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da manser11

A leggere le recensioni e i commenti in rete sul romanzo di Emily Bronte "Cime tempestose" dovrei sentirmi quasi un bestemmiattore, ma il mio parere va controcorrente. Sebbene sia un discreto frequentatore di classici, il mio soggettivissimo gusto mi ha impedito di apprezzare (come hanno apprezzato i più) questo libro sulla passione romantica che mi ha ben poco appassionato. Ho trovato tra le sue pagine una serie di personaggi talmente meschini, insulsi, cattivi, miserabili che mi sono chiesto se non avessi sbagliato libro; la passione distruttiva, il romanticismo esasperato, l'ardore, mi sono stati talmente offuscati dalla negatività dei protagonisti che, dopo un inizio promettente, il libro ha finito per annoiarmi. E solo l'apparizione di qualche fantasma, preso quasi in prestito dal coevo Poe, salva in corner il romanzo avvalorandolo con inquietanti suggestioni simboliche, e mi fa dire che nonostante non sia stato di mio gradimento, è comunque valsa la pena avergli dedicato due settimane di lettura. Post scriptum: anche se pensare "al contrario" della maggioranza ti mette quasi in una condizione di "ignoranza" agli occhi della stessa, io sono sempre intimamente orgoglioso della mia appartenenza alla minoranza di giudizio... Non è una giustificazione, è una doverosa precisazione.

 
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MONDEMER

Post n°307 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da manser11

Ne parlerò ancora più avanti, intanto è con immensa presunzione e una scarica di adrenalina che annuncio l'uscita del mio ultimo ILLUMINANTE libro: "Mondemer"!

 
ISBN 9788876063541
€ 12,00 - Pag. 135
 
“Sei pazzo!” esclamai sorridendo all’inconfutabilità dell’affermazione. “Quel posto, se esiste, potrebbe essere ovunque.”
“Appunto. L’importante è cominciare a cercarlo.”
 

Quando fantasia e realtà si incontrano nasce Mondemer, un mondo-monte costellato di pericoli mortali e ostacoli insidiosi. Riuscirà il fumettista Jesus, alla guida di una strampalata combriccola di matti fuggiti da quel manicomio che è ormai diventato il mondo di oggi, a raggiungere la vetta e ricevere in premio i messianici poteri racchiusi nella Vulva Filosofale?

Simone Manservisi. Morto a Roma nel 1974, è risorto nel tempo e ora vive da qualche anno a Castello d’Argile in provincia di Bologna. Ha pubblicato: Come un fiore nel deserto (Editrice Nuovi Autori, 1997), Destinazione Moe (Oppure libri, 1999), La Grande Inculata (Cicorivolta Edizioni, 2006), Lo strano caso di gastrite del Sig. Bartezzaghi (Progetto Cultura, 2007), Il quaderno rosso (La Riflessione, 2009), L’isola delle farfalle d’oro (Evoè, 2009), Il fardello (Edizioni Il Foglio, 2011).

 
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Mr Gwyn

Post n°306 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da manser11

Con Baricco avevo lasciato il discorso in sospeso dopo "Seta" e "Oceano mare": il primo mi aveva deluso, il secondo lo avevo lasciato a metà. Forse, come ripeto spesso, li avevo letti in un periodo di scarsa predisposizione o forse non mi piacevano e basta, predisposizione o non predisposizione, fatto sta che avevo catalogato l'autore tra "quelli che non mi piacciono". Oggi ho terminato "Mr Gwyn" e debbo dire che l'Alessandro nazionale ha guadagnato molti punti. Il libro è surreale, interessante, piuttosto coinvolgente (per me!, parlo sempre per me...). Dopo alcuni mesi di letture così così, ecco un'impennata di stile e piacevolezza.

 

 Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.

 
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Morto un sito se ne fa un altro.

Post n°305 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da manser11
Foto di manser11

Il vecchio sito del Dottor Manser, padre e ispiratore di questo e degli altri miei blog, ha chiuso i battenti. Ma niente paura! Il Doc trasloca al seguente indirizzo: http://dottormanser.blogspot.com. Continuate a seguirlo perché... prima o poi tutti hanno bisogno del Dottore!

 

 

 
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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Post n°304 pubblicato il 15 Ottobre 2011 da manser11

Non ci avevo pensato finchè non ho rivisto il film l'altra sera, ma "Qualcuno volò sul nido del cuculo" potrebbe avermi ispirato in parte il libro che sto scrivendo, storia di regole sovvertite e matti in fuga. Lasciando per ora perdere la mia opera in creazione, mi sento in obbligo di consigliare e se potessi, imporre, la visione di questo film del 1975 diretto da Milos Forman (tratto dal romanzo di Ken Kesey) e vincitore di cinque premi Oscar. Protagonista è un Jack Nicholson in stato di grazia (sui livelli di "Shining"), nei panni di un internato in un ospedale psichiatrico o per meglio dire manicomio dove vige la repressione e la severità scevra dal benchè minimo sentimento nel controllo dei ricoverati. McMurphy-Nicholson porterà una ventata di anarchia positiva tra i "picchiatelli", fino alle estreme conseguenze. Alcune scene e dialoghi rimangono memorabili per il sottoscritto; tra esse la seduta in cui McMurphy si stupisce del fatto che i matti siano ricoverati per loro volontà ("andate via da questo posto di merda" dice più o meno, "non siete più matti di almeno la metà dei coglioni che circolano là fuori!") e quando scopre che Grande Capo parla e ci sente. Ma d'altra parte, ogni minuto del film è memorabile perché "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è nell'insieme un film eccezionale, una pietra miliare nella storia del cinema.

 
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LA VITA E' GIOCO (La legge dell'abbondanza)

Post n°303 pubblicato il 28 Settembre 2011 da manser11
 

 

Osho è il grande mistico indiano (morto fisicamente nel 1990) che in un certo senso mi ha aperto gli occhi qualche anno fa tramite la lettura di alcune sue opere. Non sarò mai un suo "discepolo" perché non ho profeti e non voglio essere il discepolo di nessuno, ma Osho è colui che più si avvicina alla mia idea di "messia"; egli è un illuminato, una guida spirituale dall'intelligenza sopraffina. Le sue perle su religione, dio, creatività, anima, vita, morte e... miracoli sono state per me fonte di ispirazione e soprattutto di elevazione spirituale. Non condivido al 100% quello che dice ma il 90% dei suoi insegnamenti sono sempre stati dentro di me. Leggerlo non ha fatto altro che illuminare le stanze buie in cui erano racchiusi. "La vita è gioco" non è l'opera che prediligo ma riassume bene il suo pensiero. Anche in questo caso termina con le solite marchette pubblicitarie su corsi di meditazione, libri, cd, resort indiani ecc. che mi fanno scadere un po' il "tutto" contaminandolo con il "vil denaro" ma tant'è; quando poi si hanno tanti ammiratori e si fanno tanti proseliti pronti a seguire il "sentiero di luce" è anche giusto che sia così. Un saluto e alla prossima.

 
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La 25a ora

Post n°302 pubblicato il 14 Settembre 2011 da manser11
 

Montgomery Brogan è un pusher che conduce una vita agiata sulle rive dell’Hudson. Monty, per gli amici, ha deciso di ritirarsi dal narcotraffico e di vivere di rendita con la sua bellissima portoricana. Ma una soffiata lo condanna a scontare sette anni di carcere. Gli restano ventiquattro ore per riconciliarsi col padre, congedarsi dagli amici, un broker di Wall Street e un’insegnante di letteratura inglese, e decidere della sua 25a ora: la prigione, il suicidio, la fuga. Le ventiquattro ore di Monty, prima della galera, dei denti rotti e degli stupri, della violenza e del sadismo, della miseria e della paura, sono un’elegia che Spike Lee dedica al suo personaggio e alla sua personale New York.
Liberamente interpretata come una metafora delle vicende newyorkesi, la storia di Monty in verità è del tutto autonoma, nel senso che per ogni cittadino di New York la storia personale è anche quella della città e delle sue atmosfere. Non è un caso che il romanzo di David Benioff, da cui il film è tratto, sia stato scritto prima dell’undici settembre, mentre Lee decide di proiettare sul racconto il fascio oscuro della luce liberata dalla tragedia. Nessun altro film riesce ad essere viscerale come La 25a ora, dove la rappresentazione del dolore è scoperta e ammirevolmente impudica. Spike Lee costruisce un tempo che si ripete uguale a se stesso per dilatare all’infinito le ore di Monty, le ore di New York prima dell’impatto fatale, prima di un’ora dopo la quale niente sarà più lo stesso e prima della quale tutto poteva essere ancora. In quella zona liminare in cui non sai dire se poi sia giorno o sia notte, in quella sospensione in cui Lee sorprende Monty e i suoi amici, in quella luce che è aurora dentro un crepuscolo, il regista inserisce due sequenze strazianti: la rovina del volto, che Monty chiede di eseguire all’amico pur di non essere stuprato in carcere, e il lungo viaggio col padre, che assume il ruolo tradizionale dello storyteller irlandese, con il compito di tramandare le storie folkloriche della sua terra e rassicurare per il futuro.
Ribaltando l’assunto, il padre di Monty gli prospetta un futuro da fuggiasco e una vita ricominciata altrove, con un’altra identità, mentre lo spettatore assiste al concretizzarsi di questo universo narrativo. Si tratta di quella che Lynch chiamerebbe “fuga psicogena”, tanto intensa da materializzarsi. Ma Monty è ancora lì e sta andando in prigione. E allora il film si rivolge a tutti coloro che hanno avuto una 24a ora – una forma di addio, di lutto, di separazione – e soprattutto a chi ha osato immaginarne una venticinquesima: l’espressione più bella di una vita mancata. (tratto da www.mymovies.it)

 
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IL TEMPO CHE VORREI

Post n°301 pubblicato il 31 Agosto 2011 da manser11
 

Mi sembra di aver già parlato, e bene!, di Fabio Volo in un vecchio post su questo o qualche altro blog. Torno su Volo perché ho letto recentemente "Il tempo che vorrei" e il libro ha confermato alcune impressioni provate dopo la lettura di "Esco a fare due passi", opera prima dell'eclettico autore bresciano. Volo è uno scrittore che va dritto al cuore; magari non scriverà niente di originale, avrà forse uno stile semplice (pregio dei pregi!), per qualcuno sarà pure ripetitivo, ma nelle sue storie e nei suoi personaggi ci si immedesima, si entra in simbiosi, probabilmente perché tocca quelle corde sentimentali e quelle esperienze che riguardano tutti. Un po' come il Blasco nazionale nella musica. "Il tempo che vorrei" mi è piaciuto perché mi sono ritrovato in alcune esperienze e sensazioni provate da Lorenzo (il protagonista) e quando un libro parla di noi è sempre interessante. Certo non è un ibro che consiglio a chi storce il naso a sentire nominare (senza però averli mai letti!) certi autori o a chi legge mattoni di autori famosi (senza però capirci nulla!) per poter dire che legge solo libri "d'essai", ma se avete qualche ora libera, leggetelo: sempre meglio che guaradre certa tv o tenere spento il cervello.

 
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Cattive storie di provincia

Post n°300 pubblicato il 30 Agosto 2011 da manser11
 

Gordiano Lupi è l'editore del mio ultimo libro "Il fardello". In Rete (sul sito www.liberolibro.it) ho trovato una recensione di un suo libro letto recentemente che mi trova pienamente d'accordo, così la posto di seguito insieme alle note biografiche. Consiglio anche un piccolo gioiellino che lessi anni fa: "Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura", un libro che parla di scrittura, di scrittori senza sangue che vivono di "Scuole di Scrittura" più che delle cose che scrivono. Un libro che mette alla berlina gli editori a pagamento e gli inutili concorsi letterari dove tutti vincono, basta pagare. Un libro che parla dell'"editore unico nazionale" e di un'editoria di regime che produce - salvo eccezioni - libri inutili, dannosi, devastanti. Una vera chicca!

A cura di Renzo Montagnoli
Titolo:
Cattive storie di provincia
Autore: Lupi Gordiano
Editore
: Agar
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Brividi & Emozioni
ISBN: 8889079797
ISBN-13: 9788889079799
Pagine: 150

Tredici racconti per parlare di una vita di provincia, un tempo tanto tranquilla da risultare forse monotona, e ora invece pervasa da quel male oscuro tipicamente metropolitano che in modo sintetico e anche un po’ semplicistico si definisce alienazione. La fretta del vivere, la corsa continua senza una meta ben definita e il grigiore, che finisce con l’accompagnare la quotidianità dei gesti e delle parole, a tratti possono esplodere, una specie di sordo rancore che fuoriesce come magma in modo eclatante. In questa raccolta ci sono racconti che partono da un fondo di verità, ovviamente poi interpretato creativamente dall’autore, come nel caso della vicenda di Simone Cantaridi, ancor oggi rinchiuso in carcere, e altri invece che sono frutto esclusivo della fantasia di Lupi, magari con una rielaborazione di leggende, ma che ben esprimono questa inquietudine latente che ormai ha radicato anche in provincia.
Del resto, gli atti di efferata violenza non sono più tipici solo della metropoli, ma spuntano un po’ ovunque come funghi anche nei piccoli agglomerati, paesi che fino a non molti anni fa sembravano oasi di quiete e che ora invece non sono immuni da questo male oscuro che sembra contraddistinguere sempre di più l’attuale società.
Pertanto questo libro fa riflettere, e non poco, perché riscontra un’involuzione progressiva della coesistenza ben descritta anche laddove la narrazione è di pura fantasia. Prendiamo Il palazzo, un condominio apparentemente anonimo dove gli abitanti, nessuno dei quali ha motivo di essere contento, sembrano convivere solo in funzione dei loro contrasti, una storia caratterizzata da pregevoli descrizioni dei personaggi e che si conclude in modo del tutto inaspettato, ma anche con una felice intuizione dell’autore.
Altri racconti hanno caratteristiche vere e proprie del fantastico, quando addirittura non prendono l’impronta dell’horror, ma quasi tutti, ambientati in una piccola realtà quale Piombino e la zona circostante, mantengono il legame con la realtà, evidenziando uno stato di disagio latente, un tempo del tutto atipico nella provincia.
Gli uomini sembrano in preda ad ancestrali timori che lentamente si radicano, arrivando in taluni casi a un tale stato di paranoia da far esplodere il bubbone e allora ci scappano i morti, spesso senza un movente plausibile, o comunque logico.
Scritti con la ormai ben nota abilità di Gordiano Lupi, questi racconti sono tutti assai piacevoli da leggere, ma la mia preferenza va a un autentico gioiellino, Il palazzo, per il ritmo scandito con la precisione di un cronografo svizzero, accompagnato da una descrizione accurata e convincente dei protagonisti, e poi con un finale, che ovviamente non svelerò, di particolare effetto, un’invenzione creativa che conclude imprevedibilmente, ma non illogicamente, la vicenda.
Consiglio, pertanto, di leggere Cattive storie di provincia, anche per gli spunti di riflessione che offre; raccomando, altresì, di non perdere la riuscita introduzione in forma di racconto, un Amarcord di come era una piccola cittadina non molti anni fa.

Note biografiche dell’autore:
Gordiano Lupi
(Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta (Stampa Alternativa, 2003), La Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007) e Adiós Fidel – all’Avana senza un cazzo da fare (A.Car, 2008). I suoi lavori più recenti sono: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Un’isola a passo di son – viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004 – due edizioni in un anno), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato (Profondo Rosso, 2004), Tomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Serial Killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005), Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), Le dive nude – Il cinema di Gloria Guida e di Edwige Fenech (Profondo Rosso, 2006), Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari – in collaborazione con Fabio Zanello – (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Coppie diaboliche – dal delitto di Marostica al giallo di Omegna – 34 casi di «crimine a due» 1902-2006 (in collaborazione con Sabina Marchesi – Editoriale Olimpia, 2008), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni – Profondo Rosso, 2008), Avana killing (Sered, 2008 – in edicola), Mi Cuba (Mediane, 2008) e Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008 – in edicola).
Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come Cominciamo bene le storie di Corrado Augias (libro Serial killer italiani), Uno Mattina di Luca Giurato (libro Serial killer italiani), Odeon TV (trasmissione sui Serial killer italiani) e La Commedia all’italiana su Rete Quattro (dove ha parlato di Gloria Guida e di commedia sexy). È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito www.infol.it/lupi.

di Renzo MontagnoliSito

 
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Magica Lucca

Post n°299 pubblicato il 16 Agosto 2011 da manser11

Sono fresco reduce da un tour on the road che mi ha portato a visitare Urbino, Arezzo, Cortona, Castiglione del Lago, Siena, Grosseto (e Marina), Castiglione della Pescaia (e Punta Ala), Lucca, Prato e Firenze. Di tutti questi posti meravigliosi, uno più affascinante dell'altro per chi ama riempirsi del Bello, mi è rimasta nel cuore Lucca, città magica che vi invito a visitare. Oltre alla bellezza delle sue innumerevoli piazze e chiese (è soprannominata non a caso la città delle 100 chiese) potete abbinare al viaggio culturale anche un tour enogastronomico niente affatto male tra le sue mura. Ai "possessori" di morosa o moroso consiglio ancor più vivamente un giro per le vie di questa magica città: è probabile che vi faccia innamorare ancor di più!

 
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SOMEWHERE

Post n°298 pubblicato il 07 Agosto 2011 da manser11

 
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GIACOMO

Post n°297 pubblicato il 01 Agosto 2011 da manser11

Giacomo Bonistalli è un giovane del mio paese con una grande passione per il fumetto e oggi voglio parlare di lui per parlare a tutti i ragazzi che hanno passioni da coltivare. Giacome è bravo, ha "mano". E Giacomo è ad un passo dalla... Grande Scelta, dovrà cioè decidere insieme ai suoi genitori a quale scuola superiore iscriversi l'anno prossimo essendo all'ultimo anno di Medie. E' una scelta difficile e importante, ma quelli come lui, quelli che hanno una passione, sono avvantaggiati rispetto a tanti altri. A questi ragazzi dall'animo artistico voglio dare un consiglio: alimentate, assecondate le vostre passioni! Se avete un talento (o anche solo se credete di averlo, che è probabilmente ancor più importante) coltivatelo, sfruttatelo, spremetelo, perché un giorno quel talento potrà farvi dire: "Ho vissuto la vita che volevo!" Sarete appagati e non sentirete quel vuoto proprio di chi quel talento non lo ha mai avuto o, peggio ancora, mai coltivato. Nel frattempo, Giacomo e tutti i Giacomo che mi leggono, disegnate! (scrivete! ballate! cantate! recitate! calciate! di-ver-ti-te-vi!) Seguite l'istinto prima ancora dei consigli dei "Maestri". Woody Allen insegna che se avete un'idea nuova, dovete realizzarla senza paura che possa o non possa piacere alla massa. Siate rivoluzionari nella libertà di esprimere senza paura ciò che la fantasia e la creatività vi fanno ardere nello spirito e nella mente!

 

 
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UN INDOVINO MI DISSE

Post n°296 pubblicato il 24 Luglio 2011 da manser11
 

Ho avuto il mio primo contatto con Tiziano Terzani qualche anno fa; poco dopo la sua morte lessi "La fine è il mio inizio", libro che mi colpì molto. Oggi sono qui a consigliare "Un indovino mi disse", una sorta di diario di viaggio attraverso l'Asia per riscoprire ritmi, sentimenti e valori più a misura d'uomo. Terzani usa, più come pretesto, la profezia di un indovino che gli aveva consigliato di non prendere aerei per tutto il 1993 perchè avrebbe rischiato di morire; sfrutta questa scusa per viaggiare in treno, in nave, spesso a piedi per quei luoghi che prima aveva toccato solo in aereo e soggiornando in hotel, perdendone così "l'essenza". Incontrerà così un'umanità variegata, constatando quanto il progresso e il materialismo dividano sempre più la società tracciando un solco profondo tra ricchi e poveri, deturpando il paesaggio e uccidendo il passato e la poesia. In questo suo peregrinare incontra anche vari indovini che a volte gli sembrano seri, altre volte ciarlatani, ma che in tutti i casi gli permettono di porsi domande per cercare risposte sul senso della vita e della morte. Alla fine di questo lungo viaggio scoprirà anche le grosse potenzialità che può sfruttare la mente grazie alla meditazione. Libro per chi ama il viaggio, la spiritualità ed è alla ricerca continua di risposte.

 
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LA STORIA INFINITA

Post n°295 pubblicato il 08 Luglio 2011 da manser11

"La storia infinita" è un film fantastico-fiabesco del 1984 (regia di Wolfgang Petersen) tratto dal libro omonimo dell'autore tedesco Michael Ende. Lo ritengo una pietra miliare nel panorama cinematografico mondiale, una storia che andrebbe fatta vedere a tutti i bambini ma soprattutto ai grandi che dopo una certa età cominciano a uccidere i propri sogni e a farsi divorare dal Nulla.

Rivedo sempre questo film con emozione perché mi sono sempre rivisto in Bastian, il bambino protagonista che si rifugia in un ripostiglio della scuola e viene catapultato, con la lettura del libro preso in prestito da un libraio, in un mondo fantastico, popolato da creature fiabesche in fuga dal Nulla, il male che sta distruggendo il regno di Fantàsia. L'alter ego di Bastian nel romanzo è Atreyu, il guerriero incaricato di contrastare il Nulla; Atreyu, aiutato anche dal drago volante Falkor e altri simpatici personaggi, dovrà passare diversi ostacoli e peripezie prima di trovarsi faccia a faccia con Gmork, una specie di lupo al servizio del Nulla. Quando Fantàsia sembra perduta, Bastian capisce che solo lui, con la sua fantasia e la forza dei suoi sogni, potrà salvarla e realizzare, grazie a Falkor che si trasferisce dal libro alla realtà, tutti i desideri che vorrà.

Un film davvero spettacolare e ricco di metafore che ci ricordano che il Nulla (sempre più forte e aggressivo in questa società) può essere sconfitto solo con la forza della fantasia, dei sogni, della speranza, doti che troppo spesso le persone sacrificano al materialismo, al cinismo e al "buio" uccidendo il bambino che è in loro.

Da citare infine la colonna sonora, con una "Never ending story" cantata da Limahl entrata prepotentemente a far parte della storia musicale degli anni 80.

 
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Vignette & Caricature

Post n°294 pubblicato il 02 Luglio 2011 da manser11
 

Sto allestendo una mostra permanente delle vignette e caricature del Doc. L'accurata selezione tramite la quale ho scelto, tra centinaia di opere, solo quelle che ritenevo meritevoli per "bellezza" e/o contenuto, mi ha visto impegnato per giorni a scartabellare nell'archivio segreto di questo fumettista fai-da-tè che è il Manser. Per visitare la carrellata di disegni spesso surreali, metaforici e provocatori del mio scrittore preferito non dovete però recarvi in nessun museo o luogo fisico; dovete essere iscritti a Facebook. Se anche iscritti non doveste vedere le opere esposte, basta semplicemente chiedere l'amicizia a Simone Manservisi. E buon divertimento! (A. Pitigrilli, biografo del Dottor Manser)

Nel ringraziare il mio biografo-curatore per l'articolo appena postato, approfitto per augurare a tutti buone vacanze all'insegna del divertimento e della crescita mentale/spirituale. (Dott. Manser)

 

 
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Stili e metodi di scrittura

Post n°293 pubblicato il 01 Giugno 2011 da manser11

Ognuno ha il suo stile e metodo di scrittura. Sullo stile non mi esprimo se non dicendo che io ho il mio, tu il tuo, egli il suo e chi se ne frega. Scrivi e fottitene dello stile e di cosa possono pensare gli altri sul come scrivi: mi puzzano di snob quelli che cercano la ricercatezza, l'effetto, tanto che spesso ciò che scrivono risulta talmente falso e ipocrita da diventare noioso ed indigesto. Anch'io in passato cercavo artifici, infatti trovo molti vecchi racconti e libretti piuttosto "impuri". Scrivi come sei e sii ciò che scrivi. Per quanto riguarda il metodo invece vorrei spendere due parole in più. I tempi cambiano e volenti o nolenti li subiamo. Fino a qualche anno fa, il mio metodo prevedeva (escluse ovviamente le confidenze al diario) una prima stesura a penna su un quaderno. Ciò mi permetteva di lasciar fluire i pensieri più lentamente, così che la mano potesse coglierli con maggior facilità adagiandoli sul foglio. Poi con calma potevo correggere e rivedere il tutto trascrivendo sul pc (prima ancora sulla macchina da scrivere). Oggi, col computer entrato prepotentemente nelle vite dei più, tendo maggiormente a scrivere direttamente su pc, cercando di immortalare idee e pensieri che circolano assai più vorticosi nella mente. Ovvio che anche così facendo posso poi correggere, rivedere, aggiungere, eliminare, ma non è la stessa cosa. Forse è meglio o forse no. Forse non c'entra nulla né lo stile né soprattutto il metodo; magari sono semplicemente io che sto cambiando. Sia quel che sia, una cosa è certa: che scriva in un modo o in un altro, ho bisogno di scrivere. E lo farò finché morte non ci separi.

 
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