Empatia

Post n°53 pubblicato il 21 Giugno 2011 da effimerofranck
 
Tag: diario

...adoro Springsteen... la sua musica, i versi delle sue canzoni... lo ascolto e riascolto in continuazione, la sua voce riesce a donarmi energia come poche cose al mondo, l'ho ascoltato dal vivo in concerto due sole volte ed ambedue le volte, a Milano, a Roma, le tre ore di concerto sono state un sogno veloce ma appagante... sabato ero alle prese con delle occupazioni che prevedevano la possibilità di ascoltare musica, ho scelto tra i suoi album quelli in cui la presenza del sax era più costante, ero grato alla forza melodiosa dell'ottone di Clarence, l'ho pensato memore della bella empatia che l'univa a Bruce in concerto... stava morendo in quelle precise ore, un ictus vigliacco all'attacco del gigante nero... ma questo l'ho saputo solo lunedì...

...e, del resto, appartengo anch'io alla schiera di quelli che sbagliano, spesso, volentieri...

 
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10-Panteleýmonos

Post n°52 pubblicato il 28 Settembre 2009 da effimerofranck
 

     La sosta presso il monastero di Agiou Panteleimonos è l'ultima tappa nel rientro che ci vedrà tra non molto varcare le onde in direzione di Ouranòpolis da cui siamo venuti. E' il monastero grande che notammo nel viaggio di andata, fortezza imponente sulla costa boscosa. Il monastero è detto anche Rùssicon, ai tempi precedenti la Rivoluzione arrivò ad ospitare quattromila monaci russi. Dello splendore dell'inizio del XIX secolo restano le forme imponenti immerse in atmosfera polverosa e decadente. Una ventina di monaci americani di origine russa sono solerti custodi di una gloria che fu. La genealogia degli Zar di tutte le Russie ha sempre fiori freschi nel locale che la ospita, Nicola Romanov a chiudere l'elenco. Ci viene offerto un caffè leggero e dolcetti simili a quelli che conoscemmo in Agiou Dionisìou, di fattura modesta su vassoi di legno laccato.
    
Il viaggio di ritorno ci vede viandanti assorti che guardano con attenzione ma con minor animazione le cose raccolte nel primo attraversamento.

 
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9-Dionisýou

Post n°51 pubblicato il 28 Settembre 2009 da effimerofranck
 

     Arriviamo in Agiou Dionisiou con bella energia, decisamente il trasbordo in barca è meno defatigante che la marcia per sentieri scoscesi. Un monastero cenobitico greco, ben messo, i restauri attenti e precisi. Affreschi raffiguranti l'Apocalisse, altri ancora di scuola cretese, preziose Bibbie miniate del XII secolo. Il monastero gode fama di una certa licenziosità tra quelli del resto dell'Athos. Sembrerebbe che i monaci qui residenti inducano molto ad uno stile di vita più confortevole. In effetti sembrano molto curati nel vestiario, nella cura del corpo. La cosa ci viene confermata dal buon vino a dalla splendida cucina al momento del pranzo. Tra le pietanze un gustoso piatto di melanzane cotte insieme con calamari. Al momento del commiato, al mattino seguente, deliziosi dolcetti di gelatina di frutta cosparsi di un velo di zucchero vanigliato sembrerebbero voler rimarcare la splendida accoglienza da noi gradita.

 
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8-MegÓlis LÓvras

Post n°50 pubblicato il 25 Settembre 2009 da effimerofranck
 

     Arriviamo a Megàlis Làvras ché il sole all'atto di scomparire sotto la linea dell'orizzonte inonda di bagliori purpurei e d'oro le pietre antiche del gran monastero. Tutto è all'insegna del grandioso... le pietre delle costruzioni, le vetrate... la chiesa stessa è la più grande di tutte quelle edificate sull'Athos...
    
Molti monaci anziani stazionano sulle panche in pietra, una certa eccitazione causata dall'incontro tra i residenti ed i pellegrini, laici e religiosi, che le lance ed i pescherecci adibiti a mo' di marina metropolitana lungo la costa man mano scaricano a terra.
    
Il tutto sembra avere l'aspetto di una provvisorietà che nel tempo rimane... costruzioni tirate su all'insegna di una sana fantasia e funzionali, alcune piante della macchia mediterranea a succhiare linfa e vita dalla poca terra degli interstizi di pietre levigate, la bella corte in pietra che ci vede gironzolare in attesa della cena, che avverrà in una sala molto grande intorno a grandi tavoli. Il cibo è molto buono e sin troppo abbondante... tra gli altri un ottimo riso al pomodoro che bissiamo in molti. Una cosa curiosa: il nostro desinare dovrà vederci impegnati solo ed esclusivamente nel tempo necessario ad un padre energico che, troneggiante sul pulpito, declama a gran voce intuibili massime edificanti ed inviti alla retta via, per portare a termine la predica. Così avviene: la sua ultima parola prima di assumere un portamento grave ed assorto ci vede scattare lontano dai tavoli, in silenzio, la fronte china nel momento dell'abbandono del cenacolo.
    
La mattina si inizia con una lunga funzione religiosa, qualcosa di apparentabile alla messa dei latini, caratterizzata dal canto su metrica bizantina e da nuvole d'incenso. La distribuzione dell'eucarestia sotto forma di pezzetti di vero pane ci vede esclusi: l'occhio esperto dell'officiante individua agevolmente tra i pellegrini gli ortodossi ed i “papisti”.
    
Lasciamo la città santa in barca, la traversata sarà breve ma sotto l'alito di un vento fresco.

 

 
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7-Monaci e gatti

Post n°49 pubblicato il 24 Settembre 2009 da effimerofranck
 

     La separazione mattutina da Iviron ci vede svogliati viandanti.
    
La giornata è molto calda, la pretesa di portare sempre con noi tutti i bagagli ci costringe ad una marcia lenta, estenuante. Allegre facce di efficienti pellegrini teutonici scorrono davanti agli occhi, leggeri zaini alle spalle e robuste pedule dolomitiche ai piedi a render lieve la camminata. Ostentiamo noncuranza al loro sorriso ironico.
    
Si sale molto, la macchia mediterranea sempre più fitta non riesce del tutto a procurar sollievo. Ci fermiamo più volte. La vista delle acque fresche e poco profonde di un ruscello ci induce a spogliarci del tutto... appoggiati gli zaini su frasche vicine alle rive ci immergiamo nell'acqua lasciando che essa scorra sui nostri corpi nudi per lunghi minuti...
    
Ci asciughiamo e ci mettiamo a riposare accanto alle acque che gorgogliano, i corpi allineati sul muretto in pietra che funge un po' da parapetto della strada sterrata accanto al ruscello.
    
Nello stato di semincoscienza che subentra uno scampanellio insistito, sempre più a portata dei nostri orecchi, ci strappa alle nostre fantasie. E' un monaco che avanza, una campanella in una mano ed un secchio in ferro zincato con qualcosa dentro nell'altra. Non molto alto, il portamento elegante, capelli grigi ben annodati a crocchia sulla nuca ed una barba dello stesso colore ben curata ad incorniciare il volto. Ci guarda, proviamo a biascicare qualcosa in francese, nelle poche parole di greco che conosciamo. Sembra sovrappensiero... mormora qualcosa in greco di cui non afferriamo il senso e con un gesto deciso della mano che sorregge la campanella ci invita a seguirlo...
    
Ci consultiamo con lo sguardo, Alain, Valerio ed io e raccogliendo gli zaini lo seguiamo.
    
Il monaco, riusciamo a capire, è il confratello deputato all'uso di una stazione telegrafica montata nella sua abitazione realizzata in grossi tronchi di legno. L'abitazione consiste in un vasto locale cui si accede con ripida scaletta esterna coi gradini in legno...
    
Un grande ambiente funge da cucina, soggiorno e studio... una cosa buffa: qualcuno, lo stesso monaco o qualcuno dei suoi confratelli, ha deviato un piccolo ramo dal corso del ruscello che si immette direttamente nella casa saltando a cascata in un lavandino in pietra e, proseguendo poi sulle assi del pavimento in legno, scivola saltellando sui gradini esterni per raggiungere finalmente il mare vicino.
    
Il monaco ci fa segno di accomodarci intorno ad un tavolino sistemato sulla veranda in cima alle scale, nei piatti semplici scodella una zuppa di pesce su fette di pane raffermo.
    
Noto che i pesci hanno ancora le interiora , non sono stati puliti alla nostra maniera, ma il piatto è delizioso... non saprei se per la freschezza del pescato, per l'abilità del cuoco, per la fame sopraggiunta dopo tanto scarpinare...
    
Scambiamo poche educate parole di circostanza, ai nostri piedi alcuni gatti di età varia si aggirano sperando in qualcosa avanzata alla fame dei pellegrini.
    
Uno dei gatti, un maschio di aspetto imponente, prende a rotolarsi in preda a stimoli d'amore, la voce incrinata nel richiamo... il monaco che ci ospita si alza confuso, torna con il suo secchio con dentro dell'acqua e la getta addosso al felino irrequieto scusandosi con un sorriso imbarazzato...
    
Evidentemente i richiami amorosi del gatto hanno turbato il sant'uomo dedito alla preghiera...
    
Il mare è bello, visto dalla veranda, la sabbia appare non calpestata mentre numerosi gabbiani planano e riprendono il volo nella loro ricerca di cibo da strappare alle acque. Due monaci boscaioli sono nel frattempo giunti presso la capanna, sorbiscono un caffè greco attendendo il prossimo battello che porterà via la legna scaricata dai basti dei muli.
    
Valerio chiede se sia possibile fare un bagno nell'acqua del mare, sorvolando con bella spontaneità sul divieto di mostrare il corpo seminudo alla vista di altri uomini.
    
Un cenno del capo ci fa capire che la nostra richiesta è ben accolta anche se sul viso dei monaci boscaioli appare un certo sconcerto per la liberalità del confratello. Non indugiamo oltre e indossato rapidamente il costume da bagno ci abbandoniamo alla freschezza di acque marine incontaminate.
    
Il tempo di asciugarci ed appare, annunciato dal borbottio del motore, il battello che caricherà la legna e ci accoglierà, insieme con gli altri pellegrini già a bordo, in vista di Megàlis Làvras dove passeremo la prossima notte.
     Il monaco telegrafista era già altrove, sottratto alla vista riconoscente da qualche suo impegno.

 
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