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Creato da inagguato il 08/03/2008

Eppur si muove...

il lento incessante movimento della vita-riflessioni e azioni

 

 

Il mio ricordo...nella giornata della memoria...L'uomo che verrà

Post n°157 pubblicato il 30 Gennaio 2010 da inagguato
 

Mercoledì, 27 gennaio, nella giornata della memoria - mi sono concesso una serata al cinema. La scelta su quale film vedere è caduta senza ombra di dubbio su "L'uomo che verrà". Mi piaceva la storia, mi piace ricordare, rivivere, sentirmi compartecipe delle tragedie dell'uomo, donare a chi ha subito, o a chi ha ricordi familiari così tragici, una mia vicinanza umana, nel mio piccolo.
Non mi piace fare pubblicità di qualche prodotto, ma faccio - Libero permettendo - un' eccezione, su questo film uscito nelle nostre sale il 22 gennaio.
"L'uomo che verrà" narra con un verismo impressionante cosa successe sul finire del 1944 sulle colline dell'appennino bolognese, una strage nazista ripugnante e immane, Marzabotto. E' la storia di una comunità di contadini, lontano dalla guerra, benché poi quest'ultima riesca ad avvolgere le loro esistenze e a modificare i comportamenti schietti e sinceri di persone umili senza aspettative prevaricanti. L'unica aspettativa e speranza è la pace. In guerra si vive male, ci sono continue richieste di cibo da parte di soldati occupanti, orrori da parte dei partigiani, così come da parte dei tedeschi. Un film che non vuole essere retorico, partigiano...un film con la sua poesia...un suo perché...
Tutto un gioco di sguardi, di sentimenti compresi in occhi pieni di orgoglio contadino...lo scorrere di quasi un anno campestre, a contatto con la natura, le popolazioni del luogo...
Mi è piaciuto molto. La fotografia, l'ambientazione, i dialoghi, i personaggi, il messaggio, il ricordo, la storia, i ruoli dei protagonisti e delle comparse...gli sguardi innocenti della bimba protagonista del film....Greta Zuccheri Montanari! (STUPENDA!!!... come un pò tutto il cast e la regia).



Mi commuovo. Davvero un bel film, una bella storia...e se fosse vera?



La guerra è quella lezione della storia che l'uomo non finirà mai di imparare (scritta sopra l'edificio degli invalidi e orfani di guerra di Genova).

by inagguato - video tratti da Youtube.com - http://www.youtube.com/watch?v=yVH6MPpTYVI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=leCq7H6l9nw&feature=related

 
 
 

Nuoto, nuoto, e ancora nuoto

Post n°156 pubblicato il 16 Gennaio 2010 da inagguato
 

Finalmente nuoto. Nuoto come vorrei, nuoto come ho sempre desiderato di fare.
Stamattina mi son messo sotto la supervisione della mia coach di piscina, una tipa davvero tosta, che adesso è l'allenatrice della squadra master del Camogli, tutto pimpante e desideroso di farle vedere i miei miglioramenti.
Ebbene, lei ha visto i miei enormi progressi.



Ora nuoto come ho sempre desiderato fare.
Il merito va a lei, ai suoi programmi personalizzati tarati sul mio fiato, sulla mia forza e sulla mia resistenza, e a me, che con costanza e pazienza mi son messo ligio ligio a macinare vasche su vasche.
Un paio di anni fa non mi muovevo neppure a gambe stile con la tavoletta. Avevo il bacino bloccato, da tensioni muscolari e pochi movimenti sportivi.
Adesso vado, discretamente. Anche lo stile libero - a detta del mio coach - ho migliorato tantissimo. Prima non riuscivo nemmeno a fare una vasca di 25 metri, adesso ne faccio ben 4 di seguito, con un ritmo tutto mio, senza forzare, controllando la bracciata, la gambata, la respirazione e tutto quanto.
Andando due volte a settimana i risultati son venuti. Questione di allenamento.
Devo ringraziare pure tutti quanti mi hanno incoraggiato nella pratica sportiva del nuoto, a cominciare da una mia parente che ha giocato in gioventù nella mitica Pro Recco femminile, ed è stata anche una delle mie prime insegnati di nuoto in tenera età, quando avevo sei o sette anni, la Vanda Lise. Tutte le volte che ci incontriamo, io le parlo entusiasta dei miei miglioramenti, dei miei allenamenti, trovando in lei un volto sereno e felice, aperto, e incoraggiante, di sostegno.
Sono contento di me. Di strada ne devo fare ancora tanta, per puro spirito di miglioramento continuo,tanta umiltà e voglia di imparare sempre, però sono estremamente soddisfatto di me.
Mi godo la mia capacità idrodinamica, lo scivolare lento e continuo sull'acqua, il toccare l'altro bordo della vasca della piscina, quello che sta di fronte a me, quello che mi sfida e mi dice: mò arrivaci, toccami, e riparti di slancio, con coraggio, abnegazione, determinazione, sana ostinazione, trovando sempre quel feeling tra la mia pelle e il volume dell'acqua che mi scivola addosso.
Di strada ne devo fare ancora molta.
Il mio camminare mi porterà dove vorrò, ovunque nel mondo. Metaforicamente parlando, il mio nuotar è un semplice modo di muoversi, scoprendo come reagisce il mio corpo. E' un modo per scoprire me stesso, conoscermi.
Ho accettato la sfida con me stesso alcuni anni fa, ora sto raccogliendone i frutti.
Tutta salute.

A presto. By inagguato - foto tratta da http://peterrei.files.wordpress.com/2009/10/phelps_breath.jpg

 
 
 

Forse riposo

Post n°155 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da inagguato
 

Mi sono preso due giorni di ferie, per staccare un pò la spina dal lavoro quotidiano. Non avendo fatto alcun giorno di riposo - leggasi nessun "ponte" fatto - durante il periodo natalizio, mi hanno concesso - i miei capi - di riposare un poco. La stanchezza si fa sentire, lo stress si accumula piano piano, come un mantello leggero leggero quasi invisibile che ti sfianca le forze e le energie.
Questo significa: mi prendo del tempo per me. Non che io non ne abbia, ma quel poco che ho, una volta finito di lavorare, se ne va il più delle volte in qualche ora di riposo strabaccato o sul divano o al calduccio dentro al letto...o qualche puntatina fugace ed economica di shopping, o serate con amici.
Prendermi del tempo per me significa inoltre: ordinare la mia stanza e la mia libreria, vedermi qualche film al cinema o al massimo in DVD a casa mia, ordinare la mia automobile, ripulirla ben bene, dato che fra pochi giorni se ne andrà alla rottamazione. Dulcis in fundo, devo rimettere il capo mio sopra a qualche libro universitario.
Parola d'ordine: Organizzazione.
Propositi: ho già detto a inizio anno che non ne faccio, non voglio mettermi in testa cose che poi mi creano ansia...da prestazione.
Purtroppo il tempo fugge, e quando sono in ferie il più delle volte mi riesce davvero difficile staccare dalla mia quotidianità come desidererei - dovrei andarmene via per qualche giorno, una mini vacanza, allora sì che sarebbe davvero aria nuova.
Alla fine, nei giorni di riposo lavorativo, finisco per fare quello che non riesco a fare in altri giorni, o meglio, svolgo commissioni o affari...distraendomi da un vero e appagante riposo o distrazione.
Vedrò di fare del mio meglio. Rimango perplesso. Cerco di prendermi i miei tempi, di dilatarli, di farmi rendere bene questi giorni avuti. Qualcosa farò. Non amo troppo fare poco o nulla. Il riposo forzato lentamente mi uccide.
Stamattina alle ore 8, fatto il vaccino - due punturine oramai di cadenza mensile contro le mie allergie. Oggi pomeriggio appuntamento da un notaio, per affari di famiglia - la segretaria lo ha chiamato "primo incontro", starò a vedere se sarà stato una perdita di tempo o meno. Sabato ho appuntamento con la mia coach in piscina, mezz'ora di supervisione nuoto e nuova scheda personalizzata, da provare nelle prossime settimane. Venerdì e domenica...relax. O...leggasi sopra.
Sono una persona impegnata. Però...so anche quando meritarmi un pò di riposo, e farlo di conseguenza. Tutto il resto, lascio scorrere. Il tempo sarà galantuomo.
A presto.

By inagguato

 
 
 

Baciami ancora

Post n°154 pubblicato il 03 Gennaio 2010 da inagguato
 


E' importante il primo bacio. E' qualcosa che va ricordato, come tanti altri momenti importanti per un essere umano. Dico anche: sono altrettanto importanti, se non di più, gli altri baci che verranno a seguire...



Un bacio è un segno d'amore, una testimonianza d'affetto.
Sia esso amichevole o amorevole, è un segno tangibile di attenzione verso l'altro, di devozione. Si bacia il bambin Gesù, si bacia la mamma, i nonni, i propri figli, ci si bacia per stima e desiderio di bene verso l'altro. Un bacio...e parto a sognare.
Mi viene in mente un bellissimo film americano del 2004, "50 volte il primo bacio", con Adam Sandler e Drew Barrymore.

"Henry è un biologo marino alle Hawaii, dove affianca alla passione per i pesci quella per le belle ragazze. Finché non perde la testa per Lucy, che impiegando ogni mezzo riesce a conquistare. C'è un problemino, però: Lucy non ha memoria breve, cioè durante la nottedimentica quanto accaduto il giorno. Per Henry ha inizio una sfida estenuante, riconquistare Lucy tutti i giorni, ripartendo da zero!"

Un film commedia con molti insegnamenti sottintesi. E pure il testo di Jovanotti non è male. I miei complimenti. Rifletto, aspettando il prossimo bacio...

by inagguato - video tratto da LiberoVideo http://video.libero.it/app/play?id=e82de6f1a95cae36cc7d049a93d2f5aa - recensione tratta da http://www.mymovies.it/database/

 
 
 

Basta poco per un'autentica felicità

Post n°153 pubblicato il 02 Gennaio 2010 da inagguato
 


Sorridi e starai bene.


Questa è saggezza popolare. Siamo troppo amanti del progresso per capire fino in fondo che le perle di saggezza della tradizione vanno preservate, coltivate, fatte proprie. Dove si trovano? Si trovano nella cultura popolare, sia orale che scritta, sui libri, negli insegnamenti dei maestri e delle persone che più hanno a cuore il nostro benessere.

Imparare.
Acquisire.
Interiorizzare.
Esternare.
Contagiare.

Basta poco. A volte lo facciamo con consapevolezza, altre volte con una certa disposizione d'animo, o con una mimica o una tecnica attoriale degna di una tragedia o di una commedia greca, in modo subdolo e inconsapevole. Ci fa comodo comportarci così. Ci mettiamo una maschera addosso, sia esso un lamento che un sorriso. Non discuto della moralità di tali comportamenti, so solo che influenzano chi ci circonda. E ne dobbiamo avere consapevolezza.
Via bronci, musi, espressioni corrucciate o interrogative. Apriamo la nostra sensorialità attraverso un semplice sorriso. E la vita ci sorriderà.
E' un piccolo sforzo, ma ne vale la pena.

Adesso posso dirvi buon anno, con un sorriso.

by inagguato

 
 
 

Tra speranze, promesse e nuovi propositi

Post n°152 pubblicato il 01 Gennaio 2010 da inagguato
 

Nuovo anno. Nuova vita. Chissà. So solo che ogni volta è occasione di nuovi propositi, promesse a me stesso che raramente si tramutano in realtà. Forse la verità è che ho pretese su di me. Pretendo molto. Un pò ne va del mio orgoglio, un pò ne va della mia educazione. Mi hanno insegnato - o forse mi sono imposto di essere così - di tener fede alle promesse, di vivere con un debito che deve essere estinto al più presto, di non promettere ciò che non riuscirò con sicurezza a mantenere. Promesse agli altri e a me stesso. La vita è sacrificio, la vita va vissuta con umiltà. Siamo tutti una piccola parte di questo sterminato mondo formato da persone. A volte c'è chi è più fortunato, a volte c'è chi è più risolutivo, più potente, e...a volte c'è chi vive nell'ombra, contribuendo nel suo piccolo a portare avanti la propria esistenza in maniera dignitosa.

Le scadenze possono essere mensili, settimanali, giornaliere. C'è chi stenta ad arrivare a fine mese...e via dicendo.
C'è chi, invece, ha degli enormi surplus di beni, dal denaro alla  agiatezza. Il tutto si tramuta in un benessere, forse reale o forse illusorio. Conta quello che credi. E' pur già difficile quantificare oggettivamente il benessere in sé.



Nel mio piccolo, posso considerarmi fortunato. Ho scambiato in questi giorni molti auguri. Auguri di buon anno, auguri di buon natale, auguri di buone festività. Auguri che presuppongono o fanno desiderare la gioia di chi è il loro destinatario. Molte persone in questo pianeta sono prive di questi messaggi. Qui in Italia è usanza che il Presidente della Repubblica, a reti unificate, in Televisione, lasci il suo personale e sentito messaggio a tutti gli Italiani, ovunque essi siano, in Italia o nel mondo. Un messaggio di speranza per l'avvenire. Un messaggio di sprone affinché chi può metta in pratica le tante promesse che ha elargito a destra e a manca. C'è molto da fare affinché sia il mondo tanto desiderato, il mondo dei nostri sogni. E chissà se poi, una volta esauditi tutti i nostri desideri, non ce ne siano altri ancora, che portano ad alzare l'asticella ancora più in alto. Facciamo fatica ad accontentarci. Può andarci bene, o può andarci peggio. Ci accontentiamo solo dopo aver stabilito un termine di paragone, un metro su cui giudicare o giudicarci. Alle tante parole devono seguire i fatti. Troppo spesso invece ci interroghiamo su quale strada sia più opportuna intraprendere. Basta scegliere. Basta vivere. Basta volare alto o...a volte basta volare basso, tenere un basso profilo.
L'importante è che, tra speranze, promesse e nuovi propositi, non ci sia a guastare il tutto la vanagloria, l'invidia, i tatticismi, l'opportunismo bieco, e il ripiegarsi su posizioni statiche e su rendite di posizione.

La vita ci impone delle scelte, per poterla cambiare a nostro piacimento, o per costrizione.
Tutti siamo parte in causa, nessuno si può sottrarre.
Da parte mia, viaggerò a fari spenti per un pò, navigherò a vista, perchè il futuro mi è incerto. Non faccio promesse a me stesso. Più di una volta mi sono promesso, e ben poco ho fatto. Devo solo chiarirmi, valutare le mie potenzialità, saggiare la mia voglia di cambiamento, sapermi riproporre per rinnovare e innovare.

Più che speranze, forse abbiamo bisogno noi tutti, me compreso, di MOTIVAZIONI.
Immagino. Ho davanti a me un foglio bianco, senza righe e senza quadretti. Provo a scrivere, a fissare degli obiettivi, delle strade da intraprendere. Parecchi anni fa volevo lavorare in campo alberghiero. Immaginavo di essere un albergatore, il proprietario di un albergo. L'albergo lo volevo così: sauna, palestra, camere ben arredate, informatizzazione spinta, ricerca di validi e ottimi collaboratori alla reception, al servizio in camera, ai facchini...insomma....volavo alto. Poi, piano piano, in una logica di interrogazione a me stesso, mi sono accorto che certi livelli a cui aspiravo non erano fatti per la mia persona, o che difficilmente li avrei raggiunti in tempi certi e rapidi. Vedevo - all'epoca avevo 22 anni - che il vicedirettore dell'albergo in cui ho svolto uno stage, aveva soli 28 anni, e da lì a poco sarebbe diventato direttore. Mi sarebbe piaciuto fare carriera. In quel settore. Oggi, vagando di settore in settore, una possibile carriera me la scordo. So essere duttile, flessibile, umile. Volevo spaccare il mondo. Poi mi accorsi che il mondo era talmente variegato che non avrei saputo da che parte incominciare. Ecco l'invidia, la vanagloria che dicevo prima. Forse mi è mancato il fatto che qui è difficile farsi valere per quel che si è capaci di fare. Forse sto cercando degli alibi.

Forse dovrei incominciare questo 2010..con nuovi propositi, giacché i vecchi non sono più riproponibili e realizzabili con le mie sole forze.
Mi faccio coraggio.
Cerco di infondere coraggio a me e agli altri, avrò una parola buona per tutti. Che qualcuno ci benedica.

by inagguato - video tratto da youtube.com http://www.youtube.com/watch?v=h5ZNQ9eB7Jo&feature=related


 
 
 

tra dire e fare

Post n°151 pubblicato il 24 Dicembre 2009 da inagguato
 

A volte mi sento malinconico, altre volte sono un inguaribile sognatore e qualche volta pecco di sano realismo. Se fossi un colore, sarei un colore solare, un giallo, un arancione, un rosso...spesso. Ora direi che sono nella fase del Nero. Nero come eleganza, come colore neutro, come assenza di colore. So che da qualche parte c'è il sole...e anche molte persone care, ora lontane, e che non vedrò più.
Aspettando un nuovo raggio di sole...
Aspettando un sentimento chiamato desiderio...
Aspettando nuove tonalità e declinazioni di me stesso...
Aspettandomi...

by inagguato - video tratto daLiberoVideo http://video.libero.it/app/play?id=3a76c6d78cb8d6bc6818e82d111f9472

 
 
 

Silvia Salemi - Odiami perché

Post n°150 pubblicato il 13 Dicembre 2009 da inagguato
 



Nutriamoci di sentimenti.

by inagguato - Video tratto da youtube.com http://www.youtube.com/watch?v=Qa_HqTiuwKU

 
 
 

Carità (cristiana)

Post n°148 pubblicato il 09 Dicembre 2009 da inagguato
 

Oggi ho compiuto un gesto rivoluzionario. Ho dato da mangiare a un affamato, ho aiutato un bisognoso, ho scelto di aiutare chi mi ha chiesto aiuto. Ho invitato a pranzare alla "mia tavola" uno sconosciuto. Questi i fatti.
Ed ecco gli antefatti. Erano quasi le due di pomeriggio e, appena concluso il mio turno di lavoro, mi accingevo a cercare un luogo dove consumare il pranzo. La città era quasi deserta. Mi immettevo nella via principale, quella con numerose vetrine di negozi di ogni tipo e, dopo pochi passi, venivo avvicinato da un ragazzo alto, di colore, dall'aria quasi sorridente. Mi chiese qualche moneta per poter spendere in cibo per il pranzo. Io, che di solito dico di no tirando dritto, non mi faccio impietosire e rispondo con un "no grazie" anche questa volta. Poi, pochi attimi dopo, rifletto sul mio gesto. Dopo tutto avrei pranzato da solo, avrei pagato con dei buoni pasto senza rimetterci dei soldi di tasca mia, e accettando la richiesta d'aiuto avrei compiuto un bel gesto. Aver dato da mangiare a chi aveva bisogno di nutrirsi. Mi volto. Lo vedo distante a me circa una decina di metri. Lo guardo meglio. Noto, guardandolo oramai di spalle, che indossa un piumino e che ha uno zainetto appresso. Lo chiamo - insomma - gli rivolgo attenzione, lui si rivolta, mi sorride. E io gli dico che se ha bisogno di mangiare poteva venire con me a mangiare, che il pranzo glielo offrivo io. In pochi attimi il mio gesto è stato apprezzato. Mi sorride e mi ringrazia.
Andiamo a mangiare in un locale poco distante da dove ci siamo incontrati sulla via. Ordiniamo due piatti di penne all'arrabbiata, lui prende una lattina di bevanda alla cola, io mezzo litro di acqua naturale.
Noto in lui un pò d'imbarazzo. Allora decido di rompere un pò il ghiaccio, facendogli delle domande. Lui si scioglie. Si chiama Kevin, è etiope, è un ragazzo giovane, tra i 20 e i 30 anni, è qui in Italia da circa un anno e qualche mese. Lo aiuta un suo connazionale per le docce e forse per ospitarlo in casa sua. Non chiedo oltre. Non chiedo se ha uno stabile lavoro, se è qui in regola, se ha bisogno di lavoro, se pensa di stare in Italia ancora per molto, se gli piace l'Italia. Parliamo d'altro. Parliamo della cucina del suo paese, dell'amore degli italiani per il mare - lui si domandava come mai gli italiani sono così innamorati del mare, e io a suggerire una mia interpretazione alla sua osservazione - di quante lingue conosce - conosce molto bene l'inglese, i dialetti della sua terra, poco francese - insomma, è molto più acculturato di me in fatto di lingue :P - e poco altro.
Noto il piumino blu un poco sgualcito che indossa, con qualche piuma d'oca che è pronta a svolazzare via. Mi dice: tu sei un ragazzo bravo. E io incasso il complimento.
Credo solo di aver fatto un pò di carità. Non col dare qualche moneta ma con un gesto tanto concreto quanto rivoluzionario: aver dato da mangiare a un affamato, come vangelo insegna. Lì per lì ho solo pensato di compiere il gesto buono di tutta la giornata. Di sicuro lui ha apprezzato, e di questo ne vado fiero.
Lui ha notato la mia apertura nei suoi confronti, la mia attenzione. Potevo aver paura "dell'uomo nero", del diverso, del bisognoso. Il nostro mondo lontano anni luce dai bisogni primari, e il suo mondo distante dal nostro civile mondo fatto di tanto superfluo. E invece ho voluto avvicinarmi al suo mondo. Oggi, per un breve attimo. Tempo di un pasto.
Perché...vedere un volto sorridente, un volto anche di uno sconosciuto, non ha prezzo.
Sono stato altruista, come a volte sono tanto egoista. Mi hanno insegnato a vivere con concretezza, a dare il mio contributo per un mondo migliore con qualcosa di tangibile, senza troppe promesse e false illusioni. Ho detto e ripetuto al mio amico di tavola che do qualcosa perché posso dare, non posso dare ciò che non ho.
Quando ero alle scuole medie, la mia professoressa di italiano si meravigliò perché in un tema in classe scrissi che tutti avrebbero dovuto fare maggiore beneficenza. Mi corresse. Mi disse: non sai che la beneficenza la devono fare maggiormente chi è più ricco? Solo i ricchi possono dare, possono fare la differenza. Riflettei. Evidentemente chi ha poco può fare poca beneficenza. Io che ho sempre pochi spiccioli in tasca, dare quei pochi spiccioli in beneficenza mi sembra un nulla rispetto a chi può veramente contribuire in modo più significativo con un obolo consistente e risolutivo.
Io non avrò risolta la fame di quest'uomo in modo risolutivo, però gli ho alleviato la fame per questo giorno. Mi sembra di aver fatto un gesto nobile e giusto.

A volte per fare una rivoluzione basta poco. Un pò di volontà, un'apertura mentale più ampia del solito, una innata curiosità a vedere come le cose possono cambiare se si agisce e si pensa diversamente...rompere gli schemi, crearne di nuovi, agire con consapevolezza senza timore e paure sciocche e immotivate, aprire il cuore alla speranza...di un domani diverso e migliore. Ho gettato un sassolino nello stagno. Non è stato un macigno, e non è stato nulla; è stato un sassolino. L'importante è averlo tirato, aver fatto la scelta di tirarlo. Quante volte scegliamo di tirare il sassolino? Quante volte vogliamo smuovere le acque con un nostro gesto? Ci riusciamo? Vogliamo riuscirci?

Oggi è andata così. Intanto rifletto ancora sul mio gesto quotidiano.
Un sorriso...per di più sul volto di una persona sconosciuta...non ha prezzo.

by inagguato

 
 
 

Complimenti

Post n°147 pubblicato il 04 Dicembre 2009 da inagguato
 

L'altro giorno mi è capitata una curiosa e strana cosa. Stavo rincasando e sulla strada che mi conduce verso il mio quartiere incontro una persona. E' una donna. La riconosco. Abita vicino a casa mia, nel mio quartiere. E' una donna anziana, che vive insieme al marito, felicemente. Avrà una settantina d'anni o forse più - per me è difficile dare una età a persone molto anziane, poiché trovo ottantenni che hanno ancora l'aspetto ragazzino e altre persone tra i settanta e gli ottant'anni che non hanno un aspetto e comportamenti giovanili; trovo difficile definirle in certi modi.
Ebbene...ci incrociamo...il mio pensiero principale è quello di rincasare, dopo una giornata impegnativa sul lavoro. Ma, come da mia indole, non dico di no a un incontro che può rivelarsi unico, irripetibile, pieno di significato.
Sembrava un incontro come ogni altro, un avvicinarsi, un quasi sfiorarsi, fra abitanti del quartiere - più o meno ci si conosce tutti, ci si vede e ci si incontra tutti i giorni.
Il mio passo si fa rallentato. Ci si saluta, ci si sorride.
E lei, inaspettatamente, mi rivolge la parola : "Che bel ragazzo! come ti chiami?" e io le rispondo dichiarando con un certo stupore il mio nome. E lei di rimando: "Dove abiti?" e io rispondo che abito vicino a lei, in quella casa laggiù, con semplicità, aperto a lasciarmi trasportare dalle emozioni che lei prova per me, per il mio aspetto, per la mia voglia di soffermarmi con lei a fare quattro chiacchiere - forse anche insignificanti lì per lì. Domande di curiosità. E lei, vista la mia disponibilità al dialogo si lancia oltre: "Che bel ragazzo che sei, chissà quante ragazze che hai, chissà quante fidanzate..." e io, sempre più curioso di capire la psicologia della donna che ho di fronte, ops, che ho accanto, visto che la sto accompagnando verso casa, per un pezzetto di strada in comune. E forse anche un poco imbarazzato. Io le rispondo con spontaneità, sempre più curioso verso l'animo suo. Ha voglia di farmi i complimenti, di scambiare quattro parole, di sapere un pò di me, con semplicità, con leggerezza. E io sto al suo gioco. Mi gratifica. Mi gratificano le sue parole, la sua spontaneità, la sua curiosità, che è anche un pò la mia.
Ci lasciamo con un sorriso. Lei, quasi arrivata vicino a casa, mi dice il suo nome, e mi fa una battuta ripetendomela più volte, una battuta ironica riguardo il suo cognome. Forse era il pretesto per sorridere alla vita, per condividere con qualcuno il suo essere spiritoso.
E' la vecchina del quartiere, mi piace ascoltarla, perdere o semplicemente impiegare un pò del mio tempo ad ascoltare ciò che ha da dirmi...in fondo, a certe cose posso anche io sorridere.

Voglio trarre qualche considerazione, una qualche morale da tutta questa circostanza.
Un uomo ha bisogno di essere stimato, ha bisogno di sentire la fiducia dalla controparte. Ne ha giovamento la propria autostima. Se posso sorridere, posso contagiare con un mio sorriso il tuo volto. Gli inglesi dicono: If you smile, you are beautiful - se sorridi, sei bello. Ma, aggiungo io, rendi bello col tuo sorriso anche chi ti sta accanto.
La considerazione, i complimenti di questa anziana donna mi hanno reso felice, sorridente. La considerazione sua si è capovolta verso di lei, con la mia considerazione, la mia attenzione, la mia pazienza nell'ascoltarla. 
La considerazione verso una persona ci rende protagonisti di un miracolo: il miracolo dell'incontro. Incontriamo una miriade di persone lungo la nostra esistenza, lungo una comunissima giornata di lavoro, o semplicemente nella nostra quotidianità. Può essere che ci lasciamo con un Buon giorno o con una Buona sera, con un sorriso, una frase di circostanza detta per spezzare un pò la tensione di questo incontro, a volte casuale, a volte ricercato e voluto con una determinata persona. A volte può essere che ci lasciamo per un appuntamento futuro, una promessa, un volere sottintendere una certa volontà di ricercare un nuovo contatto, visuale, telefonico o altro. E' segno di attenzione, di cura, di stima reciproca. A volte, invece, un incontro rimane freddo, gelido; può essere che volino insulti, cattive parole, incomprensioni, o gossip. E' un pò il teatrino della vita, di questa vita che ci infradicia di stimoli esterni.
A volte abbiamo vergogna a rendere manifesto il nostro pensiero. Lasciamo a parole di circostanza i nostri desideri. Lasciamo implicite volontà a chissà quali posteri. Siamo poco inclini al complimento. Il più delle volte non sappiamo decifrarlo, crediamo, con diffidenza, che ci sia sotto qualcosa, che ciò voglia portarci a conquistarci per chissà quali fini.
A volte il complimento ci seduce, ci conquista. Ci lasciamo trasportare dai sentimenti e dalle emozioni del momento. Il complimento lo subiamo. Non abbiamo il controllo di noi stessi, finiamo quasi a cercare in una frazione di secondo cosa controbattere, come argomentare, cercando logicità nella illogicità, nell'irrazionalità. A volte il complimento è fatto per calcolo, per un secondo o terzo fine.
Ma alla fine...alla fine...dico io...chi se ne frega. Prendiamoci tutti i complimenti del caso, veri o fasulli che siano. Successivamente potremmo capire meglio le intenzioni e le volontà della controparte. Ma se rimaniamo sempre sulla difensiva, sempre sul chi va là, sempre in un atteggiamento ostile e diffidente...come potremmo mai aprirci a quello che il nostro ego vorrebbe sentirsi dire? Di una cosa son certo, come disse - credo - Cicerone. Diffidare dell'adulazione, ma un bel complimento lo si deve fare e lo si deve ricevere a prescindere da tutto. Da cosa nasce cosa...saggezza popolare.
Ai posteri l'ardua sentenza ! :P

Mi auguro di aver fatto riflettere un poco sulla potenza della parola, della considerazione verso l'altro, sulla magia di un incontro, anche quotidiano. A presto.

by inagguato

 
 
 
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