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Creato da Billieholiday il 23/12/2004
Una donna e il suo jazz
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Più di qualcuno aveva un cuore
Quel battere insistente e costante, persiste ancora, solo che ha cambiato tonalità
Né meglio né peggio
Diverso
Non più così semplice, non più così scontato, non più così pronto a pompare sangue
A pensarci bene, ora, si nasconde, si protegge. Mostra di sé, la parte necessaria, non più quella generosa che comunque c'è, c'è ma si protegge...
Non credo che i portatori sani di battito cardiaco, siano estinti
Sono solo più avari, meno inclini a spogliarsi di pelle e carne... e sangue
Ma stasera di fronte alla classe di questo video, alla bellezza assoluta, ho percepito tutti i battiti arretrati trionfare, come gli ottoni di una banda ed ho pensato che forse, anche chi legge e ascolta, per qualche minuto, lascerà libero il proprio battito.
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Capita ad un certo punto di realizzare che le cose non sono andate come immaginavi...
I tuoi piani, i tuoi progetti di vita, hanno preso strade molto lontane, da quelle che ti saresti aspettato
Hai adottato aggiustamenti, ribaltamenti, hai riedificato su macerie, cercando di dare un forma che reggesse, che stesse in piedi
E ti è costato tanto
Tanto lavoro, tante elaborazioni, dolori, atterraggi e decolli, un lavorio costante all'interno del tuo equilibrio emotivo, che sei riuscita a stare in piedi a malapena
Ma sei in piedi, perchè hai riempito, o forse hai tappato i buchi e le lacerazioni di questa maldestra esistenza, come hai potuto, come sei stata capace
Ora
di nuovo
si cambia
E ti capita anche di renderti conto, che ti sei sopravvalutata ancora una volta, come sempre hai fatto, perchè da che sei nata, ti sei fatta forza e coraggio, hai mostrato la parte forte senza che nessuno si sia mai accorto che erano impalcature scenografiche, adatte alla scena del momento
E ti accorgi che quella tua incertezza, quella tua malcelata fragilità, chiamiamola anche paura, se minimamente mostrata, diventa ancora una volta il tuo peccato
Una persona che sempre si è processata, si ritrova di nuovo di fronte alla giuria, quella esterna e quella dentro di sé
E ti chiedi se mai ti sarà concesso, di dire quello che provi, se mai potrai essere perdonata, perchè ti tremano i polsi di fronte a quel muro di mattoncini, venuto giù, da riedificare impastandolo dei tuoi sensi di colpa e della tua consapevolezza che sempre gli altri si sono aspettati qualcosa da te
Ma sei imperfetta, e non sempre gioisci di fronte ad un muro da riedificare
E tu stessa non ti perdonerai di non essere stata entusiasta di fronte ad un duro lavoro da fare
Non potrò sedermi mai in pace
Another Brick in The Wall - Pink Floyd
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Tutto dipende dal punto di osservazione delle cose
Se riuscissimo ad astrarci dall' influenza emotiva del momento, sapremmo valutare di certo meglio, ogni situazione
Ma ciò non ci è dato fare, in quanto umani
Solo chi riesce ad emanciparsi dall'emotività, riesce forse a prendere le decisioni più giuste per se stesso
Ma cosa diventeremmo, se riuscissimo ad essere lucidi, razionali, avulsi dal coinvolgimento dei sentimenti e delle emozioni?
Probabilmente, diventeremmo come te
Ed io voglio invece rimanere come sono
Farmi condizionare dai colori e dagli odori, dalla luce di questa mattina
Riflessioni sul post:
Mi rendo conto, rileggendo il post sopra, di aver scritto qualcosa di davvero scontato e banale. vi chiedo scusa.
Rifletto allora sul fatto, che affermazioni scontate, alle volte, possono rivestire una valenza differente, se applicate al singolo caso. Per meglio dire, quando i concetti risultano scontati in un'ottica generale, non lo sono poi così tanto se li inseriamo in un vissuto personale.
Perchè raccontare o cercare ragioni a momenti personali, volendoli sintetizzare, è forse un errore in partenza.
Chiedo venia.
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Ed è quando guido di notte, soprattutto se piove, che lascio volare via i pensieri, come uccellini ai quali hanno aperto la gabbia...
Se poi parte un pezzo come questo dalla radio, meglio ancora
Mi chiedo quanti anni sono passati, dai miei 18, quando mi regalarono il triplo NO NUKES, in vinile ovviamente e questo brano brillava, mentre girava
In effetti lì, lo cantava Nicolette Larson, che Young le donò...
Bei tempi, quelli in cui un fidanzato, ti regalava una canzone stupenda
Il brano è Lotta Love che confesso, nella completa consapevolezza della mia ignoranza, non aver mai saputo quale fosse la traduzione letteraria, ma fa niente. Mi piace pensare nella mia personalissima traduzione che significhi: Amore Lottato
Da quei tempi lontanissimi, pensi a quanto davvero hai lottato, quanto la tua visione dei sentimenti si sia trasformata, quanta fiducia hai lasciato lungo la strada, di quanto cinismo hai farcito il tuo cuore
Ma in fondo in fondo, questa canzone ha la capacità di gonfiarmelo ancora, il cuore
Volevo farvela sentire e per questo ho scritto due righe, che come il titolo anticipa, non sono altro che un pretesto per condividere queste note con voi e per fare un salto all'indietro, quando molto ingenuamente ero convinta, che le cose arrivassero da sole, che bastava essere semplici, sinceri e puri.
Bastava crederci, che qualcosa fosse possibile.
La fantasia al potere gridavamo
Qui ci hanno tolto non solo il potere, ma anche la fantasia
Scusatemi se non coglierò l'occasione per farvi gli auguri di Natale, ma proprio non mi viene, però vi regalo un momento in cui se chiudete gli occhi e ascoltate la Musica, potrete ancora credere
Che le cose siano possibili
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Fai una chiave doppia della stessa porta
per qualunque cosa storta si presenterà
Dopo aver comprato dei lucchetti nuovi
per la tua finestra puoi partire io sto qua
A giocare tra le sponde
con le pozzanghere profonde
buttando l’amo nell’acquario
della mia fantasia
Finisco sul pulmino dei miei vecchi ricordi
ma il campo sportivo l’ha inghiottito l’edera
Seguendo ancora il fiume attracco sul cartone
e piove e mi riparo dietro ad un’edicola…
Ho della sabbia nelle tasche
Ho delle spighe sulle calze
E uno straniero che si fida della mia compagnia
È stato un temporale pigro e passeggero
il sole è su che brucia in cielo sulle tegole
Ma non avevo visto mai un arcobaleno
essere centrato in pieno da una rondine…
come un lampione che si accende
in pieno giorno inutilmente
aspetto il sasso e chi così mi spegnerà
Con il sorriso sulla fronte
tra le pozzanghere profonde
rimango al largo dell’acquario
della mia fantasia.
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Il tema è di scottante attualità
Ma in verità, non parlo di chi si urla contro follia, con intenti poco nobili
Parlo dei nostri nemici, dei miei. Quelli con i quali facciamo quotidianamente i conti.
Faccio i conti
Quelle persone che hanno l'abilità di tirarti fuori il peggio, di spostarti vistosamente dalla linea abituale del tuo comportamento, da quello in cui credi di riconoscerti
Qualcuno dice che il nostro nemico è strumentale al nostro successo, in fondo è anche così
Ma quando il nostro nemico siamo noi stessi?
Non è in fondo vero che dal conflitto continuo, quello interiore, lottiamo e ci scuotiamo e ci meravigliamo di essere stolti, ingenui, superficiali, Non è da questa percezione che evolviamo?
Qualcun altro mi dice che sono il peggior giudice di me stessa, in qualche modo, sono io stessa il mio nemico.
E' vero anche questo. Perchè si sappia: non mi assolvo, mai.
Perchè nella giusta misura l'autocritica costante, lucida, attenta, ci risveglia dal sonno dell'opportunismo, della vigliaccheria, dell'autocompiacimento.
Non mi compiaccio mai degli sbagli che faccio, cerco le motivazioni, ma poi mi condanno.
Ho autentico orrore, per chi si cementa su una visione di se stesso, considerandola valida, giusta, unicamente praticabile
Non è così, non è mai così
Esiste sempre un'altra via e solo chi la rifiuta, si preclude un'alternativa
La vita è evoluzione, è ammissione di colpa, ma anche di verità. Solo dopo potremo concederci le attenuanti generiche e un'opportuna indulgenza
I nemici servono, eccome
Servono, perchè attraverso le nostre reazioni, conosciamo i nostri difetti, ci differenziamo anche dai nostri nemici, scegliamo altre strade o forse ci incamminiamo con loro....
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Unisco i puntini immaginari della mia vita
Faccio fatica a mantenere le linee rette
Tanti sono, mille e mille momenti
L'altalenare continuo dei miei stati d'animo
Quale disegno ne uscirà fuori?
La forza profusa nei molti tentativi di raccogliere intorno a me, al nucleo centrale di me, piccoli frammenti di gioie piene
Il diaframma dell'up e del down
Lo sforzo, nel far affiorare i miei pregi e le mie ricchezze. Ho imparato a farlo, trovare in ogni piccola cosa l'aspetto migliore. Sono guerriera, più di ogni mia consapevolezza
Ho gente, ho parole, ho musica
So guardare oltre le apparenti barriere del vivere, il buono e il vero
Nessuno e niente, potrà mai distorcere i miei sentimenti
Io so, io sento
Quale disegno, quale immagine ?
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Un piano differente di comunicazione
Lo percepisco in maniera netta
Non necessita di parole, di presenza, di atti tangibili
Che si tratti di una lingua, imparata, in momenti perduti, ma vissuti
Autodidatti di un metodo superiore o inferiore di scambio, stranieri in una terra, turisti nel modo comunemente accettato di vivere i rapporti
Uccido di continuo la mia convinzione, le tolgo cibo e acqua ad ogni suo insorgere
Uccido lei e a poco a poco uccido me
Me
Che non si fraintenda lo scritto, this is not a love song
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Ho conosciuto l'amore
Non il mio, il vostro
Ho osservato l'amore, convincendomi
Spiegando a me stessa che esisteva
Era lì, traboccava e forse illudeva, non voi, me
L'amore combattuto, voluto e realizzato, contro tutto e tutti, contro il cielo che urlava sole e bagnava di pioggia
Ho conosciuto quell'amore
Senza dubbi avete camminato, beati e benedetti
Eravate sicuri e certi
Eravate belli
Ora sei lì, che guardi le tue montagne e la pianura generosa che si stende, offre di sé la sua pacata tranquillità, mentre un cielo freddo, limpido e lavato, rischiara ogni cosa e pacifica i nostri cuori
Invece tu sei qui
Che cerchi pace, senza renderti conto, che di pace hai vissuto e di bello ti sei adornata
Siete stati benedetti dall'amore
L'amore che esiste, per pochi...
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Le svuoto
Con calma e silenzio osservo il contenuto e cerco di capire
Scontrini spiegazzati di colazioni e di aperitivi, ricordo ogni bar
Quello era al porto e faceva caldo
L'altro era caduto, spazzato via dalla brezza estiva, svolazzava via come il pizzo del mio vestito leggero
Questo era di quel ristorante d'attesa, o forse di quello a picco sul mare
Questo è della spesa fatta di corsa nella pausa pranzo. prosecco e patatine
Questo è un biglietto del treno, andata e l'immancabile ritorno, passato a ricordare momenti appena trascorsi, mai timbrato dal controllore
Questo è invece lo scontrino del libro che comprai, lo stesso che riposava sul tuo comodino, perchè anche le parole che leggevi dovevano appartenermi in qualche modo
Questo invece è dello spettacolo che vedemmo insieme
Li ordino per data
Ora non ho timore di guardarli
Di ricordare
Li accartoccio tenendoli per un istante chiusi nel mio pugno, chiusi come i miei occhi sul passato dei miei abbagli
Ora posso
Li getto via
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