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Creato da ossimora il 20/10/2004
Fabbricare fabbricare fabbricare.Preferisco il rumore del mare ...
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RELATA REFERO...troppo vero ,
COPIO E INCOLLO da LUCA SOFRI e lo ringrazio...Wittgestein

Il meccanismo è questo: qualcuno in rete, senza nessun credito particolare o forza statistica, scrive una cosa polemica. Tipo mio cugino scrive sul suo blog:
"Monti ha degli occhiali prodotti in Francia, sta' a vedere che glieli ha regalati Sarkozy"
Allora passa sul blog un compagno di calcetto di mio cugino e mette sulla sua bacheca di Facebook quel post, con un clic. Sulla sua bacheca lo vedono i suoi sei colleghi d'ufficio, tre di loro lo condividono, e uno ci se gira un altro po', diventa più sintetica, fino a che la fidanzata di un ex compagno di scuola del tabaccaio di un collega di quello che gioca a calcetto con mio cugino non la incolla su un tweet di Twitter, e ci attacca lo hashtag #casta. Non sto a tracciarvi tutti i curriculum, ma il messaggio ottiene qualche altro retweet, poi si passa ad altro, ma a un certo punto finisce sotto gli occhi di un cronista di quotidiano appassionato di Twitter, a cui si accende la spia popolo-del-web!
Così il quotidiano mette in homepage sul suo sito un articolo intitolato "Occhiali di Monti, il web non ci sta". Dopo qualche minuto altri siti di quotidiani se ne accorgono, danno un'occhiata in giro e fanno dei loro articoli ("Il web insorge contro l'inciucio Monti-Sarkozy", "Sui blog è occhialigate contro Monti"). In una redazione, per colmare il ritardo, pensano di chiamare l'ufficio stampa di Palazzo Chigi che li informa che mai il professor Monti ha posseduto occhiali di produzione francese, e spediscono le ricevute. Così l'articolo esce su quel sito col titolo "È giallo sugli occhiali di Monti", e una gallery sulle ricevute.
La mattina dopo, analoghi articoli sono sui quotidiani di carta ("Monti sotto accusa sul web", "Corre su Twitter l'incoerenza di Monti") e la cosa va avanti altre ore, fino a che non si starebbe per spegnere, ma arriva una lettera dell'ottico di Monti che dice che i suoi clienti lo sfottono perché aveva messo una foto del professore dietro al banco, ma evidentemente gli occhiali non glieli aveva fatti lui, sta scritto sui giornali. E ha già perso tre clienti.
Così la mattina dopo esce sui giornali una nuova puntata, tutti in difesa dell'onore dell'ottico, con questo titolo:
«Io, ottico di Monti, rovinato dai blog»
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Francamente il fatto che un governo tecnico ,lontano dalla politica di casa nostra che ha i connotati deleteri che conosciamo ( e non sto indulgendo nel mantra "sono tutti uguali" ,che detesto e che non racconta niente di niente ), (oddio proprio lontano lontano poi si fa per dire considerando che deve mantenere l'approvazione parlamentare) , stia cercando di raddrizzare i danni di governi acefali e scellerati che hanno portato il nostro debito pubblico a livelli da far tremare le vene, non mi dispiace e sono portata ad osservare ed a godermi la dipartita della sovraesposizione di nani ,ballerine e manutengoli .
Però è già capitato diverse volte che i "Professori" siano usciti dal loro a plombe per prendersela con i giovani in varie forme , ha cominciato il sottosegretario ( con una bella faccia da figlio di papà ) dando loro degli "sfigati", ha proseguito lo stesso Monti affermando la "monotonia "del posto fisso ed adesso ci si è messa pure la ministra degli interni così rassicurante nel suo look da nonna ad invitare i ragazzi a staccarsi dalle famiglie .
Mi domando ...ma questi qui che giovani conoscono?
Non credo i figli ed i nipoti loro, tutti ottimamente sistemati forse per genetiche dotazioni o forse per altro .Che anche gli immarcescibili professori conoscano soltanto il modello giovanile che vuole arricchirsi senza sapere né saper fare niente o quello un po' macchietta che se ne sta bello adagiato fra la casa di papà e mamma e la paghetta dei nonni ,non ditemi che anche la Fornero e company si guardano il grande fratello?
Io ci vivo fra i giovani .In primis mia figlia che non si è mai fermata dopo il liceo, Erasmus all'estero, lavoretti alla prima occasione , servizio civile, poi laurea ed infine da tre anni lavora essendosi presa il primo lavoro che ha trovato senza aspettare che glielo spiegasse nessuno che non si può avere troppa puzza sotto al naso e che lavorare è comunque occasione di crescita e di acquisizione di competenze. Contemporaneamente ha sempre seguito la sua passione smodata per la fotografia partecipando a mostre , concorsi ,performance e rimediando altro lavoro gratificante . E i suoi amici ,sparpagliati in giro per l'Italia e per l'Europa a studiare ,lavorare ,formarsi . Anche al sud i giovani conoscono bene cosa significa prendere la valigia ed andarsene ...altro che vicino alle mamma .Questi sono i ragazzi per nulla culo di piombo e per nulla sfigati ed io mi meraviglio della loro forza nonostante noi.
Inviterei i signori anzianotti del governo a buttare l'occhietto , appesantito dalle rughe e dalle leggi del profitto in giro....e tanto che ci sono consiglierei loro anche il libro di un giovane scrittore pugliese Mario Desiati "Foto di classe .U uagnon se n'asciot "
("Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni. Girava una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Scorrevo i visi. Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l'Ofanto soltanto in quattro. Decisi che avrei dovuto ricercarli tutti". "Qualcuno ha detto che la cosa che più gli manca nella nuova vita da fuorisede è un albero d'arancia del giardino. Non che manchino i giardini nelle grandi città italiane, ma a chi mi faceva notare come in piena Roma ci siano aranceti carichi di gemme rosse, portai una busta di arance raccolte a due passi da via Veneto. Non contenevano né polpa, né sugo. Puzzavano di città come le notti umide d'estate lungo il Tevere o il Naviglio Grande quando l'aria stagna. In quelle arance vuote ci sono le ragioni più intime di questo libro." )
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Ieri, 1° febbraio 2012, si è spenta a Cracovia la poetessa e filologa polacca Wisława Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996. Era nata a Kórnik, il 2 luglio del 1923.
In La gioia di scrivere pareva svelare la sua propria meraviglia per la parola che diventa poesia. Si chiedeva: "Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto? Ad abbeverarsi a un'acqua scritta che riflette il suo musetto come carta carbone?".
La cipolla
La cipolla è un'altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d'inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla - cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell'una ecco sta l'altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un'eco in coro composta.
La cipolla, d'accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi - grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l'idiozia della perfezione.
POESIE E SZYMBORSKA: ascolta La cipolla (con RealPlayer)
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Mi vien voglia , non l'ho mai persa a dire il vero ,di giocare e cercare parole obsolete ,ataviche ,polverose ,musicalmente sussurranti... Anzi piu mi circondano ...gli happy hours ,gli open day ...le location , gli assolutamente si ,i buona serata e piu' sento il bisogno di palingenetiche e corroboranti espressioni cariche di storia e passato .Nella mia saltuaria ma non troppo , lettura del vocabolario il termine "arcaismo" e' un 'attrazione alla quale non voglio ne so resistere...
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Edna St. Vincent Millay
Nel dorato bacile d'un gran canto
versiamo tutta la nostra passione;
si giacciano abbracciati gli altri amanti
nel riposo d'amore - noi parliamo
con la lingua di tutto il mondo: il sangue
che s'agita, la lunga inerzia, i fremiti,
le calde palme supplici all'ospite che
fugge,
ed un'anima sola, indifesa, ma forte.
Il desiderio solo canta al liuto;
nell'aperto sospiro, fra le ortiche
s'acquieti il menestrello, ozioso e muto
anche lui - sia l'amore alto e lontano:
tradisce il ramo piú alto quel frutto
che ogni passante può trovare a terra.
Traduzione di Silvio Raffo
Edna St. Vincent Millay
L'amore non è cieco
a cura di Silvio Raffo
Crocetti Editore 1991, 2001
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Più difficile di rimettere in sesto il debito pubblico , più arduo di far ripartire l'economia .
Credo proprio non sia semplice affatto rendere l'Italia ,un "paese normale " , troppo a lungo si è infiltratata, consolidata , ramificata , l 'idea e la pratica secondo la quale :
"il mio orticello è il mio orticello ,io difendo quello e tutti gli altri se ne vadano al diavolo ",
così ogni volta che qualcuno parla necessario immediatamente comprendere non quello che dice ma perchè lo dice .
Ecco , il comico Grillo Beppe ,che non fa affatto ridere con le sue invettive ma riempie i teatri ed il suo conto corrente pingue , adesso vuole i voti ,in particolare mira a quelli dei tanti delusi della Lega , una bella boutade razzista/ acefala ...ed il gioco è fatto ...è proprio UNO STRONZO.Chissà se conosce i problemi reali delle famiglie e dei bambini migranti il bavoso se la cava con cinque righe veloci e, piene di luoghi comuni e del terribile termine "buonista" ( e me lo fa detestare ancora più.)
Testuale , dal suo orribile blog vendigadget:
La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall'altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite.
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Sono a letto ,scrivo dall'i pad , ( infatti non riesco a mettere le immagini ) ho beccato una super influenzona , hai voglia ripetere ai bambini di non tossirmi in faccia ...dovro' cedere al vaccino .obtorto collo.Oggi va anche un pochino meglio anche se il naso e' una sottospecie di bitorzolo rosso e si che quando starnutisco non e' che mi fermo ad uno ma inizia una teoria eolica , son sempre stata soggetta a raffreddori con starnuti a raffica .Ricordo un vecchio professore di biologia , a scuola , tutto compassato che ci dava del lei anche se avevamo solo 15 anni che infuriato mi si rivolse dicendo: lei vada fuori! Ed io a spiegagli che non stavo facendo apposta ! Niente da fare ! Credo di non ricordare febbrate a trentanove , trentanove e mezzo come ieri quando passavo da momenti di sonno profondo ad altri incubotici ; ho incontrato un rospo gigantesco che si era posizionato fra i libri .Nel marasma di sogno delirio il tempo si dilata , un precipitare molle nel quale il corpo diventa un estraneo che non interagisce più ma veleggia a comodo suo .
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Ma quanto è ingombrante questo IO delle donne ...
S. de Beauvoir
Un'amica antropologa mi ha invitato a cercare la mia fiaba preferita , anzi più che preferita ,quella ancestrale ,primigenia , archetipica, quindi a tentare di comprenderne in una autoanalisi psico pseudo letteraria , il perché.
Ci ho messo un po' a rintracciarla e non ho trovato anfratti mentali significativi ; ho dovuto liberare la mente da "Pinocchio" che è quella che adora mia madre e che così tanto ho sentito leggere prima ed osannare poi da restarne irretita come di fronte ad un monumento intoccabile.
Poi le classicissime riproposte in mille salse , fumettistiche , cinematografiche quelle regionali raccontate da Calvino quelle etniche e quelle degli autori moderni e contemporanei materia di lavoro quotidiano coi bambini.

Ci ho pensato a lungo ed infine mi si è presentata chiaramente la mia preferita "Barbablù". La storia del castello, delle sorelle , la chiave,ed anche il sangue delle mogli uccise e le macchie di sangue , la stanza segreta hanno esercitato in me un grande fascino da sempre . L'ho letta più volte con la stessa attesa .
Sto ancora riflettendo su questa cosa che ha scritto di Barbablù Clarissa Pinkola Estes , analista Junghiana in "Donne che corrono coi lupi ":
In Barbablù, c'è l'invito a riconoscere il predatore innato della psiche di ogni donna e trasformarlo in una forza per la vita. Barbablù proibisce alla sua sposa di aprire una porta, pena la morte (colpevolizzazione e castigo consequenziali alla disubbidienza). Consegnandogli la piccola chiave d'oro, ma negandole l'uso, gli nega l'approvazione di conoscere i più profondi segreti della psiche femminile; è la chiave d'oro della conoscenza, e quindi della vita, che spesso le donne accettano di non usare.
Barbablù impedisce alla giovane donna di usare quella chiave che la porterebbe alla consapevolezza.
"Nei misteri eleusini la chiave era nascosta sotto la lingua, a significare che il nodo (...), l'indizio, la traccia si trovano in un insieme di parole, di domande-chiave".
E allora: "L'uccisione di tutte le mogli curiose da parte di Barbablù è l'uccisione del femminino creativo, (...) potenziale per sviluppare nuovi e interessanti aspetti di ogni genere. Il predatore è particolarmente aggressivo nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne (...) cerca di schernire, (...) di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi".

Il rimedio che consiglia l'autrice è osservare la cosa mortale che si è impadronita di noi, vedere il risultato del suo macabro lavoro, trattenerlo nella consapevolezza e poi agire nei confronti di ciò che abbiamo visto (bandire il predatore).
Le domande chiave rimangono essenziali:
Che cosa non voglio conoscere?
Che cosa c'è dietro?
Che cosa conosco in profondità che preferirei non sapere?
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In lontananza qualcuno , dai contorni non ben delimitati vista l'incombente oscurità , faceva andare la fiamma ossidrica che sparava scintille asimmetriche nel buio.
Era uscita verso il bosco , in direzione del confine della sera , per avere un momento di tregua rigenerante dal vocio che riempiva quella casa; la casa dell"uomo driade " che attorcigliava venchi e legnetti producendo ikebana insoliti e costruiva scalette per agevolare la salita dei gatti verso il tetto ma non sapeva parlare coi suoi simili che adorava ma ai quali non sapeva avvicinarsi.
Una festa alla quale si era autoinvitata , forzando la sua ritrosia , fingendosi aggressiva ed incombente per mascherare la necessità "didattica" di contrastare la sua ennesima lentezza nel comprendere le persone. Conosceva uomini e donne ai quali bastavano tre parole per valutare e "soppesare" una atteggiamento ,un ' inclinazione ; la lasciavano sempre senza parole .
La velocità di comprensione è la marcia in più , la chiave di volta della conoscenza. Lei no, era credulona , indifesa persino , ed anche di fronte ad evidenze chiarissime si offriva ancora dubbi e possibilismi che non erano mai serviti a nulla se non ad alimentare la sua fantasia distorta.
Aveva visto bene ormai ; si era posizionata infine ad una distanza necessaria , seppur imprevista riuscendo a cesellare profili .Le cose disvelate nella loro ovvietà fin troppo semplici si erano mostrate impietosamente lasciando ormai nemmeno amarezza ma un sordo rumore di vuoto .
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Di tanto in tanto ritorna il periodo delle farneticazioni contro i gay .
La chiesa e i suoi cocoriti parlanti si affannano in un crescendo scomposto a buttare là quasi per caso pillole di omofobia , strali di diffidenza ed embrionali terreni favorevoli ad intolleranza che peraltro più che spesso ci portano in cronaca nera , con pestaggi e violenze inaudite.
In questi giorni ha cominciato il tedesco ticendo ...."le unioni gay minacciano la famiglia"...questa esternazione ,affatto nuova non ha bisogno di commento ;talmente tante ,rovinose e spesso indicibili ( un esempio su tutti i preti che nell'intimità al profumo di cera e fioretti delle sacrestie allungano le loro sante manine sui piccoli o la partecipazione della chiesa nei suoi svariati interessi a case editrici che fanno pornografia ) sono le cose che semmai (!!!) danneggiano la famiglia.
Subito dopo è stata la volta di Giuseppe Ripa ,assessore all'urbanistica di Lecce ...che se ne esce parlando del presidente della regione Puglia (non mi piace "governatore " ,lasciamolo agli americani) Nichi Vendola? "Una signorina" e "affetto da turbe psichiche". Forse sono altre le accuse e le critiche che aveva da rivolgere a Vendola ma da gran signore ( e la sua faccia parla da sola ) ( e lo so a volte il richiamo a Lombroso ...incombe) non ha trovato altro che usare le peggiori battute da perfetto macho da bar dell'angolo.
C'è stato poi un vetero fascistello targato Lega che su FB ha scritto che per i gay "ci vorrebbe il napalm "
Ultimo ma non meno sconvolgente è Francesco Bruno che pontifica dicendo che i gay non sono persone normali e vanno considerati alla stregua dei disabili. Bruno non è nuovo a queste cos e,si è beccato anche delle denunce e si è messo anche contro l'OMS ed il suo parere su omosessualità e malattia .
Tutti questi signori , escluso il tetesco che può ( poi magari allontana dalla sua azienda gli strali e le attenzioni sull'IMU e sulla loro potente evasione fiscale reiterata in nomine dio )...poi magari addolciscono la pillola ,dicono che scherzavano ,che le loro esternazioni vanno lette così e cosà ,ma la realtà è che la mala informazione ,la cattiveria e la bassezza di questi picchi di razzismo offendono in primis i gay ma soprattutto la cultura ed il modo di ragionare di un paese ben lontano dal potersi ritenere "civile". Bleath .
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Le due di notte , ho già transitato per il letto , giusto il tempo di scribacchiare un po' cartaceamente parlando , di
leggere qualche pagina e di decidere di rialzarmi ,sveglia come un campanello , aggirandomi un po' per casa . Adesso, mentre aspetto che si raffreddi la tisanina provo a scrivere anche così , picchiettando sulla tastiera .
All'inizio del mio blog mi era semplice parlare di me , scrivere di tutto , anche le riflessioni /emozioni /considerazioni più private ,poi un po' alla volta "loro ..."sono ritornate nel cartaceo e non certo per restarsene lì abbandonate ; io amo rileggermi comunque e mi capita di farlo spesso .
Qualcuno , forse Pennac , deve aver detto che si scrive soltanto per essere letti , dissento ,semmai "anche ",non soltanto. Certamente se scribacchio in un blog , esternando , presuppongo la voglia /possibilità / desiderio di essere letta e magari di scambiare - confrontarsi .
Non nego neppure che quando qualcuno mi dice che trova bello e/o interessante ciò che scrivo mi fa piacere ma in primis ed alla base del piacere di scrivere c'è la scrittura stessa , la rilassante sequenza di lettere , parole, frasi .
E ' un esercizio di meditazione , di estraneamento attivo, di auto inclusione in scelte continue vivificanti , al di là del prodotto , dello scritto concluso , più o meno riuscito , c'è un percorso che accende e pur non negando , ovvio , il valore contenutistico di ciò che si scrive è la passione per la parola ad agire .
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Premio Nobel 2011
per la Letteratura
Tomas Tranströmer
Una notte d'inverno
La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.
Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.
La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.
La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!
Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono - temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.
Traduzione di Maria Cristina Lombardi
Tomas Tranströmer
Poesia dal silenzio
a cura di Maria Cristina Lombardi
Crocetti Editore 2001, 2008, 2011
***
Nel percorso di conoscenza di questo uomo ( uno degli aspetti più gradevoli del premio Nobel checchè se ne pensi , è che ci regala e traduce voci nuove ) , ho letto un piccolo libro , edito dalla preziosa casa editrice Iperborea che da sempre traduce per noi , letteratura nordica , una sua breve autobiografia :
" I RICORDI MI GUARDANO" .
I ricordi della sua infanzia ...( ...la testa della cometa...come lui stesso definisce la vita ) hanno un ruolo determinante ed oltremodo fascinoso , sospesi fra memoria reale e memoria dei racconti .
Ci sono anche le foto in bianco e nero della sua vita , come quelle indimenticabili di Roland Barthes .
Le guardo affascinata ; il bambino , l' uomo , che ha pubblicato dal 1954 ad oggi , solo poesia , mi emoziona .
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Ancelotti al Paris Saint Germain per 500 mila euro al mese.
" ipse dixit....è molto ,molto motivante...molto molto stimolante...."
Questa notizia da qualche giorno viaggia per i quotidiani assieme ai dati sul tasso di disoccupazione giovanile che in area euro sta diventando a due cifre.
La società quatariota ,che paga il buon Ancelotti ( Grande oratore), per bocca di Leonardo che ne è altro amministratore super pagato si è affrettata a dire che non c'è scandalo , che è un prezzo di mercato , che il giro d'affari crea occupazione e robe del genere.
Bene , se è così non resta che tacere ma una considerazioncina trita trita mi sento di farla
...che diamine ha nella testa chi continua ad andare allo stadio , a comprare i gadget dei "campioni" , le magliettine originali ai piccoli calciatorini gasati e monotematici , a parlarne e riparlarne , a comprare tv che li mandano in onda no stop...nonostante doping , scandali , schifezze varie
la crisi dell'occidente ha anche questi contorni di miseria ...
...cosa altro possiamo aspettarci ?
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Ditta diceva sempre che stava bene , benone , che era felice , ed accompagnava le sue parole con grandi sorrisi ed ammiccamenti delimitati dal suo trucco non strabordante ma pignolo , dalla messa in piega immarcescibile e dall'accuratezza non tanto dell'abbigliamento quanto dalla scelta metodica di stoffe e materiali di pregio . Mi faceva molto ridere ogni volta che si avvicinava e con un gesto rapido e professionale seppur apparentemente casuale palpava un tessuto , decretandone con evidente soddisfazione la qualità o torcendo il naso verso un'analisi immediata ed altrettanto penetrante di scarpe ed accessori.
Col tempo e la quotidianità delle frequentazioni , ho imparato che non era così tutto perfetto e lineare nella sua vita e non sempre tutto andava bene . Aumentando la confidenza e la capacità di afferrare lampi nel suo volto e lievi increspature nelle sopracciglia disegnate , capii che avrebbe potuto succederle di tutto , cataclismi privati , catastrofi interiori ma che lei mai e poi mai si sarebbe presentata meno che perfetta e sorridente .
Era socializzabile soltanto la soddisfazione , la positività ,tutto il resto , le onde di depressione , i momenti grigi e bui , le preoccupazioni , abitavano solamente il privato più assoluto , il sommerso indicibile ed impronunciabile.
Mi capita spesso di ripensare a questo comportamento ... pudore estremo e delicata capacità di leggerezza o assoluta sfiducia nel resto del genere umano ritenuto pericoloso , da tenere alla larga dalla propria debolezza nel dolore , perché ritenuto privo di empatia ?
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Una delle cose che mi ricorda vividamente i natali di bambina , sfumati ed aggrediti dalle stratiformi sovrapposizioni della memoria , dai racconti metamorfosati soggettivamente di altri , delle elaborazioni intellettuali e dagli esercizi letterari è il profumo dell'abete in casa.
Ho sempre detestato gli alberi posticci , saranno pure ecologicamente corretti ma mi fanno orrore , con la loro forma piramidale più che improbabile e quei rametti rigidi ed asfittici , proprio come le piante finte , siano pure esse le più raffinate e/o ricercate possibile ,(... persone molto care mi regalarono una composizione preziosa con tralci di fiori in seta , me ne rammarico ma credo di non essere stata capace di nascondere appieno il mio disgustino ...).
Stamattina ,alzandomi tardi e ciondolando in queste giornate ormai vuote di obblighi vari ,vere vacanze, quell'odore mi ha avvolto , ultimo regalo di un povero abete che deve essere stato colto ad Ottobre...e che ha cominciato da subito a perdere aghi.
Un profumo forte ,un brivido di piacere e di riconnessione , con lui ,l'odore del vestito di mio padre e delle sue penne infilate nella giacca , quello della mamma sempre impeccabile , quello di un mio cappellino di cavallino nero e di una scatola di tegamini , il misto di odori umidi della stufa a legna e l'aroma intenso di un tempo di gioia purissima.
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Adesso che in qualche modo la politica è più in sordina ( o ciò che ne resta in tempo di crisi economica e di idee ) leggere ed ascoltare certe prefiche acclara ancor più dove stiamo e perchè così siam combinati.
C'era proprio da aspettarselo, tutti coloro che non hanno mai mosso un dito in anni di buon governo e che hanno lasciato silenti e conniventi che si arrivasse a questo punto , oggi in piena emergenza rilanciano ancora e contestano "la manovra recessiva" di Monti.
Persino Bossi (!!!) inveisce sbavando , mentre difende il suo piccolo che sembra aver appreso bene la lezione su escort e gadget vari .(Quello che il trota non sa è cosa significhi essere un laureato , quasi trentenne , con qualche specializzazione che guadagna 500 euro per otto ore in uno studio che lo sfrutta.)
E' ben noto , la faccia da culo non è cosa che ci faccia difetto tanto che se la faccia da culo fosse quotata in borsa oggi scaleremmo la classifica dei paesi più ricchi del pianeta.
Il pennivendolo ,(uno dei molti) (oltre ad apostrofare la premier tedesca in prima pagina con il gustoso epiteto di CULONA ...non importa se prontamente smentito dal pensionato che vanta senso dello stato ...ehehehe è tutta da ridere...) dalla sua ...guida ed arringa le sue pecorelle e fa ricadere la colpa sul medico.
Un lavoretto pulito, facile facile , adatto ai non pensanti , non udenti, decerebrati portatori sani di luoghi comuni e pensieri afittici ,vuoti a perdere mentali.
Ancora auguri....ce n'è bisogno, come sempre...più di sempre...
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Transito raramente nel mio blog e mi dispiace .
Come qualcuno ha detto , questo luogo è in qualche modo "storico", datato .
Se lo ripercorro dall'inizio c'è la traccia più o meno sommersa dei miei stessi cambiamenti , delle evoluzioni (che poi a volte sono anche involuzioni ma sempre evolutive per l'ovvia ineluttabilità dello scorrere vitale scevro da insignificanti questioni di merito o di casualità)
Ci sono le indignazioni che quasi mai scemano verso l'indifferenza , qualche ricordo , pochi e molto , molto , datati che il ricordo di breve distanza mi appare insipiente ed ancora insito e parte attiva del presente .
Ci sono diverse note , noticine sulla poesia ed i poeti che amo e/o che ho incontrato- furtato per caso un attimo , note su alcuni libri , lampi su certi film.
Ogni tanto provo a mettermi giù armata di volontà fattiva , allora salvo qualcosa , qualcosa la stampo .
A dire il vero sono sempre meno legata al cartaceo ed alle montagne di resti di cui sempre mi sono circondata , scatole e scatole di diari, cartoline , biglietti , moleskine gonfie di tutto, mail così preziose da meritare stampa ed archiviazione certo non metodica , per impossibilità caratteriale , comunque abbastanza controllata emotivamente .
Mi capita spesso ormai di buttare, al grido di "basta con questo vecchiume", confesso non senza un brivido di rimpianto ( che per fortuna svanisce contemporaneamente al suo nascere ) mi rendo conto che sempre di più a d essere riciclate nel bidone del cartaceo sono le lettere , le parole d'altri , con le mie sono più accondiscendente .
Spero che il 20I2 mi riporti tempo e voglia di scrivere ...
per intanto AUGURI di un anno consono ai desideri reconditi e non , di coloro che transitano .
XXX
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Non se ne può più del della sufficienza con cui i commentatori di tutte le sponde declinano i termini «populismo» e «populista».

Cominciamo col dire che nessuno definisce se stesso populista: è un epiteto che ti affibbiano i tuoi nemici politici
(un po' come nessuno si autodefinisce terrorista, ma è chiamato così solo dagli avversari o quando è stato sconfitto: algerini, vietnamiti e fondatori dello stato d'Israele non furono ricordati come terroristi perché le loro guerre le vinsero).
In secondo luogo, populista ha non solo lo stesso significato, ma anche lo stesso etimo di demagogico, termine che non a caso fu coniato nell'antichità dalle fazioni aristocratiche e senatoriali in spregio alla plebe.
In effetti i nostri opinionisti ostentano nel pronunciare la vituperata parola un ludibrio venato di degnazione, neanche fossero tutti elencati nell'almanacco di Gotha, marchesi di Carabas timorosi d'infettarsi a contatto con il volgo (da cui la parola volgare).
Però farebbero bene costoro a rileggersi quello straordinario libretto che il grande storico Jules Michelet scrisse due anni prima del maremoto rivoluzionario che avrebbe scosso l'Europa nel 1848, e che appunto s'intitolava Le peuple di cui intonava un romantico peana.
Ma nel 2011 un Michelet subirebbe ostracismo immediato. Oggi essere bollati come populisti significa dannarsi all'inferno politico.
Il problema è che i cantori del capitale (come un tempo i giullari dell'aristocrazia) tendono a tacciare di populista qualunque aspirazione popolare. Vuoi la sanità per tutti? Sei proprio un populista (soprattutto negli Stati uniti).
Vuoi la tua pensione indicizzata sull'inflazione? Ma che razza di populista! Vuoi poter mandare i tuoi figli all'università senza svenarti? Lo sapevo che sotto sotto eri un populista!
Quando ti appiccicano quest'etichetta addosso non riesci più a staccartela, hai voglia a dire che tu stai esprimendo solo sacrosante aspirazioni popolari. E il marchio è tanto più efficace e indelebile che ci sono davvero dei populisti demagogici e strumentali, per cui tu non vieni semplicemente distorto, vieni appiattito su qualcosa che esiste davvero. È vero che la Lega è cinica e demagogica, ma non ha torto quando dice che il nuovo trattato europeo è scritto in tedesco.
Il problema è sempre lo stesso. Non è perché Hitler mangiava che io devo morire d'inedia.
Più in generale, è una lunga storia quella dei populismi del XX secolo che - non a caso - sono fioriti quando le aspirazioni popolari sono state disattese, anzi represse. Non per errore i nazismi e i fascismi nascevano da socialismi deviati, dirottati su linguaggi nazionalisti.
Ma non sempre ha prevalso il «vade retro vulgus!».
Vi è stata un'epoca in cui il populismo era di sinistra, anche negli Stati uniti, prima che Ronald Reagan inaugurasse la grande stagione delpopulismo di destra.
Ecco cosa scriveva due mesi fa non un pericoloso estremista, ma l'ex ministro del lavoro di un presidente moderato come Bill Clinton, Robert Reich, in un articolo tradotto sul manifesto: «Nei primi decenni del XX secolo i democratici non ebbero difficoltà ad abbracciare ilpopulismo economico.
Accusavano le grandi concentrazioni industriali di soffocare l'economia e avvelenare la democrazia.
Nella campagna del 1912 Woodrow Wilson promise di guidare 'una crociata contro i poteri che ci hanno governato ... hanno limitato il nostro sviluppo... hanno determinato le nostre vite ... ci hanno infilato una camicia di forza a loro piacimento'.
La lotta per spaccare i trusts sarebbe stata, nelle parole di Wilson, niente meno che 'una seconda lotta di liberazione'. Wilson fu all'altezza delle sue parole: firmò il Clayton Antitrust Act (che non solo rafforzò le leggi antitrust ma esentò i sindacati dalla loro applicazione), varò la Federal Trade Commission per sradicare "pratiche e azioni scorrette nel commercio" e creò la prima tassa nazionale sui redditi. Anni dopo Franklin D.
Roosevelt attaccò il potere finanziario e delle corporations dando ai lavoratori il diritto di sindacalizzarsi, la settimana di 40 ore, il sussidio di disoccupazione e la Social Security (la mutua). Non solo, ma istituì un'alta aliquota di tassazione sui ricchi Non stupisce che Wall street e la grande impresa lo attaccassero.
Nella campagna del 1936 Roosevelt mise in guardia contro i 'monarchici dell'economia' che avevano ridotto l'intera società al proprio servizio: "Le ore che uomini e donne lavoravano, i salari che ricevevano, le condizioni del loro lavoro ... tutto era sfuggito al controllo del popolo ed era imposto da questa nuova dittatura industriale". In gioco, tuonava Roosevelt, era niente meno che "la sopravvivenza della democrazia". Disse al popolo americano che la finanza e la grande industria erano determinati a scalzarlo: "Mai prima d'ora in tutta la nostra storia, queste forze sono state così unite contro un candidato come oggi. Sono unanimi e concordi nell'odiarmi e io accolgo volentieri il loro odio"».
A ragione questo linguaggio sarebbe oggi definito «populista».
Ma quanto ci piacerebbe sentirlo di nuovo da un leader della (cosiddetta) sinistra!
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il 11/02/2012 alle 13:26
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