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Un blog creato da marineblue il 30/01/2008

NONNA RACHELE

I ricordi di nonna Rachele

 
 

AREA PERSONALE

 

 

NONNA RACHELE A FESTA ITALIANA

 

7 marzo 2009
nonna Rachele intervistata
dal Resto del Carlino

Clicca qui per leggere l'intervista

 

RINGRAZIAMENTI

Grazie per il vostro affetto. Oggi grazie alla messa in onda della trasmissione FESTA ITALIANA ho ricevuto tante mail.
Cercherò di rispondere a tutti, abbiate pazienza, scrivo con un dito solo e la connessione a volte fa i capricci.
Vi abbraccio.
Nonna Rachele

 

FINALMENTE ...

Finalmente ho abbracciato due mie nipotine acquisite ...
Che gioia!!!!

Nella foto: Veronica, io, Pinu, Numottola

 

CONFIDENZE

01 ottobre 2008

Sul  Confidenze di questa settimana un articolo su NONNA RACHELE.
Potete dare un'occhiata al
PDF qui.

La foto accostata all'articolo di Nonna Rachele non raffigura Nonna Rachele.

 

NONNA RACHELE

Che fatica convincere nonna a fare una foto per il suo Blogghino!

Ma non pensate anche voi che sia una bellissima nonna?

 

 

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ASPETTANDO LA BELLA STAGIONE...

Il mio verde paradiso ...
Appena verrà la bella stagione vi scriverò da qui!
Dalla finestra della mia camera vedo questa meraviglia...


Gelso con more dal sapore delicato e dolce




Albero di cachi ... ne và ghiotta mia nipote Veronica




Cachi sotto controllo ... non ancora maturi!




Questo vaso insieme a tanti altri che circondano la casa,
li comprò mio padre 65 anni fa.
Fanno ancora la loro bella figura vero?






Mimino curioso.

 
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Una giornata di primavera in autunno

Post n°112 pubblicato il 14 Aprile 2010 da marineblue

La primavera è uscita con prepotenza in una profusione di fiori e colori.
Oggi è una giornata splendida che me ne ha fatto ricordare una dello scorso autunno.

19 Settembre!
Una di quelle rare giornate che si devono menzionare e ricordare. Una giornata in cui stranamente tutto fila liscio.
E' così o quando l'animo è sgombro da nubi tutto si colora di rosa?
Difficile accertarlo.
Sirmione ci accoglie gioioso con il lago azzurro e un dolce sole mitigato dalla brezza.
E' un tripudio di colori.
Le bouganville ricoprono le facciate. L'estate non sembra morente anche se nell'aria c'è un sentore di autunno.
Sembra un mercoledì delle ceneri quando ancora c'è l'eco del carnevale ma già si sente incombere la malinconia dell'inverno.
Le viuzze mi ricordano la Spagna in un tempo felice che non sarà mai più.
Abbiamo nutrito lo spirito, ma schiavi come siamo della nostra carnalità desideriamo placare il languorino che la passeggiata

ha favorito.
Arriviamo ad un sorprendente ristorante a cui darei un firmamento di stelle per il menù e l'ubicazione.
Il vino e l'allegra compagnia di persone che non sono vecchie, ma solo giovani da un po' troppo tempo, aggiungono un

asterisco felice alla giornata serena.
Malgrado ciascun di noi avesse mangiato come una famiglia media il MERE era anche lui nelle grazie di Dio e ci ha voluto

offrire nel pomeriggio il the con i pasticcini in un locale prospicente il lago.
Posso dire un BENE maiuscolo?

 

 
 
 

Sono qui

Post n°111 pubblicato il 04 Aprile 2010 da marineblue

Questo mio lungo silenzio è dovuto al fatto che mi sono buscata qualche acciacco (non è difficile alla mia età). Non vi spaventate, non ho intenzione di infliggervi le mie vicissitudini.
Il male non fa mai bene.
Nei precedenti post vissuti durante la guerra, non vi ho mai raccontato le cose tragiche che purtroppo sono accadute.
Ora sto un po' meglio, spero di ritrovare la mia vena autocritica per rallegrarvi; se ciò non avverà non scriverò più ma vi ricorderò sempre tutti con tanto affetto.
La vostra nonna Rachele

 
 
 

LA TORTA

Post n°109 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da marineblue

torta

Si sapeva che ormai la guerra stava per finire, perciò avevamo programmato una gran festa nel nostro club. Dopo il 25 aprile ci demmo molto da fare; tutti e tre rinunciavamo allo zucchero nel caffelatte fino a metterne insieme un etto. Comprammo il lievito, la Laura andò dal casaro a scongiurarlo di darle un etto di burro e lui, di buon umore per la fine della guerra l’accontentò. Afro scoprì dove alcune galline andavano a deporre le uova e si appropriò di due. Gli ingredienti c’erano,ma dovevamo convincere la contadina a cuocerla nel forno a legna. Era buona e ci regalò anche la farina che non avevamo. Andammo in casa sua e ci nascondemmo negli angoli per non farci vedere dal padre della Laura che doveva aver subodorato qualcosa , chi a montare il burro e chi a far spumeggiare le uova. Infatti Tonino venne davanti alla finestra e chiese alla contadina: “Avete visto i ragazzi? “ Lei, nel mezzo della cucina, rossa come un pomodoro balbettava…… finchè le uscì: “ Siii cc’ eranoo, ma adesso non ci sono più”. Faticavamo a trattenere le risate.
Ultimata la torta, la consegnammo per la cottura e ci rimettemmo in circolazione tranquillizzando così il padre della Laura che si era messo a leggere. Durante la mattinata la Laura aveva fatto fuori dalla cantina una bottiglia piccola di vino bianco dolce, preparato coltello e piattini e messo qualche decorazione nella sede del club. Restava un problema , fare attraversare alla torta il tratto per entrare nella villa. Ad allontanare Tonino ci pensò Afro che praticamente lo costrinse a recarsi in fondo al giardino per vedere un albero che secondo lui stava per seccarsi.
Vi trovarono una pianta in perfetta salute e lui si scusò dicendo che un raggio di sole aveva illuminato le foglie facendole sembrare secche.
Il trasbordo era avvenuto e Afro disse che andava a studiare. Mangiammo un’intera torta annaffiata da ottimo vino. Quanto ridere per l’abbuffata, forse per l’alcool al quale non eravamo abituati, ma soprattutto per la birbonata riuscita.
Nonna Rachele 

 
 
 

L'ALTANA

Post n°108 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da marineblue

Cosa possono fare tre ragazzi che, in estate, durante la guerra vorrebbero divertirsi?

Solo aguzzare l’ingegno e accontentarsi di quello che ne esce e in questo modo pensare un po’ meno allo stomaco che brontola e vorrebbe dopo anni, finalmente, fare una bella indigestione.
La mia amica Laura abitava con il padre e la donna di servizio in una grande villa antica.
Era rimasta senza mamma in tenera età ed io a volte le prestavo la mia perché nonostante il padre l'adorasse, in certe cose le mancava il lato femminile a cui appoggiarsi.
Vivevano della rendita di un grande podere per metà irriguo; abitavano la parte centrale della casa ed avevano affittato le ali a famiglie sfollate dalla città. In una parte abitava Anna, una maestra vedova con due figli di cui uno lontano in guerra, l’altro, Afro viveva con lei.
Era un ragazzo intelligentissimo, per intenderci un tipo da nove o dieci in greco e latino. Le scuole avevano subito un bombardamento ed erano chiuse, ma lui continuava a studiare da solo tallonato dall’Anna (anche il figlio la chiamava col nome di battesimo).
Se pensate ad un secchione vi sbagliate, era simpatico ed allegro. Noi tre eravamo sempre insieme per vedere se si poteva combinare qualche lazzaronata. Un giorno fondammo il nostro club di tre soci, lo chiamammo: POCHI MA BUONI.

 

altana

Occorreva però una sede. La villa era sovrastata da un’altana di quattro metri per quattro.
L’ideale per noi, perché difficilmente raggiungibile dall’Anna che aveva male ad un ginocchio e da Tonino (padre della Laura) che aveva mal di cuore. Andammo a fare il sopralluogo: c’erano dei cumoli di frumento che i contadini avevano messo ad asciugare, delle zucche marce che puzzavano discretamente e parecchi tendaggi di ragnatele. Io al mattino lavoravo nel vicino mulino, perciò impartii gli ordini a loro due che erano disoccupati e volenterosi e andai in ufficio. Il pomeriggio mi recai a vedere …..era diventata una sede del club di tutto rispetto. Chiesi come avevano fatto a portar giù le zucche puzzolenti e loro candidamente risposero che le avevano trasportate nel solaio più lontano. Geniale !!!! Cominciai a ridere e a pensare a quando dopo anni le avrebbero trovate mummificate. Ora c’era da pensare all’arredamento: un vecchio tavolino con grammofono a manovella e alcuni dischi di vecchie canzoni vennero subito puliti e sistemati in un angolo. Trovammo poi un passeggino che ci diede l’idea di mettere su una divertente autopista. A turno uno saliva sul passeggino, uno spingeva e uno azionava la musica. Giravamo a grande velocità attorno ai mucchi di grano e a volte facevamo finire il passeggino nel bel mezzo del frumento ridendo da matti. Afro però, non sempre aveva il permesso di venire a giocare. Allora sprofondava nei libri e diceva all’Anna che avrebbe gradito molto da cena quei bei radicchietti che crescevano in fondo ai campi. L’Anna accontentava subito il suo cocco  e partiva col coltellino ed il cestino. Afro ci raggiungeva subito e partiva l’autopista. Intanto dall’alto potevamo sorvegliare l’Anna e quando era di ritorno, lo studioso figlioletto si faceva trovare di nuovo tra i libri e con la sua angelica faccia da cherubino: occhi azzurri e riccioletti biondi, diceva che faceva una pausa e veniva su da noi. Con tutto il grano che cadeva dagli indumenti alla sera mentre ci svestivamo avremmo potuto mantenere una gallina.

Nonna Rachele

 
 
 

LA SAPONETTA CANADESE

Post n°107 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da marineblue

saponettta

 

Durante la guerra, mamma e altre signore facevano il sapone conservando le cotenne di maiale e qualche altro scarto di cucina ai quali aggiungevano soda caustica. Ne usciva un sapone detergente per il bucato ma veniva impiegato anche per le nostre abluzioni quotidiane.

Lo odiavo, ma poiché non c’era altro mi adattavo. In un’assolata mattina il paese fu invaso dai canadesi. La guerra era finalmente finita; i soldati distribuivano stick di caramelle ai bambini e riuscivamo anche noi ragazzine ad assaggiare dopo anni la cioccolata . C’era un’aria di festa, si cantava e si rideva. Due ufficiali chiesero dove ci fosse un bagno; l’unico era a casa mia per cui vennero a chiederci ospitalità. Mamma accese lo scaldabagno a legna e riempì la vasca d’acqua.

I canadesi non ne uscivano più e poiché si sentiva l’acqua scrosciare io ero pronta con gli stracci per andare a fermare le tracimazioni. Grande fu la mia sorpresa quando mi trovai un bagno perfettamente in ordine. Poi lanciai un urlo : nel portasapone c’era un’enorme saponetta da bagno: era azzurra, panciuta, profumata…. non facevo che palparla, accarezzarla e annusarla.

Che meraviglia !!!!!

Scongiurai mamma di lasciarla a me; deve aver avuto compassione perché me la lasciò. Vennero le mie amiche a vederla e ad annusarla. Come tutto è relativo, fu l’unica giornata veramente felice dall’inizio della guerra.

 
 
 

LA POSTINA

Post n°106 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da marineblue

postina

Quando ero una ragazzina c’era appena fuori dal paese una casetta con un pretenzioso cartello: UFFICIO POSTALE.

La titolare era una ragazza attempata che viveva al piano superiore con i genitori. L’ufficio era sempre chiuso, ma bastava chiamare che lei si affacciava e poi scendeva. Si chiamava Luisa ma non so perché la chiamavano Gigina (nome che detestava); così a volte si formava sotto la sua finestra di cucina un capannello di alcune persone prima che si affacciasse. Io arrivavo in bicicletta, in volata e gridavo: “ Signorina Luisaaaaaaa “. Subito si apriva la finestra :” Ehhhh Rachelina” e scendeva. Il padre anziano finchè ne ebbe la forza fece il portalettere, in seguito la posta veniva affidata ai bambini della scuola che la portavano a casa ai vicini. Siete allibiti ? Bene  vi sbagliate, non andarono perse molte lettere. Mamma aveva fatto amicizia con la signorina Luisa e quando ne aveva l’occasione si fermava sempre da lei. Ad un certo punto correva una voce, tra i maligni, che lei stagionasse le lettere 24 ore e durante la sera le passasse su una pentola in ebollizione e li aprisse tutte mettendosi così al corrente di vita e miracoli ( dovete tenere presente che allora non c’era né radio né tv). Mamma quando sentiva questi pettegolezzi si indignava e avrebbe messo la mano sul fuoco che non era vero; finchè un giorno in pensiero perché da tempo non riceveva notizie dalla sorella che abitava a Bologna, si recò all’ufficio postale per fare indagini in quanto pensava che qualche bambino avesse smarrito la missiva. Quando chiese alla signorina Luisa se ricordasse qualche lettera per lei da Bologna, si sentì rispondere :” Siii, ce n’era una di sua sorella, una settimana fa, ma stia tranquilla non c’era niente di importante.

Nonna Rachele.

 
 
 

LA PEPPA E LA CARTOMANZIA

Post n°105 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da marineblue

La Peppa era una pensionata di età indefinibile che dopo aver lavorato per anni in Svizzera, era tornata ed aveva affittato una camera in paese per star vicino al fratello e ai nipoti. Venne la guerra; i tedeschi si appropriarono della sua cameretta e lei non sapeva  dove andare, perché i parenti erano addirittura stipati nella loro casa. Disponendo di una camera, la prendemmo noi. Con mamma era sempre gentile e con me affettuosa, voleva sempre aiutarmi nelle faccende di casa. Ci era molto grata e pian piano divenne una di famiglia. Aveva una grande passione: il ballo, ma in quel periodo non c’erano quasi mai feste e se c’erano a nessuno veniva in mente di invitarla data l’età. Così tutte le sere ballavamo noi due al suono dei dischi sul grammofono a manovella. La Peppa era quella che a quei tempi veniva chiamata una zitella e si era fidanzata con uno dei tedeschi che avevano occupato la sua casa. Non so se aveva un nome per lei difficile da pronunciare ma lo ha sempre chiamato il mio Baffetto. Ci raccontava che lui le aveva promesso di tornare poi in Italia, di venire a prenderla e sposarla. Io scherzavo cantandole una canzone in voga: tutto passa e si scorda……Lei rideva, sicurissima e felice del suo tardivo grande amore. Una mattina ci alzammo, in paese non c’era più un tedesco e nel pomeriggio arrivarono i Canadesi. La guerra era finita e aleggiava un’aria di gran felicità. La Peppa non poteva essere contenta, si lamentava che Baffetto non fosse venuto a salutarla, io la consolavo dicendole che di sicuro non aveva potuto. Ora la sua abitazione era libera, ma lei si trovava così bene da noi che rimase finche non si sposarono i nipoti e lei ebbe la possibilità di trasferirsi dal fratello. Nel frattempo aveva preso l’abitudine di andare in città ogni sabato da una cartomante che la teneva aggiornata su quanto in Germania succedeva al suo Baffetto. Mamma deprecava che consumasse la sua esigua pensione nel viaggio e foraggiasse una fonte così poco attendibile. Inutile persuaderla a smettere e aveva ragione perché quando tornava con buone notizie cantava tutto il giorno.

 

cartomante

Ebbi un’idea: una sera le dissi che ero capace anch’io di far le carte e se voleva l’avrei accontentata una volta la settimana perché di più non si poteva. La vidi illuminarsi: davverooo, grazie ! Così il sabato sera, dopo che papà era andato a letto, io sciorinavo le carte e cominciava la rappresentazione. Dai racconti che mi aveva fatto in precedenza avevo imparato che non si poteva dar sempre buone notizie, ma nemmeno bruttissime. Così a volte le dicevo che Baffetto la pensava sempre ma per il momento non stava bene, niente di grave però. Il sabato successivo era perfettamente guarito, ma  stava cercando lavoro e appena in grado sarebbe ritornato. Solo che lei alla cosa poneva grande attenzione e mi chiedeva come mai il fante di picche la volta precedente avesse un significato diverso, io rispondevo che cambiava secondo la carta che aveva vicino. Allora grande era la sua meraviglia per la mia memoria e la mia intelligenza e mi chiedeva come facevo a ricordare tutte quelle cose. Era un imbroglio, ma le dava la felicità ed era gratis.

Nonna Rachele

 
 
 

L'ARROTINO

Post n°104 pubblicato il 28 Novembre 2009 da marineblue

arrotino

Veniva una volta al mese in bicicletta. Si sentiva da lontano la sua possente voce che gridava: arrotinooo,arrotinoooo,forbici e coltelli. Giunto in loco trasformava la bicicletta, la montava su un cavalletto, inseriva la mola che azionava poi mettendosi a pedalare velocemente. Tra le scintille, i vari utensili diventavano lucidi e taglienti. Finito di servire i normali clienti si trasferiva davanti alla macelleria dove aveva molto lavoro e dove a mezzogiorno era sempre invitato a pranzo. Mentre lavorava a volte cantava. Come tutto è relativo, dava l’impressione di essere contento della vita che conduceva. Forse la felicità sta nel sapersi accontentare, ma questa facoltà è stata molto persa di vista.

IL  VENDITORE  DI  SOGNI. Si chiamava Mario, era giovane e intraprendente, elegante, azzimato come se dovesse andare a una festa; cavalcava un motorino scoppiettante, che era forse scassato, ma che nessuno possedeva nelle vicinanze. Io avevo undici o dodici anni quando apparve questa novità. Arrivava il sabato, vendeva dispense di romanzone a puntate a forti tinte. Mamma mi proibì di diventare sua cliente, in teoria, perché di fatto mi misi d’accordo con la Fernanda, figlia del macellaio, per dividerci spesa e lettura. A lei il padre aveva ricavato da un’altana la sua camera da letto raggiungibile con una scala a chiocciola. Era il regno che le invidiavo perché non subiva le perquisizioni della madre che essendo cento chili non vi si avventurava. Prestavamo poi le dispense alle amiche che non avevano potuto comprarle. La domenica alla uscita dalla messa, sul sagrato, facevamo lunghe sedute per commentare le mirabolanti avventure e pronostici su cosa sarebbe accaduto nel numero successivo. Durò due anni, poi ci stancammo, nel frattempo eravamo cresciute. Anche voi vi siete stancate? Consolatevi questa è l’ultima puntata degli ambulanti. 
Nonna  Rachele

 
 
 

GLI ZINGARI

Post n°103 pubblicato il 24 Novembre 2009 da marineblue

Arrivavano la settimana che precedeva la Fiera del paese. Parcheggiavano il loro carro trainato da un cavallo vicino al fiume dal quale attingevano l’ acqua necessaria. Durante il loro soggiorno spariva qualche gallina e un po’ di frutta e verdura dagli orti nel terreno demaniale ma i furti erano  limitati e tollerati. In realtà a quei tempi lavoravano; erano artisti del rame sbalzato e si potevano comperare da loro vere opere d’arte. Poi in paese si aspettava il loro arrivo perché erano esperti in tantissimi lavori: aggiustavano gli ombrelli, stagnavano le padelle e impagliavano le sedie con vera perizia. A volte i contadini li pagavano con generi alimentari e lo scambio conveniva ad entrambi. La sera facevano qualche rappresentazione come saltimbanchi. A metà settimana arrivava il giostraio col suo carretto trainato da un asino o un mulo. Nel fine settimana lo raggiungeva il tiro a segno e gli uomini che montavano il Veglione dove si sarebbe poi ballato. Si davano una mano gli uni con gli altri e si sentiva un gran martellare. La fiera cominciava il sabato e finiva il lunedì sera. Poiché venivano invitati i parenti c’era un gran daffare per preparare i cibi e ripulire le case da cima a fondo. Fuori dalle porte si vedevano brillare al sole gli oggetti di rame lustrati con crusca e aceto. giostra

La domenica pomeriggio la Tata mi accompagnava a vedere  la fiera e a far qualche giro sui cavalli della giostra che era azionata dal povero asino costretto a girare in tondo da mattina a sera. Ricordo che non mi piaceva molto ma c’era poca scelta. Fu una grande conquista quando anni dopo arrivò l’autoscontro. La sera mi ritrovavo con dei lividi della dimensione di un piatto, però mi piaceva tanto che non sarei più scesa. Da grandicella avrei voluto andare a ballare la sera ma non mi fu mai permesso e questa proibizione mi fa ancora  rabbia.
Nonna  Rachele

 
 
 

IL FRUTTIVENDOLO

Post n°102 pubblicato il 20 Novembre 2009 da marineblue

Si fa per dire ,in quanto aveva qualche arancia solo a Natale; in autunno, le castagne,le noci e le arachidi. Come verdura aveva patate e cipolle che però avevano poco smercio in quanto quasi tutti possedevano un orto. Era un uomo ingegnoso che precorreva i tempi costruendo rudimentali serre per poterci poi offrire a primavera le primizie. Difendeva i suoi prodotti con assicelle e sacchi che rimuoveva nelle ore di sole e rimetteva a posto la sera. I suoi maggiori guadagni li realizzava alle Fiere di paese con caldarroste e castagnacci. Non avevo il permesso di comprare detti castagnacci per via dell’igiene. Questo divieto è sempre stato da me ignorato ;mi ha così permesso di formare i miei anticorpi e difficilmente mi ammalavo. In realtà dovevo essere ben dotata allora di difese immunitarie perché c’era un’altra cosa che mamma non seppe mai. Era un gioco inventato da me : grattavamo le punture di zanzare fino a procurarci una crosticina che il giorno dopo veniva rimossa e il sangue era arginato con della sabbia. Vinceva chi faceva la montagna più alta. Era un gioco estivo perché in inverno mancava la materia prima, cioè le zanzare.

 

Il pescivendolo. Viaggiava su una bicicletta senza freni e poiché il nostro viottolo era in discesa frenava coi piedi gridando op, op,op e qualche volta finiva contro il muretto. Aveva davanti una cassetta di legno col pesce mischiato a grossi pezzi di ghiaccio. Mamma non era una gran cliente perché non si fidava di questo mezzo di conservazione e aveva ragione perché una volta che avevo insistito per avere un po’ di frittura ero quasi morta per avvelenamento da pesce. Papà era corso in bicicletta da un amico medico che aveva passato la notte vicino al mio letto con l’abnegazione che una volta i dottori avevano. Dopo questo episodio, mamma gli disse di non venire più.

 
 
 

LO STRACCIVENDOLO

Post n°101 pubblicato il 16 Novembre 2009 da marineblue

Veramente avrebbe dovuto chiamarsi lo straccicomprolo in quanto veniva per comprare stracci. Girava con una bicicletta cui attaccava un carrettino; si sentiva in distanza gridare: carta, stracci, ferri vecchiiiiii. Veniva il pomeriggio quando sapeva che i bambini non erano a scuola perché è principalmente con noi che commerciava. Probabilmente una volta ci si accontentava di poco perché non so come potesse vivere con quegli scarsi introiti. Era difficile che trovasse carta perché veniva usata per accendere il fuoco e gli stracci quando gli indumenti erano giunti ai minimi termini si usavano come strofinacci per mobili e pavimenti. Tutti i bambini avevano in cortile un angolino dove radunavano le scatolette vuote della conserva di pomodoro, del tonno e sardine. A volte i più disinvolti chiedevano al bottegaio le scatole grandi che lui depositava dietro il negozio, i più audaci le prendevano senza tante storie ritenendo fosse naturale appannaggio di noi bambini. Quando potevo arraffavo qualche strofinaccio che era molto ambito da questo commerciante e sparivo poi rapidamente quando mamma chiedeva alla Tata dove era lo straccio che lucidava così bene i metalli. Io potevo disporre di qualche vasetto di vetro e di qualche bottiglia, così quando un mio amico non poteva mettere insieme abbastanza materiale, gli regalavo qualcosa in modo da poter arrivare al soldino così ambito. Durante la guerra raccoglieva anche gusci d’uovo e mi è rimasta la curiosità di sapere come venivano utilizzati. Dopo parecchi anni ho trovato in fondo al cassetto del comò nella mia camera una scatoletta che conteneva pochi soldini che avevo conservato religiosamente. Si, perché mentre spendevo allegramente la paghetta che mi dava papà, consideravo un tesoro questi miei primi guadagni.organetto

Una figura minore era l’uomo dell’organetto; aveva una fluente barba bianca che dal suo aspetto dava l’idea di essere abitata; comunque sembrava Babbo Natale. Non vendeva ne acquistava niente, chiedeva semplicemente l’elemosina o meglio la faceva chiedere dalla sua scimmietta. Per noi questa bestiola era la vera attrazione. Non passava a date fisse, si faceva ospitare da qualche contadino e se era estate la sera suonava e l’aia diventava una pista da ballo. Dormiva poi nella stalla o nel fienile e ripartiva naturalmente sempre a piedi. Un giorno quando arrivò era molto abbattuto perché aveva perduta la sua fedele amica. Fu l’ultima volta che lo vidi. 
Nonna Rachele
      

 
 
 

FIGURE DEL PASSATO

Post n°100 pubblicato il 10 Novembre 2009 da marineblue

Gli ambulanti.  Io li ricordo se non con affetto almeno con benevolenza; hanno fatto parte della mia infanzia e mi pare di vederli. Di questa memoria fotografica non mi meraviglio perché è noto che i vecchi ricordano un lontano passato, ma non hanno la più pallida idea di ciò che hanno mangiato a mezzogiorno. Il fratello di mio padre a 102 anni si lamentava del suo compagno di banco delle elementari gli aveva fatto i dispetti.
Gli ambulanti erano un diversivo nella vita di campagna. Ho intenzione di parlarvi di loro spinta da mia nipote Veronica che ritiene queste cose interessanti. Voi potete sempre difendervi dalla mia prosa e per non slogarvi le mascelle a furia di sbadigli…..semplice, non le leggete. Il Merciaio era quello che mi piaceva di più, veniva ogni 15 giorni. Era il più ricco perché possedeva un carro trainato da un cavallo.

carro

Vendeva tessuti, pizzi,nastri e filati; di questi ultimi faceva grande smercio perché le contadine avevano sempre bisogno di filo per rammendare le maglie, che in origine erano di lana ma pian piano diventavano di cotone. Quest’ uomo era anche una specie di giornale vocale perché nel suo peregrinare raccoglieva notizie nazionali che però interessavano poco, ma sapeva  tutto di tutti del nostro paese e anche di quelli limitrofi. Raccontava di fidanzamenti, matrimoni,nascite e morti con dovizia di particolari. Mamma si annoiava, comprava ciò che le occorreva e se ne andava, io no. Ascoltavo specialmente gli argomenti piccanti che venivano raccontati in gergo. Non ci capivo niente, ma dal risolino dei ragazzi più grandi mi sembravano estremamente piacevoli e attendevo di crescere. Le donne che avevano figlie femmine compravano qualche lenzuolo da affidare a bambine di 8 -10 anni che già sapevano fare l’orlo a giorno ed erano orgogliose di preparare il futuro corredo. Quando poi uscivano, da questo scrigno delle meraviglie, i tessuti per abiti correvo a chiamare mamma perché comprasse materiale per un vestito col quale pavoneggiarmi. Finiva quasi sempre con un litigio. Disdetta voleva che avessimo gusti diversi. Una volta però riuscii ad avere un abito come volevo, sembravo un prato fiorito in un anno in cui la natura non aveva badato a spese e i colori levavano gli occhi. Il buon gusto lasciava a desiderare, ma chi si permette di dettare queste leggi? E poi dovevo solo crescere….cosa che puntualmente feci. Mamma avrebbe preferito adeguarsi agli usi del luogo e comprarmi un lenzuolo, ma io non amavo gli aghi e i lavori monotoni. Se abitavo in campagna volevo godermi le corse folli attraverso i prati e arrampicarmi sugli alberi, che se erano di frutta, potevo anche unire l’utile ( si fa per dire ) al dilettevole. Per oggi basta…il prossimo post parlerà dello straccivendolo…con un po’ di fortuna potrebbe essere interessante.

Nonna  Rachele

 
 
 

LA VASCA DI CORBELLI

Post n°99 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da marineblue

Vasca di corbelli

Fa parte dei ricordi della mia adolescenza. E’ una splendida villa che sorge al centro di un laghetto artificiale alimentato dalle acque del Crostolo. Fu costruita attorno al 1756, stile tardo barocco su disegno di Gian Battista Bolognini e aveva la funzione di serbatoio per alimentarle le fontane di una più importante villa edificata qualche chilometro più a valle, a Rivalta. Francesco Maria d’ Este aveva accontentato la bella e capricciosa moglie, la principessa Carlotta Aglae che essendo francese , aveva voluto una dimora del tutto simile a VERSAILLES. Sorse così tra il 1724 e il 1727 quel capolavoro che fu la Residenza Ducale di un Este evidentemente molto innamorato….ma anche molto abbiente. La Vasca di Corbelli, quando ero una ragazzina apparteneva a un armatore genovese che l’abitava solo in luglio e agosto con la famiglia. Papà l’aveva conosciuto in Banca, avevano fatto amicizia ed eravamo sovente invitati. Per me era una festa, quei giardini erano pieni di una rigogliosa vegetazione dovuta alla vicinanza dell’acqua mi dava l’idea di essere nel paradiso terrestre. Nella villa c’era un custode: Batistin che a giugno vendeva delle deliziose ciliegie che dovevano però essere colte dagli acquirenti. Durante la guerra io e mio cugino Pierfranco, avevamo ricevuto dalle nostre madri questo gradito compito. Raggiungevamo il luogo a piedi attraverso i campi, poi si tirava un filo che faceva suonare una campana e Battistin ci veniva a prendere con la barca. Per noi era un gran divertimento la traversata. Riempiti i due cesti, venivano pesati e pagato il dovuto, venivamo riaccompagnati in barca. Io penso che a noi maggiorasse un po’ il prezzo perchè forse era al corrente che non erano tutte li le ciliegie colte; le più belle sparivano nelle nostre giovani bocche golose. Questo bacino d’acqua fu molto utile durante la guerra per il suo contenuto di pesce. C’erano cartelli col divieto di pesca, ma all’alba c’era sempre qualcuno con la canna in mano, durante la notte venivano piazzate le trappole per le anguille e avveniva anche la cattura delle rane con le lampade a carburo. I proprietari chiudevano un occhio consci del bisogno di cibo che gli abitanti del paese avevano. Dopo la guerra per comodità venne costruito un terrapieno che attualmente consente di raggiungere la villa senza bisogno di traghettatori ed ora viene chiamata VILLA D ‘ESTE. Questa necessità ha tolto un po’ della bellezza all’ingresso; io penso che sarebbe stato meglio un ponte in legno. Ora ospita un ristorante e mi hanno detto è consentito visitare i giardini e l’interno per ammirare i dipinti di Gian Filiberto Pagani, le quattro storie della leggenda di Saffo attribuite a Domenico Pelizzi, le decorazioni di Francesco Scaramuzza nella gran sala e quelle grottesche che ornano la galleria sovrastante il medesimo salone.

             Nonna Rachele

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AUTUNNO

Post n°98 pubblicato il 25 Settembre 2009 da marineblue

 

La stagione è finita . Ho sofferto troppo in questa torrida estate per avere rimpianti. Ero viva solo dalle sei alle undici del mattino, dopo mi rinchiudevo in casa e nel pomeriggio raggiungevo uno stato di catalessi che mi impediva qualsiasi attività. Era faticoso persino leggere !Annichilita aspettavo che venisse sera….invano… anche le notti erano calde. Qualche anno fa per me  campagna  era il simbolo di libertà . Mi toglievo dal negozio in cui ero sempre ben vestita e curata in quanto questo faceva parte dei miei doveri ; mi mettevo una vestaglietta alla quale si addiceva solo l’aggettivo di pulita , un paio di comode ciabatte e via ! Cominciavo a respirare l’ aria ossigenata e la libertà. All’alba facevo lunghe passeggiate lungo il fiume nel silenzio rotto solo dal mormorio dell’acqua che scintillava tra i sassi.

greto

Gli abitanti del paese ripulivano il greto dalla vegetazione procurandosi così la legna per l’inverno ;non so se fosse molto legale ma senz’ altro molto utile per il deflusso dell’acqua. Ora la giungla la fa da padrona. Ma non è questo che mi ha privata delle mie peregrinazioni. Le case dei contadini che ancora si prendono cura della terra sono isolate e coi tempi che corrono c’ è da aver paura, perciò hanno dei doberman e dei lupi che lasciano liberi per scoraggiare i male intenzionati. Così ho dovuto rinunciare a questo svago. Praticamente ora sono chiusa in giardino o in casa quando il solleone impera. Ho meno rimpianti a tornare in città dove l’aria è senz’altro meno buona,ma almeno posso muovermi. Dopo questa forzata immobilità ho persino pensato di non saper più camminare, ma mi metterò d’impegno con l’aiuto delle vetrine da guardare. Fra pochi giorni ci sarà il mio esodo contrariato dalle valigie borse e sportine. Non mi ripeterò perché ho già descritto in un precedente post la prassi dell’andata in primavera e del ritorno in autunno. Ormai è vaccinato anche  mio genero e non resta più sbalordito…..solo rassegnato.

       

 
 
 

ALE Una persona speciale

Post n°97 pubblicato il 13 Settembre 2009 da marineblue

Mi è occorso un po’di tempo per rassegnarmi all’ ineluttabile. Si Ale ci hai dato un gran dolore, mi consola solo il fatto che tu ora hai raggiunto la felicità alla quale anelavi e sia vicino alla tua bellissima  bambina. Mio caro ,sei stato ammirevole perché non hai reagito alla più grande perdita che un genitore possa subire chiudendoti in uno sterile dolore, ma hai elargito a piene mani con grande generosità il tuo aiuto a chi aveva bisogno. I bambini dell’ospedale ricorderanno sempre il loro Balù che cercava di far dimenticare ciò che dovevano subire e la caramella che offrivi loro era un concentrato d’ amore. Mio caro, i tuoi ultimi commenti al mio post erano allegri e mi prendevi bonariamente in giro, come se volessi lasciarmi di te un ricordo sereno. Ora ti prego aiuta le persone che ti hanno voluto bene e nelle quali hai lasciato un gran vuoto.

Addio  ALE  ,la nonna ti abbraccia.

              Nonna  Rachele

 
 
 

ARRESTI DOMICILIARI

Post n°96 pubblicato il 30 Agosto 2009 da marineblue

 

Quando le nostre figlie erano bambine, mia cognata conviveva con la sorella del marito: la Tamar. Era molto simpatica, facevamo sempre le vacanze insieme a Rimini, non condividevamo col poeta che l’ Adriatico fosse selvaggio. Non  c’era nessun pericolo per le nostre bimbe perché l’acqua era bassa per parecchi metri. A volte la sera prendevamo il filobus e andavamo a vedere le vetrine della famosa via Ceccarini e a prendere il gelato al Nuovo Fiore. D’accordo, pensate che non era questo gran divertimento, ma a noi piaceva. Le luci, i colori, la musica, i fuochi artificiali, l’ atmosfera festosa ci rallegrava. Questa innocente cosa dava fastidio a mia suocera, che pur non essendo pediatra aveva prescritto a mia figlia la montagna; la colpa era nostra che eravamo state tanto stupide da dire che a noi  non piaceva. Se avesse veramente fatto bene a mia figlia mi sarei sacrificata, ma il medico aveva sempre consigliato il mare a Marina e poiché lei non ci credeva dovetti trascinare mio marito dal pediatra. Mia suocera però era una che non demordeva e ora consigliava almeno il Tirreno. Io e Tamar disgraziatamente  decidemmo di provare ad accontentarla. Affittammo una villetta vicino a Forte dei Marmi (si fa per dire, perché era a 15 chilometri). Sono passati  50 anni e adesso ci sarà un po’ di vita, allora non era nemmeno un paese ma un borgo. C’era un cinema all’aperto solo di sabato e un bar con televisore. Erano i primi tempi di LASCIA O RADDOPPIA, e il fanatismo per Mike Bongiorno  constringevano i cinema,  per non restare vuoti il giovedì, a trasmetterlo, interrompendo il film. Un sabato tentammo di andare al cinema, ma mia nipote Raffaella non voleva dormire né nel passeggino, né in braccio a noi, così a metà film tornammo a casa. Il giovedì però non volevamo perdere Mike e andammo al bar e prendemmo un tavolino non troppo lontano dalla TV. Raffaella era piccolina e fu molto buona finche il cono di gelato non finì; mia figlia era un po’ più grande e già appassionata alla trasmissione, non giocava con la cugina, che cominciò ad annoiarsi : inziò a sparare PIPI ….Tamar la portò alla toilette, piccola pausa e ..CACCA…altra corsa. BEBE’ (da bere )…al banco a farsi dare un bicchier d’acqua. PIPI, sembrava un colabrodo, appena un sorso e la doveva restituire. Dopo poco aveva sonno, povera stella, allora cominciò  la mitragliata PIPI, CACCA , BEBE, PIPI… Si dovette tornare a casa. La mattina andavamo sulla spiaggia ma non si potevano abbandonare un momento le bambine, perché arrivavano violente onde anomale ed era pericoloso. I castelli non si potevano fare perché la sabbia non era  rena come quella di Rimini. C’era spesso bandiera rossa e non si poteva fare il bagno; la noia ci innervosiva. Il pomeriggio facevamo una passeggiata nell’entroterra per acquistare polli e uova fresche dai contadini. In giardino c’ era un bell’albero ma non si poteva starvi sotto perché era infestato da bruchi neri e pelosi, non era piacevole riceverli in testa. Raffaella si divertiva a schiacciarli con due dita e far uscire un liquido verde che sui vestiti era quasi indelebile.

bruco peloso 

Avevamo un bel da stare attente, lei era furba ed eludeva la nostra sorveglianza. Poverina, era uno dei suoi scarsi sollazzi! Nella villa vicina abitava una bambina con la pertosse e si fermava sempre a tossire tra le sbarre. Mia figlia l’aveva avuta ma mia nipote  no. Appena la bambina se ne andava, Marina prendeva uno straccio e l’ alcol e disinfettava tutto il cancello. Di notte io e Tamar ci trovavamo in cucina a farci una camomilla perché il nervosismo ci impediva di dormire. Non si poteva andare a Forte perché c’era solo un pullman che passava al mattino e tornava  la sera. La domenica vennero: mio marito, sua sorella e mio cognato ( il Tato ). Purtroppo al mare restò solo mio cognato, perché mio marito e la sorella non erano ancora in ferie. Il Tato col suo carattere ravvivò l’ambiente e la sera giocavamo a carte. Aspettavamo con ansia il Ferragosto e l’arrivo dei nostri salvatori che con la macchina ci avrebbero portato in giro. Poiché si fermavano una settimana, avevamo in programma anche qualche bella mangiata di pesce nei locali della costa. Finalmente il fatidico giorno arrivò e si sperava nella fine degli arresti domiciliari. Notai che mio marito aveva un bellissimo paio di sandali, molto comodi, diceva lui. Il giorno dopo però i piedi erano arrossati e si gonfiavano a vista d’occhio, tra le dita si erano formate delle dolorose vescichette. Nel pomeriggio andò dal dottore con suo cognato che diagnosticò una dermatosi dovuta alla concia del cuoio e tornò con bende e pomate. Fu così che io e lui passammo alcuni giorni in giardino sotto i bruchi e la notte a cambiare le fasciature che si erano perse per il letto. Poiché non si vedeva miglioramento decisero di abbreviare la vacanza per interpellare il nostro medico. Partirono, mio cognato guidava e mio marito dietro coi piedi fuori dal finestrino per aver un po’ di sollievo con l’aria fresca. Qui finirono i nostri divertimenti di Ferragosto. Mio marito con le cure adeguate guarì abbastanza in fretta. Dopo 10 giorni tornarono a prenderci e trovarono due iene nevrasteniche che decretarono che le vacanze degli anni a venire checché ne dicesse la suocera le avrebbero passate a Rimini e così fu . Le abbiamo sempre chiamate le vacanze degli  ARRESTI   DOMICILIARI  

    NONNA   RACHELE 

 
 
 

Tonino

Post n°95 pubblicato il 18 Agosto 2009 da marineblue

Sono la nipote di Nonna Rachele e stamattina dopo che l’ho sgridata perché è pigrona e con questo caldo non ha voglia di scrivere nuovi post, ha cercato di giustificarsi dicendo che non sapeva cosa scrivere, però stimolata ha cominciato a raccontare un sacco di cose interessanti.

Ho quindi preso in mano la situazione e ve ne racconto una sotto dettatura, perché mi è piaciuta molto.
Durante la guerra il preside dell’Istituto di Ragioneria di Reggio Emilia, detto “Pedivella” aveva fatto un giro per le classi richiedendo a tutti gli alunni di portare rottami di ferro per la patria.
Nessuno sapeva come mai gli fosse stato attribuito questo soprannome, ma ormai Pedivella era così in voga che a fatica si riusciva a ricordare il suo vero cognome e lui ne era al corrente, pur facendo finta di niente.

I ragazzini delle classi inferiori si erano dati da fare, mentre quelli dell’ultimo anno (avendo altri interessi per la mente) non avevano portato niente.

Furono sollecitati di nuovo dal preside, e quel pomeriggio Tonino, uno dei ragazzi più spiritosi della classe, fece il giro dei meccanici di Reggio e si fece dare da ognuno qualche vecchia pedivella e ne riempì una borsa.

Il giorno dopo quando il preside andò a verificare se gli avevano obbedito, dicendo: “vediamo cosa avete portato”, Tonino prese la sua borsa, e squotendola fece uscire tutte le pedivelle.
Tutti i ragazzi e i professori scoppiarono a ridere e non sapevano come fare a star seri.

Questo Tonino era un ragazzo veramente particolare.
Era stato obbligato dal padre a prendere un diploma da ragioniere pur essendo un bravissimo scultore.
Una volta diventato ragioniere Tonino si iscrisse di nascosto all’Istituto d’Arte di Reggio, mentre il padre lo iscrisse a Bologna alla Facoltà di Economia e Commercio.

Tonino per evitare discussioni con il padre si alzava tutte le mattina all’alba facendo finta di prendere il treno per Bologna ma  poi aspettava che arrivasse l’ora dell’inizio lezioni all’Istituto d’Arte.

Frequentò tutti i tre anni, e una volta diplomato potè finalmente realizzare il suo sogno di iscriversi  alla facoltà di Architettura e a quel punto il padre si dovette arrendere!

Attualmente Tonino è un noto e  stimato architetto di Reggio Emilia.

 

 
 
 

LA VALIGIA E LA SACCA

Post n°94 pubblicato il 09 Agosto 2009 da marineblue

Le mie trasferte cominciano a Pasqua col soggiorno a Rapallo. C’è da riempire  di indumenti una valigia e una sacca, che all’arrivo vanno logicamente sistemati nell’armadio. Dopo 10 giorni operazione inversa.  Arrivo a casa…..e metto tutto a posto!  A fine maggio partenza per la campagna: valigia , sacca e borse con alimentari. Nuova sistemazione del tutto. A metà giugno si va  al mare. Valigia, sacca vengono portate il giorno prima in città e rifatte togliendo e aggiungendo. Arrivo all’albergo: sistemazione nell’armadio. Sospiro di sollievo per 15 giorni, ma fanno presto a passare. Di nuovo, valigia, sacca e ritorno in campagna sistemazione di tutto fino al 15 luglio, si fa per dire perché il 14 devo rifare la valigia tornare in città per il cambio di indumenti adatti alla montagna. Arrivo a Bressanone. Metto a posto ….nuovo sospiro di sollievo: 15 giorni di riposo! Oriana Fallaci aveva ragione: il tempo è elastico; i giorni volano e devo di nuovo fare valigia e sacca. Arrivo in campagna dove parlare di riposo è un‘utopia! Ancora prima di aprire il cancello vedi che ci sono lavori urgenti. Ammesso che almeno una porta si apra, si mette di nuovo via tutto. I ragni sono risuscitati e si sono messi al lavoro. Un volta ero famosa per la mia velocità nel fare i lavori, adesso viene eseguito tutto alla velocità del bradipo e con parecchie soste meditative. Praticamente quando ho riordinato tutto cominciano le prime brume della foto della candidaeterie per i reumatismi. Sono di nuovo alle prese col mio esodo; questa volta non solo valigia e sacca …ma una infinità di borse e borsine, sporte e pacchetti vari contenenti alimenti. Dovreste vedere la faccia di mio genero che non capisce come io possa in una estate ammucchiare tanta roba….veramente non lo capisco nemmeno io. Arrivo in città contenta perché per un po’ posso riposare. Incredibile come Natale arrivi in un baleno! Valigia, sacca e partenza per Rapallo. Quindici o venti giorni poi di nuovo, valigia,sacca e via ……a casa fino a Pasqua, che è li dietro l’angolo. 

La persona nella foto, ovviamente non è Nonna Rachele, è la Candida, un simpatico personaggio che pochi anni fa girava per Reggio sempre carica delle sue borsine.

 
 
 

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Post n°91 pubblicato il 03 Luglio 2009 da marineblue

Sono al mare finalmente, perché i viaggi lunghi non fanno più per me. Purtroppo il tempo è pessimo e mi sono già presa tosse, raffreddore e mal di gola . Questa sarebbe una deliziosa cittadina sull’ Adriatico se non fosse che noi siamo alla periferia, in un luogo dove non c’è niente . (Nemmeno la farmacia . ) Voi penserete che sono stupida a tornarci per il terzo anno, ma i vantaggi sono molti :prima di tutto ci danno le singole che vogliamo , addirittura doppie uso singole . L’albergo è bello , pulitissimo , si mangia divinamente e i proprietari sono simpatici, gentili e disponibili . Quest’ anno ho fatto la valigia  controvoglia perché non stavo bene e ho dimenticato parecchie cose compreso alcuni medicinali . ( La vecchiaia avanza ! ) Sta mattina vado in tabaccheria a prendere le cartoline . C’ è una signora  direi mia coetanea e il figlio non giovanissimo . Scelgo 4 cartoline e dico mi da anche i francobolli ? La signora chiede : 5 ? No 4 . Si ritira in fondo al negozio dove la vedo parlare da sola e aiutarsi con le dita . Io aspetto di fronte al figlio immobile . Quando l’attesa si fa imbarazzante …. Timidamente dico : dovrei pagare . M i  risponde indignato :aspetti un momento, deve fare i conti ! Bene, finalmente pago e chiedo : ma   non c’è una farmacia qui ? Si , c’è ma è lontano, saranno 500 metri .

 

Lui guarda la mia faccia perplessa e dice : vada è a destra …è vicina . ( Nel frattempo si vede che si era avvicinata . )Cammina , cammina come si diceva nelle favole della mia infanzia……chiedo delucidazioni a un passante . Ancora  100 metri e vedo una  freccia  FARMACIA COMUNALE che è diretta nel cortile di una casa . Poiché sul davanti non vi era traccia di medicinali, giro dietro e trovo un signore che sta coltivando un bellissimo orto . Chiedo a lui ,che mi domanda: ha la macchina ? No, sono a piedi ! Allora la faccio passare dal mio orto così fa più presto . Che persona gentile ! Mi profondo in ringraziamenti , ma quando siamo a metà orto mi dice :però adesso è chiusa per ferie fino al 26 . Devo avere una faccia sbalordita, perché aggiunge: ci sono stato ieri e c’è il cartello . Bene, lo ringrazio e torno sui miei passi . Stanca morta mi sto chiedendo : ma è la giornata internazionale del rimbambito o la rimbambita sono io ? A voi l’ardua sentenza  !

             NONNA RACHELE

 
 
 

RICORDI LONTANI

Post n°90 pubblicato il 04 Giugno 2009 da marineblue

Fra vecchie carte in un cassetto nella camera di mia madre ho trovato una lettera inviatele da me, quando si trovava al mare, tanti anni fa. L’aveva conservata …..non si era offesa della mia presa in giro e aveva riso. Durante l’inverno mamma era caduta e il medico le aveva prescritto le sabbiature; ne era felice perché il mare le piaceva ma mio padre adorava stare in campagna e lei non si sentiva di abbandonarlo. Mi offrii di trasferirmi da lui durante la sua assenza in modo che finalmente potesse godere in pace le sue meritate vacanze. Avevo 30 anni una figlia di 5, non ero una bambina, però prima di partire mi fece tante raccomandazioni: il cibo, i suoi fiori, il vasellame etc. C’era da aversene a male, ma a me venne da ridere progettai subito lo scherzo. Dopo qualche giorno dalla sua partenza  le spedii questa lettera.
Cara mamma, spero tu ti goda questi giorni senza preoccupazioni. Qui tutto bene, malgrado qualche piccolo inconveniente rimediabile. Mi dispiace ma la tua tazzina da caffè preferita mi è scivolata di mano. Ho pensato poi di lavare tutto il servizio buono e purtroppo hanno fatto la stessa  fine anche 6 piatti, il resto però è solo un pò scheggiato ma usabile. Ho voluto scaldare un po’ d’acqua per un pediluvio; ho appoggiato il catino di plastica sul fornello elettrico, non so perché ma si è sciolto e ora non ne vuol sapere di funzionare. Mi devi perdonare ma ho dimenticato di innaffiare i gerani e si sono seccati, però si può sempre ricuperare qualcosa vendendoli come fieno. Tu mi avevi detto che gli spinaci una volta cotti devono essere mangiati perché il giorno dopo diventano tossici, ma ne era rimasto un po’ e io e papà non abbiamo saputo resistere. Siamo stati molto male (per fortuna alla bambina non piacciono) Non ti preoccupare dopo 2 giorni ci siamo ripresi. Ho fatto bucato (non esisteva la lavatrice) devo aver esagerato con la candeggina perché le lenzuola assomigliano all’emmenthal, ma tu sei così brava a rammendare che penso non ci sia problema. Ho lavato il pavimento di legno con molta acqua calda per pulirlo bene e si è gonfiato un po’, ma non molto. Abbiamo stappato una bottiglia di lambrusco  che, forse per il caldo appena tolto il tappo ha irrorato oltre i nostri abiti anche i muri e il soffitto di cucina, ma tanto ormai era da imbiancare e con due o tre mani, sarà meglio di prima. Per il resto tutto bene, puoi star tranquilla. Baci     Rachele

Naturalmente non era successo niente. Quando tornò rideva perché aveva letto alle amiche la mia infausta prosa e aveva visto sui loro visi la compassione per lei che aveva una figlia completamente scema. Chiarì tutto, si fecero delle belle risate e si complimentarono per la mia fantasia.

NONNA  RACHELE

 
 
 
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NONNA RACHELE SU SKY

Sky History Channel sostiene la Banca della Memoria.

Nonna preparati perchè presto ti si vedrà su Sky!!!

 

QUESTO BLOG.........

......... è nato per gioco, per unire in un progetto comune Madre, Figlia e Nipote.
A neanche 24 ore dal primo messaggio postato da mia nonna, il Blog si è riempito di visite e commenti e credo che se inizialmente poteva essere titubante e confusa nel partecipare a questo “gioco”, ora grazie a voi, ne ha preso consapevolezza e imparare ad usare il computer non la trova più un’idea così terrificante. (A parte ieri sera che nello spegnere il computer continuava ad apparirle un messaggio che le diceva che aveva una finestra aperta e l’ho sentita dire “ma come ?????  Tutte le mie finestre sono chiuse !!!!” ).
Finchè lei ne avrà voglia continueremo questa avventura. Io che la conosco bene so che ha tante cose da raccontare interessanti, proprio perché a volte non è quello che si racconta, ma come lo si racconta.
Buona lettura.
Veronica, la nipote.

 

 

REGGIO EMILIA HA SCOPERTO NONNA RACHELE

Stamattina Nonna Rachele si è svegliata con una sorpresa!
Si è ritrovata insieme a sua nipote, (quella vera  ) in prima pagina sul Resto del Carlino di Reggio Emilia.

Il primo tuffo al cuore è stato quando ha visto questa:


 

Il secondo tuffo al cuore è stato quando ha visto questo:

 

 

NONNA RACHELE SU LA STAMPA

 

LIBRO DI MIA NIPOTE

Alla televisione mettono la pubblicità, sui giornali mettono la pubblicità, nella buca delle lettere mettono la pubblicità (che rabbia!!)
Perdonerete se metto sul mio Blogghino un po' di pubblicità pure io.
Per una giusta causa però!
Libro di mia nipote:

"Canto XXXV Inferno. Donne affette da Endometriosi" Di Veronica Prampolini
Edito da Mammeonline

www.donneaffettedaendometriosi.it

http://blog.libero.it/librodade/



 

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