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Un blog creato da marineblue il 30/01/2008

NONNA RACHELE

I ricordi di nonna Rachele

 
 

7 marzo 2009
nonna Rachele intervistata
dal Resto del Carlino

Clicca qui per leggere l'intervista

 

AREA PERSONALE

 

RINGRAZIAMENTI

Grazie per il vostro affetto. Oggi grazie alla messa in onda della trasmissione FESTA ITALIANA ho ricevuto tante mail.
Cercherò di rispondere a tutti, abbiate pazienza, scrivo con un dito solo e la connessione a volte fa i capricci.
Vi abbraccio.
Nonna Rachele

 

Il mio indirizzo di posta elettronica è: nonnarachele1@libero.it
se mi scriverete, forse, riuscirò a rispondervi, ma la mia connessione wireless fa i capricci e non potrò dilungarmi o rischierò di perdere tutto.

 

FINALMENTE ...

Finalmente ho abbracciato due mie nipotine acquisite ...
Che gioia!!!!

Nella foto: Veronica, io, Pinu, Numottola

 

CONFIDENZE

01 ottobre 2008

Sul  Confidenze di questa settimana un articolo su NONNA RACHELE.
Potete dare un'occhiata al
PDF qui.

La foto accostata all'articolo di Nonna Rachele non raffigura Nonna Rachele.

 

NONNA RACHELE

Che fatica convincere nonna a fare una foto per il suo Blogghino!

Ma non pensate anche voi che sia una bellissima nonna?

 

 

ASPETTANDO LA BELLA STAGIONE...

Il mio verde paradiso ...
Appena verrà la bella stagione vi scriverò da qui!
Dalla finestra della mia camera vedo questa meraviglia...


Gelso con more dal sapore delicato e dolce




Albero di cachi ... ne và ghiotta mia nipote Veronica




Cachi sotto controllo ... non ancora maturi!




Questo vaso insieme a tanti altri che circondano la casa,
li comprò mio padre 65 anni fa.
Fanno ancora la loro bella figura vero?






Mimino curioso.

 
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IL FRUTTIVENDOLO

Post n°102 pubblicato il 20 Novembre 2009 da marineblue

Si fa per dire ,in quanto aveva qualche arancia solo a Natale; in autunno, le castagne,le noci e le arachidi. Come verdura aveva patate e cipolle che però avevano poco smercio in quanto quasi tutti possedevano un orto. Era un uomo ingegnoso che precorreva i tempi costruendo rudimentali serre per poterci poi offrire a primavera le primizie. Difendeva i suoi prodotti con assicelle e sacchi che rimuoveva nelle ore di sole e rimetteva a posto la sera. I suoi maggiori guadagni li realizzava alle Fiere di paese con caldarroste e castagnacci. Non avevo il permesso di comprare detti castagnacci per via dell’igiene. Questo divieto è sempre stato da me ignorato ;mi ha così permesso di formare i miei anticorpi e difficilmente mi ammalavo. In realtà dovevo essere ben dotata allora di difese immunitarie perché c’era un’altra cosa che mamma non seppe mai. Era un gioco inventato da me : grattavamo le punture di zanzare fino a procurarci una crosticina che il giorno dopo veniva rimossa e il sangue era arginato con della sabbia. Vinceva chi faceva la montagna più alta. Era un gioco estivo perché in inverno mancava la materia prima, cioè le zanzare.

 

Il pescivendolo. Viaggiava su una bicicletta senza freni e poiché il nostro viottolo era in discesa frenava coi piedi gridando op, op,op e qualche volta finiva contro il muretto. Aveva davanti una cassetta di legno col pesce mischiato a grossi pezzi di ghiaccio. Mamma non era una gran cliente perché non si fidava di questo mezzo di conservazione e aveva ragione perché una volta che avevo insistito per avere un po’ di frittura ero quasi morta per avvelenamento da pesce. Papà era corso in bicicletta da un amico medico che aveva passato la notte vicino al mio letto con l’abnegazione che una volta i dottori avevano. Dopo questo episodio, mamma gli disse di non venire più.

 
 
 

LO STRACCIVENDOLO

Post n°101 pubblicato il 16 Novembre 2009 da marineblue

Veramente avrebbe dovuto chiamarsi lo straccicomprolo in quanto veniva per comprare stracci. Girava con una bicicletta cui attaccava un carrettino; si sentiva in distanza gridare: carta, stracci, ferri vecchiiiiii. Veniva il pomeriggio quando sapeva che i bambini non erano a scuola perché è principalmente con noi che commerciava. Probabilmente una volta ci si accontentava di poco perché non so come potesse vivere con quegli scarsi introiti. Era difficile che trovasse carta perché veniva usata per accendere il fuoco e gli stracci quando gli indumenti erano giunti ai minimi termini si usavano come strofinacci per mobili e pavimenti. Tutti i bambini avevano in cortile un angolino dove radunavano le scatolette vuote della conserva di pomodoro, del tonno e sardine. A volte i più disinvolti chiedevano al bottegaio le scatole grandi che lui depositava dietro il negozio, i più audaci le prendevano senza tante storie ritenendo fosse naturale appannaggio di noi bambini. Quando potevo arraffavo qualche strofinaccio che era molto ambito da questo commerciante e sparivo poi rapidamente quando mamma chiedeva alla Tata dove era lo straccio che lucidava così bene i metalli. Io potevo disporre di qualche vasetto di vetro e di qualche bottiglia, così quando un mio amico non poteva mettere insieme abbastanza materiale, gli regalavo qualcosa in modo da poter arrivare al soldino così ambito. Durante la guerra raccoglieva anche gusci d’uovo e mi è rimasta la curiosità di sapere come venivano utilizzati. Dopo parecchi anni ho trovato in fondo al cassetto del comò nella mia camera una scatoletta che conteneva pochi soldini che avevo conservato religiosamente. Si, perché mentre spendevo allegramente la paghetta che mi dava papà, consideravo un tesoro questi miei primi guadagni.organetto

Una figura minore era l’uomo dell’organetto; aveva una fluente barba bianca che dal suo aspetto dava l’idea di essere abitata; comunque sembrava Babbo Natale. Non vendeva ne acquistava niente, chiedeva semplicemente l’elemosina o meglio la faceva chiedere dalla sua scimmietta. Per noi questa bestiola era la vera attrazione. Non passava a date fisse, si faceva ospitare da qualche contadino e se era estate la sera suonava e l’aia diventava una pista da ballo. Dormiva poi nella stalla o nel fienile e ripartiva naturalmente sempre a piedi. Un giorno quando arrivò era molto abbattuto perché aveva perduta la sua fedele amica. Fu l’ultima volta che lo vidi. 
Nonna Rachele
      

 
 
 

FIGURE DEL PASSATO

Post n°100 pubblicato il 10 Novembre 2009 da marineblue

Gli ambulanti.  Io li ricordo se non con affetto almeno con benevolenza; hanno fatto parte della mia infanzia e mi pare di vederli. Di questa memoria fotografica non mi meraviglio perché è noto che i vecchi ricordano un lontano passato, ma non hanno la più pallida idea di ciò che hanno mangiato a mezzogiorno. Il fratello di mio padre a 102 anni si lamentava del suo compagno di banco delle elementari gli aveva fatto i dispetti.
Gli ambulanti erano un diversivo nella vita di campagna. Ho intenzione di parlarvi di loro spinta da mia nipote Veronica che ritiene queste cose interessanti. Voi potete sempre difendervi dalla mia prosa e per non slogarvi le mascelle a furia di sbadigli…..semplice, non le leggete. Il Merciaio era quello che mi piaceva di più, veniva ogni 15 giorni. Era il più ricco perché possedeva un carro trainato da un cavallo.

carro

Vendeva tessuti, pizzi,nastri e filati; di questi ultimi faceva grande smercio perché le contadine avevano sempre bisogno di filo per rammendare le maglie, che in origine erano di lana ma pian piano diventavano di cotone. Quest’ uomo era anche una specie di giornale vocale perché nel suo peregrinare raccoglieva notizie nazionali che però interessavano poco, ma sapeva  tutto di tutti del nostro paese e anche di quelli limitrofi. Raccontava di fidanzamenti, matrimoni,nascite e morti con dovizia di particolari. Mamma si annoiava, comprava ciò che le occorreva e se ne andava, io no. Ascoltavo specialmente gli argomenti piccanti che venivano raccontati in gergo. Non ci capivo niente, ma dal risolino dei ragazzi più grandi mi sembravano estremamente piacevoli e attendevo di crescere. Le donne che avevano figlie femmine compravano qualche lenzuolo da affidare a bambine di 8 -10 anni che già sapevano fare l’orlo a giorno ed erano orgogliose di preparare il futuro corredo. Quando poi uscivano, da questo scrigno delle meraviglie, i tessuti per abiti correvo a chiamare mamma perché comprasse materiale per un vestito col quale pavoneggiarmi. Finiva quasi sempre con un litigio. Disdetta voleva che avessimo gusti diversi. Una volta però riuscii ad avere un abito come volevo, sembravo un prato fiorito in un anno in cui la natura non aveva badato a spese e i colori levavano gli occhi. Il buon gusto lasciava a desiderare, ma chi si permette di dettare queste leggi? E poi dovevo solo crescere….cosa che puntualmente feci. Mamma avrebbe preferito adeguarsi agli usi del luogo e comprarmi un lenzuolo, ma io non amavo gli aghi e i lavori monotoni. Se abitavo in campagna volevo godermi le corse folli attraverso i prati e arrampicarmi sugli alberi, che se erano di frutta, potevo anche unire l’utile ( si fa per dire ) al dilettevole. Per oggi basta…il prossimo post parlerà dello straccivendolo…con un po’ di fortuna potrebbe essere interessante.

Nonna  Rachele

 
 
 

LA VASCA DI CORBELLI

Post n°99 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da marineblue

Vasca di corbelli

Fa parte dei ricordi della mia adolescenza. E’ una splendida villa che sorge al centro di un laghetto artificiale alimentato dalle acque del Crostolo. Fu costruita attorno al 1756, stile tardo barocco su disegno di Gian Battista Bolognini e aveva la funzione di serbatoio per alimentarle le fontane di una più importante villa edificata qualche chilometro più a valle, a Rivalta. Francesco Maria d’ Este aveva accontentato la bella e capricciosa moglie, la principessa Carlotta Aglae che essendo francese , aveva voluto una dimora del tutto simile a VERSAILLES. Sorse così tra il 1724 e il 1727 quel capolavoro che fu la Residenza Ducale di un Este evidentemente molto innamorato….ma anche molto abbiente. La Vasca di Corbelli, quando ero una ragazzina apparteneva a un armatore genovese che l’abitava solo in luglio e agosto con la famiglia. Papà l’aveva conosciuto in Banca, avevano fatto amicizia ed eravamo sovente invitati. Per me era una festa, quei giardini erano pieni di una rigogliosa vegetazione dovuta alla vicinanza dell’acqua mi dava l’idea di essere nel paradiso terrestre. Nella villa c’era un custode: Batistin che a giugno vendeva delle deliziose ciliegie che dovevano però essere colte dagli acquirenti. Durante la guerra io e mio cugino Pierfranco, avevamo ricevuto dalle nostre madri questo gradito compito. Raggiungevamo il luogo a piedi attraverso i campi, poi si tirava un filo che faceva suonare una campana e Battistin ci veniva a prendere con la barca. Per noi era un gran divertimento la traversata. Riempiti i due cesti, venivano pesati e pagato il dovuto, venivamo riaccompagnati in barca. Io penso che a noi maggiorasse un po’ il prezzo perchè forse era al corrente che non erano tutte li le ciliegie colte; le più belle sparivano nelle nostre giovani bocche golose. Questo bacino d’acqua fu molto utile durante la guerra per il suo contenuto di pesce. C’erano cartelli col divieto di pesca, ma all’alba c’era sempre qualcuno con la canna in mano, durante la notte venivano piazzate le trappole per le anguille e avveniva anche la cattura delle rane con le lampade a carburo. I proprietari chiudevano un occhio consci del bisogno di cibo che gli abitanti del paese avevano. Dopo la guerra per comodità venne costruito un terrapieno che attualmente consente di raggiungere la villa senza bisogno di traghettatori ed ora viene chiamata VILLA D ‘ESTE. Questa necessità ha tolto un po’ della bellezza all’ingresso; io penso che sarebbe stato meglio un ponte in legno. Ora ospita un ristorante e mi hanno detto è consentito visitare i giardini e l’interno per ammirare i dipinti di Gian Filiberto Pagani, le quattro storie della leggenda di Saffo attribuite a Domenico Pelizzi, le decorazioni di Francesco Scaramuzza nella gran sala e quelle grottesche che ornano la galleria sovrastante il medesimo salone.

             Nonna Rachele

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AUTUNNO

Post n°98 pubblicato il 25 Settembre 2009 da marineblue

 

La stagione è finita . Ho sofferto troppo in questa torrida estate per avere rimpianti. Ero viva solo dalle sei alle undici del mattino, dopo mi rinchiudevo in casa e nel pomeriggio raggiungevo uno stato di catalessi che mi impediva qualsiasi attività. Era faticoso persino leggere !Annichilita aspettavo che venisse sera….invano… anche le notti erano calde. Qualche anno fa per me  campagna  era il simbolo di libertà . Mi toglievo dal negozio in cui ero sempre ben vestita e curata in quanto questo faceva parte dei miei doveri ; mi mettevo una vestaglietta alla quale si addiceva solo l’aggettivo di pulita , un paio di comode ciabatte e via ! Cominciavo a respirare l’ aria ossigenata e la libertà. All’alba facevo lunghe passeggiate lungo il fiume nel silenzio rotto solo dal mormorio dell’acqua che scintillava tra i sassi.

greto

Gli abitanti del paese ripulivano il greto dalla vegetazione procurandosi così la legna per l’inverno ;non so se fosse molto legale ma senz’ altro molto utile per il deflusso dell’acqua. Ora la giungla la fa da padrona. Ma non è questo che mi ha privata delle mie peregrinazioni. Le case dei contadini che ancora si prendono cura della terra sono isolate e coi tempi che corrono c’ è da aver paura, perciò hanno dei doberman e dei lupi che lasciano liberi per scoraggiare i male intenzionati. Così ho dovuto rinunciare a questo svago. Praticamente ora sono chiusa in giardino o in casa quando il solleone impera. Ho meno rimpianti a tornare in città dove l’aria è senz’altro meno buona,ma almeno posso muovermi. Dopo questa forzata immobilità ho persino pensato di non saper più camminare, ma mi metterò d’impegno con l’aiuto delle vetrine da guardare. Fra pochi giorni ci sarà il mio esodo contrariato dalle valigie borse e sportine. Non mi ripeterò perché ho già descritto in un precedente post la prassi dell’andata in primavera e del ritorno in autunno. Ormai è vaccinato anche  mio genero e non resta più sbalordito…..solo rassegnato.

       

 
 
 

ALE Una persona speciale

Post n°97 pubblicato il 13 Settembre 2009 da marineblue

Mi è occorso un po’di tempo per rassegnarmi all’ ineluttabile. Si Ale ci hai dato un gran dolore, mi consola solo il fatto che tu ora hai raggiunto la felicità alla quale anelavi e sia vicino alla tua bellissima  bambina. Mio caro ,sei stato ammirevole perché non hai reagito alla più grande perdita che un genitore possa subire chiudendoti in uno sterile dolore, ma hai elargito a piene mani con grande generosità il tuo aiuto a chi aveva bisogno. I bambini dell’ospedale ricorderanno sempre il loro Balù che cercava di far dimenticare ciò che dovevano subire e la caramella che offrivi loro era un concentrato d’ amore. Mio caro, i tuoi ultimi commenti al mio post erano allegri e mi prendevi bonariamente in giro, come se volessi lasciarmi di te un ricordo sereno. Ora ti prego aiuta le persone che ti hanno voluto bene e nelle quali hai lasciato un gran vuoto.

Addio  ALE  ,la nonna ti abbraccia.

              Nonna  Rachele

 
 
 

ARRESTI DOMICILIARI

Post n°96 pubblicato il 30 Agosto 2009 da marineblue

 

Quando le nostre figlie erano bambine, mia cognata conviveva con la sorella del marito: la Tamar. Era molto simpatica, facevamo sempre le vacanze insieme a Rimini, non condividevamo col poeta che l’ Adriatico fosse selvaggio. Non  c’era nessun pericolo per le nostre bimbe perché l’acqua era bassa per parecchi metri. A volte la sera prendevamo il filobus e andavamo a vedere le vetrine della famosa via Ceccarini e a prendere il gelato al Nuovo Fiore. D’accordo, pensate che non era questo gran divertimento, ma a noi piaceva. Le luci, i colori, la musica, i fuochi artificiali, l’ atmosfera festosa ci rallegrava. Questa innocente cosa dava fastidio a mia suocera, che pur non essendo pediatra aveva prescritto a mia figlia la montagna; la colpa era nostra che eravamo state tanto stupide da dire che a noi  non piaceva. Se avesse veramente fatto bene a mia figlia mi sarei sacrificata, ma il medico aveva sempre consigliato il mare a Marina e poiché lei non ci credeva dovetti trascinare mio marito dal pediatra. Mia suocera però era una che non demordeva e ora consigliava almeno il Tirreno. Io e Tamar disgraziatamente  decidemmo di provare ad accontentarla. Affittammo una villetta vicino a Forte dei Marmi (si fa per dire, perché era a 15 chilometri). Sono passati  50 anni e adesso ci sarà un po’ di vita, allora non era nemmeno un paese ma un borgo. C’era un cinema all’aperto solo di sabato e un bar con televisore. Erano i primi tempi di LASCIA O RADDOPPIA, e il fanatismo per Mike Bongiorno  constringevano i cinema,  per non restare vuoti il giovedì, a trasmetterlo, interrompendo il film. Un sabato tentammo di andare al cinema, ma mia nipote Raffaella non voleva dormire né nel passeggino, né in braccio a noi, così a metà film tornammo a casa. Il giovedì però non volevamo perdere Mike e andammo al bar e prendemmo un tavolino non troppo lontano dalla TV. Raffaella era piccolina e fu molto buona finche il cono di gelato non finì; mia figlia era un po’ più grande e già appassionata alla trasmissione, non giocava con la cugina, che cominciò ad annoiarsi : inziò a sparare PIPI ….Tamar la portò alla toilette, piccola pausa e ..CACCA…altra corsa. BEBE’ (da bere )…al banco a farsi dare un bicchier d’acqua. PIPI, sembrava un colabrodo, appena un sorso e la doveva restituire. Dopo poco aveva sonno, povera stella, allora cominciò  la mitragliata PIPI, CACCA , BEBE, PIPI… Si dovette tornare a casa. La mattina andavamo sulla spiaggia ma non si potevano abbandonare un momento le bambine, perché arrivavano violente onde anomale ed era pericoloso. I castelli non si potevano fare perché la sabbia non era  rena come quella di Rimini. C’era spesso bandiera rossa e non si poteva fare il bagno; la noia ci innervosiva. Il pomeriggio facevamo una passeggiata nell’entroterra per acquistare polli e uova fresche dai contadini. In giardino c’ era un bell’albero ma non si poteva starvi sotto perché era infestato da bruchi neri e pelosi, non era piacevole riceverli in testa. Raffaella si divertiva a schiacciarli con due dita e far uscire un liquido verde che sui vestiti era quasi indelebile.

bruco peloso 

Avevamo un bel da stare attente, lei era furba ed eludeva la nostra sorveglianza. Poverina, era uno dei suoi scarsi sollazzi! Nella villa vicina abitava una bambina con la pertosse e si fermava sempre a tossire tra le sbarre. Mia figlia l’aveva avuta ma mia nipote  no. Appena la bambina se ne andava, Marina prendeva uno straccio e l’ alcol e disinfettava tutto il cancello. Di notte io e Tamar ci trovavamo in cucina a farci una camomilla perché il nervosismo ci impediva di dormire. Non si poteva andare a Forte perché c’era solo un pullman che passava al mattino e tornava  la sera. La domenica vennero: mio marito, sua sorella e mio cognato ( il Tato ). Purtroppo al mare restò solo mio cognato, perché mio marito e la sorella non erano ancora in ferie. Il Tato col suo carattere ravvivò l’ambiente e la sera giocavamo a carte. Aspettavamo con ansia il Ferragosto e l’arrivo dei nostri salvatori che con la macchina ci avrebbero portato in giro. Poiché si fermavano una settimana, avevamo in programma anche qualche bella mangiata di pesce nei locali della costa. Finalmente il fatidico giorno arrivò e si sperava nella fine degli arresti domiciliari. Notai che mio marito aveva un bellissimo paio di sandali, molto comodi, diceva lui. Il giorno dopo però i piedi erano arrossati e si gonfiavano a vista d’occhio, tra le dita si erano formate delle dolorose vescichette. Nel pomeriggio andò dal dottore con suo cognato che diagnosticò una dermatosi dovuta alla concia del cuoio e tornò con bende e pomate. Fu così che io e lui passammo alcuni giorni in giardino sotto i bruchi e la notte a cambiare le fasciature che si erano perse per il letto. Poiché non si vedeva miglioramento decisero di abbreviare la vacanza per interpellare il nostro medico. Partirono, mio cognato guidava e mio marito dietro coi piedi fuori dal finestrino per aver un po’ di sollievo con l’aria fresca. Qui finirono i nostri divertimenti di Ferragosto. Mio marito con le cure adeguate guarì abbastanza in fretta. Dopo 10 giorni tornarono a prenderci e trovarono due iene nevrasteniche che decretarono che le vacanze degli anni a venire checché ne dicesse la suocera le avrebbero passate a Rimini e così fu . Le abbiamo sempre chiamate le vacanze degli  ARRESTI   DOMICILIARI  

    NONNA   RACHELE 

 
 
 

Tonino

Post n°95 pubblicato il 18 Agosto 2009 da marineblue

Sono la nipote di Nonna Rachele e stamattina dopo che l’ho sgridata perché è pigrona e con questo caldo non ha voglia di scrivere nuovi post, ha cercato di giustificarsi dicendo che non sapeva cosa scrivere, però stimolata ha cominciato a raccontare un sacco di cose interessanti.

Ho quindi preso in mano la situazione e ve ne racconto una sotto dettatura, perché mi è piaciuta molto.
Durante la guerra il preside dell’Istituto di Ragioneria di Reggio Emilia, detto “Pedivella” aveva fatto un giro per le classi richiedendo a tutti gli alunni di portare rottami di ferro per la patria.
Nessuno sapeva come mai gli fosse stato attribuito questo soprannome, ma ormai Pedivella era così in voga che a fatica si riusciva a ricordare il suo vero cognome e lui ne era al corrente, pur facendo finta di niente.

I ragazzini delle classi inferiori si erano dati da fare, mentre quelli dell’ultimo anno (avendo altri interessi per la mente) non avevano portato niente.

Furono sollecitati di nuovo dal preside, e quel pomeriggio Tonino, uno dei ragazzi più spiritosi della classe, fece il giro dei meccanici di Reggio e si fece dare da ognuno qualche vecchia pedivella e ne riempì una borsa.

Il giorno dopo quando il preside andò a verificare se gli avevano obbedito, dicendo: “vediamo cosa avete portato”, Tonino prese la sua borsa, e squotendola fece uscire tutte le pedivelle.
Tutti i ragazzi e i professori scoppiarono a ridere e non sapevano come fare a star seri.

Questo Tonino era un ragazzo veramente particolare.
Era stato obbligato dal padre a prendere un diploma da ragioniere pur essendo un bravissimo scultore.
Una volta diventato ragioniere Tonino si iscrisse di nascosto all’Istituto d’Arte di Reggio, mentre il padre lo iscrisse a Bologna alla Facoltà di Economia e Commercio.

Tonino per evitare discussioni con il padre si alzava tutte le mattina all’alba facendo finta di prendere il treno per Bologna ma  poi aspettava che arrivasse l’ora dell’inizio lezioni all’Istituto d’Arte.

Frequentò tutti i tre anni, e una volta diplomato potè finalmente realizzare il suo sogno di iscriversi  alla facoltà di Architettura e a quel punto il padre si dovette arrendere!

Attualmente Tonino è un noto e  stimato architetto di Reggio Emilia.

 

 
 
 

LA VALIGIA E LA SACCA

Post n°94 pubblicato il 09 Agosto 2009 da marineblue

Le mie trasferte cominciano a Pasqua col soggiorno a Rapallo. C’è da riempire  di indumenti una valigia e una sacca, che all’arrivo vanno logicamente sistemati nell’armadio. Dopo 10 giorni operazione inversa.  Arrivo a casa…..e metto tutto a posto!  A fine maggio partenza per la campagna: valigia , sacca e borse con alimentari. Nuova sistemazione del tutto. A metà giugno si va  al mare. Valigia, sacca vengono portate il giorno prima in città e rifatte togliendo e aggiungendo. Arrivo all’albergo: sistemazione nell’armadio. Sospiro di sollievo per 15 giorni, ma fanno presto a passare. Di nuovo, valigia, sacca e ritorno in campagna sistemazione di tutto fino al 15 luglio, si fa per dire perché il 14 devo rifare la valigia tornare in città per il cambio di indumenti adatti alla montagna. Arrivo a Bressanone. Metto a posto ….nuovo sospiro di sollievo: 15 giorni di riposo! Oriana Fallaci aveva ragione: il tempo è elastico; i giorni volano e devo di nuovo fare valigia e sacca. Arrivo in campagna dove parlare di riposo è un‘utopia! Ancora prima di aprire il cancello vedi che ci sono lavori urgenti. Ammesso che almeno una porta si apra, si mette di nuovo via tutto. I ragni sono risuscitati e si sono messi al lavoro. Un volta ero famosa per la mia velocità nel fare i lavori, adesso viene eseguito tutto alla velocità del bradipo e con parecchie soste meditative. Praticamente quando ho riordinato tutto cominciano le prime brume della foto della candidaeterie per i reumatismi. Sono di nuovo alle prese col mio esodo; questa volta non solo valigia e sacca …ma una infinità di borse e borsine, sporte e pacchetti vari contenenti alimenti. Dovreste vedere la faccia di mio genero che non capisce come io possa in una estate ammucchiare tanta roba….veramente non lo capisco nemmeno io. Arrivo in città contenta perché per un po’ posso riposare. Incredibile come Natale arrivi in un baleno! Valigia, sacca e partenza per Rapallo. Quindici o venti giorni poi di nuovo, valigia,sacca e via ……a casa fino a Pasqua, che è li dietro l’angolo. 

La persona nella foto, ovviamente non è Nonna Rachele, è la Candida, un simpatico personaggio che pochi anni fa girava per Reggio sempre carica delle sue borsine.

 
 
 

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Post n°91 pubblicato il 03 Luglio 2009 da marineblue

Sono al mare finalmente, perché i viaggi lunghi non fanno più per me. Purtroppo il tempo è pessimo e mi sono già presa tosse, raffreddore e mal di gola . Questa sarebbe una deliziosa cittadina sull’ Adriatico se non fosse che noi siamo alla periferia, in un luogo dove non c’è niente . (Nemmeno la farmacia . ) Voi penserete che sono stupida a tornarci per il terzo anno, ma i vantaggi sono molti :prima di tutto ci danno le singole che vogliamo , addirittura doppie uso singole . L’albergo è bello , pulitissimo , si mangia divinamente e i proprietari sono simpatici, gentili e disponibili . Quest’ anno ho fatto la valigia  controvoglia perché non stavo bene e ho dimenticato parecchie cose compreso alcuni medicinali . ( La vecchiaia avanza ! ) Sta mattina vado in tabaccheria a prendere le cartoline . C’ è una signora  direi mia coetanea e il figlio non giovanissimo . Scelgo 4 cartoline e dico mi da anche i francobolli ? La signora chiede : 5 ? No 4 . Si ritira in fondo al negozio dove la vedo parlare da sola e aiutarsi con le dita . Io aspetto di fronte al figlio immobile . Quando l’attesa si fa imbarazzante …. Timidamente dico : dovrei pagare . M i  risponde indignato :aspetti un momento, deve fare i conti ! Bene, finalmente pago e chiedo : ma   non c’è una farmacia qui ? Si , c’è ma è lontano, saranno 500 metri .

 

Lui guarda la mia faccia perplessa e dice : vada è a destra …è vicina . ( Nel frattempo si vede che si era avvicinata . )Cammina , cammina come si diceva nelle favole della mia infanzia……chiedo delucidazioni a un passante . Ancora  100 metri e vedo una  freccia  FARMACIA COMUNALE che è diretta nel cortile di una casa . Poiché sul davanti non vi era traccia di medicinali, giro dietro e trovo un signore che sta coltivando un bellissimo orto . Chiedo a lui ,che mi domanda: ha la macchina ? No, sono a piedi ! Allora la faccio passare dal mio orto così fa più presto . Che persona gentile ! Mi profondo in ringraziamenti , ma quando siamo a metà orto mi dice :però adesso è chiusa per ferie fino al 26 . Devo avere una faccia sbalordita, perché aggiunge: ci sono stato ieri e c’è il cartello . Bene, lo ringrazio e torno sui miei passi . Stanca morta mi sto chiedendo : ma è la giornata internazionale del rimbambito o la rimbambita sono io ? A voi l’ardua sentenza  !

             NONNA RACHELE

 
 
 

RICORDI LONTANI

Post n°90 pubblicato il 04 Giugno 2009 da marineblue

Fra vecchie carte in un cassetto nella camera di mia madre ho trovato una lettera inviatele da me, quando si trovava al mare, tanti anni fa. L’aveva conservata …..non si era offesa della mia presa in giro e aveva riso. Durante l’inverno mamma era caduta e il medico le aveva prescritto le sabbiature; ne era felice perché il mare le piaceva ma mio padre adorava stare in campagna e lei non si sentiva di abbandonarlo. Mi offrii di trasferirmi da lui durante la sua assenza in modo che finalmente potesse godere in pace le sue meritate vacanze. Avevo 30 anni una figlia di 5, non ero una bambina, però prima di partire mi fece tante raccomandazioni: il cibo, i suoi fiori, il vasellame etc. C’era da aversene a male, ma a me venne da ridere progettai subito lo scherzo. Dopo qualche giorno dalla sua partenza  le spedii questa lettera.
Cara mamma, spero tu ti goda questi giorni senza preoccupazioni. Qui tutto bene, malgrado qualche piccolo inconveniente rimediabile. Mi dispiace ma la tua tazzina da caffè preferita mi è scivolata di mano. Ho pensato poi di lavare tutto il servizio buono e purtroppo hanno fatto la stessa  fine anche 6 piatti, il resto però è solo un pò scheggiato ma usabile. Ho voluto scaldare un po’ d’acqua per un pediluvio; ho appoggiato il catino di plastica sul fornello elettrico, non so perché ma si è sciolto e ora non ne vuol sapere di funzionare. Mi devi perdonare ma ho dimenticato di innaffiare i gerani e si sono seccati, però si può sempre ricuperare qualcosa vendendoli come fieno. Tu mi avevi detto che gli spinaci una volta cotti devono essere mangiati perché il giorno dopo diventano tossici, ma ne era rimasto un po’ e io e papà non abbiamo saputo resistere. Siamo stati molto male (per fortuna alla bambina non piacciono) Non ti preoccupare dopo 2 giorni ci siamo ripresi. Ho fatto bucato (non esisteva la lavatrice) devo aver esagerato con la candeggina perché le lenzuola assomigliano all’emmenthal, ma tu sei così brava a rammendare che penso non ci sia problema. Ho lavato il pavimento di legno con molta acqua calda per pulirlo bene e si è gonfiato un po’, ma non molto. Abbiamo stappato una bottiglia di lambrusco  che, forse per il caldo appena tolto il tappo ha irrorato oltre i nostri abiti anche i muri e il soffitto di cucina, ma tanto ormai era da imbiancare e con due o tre mani, sarà meglio di prima. Per il resto tutto bene, puoi star tranquilla. Baci     Rachele

Naturalmente non era successo niente. Quando tornò rideva perché aveva letto alle amiche la mia infausta prosa e aveva visto sui loro visi la compassione per lei che aveva una figlia completamente scema. Chiarì tutto, si fecero delle belle risate e si complimentarono per la mia fantasia.

NONNA  RACHELE

 
 
 

IN LOTTA CON PORTE E FINESTRE

Post n°89 pubblicato il 26 Maggio 2009 da marineblue

Qualche giorno fa ho salutato amici e conoscenti, avvisandoli che andavo in campagna in cerca di un improbabile fresco. Chi mi conosce sa della mia insofferenza al caldo; la mia prostrazione è totale: quando la colonnina sale io scendo a terra e non solo adesso ma anche quando ero giovane, il mio male è congenito. Mi sono sentita rispondere: beata te, che hai una casa tra il verde e mi sono sentita privilegiata. Alla meta sono arrivata stanchissima per aver fatto le valigie, desiderosa di buttarmi su una sdraio sotto un albero! Vado per aprire la porta, non si apre. portaTutta l’acqua che è venuta l’ha gonfiata; con l’aiuto di mio genero riesco ad entrare e penso con ottimismo che col sole che ci batte, prima di sera sarà ritornata alle sue naturali dimensioni. Salgo al piano superiore; le finestre della mia camera e del bagno sono docili come pecorelle, il che mi rincuora. Un’ora più tardi sono furente perché sono le uniche ad aprirsi, scendo e scopro che le altre porte si sono divise il compito: chi tocca in alto, chi in fondo. Non so con chi prendermela, mi hanno inchiodata la casa: il terremoto o l’umidità per tutta l’acqua che ci hanno propinata? Non so, ma anche lo sapessi cambierebbe poco. Comincio a guardarmi attorno: il freddo ha invitato i ragni a rifugiarsi e questi si sono sentiti in dovere di rifornirmi di ragnatele. Sono annientata, devo fare dietrofront? Se ci penso questi problemi ci sono sempre stati, però in tono minore e poi io ero molto più giovane, in quanto quest’anno con la brutta influenza che ho preso sono invecchiata in un solo botto di 10 anni. Mi sono fatta un caffè, poi con l’aiuto dei miei angeli compassionevoli ho cominciato i lavori di ripristino che ho paura dureranno la quindicina di giorni che mi separano dalla partenza per il mare, dopo di che chiuderò casa e probabilmente al mio ritorno  si ripresenteranno gli stessi problemi ( se non tutti ). Sto pensando, quando i miei amici parlavano della mia fortuna............. ma di cosa cianciavano?

NONNA  RACHELE

 
 
 

LA DISTRATTA PER ANTONOMASIA

Post n°88 pubblicato il 11 Maggio 2009 da marineblue

Avevo già scritto questo post, ma ho pensato di renderlo anonimo, per non urtare la sensibilità  dei nipoti che questa nonna adorava. Diciamo il peccato ma non il peccatore! Era una donna simpatica, intelligente, buona, e spiritosa; raccontava lei stessa le avventure  che le capitavano per la sua distrazione e ci rideva su allegramente. Famosa per questo suo difetto che non si poteva nemmeno definire tale, tanto era spassoso, io la conobbi appena sposata perché veniva spesso da mia suocera, la quale mi aveva spiegato che era così anche da giovane. Quando avevano tutte due  i bambini piccoli, la domenica l'andava a prendere per uscire insieme, ma lei non era mai pronta, però alle sue rimostranze, la rassicurava che avrebbe fatto prestissimo a prepararsi. Prendeva le scarpe del bambino, ma mentre si procurava le calze, le depositava nel cassetto e lo chiudeva e per parecchio tempo non riusciva a ritrovarle, mentre mia suocera sbuffava. Per me però la distrazione più grossa fu quando, arrivata a un semaforo rosso in bicicletta frenò, ma dimenticò di appoggiare i piedi a terra, con le immaginabili conseguenze. biciUna volta uscì da una salumeria, provò ad aprire la bicicletta ma poiché non ci riusciva chiamò un meccanico e fece rompere il lucchetto. Appena a casa vide che la sua bicicletta era in cortile e dovette tornare di corsa a restituire il maltolto e pagare una nuova  serratura alla proprietaria. Una mattina non si sentiva bene, mise il termometro e visto che segnava 39 gradi, si coricò e chiamò il medico che la trovò completamente sfebbrata dato che la temperatura era quella di un nipotino che aveva il morbillo. Al mercato frugando in un banco di cavolfiori, ne trovò uno molto bello e perché non glielo portassero via lo mise sotto una ascella, ma poi ne reperì uno ancora migliore, se lo fece pesare, pagò e stava per andarsene, quando il fruttivendolo le chiese : "e quello sotto il braccio ?" Nella piazzetta un giorno c ‘era un venditore di piccioni, chiese il prezzo e trovandolo molto conveniente, gli disse di dargliene  8 e di ucciderli. "Tutti ? "chiese il malcapitato... "Si , si" . Dopo 4, rifece la stessa domanda, e lei : "ammazzi pure , ammazzi pure….." ma quando, le presentò il conto, lei sbalordita chiese: "ma come... il prezzo non era al paio ?" Naturalmente no …..Ne prese solo  4, dato che non aveva con se  il denaro per tutti e lasciò il povero  uomo molto incavolato . Era tipico poi che al mattino una volta fatta la spesa si fermasse da noi per far vedere a mia suocera i suoi acquisti e per far due chiacchiere, quando si accorgeva che era tardi, rimetteva tutto nella borsa e partiva di corsa. A mezzogiorno però quando si doveva buttare la pasta, questa era introvabile, in compenso aveva abbandonato le bistecche. Mia suocera le telefonava arrabbiatissima di tornare  per  effettuare lo scambio. Ce ne sono certamente ancora, ma non ricordo altro al momento. Però mi sembrano sufficienti per una bella risata !

NONNA   RACHELE

 

 
 
 

I PATACCARI

Post n°87 pubblicato il 05 Maggio 2009 da marineblue

Quando sento parlare di università della terza età, sorrido: per me sarebbe proprio inutile perché dopo alcuni giorni  mi dimenticherei tutto e da una indagine presso i miei coetanei, pare non sia la sola. Ci saranno indubbiamente dei superdotati che non hanno questo difetto, beati loro. Io invece istituirei dei corsi di sfurbimento per vecchi e non. L’età è certo a favore dei pataccari, che non si fanno scrupolo di approfittarne. Ricevo qualche giorno fa una telefonata da una gentile signorina che mi dice: "signora, vedo qui che lei ha un contratto molto vecchio, adesso potrebbe averne uno molto più vantaggioso, avrebbe la possibilità di fare tutte le telefonate che vuole spendendo molto meno" . telefonoIl  "qui" mi fa pensare di parlare con la TELECOM e ne chiedo conferma; tergiversa….ma signora non deve cambiare né apparecchio, né numero e pareva volesse dire: non ha ancora capito? Mi passa un collega che comincia a registrare i miei dati per aggiornarli ….dice.
A questo punto è costretto a dire una sigla e io : allora non è la Telecom? e lui : "é la nuova è la versione per il contratto nuovo col quale spenderà solo 10 EURO al mese . ." Lo so state pensando: "e tu stupida  a crederci"; però qualche dubbio sorge  e dico che vorrei prima parlare con mia figlia. Mi rassicura che quando arriveranno i documenti potrò sempre recedere non firmando l’adesione . Questo mi tranquillizza, ma quando ne parlo con mia figlia, si mette le mani nei capelli, ha un’ amica che ha aderito all’imbroglio, che è scontenta, ma da mesi non riesce a venirne fuori. Ricevo il contratto, scopro così che devo pagare  50  euro per l’installazione e  10 euro sono il canone al quale devo aggiungere 15 cent.  ogni risposta più 15 al minuto. Queste quisquiglie avevano dimenticato di dirle. Non c’è nessuna carta da firmare, ci sono allegate  4 pagine scritte talmente in piccolo che oltre agli occhiali mi occorre la lente. Con pazienza riesco a scovare il diritto di recesso.  Ho 10 giorni di tempo ma dalla data della lettera me ne rimangono solo 3. Mi precipito a fare un  FAX, dato che telefonare risulta impossibile e la mattina dopo subito la raccomandata dove specifico che desidero avvalermi del diritto di recesso,  precisando che ho 84  anni e qualche grado di sordità e non avevo capito bene. Il giorno dopo ricevo una telefonata registrata che dice: domani le installeremo la nuova linea. Accidenti! Corro a fare un nuovo FAX dove specifico che ho già data disdetta e che se continuano a fare i furbi, mi rivolgerò al mio avvocato e che non pagherò nessuna bolletta. Poi nuova raccomandata con fotocopia della ricevuta della precedente che avevo mandata nei termini di legge. Corro anche in Banca ad avvisare di non pagare le richieste di pagamento che nel frattempo arrivassero, nella speranza che non ricevendo compenso alcuno avrebbero finito per abbandonarmi. Intanto il telefono funziona quando gli pare, gracchia, c’è un ritorno di voce e questa eco infastidisce enormemente. Mi arriva una telefonata sempre registrata che mi dice che la linea è perfettamente funzionante…se lo dicono loro. Intanto mia figlia è giunta al giusto punto di incavolatura, si mette all’apparecchio e dopo quasi un’ ora riesce a parlare con un funzionario che precisa che i  10  giorni di recesso non partono dalla data della lettera ma dalla telefonata.  Per un pelo ci stiamo ugualmente dentro e mia figlia pretende anche che le sia ripristinata la Telecom, mentre io faccio disperati segni per dire che non importa purché si tolgano dai piedi. A questo  punto abbiamo avuto la fortuna di capitare con una persona corretta. Ho di nuovo la Telecom  e ho persino ricevuto sul cellulare un messaggio che mi rassicura in tal senso ed è per questo che non ho fatto il nome della ditta.  State attenti ! Ne esistono parecchi di questi benefattori dell’ umanità.

 NONNA RACHELE

 
 
 

RITORNO PROBLEMATICO

Post n°86 pubblicato il 24 Aprile 2009 da marineblue

Rapallo ci ha accolto con la solita profusione di fiori e di colori: traboccava di glicine e le aiuole ci stordivano col profumo intenso dei giacinti. Io e mia cugina abbiamo passato nove giorni di sole e di clima primaverile, abbiamo fatto lunghe passeggiate e respirato un’ aria impagabile; poi c’è stata una giornata di pioggia, vento e grandine, ma possiamo  accontentarci perché gli ultimi giorni sono stati discreti. E’ stata veramente una vacanza che ci voleva perché ci ha risanate entrambe e ci ha risollevato lo spirito. Tutto bene? Non precisamente dato che un diavoletto dispettoso ha giudicato che fosse troppo per noi e si è attivato per procurarci qualche imprevista noia. Il viaggio di ritorno è stato……. ve lo racconto… giudicate voi. Sono venuti a prenderci Eros e Valeria ( genero e figlia di mia cugina ) due persone carine e gentili. Hanno preso la macchina grossa per farci viaggiare comode in quanto mia cugina Mariola ha comprato parecchie cose visto che i prezzi sono più convenienti che da noi. auto

Domenica alle 14,30 siamo partiti. Io che ho paura delle gallerie e non vedo l‘ora di uscirne vedo che Eros rallenta e non capisco perché. Appena fuori accosta il più possibile e la macchina si ferma. Valeria indossa rapidamente il blusotto giallo e di corsa va a posizionare il triangolo. Poi cominciano a consultare le istruzioni che in teoria dovrebbero risolvere il problema; staccano tutti gli oggetti metallici dal portachiavi: niente da fare. C’era traffico, per fortuna non viaggiavano i camion, ma i pullman si. Finalmente il motore sembra rinsavito. Veloce corsa di Valeria a recuperare il triangolo e si parte. Io sempre più spaventata di rimanere in galleria, dato che la padrona dell’ albergo mi aveva raccontato che venti giorni prima era bruciato un mezzo in galleria e aveva coinvolto alcune macchine. Non c’erano stati né morti né feriti, ma la macchina di sua nuora era andata in fumo. Facciamo dieci chilometri e siamo di nuovo fermi: Valeria corre a rimettere il triangolo . Togli la chiave, rimetti la chiave, aspetta un po’ ….si parte. meccanicoEros decide di uscire dall’autostrada per essere meno in pericolo. Dopo tre chilometri, si ripete puntualmente la storia per parecchie volte. Devo dire che Eros e Valeria sono persone uniche, perché oltre ad essere molto educati hanno i nervi d’acciaio perché, almeno in apparenza, non davano nessun segno di nervosismo. A pezzi e bocconi arriviamo a La Spezia nella vana speranza di trovare un meccanico, ma la giornata festiva era tale anche per gli altri. Eros allora telefona al fratello: "Fausto sarebbe molto scomodo per te venirci a prendere a La Spezia?" Poi gli ha precisato di prendere la macchina grossa perché eravamo in quattro e con molti bagagli. Ci siamo messi ad aspettare, ma Reggio non era dietro l’angolo. Finalmente è arrivato il nostro salvatore con la moglie Oriana. Siamo partiti, i due fratelli davanti e noi donne pressate dietro tipo sardine. Ero felice che avessero risolto il problema, ma mi dispiaceva che le  altre fossero scomode e di aver disturbato tante persone per noi e poi ora Eros dovrà pure tornare a La Spezia a recuperare la macchina. Guarda un po’ se due vecchie signore devono procurare tante seccature! Alle ventitré siamo arrivati sani e salvi a casa.
Grazie Valeria, grazie Eros, grazie Fausto , grazie Oriana.

NONNA   RACHELE

 
 
 

LE BISNONNE DI MIA FIGLIA

Post n°85 pubblicato il 25 Marzo 2009 da marineblue

  1. Quando mi sono sposata, mio marito aveva ancora le due nonne. Nonna  Maddalena era la mamma di sua madre; era una donna molto buona che aveva  allevato tre figlie e un figlio, pur lavorando come sarta per contribuire al mènage famigliare. Quando una nipote, rimasta orfana da bambina, a 18 anni uscì dal collegio e non sapeva dove andare, l’accolse in casa. Era una bravissima ragazza, che pur di avere il calore di una famiglia  che aveva tanto desiderato  e mai avuto, si accollava alcuni lavori al posto delle cugine; riuscì  in questo modo a placare le inevitabili gelosie e ad installare un buon rapporto. Trovò subito lavoro presso un forno e dopo qualche anno sposò il fornaio, ma restò sempre molto legata alla zia e alle cugine e sempre pronta a dare una mano. Si sposarono anche le figlie, poi il figlio che portò in casa una donna dolcissima e bravissima: Rosina. Nonna Maddalena ho già detto che era buona, ma Rosina era una nuora, che forse perché aveva perso la mamma da bambina, l’amò e l’accudì  fino  all’ ultimo giorno.  Nonna Berta era la mamma del papà di mio marito. Si sposò a 16 anni; al primo parto ebbe un’infezione, che non so come finì in un ginocchio, le irrigidì una gamba e la rese zoppa. ( Allora si riteneva che il parto fosse una cosa  naturale e non si chiamava nemmeno il medico. ) Questa menomazione faceva vergognare il marito che non la portava mai fuori con se e lei si era persuasa di essere colpevole di questo stato di cose e stava sempre in casa ad accudire i figli che nel frattempo era diventati cinque. Avevano una rivendita di vini che riforniva i ristoranti di Reggio e Provincia. Al marito questa attività non piaceva molto, preferiva le partite a carte, le corse dei cavalli e lunghi soggiorni a Montecatini, a sentir lui per salute….Nonna Berta era una donna molto intelligente: s’improvvisò manager, enologa e si mise a dirigere l’azienda che rifiorì. Quello scricciolo di donna, tutta nervi e cervello, era in realtà  molto abile, anche se si teneva nell’ombra, facendo apparire il marito a capo di tutto. Si prese in casa una sorella nubile per aiutarla ad accudire la casa e i figli . Il marito godeva di questo benessere e di tutta la libertà di cui usufruiva, senza mai lodarla. Una sera però tornò con la luna storta (non mi risulta che bevesse ) non so per quale ragione la schiaffeggiò, lei afferrò il classico mattarello e gliele suonò di santa ragione. Fu molto salutare perché oltre a non alzare più le mani, le dimostrò maggior rispetto. Ma…siamo sicuri che il perdono è la miglior vendetta? La nonna lavorò molto e subì lo strazio di perdere due figli : uno di 12 anni e l’altro , durante la guerra, di 44 anni . Non fu facile risollevarsi, ma lo fece per la sua famiglia. Quando la conobbi capii subito che era una donna unica che voleva molto bene ai figli e ai nipoti e che mi aveva accolta sotto la sua ala. Ogni anno a Natale ci regalava una faraona e diceva: ragazzi ormai sarà l’ ultima! Invece ne mettemmo arrosto parecchie, infatti riuscì a diventare trisavola quando nacque Veronica. A volte ricordo queste nonne alle quali ho voluto bene e dalle quali ho avuto molte apprezzate lodi, di cui ero carente in casa mia .

  2. NONNA RACHELE

 
 
 

LA TATA E GLI OCCHIALI

Post n°84 pubblicato il 16 Marzo 2009 da marineblue

I Rossi erano due coniugi entrambi medici, lontani parenti ma soprattutto grandi amici dei miei genitori. Quando ebbero un figlio,Alberto, assunsero una Tata che lo allevasse perché erano occupatissimi nel campo della ricerca. La Tata era simpaticissima ed amava i bambini; così era felice quando andavamo a tener compagnia al suo adorato tesoro (eufemismo in quanto era un gran birichino ). Ricordo che a Carnevale ci offriva  montagne di intrigoni con panna montata e si faceva una gran baldoria. Non so se per scarsa avvenenza o per affezione  verso Alberto, non si sposò. Noi ormai grandi continuavamo a frequentare la casa e a godere anche  della benevolenza della Tata. Appena il suo cocco si iscrisse a giurisprudenza, la Tata continuò a dargli del tu, a redarguirlo e a dargli anche qualche scappellotto, ma lo chiamò rigorosamente: avvocato. Quando il suo tesoro sedeva in salotto a leggere lei fingeva di riordinare e gli svolazzava intorno chiacchierando ininterrottamente. I suoi discorsi risultavano dei monologhi, in quanto Alberto interloquiva a intervalli regolari con poco compromettenti: ah, si ?  Un giorno però, pur non ascoltando capì che qualcosa in quei discorsi non quadrava. Depose il libro: cosa dici ? Dico che le mie braccia sono diventate troppo corte. Ma troppo corte per cosa? Per leggere. Lui scoppiò a ridere: hai bisogno di un paio di occhiali e domani andiamo a comprarli. Indescrivibile la felicità  della Tata quando tornò a casa; credo sia stato il giorno più bello della sua vita. Andava a far la spesa e ficcava il suo prezioso bene  in fondo alla borsa per paura di perderli o di venir derubata. Ma qui cominciarono i guai: tutti gli occhiali che incontrava sul suo cammino venivano scambiati per i suoi e razziati. Al ritorno trovava mezza borsa di occhiali, si disperava ed essendo scrupolosamente onesta, ripartiva a restituire il maltolto con tante scuse. Tutto filava liscio se gli occhiali appartenevano al bottegaio, ma se erano stati momentaneamente abbandonati sul banco da qualche fiducioso cliente, la restituzione diventava più complicata e a volte impossibile.  Allora la Tata in preda alla disperazione deponeva gli orfani sul comò con le stangette  verso di lei come indici accusatori e si lambiccava per giorni nella ricerca mnemonica  del luogo dove aveva compiuto l’involontario furto. L’avevamo soprannominata la cleptoocchialomane . Riversava anche su di noi i suoi rimorsi e allora li facevamo sparire e dicevamo che era venuto il padrone a prenderli mentre lei era fuori. Un paio  giaceva sul comò da tempo e lei aveva  persino sognato il proprietario che era un povero pensionato. Così in  gramaglie non ci piaceva perché oltre a farci compassione no si dedicava ai dolci per noi. Un giorno in cui era uscita, al ritorno la consolammo dicendo che erano  venuti a prenderli. Ahimè, il diavolo ci mise la coda, la Tata ci interrogò separatamente; le descrizioni risultarono contrastanti. Quello che invece risultò uguale, furono gli scapaccioni  che ci buscammo. 

NONNA    RACHELE

 
 
 

I BACHI DA SETA

Post n°83 pubblicato il 06 Marzo 2009 da marineblue

Passando davanti ad un negozio di filati ho visto in vetrina un magnifico poster con una cascata di  bozzoli di bachi da seta. Ho sorriso e mi sono tornati vivi i ricordi di quando ero bambina. A quei tempi le donne si industriavano moltissimo per portare a casa un po’ di denaro che permettessero loro anche qualche extra. Verso la fine d’aprile andavano tutti a dormire al piano terra, in cucina o nel fienile; liberavano le camere al primo piano e vi sistemavano dei graticci appesi al soffitto. Andavano poi nel giorno convenuto in paese ad acquistare i bacolini neonati da un uomo che arrivava su un calesse pieno di scatole coperte da fitti veli, li portavano a casa e li sistemavano sui graticci cosparsi di foglie di gelso tritate. Era incredibile come i bachi si mettessero subito a mangiare con foga. Io seguivo con interesse tutto il ciclo andando ogni giorno a casa della Tata Luisa. Le donne li tenevano puliti e fornivano loro tutti i giorni il cibo fresco andando a pelare la foglia dei gelsi che allora erano lungo i fossati e nei campi sostenevano la vite. L’allevamento durava una quarantina di giorni e si componeva di cinque cicli: ogni sette o otto giorni i bachi facevano la muta, perdevano la pelle come fossero vestiti divenuti stretti  e poi riprendevano a mangiare. Entrando nelle camere si sentiva un brusio ininterrotto prodotto da questi voraci animali. Crescevano a vista d’occhio ! Mi facevano un po’ schifo, ma non volevo essere da meno degli altri bambini  che li maneggiavano con delicatezza e disinvoltura. Ricordo ancora la loro pelle vellutata. Quando smettevano di mangiare si diceva che volevano salire al bosco e venivano subito forniti di rametti sui quali si arrampicavano e cominciavano ad avvolgersi attorno la bava che diventando un sottilissimo filo e formavano un bozzolo ovale dorato. Finita questa operazione venivano staccati con delicatezza, posti in grandi cesti e portati in paese dove li venivano a comprare e li spedivano subito in treno alle seterie, presumo, del Comasco. La fretta era dovuta al fatto che dovevano essere buttati in pentoloni di acqua bollente entro una quindicina di giorni perché se la farfalla fosse uscita avrebbe rovinato il bozzolo e di conseguenza il filato. ( Poverini però ) Il danaro guadagnato veniva in genere lasciato alle donne che organizzavano una festa: una cena a base di carne e di dolci .Usciva poi una fisarmonica e ballavano. Col resto del denaro fornivano la famiglia del necessario e se avevano delle bambine compravano lino e canapa, che filavano, tessevano e la tela veniva trasformata in lenzuola, che le bimbe già a dieci anni ricamavano per il loro corredo. Ma perché vi ho raccontato tutto questo ? Mi sorge un dubbio: ma interesserà a qualcuno?      

NONNA RACHELE

 
 
 

GIOVANE INCOSCIENZA

Post n°82 pubblicato il 22 Febbraio 2009 da marineblue

Questo racconto è una postilla al precedente: LA MIA FAMIGLIA.  

Vi narrerò qui uno scherzo che ideò mio  padre insieme al cugino con l’inconscia crudeltà dei 15 o 16 anni. Nelle famiglie patriarcali di quei tempi vigeva l’abitudine di assoldare due volte l’anno per una quindicina di giorni un sarto che veniva ad aggiustare gli abiti e sistemava quelli dei figli grandi per i più piccoli. Questo compito era ambito, considerato una specie di vacanza; dormivano e mangiavano ( bene ) alla tavola dei loro datori di lavoro che non si sognavano nemmeno di spronarli e li pagavano con generosità, almeno in casa di mia nonna. In un sonnolento pomeriggio estivo papà e Ettore idearono qualcosa che almeno per loro era divertente. Tenete presente che non c’erano né Radio né TV, si ballava poche volte l’anno e i divertimenti più grossi, solo quando c’era la Fiera in paese, era: La giostra trainata da un somaro e il tiro a segno.  Il sarto  dormiva in una camera col letto a baldacchino che era l’ideale per ciò che avevano inventato. Il lavoro era un po’ complicato e andarono a chiamare Marigildo, figlio dei contadini e loro grande amico, sempre pronto ad aiutarli  nelle loro malefatte e molto abile nei lavori manuali. Dal padre gli fu dato il permesso di assentarsi perché disse che quelli che allora venivano chiamati  i padroni  avevano bisogno di lui. Andarono in solaio e con un trapano a mano fecero quattro buchi nel pavimento vi infilarono delle corde e le passarono in una carrucola fissata ad una trave. Si recarono poi in punta di piedi nella camera del sarto e annodarono bene le corde al letto. Uomo che russaAspettarono che il poveretto si coricasse e poiché sapevano che russava, a turno si misero  a origliare davanti alla porta per essere sicuri che dormisse. Poi piano piano, dal solaio alzarono il letto di mezzo metro  e si acquattarono pazientemente soffocando le risa per quanto sarebbe accaduto. Verso mezzanotte il sarto avendo un bisogno fisico che a quei tempi si soddisfaceva mediante il classico vaso da notte locato nel comodino, precipitò dal letto e mentre lui sbalordito cercava i fiammiferi per accendere la candela, loro fecero scendere il letto. Il povero uomo penso non riuscì mai a dare una spiegazione al fatto e non ne parlò con la nonna perché lei non desse la colpa alle libagioni. Il giorno dopo smontarono il marchingegno prima che il nonno che a volte andava in solaio se ne accorgesse e tapparono i buchi. Loro tre però risero per mesi ricordando la loro notte brava e Marigildo non riusciva a non ridere tutte le volte che incontrava il sarto che lo aveva etichettato come lo SCEMO .

NONNA  RACHELE

 
 
 

LA MIA FAMIGLIA

Post n°81 pubblicato il 14 Febbraio 2009 da marineblue

Di persona non ho mai conosciuti i nonni paterni, erano morti da parecchi anni quando nacqui, però attraverso i racconti di papà li ho molto amati e li ricordo ancora con affetto. Mio nonno era un signorotto di campagna che viveva di rendita. La nonna Paolina e sua sorella si erano sposate ed erano andate a stare insieme coi mariti in una grande villa nella bassa Reggiana. Nella casa rurale abitavano i contadini ,una ventina di persone che lavoravano un vasto appezzamento di terreno.
Mio padre (con me nella foto) papà e me crebbe in una grande famiglia con il fratello Alfredo col quale però non aveva dimestichezza essendo nato diciassette anni dopo di lui. Era invece affratellato coi cugini Cesira, Aurelio e Ettore col quale viveva addirittura in simbiosi; oltre ad essere coetanei si assomigliavano fisicamente ed erano due emerite canaglie. Mio nonno amministrava i beni che avevano in comune, poiché il cognato pur essendo molto più ricco di lui, non sapeva né leggere né scrivere. Mi sono chiesta come passasse il tempo questo zio di mio padre; probabilmente era un esteta : si sedeva in giardino e si lasciava vivere. Aveva degli strani principi : criticava mio nonno che dava la paghetta ai figli; diceva che era un errore fornire loro del denaro che avrebbero certamente speso male, però pagava senza fiatare i conti del sarto e del calzolaio. Ettore che divenne poi in seguito un integerrimo Notaio,aggiungendo a questa dote capacità e forse furbizia, in combutta con  la fertile immaginazione di mio padre, aggirò l’ostacolo: si faceva fare tre vestiti e uno lo vendeva a buon prezzo al cugino . Idem per scarpe ed altri indumenti e persino con la prima bicicletta alla quale non teneva tanto e di cui si liberò dopo poco. Questi racconti mi interessavano molto da bambina, seppi le birichinate dei due cugini, in quanto Aurelio era troppo piccolo per seguirli e Cesira fino a vent’anni sempre a letto malata. Non impietositevi per lei perché questo non le impedì di vivere fino a  104 anni e a  90 di andare con la figlia a fare il giro d’ Europa ed era lei che spronava gli altri ad alzarsi. Diceva:dormiamo poi a Reggio ! La storia di Aurelio mi aveva fatto piangere e non me ne accennarono più , ma me la ricordo ancora. Morì a venti anni spezzandosi  la colonna vertebrale in una caduta da cavallo. Io ho un albero genealogico dal  1400 e so molto della famiglia di mio padre Ferrari Negri di Carpi. Per esempio so che un mio antenato fu il medico personale di Pico della Mirandola ed esiste nell’ Archivio Nobiliare di Carpi una lettera della moglie che ringrazia il Dott. Ferrari per le premurose cure dedicate al marito. Invece non so niente della famiglia della nonna Paolina. Mio padre si chiamava Ciro che è un nome prettamente meridionale e può darsi che lei venisse dal Sud . Naturalmente adesso un titolo nobiliare non è più di moda, infatti io non lo uso e molti non hanno mai saputo che lo possegga. E’ servito solo a mio cugino che era in diplomazia;è stato alla NATO  e in seguito console e ambasciatore in varie parti del mondo e solo in quell’ambiente ha una certa importanza. Per me quello che conta è l’ integrità  morale che a volte si trova proprio nelle persone più umili che io apprezzo molto.

 

        NONNA  RACHELE

 
 
 
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Sky History Channel sostiene la Banca della Memoria.

Nonna preparati perchè presto ti si vedrà su Sky!!!

 

 

QUESTO BLOG.........

......... è nato per gioco, per unire in un progetto comune Madre, Figlia e Nipote.
A neanche 24 ore dal primo messaggio postato da mia nonna, il Blog si è riempito di visite e commenti e credo che se inizialmente poteva essere titubante e confusa nel partecipare a questo “gioco”, ora grazie a voi, ne ha preso consapevolezza e imparare ad usare il computer non la trova più un’idea così terrificante. (A parte ieri sera che nello spegnere il computer continuava ad apparirle un messaggio che le diceva che aveva una finestra aperta e l’ho sentita dire “ma come ?????  Tutte le mie finestre sono chiuse !!!!” ).
Finchè lei ne avrà voglia continueremo questa avventura. Io che la conosco bene so che ha tante cose da raccontare interessanti, proprio perché a volte non è quello che si racconta, ma come lo si racconta.
Buona lettura.
Veronica, la nipote.

 

 

REGGIO EMILIA HA SCOPERTO NONNA RACHELE

Stamattina Nonna Rachele si è svegliata con una sorpresa!
Si è ritrovata insieme a sua nipote, (quella vera  ) in prima pagina sul Resto del Carlino di Reggio Emilia.

Il primo tuffo al cuore è stato quando ha visto questa:


 

Il secondo tuffo al cuore è stato quando ha visto questo:

 

 

NONNA RACHELE SU LA STAMPA

 

LIBRO DI MIA NIPOTE

Alla televisione mettono la pubblicità, sui giornali mettono la pubblicità, nella buca delle lettere mettono la pubblicità (che rabbia!!)
Perdonerete se metto sul mio Blogghino un po' di pubblicità pure io.
Per una giusta causa però!
Libro di mia nipote:

"Canto XXXV Inferno. Donne affette da Endometriosi" Di Veronica Prampolini
Edito da Mammeonline

www.donneaffettedaendometriosi.it

http://blog.libero.it/librodade/



 

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