NONNA RACHELEI ricordi di nonna Rachele |
Sono Nonna Rachele, e se fosse per me il Blog finirebbe qui.
Ma seviziata da giorni da mia figlia e da mia nipote, sono costretta a raccontarmi qui sopra.
La mia unica colpa è stata quella di imparare a mandare gli SMS ... Da quel momento sono stata sopravvalutata e da lì ho dovuto imparare ad usare il video-registratore e defunto lui, il lettore DVD (maledetto!!!) e chattare la domenica da casa di mia figlia con mia nipote (il mio nick è:Befi-08... da Befana, soprannome affettuoso di casa).
Da domani, comincerò a scavare nei miei ricordi, dubbiosa che questi possano interessare a qualcuno, e con tanta pazienza li trasporterò qui sopra.
Nonna Rachele ![]()
BANCA DELLA MEMORIA
Stamattina, Nonna Rachele ha ricevuto la visita di due giornalisti della BANCA DELLA MEMORIA. Un portale che raccoglie le esperienze e i racconti di vita delle persone nate prima del 1940, sotto forma di "racconti" di 10 minuti.
In attesa dell'intervista video, che potrete vedere su www.bancadellamemoria.it pubblichiamo una foto dell'evento.
Video di Nonna Rachele: "Una nebbia provvidenziale" clicca qui
Video di Nonna Rachele: "la Tredicesima" clicca qui
Video di Nonna Rachele: "Il mio rapporto con il computer" clicca qui
AREA PERSONALE
Il mio indirizzo di posta elettronica è: nonnarachele1@libero.it
se mi scriverete, forse, riuscirò a rispondervi, ma la mia connessione wireless fa i capricci e non potrò dilungarmi o rischierò di perdere tutto.
CONFIDENZE
01 ottobre 2008
Sul Confidenze di questa settimana un articolo su NONNA RACHELE.
Potete dare un'occhiata al PDF qui.
La foto accostata all'articolo di Nonna Rachele non raffigura Nonna Rachele.
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ASPETTANDO LA BELLA STAGIONE...
Il mio verde paradiso ...
Appena verrà la bella stagione vi scriverò da qui!
Dalla finestra della mia camera vedo questa meraviglia...

Gelso con more dal sapore delicato e dolce

Albero di cachi ... ne và ghiotta mia nipote Veronica

Cachi sotto controllo ... non ancora maturi!

Questo vaso insieme a tanti altri che circondano la casa,
li comprò mio padre 65 anni fa.
Fanno ancora la loro bella figura vero?

Mimino curioso.
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Post n°102 pubblicato il 20 Novembre 2009 da marineblue
Si fa per dire ,in quanto aveva qualche arancia solo a Natale; in autunno, le castagne,le noci e le arachidi. Come verdura aveva patate e cipolle che però avevano poco smercio in quanto quasi tutti possedevano un orto. Era un uomo ingegnoso che precorreva i tempi costruendo rudimentali serre per poterci poi offrire a primavera le primizie. Difendeva i suoi prodotti con assicelle e sacchi che rimuoveva nelle ore di sole e rimetteva a posto la sera. I suoi maggiori guadagni li realizzava alle Fiere di paese con caldarroste e castagnacci. Non avevo il permesso di comprare detti castagnacci per via dell’igiene. Questo divieto è sempre stato da me ignorato ;mi ha così permesso di formare i miei anticorpi e difficilmente mi ammalavo. In realtà dovevo essere ben dotata allora di difese immunitarie perché c’era un’altra cosa che mamma non seppe mai. Era un gioco inventato da me : grattavamo le punture di zanzare fino a procurarci una crosticina che il giorno dopo veniva rimossa e il sangue era arginato con della sabbia. Vinceva chi faceva la montagna più alta. Era un gioco estivo perché in inverno mancava la materia prima, cioè le zanzare.
Il pescivendolo. Viaggiava su una bicicletta senza freni e poiché il nostro viottolo era in discesa frenava coi piedi gridando op, op,op e qualche volta finiva contro il muretto. Aveva davanti una cassetta di legno col pesce mischiato a grossi pezzi di ghiaccio. Mamma non era una gran cliente perché non si fidava di questo mezzo di conservazione e aveva ragione perché una volta che avevo insistito per avere un po’ di frittura ero quasi morta per avvelenamento da pesce. Papà era corso in bicicletta da un amico medico che aveva passato la notte vicino al mio letto con l’abnegazione che una volta i dottori avevano. Dopo questo episodio, mamma gli disse di non venire più. |
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Post n°101 pubblicato il 16 Novembre 2009 da marineblue
Veramente avrebbe dovuto chiamarsi lo straccicomprolo in quanto veniva per comprare stracci. Girava con una bicicletta cui attaccava un carrettino; si sentiva in distanza gridare: carta, stracci, ferri vecchiiiiii. Veniva il pomeriggio quando sapeva che i bambini non erano a scuola perché è principalmente con noi che commerciava. Probabilmente una volta ci si accontentava di poco perché non so come potesse vivere con quegli scarsi introiti. Era difficile che trovasse carta perché veniva usata per accendere il fuoco e gli stracci quando gli indumenti erano giunti ai minimi termini si usavano come strofinacci per mobili e pavimenti. Tutti i bambini avevano in cortile un angolino dove radunavano le scatolette vuote della conserva di pomodoro, del tonno e sardine. A volte i più disinvolti chiedevano al bottegaio le scatole grandi che lui depositava dietro il negozio, i più audaci le prendevano senza tante storie ritenendo fosse naturale appannaggio di noi bambini. Quando potevo arraffavo qualche strofinaccio che era molto ambito da questo commerciante e sparivo poi rapidamente quando mamma chiedeva alla Tata dove era lo straccio che lucidava così bene i metalli. Io potevo disporre di qualche vasetto di vetro e di qualche bottiglia, così quando un mio amico non poteva mettere insieme abbastanza materiale, gli regalavo qualcosa in modo da poter arrivare al soldino così ambito. Durante la guerra raccoglieva anche gusci d’uovo e mi è rimasta la curiosità di sapere come venivano utilizzati. Dopo parecchi anni ho trovato in fondo al cassetto del comò nella mia camera una scatoletta che conteneva pochi soldini che avevo conservato religiosamente. Si, perché mentre spendevo allegramente la paghetta che mi dava papà, consideravo un tesoro questi miei primi guadagni. Una figura minore era l’uomo dell’organetto; aveva una fluente barba bianca che dal suo aspetto dava l’idea di essere abitata; comunque sembrava Babbo Natale. Non vendeva ne acquistava niente, chiedeva semplicemente l’elemosina o meglio la faceva chiedere dalla sua scimmietta. Per noi questa bestiola era la vera attrazione. Non passava a date fisse, si faceva ospitare da qualche contadino e se era estate la sera suonava e l’aia diventava una pista da ballo. Dormiva poi nella stalla o nel fienile e ripartiva naturalmente sempre a piedi. Un giorno quando arrivò era molto abbattuto perché aveva perduta la sua fedele amica. Fu l’ultima volta che lo vidi. |
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Post n°100 pubblicato il 10 Novembre 2009 da marineblue
Gli ambulanti. Io li ricordo se non con affetto almeno con benevolenza; hanno fatto parte della mia infanzia e mi pare di vederli. Di questa memoria fotografica non mi meraviglio perché è noto che i vecchi ricordano un lontano passato, ma non hanno la più pallida idea di ciò che hanno mangiato a mezzogiorno. Il fratello di mio padre a 102 anni si lamentava del suo compagno di banco delle elementari gli aveva fatto i dispetti.
Vendeva tessuti, pizzi,nastri e filati; di questi ultimi faceva grande smercio perché le contadine avevano sempre bisogno di filo per rammendare le maglie, che in origine erano di lana ma pian piano diventavano di cotone. Quest’ uomo era anche una specie di giornale vocale perché nel suo peregrinare raccoglieva notizie nazionali che però interessavano poco, ma sapeva tutto di tutti del nostro paese e anche di quelli limitrofi. Raccontava di fidanzamenti, matrimoni,nascite e morti con dovizia di particolari. Mamma si annoiava, comprava ciò che le occorreva e se ne andava, io no. Ascoltavo specialmente gli argomenti piccanti che venivano raccontati in gergo. Non ci capivo niente, ma dal risolino dei ragazzi più grandi mi sembravano estremamente piacevoli e attendevo di crescere. Le donne che avevano figlie femmine compravano qualche lenzuolo da affidare a bambine di 8 -10 anni che già sapevano fare l’orlo a giorno ed erano orgogliose di preparare il futuro corredo. Quando poi uscivano, da questo scrigno delle meraviglie, i tessuti per abiti correvo a chiamare mamma perché comprasse materiale per un vestito col quale pavoneggiarmi. Finiva quasi sempre con un litigio. Disdetta voleva che avessimo gusti diversi. Una volta però riuscii ad avere un abito come volevo, sembravo un prato fiorito in un anno in cui la natura non aveva badato a spese e i colori levavano gli occhi. Il buon gusto lasciava a desiderare, ma chi si permette di dettare queste leggi? E poi dovevo solo crescere….cosa che puntualmente feci. Mamma avrebbe preferito adeguarsi agli usi del luogo e comprarmi un lenzuolo, ma io non amavo gli aghi e i lavori monotoni. Se abitavo in campagna volevo godermi le corse folli attraverso i prati e arrampicarmi sugli alberi, che se erano di frutta, potevo anche unire l’utile ( si fa per dire ) al dilettevole. Per oggi basta…il prossimo post parlerà dello straccivendolo…con un po’ di fortuna potrebbe essere interessante. Nonna Rachele |
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Post n°99 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da marineblue
Fa parte dei ricordi della mia adolescenza. E’ una splendida villa che sorge al centro di un laghetto artificiale alimentato dalle acque del Crostolo. Fu costruita attorno al 1756, stile tardo barocco su disegno di Gian Battista Bolognini e aveva la funzione di serbatoio per alimentarle le fontane di una più importante villa edificata qualche chilometro più a valle, a Rivalta. Francesco Maria d’ Este aveva accontentato la bella e capricciosa moglie, la principessa Carlotta Aglae che essendo francese , aveva voluto una dimora del tutto simile a VERSAILLES. Sorse così tra il 1724 e il 1727 quel capolavoro che fu la Residenza Ducale di un Este evidentemente molto innamorato….ma anche molto abbiente. La Vasca di Corbelli, quando ero una ragazzina apparteneva a un armatore genovese che l’abitava solo in luglio e agosto con la famiglia. Papà l’aveva conosciuto in Banca, avevano fatto amicizia ed eravamo sovente invitati. Per me era una festa, quei giardini erano pieni di una rigogliosa vegetazione dovuta alla vicinanza dell’acqua mi dava l’idea di essere nel paradiso terrestre. Nella villa c’era un custode: Batistin che a giugno vendeva delle deliziose ciliegie che dovevano però essere colte dagli acquirenti. Durante la guerra io e mio cugino Pierfranco, avevamo ricevuto dalle nostre madri questo gradito compito. Raggiungevamo il luogo a piedi attraverso i campi, poi si tirava un filo che faceva suonare una campana e Battistin ci veniva a prendere con la barca. Per noi era un gran divertimento la traversata. Riempiti i due cesti, venivano pesati e pagato il dovuto, venivamo riaccompagnati in barca. Io penso che a noi maggiorasse un po’ il prezzo perchè forse era al corrente che non erano tutte li le ciliegie colte; le più belle sparivano nelle nostre giovani bocche golose. Questo bacino d’acqua fu molto utile durante la guerra per il suo contenuto di pesce. C’erano cartelli col divieto di pesca, ma all’alba c’era sempre qualcuno con la canna in mano, durante la notte venivano piazzate le trappole per le anguille e avveniva anche la cattura delle rane con le lampade a carburo. I proprietari chiudevano un occhio consci del bisogno di cibo che gli abitanti del paese avevano. Dopo la guerra per comodità venne costruito un terrapieno che attualmente consente di raggiungere la villa senza bisogno di traghettatori ed ora viene chiamata VILLA D ‘ESTE. Questa necessità ha tolto un po’ della bellezza all’ingresso; io penso che sarebbe stato meglio un ponte in legno. Ora ospita un ristorante e mi hanno detto è consentito visitare i giardini e l’interno per ammirare i dipinti di Gian Filiberto Pagani, le quattro storie della leggenda di Saffo attribuite a Domenico Pelizzi, le decorazioni di Francesco Scaramuzza nella gran sala e quelle grottesche che ornano la galleria sovrastante il medesimo salone. Nonna Rachele . |
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Post n°98 pubblicato il 25 Settembre 2009 da marineblue
La stagione è finita . Ho sofferto troppo in questa torrida estate per avere rimpianti. Ero viva solo dalle sei alle undici del mattino, dopo mi rinchiudevo in casa e nel pomeriggio raggiungevo uno stato di catalessi che mi impediva qualsiasi attività. Era faticoso persino leggere !Annichilita aspettavo che venisse sera….invano… anche le notti erano calde. Qualche anno fa per me campagna era il simbolo di libertà . Mi toglievo dal negozio in cui ero sempre ben vestita e curata in quanto questo faceva parte dei miei doveri ; mi mettevo una vestaglietta alla quale si addiceva solo l’aggettivo di pulita , un paio di comode ciabatte e via ! Cominciavo a respirare l’ aria ossigenata e la libertà. All’alba facevo lunghe passeggiate lungo il fiume nel silenzio rotto solo dal mormorio dell’acqua che scintillava tra i sassi.
Gli abitanti del paese ripulivano il greto dalla vegetazione procurandosi così la legna per l’inverno ;non so se fosse molto legale ma senz’ altro molto utile per il deflusso dell’acqua. Ora la giungla la fa da padrona. Ma non è questo che mi ha privata delle mie peregrinazioni. Le case dei contadini che ancora si prendono cura della terra sono isolate e coi tempi che corrono c’ è da aver paura, perciò hanno dei doberman e dei lupi che lasciano liberi per scoraggiare i male intenzionati. Così ho dovuto rinunciare a questo svago. Praticamente ora sono chiusa in giardino o in casa quando il solleone impera. Ho meno rimpianti a tornare in città dove l’aria è senz’altro meno buona,ma almeno posso muovermi. Dopo questa forzata immobilità ho persino pensato di non saper più camminare, ma mi metterò d’impegno con l’aiuto delle vetrine da guardare. Fra pochi giorni ci sarà il mio esodo contrariato dalle valigie borse e sportine. Non mi ripeterò perché ho già descritto in un precedente post la prassi dell’andata in primavera e del ritorno in autunno. Ormai è vaccinato anche mio genero e non resta più sbalordito…..solo rassegnato.
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Post n°97 pubblicato il 13 Settembre 2009 da marineblue
Mi è occorso un po’di tempo per rassegnarmi all’ ineluttabile. Si Ale ci hai dato un gran dolore, mi consola solo il fatto che tu ora hai raggiunto la felicità alla quale anelavi e sia vicino alla tua bellissima bambina. Mio caro ,sei stato ammirevole perché non hai reagito alla più grande perdita che un genitore possa subire chiudendoti in uno sterile dolore, ma hai elargito a Addio ALE ,la nonna ti abbraccia. Nonna Rachele |
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Post n°96 pubblicato il 30 Agosto 2009 da marineblue
Quando le nostre figlie erano bambine, mia cognata conviveva con la sorella del marito: la Tamar. Era molto simpatica, facevamo sempre le vacanze insieme a Rimini, non condividevamo col poeta che l’ Adriatico fosse selvaggio. Non c’era nessun pericolo per le nostre bimbe perché l’acqua era bassa per parecchi metri. A volte la sera prendevamo il filobus e andavamo a vedere le vetrine della famosa via Ceccarini e a prendere il gelato al Nuovo Fiore. D’accordo, pensate che non era questo gran divertimento, ma a noi piaceva. Le luci, i colori, la musica, i fuochi artificiali, l’ atmosfera festosa ci rallegrava. Questa innocente cosa dava fastidio a mia suocera, che pur non essendo pediatra aveva prescritto a mia figlia la montagna; la colpa era nostra che eravamo state tanto stupide da dire che a noi non piaceva. Se avesse veramente fatto bene a mia figlia mi sarei sacrificata, ma il medico aveva sempre consigliato il mare a Marina e poiché lei non ci credeva dovetti trascinare mio marito dal pediatra. Mia suocera però era una che non demordeva e ora consigliava almeno il Tirreno. Io e Tamar disgraziatamente decidemmo di provare ad accontentarla. Affittammo una villetta vicino a Forte dei Marmi (si fa per dire, perché era a 15 chilometri). Sono passati 50 anni e adesso ci sarà un po’ di vita, allora non era nemmeno un paese ma un borgo. C’era un cinema all’aperto solo di sabato e un bar con televisore. Erano i primi tempi di LASCIA O RADDOPPIA, e il fanatismo per Mike Bongiorno constringevano i cinema, per non restare vuoti il giovedì, a trasmetterlo, interrompendo il film. Un sabato tentammo di andare al cinema, ma mia nipote Raffaella non voleva dormire né nel passeggino, né in braccio a noi, così a metà film tornammo a casa. Il giovedì però non volevamo perdere Mike e andammo al bar e prendemmo un tavolino non troppo lontano dalla TV. Raffaella era piccolina e fu molto buona finche il cono di gelato non finì; mia figlia era un po’ più grande e già appassionata alla trasmissione, non giocava con la cugina, che cominciò ad annoiarsi : inziò a sparare PIPI ….Tamar la portò alla toilette, piccola pausa e ..CACCA…altra corsa. BEBE’ (da bere )…al banco a farsi dare un bicchier d’acqua. PIPI, sembrava un colabrodo, appena un sorso e la doveva restituire. Dopo poco aveva sonno, povera stella, allora cominciò la mitragliata PIPI, CACCA , BEBE, PIPI… Si dovette tornare a casa. La mattina andavamo sulla spiaggia ma non si potevano abbandonare un momento le bambine, perché arrivavano violente onde anomale ed era pericoloso. I castelli non si potevano fare perché la sabbia non era rena come quella di Rimini. C’era spesso bandiera rossa e non si poteva fare il bagno; la noia ci innervosiva. Il pomeriggio facevamo una passeggiata nell’entroterra per acquistare polli e uova fresche dai contadini. In giardino c’ era un bell’albero ma non si poteva starvi sotto perché era infestato da bruchi neri e pelosi, non era piacevole riceverli in testa. Raffaella si divertiva a schiacciarli con due dita e far uscire un liquido verde che sui vestiti era quasi indelebile.
Avevamo un bel da stare attente, lei era furba ed eludeva la nostra sorveglianza. Poverina, era uno dei suoi scarsi sollazzi! Nella villa vicina abitava una bambina con la pertosse e si fermava sempre a tossire tra le sbarre. Mia figlia l’aveva avuta ma mia nipote no. Appena la bambina se ne andava, Marina prendeva uno straccio e l’ alcol e disinfettava tutto il cancello. Di notte io e Tamar ci trovavamo in cucina a farci una camomilla perché il nervosismo ci impediva di dormire. Non si poteva andare a Forte perché c’era solo un pullman che passava al mattino e tornava la sera. La domenica vennero: mio marito, sua sorella e mio cognato ( il Tato ). Purtroppo al mare restò solo mio cognato, perché mio marito e la sorella non erano ancora in ferie. Il Tato col suo carattere ravvivò l’ambiente e la sera giocavamo a carte. Aspettavamo con ansia il Ferragosto e l’arrivo dei nostri salvatori che con la macchina ci avrebbero portato in giro. Poiché si fermavano una settimana, avevamo in programma anche qualche bella mangiata di pesce nei locali della costa. Finalmente il fatidico giorno arrivò e si sperava nella fine degli arresti domiciliari. Notai che mio marito aveva un bellissimo paio di sandali, molto comodi, diceva lui. Il giorno dopo però i piedi erano arrossati e si gonfiavano a vista d’occhio, tra le dita si erano formate delle dolorose vescichette. Nel pomeriggio andò dal dottore con suo cognato che diagnosticò una dermatosi dovuta alla concia del cuoio e tornò con bende e pomate. Fu così che io e lui passammo alcuni giorni in giardino sotto i bruchi e la notte a cambiare le fasciature che si erano perse per il letto. Poiché non si vedeva miglioramento decisero di abbreviare la vacanza per interpellare il nostro medico. Partirono, mio cognato guidava e mio marito dietro coi piedi fuori dal finestrino per aver un po’ di sollievo con l’aria fresca. Qui finirono i nostri divertimenti di Ferragosto. Mio marito con le cure adeguate guarì abbastanza in fretta. Dopo 10 giorni tornarono a prenderci e trovarono due iene nevrasteniche che decretarono che le vacanze degli anni a venire checché ne dicesse la suocera le avrebbero passate a Rimini e così fu . Le abbiamo sempre chiamate le vacanze degli ARRESTI DOMICILIARI NONNA RACHELE |
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Post n°95 pubblicato il 18 Agosto 2009 da marineblue
Sono la nipote di Nonna Rachele e stamattina dopo che l’ho sgridata perché è pigrona e con questo caldo non ha voglia di scrivere nuovi post, ha cercato di giustificarsi dicendo che non sapeva cosa scrivere, però stimolata ha cominciato a raccontare un sacco di cose interessanti. Ho quindi preso in mano la situazione e ve ne racconto una sotto dettatura, perché mi è piaciuta molto. I ragazzini delle classi inferiori si erano dati da fare, mentre quelli dell’ultimo anno (avendo altri interessi per la mente) non avevano portato niente.
Il giorno dopo quando il preside andò a verificare se gli avevano obbedito, dicendo: “vediamo cosa avete portato”, Tonino prese la sua borsa, e squotendola fece uscire tutte le pedivelle. Questo Tonino era un ragazzo veramente particolare. Tonino per evitare discussioni con il padre si alzava tutte le mattina all’alba facendo finta di prendere il treno per Bologna ma poi aspettava che arrivasse l’ora dell’inizio lezioni all’Istituto d’Arte. Frequentò tutti i tre anni, e una volta diplomato potè finalmente realizzare il suo sogno di iscriversi alla facoltà di Architettura e a quel punto il padre si dovette arrendere! Attualmente Tonino è un noto e stimato architetto di Reggio Emilia.
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Post n°94 pubblicato il 09 Agosto 2009 da marineblue
Le mie trasferte cominciano a Pasqua col soggiorno a Rapallo. C’è da riempire di indumenti una valigia e una sacca, che all’arrivo vanno logicamente sistemati nell’armadio. Dopo 10 giorni operazione inversa. Arrivo a casa…..e metto tutto a posto! A fine maggio partenza per la campagna: valigia , sacca e borse con alimentari. Nuova sistemazione del tutto. A metà giugno si va al mare. Valigia, sacca vengono portate il giorno prima in città e rifatte togliendo e aggiungendo. Arrivo all’albergo: sistemazione nell’armadio. Sospiro di sollievo per 15 giorni, ma fanno presto a passare. Di nuovo, valigia, sacca e ritorno in campagna sistemazione di tutto fino al 15 luglio, si fa per dire perché il 14 devo rifare la valigia tornare in città per il cambio di indumenti adatti alla montagna. Arrivo a Bressanone. Metto a posto ….nuovo sospiro di sollievo: 15 giorni di riposo! Oriana Fallaci aveva ragione: il tempo è elastico; i giorni volano e devo di nuovo fare valigia e sacca. Arrivo in campagna dove parlare di riposo è un‘utopia! Ancora prima di aprire il cancello vedi che ci sono lavori urgenti. Ammesso che almeno una porta si apra, si mette di nuovo via tutto. I ragni sono risuscitati e si sono messi al lavoro. Un volta ero famosa per la mia velocità nel fare i lavori, adesso viene eseguito tutto alla velocità del bradipo e con parecchie soste meditative. Praticamente quando ho riordinato tutto cominciano le prime brume del La persona nella foto, ovviamente non è Nonna Rachele, è la Candida, un simpatico personaggio che pochi anni fa girava per Reggio sempre carica delle sue borsine.
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Post n°91 pubblicato il 03 Luglio 2009 da marineblue
Sono al mare finalmente, perché i viaggi lunghi non fanno più per me. Purtroppo il tempo è pessimo e mi sono già presa tosse, raffreddore e mal di gola . Questa sarebbe una deliziosa cittadina sull’ Adriatico se non fosse che noi siamo alla periferia, in un luogo dove non c’è niente . (Nemmeno la farmacia . ) Voi penserete che sono stupida a tornarci per il terzo anno, ma i vantaggi sono molti :prima di tutto ci danno le singole che vogliamo , addirittura doppie uso singole . L’albergo è bello , pulitissimo , si mangia divinamente e i proprietari sono simpatici, gentili e disponibili . Quest’ anno ho fatto la valigia controvoglia perché non stavo bene e ho dimenticato parecchie cose compreso alcuni medicinali . ( La vecchiaia avanza ! ) Sta mattina vado in tabaccheria a prendere le cartoline . C’ è una signora direi mia coetanea e il figlio non giovanissimo . Scelgo 4 cartoline e dico mi da anche i francobolli ? La signora chiede : 5 ? No 4 . Si ritira in fondo al negozio dove la vedo parlare da sola e aiutarsi con le dita . Io aspetto di fronte al figlio immobile . Quando l’attesa si fa imbarazzante …. Timidamente dico : dovrei pagare . M i risponde indignato :aspetti un momento, deve fare i conti ! Bene, finalmente pago e chiedo : ma non c’è una farmacia qui ? Si , c’è ma è lontano, saranno 500 metri .
Lui guarda la mia faccia perplessa e dice : vada è a destra …è vicina . ( Nel frattempo si vede che si era avvicinata . )Cammina , cammina come si diceva nelle favole della mia infanzia……chiedo delucidazioni a un passante . Ancora 100 metri e vedo una freccia FARMACIA COMUNALE che è diretta nel cortile di una casa . Poiché sul davanti non vi era traccia di medicinali, giro dietro e trovo un signore che sta coltivando un bellissimo orto . Chiedo a lui ,che mi domanda: ha la macchina ? No, sono a piedi ! Allora la faccio passare dal mio orto così fa più presto . Che persona gentile ! Mi profondo in ringraziamenti , ma quando siamo a metà orto mi dice :però adesso è chiusa per ferie fino al 26 . Devo avere una faccia sbalordita, perché aggiunge: ci sono stato ieri e c’è il cartello . Bene, lo ringrazio e torno sui miei passi . Stanca morta mi sto chiedendo : ma è la giornata internazionale del rimbambito o la rimbambita sono io ? A voi l’ardua sentenza ! NONNA RACHELE |
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Post n°90 pubblicato il 04 Giugno 2009 da marineblue
Fra vecchie carte in un cassetto nella camera di mia madre ho trovato una lettera inviatele da me, quando si trovava al mare, tanti anni fa. L’aveva conservata …..non si era offesa della mia presa in giro e aveva riso. Durante l’inverno mamma era caduta e il medico le aveva prescritto le sabbiature; ne era felice perché il mare le piaceva ma mio padre adorava stare in campagna e lei non si sentiva di abbandonarlo. Mi offrii di trasferirmi da lui durante la sua assenza in modo che finalmente potesse godere in pace le sue meritate vacanze. Avevo 30 anni una figlia di 5, non ero una bambina, però prima di partire mi fece tante raccomandazioni: il cibo, i suoi fiori, il vasellame etc. C’era da aversene a male, ma a me venne da ridere progettai subito lo scherzo. Dopo qualche giorno dalla sua partenza le spedii questa lettera. Naturalmente non era successo niente. Quando tornò rideva perché aveva letto alle amiche la mia infausta prosa e aveva visto sui loro visi la compassione per lei che aveva una figlia completamente scema. Chiarì tutto, si fecero delle belle risate e si complimentarono per la mia fantasia. NONNA RACHELE |
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Post n°89 pubblicato il 26 Maggio 2009 da marineblue
Qualche giorno fa ho salutato amici e conoscenti, avvisandoli che andavo in campagna in cerca di un improbabile fresco. Chi mi conosce sa della mia insofferenza al caldo; la mia prostrazione è totale: quando la colonnina sale io scendo a terra e non solo adesso ma anche quando ero giovane, il mio male è congenito. Mi sono sentita rispondere: beata te, che hai una casa tra il verde e mi sono sentita privilegiata. Alla meta sono arrivata stanchissima per aver fatto le valigie, desiderosa di buttarmi su una sdraio sotto un albero! Vado per aprire la porta, non si apre. NONNA RACHELE |
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Post n°88 pubblicato il 11 Maggio 2009 da marineblue
Avevo già scritto questo post, ma ho pensato di renderlo anonimo, per non urtare la sensibilità dei nipoti che questa nonna adorava. Diciamo il peccato ma non il peccatore! Era una donna simpatica, intelligente, buona, e spiritosa; raccontava lei stessa le avventure che le capitavano per la sua distrazione e ci rideva su allegramente. Famosa per questo suo difetto che non si poteva nemmeno definire tale, tanto era spassoso, io la conobbi appena sposata perché veniva spesso da mia suocera, la quale mi aveva spiegato che era così anche da giovane. Quando avevano tutte due i bambini piccoli, la domenica l'andava a prendere per uscire insieme, ma lei non era mai pronta, però alle sue rimostranze, la rassicurava che avrebbe fatto prestissimo a prepararsi. Prendeva le scarpe del bambino, ma mentre si procurava le calze, le depositava nel cassetto e lo chiudeva e per parecchio tempo non riusciva a ritrovarle, mentre mia suocera sbuffava. Per me però la distrazione più grossa fu quando, arrivata a un semaforo rosso in bicicletta frenò, ma dimenticò di appoggiare i piedi a terra, con le immaginabili conseguenze. NONNA RACHELE
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Post n°87 pubblicato il 05 Maggio 2009 da marineblue
Quando sento parlare di università della terza età, sorrido: per me sarebbe proprio inutile perché dopo alcuni giorni mi dimenticherei tutto e da una indagine presso i miei coetanei, pare non sia la sola. Ci saranno indubbiamente dei superdotati che non hanno questo difetto, beati loro. Io invece istituirei dei corsi di sfurbimento per vecchi e non. L’età è certo a favore dei pataccari, che non si fanno scrupolo di approfittarne. Ricevo qualche giorno fa una telefonata da una gentile signorina che mi dice: "signora, vedo qui che lei ha un contratto molto vecchio, adesso potrebbe averne uno molto più vantaggioso, avrebbe la possibilità di fare tutte le telefonate che vuole spendendo molto meno" . NONNA RACHELE |
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Post n°86 pubblicato il 24 Aprile 2009 da marineblue
Rapallo ci ha accolto con la solita profusione di fiori e di colori: traboccava di glicine e le aiuole ci stordivano col profumo intenso dei giacinti. Io e mia cugina abbiamo passato nove giorni di sole e di clima primaverile, abbiamo fatto lunghe passeggiate e respirato un’ aria impagabile; poi c’è stata una giornata di pioggia, vento e grandine, ma possiamo accontentarci perché gli ultimi giorni sono stati discreti. E’ stata veramente una vacanza che ci voleva perché ci ha risanate entrambe e ci ha risollevato lo spirito. Tutto bene? Non precisamente dato che un diavoletto dispettoso ha giudicato che fosse troppo per noi e si è attivato per procurarci qualche imprevista noia. Il viaggio di ritorno è stato……. ve lo racconto… giudicate voi. Sono venuti a prenderci Eros e Valeria ( genero e figlia di mia cugina ) due persone carine e gentili. Hanno preso la macchina grossa per farci viaggiare comode in quanto mia cugina Mariola ha comprato parecchie cose visto che i prezzi sono più convenienti che da noi. Domenica alle 14,30 siamo partiti. Io che ho paura delle gallerie e non vedo l‘ora di uscirne vedo che Eros rallenta e non capisco perché. Appena fuori accosta il più possibile e la macchina si ferma. Valeria indossa rapidamente il blusotto giallo e di corsa va a posizionare il triangolo. Poi cominciano a consultare le istruzioni che in teoria dovrebbero risolvere il problema; staccano tutti gli oggetti metallici dal portachiavi: niente da fare. C’era traffico, per fortuna non viaggiavano i camion, ma i pullman si. Finalmente il motore sembra rinsavito. Veloce corsa di Valeria a recuperare il triangolo e si parte. Io sempre più spaventata di rimanere in galleria, dato che la padrona dell’ albergo mi aveva raccontato che venti giorni prima era bruciato un mezzo in galleria e aveva coinvolto alcune macchine. Non c’erano stati né morti né feriti, ma la macchina di sua nuora era andata in fumo. Facciamo dieci chilometri e siamo di nuovo fermi: Valeria corre a rimettere il triangolo . Togli la chiave, rimetti la chiave, aspetta un po’ ….si parte. NONNA RACHELE |
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Post n°85 pubblicato il 25 Marzo 2009 da marineblue
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Post n°84 pubblicato il 16 Marzo 2009 da marineblue
I Rossi erano due coniugi entrambi medici, lontani parenti ma soprattutto grandi amici dei miei genitori. Quando ebbero un figlio,Alberto, assunsero una Tata che lo allevasse perché erano occupatissimi nel campo della ricerca. La Tata era simpaticissima ed amava i bambini; così era felice quando andavamo a tener compagnia al suo adorato tesoro (eufemismo in quanto era un gran birichino ). Ricordo che a Carnevale ci offriva montagne di intrigoni con panna montata e si faceva una gran baldoria. Non so se per scarsa avvenenza o per affezione verso Alberto, non si sposò. Noi ormai grandi continuavamo a frequentare la casa e a godere anche della benevolenza della Tata. Appena il suo cocco si iscrisse a giurisprudenza, la Tata continuò a dargli del tu, a redarguirlo e a dargli anche qualche scappellotto, ma lo chiamò rigorosamente: avvocato. Quando il suo tesoro sedeva in salotto a leggere lei fingeva di riordinare e gli svolazzava intorno chiacchierando ininterrottamente. I suoi discorsi risultavano dei monologhi, in quanto Alberto interloquiva a intervalli regolari con poco compromettenti: ah, si ? Un giorno però, pur non ascoltando capì che qualcosa in quei discorsi non quadrava. Depose il libro: cosa dici ? Dico che le mie braccia sono diventate troppo corte. Ma troppo corte per cosa? Per leggere. Lui scoppiò a ridere: hai bisogno di un paio di occhiali e domani andiamo a comprarli. NONNA RACHELE |
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Post n°83 pubblicato il 06 Marzo 2009 da marineblue
Passando davanti ad un negozio di filati ho visto in vetrina un magnifico poster con una cascata di bozzoli di bachi da seta. Ho sorriso e mi sono tornati vivi i ricordi di quando ero bambina. A quei tempi le donne si industriavano moltissimo per portare a casa un po’ di denaro che permettessero loro anche qualche extra. Verso la fine d’aprile andavano tutti a dormire al piano terra, in cucina o nel fienile; liberavano le camere al primo piano e vi sistemavano dei graticci appesi al soffitto. Andavano poi nel giorno convenuto in paese ad acquistare i bacolini neonati da un uomo che arrivava su un calesse pieno di scatole coperte da fitti veli, li portavano a casa e li sistemavano sui graticci cosparsi di foglie di gelso tritate. NONNA RACHELE |
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Post n°82 pubblicato il 22 Febbraio 2009 da marineblue
Questo racconto è una postilla al precedente: LA MIA FAMIGLIA. Vi narrerò qui uno scherzo che ideò mio padre insieme al cugino con l’inconscia crudeltà dei 15 o 16 anni. Nelle famiglie patriarcali di quei tempi vigeva l’abitudine di assoldare due volte l’anno per una quindicina di giorni un sarto che veniva ad aggiustare gli abiti e sistemava quelli dei figli grandi per i più piccoli. Questo compito era ambito, considerato una specie di vacanza; dormivano e mangiavano ( bene ) alla tavola dei loro datori di lavoro che non si sognavano nemmeno di spronarli e li pagavano con generosità, almeno in casa di mia nonna. In un sonnolento pomeriggio estivo papà e Ettore idearono qualcosa che almeno per loro era divertente. Tenete presente che non c’erano né Radio né TV, si ballava poche volte l’anno e i divertimenti più grossi, solo quando c’era la Fiera in paese, era: La giostra trainata da un somaro e il tiro a segno. Il sarto dormiva in una camera col letto a baldacchino che era l’ideale per ciò che avevano inventato. Il lavoro era un po’ complicato e andarono a chiamare Marigildo, figlio dei contadini e loro grande amico, sempre pronto ad aiutarli nelle loro malefatte e molto abile nei lavori manuali. Dal padre gli fu dato il permesso di assentarsi perché disse che quelli che allora venivano chiamati i padroni avevano bisogno di lui. Andarono in solaio e con un trapano a mano fecero quattro buchi nel pavimento vi infilarono delle corde e le passarono in una carrucola fissata ad una trave. Si recarono poi in punta di piedi nella camera del sarto e annodarono bene le corde al letto. NONNA RACHELE |
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Post n°81 pubblicato il 14 Febbraio 2009 da marineblue
Di persona non ho mai conosciuti i nonni paterni, erano morti da parecchi anni quando nacqui, però attraverso i racconti di papà li ho molto amati e li ricordo ancora con affetto. Mio nonno era un signorotto di campagna che viveva di rendita. La nonna Paolina e sua sorella si erano sposate ed erano andate a stare insieme coi mariti in una grande villa nella bassa Reggiana. Nella casa rurale abitavano i contadini ,una ventina di persone che lavoravano un vasto appezzamento di terreno. Mio padre (con me nella foto) crebbe in una grande famiglia con il fratello Alfredo col quale però non aveva dimestichezza essendo nato diciassette anni dopo di lui. Era invece affratellato coi cugini Cesira, Aurelio e Ettore col quale viveva addirittura in simbiosi; oltre ad essere coetanei si assomigliavano fisicamente ed erano due emerite canaglie. Mio nonno amministrava i beni che avevano in comune, poiché il cognato pur essendo molto più ricco di lui, non sapeva né leggere né scrivere. Mi sono chiesta come passasse il tempo questo zio di mio padre; probabilmente era un esteta : si sedeva in giardino e si lasciava vivere. Aveva degli strani principi : criticava mio nonno che dava la paghetta ai figli; diceva che era un errore fornire loro del denaro che avrebbero certamente speso male, però pagava senza fiatare i conti del sarto e del calzolaio. Ettore che divenne poi in seguito un integerrimo Notaio,aggiungendo a questa dote capacità e forse furbizia, in combutta con la fertile immaginazione di mio padre, aggirò l’ostacolo: si faceva fare tre vestiti e uno lo vendeva a buon prezzo al cugino . Idem per scarpe ed altri indumenti e persino con la prima bicicletta alla quale non teneva tanto e di cui si liberò dopo poco. Questi racconti mi interessavano molto da bambina, seppi le birichinate dei due cugini, in quanto Aurelio era troppo piccolo per seguirli e Cesira fino a vent’anni sempre a letto malata. Non impietositevi per lei perché questo non le impedì di vivere fino a 104 anni e a 90 di andare con la figlia a fare il giro d’ Europa ed era lei che spronava gli altri ad alzarsi. Diceva:dormiamo poi a Reggio ! La storia di Aurelio mi aveva fatto piangere e non me ne accennarono più , ma me la ricordo ancora. Morì a venti anni spezzandosi la colonna vertebrale in una caduta da cavallo. Io ho un albero genealogico dal 1400 e so molto della famiglia di mio padre Ferrari Negri di Carpi. Per esempio so che un mio antenato fu il medico personale di Pico della Mirandola ed esiste nell’ Archivio Nobiliare di Carpi una lettera della moglie che ringrazia il Dott. Ferrari per le premurose cure dedicate al marito. Invece non so niente della famiglia della nonna Paolina. Mio padre si chiamava Ciro che è un nome prettamente meridionale e può darsi che lei venisse dal Sud . Naturalmente adesso un titolo nobiliare non è più di moda, infatti io non lo uso e molti non hanno mai saputo che lo possegga. E’ servito solo a mio cugino che era in diplomazia;è stato alla NATO e in seguito console e ambasciatore in varie parti del mondo e solo in quell’ambiente ha una certa importanza. Per me quello che conta è l’ integrità morale che a volte si trova proprio nelle persone più umili che io apprezzo molto.
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QUESTO BLOG.........
......... è nato per gioco, per unire in un progetto comune Madre, Figlia e Nipote.
A neanche 24 ore dal primo messaggio postato da mia nonna, il Blog si è riempito di visite e commenti e credo che se inizialmente poteva essere titubante e confusa nel partecipare a questo “gioco”, ora grazie a voi, ne ha preso consapevolezza e imparare ad usare il computer non la trova più un’idea così terrificante. (A parte ieri sera che nello spegnere il computer continuava ad apparirle un messaggio che le diceva che aveva una finestra aperta e l’ho sentita dire “ma come ????? Tutte le mie finestre sono chiuse !!!!” ).
Finchè lei ne avrà voglia continueremo questa avventura. Io che la conosco bene so che ha tante cose da raccontare interessanti, proprio perché a volte non è quello che si racconta, ma come lo si racconta.
Buona lettura.
Veronica, la nipote.
REGGIO EMILIA HA SCOPERTO NONNA RACHELE
Stamattina Nonna Rachele si è svegliata con una sorpresa!
Si è ritrovata insieme a sua nipote, (quella vera
) in prima pagina sul Resto del Carlino di Reggio Emilia.
Il primo tuffo al cuore è stato quando ha visto questa:
Il secondo tuffo al cuore è stato quando ha visto questo:
LIBRO DI MIA NIPOTE
Alla televisione mettono la pubblicità, sui giornali mettono la pubblicità, nella buca delle lettere mettono la pubblicità (che rabbia!!)
Perdonerete se metto sul mio Blogghino un po' di pubblicità pure io.
Per una giusta causa però!
Libro di mia nipote:
"Canto XXXV Inferno. Donne affette da Endometriosi" Di Veronica Prampolini
Edito da Mammeonline
www.donneaffettedaendometriosi.it
http://blog.libero.it/librodade/
ULTIMI COMMENTI
Mammeonline ha scelto Nonna RACHELE
per il suo sito: www.mammeonline.net 












Furono sollecitati di nuovo dal preside, e quel pomeriggio Tonino, uno dei ragazzi più spiritosi della classe, fece il giro dei meccanici di Reggio e si fece dare da ognuno qualche vecchia pedivella e ne riempì una borsa.


Una volta uscì da una salumeria, provò ad aprire la bicicletta ma poiché non ci riusciva chiamò un meccanico e fece rompere il lucchetto. Appena a casa vide che la sua bicicletta era in cortile e dovette tornare di corsa a restituire il maltolto e pagare una nuova
Eros decide di uscire dall’autostrada per essere meno in pericolo. Dopo tre chilometri, si ripete puntualmente la storia per parecchie volte. Devo dire che Eros e Valeria sono persone uniche, perché oltre ad essere molto educati hanno i nervi d’acciaio perché, almeno in apparenza, non davano nessun segno di nervosismo. A pezzi e bocconi arriviamo a La Spezia nella vana speranza di trovare un meccanico, ma la giornata festiva era tale anche per gli altri. Eros allora telefona al fratello: "Fausto sarebbe molto scomodo per te venirci a prendere a La Spezia?" Poi gli ha precisato di prendere la macchina grossa perché eravamo in quattro e con molti bagagli. Ci siamo messi ad aspettare, ma Reggio non era dietro l’angolo. Finalmente è arrivato il nostro salvatore con la moglie Oriana. Siamo partiti, i due fratelli davanti e noi donne pressate dietro tipo sardine. Ero felice che avessero risolto il problema, ma mi dispiaceva che le
Indescrivibile la felicità
Era incredibile come i bachi si mettessero subito a mangiare con foga. Io seguivo con interesse tutto il ciclo andando ogni giorno a casa della Tata Luisa. Le donne li tenevano puliti e fornivano loro tutti i giorni il cibo fresco andando a pelare la foglia dei gelsi che allora erano lungo i fossati e nei campi sostenevano la vite. L’allevamento durava una quarantina di giorni e si componeva di cinque cicli: ogni sette o otto giorni i bachi facevano la muta, perdevano la pelle come fossero vestiti divenuti stretti
Finita questa operazione venivano staccati con delicatezza, posti in grandi cesti e portati in paese dove li venivano a comprare e li spedivano subito in treno alle seterie, presumo, del Comasco. La fretta era dovuta al fatto che dovevano essere buttati in pentoloni di acqua bollente entro una quindicina di giorni perché se la farfalla fosse uscita avrebbe rovinato il bozzolo e di conseguenza il filato. ( Poverini però ) Il danaro guadagnato veniva in genere lasciato alle donne che organizzavano una festa: una cena a base di carne e di dolci .Usciva poi una fisarmonica e ballavano. Col resto del denaro fornivano la famiglia del necessario e se avevano delle bambine compravano lino e canapa, che filavano, tessevano e la tela veniva trasformata in lenzuola, che le bimbe già a dieci anni ricamavano per il loro corredo. Ma perché vi ho raccontato tutto questo ? Mi sorge un dubbio: ma interesserà a qualcuno?
crebbe in una grande famiglia con il fratello Alfredo col quale però non aveva dimestichezza essendo nato diciassette anni dopo di lui. Era invece affratellato coi cugini Cesira, Aurelio e Ettore col quale viveva addirittura in simbiosi; oltre ad essere coetanei si assomigliavano fisicamente ed erano due emerite canaglie. Mio nonno amministrava i beni che avevano in comune, poiché il cognato pur essendo molto più ricco di lui, non sapeva né leggere né scrivere. Mi sono chiesta come passasse il tempo questo zio di mio padre; probabilmente era un esteta : si sedeva in giardino e si lasciava vivere. Aveva degli strani principi : criticava mio nonno che dava la paghetta ai figli; diceva che era un errore fornire loro del denaro che avrebbero certamente speso male, però pagava senza fiatare i conti del sarto e del calzolaio. Ettore che divenne poi in seguito un integerrimo Notaio,aggiungendo a questa dote capacità e forse furbizia, in combutta con


Inviato da: verosassi
il 20/11/2009 alle 19:58
Inviato da: marineblue
il 19/11/2009 alle 17:06
Inviato da: marineblue
il 19/11/2009 alle 16:59
Inviato da: Mimuovo
il 19/11/2009 alle 16:53
Inviato da: claaudia
il 18/11/2009 alle 20:06