Il mondo dei libri

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso. [Il tempo ritrovato-Proust Marcel ]

 

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ENZO BIAGI

Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre, quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino

 

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ANTI TROLL!!!!

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DACIA MARAINI

Se amando troppo
si finisce per non amare affatto

io dico che l’amore è una amara finzione

quegli occhi a vela che vanno e vanno su onde di latte

cosa si nasconde mio dio

dietro quelle palpebre azzurre

un pensiero di fuga

un progetto di sfida

una decisione di possesso?

la nave dalle vele nere

gira ora verso occidente

corre su onde di inchiostro

fra ricci di vento

e gabbiani affamati

so già che su quel ponte

lascerò una scarpa, un dente e buona parte di me

 

LIBRI

 

NAZIM HIKMET

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

 
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IL PADRONE DI CASA

Post n°23 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da custon
 
Foto di Roxy_rox

Non è facile descrivere la condizione di prigionia in cui si trova il genere umano in un romanzo di 156 pagine, tentando anche di trovare possibili “vie di fuga”. Il padrone di casa del giornalista Alberto Samonà, appena pubblicato per Robin Edizioni di Roma, ci prova. E per farlo, prende ad esempio la vita di un affermato intellettuale, studioso di esoterismo e simbologia religiosa, protagonista delle pagine di questo romanzo. Tutta la narrazione si concentra in dodici lettere che l’intellettuale in questione scrive ad una misteriosa amica lontana, che vive a Caracas o forse altrove, ma sulla reale esistenza della quale c’è più che un sospetto: è infatti possibile che l’amica altro non sia che la coscienza dello stesso protagonista, la quale non risponde mai alle lettere che l’autore le scrive, restando in un eloquente silenzio.

Il libro prende le mosse da un evento esterno che suona come uno shock per il protagonista, poiché è da quel momento che egli comprende che il proprio sapere accumulato in anni di studi non lo aiuterà a “risvegliarsi”, ma che per farlo, o quantomeno per tentare, è necessario tornare alla semplicità di una relazione con se stesso. Di questa rinnovata consapevolezza l’uomo scrive nelle lettere che invia alla misteriosa amica, che appaiono ad occhi attenti anche come tappe di un mistico viaggio inziatico che il protagonista intraprende: non un viaggio “fisico”, ma più sottile, che attraversa le porte della conoscenza ordinaria per giungere verso la frontiera della vera comprensione, possibile solamente attraverso la padronanza della macchina umana. Solo allora, il padrone (il sé) può fare ritorno nella casa che gli appartiene e che per adesso è abitata da una folla di gregari che si sostituiscono indebitamente al legittimo proprietario.

Un romanzo epistolare quello di Samonà, in cui l’autore pare avere ben chiari i propri riferimenti “esoterici”, ma dei quali volutamente non parla in modo diretto: un modo elegante, che scongiura il rischio che questo libro di narrativa si trasformi in un saggio.

Alberto Samonà, proveniente da un’antica famiglia siciliana, è giornalista professionista. All’attività professionale (si ricordano i suoi articoli di cronaca giudiziaria su numerosi quotidiani siciliani e nazionali) affianca da sempre gli studi tradizionali. Ha pubblicato i libri Le colonne dell’Eterno presente (2001) e La Tradizione del Sé (2003). È autore di testi teatrali sulla spiritualità sufi e su Giordano Bruno.

 
 
 

IL LIBRO NERO DEI BAMBINI SCOMPARSI

Post n°22 pubblicato il 05 Agosto 2008 da Roxy_rox
 

IL LIBRO NERO DEI BAMBINI SCOMPARSI – UNA SCONVOLGENTE INCHIESTA SULLA SOTTRAZIONE E IL TRAFFICO INTERNAZIONALE DI MINORI  -  CATERINA BOSCHETTI    -       ED. NEWTON COMPTON 2008   -   EURO 12,90

Perché i bambini spariscono? Dove vengono condotti? Chi li porta via? E soprattutto, a quale scopo? Il libro nero dei bambini scomparsi tenta di dare una risposta a questi e ad altri inquietanti interrogativi analizzando centinaia di casi di minori sottratti alle proprie famiglie: storie estreme di un dolore che, fin troppo spesso, si abbatte sulla coscienza collettiva solo per essere rimosso e dimenticato. Attraverso la collaborazione con Polizia di Stato, Interpol e Ministeri dell’Interno e Giustizia, nonché tramite interviste con i familiari di bambini scomparsi, Caterina Boschetti si addentra nella selva delle ragioni nascoste dietro la sparizione di un minore: dalla fuga volontaria al sequestro di persona, dal traffico d’organi alla  pedocriminalità. Il risultato è un lavoro capace di superare i confini nazionali ed europei per offrire nuovi contributi al tema dell’infanzia negata. Una situazione globale, e a tratti disperata, in cui, tra tentativi di estorsione ed episodi di riduzione in schiavitù – il bambino rischia di diventare il principale bersaglio di forme nuove e spietate di criminalità.Caterina Boschetti  è giornalista da dieci anni e ha collaborato con quotidiani, settimanali e riviste, nonché con una radio regionale. Per la Newton Compton ha pubblicato l’inchiesta Il libro nero delle sette in Italia.

Il suo sito internet è http://www.caterinaboschetti.it/.
Suo è anche il sito informativo http://www.scomparsi.org/.

 

Buona lettura a tutti!!!

 

 
 
 

EVA LUNA RACCONTA

Post n°21 pubblicato il 20 Maggio 2008 da Roxy_rox
 

Ventitré racconti, storie di passione e violenza, popolati da personaggi a tinte forti, in cui corre un filo sottile e misterioso.

EVA LUNA RACCONTA - ISABEL ALLENDE - prima edizione 1992

Il libro

Una bimba solitaria si innamora dell'amante della madre e, nelle torride sieste della pensione in cui vive, inventa misteriose cerimonie che conducono entrambi sull'orlo di un profondo abisso. Da un sotterraneo abbandonato viene liberata una vecchia rimasta prigioniera per mezzo secolo, vittima di un caudillo geloso. Quando si ritrova all'aperto, nuda, i lunghi capelli bianchi che sfiorano terra, gli occhi ciechi per il buio di decenni, non ricorda neppure il proprio nome. Nel fragore di una battaglia, tra le fiamme e gli spari, un uomo violenta una ragazza e ne uccide il padre. Vivrà perseguito dal rimorso fino a tornare sul luogo del delitto, dove la donna lo aspetta per vendicarsi. Sono alcuni straordinari personaggi di questi racconti, narrati da Eva Luna, accanto ai quali incontriamo Rolf Carlé, il fotografo segnato dagli orrori della guerra, Riad Halibì, l'arabo dal cuore compassionevole, la Maestra Ines, il Benefattore e altri che i lettori di Eva Luna già conoscono. Un sottile filo narrativo unisce queste storie d'amore e di violenza, dal tono sempre contenuto, quasi dimesso, in contrasto con la ricchezza delle immagini, l'esuberanza degli scenari e la stravaganza delle passioni che determinano i destini di una stralunata umanità.

Approfondimento
“Raccontami una storia" dice Rolf Carlé. "Che storia vuoi?" "Raccontami una storia che tu non abbia mai raccontato a nessuno". La coppia riposa dopo l'amore, ed Eva Luna comincia a narrare, come Sheherazade nelle Le mille e una notte, ventitré racconti memorabili, storie di passione e di violenza in cui corre un filo sottile e misterioso. Dopo la maestosa lentezza, che abbiamo conosciuto nei romanzi di Isabel Allende, ecco l'insorgere di un'imprevedibile e felice rapidità. Come se l'Autrice avesse troppe storie da raccontare, troppi romanzi da scrivere, troppi personaggi da animare a chiedesse soccorso a un suo personaggio, Eva Luna, anche lei narratrice, e narratrice che ha il dono di suscitare la commozione del lettore".

Fonte da http://www.feltrinellieditore.it/

Personalmente ho amato questo libro, per la capacità di trasportarmi in in un niente in caratteri e mondi così differenti dal mio. I racconti  sono diversificati e non ti stancano mai.

Il libro non è da confondersi con lo scritto di ‘Eva Luna’ che invece è un unico romanzo, sempre scritto da Isabel nel 1987.

Ancora oggi a distanza di anni dalla mia prima lettura di questo romanzo mi ritrovo ad aprire questo libro per leggere questo o quel racconto a seconda dell’umore della giornata.

I libri di I.Allende da sempre hanno il potere di stimolare la mia fantasia permettendomi di sognare.

 
 
 

Liesje mia figlia -  Pierre Mertens - Edizioni Cantagalli

Post n°20 pubblicato il 28 Aprile 2008 da Roxy_rox
 

Descrizione
Il volume, partendo dalla vicenda personale dell'autore, tratta di un argomento molto delicato come l'eutanasia praticata sui bambini portatori di gravi handicap.
L'autore racconta e fa rivivere al lettore la vita e la lotta di sua figlia Lies, nata con spina bifida e inizialmente condannata a morte dai medici.
Un racconto che suscita dolore, ma allo stesso tempo fa riflettere sui temi dell'eutanasia e del valore della vita, mostrandoci come nella diversità si possa essere felici e amati.


Note biografiche
Pierre Mertens, artista, è presidente della International Federation For Spina Bifida & Hydrocefalus.

per ulteriori informazioni: www.nuovilibri.it

 
 
 

BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI - D.F. Wallace

Post n°19 pubblicato il 03 Aprile 2008 da Roxy_rox
 

Una raccolta di racconti pubblicata nel 1999. Forse non la migliore di David Foster Wallace. Ha scritto racconti molto più poetici, reportage assolutamente divertenti.

Ma questo è il mio preferito. Per il dolore. Trapela un dolore sottile e disincantato. Quasi rassegnato. Ci sono momenti – in questo libro – al limite dell’illeggibile. Quasi incomprensibili. Sembra si diverta  a sperimentare, a metterti alla prova. Ma poi arrivano quei lampi di genio, veri e propri fulmini che trapassano la debole carne della mia consapevolezza: sono umana. Perché quando lui mi racconta delle debolezze altrui, delle sue, quando le sue parole mi guidano attraverso tutte le piccole (?) macchie di dolore sedimentate nei suoi personaggi in anni e anni di incomprensione e livore, di rassegnazione e di solitudine, quando lui mi mostra che spesso, più del nostro lato esteriore, è davvero il nostro lato oscuro, la nostra dark side, a renderci quello che siamo, a farci umani. E’ allora che mi sento meno sola con le mie imperfezioni. Che inizio ad accettarle. E questo è l’unico modo di andare oltre, di proseguire verso una me stessa migliore. Perché smetto di fingere di non essere imperfetta, è inutile: ci sono persone come DFW che ti osservano, che vedono oltre le apparenze, che girano metaforicamente la loro penna-dito nella piaga. Che ti espongono sulle pagine dei loro libri. Che ti costringono a vedere quello che sei. Veramente. Questa è la vera ragione per cui amo DFW. Perché ti racconta di te. E lo fa giocando con il vocabolario. Prende sostantivi e verbi e si diverte a mescolarli, a dare loro un nuovo significato, al quale non avevi pensato, ma che è perfetto, adesso te ne accorgi. Mi avevano proposto una recensione, ho scritto un atto d’amore. Perdonatemi, con David Foster Wallace è una storia d’amore.

 

Brano preferito:

“E naturalmente non si può nemmeno dire che nella sostanza sia molto diverso da uno che valuta una ragazza attraente e le fa delle avances e impiega sapientemente la giusta retorica e spinge i bottoni giusti per portarsela a casa, senza mai dire niente o toccarla in modo non gentile e piacevole e apparentemente rispettabile, e la conduce gentilmente e rispettosamente al proprio letto con le lenzuola di raso e alla luce della luna fa l'amore  in modo intenso e premuroso con lei e la fa venire di continuo finchè lei tra virgolette chiede pietà ed è completamente sotto il suo controllo emotivo e sente che fra loro ci dev'essere un contatto profondo e inscindibile se quella serata  è stata così perfetta e appagante e basata sul rispetto reciproco e poi lei si accende una sigaretta e avvia un paio d'ore di chiacchiericcio postcoitale pseudointimo sul letto sfatto e sembrano molto vicini e contenti mentre la cosa che in realtà lui vuole da quel momento in poi è trovarsi in un punto esattamente agli antipodi rispetto a dove si trova lei e sta pensando a come darle lo speciale numero del telefono staccato e poi non farsi più vivo."

 scritto by vaniapoket

 
 
 

SALONE LIBRO 2008 - BOICOTTARE O NO?

Post n°18 pubblicato il 26 Marzo 2008 da Roxy_rox
 

Ogni anno a Torino si svolge la 'Fiera internazionale del libro'.
Quest’anno, già dal 20 febbraio è iniziato un dibattito all’interno del salone dove è stato scelto Israele come ospite d’onore. Non tutti hanno apprezzato la scelta e così si è creato un vera e propria divisione. Di seguito la scena rappresentativa della divisione tra chi vuole boicottare la fiera e chi la difende. Segue un’intervista a Tarqui Ali che spiega le motivazioni della scelta di non partecipare come ospite alla Fiera.

Ugo Volli e Daniela Santus manifestano con una stella gialla  sul petto e una bandiera di Israele  TORINO.
Docenti vestiti con la bandiera israeliana per «non boicottare la Fiera del libro»: è l’ iniziativa di Daniela Santus e Ugo Volli ieri mattina nell’ atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’ Università di Torino.
«In questi giorni - spiegano i due docenti - si stanno alzando voci che chiedono il boicottaggio della Fiera del libro di Torino che avrà Israele come paese ospite perchè, dicono, nel 2008 ricorre l’ anniversario di quando 850 mila profughi palestinesi dovettero abbandonare le loro case sotto l’ attacco dell’esercito israeliano. È falso. La verità è che a poche ore dalla nascita dello Stato di Israele, regolarmente sancita dall’ Onu, gli eserciti di sette paesi arabi attaccarono il neonato stato al solo scopo di distruggerlo».
Ribattono gli studenti : «Questi professori rappresentano soltanto se stessi. Volli e Santus si devono mettere in testa che da qui alla Fiera del libro gli studenti faranno una miriade di iniziative contro la scelta della Fiera».
Quando era terminato il volantinaggio dei professori Santus e Volli pro Israele si è presentato nell’atrio di Palazzo Nuovo il docente di Filosofia Gianni Vattimo, indossando una bandiera palestinese. «Essere contro il governo di Israele non significa essere antisemiti - ha spiegato - ma invitare Israele come paese ospite alla Fiera del libro è stato un atto provocatorio». Secondo Vattimo il presidente della Fiera, Rolando Picchioni, e il direttore Ernesto Ferrero, «si sono presi il ’pacchetto’ dall’ ambasciata israeliana. Israele è un paese in guerra, invitarlo vuol dire stare dalla sua parte».
LA STAMPA 20-02-2008

Tariq Ali - Perché non parteciperò alla fiera del libro di Torino 2008

 “Una cosa è sostenere il diritto di esistenza di Israele, cosa che ho sempre fatto. Ma da questo estrapolare che tale diritto a esistere significhi che Israele ha un assegno in bianco per fare ciò che vuole a coloro che ha espulso e a coloro che tratta come Untermenschen (termine nazista utilizzato per descrivere "persone inferiori") è inaccettabile”. Quando ho acconsentito a partecipare alla Fiera del Libro di Torino, alla quale ho già partecipato in passato, non avevo idea del fatto che "l'ospite d'onore" sarebbe stato Israele ed il suo sessantesimo aniversario Ma questo è anche il sessantesimo aniversario di quella che i palestinesi definiscono "nakba", il disastro che li ha colpiti quell'anno, quando vennero espulsi dai loro villaggi, uccisi in molti e alcune donne stuprate dai coloni. Questi fatti non sono più in discussione. Dunque perchè il  Libro di Torino non ha invitato in numero uguale i palestinesi? 30 scrittori israeliani e 30 scrittori palestinesi (e vi prometto che esistono e sono ottimi poeti e scrittori) sarebbero potuti essere visti come elemento positivo e pacifico che avrebbe prodotto un significativo dibattito. Una versione letteraria dell'orchestra Diwan di Daniel Bareboim composta per metà da palestinesi e per metà da israeliani. Una simile scelta avrebbe unito molte persone ma non è stata fatta. Gli organizzatori avranno i loro motivi. In passato ho discusso animatamente con alcuni degli scrittori israeliani che hanno visitato il fiera e sarei stato felice di fare altrettanto se le condizioni fossero state diverse. Quanto hanno deciso di fare è una sgradevole provocazione.
“Sembrerebbe che la cultura si stia progressivamente legando alle priorità politiche statunitensi ed europee. L'occidente è cieco alla sofferenza palestinese. La guerra israeliana in Libano, i resoconti quotidiani dal ghetto di Gaza non smuovono le politiche ufficiali dell'Europa. In Francia, lo sappiamo, è virtualmente impossibile criticare Israele. Anche in Germania, per ovvi motivi. Sarebbe triste scoprire che l'Italia stia seguendo lo stesso percorso. Quanto volte devo ribadire che le critiche alla politica coloniale israeliana non devono essere scambiate per antisemitismo? Accettare una simile situazione vuole dire divenire volontarie vittime di un ricatto che l'estabilshment israeliano utilizza per soffocare le critiche. Ci sono alcuni coraggiosi critici israeliani come Shabtai, Amira Hass, Yitzhak Laor i quali non permetteranno che le loro opinioni vengano nascoste. Shabtai si è rifiutato di partecipare. Come potrei altrimenti?
Una cosa è sostenere il diritto di esistenza di Israele, cosa che ho sempre fatto. Ma da questo estrapolare che tale diritto a esistere significhi che Israele ha un assegno in bianco per fare ciò che vuole a coloro che ha espulso e a coloro che tratta come Untermenschen (termine nazista utilizzato per descrivere "persone inferiori") è inaccettabile.
Personalmente auspico un solo stato israelo-palestinese. Mi è stato detto che è utopico. Forse lo è ma è anche l'unica soluzione a lungo termine. A causa dei temi affrontati nelle mie storie spesso mi viene chiesto (l'ultimo caso a Madison nel Wisconsin) se non sarebbe possibile riproporre un periodo aureo come quello andaluso e siculo quando tre culture convissero per lungo tempo. La mia risposta è la stessa: oggi il solo posto dove questo possa verificarsi è Israele/Palestina.
Viviamo in un mondo dove si applicano standard doppi ma non siamo obbligati ad accettarli. Qualche volta capita che individui o gruppi a cui è stato fatto un torto a loro volta infliggano dolore ad altri. Ma la prima parte di questo assunto non giustifica la seconda. E' stato l'antisemitismo europeo che ha tollerato il genocidio ebraico della seconda guerra mondiale e questo ha reso i palestinesi vittime indirette. Molti israeliani ne sono consapevoli ma preferiscono non pensarci. Molti europei considerano adesso i palestinesi ed i mussulmani come una volta consideravano gli ebrei. Questa è l'ironia percepibile nei commenti della stampa e della televisione presenti in quasi tutta Europa. E' un peccato che la burocrazia della Fiera del libro di Torino abbia deciso di fare da mezzano ai nuovi pregiudizi che spazzano il continente. Speriamo un tale esempio non venga seguito altrove. “

Tariq Ali è uno dei direttori della rivista «New Left Review», noto e brillante esponente degli Studi Culturali, è anche storico, analista politico culturale, romanziere e regista cinematografico. Ha pubblicato alcuni celebri studi sull’islamismo e sui suoi rapporti con le culture occidentali. I suoi romanzi storici, raggruppati sotto l’etichetta di «Islam Quintet», comprendono anche Un Sultano a Palermo, The Book of Saladin, The Stone Woman e All’ombra del melograno, che è stato insignito del premio Archibishop San Clemente dell’Istituto Rosalia de Castro come «Miglior romanzo in lingua straniera» pubblicato in Spagna nel 1994. Attualmente sta lavorando all’atto finale del quintetto che verrà pubblicato come gli altri per BCDe.)

 
 
 

GOMORRA - ROBERTO SAVIANO

Post n°17 pubblicato il 02 Marzo 2008 da Roxy_rox
 

Gomorra, di Roberto Saviano e' un libro inusuale. Lo definirei un’analisi approfondita della camorra italiana. A tratti forse romanzata ma sicuramente uno scritto importante per capire come ‘il sistema’ (nominata tale dallo stesso scrittore) è organizzato ed in quali rami opera.

Scopriamo che il sistema non sono ha un’organizzazione formidabile dove non esiste una struttura centralizzata di una o più famiglie che controllano il territorio ma utilizza una forma di lavoro più simile al franchising. Le famiglie ci sono sempre e si occupano dei grandi affari ma poi per la produzione ad esempio dell’abbigliamento ‘tarocco’ viene delegata l’organizzazione alla piccola imprenditoria e naturalmente 'le famiglie' garantiscono il credito finanziario a tutta questa rete di nuovi piccoli impresari.

Saviano ci fa vedere uno spaccato della nostra Italia schifosa ed imputridita da interessi personali, dove le persone si scannanno per la bramosia di potere. Dove non importa se le proprie terre vengono inquinate da rifiuti tossici che nessuno vuole. Parla di persone che con il denaro coprono e mettono a tacere tutto, che sanno giocare sporco fin dai primi passaggi con assunzioni ‘pilotate’ e appalti truccati e ci fa capire che il sistema è ovunque intorno a noi. Il meccanismo funziona perfettamente arrivando a controllare appalti pubblici e privati ed il contrabbando delle commesse tessili del nord per la produzione delle grandi firme della moda.

Il libro è scorrevole. Mi sono piaciute le descrizioni del porto di Napoli e non mancano storie divertenti sui boss come quello che racconta di un 'capo famiglia' che si fa costruire una villa identica a Toni Montana in ‘Scarface’, molto divertente anche la parte dove lo scrittore indica i vari ‘soprannomi’ usati per identificare i malavitosi.

Trovo che Roberto Saviano sia uno scrittore con un coraggio straordinario. Oggi fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio della camorra e l’illegalità e collabora con vari giornali come ‘il manifesto’ e ‘il corriere del Mezzogiorno’.

Da vedere i vari articoli apparsi su Nazioneindiana.com

Frase preferita: “Quando vado al molo di Bausan ho la sensazione di vedere da dove passano tutte le merci prodotte per l’umana specie. Dove trascorrono l’ultima notte prima di essere vendute. Come fissare l’origine del mondo.”

“Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato".

 
 
 

CLASSIFICA LIBRI ULTIMO MESE

Post n°16 pubblicato il 26 Febbraio 2008 da Roxy_rox
 

  1. L' eleganza del riccio    Barbery Muriel
  2. Caos calmo             Veronesi Sandro
  3. Il giorno in più            Volo Fabio
  4. La somma dei giorni      Allende Isabel
  5. Il cacciatore di aquiloni  Hosseini Khaled
  6. Gomorra    Saviano Roberto
  7. Harry Potter e i doni della morte  Rowling J. K.
  8. Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo   Calabresi Mario
  9. Mille splendidi soli  Hosseini Khaled
  10. Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia  Terzani Tiziano

classifica presa da: www.wuz.it

L' eleganza del riccio

Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

Caos calmo
Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale. - Io non amo i libri tristi e questo lo è ed è pure lento insomma un connubio che per me è troppo pesante. L'ho letto circa un anno fa perché mi piaceva l'idea della storia di un quarantenne ma oggi è solo il film che fa stravendere il libro (e il film nemmeno m'ispira- troppa pubblicità gratuita per una scena che sono sicura non ha nulla di particolare) -

Il giorno in più
Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto. Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano "l'appuntamento". Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, in un'altra città. E Giacomo? Lui per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all'inseguimento di un sogno. È l'inizio di un gioco, incredibile e coinvolgente, che improvvisamente sarà interrotto, e che porterà i due fino a un punto di non ritorno, per scoprire se vale la pena, nella vita, di giocare fino in fondo. L'amore, l'amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, più una dose di gioco e sana incoscienza, una miscela dei tutti i grandi temi e le piccole sfumature care a Volo e ai suoi lettori. -Non lo leggo per partito preso: non amo Fabio Volo ed il suo maschilismo gratuito (sentito in un'intervista e da allora fatto croce sopra) Spero un giorno di cambiare idea -

La somma dei giorni
Sono gli anni che seguono la morte della figlia Paula. Isabel Allende adotta la forma "diario" per fare la cronaca della famiglia, faticosamente riunita in California dal 1992 al 2006. I ricordi si intrecciano alle riflessioni sulla vita, sulla sua opera e sul mondo contemporaneo. Due leitmotiv danno coesione all'insieme: la relazione amorosa con il secondo marito Willie e l'ansia di costituire e difendere una grande tribù familiare. Con intelligenza e autoironia Isabel ci mostra le difficoltà di tenere insieme un clan variegatissimo e di dominarlo; in una sorta di messa a nudo delle proprie inclinazioni, ci dice che un'innata generosità può facilmente travalicare in esercizio di potere e controllo nelle altrui vite per modificarne il corso. Gli episodi teneri, burleschi si intrecciano a quelli tragicomici o drammatici e la narratrice esibisce una tolleranza imperturbabile per le passioni e un'intolleranza viscerale nei confronti dell'ingiustizia. Non mancano le acute riflessioni sull'incombere della terza età, sulle proprie debolezze, sulla fatica di sbagliare. Si esce dalla lettura con la sensazione di aver attraversato una grande galleria di ritratti familiari, di aver vissuto una cronaca di affetti che ci riguarda da vicino. - Adoro Allende e il suo modo di scrivere. Ho adorato tutti i suoi libri tranne Paula (troppo triste per me). Per ora nn l'ho ancora comprato. L'idea che possa essere la storia degli anni successivi alla morte della figlia Paula non mi piace molto.-

Il cacciatore di aquiloni

Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più. -Ho libro ma nn l'ho ancora aperto-

 
 
 

Joe Lansdale

Post n°15 pubblicato il 04 Febbraio 2008 da Roxy_rox
 

Ma chi è Joe Lansdale?

Per fare le cose per bene, bisognerebbe partire dalla sua biografia, conoscere le tappe fondamentali della sua vita, le esperienze che lo hanno segnato e le donne che lo hanno accompagnato, ma siccome il solo pensare di reperire tutte queste informazioni in modo autentico è pura follia (oggi è tutto costruito ad arte, inquinato e propagandato in modo funzionale alla costruzione di immagini a scopo commerciale ) e non vorrei scoprire cose che poi mi toglierebbero il gusto della lettura dei suoi scritti, mi limiterò a qualche piccola informazione di significativo contorno.

Il nostro eroe è nato nel 1951 in Texas, da una famiglia poco abbiente. Il padre non ha un lavoro fisso e tra le varie attività fa anche il lottatore di wrestling. Comincia presto a scrivere articoli e pubblica il primo racconto a 21 anni. Non prosegue gli studi e per sbarcare il lunario cambia spesso lavoro, svolgendo i mestieri più disparati: da contadino a bidello, a buttafuori. Quest’ultimo tipo di lavoro è in qualche modo un elemento che ci riconduce alla sua più grande passione: le arti marziali. Lansdale è infatti un maestro riconosciuto a livello internazionale ed ha creato alcuni stili personali. Aveva una sua scuola dove insegnava il Lansdale's Self-Defense Systems.

Lansdale vive in Texas a Nacogdoches, con la moglie Karen, anch'essa scrittrice ed i figli Keith e Kasey. 

                   

Perché mi piace questo autore?

Prima di tutto per la sua versatilità: ha scritto di tutto, variando genere ed ambientazione, ma mantenendo sempre la capacità di comunicare emozioni in maniera diretta ed immediata. Poi perchè è capace di descrivere con semplicità e chiarezza gli aspetti più significativi della quotidianità statunitense, approfondendo i profili dei suoi personaggi e connotandoli a volte con grande umanità, altre con cinismo e brutalità.

Le sue opere (o almeno quelle che conosco….)

Come già detto Lansdale ha scritto di tutto. Provo quindi a raggruppare quello che conosco in alcune categorie:

Thriller, noir

Atto d’amore 1980

Il lato oscuro dell’anima 1983

Freddo a luglio 1989

Il valzer dell’orrore 1999

Echi perduti 2006

horror fantastico fantascientifico
la notte del drive in 1988     COMMENTATO NEL POST PRECEDENTE

Il giorno dei dinosauri 1989 (oggi si trova all’interno de ‘la notte del drive in')

Romanzi noir

freddo nell’anima 1999

l’anno dell’uragano  2000

tramonto e polvere 2004

Romanzi di formazione

l’ultima caccia 1998

in fondo alla palude 2000

la sottile linea scura 2002


Hap & Leonard (serie)

una stagione selvaggia 1990
mucho moyo 1994
il mambo degli orsi 1995
bad chilli 1997
rumbe tumble 1998
capitani oltraggiosi 2001


Cosa consiglio di leggere:

Sicuramente la serie di Hap & Leonard, se volete una lettura semplice, divertente ed accattivante. Se invece volete scoprire che Lansdale è l’erede di Mark Twain, allora leggete i suoi romanzi di formazione: sono bellissimi.

Una citazione speciale per Tramonto e Polvere e Echi Perduti… ma io sono un grande appassionato di noir.

Alcuni giudizi sicuramente più autorevoli dei miei:

·   Io consiglierei a un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale. (Niccolò Ammaniti)

·   Bisogna leggere Joe R. Lansdale per scoprire il talento di un vero scrittore. (Andrew Vachss)

·   Con Lansdale si ha la sensazione di vivere un’esperienza anche nostra, repulsiva e affascinante, guidati dalla penna dura e potente di uno scrittore di razza. (Valerio Evangelisti)

·   Il Texas dei suoi romanzi è un sinonimo di spazio, così ampio da dissolverne i contorni. È fatto di praterie e di boschi, fiumi popolati da serpenti, presenze a volte magiche e inquietanti, a volte estremamente concrete. (Beppe Sebaste, l'Unità)

·   Una visione manichea del mondo: quando si viene al dunque non importa che tu sia bianco o nero, uno scrittore o un operaio, importa solo da che parte sceglierai di stare. (Francesco Mazzetta, Il mucchio selvaggio)

·   Il particolare genio narrativo di Lansdale sta nell'aver trasferito sulla pagina scritta un'esperienza di vita con un'inconfondibile poetica narrativa. (Emanuele Trevi, Alias Il manifesto)

·   Il suo è un cocktail di generi letterari, un modo di scrivere che non si impara in nessun campus universitario o corso di scrittura creativa. È un'abilità innata, naturale, per chi, come Lansdale, è cresciuto all'interno di una realtà come il Texas. (Alessandra Gaeta, Class)

·   Un genio e il più grande scrittore contemporaneo. (Gianni Cuperlo, Politico)

·   Ci sono autori che fanno da spartiacque: sono una linea netta di demarcazione, come l’Anno Zero. Joe R. Lansdale è uno di questi. Esiste solo un prima-Lansdale, e un dopo Lansdale. (Vincenzo Saldì, L'Unione Sarda)

 By Rossobarricato

 
 
 

LA NOTTE DEL DRIVE IN di Joe Lansdale

Post n°14 pubblicato il 10 Dicembre 2007 da Roxy_rox
 

Premesso che lo considero un libro che, al contrario della stragrande maggioranza degli scritti di Lansdale, è difficile da leggere, a me pare anche il più visionario, metaforico e filosofico tra i suoi libri.

Il libro in realtà è composto da due diversi racconti, pubblicati in tempi successivi, ma concatenati l’uno all’altro senza soluzione di continuità.

Ha come concetto di fondo l’esposizione del comportamento umano che, di fronte a situazioni estreme e in assenza di regole da rispettare, si rivela di feroce, egoista e privo di ogni scrupolo.

Potrebbe essere visto come il trionfo delle peggiori teorie Hobbsiane dove l’uomo è “homini lupus”.

La storia si origina da un passaggio di una cometa che isola coloro i quali si trovano all’interno di un drive in dal resto del mondo, costringendoli ad una convivenza forzata senza un’apparente possibilità di ritorno alla vita normale.

La vita all’interno del drive in diviene progressivamente sempre più lontana da qualsiasi modello di comportamento civile e gli uomini danno sfogo alle loro paure ed alle loro pulsioni, secondo la più feroce delle sequenze. Ed ecco che, con abbondanza di sangue e di indifferenza, si susseguono omicidi, stupri, atti di cannibalismo ed incesti.

Il tutto mentre le proiezioni dei film programmati (una trilogia dell’orrore) continuano ininterrottamente e fanno da colonna sonora (ma anche da sfondo) a questo happening truculento.

E’ come se l’azione si svolgesse all’interno di un Colosseo e gli spettatori fossero degli Dei perversi e divertiti.

Ed ecco la nascita di personaggi tremendi come Il Re del Popcorn e Popalong: mostruosi, violenti e rappresentativi delle peggiori espressioni della nostra società. E gli uomini, divorati dal Dio, vengono da questi nutriti.

Lo stile di scrittura è il solito: immediato e in prima persona, semplice da sembrare quasi infantile, imprevedibile e onirico.

Sull’importanza per la cultura americana del drive in, del popcorn, dell’ossessione del consumo è inutile scrivere.

Concludo con ciò che Niccolò Ammaniti ha detto di questo scrittore: “Io consiglierei ad un’analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale”.

La mia citazione:

”Il Re: Sono tornato. Vi offro la manna delle viscere del messia. Dopo di che spalancò in maniera fenomenale le due bocche. I denti si ripiegarono contro i palati come la porta telecomandata di un garage, e con un rumore di tuono e un fetore di metano che potevamo fiutare anche dal nostro punto di osservazione, dalle bocche uscì popcorn.”

  by ROSSOBARRICATO

 
 
 
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E COSÌ VORRESTI FARE LO SCRITTORE


Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall'auto-compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato.

Charles Bukowski

 

UNA STORIA DI AMORE E DI TENEBRA – AMOS OZ

Capivo il suo dolore: papà aveva un rapporto quasi carnale con i libri. Amava toccarli, frugarli, accarezzarli, annusarli. Era infoiato per i libri, incapace di trattenersi, allungava subito le mani, fossero anche stati libri altrui. In effetti, i libri di allora erano molto più sexy di quelli di adesso: c’era di che annusare, accarezzare, tastare. C’erano libri con le scritte dorate sulla copertina che ancora profumavano, un po’ ruvide al tatto, così che dalle mani passava tutto un brivido sulla pelle, come quando si tocca qualcosa di intimo e inaccessibile, qualcosa che un po’ freme e trema, sotto le tue dita. C’erano poi libri con la copertina in cartone rivestita di stoffa, appiccicata con una colla dall’odore incredibilmente sensuale. Ogni libro aveva il suo odore segreto ed eccitante. A volte la copertina di stoffa si staccava un poco dal cartone, si scompigliava come una gonna sfacciata e che fatica non gettare l’occhio verso l’interstizio buio fra il corpo e il tessuto, non attingervi sentori da vertigine.

gentilmente offerto da Vaniapocket