Creato da maxpao1977 il 18/02/2006

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Passo di Cacciabella - 2897 slm

Post n°121 pubblicato il 04 Novembre 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : Bondo

Meta                         : Passo di Cacciabella

Dislivello                   : 3134 metri a/r

Difficoltà                   : escursionisti esperti

Fatto increscioso in data 26/10/2008 in Val Bondasca, che rendo pubblico per evitar che chiunque possa riviverlo, evitando così eventuali spiacevoli incidenti dettati dall’incuranza e inosservanza da parte di chi mi auguro presto mi risponda (ho inviato lettere e mail a chi di merito). Mi avvio dunque a descrivere la sequenza dei fatti accaduti in quella che poteva divenire una spiacevole domenica di escursionismo.

La partenza avviene piuttosto in ritardo, oltrepasso la dogana di Villa di Chiavenna che è mezzo giorno inoltrato, perdo il solito tempo alla dogana Svizzera (dove va? Cosa fa? Ha qualcosa da dichiarare? Sì, cara Svizzera, ho uno zaino, una piccozza e dei ramponi, ho intenzione di percorrere il “Viale della Bondasca”, ma Voi avete ancora le dogane? Chiedo polemico e indignato per il loro atteggiamento) percorro quindi la strada carrabile a pagamento che da Bondo (ove è presente nei pressi della chiesa una macchinetta per il pagamento automatico pari a euro 9.00 che autorizza al transito dei veicoli ma il cui resto erogato al cospetto dei miei dieci euro è pari a franco svizzero 1, il che ne determina un cambio franco/euro decisamente alla pari, altra indignazione), giungo quindi ai 1300 metri di quota del posteggio che sono le tredici inoltrate, dopo aver percorso una strada sterrata oggettivamente pericolosa, senza protezioni, con numerosi cedimenti ed altrettante travi di legno disposte in maniera precaria ad agevolare scavalcamenti di piccoli canali di scolo, con la presenza di molti tronchi sul manto stradale, e numerosi automezzi da lavoro lì abbandonati che altro non facevano che intralciare il mio procedere (taglio del bosco?).

Ore 13.15 circa, destinazione Capanna Sciora (2118 metri). Consapevole del ritardo accumulato mi incammino rapidamente sul sentiero, supero la deviazione per la Sasc Furà proseguendo sulla sinistra, oltrepasso le baite dell’alpe Laret, quindi più avanti il sentiero volge verso il fianco sinistro, si sale per un canale boscoso ove scorre un ruscello che si scavalca tramite un ponte piuttosto pericolante (qualche asse di legno mal messo e delle specie di corrimano, ma il passaggio risulta agevole nonostante la pericolosità dell’esposizione), si raggiunge quindi il terrazzo erboso dell’alpe Naravedar (1843 metri), poi per diagonale tra ontani e rododendri, una costola morenica mi porta allo Sciora, il cui locale invernale risulta aperto e ottimamente tenuto. La giornata è fresca, il sole inizia il suo percorso discendente alle spalle della bellissima parete nord del Pizzo Badile, la Bondasca piomba nella penombra, ma i colori sul granitico gruppo dello Sciora distolgono il mio pensiero da quella che sarà certamente una discesa al buio con lampada frontale. Prendo dieci minuti di pausa, per scattar foto, poi i minuti diventano venti, troppo maestose queste montagne per non esser contemplate, opto quindi per il Passo di Cacciabella (2897metri) in funzione del fatto che mentre sul “Viale” è calata la penombra, il difficile passo risulta ben esposto al sole, rendendomi più piacevole l’escursione sia dal punto di vista fisico che fotografico. Il valico mette in comunicazione la Bondasca con la valle dell’Albigna, non esiste un vero sentiero, la salita è tra enormi massi di granito agevolata da alcuni segnavia bianco/blu, ed alcune corde agevolano il passaggio sulle placche alte mentre altre permettono la salita dello speroncino finale. Tutto perfetto o quasi, magnifico il tramonto, magnifici i colori su questi giganti di granito, il lago dell’Albigna quasi passa inosservato davanti a tanta magnificenza; rifletto, poi scendo a passo decisamente spedito, voglio raggiungere la Capanna Sciora con gli ultimi barlumi di luce, poi non ci sarebbe più alcun problema in quanto il sentiero è ben tracciato. L’elicottero della Rega “rastrella” letteralmente la parete nordest del Badile (credo fossero le 17 passate), nessun intervento, semplice ricognizione, poi mi passa sopra, dirigendosi verso l’Albigna. La frontale ancora non la indosso, vedo ancora bene, giugno all’alpe Naravedar, ancora qualche foto col cavalletto all’imbrunire, poi a picco nel canalino ove scorre copioso il ruscello, ma qui la spiacevole sorpresa. Del ponte non vi è più traccia, mi chiedo come sia possibile, prendo la frontale, l’accendo, per alcuni attimi sono colto dal panico, avrò sbagliato sentiero? Che il buio mi abbia ingannato? Poi vedo le assi del ponte, ben accatastate (no, non può esser un atto vandalico, penso io), chiuse da due robuste corde metalliche, serrate da viti metalliche quasi a custodirne un prezioso tesoro; sopravviene ulteriore panico, devo traversare per dieci metri un canalino in pieno buio, piuttosto esposto, su granito bagnato, reso ancor più viscido e insidioso dallo scorrervi dell’acqua, senza corda per assicurarmi, senza adeguata attrezzatura, senza che vi sia tratto attrezzato, ma con un maledettissimo ponte divelto, smontato. Ragiono e ipotizzo che qualora fosse mia capacità liberarne le assi non avrei la possibilità di stabilizzarle e posarle, né di sollevarle in quanto lunghe e pesanti, tanto meno penso dei corrimano il cui paletti  tra l’altro posavano su appositi sostegni all’interno del canale. Per quanto mi sia possibile e visibile, risalgo il canalino dal sentiero, cercando un passaggio che non trovo, concludo che si passa solo da dove poche ore prima esisteva quel ponte. Ripongo tutto nello zaino già pesante, macchina fotografica, cavalletto, bastoncini telescopici che vanno a far compagnia alla piccozza, ai ramponi, al mio cambio, alle speranze che nulla mi accada. Sono consapevole della pericolosità, urlo e maledico chi mi ha privato del ponte, per attimi penso di chiamare la Rega (ma quel lavoro di dismissione suppongo l’abbia fatto qualche manutentore collegato al club alpino svizzero e ben penso che da quella situazione è meglio uscirne con le proprie mani denunciandone poi l’episodio, rendendolo pubblico affinché nessuno possa poi trovarsi a riviver una situazione tanto pericolosa quanto paradossale). Le mani faticano a far presa sul viscido granito, gelano letteralmente in quanto immerse nell’acqua che scende dal canale, il traverso è insidiosissimo per la precarietà della presa e l’assenza di buoni appigli, ne sono consapevole e prego che nulla mi accada, prego perché a casa ho una madre ed un padre, una ragazza in attesa di uno splendido bimbo, e mi ritrovo in una situazione resa insidiosa non dalla mia inesperienza, non dalla casualità o da fattori oggettivi, non dal buio, bensì dalla non curanza di qualche svizzero che ha ben avuto l’idea di eliminare un ponte senza preoccuparsi che alcuno potesse ancora transitarvi sopra di ritorno da un escursione. Concludendo, la discesa è fortunatamente poi terminata a buon fine, ma mi pongo (e Vi pongo) alcune domande a cui vorrei seguisse una celere ed esaustiva risposta; chiunque sia stato incaricato di dimettere il ponte e chiudere la catena di transito di fondovalle, non avrà notato un veicolo in sosta con permesso di transito regolarmente pagato? Non avrà supposto che qualcuno potesse ancora scendere, tanto più che ben avvistato dall’elicottero della Rega? Non avrebbe dovuto interessarsi un minimo su eventuali presenze in valle da parte di escursionisti o alpinisti di ritorno da qualche via? E se al posto mio, che mi ritengo un buon escursionista, con alle spalle numerose vette, valichi ed alcune ferrate vi fosse stato qualcun altro? Complimenti nazione Svizzera, complimenti per il cambio eruo/franco 1 a 1, per le pessime condizioni di una strada pagata a caro prezzo, e complimenti anche per esserti dimenticata di me o chiunque altro fosse al mio posto, rendendomi disagevole ciò che qualche ora prima era decisamente agevole… complimenti ancora da chi comunque continuerà ad amare le vostre montagne, ma molto meno la Vostra tanto sbandierata perfezione…

 In foto la Val Bondasca al tramonto...

 
 
 

Monte Due Mani - 1666 slm

Post n°120 pubblicato il 14 Ottobre 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza  : strada per Morterone

Meta                        : vetta Monte Due Mani

Dislivello                  : 1300 metri a/r

Difficoltà                  : escursionisti esperti alpinisti

Si tratta di una via ferrata abbastanza breve, situata ad una quota relativamente  bassa con esposizione meridionale, costantemente affiancata dal sentiero che spesso di cresta ed a tratti molto ripido (sentiero difficoltà EE) raggiunge anch'esso la croce di vetta; è una ferrata piuttoto facile quindi si presta anche a principianti alle prime armi con longe, moschettoni e caschetto.

La si raggiunge da Lecco  proseguendo per Ballabio ove appena entrati in paese si seguono le indicazioni per il paese sperduto e da molti dimenticato di Morterone  (svincolo sulla destra, in prossimità di un distributore dopo essere entrati in Ballabio, dalla Forcella di Olino parte anche la classica al Resegone).

Dopo qualche chilometro da Ballabio si incontra sulla sinistra una piccola nicchia con esplicita indicazione per la "via ferrata"; parcheggio scomodo in prossimità della nicchia.

Si procede quindi su ripido sentiero che rapidamente conduce all'attacco della via ferrata che si compone di 5 passaggi attrezzati distinti, raccordati tra loro dal sentiero, che affianca la via per tutta la sua lunghezza. Il primo passaggio, si apre con un traverso verso sinistra e poi una piccola parete verticale di 3 metri  che presenta placchette per i piedi; il passaggio non è particolarmente disagevole in quanto presenta alcuni appigli;  inizia quindi un traverso verso destra, poi una parete verticale di una decina di metri, con numerosi appigli sia per le mani che per i piedi. Al termine della parete si raggiunge, sulla sinistra, una traverso abbastanza esposto, probabilmente il tratto più difficile della ferrata; superatolo il passaggio si conclude con un caminetto piuttosto agevole. Vi è quindi una paretina verticale di circa 6 metri non particolarmente impegnativa, seguita dall' ennesimo traverso; al suo termine si incontra un punto più impegnativo dovuto alla scarsa presenza di appigli, e la mia altezza non eccelsa (1.73) creava alcuni problemi. Si segue l'ennesima catena che sale obbliqua sulla sinistra e porta nuovamente davanti ad un piccolo salto di rocce. Il  primo  è abbastanza breve, presenta all'attacco una parete verticale di pochi metri, l'altro un attimo più impegnativo. Da qui alla vetta è poi un ripido sentiero che in pochi minuti porta ai 1666 metri di vetta del Due Mani. Discesa per la "normale" che precipita verso la "Culmine di San Pietro" facilmente identificabile in quanto è il sentiero più frequentato; assomiglia molto alla cresta Cermenati della Grigna Meridionale. Una volta raggiunta la bocchetta di Desio a destra un sentiero ci riporta sulla strada per Morterone, poi scendendo su strada asfaltata di nuovo alla macchina.

In vetta, il bivacco Locatelli-Scaioli-Milani (1656m) si trova poco più a sud della cima del Monte Due Mani di fianco ad una grande croce in ferro. E' una caratteristica costruzione in vetro resina a forma di igloo, molto piccolo nelle dimensioni, ma altrettanto particolare (ricorda vagamente il Ferrario sulla grignetta). Sempre aperto al suo interno altro non vi è che  un piccolo tavolino ed alcune panchine.

In foto il bivacco sopra citato al tramonto...

 
 
 

Monte Galbiga Monte Tremezzo Monte Crocione - concatenamento

Post n°119 pubblicato il 27 Settembre 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza :

Meta                        : Tremezzo 1700 slm, Crocione 1641 slm,

                                  Galbiga 1698 slm

Dislivello                  :  1000 metri a/r circa

Difficoltà                  : turistica/escursionistica

Il percorso non presenta alcuna difficoltà e può essere modificato dall’escursionista in base al proprio tempo ed al proprio allenamento (si possono  escludere una o più vette.
In circa quattro ore si toccano due rifugi, quattro cime e tre alpeggi dove potete acquistare dell’ottimo formaggio (ovviamente da noi acquistato).
Per la spettacolarità dei paesaggi e dei suoi panorami è una escursione consigliata nelle giornate limpide, cosa che purtroppo a noi non è accaduta in quanto sommersi dalle nebbie. Si tratta di un circuito ad anello con  dislivello massimo di 450 metri che si snoda sull’ampia cresta erbosa che divide il Lago di Como dalla Val Menaggio e dal Lago di Lugano.  Lasciata l’auto nel parcheggio della Sella di Boffalora (potete anche inoltrarvi oltre in quanto al rifugio Venini si arriva in auto, ma lo troverei assurdo) nelle vicinanze dell’omonimo rifugio, si percorre la strada asfaltata per il Rifugio Venini ed al primo tornante si utilizza la scorciatoia che riporta sulla carrozzabile, la si segue fino all’Alpe di Lenno (veramente ottimi i prodotti caseari da noi qui acquistati) e da qui  fino al Rifugio Venini in circa un ora di passo turistico. Ora si piega dietro di esso  oltrepassando il piccolo osservatorio astronomico (indicazione per il Monte Galbiga), che si raggiunge facilmente in un quarto d'ora percorrendo la larga dorsale erbosa (impestata di vacche, capre, pecore, e relativi escrementi); giunti in vetta (che in realtà è una piazza d'armi!) si ripercorre il crinale di salita, si oltrepassa nuovamente il rifugio Venini e superate le postazioni militari della Linea Cadorna si guadagna l’Alpe di Mezzegra; proseguendo su sentiero dirigendosi verso il Monte Crocione, si risale il pendio che porta alla Bocchetta ed ai ruderi dell’Alpe di Tremezzo e proseguendo su larga cresta si raggiunge la grossa croce di acciaio che sovrasta la vetta, a detta di molti suggestivo balcone panoramico che abbraccia quasi tutto il lago (1 ora scarsa dalla vetta del Galbiga). Si ritorna sui propri passi fino all’Alpe di Tremezzo e si risale la cresta fino alla vetta del Monte di Tremezzo, massima elevazione della giornata con i suoi 1700 metri. Sempre per la medesima cresta si scende riprendendo la strada militare fino al Rifugio Venini.

Tutti i sentieri sono larghi e ben tenuti, è una gita perfetta per le famiglie...

In foto la vetta del Galbiga...

 
 
 

Monte Resegone - 1875 slm

Post n°118 pubblicato il 01 Settembre 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : Piani d' Erna

Meta                        : vetta Resegone

Dislivello                   : 1270 a/r

Difficoltà                   : escursionistica

Detto anche Monte Serrada, il Resegone di Lecco rappresenta un vero simbolo dell'area Lariana, è di recente formazione geologica composta per lo più da Dolomia; con i suoi 1875 metri di altezza dona sia all'escursionista che all'alpinista numerose vie di salita di svariati livelli, dai più elementari ai più impegnativi (purtroppo domenica l'altra l'elisoccorso ha provveduto a salvare dei ragazzi, mi auguro tutto bene per loro, credo fossero all'altezza della ferrata gamma 1)... qui riporto la più facile via di salita, a metà tra la difficoltà turistica ed escursionistica (ultimo tratto in pietraia), vista la compagnia di mia madre (che di montagnia sa poco, ma è salità l'altra domenica con noi alla Boval) e vista la gravidanza della mia compagna Aurora (finalmente padre!!)...

Oltrepassando Lecco venendo da Milano chiare indicazioni ci portano seguendo la ValSassina, a Versasio presso la stazione a valle della funivia per i Piani di Erna (corse ogni 30 minuti); raggiunto il bel pianoro molto panoramico sulla dentellatura di cresta del Resegone, si piega a sinistra su strada asfaltata in leggera discesa, si oltrtepassano a destra alcune indicazioni per un area picnic, poi voltiamo a destra dove chiare indicazioni ci portano sul sentiero numero 7 per il passo del Giuff (passo del Giogo) che si raggiunge su bello e ampio sentiero in faggeta in circa 1 ora. Si valica la sella del passo e si ridiscende sempre su sentiero numero 7 in direzione della sorgente delle Forbesette (raggiungibile sempre su facile sentiero anche da Morterone), sempre in faggeta, tutto molto facile e per nulla pericoloso... alla sorgente si prosegue diritto, ora su sentiero numero 17, con indicazioni per il Rifugio Azzoni (posto poco sotto la Punta Cermenati 175 slm); salendo dapprima in bosco, poi su pietraia (il sentiero è sempre ben visibile e tracciatissimo) si raggiunge in circa un altra ora il rifugio (1860 slm), che dista soli 5 minuti dalla vetta culminante del Resegone... bella vista su tutto il Lario, le Grigne, il Due Mani, la Valsassina...consiglio vivamente di attendere il tramonto, la discesa notturna con pile frontali non rappresenta alcuna difficoltà se non quella poi di ridiscendere senza funivia.

Allego cartina dei sentieri del Resegone, visto l'elevato numero...

 
 
 

Capanna Boval - Engandina -

Post n°117 pubblicato il 21 Agosto 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : Morteratsch stazione

Meta                        : capanna Boval 2496 slm 

Dislivello                  : 1198 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Rappresenta forse il più grande scenario glaciale visibile anche al meno allenato degli escursionisti questa facile escursione che ha partenza dalla località di Morteratsch (parcheggio a pagamento a pochi metri dalla stazione ferroviaria), raggiungibile oltrepassando il Passo del Maloja, proseguendo poi per St. Moritz e piegando qualche chilometro dopo per Pontresina (Morteratsch si trova circa 5km dopo questo paese).

Comincia dunque la facile camminata, perchè credetemi tale resta, attraversando la ferrovia proprio all'altezza della stazioncina di Morterasch. Terribile il primo impatto presso l'albergo sopra la stazione, dove bande di "merenderos" europei (tedeschi, svizzeri, italiani, austriaci) coi loro profumi dolciastri di creme anti-abbronzanti urlano, mangiano, si abbuffano,  in piena fase amorosa, manco dovessero prepararsi per una notte in discoteca (terribile!!).
Il sentiero è ampio, con pendenze tranquille, e ribadisco, percoribile da chiunque (parte all'altezza di un enorme mano di legno con chiare indicazione per la Chamanna Boval, che poi è un rifugio!). Incrociamo turisti, tanti turisti, troppi turisti, cafoni, maleducati, sporcano terribilmente, pochi salutano, in troppi strillano, ma fortunatamente non hanno volontà nè fisicità per andar oltre la metà del percorso per la Boval, permettendoci dunque di ritrovar la riflessione e la pace della "montagna vera".

Il sentiero sale dunque, dapprima con qualche tornante nel bosco, poi segue per buona parte il fianco della montagna su una vecchissima morena: "la Chünetta"; nei punti di vegetazione rada è possibile vederne l'impressionante altezza immaginando dunque quella che era la reale quantità di ghiaccio intorno al XIX secolo. Si segue quindi un piccolo avvallamento tra la morena del ghiacciaio e il fianco del Piz Boval, dove scendendo leggermente si raggiunge un piccolissimo laghetto alpino sulla nostra destra. Da qui si risale di nuovo per  breve tratto e restando sempre all'interno dell'avvallamento chiamato anche Chamin, dove si deve passare una piccola pietraia composta da rocce basali; oltre i pendii si riaprono e la vista spazia su tutto il ghiacciaio del Morteratsch  e del Vadret Pers(personalmente ho preferito percorrere per gran parte l'itinerario sul filo di cresta morenico, che è discretamente tracciato ma piuttosto franoso, per meglio fotografare alcuni escursionisti che scendevano per il ghiacciaio del Mortertasch). Un ultimo tratto appena esposto su alcune roccette (esistono delle corde fisse ma solo per ascensioni invernali) ci porta con alcuni tornanti al colle ove sorge la Chamanna Boval (comodamente in 2 ore e 30 dalla stazione di Morteratsch); il rifugio sorge in ambiente spettacolare considerando la facilità nel raggiungerlo. Di fronte la confluenza dei due Ghiacciai del Morteratsch, con a destra i 4000 e oltre del Piz Bernina con la sua splendida Biancograt, a sinistra il Bellavista, i Piz Palù, Zupò, la Vadret Pers, si intravede anche la Chamanna Diavolezza.

Dal rifugio la discesa può essere effettuata seguendo il percorso di andata, oppure seguendo il ghiacciaio.

Ne lsecondo caso scendere per qualche decina di metri sotto il rifugio seguendo inizialmente parte del sentiero di andata, per poi ripiegare decisamente a destra, dirigendosi sulla morena del ghiacciaio e seguendola fin quasi alla parte terminale. Questo ultimo tratto di morena è piuttosto affilato ma non presenta difficoltà o esposizioni di rilievo, bisogna comunque prestare sempre attenzione, in quanto il versante esposto al ghiacciaio è ovviamente franoso (lo stesso valga per prima). Raggiunta una quota prossima a quella del ghiacciaio e appena prima che la morena ricomincia a salire, bisogna scendere dal suo fianco sinistro ove visibile alcuni ometti di pietra.

 prestare molta attenzione. Raggiunto il pianoro formato da ghiaccio e pietre, si attraversa da ovest verso est il ghiacciaio, quindi in direzione diametralmente opposta alla morena appena percorsa. In questo punto di attraversamento i crepacci sono piccoli e non presentano grossi rischi, resta sempre inteso che la prudenza non è mai troppa.

Si attraversa quasi tutto il ghiacciaio in modo da portasi sul suo lato opposto, restando comunque sempre su di esso. Da questo punto è d'obbligo calzare i ramponi e anche se la discesa non è particolarmente ripida è consigliabile legarsi e procedere in conserva con picozza alla mano. Il primo tratto non presenta ancora grossi crepacci ma scendendo diventano più evidenti e grossi. Molti si riescono ad evitare passandoci intorno, mentre altri essendo piuttosto lunghi ma stretti, si possono saltare valutandone sempre la distanza. Si raggiunge un primo punto dove la discesa diventa leggermente più ripida e sempre superando e saltando i vari crepacci più ravvicinati e netti, la pendenza ritorna ad addolcirsi. Da qui è già possibile scorgere la fine del ghiacciaio e la strada carrozzabile sottostante. Proseguendo per un breve tratto dolce, cercando di restare sempre verso la propria destra, si raggiunge la parte terminale del ghiacciaio dapprima ancora molto crepacciata e poi più liscia ma con una buona pendenza costringendo una discesa in diagonale in modo da ritornare sul versante di andata, ora alla nostra sinistra (di nuovo sotto il Piz Boval), dove si arriva alla fine del ghiacciaio che superando alcuni sfasciumi ci si porta sulla carrozzabile riportandoci velocemente alla stazione di Morteratsch.

In foto la famosissima Biancograt

 
 
 

Periplo Piani di Artavaggio   -   Piani dell' Alben   -  vetta Sodadura 2010 slm

Post n°116 pubblicato il 08 Agosto 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza  : Moggio

Meta                         : giro ad anello

Dislivello                   : 2074 a/r circa

Difficoltà                   : escursionistica

Ancora una volta ai Piani di Artavaggio, questa volta per un bel giro ad anello in cui si è inclusa la vetta del Monte Sodadura (2010 slm) e a cui si voleva aggiungere il Pizzo Baciamorti e l' Aralalta, ma a causa di un ritmo troppo lento si è poi optato per la bocchetta di Regadur, il rifugio Gherardi ed il ritorno ai Piani di Artavaggio, per poi ridiscendere a Moggio...

Per chi proviene da Milano in direzione Valsassina, poco oltre il colle di Balisio (ove si trova la via normale alla Grigna Settentrionale) si piega a destra in direzione dei Piani di Artavaggio (buona segnaletica); duecento metri prima della stazione a valle della funivia Moggio-Artavaggio (ultima corsa 17.30) si imbocca a sinistra via dei Monti ove poco dopo sulla sinistra inizia il sentiero 24 (indicazione giallo/bianca/rossa) per il rifugio Nicola, il Sassi Castelli, il Cazzaniga Merlini. Il dislivello di 754 metri pesa non poco a causa del sentiero non certo in buone condizioni (tutti oggi usano la funivia), si traversa un canale su cui scorre al di sopra la funivia (alcuni cartelli ne sconsigliano la sosta al di sotto), tra boschi di latifoglie e alcune conifere si sbuca faticosamente dopo quasi 2h nei pressi della cappelletta rosa posta alle spalle del rifugio Sassi Castelli (fate attenzione, alla fine il sentiero è molto mal marcato e coperto da fitta vegetazione, in salita mantenete sempre la destra ad ogni eventuale bivio, alcune indicazioni su roccia). Qui la carrereccia che collega i vari rifugi dei Piani porta agevolmente al rifugio Nicola ove poi si imbocca la cresta (escursionisti esperti, causa un tratto che presenta alcuni passaggi su roccette piuttosto instabili) che ci conduce in 20 minuti circa alla vetta del Monte Sodadura che con i suoi 2010 slm rappresenta la massima elevazione della gita. Ridiscesi per la medesima cresta si piega al termine di essa decisamente a destra (indicazioni per il rifugio Gherardi, la bocchetta di Regadur, il Baciamorti), traversando facilmente un lungo mezza costa che in 30 minuti ci porta alla bocchetta di Regadur ove esiste chiara segnaletica;  a sinistra per il Pizzo Baciamorti (2009 slm, circa 1h di facile cammino), ma la sete e la stanchezza oggi si fanno sentire e optiamo per il rifugio Gherardi (1650 slm) piegando dunque a destra in direzione di Quindicina. Si traversano agevolemte alcune caratteristiche cenge, la vegetazione si infittisce nuovamente e in 30 minuti dopo aver oltrepassato l'ex Cesare Battisti, si giunge al Gherardi, gestito ora dall' associazione volontaria Mato Grosso. Finalmente birra (ma occhio, non avendo il frigo ogni bibita risulta temperatura ambiente!!), pausa, sigaretta, meditazione, alcune foto e si riparte nuovamente in direzione del Cesare Battisti (ex rifugio oggi privato, facilemte riconoscibile per il suo colorito rosa) ove poco prima in prossimità di una bacheca in legno si piega a sinistra seguendo nuovamente un lungo mezzacosta che in circa 1h 30 ci riporterà nei pressi dell'Albergo degli sciatori ai Piani di Artavaggio. Visita obbligatoria alla piccola chiesetta dei Piani, giusto una preghiera e si punta in direzione del Sassi Castelli ove imboccheremo nuovamente il sentiero che precipita a Moggio (scendendo mantenete sempre la sinistra, inizialmente numerazione 30, poi 24; se tenete la destra ai bivi vi ritroverete al termine nei pressi del municipio di Moggio, anzichè vicino al piazzale antistate la funivia).

Un monito per l'escursionista: traversando numerosi alpeggi, abbiamo incontrato numerose serpi, sia chiaro nessuna di esse pareva vipera, ma comunque scarponcini alti non posson che aiutare!!

In foto il Monte Sodadura fotografato dall' attacco della cresta

 
 
 

Rifugio Mezzalama - Rifugio Guide d' Ayas - 3420 slm

Post n°115 pubblicato il 02 Agosto 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : St. Jacques

Meta       : rifugio Mezzalama e Guide d' Ayas

Dislivello : 3464 a/r

Difficoltà : escursionisti esperti alpinisti

Si parte dalla solita piazzetta di Saint Jacques seguendo ormai con gli scarponi ai piedi la via principale del paese  lasciando a sinistra un primo ponte (c'è una piccola edicola votiva in mezzo alla strada) che da accesso al vallone del Tornalin, fino a superare la frazione di Blanchard  ove un altro ponte in legno ci porta sulla sinistra in questa frazione mentre sulla destra da accesso al sentiero per Fiery. Poco prima del ponte sulla destra si lascia la poderale che sale al Pian di Verra inferiori che viene percorsa solo dai mezzi autorizzati (tra cui il servizio jeep-taxi, con partenza durante la stagione estiva dalla piazzetta della cappella). Saliamo dunque seguendo quello che era un antico sentiero walser lasciando a sinistra il cartello per Blanchard  seguendo invece i bolli gialli n° 7/8, sino a raggiungere la frazioncina di Fiery (mt. 1878) dove una serie di segnali ancora prima delle case ci indica a destra per il Pian di Verra, il Lago Blu e la Valle di Tzere mentre a sinistra per il Vallone delle Cime Bianche.

Il bosco si apre leggermente superiamo un'altra deviazione verso l'antico albergo di Beau bois ove si individua anche un antico rascard e dal quale ci si può portare al villaggio Resy (sentiero 8a, poi al Palon). Superata una  baita si continua a salire  in bosco di larici con diversi tornanti finchè il percorso svolta decisamente verso destra a mezza costa immettendoci in un valloncello che regalerà più tardi una vera e propria apparizione del Monte Rosa, raggiungendo il Pian di Verra inferiore in corrispondenza di un grosso masso triangolare  e della poderale che proviene da destra (mt. 2050).
Si percorre per intero il pianoro al termine di cui si individua il bivio per il magnifico Lago Blu i cui segnali indicano anche Rif. Mezzalama - Rif. Quintino Sella ed i numeri 7/8. E' possibile salire per questa via (che poi è quella da noi percorsa) per poi ricollegarsi al percorso originale tramite due ponticelli in legno che scavalcano il torrente di Verra fra le due morene che scendono ai lati del Gran Ghiacciaio di Verra. Viceversa seguendo la via originale, si svolta a destra su di un ponte, lungo la poderale, ma il tracciato risulta decisamente più monotono e non permetterebbe all'escursionista la visita al Lago Blu.  Si prosegue dunque nuovamente in bosco fino a raggiungere il laghetto dai coloro glaciali, ove l'evidente  traccia porta poi in corrispondenza dell'attraversamento del torrente (tramite i due ponti sopracitati) e conducendoci sulla morenica cresta del Rifugio Mezzalama.
La salita si fa decisamente più ripida, il percorso inizia ad esser maggiormente aereo  ed assolato poichè anche gli ultimi larici sono oramai scomparsi. Si sale seguendo la cresta (è possibile comunque un mezzacosta ben traccciato ed è ovvio e consigliatissimo percorrerle entrambe, una in salita e l'altra per la discesa).  Risulta piuttosto lungo e faticoso questo tratto (alternato anche da alcuni saliscendi) che lascia alla nostra destra i Piani di Verra superiore portandoci poi al rifugio Mezzalama; ovviamente già a metà percorso una pioggia copiosa ci accoglie tra i ghiacci del Rosa. Lo scenario diventa terrificante, suggestivo e ammaliante al tempo stesso. Il tuonare del crollo dei seracchi incute timore, il Gran Ghiacciaio di Verra ed il piccolo omonimo appaiono come per incanto in un dedalo di crepacci e seracchi, Castore, Polluce, Punta Perazzi, Roccia Nera, Punta e colle Felix, Gobba di Rollin, potrei non finire mai....alcune schiarite regalano magici giochi di luce...
Siamo a 3036 slm, thè caldo e si prosegue  sulla morena in direzione dei ghiacciai superando la piccola piazzola per l'elicottero.
Si incontrano quindi le prime roccette, che richiedono passi di semplice arrampicata, nulla di difficile sia chiaro, ma sempre massima attenzione;si giunge quindi alla lingua di ghiaccio del Grande Ghiacciaio di Verra, ove si calzano i ramponi e la picozza (quest'ultima non indispensabile bastano i bastoncini), e su traccia molto battuta si traversa questa piccola lingua di deiezione del ghiacciaio; al termine del facile attraversamento si inizia la salita al rifugio, che svetta sopra le nostre teste. Ci attende ora il tratto più difficile e ostico visto che circa la metà del dislivello tra un rifugio e l'altro è concentrato in questo tratto, nonchè il fatto che già molto dislivello pesa sulle nostre gambe.
Qui il terreno diviene ghiaioso e instabile, ogni passo va affrontato con estrema attenzione, anche per via della traccia che è molto vaga ( alcuni segni di vernice sulle roccette ma quasi mai evidenti, se poi si aggiunge le nebbie che spesso circondavano!!). In linea generale lo si affronta tenendosi  sulla sinistra e qui la piccozza serve come utile appoggio ed aiuto a mantenere l'equilibrio.
Un tratto attrezzato con passerelle di legno permette  di togliere i ramponi e alcune corde fisse aiutano non poco anche in considerazione della pendenza davvero notevole e del terreno qui friabilissimo. La terrazza del Rifugio Guide d'Ayas infine ci accolgie. E' magia...

In foto la seraccata terminale del piccolo ghiacciaio di Verra

 
 
 

Monte Berlinghera - 1930 slm

Post n°114 pubblicato il 28 Giugno 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : San Bartolomeo (Gera Lario)

Meta                        : vetta Monte Berlinghera

Dislivello                  : 1460 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Raggiunta la località di San Bartolomeo (1205 slm, facilmente raggiungibile da Gera Lario con percorso estremamente panoramico) si parcheggia nei pressi della chiesetta ove sulla sinistra bisogna imboccare il sentiero indicato con paletto segnavia biancorosso (alta Via del Lario, Sasso Canale 3h) che si trova poco prima del parcheggio.

Il sentiero sale dolcemente in un bel bosco di pini, ed incrociando poi la strada sterrata che proviene da est (carrozzabile da San Bartolomeo ma solo per i residenti!) si piega decisamente verso sinistra entrando  in Valle Scura, per giungere in circa un ora di facile camminata dapprima agli alpeggi di Pescedo, poi all’alpe di Mezzo (1540 slm).
In questa bella località dove nulla sembra esser lasciato all'abbandono ed ai segni del tempo ci si può refrigerare qualche minuto con un bel bagno gelido nei pressi del torrente (come da noi fatto domenica scorsa!), si abbandona quindi l’alta via del Lario risalendo sulla destra e puntando verso dei tralicci dell’alta tensione. In prossimità di un abete isolato, parte sulla sinistra della carrabile un non facilmente individuabile sentierino, che rapidamente ci conduce alla Bocchetta di Chiaro (1666 slm)
Qui nessun segnavia aiuta, ma è evidente una traccia sulla nostra destra che con numerose serpentine attraversa un bosco di pini e splendidi rododendri in fioritura, portandoci alla croce di metallo dell'antecima del Monte Berlinghera; da qui si prosegue sempre per  cresta (solo maggior attenzione agli ultimi metri che attraversano sfasciumi) ed in venti minuti si giunge ai 1930 metri di vetta della nostra odierna gita. Con estrema difficoltà si intravede il Sasso Canale, l'umidità presente non ci permette di veder oltre e del Legnone o del Pizzo Stella neanche l'ombra. Davvero peccato, da ripetere sicuramente questo autunno quando le prime nebbie creeranno maggior suggestione e l'aria darà spazio ad ampi orizzonti...

In foto in discesa dalla cresta si nota bene sulla sinistra la croce dell'antecima



 
 
 

Corno Birone, Sasso Malascarpa, Prasanto, Monte Rai - splendida cavalcata nel triangolo lariano -

Post n°113 pubblicato il 10 Giugno 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : Valmadrera

Meta                        : Corno Birone, Sasso Malascarpa, Monte Rai

Dislivello                  : 2250 a/r

Difficoltà                  : escursionisti esperti

Week end sotto un tremendo temporale; comunque sia bell' itinerario che si sviluppa dalla località di San Tommaso per giungere allo stretto imbocco del canalino presso la falesia del Sasso Malascarpa, che con divertenti passi di I e II ( ieri però piuttosto infidi a causa del terreno fangoso e delle rocce umide) porta dapprima alla vetta del Prasanto (1245 slm) per poi su facile sentiero proseguire al Monte Rai (1215 slm), al Cornizzolo (1241 slm) ed al Malascarpa (1200slm) restando sempre su larga dorsale (differente il discorso per l'ascesa ai Corni di Canzo).

Raggiunto il paese di Valmadrera (all'interno del Triangolo Lariano), alcune indicazioni portano alla località Belvedere (325 slm) ove si parcheggia l'auto; su facile e larga mulattiera si sale in circa mezz'ora alla località alpestre di San Tommaso (580 slm), che ci accoglie con una bella cascata sia a monte che a valle. Piegando gradualmente verso Sud la strada sbocca, infine, sul poggio panoramico dove sorge la chiesetta omonima. Sulla destra, poco sopra un piccolo cippo in memoria della guerra partigiana combattuta su questi monti, si trovano alcuni cartelli indicatori per il Corno Rat e Sambrosera (ancor prima una deviazione volendo per il Monte Moregallo). 

Lambiti a monte gli edifici di San Tomaso la stradina prosegue ancora in piano entrando in Valle Mulinata il cui versante destro orografico è formato da impressionanti quinte rocciose di notevole effetto scenografico. Poco dopo, lasciato a sinistra il bivio per S. Pietro in Monte (sentiero OSA n. 5), la strada si restringe salendo in bosco e divenendo presto sentiero. Ci troviamo ora nella splendida Riserva Naturale del Sasso  Malascarpa, area di notevole interesse geologico e ambientale (qui famosissimi i Choncodon, splendidi fossili incastonati nel fragile calcare). La salita prosegue sempre abbastanza erta ma mai veramente faticosa. Si supera il Fontanino del Tof, e  man mano che si procede il solco della valle si restringe mentre, sulla destra, compare la bella falesia del Sasso di Malascarpa, dalle creste sottili ed erose.

Prima di giungere ad una radura dove sorge una vecchia baita (Cà Rotta, che risulta poi la Via Normale) si piega a destra  su scomoda, ma assai suggestiva  variante che si stacca  dal sentiero principale poco dopo il Fontanino del Tof (indicazioni Prasanto-Fontanino G.F. OSA) Un ripido sentiero porta, infatti, ai piedi della suggestiva falesia del Sasso di Malascarpa e traversandone un ripido canale (I max II)  ne percorre la base salendo verso sinistra (ieri massima attenzione a causa del fondo fangoso, delle rocce umide e decisamente fragili). Alcuni gradini di legno facilitano l'accesso al Fontanino G.F. OSA e, aggirate le rocce sommatali del Sasso di Malascarpa, si giunge sul crinale del Monte Prasanto formato dai suggestivi campi solcati (esiste una piazzola di avvistamento accessibile a chiunque). Seguendo poi la dorsale di cresta verso sinistra si arriva alla Bocchetta di S. Miro dove, da sinistra, sale la variante descritta sotto:

- variante - Proseguire la salita portandosi sulla cresta e poi volgere a sinistra sull'ampia dorsale boscosa raggiungendo in breve la vetta del Monte Rai. Da qui, seguendo le indicazioni prendere il sentiero n°ì. 3 che s'abbassa per cresta verso Est. Tralasciando la deviazione a destra per San Pietro in Monte si raggiunge una spalletta rocciosa dove, da sinistra, giunge la variante seguente.

- seconda variante - Da Cà Rotta seguire verso sinistra il sentiero n. 1 (bolli gialli, bianchi e rossi) che ora diventa stretto ma non difficile, Per prati e rado bosco si traversa in posizione aerea risalendo da ultimo a raggiungere una spalla rocciosa sulla cresta che collega il Monte Rai e il Corno Birone. Si scende, ora, leggermente verso destra e poi per cresta si raggiunge la rocciosa vetta del Corno Birone sormontata da una bella croce metallica sotto la quale si apre un balzo a precipizio su Valmadrera veramente impressionante, ma assolutamente da fare.

In foto il canale della falesia del Sasso Malascarpa da noi attraversato...

 
 
 

Monte Lesima - 1724 slm

Post n°112 pubblicato il 04 Giugno 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Piani di Lesima

Meta                        : Monte Lesima

Dislivello                  : 1160 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

All'estrema punta meridionale della Lombardia, il Lesima con i suoi 1724 metri di altezza risulta esser la cima più alta della provincia di Pavia; di facile accesso offre all'escursionista un bel giro ad anello (ieri da noi percorso, sentiero 123), non troppo lungo nè troppo faticoso... celebre montagna in quanto pare intorno al 218 avanti Cristo, il condottiero Annibale si ferì una mano salendo sulla montagna per osservar la battaglia della Trebbia (da qui l'origine del toponimo "Lesa Manu"), sospetta anche la vicina cima del Monte Tartago, le cui affinità di molto lo avvicinano a Cartago, cioè Cartagine.

Per chi come noi viene da Milano si segue per Pavia poi Salice Terme e Varzi, proseguendo per il passo del Penice ove deviando a destra per il Passo del Brallo si raggiunge il piccolo borgo di Brallo di Pregola; qui evidenti indicazioni portano ai Piani di Lesima, ove si parcheggia l'auto nei pressi dell' albergo Prodongo (circaq 170 km da Milano). Ci si indirizza dietro la piscina dell'albergo sopracitato tagliando un campo ed incrociando dopo qualche minuto una strada asfaltata che imbocchiamo girando a sinistra. Si prosegue per circa 30 minuti su questa strada aperta al traffico veicolare (ma ce n'è veramente poco per fortuna), trovandoci poi finalmente davanti ad una palina con indicazione biancorossa che indica per il Monte Lesima (sentiero 123), oltre si proseguirebbe invece per il borgo di Zerba... da qui traversando una splendida faggeta su sentiero discretamente marcato si sale per la dorsale che dopo mezz'ora circa sbuca fuori dal fitto bosco, per risalire l'utlimo tratto di sentiero in larga cresta ove la ben visibile cima con croce e il geoide della stazione di controllo  del dipartimento aeronautico militare italiano si raggiunge rapidamente e con poca fatica... ieri il tempo alternava schiarite a piovaschi (d'altronde era l'unica area a non presentar tempoarali stando al meteo, ed ecco il perchè di tale decisione), ma la visuale spazia su tutto l'Appennino Piacentino, sul Mar Ligure e oltre. La discesa avviene sul versante opposto della selvaggia Val Boreca; usciti nuovamente su una strada carrabile (che dà accesso al geoide), la si segue puntando evidentemente sui Piani di Lesima; dopo alcuni minuti un altra evidente palina sulla destra (sempre segnavia biancorosso) ci stacca da essa, portandoci paralleli su mulattiera (la famosa Via del Sale) che in circa un ora e mezza ci riporta ai Piani.

 
 
 

Val dei Ratti Val Codera - il Tracciolino

Post n°111 pubblicato il 12 Maggio 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Novate Mezzola

Meta                        : sentiero Tracciolino

Dislivello                  : 1460 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Il tempo anche ieri inclemente, viste le copiose piogge alternate a brevi schiarite, non ha impedito a noi e alcuni altri escursionisti di apprezzare appieno il valore naturalistico e paesaggistico di questo splendido itinierario, alla portata di molti ma per chi non soffre di vertigini...

Da Milano si segue per Lecco, costeggiando poi l'intero lago in direzione Colico, per piegare quindi a destra al primo incrocio dopo la stazione di Novate Mezzola (via Ligoncio se non erro) parcheggiando in apposite aree di sosta. Si prosegue su strada inizialmente asfaltata (ma per breve) piegando nuovamente a destra  in prossimità del ponte sul fiume, poi diritto per alcuni metri; sulla sinistra una carrereccia con paline indica per San Giorgio, Val Codera, Val dei Ratti. Oltrepassata la sbarra in ferro si attraversa una cava al cui fianco sorge un piccolo ovile, oltrepassandolo si piega a sinistra (le indicazioni sono abbastanza chiare)... la salita in bosco è accompagnata da alcuni tuoni e continui rovesci di pioggia alternata ad alcune brevi schiarite. In 45 minuti si giunge allo splendido borgo di San Giorgio, dove troviamo riparo sotto alcune tettoie in attesa di un miglioramento metereologico...il paesino si rivela una vera perla montana, non amo personalmente attività e segni umani in montagna, ma riconosco che girando per le piccole vie di questa paesino c'è da restare stupiti da tanta armonia tra uomo e natura (fosse sempre così!!). Non rasserena, ma almeno smette di piovere, zaini in spalla si riprende in direzione Tracciolino (una piccola palina in legno ci aiuta a trovar il giusto sentiero), si oltrepassa il piccolo cimitero, in circa 15/20 minuti si giunge ad un bivio, ove piegando a destra inizia questo splendido itinierario; credetemi, amo le vette, le creste, l'alta montagna, ma davanti al Tracciolino non si può non restare stupefatti...un sentiero totalmente scavato nel granito, con  dirupi che fanno sentir più in alto di quanto realmente lo si sia, completamente pianeggiante, con numerose gallerie, fredde, umide, illuminate e non (ps frontalini indispensabili, mentre la galleria ove si incrociano i binari della piccola ferrovia a scartamento ridotto è munita di interruttore con temporizzatore) i panorami son belli, col Legnone ancora innevato e ieri avvolto tra le nubi, gli specchi dei laghi, il Manduino il Ligoncio. Si vorrebbe non finisse mai questo splendido tracciato, ma al termine dell'unica galleria con illuminazione ci si trova di nuovo davanti ad un bivio: piegando a destra si percorre per alcuni minuti il sentiero che porta al termine dei binari presso una piccola stazioncina attrezzata, alla cui sinistra il sentiero letteralmente precipita nel bosco riportandoci alla località Campo (ps sentiero molto poco battuto e ieri scivoloso a causa delle continue piogge), viceversa piegando a sinistra al bivio si percorre la splendida Val dei Ratti che con giro ad anello ci riporta alla località di San Giorgio (quest'ultimo sentiero regala spledidi scorci sui "tremila" quali Ligoncio e Manduino, oltre la possibilità di proseguire per la diga e la località di Frasnedo).

Escursione cinque stelle, nonostante il meteo sfavorevole, poca la fatica rispetto a ciò che realmente è capace di regalare questo splendido tracciato

 
 
 

Passo San Simone 2000 slm

Post n°110 pubblicato il 01 Maggio 2008 da maxpao1977
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località partenza : Piazzale impianti S. Simone

Meta                    : Passo San Simone

Dislivello              : 600 a/r

Difficoltà              : escursionistica

Ancora Val Brembana, ancora molta neve, pesante, carica, slavinava ovunque intorno alla Baita Camoscio, dai dolci pendii che salgono al passo di Lemma, agli stessi del Passo di Tartano, dal maestoso Cavallo al Pegherolo...

Saliti al piazzale degli impianti di risalita di San Simone, la meta in origine era la vetta del Monte Lemma, un escursione facile e per il dislivello e per la cresta lunga ma mai esposta e attrezzata.... eppure già alla Baita Camoscio (domenica era aperta) moltissima neve, pesante, quattro chiacchere col rifugista che vivamente ci sconsiglia la salita al Lemma, noi consapevoli proseguiamo fin dove a nostro giudizio le condizioni son da reputare sicure...poca strada comunque, attraversiamo alcune slavine, anche di grosse dimensioni, che ci portano faticosamente al Baitone (1860 slm) poi veramente troppo rischioso avventurarsi in traversi che in differenti condizioni metereologiche risulterebbero semplicissimi... fatto dietrofront sempre sul poco visibile itinerario 116, torniamo alla baita Camoscio, rincuorandoci che di vette oggi non se ne prendono a meno di elevati rischi. Decidiamo quindi per il Passo di San Simone (2000 slm),  stretta incisione tra il monte Cavallo e la vicina cima dei Siltri. Il passo è comunque molto caratteristico per via delle curiose erosioni verticali che solcano il roccioso versante del maestoso monte Cavallo.

In sostanza gita di ripiego alla portata dell'escursionista anche non esperto con discreti orizzonti e belle vedute sul Cavallo, il Pegherolo, il Siltri e il più lontano Lemma.

In foto le caratteristiche placche verticali alla base dle Monte Cavallo presso il Passo di San Simone.

 
 
 

Monte Cancervo - 1835 slm

Post n°109 pubblicato il 16 Aprile 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Le Foppelle

Meta                        : vetta Cancervo

Dislivello                  : 1680 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Quest'oggi in Val Brembana, raggiungibile uscendo a Dalmine (Milano-Venezia A4) si prosegue per Villa d'Almè fino San Giovani Bianco, piegando poco più avanti per Camerata Cornello (famosa per la famiglia Tasso); qui si percorre la carrale che collega il piccolo borgo di Pianca a Era e Cespedosio, in prossimità di un largo tornante sinistroso un piccolo spiazzo con discreta cartellonistica ci permette di parcheggiare l'auto. Siamo a 1075 slm, piove copiosamente, indossiamo kway e guanti (temperatura in vetta 2/3° sotto zero), imbocchiamo il sentiero 136 (bella e larga mulattiera non ci si può sbagliare) che in bosco di faggi ci porta con numerosi tornanti al passo di Grialeggio (1695 slm). C'è moltissimo ghiaccio e altrettanta neve, la salità senza ramponi e racchette (dimenticate!!) è faticosa, incontriamo solo 4 escursionisti che a loro detta son saliti al Cancervo (poi rilevatasi una gran balla vista la totale assenza di traccia, a volte mi chiedo cosa costi l'onestà!!), in circa 1 ora e 30 siamo al passo, avvolti dalle nebbie, e inizia a grandinare.... troviamo riparo sotto una piccola roccia sul lato che sale verso il Venturosa (1999slm), attendiamo, il vento soffia discretamente, dando poi tregua e spazzando via alcune nubi basse.... riprendiamo a salire sulla sinistra del passo (indicazioni al passo per Monte Cancervo) non vi è traccia alcuna, solo neve vergine che arriva al ginocchio...il primo ripido pendio è forse il più difficile vista l'instablità nevosa e l'esposizione, superatolo optiamo per una salita in cresta che ci vede faticare per 40 minuti a batter traccia, tra la nebbia che non ci permette di veder alcunchè... torna a nevicare, lascio Aurora in una piccola selletta, cercando di risalire un altro ripido colletto in cresta, ma la neve oltre il metro e l'assenza di picozza mi bloccano...affranto torno giù, aumenta nuovamente il vento, schiarisce per attimi, la croce la vedo, è dietro il colletto che stavo affrontando...optiamo per un mezzacosta piuttosto rischioso, va bene, siamo alle facili roccette finali del Cancervo. La vetta è raggiunta, non si vede manco il Venturosa che è la a fianco...ma la soddisfazione è tanta, i pendii vergini, l'atmosfera surreale, solitudine completa. gioia da condividere solo io e Aurora.... non posso purtroppo dar alcuna indicazione sul sentiero, non vedevo nulla, ho fatto molta cresta dal passo di Grialeggio fino all'antecima del Cancervo, forse erroneamente ma ho preferito evitare traversi visto il carico instabile di neve su ghiaccio; poi ho aggirato l'antecima, non ho visto alcun segnavia giallo su roccia (troppa neve) ma non credo il sentiero normale passase dall'itinerario da noi percorso... gita non facile in queste condizioni...

In foto la croce di vetta con noi due..

 
 
 

Val Meria - Gruppo delle Grigne

Post n°108 pubblicato il 31 Marzo 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica :

Località di partenza : Rongio

Meta                        : Alpe Era, Grotta dell' Acqua Bianca, località La Gardata, chiesa S. Maria

Dislivello                  : 1500 circa a/r

Difficoltà                  : escursionisti esperti

Una valle particolarissima, una forra incredibile (il sole fatica a penetrarvi), un canyon alto fino a 400 metri  con precipizi da urlo, un alpeggio dalla posizione impossibile (un paradiso attorniato dall' inferno), il fiume che accompagna con urla e tormento gran parte dell'escursione... non adatta a tutti ma a tutti da me consigliata...

Si parte da Rongio, s.s. Lecco-Colico con uscita a Mandello del Lario, poi indicazioni per la piccola frazione di Rongio, ove presso il parcheggio del Bar Simone termina l'asfalto dando inizio a questo lungo e interminabile carosello... Alle spalle del piccolo bar segnavia 14/18 per Rif. Bietti, Alpe Cetra, Era, Rif. Rosalba...lo si segue costeggiando la sinistra idrografica del torrente Meria per una buona mezz'ora fin all' attraversamento di un ponte in ferro  dopo il quale si cambia decisamente pendenza  costeggiando alcuni salti d'acqua e marmitte, giungendo in 15 minuti alla splendida grotta dell' Acqua Bianca o Ferrera (460 slm), quest' ultima  visitabile facendo attenzione alle rocce umide. Trattasi di un enorme grotta dovuta a fenomeni di carsismo, alta circa 20 metri e profonda 180, decisamente buia (quindi portatevi torce o frontalini), e piuttosto umida. Addentratevi con molta cautela ma una visita è d'obbligo. Foto di rito utilizzando un flash supplementare a spot e dei lampeggiatori, poi si riparte. Al bivio presso la grotta stessa piegare sul sentiero 18, non seguire il 14 che porterebbe invece sulla cresta Sinigaglia verso il Rifugio Rosalba. Si sale nuovamente con decisione e non poca fatica ma sempre su bel selciato (qui molto più esposto, ma sempre largo e sicuro) seguendo indicazioni per la località Gardata (1043 slm) raggiungibile in circa 45 minuti dal bivio della grotta. Qui sosta d'obbligo presso il bel bosco di abeti e pini che circonda questa caratteristica abitazione, in attesa di affrontare la variante 18a segnavia bolli gialli (la si può comunque evitare proseguendo sul 18). Il selciato lascia posto a un sentiero mal battuto e piuttosto stretto (oltretutto ieri fangoso), che attraversa a mezza costa la parte orientale della stretta Val d' Era; per chi non soffre di vertigini, l' esposizione è sostenuta, alcuni tratti attrezzati con catene e corrimano, i bastoncini li abbiamo dovuti riporre per un buon quarto d'ora (erano inutilizzabili sul tipo di sentiero), poi ci si ricongiunge al 18, che gira molto più largo e meno panoramico (qui lo Zucco di Sileggio fa la sua bella figura, per non parlare delle pareti del Sasso Cavallo e Carbonari). Si prosegue in direzione nord/nord ovest per piegare poi decisamente verso est e raggiungere prima un abitazione nominata Cas del Beps, poi una caratteristica baita bianca con persiane rosse, si ridiscende per altri cinque minuti raggiungendo lo splendido alpeggio dell' Alpe Era, vero paradiso, il ruscello che scorre dolce, verdi prati, gente cordiale, tutto splendido.

Anche qui sosta d'obbligo, si incontrano alcuni escursionisti, cortesi, disposti al dialogo... poi giù in direzione sud, un cartello indica 15/15b ossia affrontare il canyon dall'alto con elevata esposizione ma sempre al sicuro (15) oppure il magnifico sentiero attrezzato del fiume (15b) che con alcuni tratti attrezzati ci permette un salto di 500 metri di dislivello ed una visita alle candide cascate di Era. Tutto molto bello credetemi, dannatamente faticoso ma unico. Valle molto particolara, ad un ora da Milano, piuttosto frequentata ma sui sentieri più battuti (il 15 che da Somana porta ad Era, e il 14 che da Rongio porta al Rosalba), da fare sicuramente il giro ad anello da noi percorso, nonchè il 17/b che sale dalla cresta Sud/Est  dello Zucco di Sileggio... non aspettatevi grandi panorami, la valle è incassata letteralmente tra le Grigne e gli svariati Zucchi...

In foto visitando l'interno della grotta dell' Acqua Bianca

 
 
 

Palon di Resy - 2673 slm

Post n°107 pubblicato il 25 Marzo 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : St. Jacques

Meta                        : vetta Palon di Resy

Dislivello                  : 1946 a/r

Difficoltà                  : escursionisti esperti

Splendida e solitaria ascensione ieri in Val d'Aosta, con discreto innevamento, vento forte a raffiche, totale assenza di traccia già dalla bella frazione di Frachey, ed un sole magnifico nonostante le rigidissime temperature.

Partendo dalla piazza di St.-Jacques (Val d'Aosta, uscita autostradale Verrès, poi indicazioni per Val d'Ayas fino a fondovalle) si svolta a destra subito dopo la chiesa, con chiare indicazioni su paline per la località Resy;  inizialmente facile, il sentiero numero 9 si fà subito piuttosto ripido (tenete presente che l'ascensione si svolge su un dislivello di quasi 1000 metri per una lunghezza di circa 3.4 Km, con logica conclusione di pendenze medie intorno ai 30°). Sale nel bosco con numerosi tornanti oltrepassando la Fontana dello Scoiattolo  arrivando infine a Resy, soleggiata frazione a 2060 slm, che  ospita anche il Rifugio Ferraro (attualmente in fase di ristrutturazione) e il Rifugio Guide di Frachey. Da Resy (raggiunta in 45" da St.Jacques), oltre al Palon, è possibile raggiungere il Colle Bettaforca salendo poi al rifugio Quintino Sella o scendere a Gressoney, oppure proseguire verso il Pian di Verra Inferiore o verso Fiery (ottime indicazioni).

Oltrepassati i due rifugi dopo aver rifiatato, il sentiero  coincide con la primissima parte della sterrata che procede in direzione est verso il Colle Bettaforca, con neve ieri non battuta. Qui grazie alla totale assenza di escursionisti, numerosi avvistamenti di camosci e lepri, più in alto sul Palon abbiamo osservato altresì lo splendido volare dell'aquila. 
Dopo buon tratto in falsopiano, in coincidenza di un grosso masso sulla sinistra, si piega  per il Palon di Resy (attenzione non facilemte identificabile); la traccia era inesistente, il sentiero sale molto velocemente in un rado bosco di larici e il panorama si fa più ampio, con vista che va da tutto il vallone delle Cime Bianche al Bettaforca, alla Val d'Ayas.
C'è qualche largo tornante, ma il sentiero sale in gran parte diritto su pendio che è piuttosto ripido (punte intorno ai 35°). Alcuni sassi sono marcati con  segno giallo ma la neve scesa in settimana ne cela molti, rendendo di difficile comprensione la salita (il sentiero ha numerazione 8c 8d). Usciti dal rado bosco a noi scegliere se piegare per cresta o affrontare mezza costa l'ultimo tratto; il vento ieri piuttosto forte e la neve farinosa e instabile ci fanno optare per un sentiero promiscuo da noi individuato che ci permette di evitare pericolosi pendii (spesso lasciavo la mia ragazza a notevole distanza affrontando lunghi tratti per valutarne la stabilità nevosa, non nego di aver più volte temuto per me). 
Quasi in vetta si oltrepassa il bivio per i laghi proseguendo per l' ormai visibile croce di vetta del Palon (2673 slm), che ci accoglie con bellissimi mulinelli di vento causati dalle forti raffiche, il manto nevoso è qui ancor più instabile con crosta da rigelo fragile su polvere di 20/30 cm).
Non chiedetemi nulla sul panorama, il forte vento e le rigide temperature  mi hanno letteralmente rovinato una splendida gita mandandomi ko la scheda di memoria resettando tutte le fotografie fin qui fatte (non immaginate il nervoso) costringendomi quindi un domani a dover tornare su questa vetta.

In conclusione gita in solitaria con semplici scarponi, bastoncini e ghette, nessuna persona incontrata se non al rifugio Ferraro tre ragazzi che lavoravano al rifacimento del locale invernale, totale assenza di traccia da Resy al Palon, una fatica che non immaginate doverla tracciare; i panorami... indubbiamente splendidi, dai Tournalin al gruppo del Rosa, il Combin, il Rothorn, lo Zerbion e mille altre ancora....ma quella maledetta scheda di memoria....

 
 
 

Free Tibet

Post n°106 pubblicato il 18 Marzo 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Non amo la politica. Mai parlato di politica in questo blog. Mai trattato un argomento tanto sporco, schifoso e ipocrita in queste poche righe che di settimana in settimana lascio in rete. Ma non posso per quei pochi che mi seguono e che io stesso seguo lasciar un pensiero su ciò che attualmente accade in Tibet; sommariamente parlando la Cina ha interdetto la salita all' Everest fino al 10 maggio  per tutelare eventuali boicottaggi alla fiamma olimpica (con quale autorità mi chiedo io!!), evitando salite anche dal versante nepalese (pare sotto lauto compenso economico visto che la giurisdizione non lo permetterebbe)... 

Da lunedì, giorno dell'annuncio, sono insorte numerose proteste da ogni dove, soprattutto da parte di alpinisti che hanno visto cancellate le spedizioni per cui avevano già pagato e organizzato il tutto (trattasi di molte migliaia di dollari); la questione, però, non è solo organizzativa in quanto ha assunto  soprattutto  valore politico. Molti, infatti, ritengono che la decisione del governo cinese di "isolare" gli alpinisti incaricati di portare in vetta la torcia delle Olimpiadi di Pechino 2008 non sia fondata solo sui motivi di sicurezza addotti nelle comunicazioni ufficiali, bensì piuttosto ritengono che si basi sul timore che qualcuno delle organizzazioni "Free Tibet" possa approfittare dell'occasione per trovare il modo di rivendicare l'indipendenza della regione con eventuali sabotaggi alla salita della fiamma olimpica.

Per questo motivo, sembra sempre più probabile che la Cina tenti con ogni mezzo di impedire la salita in vetta anche dal versante Sud (cosa poi oggi accaduta). Sebbene infatti la Cina abbia giurisdizione solo sul versante Nord della montagna, che versa in Tibet, potrebbe cercare di tenere sotto controllo tutta la montagna per evitare di ritrovarsi in vetta qualche dissidente salito dal versante opposto. Nascono così i primi disordini a Lhasa (poi un pò ovunque), oggi purtroppo degenerati in centinaia di morti, numerosi feriti e un mondo  che finge e ignora davanti a uno schifoso regime quale ritengo quello cinese (non prolungandomi sui danni ambientali che creano, sulle torture agli animali, sulla stessa pena di morte!).
Ma fortunatamente non erano pochi gli occidentali in Cina e in Tibet in questi ultimi giorni, ed è per loro che il governo cinese ha cercato di chiudere le comunicazioni via Internet, sbarrando YouTube, Google News, e a tratti il Guardian britannico, la CNN e la BBC.

Ma le vie di Internet sono infinite e piene di risorse... così alcune fonti, frammentate nel web, hanno riportato dati di dettaglio e testimonianze di prima mano. Su The Christian Science Monitor, si legge la testimonianza di un viaggiatore che riporta il dispiegamento di forze a Lhasa: oltre 200.000 soldati, trasportati da centinaia di camion e schierati a decine a ogni incrocio, ogni angolo o via che sia, completamente armati sin ai denti. Tutte le strade erano bloccate e chi desiderava spostarsi doveva attraversare numerosi chekpoint. Christal Smith, produttrice dello show radiofonico Tibetan Connection, ha denunciato per prima la morte di 300 tibetani uccisi dall'esercito cinese, per lo più monaci dei monasteri di Sera e Drepung. I colpi di arma da fuoco non accennavano a cessare, Lhasa era già sabato scorso una zona di guerra; per quanto il crackdown sulla voce del Tibet sia stato forzato anche in altri Paesi molti  gruppi di attivisti e numerosi blog (tra cui presuntuosamente mi inserisco) hanno continuato nel loro impegno a divulgare quanto la Cina ha cercato di tenere per sé, di quanto questo  regime si permetta di fare e non permettadi fare a troppe persone. Il gruppo Los Angeles friends for Tibet offre resoconti audio e testuali sui recenti avvenimenti; il blog Tibet Uprising pubblica le ultime foto degli arresti in India a Dharamshala, sede del governo tibetano in esilio. Lo stesso Lonely Planet, riporta nei suoi forum alcune allucinanti testimonianze. Il sito della BBC riporta altre testimonianze, molte delle quali esprimono preocupazione per l'assenza di osservatori occidentali. L'esercito cinese infatti si è impegnato a prelevare gli stranieri e  riunirli come bestie in luoghi facilmente controllabili; lo stesso governo "ha invitato" tutti i reporter presenti nella regione a lasciare il Paese, ben prima dello scadere dell'ultimatum (alcuni giornalisti di Hong Kong sono stati imbarcati su un aereo senza mezzi termini) Altri siti offrono invece un servizio unico, ovvero la traduzione dal cinese all'inglese delle informazioni scambiate via Internet in Cina, tramite blog o micro blogging; da qui in generale si capisce quale sia il sentimento nazionale cinese verso il Tibet, ovvero, a dir poco, odio razziale. La questione si è conclusa, almeno per il momento, con un raid casa per casa che ha portato all' arresto di numerosi  sospettati dei disordini dei giorni precedenti: gli arrestati hanno sfilato lentamente, caricati sui camion e costretti a mantenere la testa bassa, a indicare totale sottomissione.

Boicottate ogni articolo cinese, ogni maledetto gadget alle cui spalle vi sia un minorenne ridotto a schiavitù lavorativa, boicottate le olimpiadi di Pechino, pensate signori...pensate signore...

in foto un monaco ucciso dal regime! scusate per la crudeltà dell'immagine!

 
 
 

Monte San Primo - 1686 slm

Post n°105 pubblicato il 10 Marzo 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Colma di Sormano

Meta                       : vetta San Primo

Dislivello                  : 1044 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Cima più elevata del famoso " triangolo lariano", il San Primo è una bella cima erbosa capace di offrire numerosi spunti naturalistici e orografici, oltre a splendidi scorci su Lario, Grigne, pianura e Alpi Valtellinesi (quando possibile, ieri causa nevicata non si vedeva a 10 metri!!).

E' una montagna facile, adatta a tutti, esposizione pressochè inesistente, pericoli oggettivi assenti, numerose le possibilità di salita che possono impegnare da qualche ora ad un intera giornata, presenti anche alcuni rifugi (il Martina e l' Anna Maria nel versante Nord, la Colma nel versante Sud, molti altri presso i Piani di Rancio), splendida e lunga la sua cresta (o dorsale) erbosa capace di far sentir sospesi tra cielo e lago anche i neofiti del trekking.

Tornando all' escursione, per chi proviene da Milano, solita superstrada per Lecco, deviando per Erba, poi Canzo, Asso, e seguire per Bellaggio dove qualche km dopo sulla sinistra si devia per Sormano, lo si oltrepassa fino a giungere presso "il passo" della Colma di Sormano; gli ampi e numerosi parcheggi permettono di lasciar l'auto in prossimità del ristorante/bar "La Colma, o Capanna Stoppani"; nei pressi possibile la visita al piccolo osservatorio astronomico, la salita al monte Palanzone, la possibilità di utilizzare la pista da fondo.

Noi ridiscendiamo di qualche metro, appena sotto il ristorante/bar La Colma parte il sentiero per l' Alpe Spessola/Monte San Primo con chiara indicazione a palina. Gia piove, il sentiero largo come un autostrada e quantomai fangoso ci conduce  in un bel bosco prima di faggi e carpini, poi in abetaia;  dopo circa un ora si esce nei pressi della Colma del Bosco, ormai nevica, in meno di quindici minuti si giunge alla deviazione per l'Alpe Spessola (1237 slm). Da qui alcune varianti, si può salire per il Monte Ponciv, discendere per i Piani del Tivano, oppure attraversare sempre a mezza costa per l'alpe Biotta, come da noi fatto ieri, per salir in circa un altra ora alla Cima del Costone (1614slm) dove il vento si fa decisamente più forte dando origine allo splendido fenomeno della galaverna laddove visibile. E' forse questo il tratto ieri più noioso, la pendenza più marcata e il terreno fangoso son fastidiosi e la fatica non sarà mai appagata dai panorami che ieri mai ci sarà dato possibile osservare. Dalla cima del Costone è poi tutta una splendida cresta, ancora innevata nel versante nord, che in circa 20 minuti porta ai 1686 slm del San Primo. Insomma, vista zero, freddo tanto (in considerazione della quota e della posizione geografica) al punto che i nostri capelli risultavan ghiacciati ricordando stalagmiti, neve in aumento rispetto alla partenza, in circa 3 ore eravamo su, con le dovute soste, in altre 2 si torna alla macchina... 

In foto Aurora in vetta...

 
 
 

Parco del Monte Barro

Post n°104 pubblicato il 18 Febbraio 2008 da maxpao1977
 
Tag: parchi
Foto di maxpao1977

Il Monte Barro, interamente compreso nell'omonimo parco regionale, si trova presso Lecco a sud ovest del gruppo delle Grigne risultando delimitato dall' estremità orientale del Lago di Como, dal lago di Annone e di Garlate nonchè dalla sella di Galbiate: si tratta di un rilievo calcareo-dolomitico la cui massima elevazione è rappresentata dai suoi 922 metri della croce di vetta. Completamente isolato dai monti circostanti e direttamente affacciato sull'alta pianura, costituisce un vero e proprio avamposto delle Prealpi Lombarde. Il parco omonimo è un sito di importanza comunitaria risultando  una delle aree europee ritenute di maggior importanza per la conservazione della natura data la sua particolare biodiversità.

La geomorfologia del monte è legata sia all'ambiente carsico, sia all'abbondanza delle testimonianze sulle glaciazioni quaternarie: liscioni glaciali, morene, depositi fluvioglaciali e massi erratici sul cui monte ne sono visibili alcuni, tra cui l' esempio più eclatante è rappresentato dal grande masso delle coppelle, un erratico di serpentino presente nell'area archeologica.
Assolutamente da vedere presso la località di Eremo, ove sorge la chiesa tardo gotica di Santa Maria immersa tra i numerosi i faggi secolari del Parco storico, il Centro Parco per l'Educazione Ambientale, costituito dal Centro Visitatori e gli annessi laboratori,  l' Antiquarium con i reperti archeologici ostrogoti di Barra e la foresteria (ricettività 50 posti).
Per ulteriori approfondimenti vi rimando al link dell' omonimo parco:

 
 
 

Monte Barro - 922 slm

Post n°103 pubblicato il 18 Febbraio 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Galbiate

Meta                        : vetta Monte Barro

Dislivello                  : 900 a/r

Difficoltà                  : escursionistica

Terribilmente stanco a affranto da una settimana di duro lavoro, io e la mia compagna nonostante il pessimo tempo di ieri (molte le nubi) e le temperature polari (-4°c in vetta) partiamo alla volta di Galbiate, facilmente raggiungibile da Milano con la superstrada per Lecco (che raggiungiamo verso le 15.30). Qui le ottime indicazioni per il Parco del Monte Barro ci portano con numerosi tornanti su di quota (volendo si può raggiungere l'Antiquarium, il ristorante e la sede del parco in macchina, ma risulterebbe piuttosto discutibile da parte mia). Appena oltrepassato il piccolo paese lecchese si trova un ampio parcheggio in prossimità di un tornante, con chiare indicazioni a paline per la vetta del Monte (1h circa), la sede del Parco, la baita degli Alpini, il sentiero botanico e molti altri ancora... Dislivello minimo, circa 450 metri, facilmente percorribili anche per il semplice turistita (fino alla località Eremo), ma all'altezza dello stesso la musica cambia, la pendenza si fa più sostenuta, la larga mulattiera lascia spazio ad un semplice sentiero, a volte esposto, a volte in aerea cresta (seppur molto larga) e che nei suoi ultimi 50 metri di dislivello richiede a volte l'utilizzo delle mani per la progressione su roccette. Un cartello  avverte con eccessiva prudenza " sentiero per escursionisti esperti ", opinabile da parte mia; certo non per il semplice turista (ah a proposito complimenti alla coppia di ieri che provava a salire con i tacchi sulla vetta, ma che fortunatamente per ritrovata lucidità alla prima esposizione ha mollato il colpo!) ma neanche di chissà quale difficoltà tecnica. Una volta in vetta, 922 slm, abbiamo atteso l' imbrunire per alcune foto notturne, bello il panorama in considerazione della quota modesta, ottimi scorci sui laghi di Annone, Alserio, Pusiano, Garlate e Lecco, visibili i Corni di Canzo, invisibili alla vista le Gringe e il Resegone date le nebbie che li avvolgevano.

Insomma, una vetta alla portata di molti, purchè sempre con un minimo di riguardo, capace di regalar bei panorami con modesta fatica.

 
 
 

Passo Salmurano e rifugio Benigni

Post n°102 pubblicato il 10 Febbraio 2008 da maxpao1977
 
Foto di maxpao1977

Scheda tecnica:

Località di partenza : Sciocc 1514 slm

Meta                        : Rifugio Benigni

Dislivello                  : 1416 a/r

Difficoltà                  : escursionisti esperti

Detto, fatto.... dopo le ultime uscite fortunatamente concluse in maniera più che renumerativa, oggi stangata sul gruppo di Salmurano, ove causa innevamento sostenuto, assenza di traccia, e segnali indicatori io e Aurora abbiam dato forfait una trentina di metri sotto l'omonimo passo rimandando a data da destinarsi la visita al tanto famoso rifugio.

L'itinerario parte presso la località Sciocc, ben evidenziata dopo alcuni tornanti oltre il piccolo paese di Cusio in Alta Val Brembana, ove risalendo una scalinata con scorrimano ci si immette sul sentiero 108 che con direzione NordOvest conduce presso la casera Valletto (condizioni del sentiero già pietose tra i 1500 e i 1650 slm, causa totale assenza di traccia forse dovuta alla chiusura del Benigni). Giunti già affaticati alla casera si incrocia il sentiero che sale da Ornica ove purtroppo qualcuno dev' essersi ferito (molte tracce di sangue, mi auguro nulla di grave per lo sfortunato escursionista!), quindi oltrepassata una sorgente, con sentiero che via via si fà più ripido e insidioso (placche di ghiaccio) si giunge ai grandi pascoli della conca situata ai piedi del passo di Salmurano ben delimitato a ovest dalla cima Piazzotti (in origine la nostra odierna meta). Da qui a sinistra per un evidente canalino sui 100 metri di dislivello con discreta esposizione si giunge al rifugio, ma il notevole innevamento e la stanchezza nel tracciare gran parte del percorso ci fanno optare per la variante di destra del sentiero dei vitelli (indicazione su roccia). Pessima idea ugualmente, vista l' esposizione il ghiaccio lascia posto a neve farinosa che ci fa sprofondare ben oltre le ginocchia e tracciare di mezzacosta risulta oltre che molto faticoso anche controproducente visti i numerosi dietrofront (fortuna che montavano i ramponi). Insomma di salire  non se ne parlava e mettere a rischio l'incolumità della mia ragazza e di me stesso altro non avrebbe significato che personale stupidità nonostante le dovute cautele.. a circa 30 metri dal passo abbiamo mollato, senza rancore nè dispiacere... sarà per la prossima volta...

 
 
 
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